domenica 20 agosto 2017

MAZINGER Z: THE MOVIE! IL NUOVO TRAILER CON MOLTE NOVITA'! IN ITALIA CON LUCKY RED A GENNAIO 2018!!!

Da poche ore è disponibile il nuovo trailer del film d'animazione di Mazinga Z e rispetto ai precedenti si notano più particolari. Un ottimo lavoro di animazione come inquadrature, stacchi ed effettivi visivi di grande impatto per festeggiare i 45 anni della nota creazione di Go Nagai. Il trailer ci mostra nuovi personaggi del cast e le versioni aggiornate di Koji, Sayaka, il prof. Yumi, ora Primo Ministro (!) e la banda di Boss con Nucke e Mucha! C'è spazio anche per Shiro e il mitico dott. Hell, lo scienziato tedesco che, durante una spedizione archeologica sull'isola di Rodi scoprì gli automi dell'antico popolo dei micenei e la loro tecnologia appresa dagli alieni di Vega migliaia di anni fa. Intanto, il suo ex-compagno di studi universitari ha scoperto il segreto di una superlega in grado di fronteggiare la forza dei robot di Hell e con cui costruirà Mazinger Z! Sebbene il manga, nella versione di Go Nagai (ne esiste anche una di Gosaku Ota) è stato in Giappone nell'ottobre 1972 sulla riviste Weekly Shōnen Jump, in Italia è uscito solo venti anni dopo, nel marzo 1992 sulla collana Manga Classic della Granata Press.


Si ritiene che alla fine degli anni settanta qualche editore italiano riuscì a pubblicare, senza pagare i diritti ai giapponesi, alcuni episodi del manga, ma la prima edizione completa è senza dubbio quella della Granata Press, da poco riproposta da BD-Jpop, attuale detentore delle licenze di pubblicazione delle creazioni di Nagai. Insieme al film, che in Italia sarà distribuito da Lucky Red ai primi di gennaio 2018, usciranno anche due nuove serie manga, di cui abbiamo parlato qui. Si tratta di Mazinger: Interval Peace e Mazinger Z: Ignition. Quest'ultimo è una riscrittura della prima serie, quella del 1972. La storia del film si svolge 10 anni dopo la fine degli eventi della serie anime e ruoterà sulla scoperta di una nuova forma di energia fotoatomica, che insieme alla superlega z costituisce i pilasti della potenza di Mazinger. Nell'anime abbiamo visto Hell trasformato in un mostro guerriero dagli scienziati degli antichi micenei guidati dall'imperatore delle tenebre. E ora è di nuovo in pista per minacciare il Giappone. Tra le novità, il personaggio di Lisa, che farà da contraltare a Sayaka Yumi. Sven Blomqvist.

martedì 15 agosto 2017

BONELLI: BILANCIO 2016 DA DIMENTICARE! BOCCIATA LA NUOVA GESTIONE! ERRORE PUNTARE SU RECCHIONI?

Com'è andato il 2016 per la Bonelli? Pochi giorni fa è stato depositato il bilancio di esercizio dello scorso anno e come da ampie previsioni le notizie non sono buone, anzi sono nere come la pece. La fonte è un post dell'utente Olimpia sul forum di Comicus, che ha avuto i dati grazie ad una visura del bilancio depositato pochi giorni fa dalla casa editrice alla camera di commercio. Se vi state chiedendo se potete avere una copia del bilancio a semplice richiesta per controllare, la risposta è si. Basta andare sul sito del Registro delle Imprese e per la modica cifra di 2,50 euro potete avere l'ultimo bilancio depositato (il 2016) e per 11,00 euro il fascicolo storico per avere un quadro comparato. Ma diamo la parola a Olimpia, ricordando che questi risultati negativi sono stati da noi ampiamente previsti alla luce del calo delle vendite e della gestione negativa di Dylan Dog di Roberto Recchioni e dell'investimento, secondo noi sbagliato, nel settore delle librerie.


Il post parla chiaro. Parla di un anno non facile e poi snocciola i dati molto negativi di una gestione che finora non ha dato frutti. Agli inizi del 2016 è arrivato in Bonelli dalla Panini Simone Airoldi come co-direttore generale per affiancare il proprietario (del 20%) Davide Bonelli. Leggete qui. Possiamo dire che i risultati della sua gestione sono stati negativi? Si, le cifre parlano chiaro. Dice l'Olimpia: in assenza di aumenti di prezzo i ricavi delle vendite scendono a 28.616.365 dai 29.028.164 del 2015, anche se in realtà la discesa delle vendite in edicola è un pò più marcata di quel che sembra, visto che nell'anno sono arrivati 1.295.159 euro dalla pubblicazione dei libri. E ancora: L'utile ha una caduta ben peggiore, e passa da 1.845.874 a soli 724.212, cioè sta succedendo quello che segnalavo lo scorso anno, cioè che, visti gli alti costi fissi, in un mercato per lei strutturalmente calante, in assenza di aumenti di prezzo basta un calo di vendite in percentuale...


...per dimezzare o addirittura azzerare l'utile e con la lenta erosione che continua da più di un ventennio ormai costi e ricavi sono pericolosamente allineati. Olimpia cita come paragone il periodo in cui la Bonelli non pubblicava volumi, ma ne cedeva i diritti ad altri licenziatari limitandosi ad incassare la percentuale. Ora si è messa in testa di pubblicare volumi in autonomia (idea di Simone Airoldi?) e il risultato è stato un bagno di sangue. Con utili scesi del 60% se non siamo difronte ad una catastrofe, poco ci manca. Olimpia cita anche un altro dato preoccupante: le vendite sono calate di un altro mezzo milione di copie. E qui viene in discussione la scelta di insistere nell'affidare la gestione di Dylan Dog, seconda serie più venduta dalla Bonelli, a Recchioni. Alla luce delle polemiche, delle scelte sbagliate, degli scarsi risultati, dei litigi continui con i lettori, che senso ha andare avanti se Dylan Dog perde una media di 8.000 lettori ogni anno?


Sopra si possono notare, nella tabella che abbiamo realizzato inserendo i dati forniti da Olimpia e quelli degli anni passati, vistosissimi cali. Gli utili sono la voce con il calo maggiore: -61,39%. Una catastrofe, che permette di bocciare la gestione di Simone Airoldi. Le copie stampate e distribuite sono calate molto: 756.000 copie in meno! Così anche per le vendite. Rispetto all'anno 2015 sono state vendute 475.000 copie in meno e con una perdita media mensile di 40.000 copie! Sono numeri che fanno capire che per la Bonelli l'edicola è praticamente morta. Sopra trovate i dati di vendita del 2016 (fonte: A. Bottero) per farvi un'idea. E non è che la situazione stia andando per il meglio nel 2017. Dylan Dog è calato di altre 4.000 copie scendendo da 90.000 a 86.000 copie. Orfani è calato da 19.000 a circa 10.000 copie. Le Storie chiuderà a breve (materiale esaurito), così come Orfani. Morgan Lost cambierà formato (si tenta il tutto per tutto per salvarlo).

Se volete leggere i nostri mega-pezzi dello scorso anno sull'argomento, ne abbiamo parlato qui e qui. Quali soluzioni? In primis, basta con i contenuti politici di sinistra. Puntare oggi su autori che negli anni settanta cantavano nelle loro canzoni di liberare i prigionieri politici significa ignorare una realtà non più in linea con quelle idee, per fortuna. In secundis, selezionare di più gli autori. Boselli va confermato su Tex, ma Recchioni andrebbe sostituito dalla cabina di comando di Dylan Dog, cioè la seconda serie Bonelli più venduta. La scelta di autopubblicare i volumi è stata errata. Ha implicato investimenti che hanno ucciso gli utili. Cosa deve fare la Bonelli? Più storie in linea con i giovani. Una serie come Kinowa, ad esempio, dovrebbe essere l'architrave per costruire una seconda collana western (chiudendo Zagor, che ormai ha esaurito tutto ciò che aveva da dire). E soprattutto, basta con il pro-Islam. Specie di questi tempi. Gabriel Piazza.

lunedì 14 agosto 2017

MONOLITH: ECCO IL FILM! NUOVO FLOP DI RECCHIONI DOPO IL RILANCIO DI DYLAN DOG E LA SERIE ORFANI?!!!

C'era un tempo in cui Roberto Recchioni citava i dati di vendita di tutti! Era il 2013 e in una intervista a Comicsblog parlò del venduto della Bonelli, di Diabolik e dei supereroi in genere. Disse che Dylan Dog vendeva circa 120.000 copie e Tex 200.000 copie! Cinque mesi dopo sarebbe diventato il curatore dell'Indagatore dell'Incubo e continuò a parlare di dati di vendita. In una intervista a Fumettologica riferì che il numero 1 di Orfani dell'ottobre 2013 aveva venduto circa 50.000 copie (confermando i dati anticipati da Alessandro Bottero!). Erano i tempi in cui si vantava dei risultati del suo lavoro. Dopo qualche mese cambiò del tutto registro. Si astenne dal citare dati dei vendita e nelle interviste assunse toni diplomatici. Il generale calo di lettori, in corso da anni, aveva colpito anche le sue opere. Dylan Dog, nonostante lo strombazzamento sui social, continuò a calare perdendo una media di circa 8.000 lettori l'anno. Dalle 120.000 copie del 2013 è passato alle attuali 86.000 copie, mentre Orfani è passato, in soli tre anni e mezzo, dalle 50.000 copie del numero 1 alle attuali 10.000 copie (fonte: A. Bottero). La serie chiuderà tra pochi mesi con la fine della sesta stagione. La Bonelli ha ritenuto di non investire più in un progetto che, in virtù di tali cifre, non può che essere ritenuto un fallimento. Nello stesso periodo si è pensato di fare un film su un soggetto di Roberto Recchioni. Questi, infatti, scrive recensioni per riviste di cinema e si vanta d'esser studioso di sceneggiature, anche se nel campo cinematografico non ha alcuna esperienza. Abbiamo letto molte sue rece sui film e al di là di un piccolo sunto della trama e poche decine di righe con considerazioni soggettive che nulla hanno a che fare con il delicato profilo tecnico, non ci è parso nulla di diverso dei pareri sulle pellicole che danno sui siti la gente comune. Il film si chiama Monolith e Recchioni insieme al suo amico Mauro Uzzeo ha realizzato le sceneggiature della versione a fumetti in due volumi di tipo francese di grande formato a colori. Silenzio assoluto sulle vendite di codeste opere!


I disegni li ha curati Lorenzo Ceccotti, ex-membro del gruppo (esoterico?) noto come Fratelli del Cielo, di cui fanno ancora parte Ratigher, Tuono Pettinato, Dr. Pyra ed altri. Leggete qui. Il film di Monolith è costato 1 milione di euro ed è stato girato in America. La regia è di un certo Ivan Silvestrini (su Wikipedia non ci sono note di biografia che lo riguardano) e tratta di una mamma che dimentica il suo bimbo in una macchina super-tecnologica! Una idea che già di per se non è il massimo della vita. La protagonista è Katrina Bowden, una american actress vista in una decina di pellicole tra le tante che il cinema Usa esporta all'estero. E in una di queste è perfino apparsa nuda, dando scandalo. Nessun nome di spicco, insomma. Produttori del film sono stati Sky, Lock & Valentine (una piccola casa italiana fondata da Davide Lucchetti e Lorenzo Foschi) e la Bonelli, che insieme hanno investito 1 milione di euro (si dice che quota della Bonelli sia stata di 100.000 euro). Insomma, una micro-produzione. Tanto per fare un esempio, Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti è costato 1.700.000 euro (ma ha incassato circa 6.000.000 di euro). Di questa pellicola Recchioni e il suo amico Bevilacqua hanno realizzato un piccolo volumetto a fumetti, ma anche di questo silenzio assoluto sulle vendite! Di Monolith si è parlato fin dai primi del 2014. Leggete qui. Rivela Uzzeo: Monolith è un progetto particolare che si svolge per la maggior parte in un’unica unità di luogo. Una sorta di Duel, statico, che al cinema troverebbe il suo reale compimento grazie a strumenti come la colonna sonora, il montaggio serrato, la bellezza degli ambienti. Con Roberto parliamo del progetto cinematografico di Monolith da anni, e abbiamo incontrato diversi produttori e registi davvero interessati a portarlo in sala, ma appunto, le vie del cinema sono spesso tortuose e i progetti rimbalzano su tante scrivanie prima di trovare un’effettiva realizzazione. Abbiamo capito bene? Recchioni e Uzzeo avevano in mente questo progetto da anni? Ma da quanti anni esattamente?

Ok, ma Recchioni e Uzzeo non hanno mai partecipato a produzioni cinematografiche. Quindi, si possono considerare esordienti. La fase di produzione è stata molto sofferta e solo con grossi sforzi il progetto è arrivato a compimento dopo oltre tre anni tribolati. Il primo trailer è stato diffuso due anni fa. Leggete qui. Si diceva nel 2015 che a distribuire il film avrebbe pensato Sky Italia! Una volta realizzata la pellicola poi bisogna portarla nelle sale e qui viene il bello. All'inizio e per almeno un paio d'anni nessuna azienda ha voluto distribuire Monolith. Alla fine si è trovata la soluzione: creare un distributore ad hoc e così è nata Vision, azienda di distribuzione creata dagli stessi produttori del film! In sostanza, Monolith viene auto-distribuito! E qui nascono i veri problemi. Vision sceglie di far esordire il film a Ferragosto, quando tutti sono al mare. Ma che senso ha? E infatti, il film, che in alcune recensioni è stato stroncato senza pietà, sta andando molto male, mettendo a rischio il 1 milione di euro investito nella sua produzione. Per capire se un film è andato bene o è stato un flop, si guarda al Box Office, cioè agli incassi nelle sale. E qui Recchioni non può farci nulla. I dati sono pubblici e non mentono. Non può dire, come in alcuni casi è accaduto, che alcune dati delle vendite dei fumetti non erano veri. Oggi non lo dice più. La crisi è così forte che affermare che un fumetto va bene, significa esporsi a reazioni serrate. Torniamo a Monolith. In una settimana ha incassato appena 234.292 euro per un totale di 35.244 spettatori alla data del 20/08/2017. Troppo poco e arrivare a 1 milione di euro sarà dura. In una recensione uscita sul Solo24Ore è stato detto che Monolith è meglio del film della Torre Nera. Si, certo, come no. La gente non è stata di questo parere. La Torre Nera finora ha incassato 1.353.042 euro per totali 201.155 spettatori, cioè 10 volte di più di Monolith! Che dice Recchioni a questo proposito? Perfino il film Diario di una schiappa ha fatto meglio di Monolith. Il testo della recensione di Monolith apparsa su Mymovies: In sala...

...eravamo in 8 ad inizio film, dopo il primo tempo siamo rimasti in 4. Va bene, è il 17 di agosto ed erano le 20:00 di un giovedì. Complimenti per il coraggio imprenditoriale, si , questo è da dirlo. Complimenti per averci provato con questa storia dell'opera crossmediale (film+fumetto). Detto ciò il film A tratti risulta parodistico, diamo per buono il concept di base , comunque noioso di suo. La recitazione di lei non è che proprio sia il massimo nei momenti di patos, sembra messa li perchè li ci deve stare a fare qualcosa; ok tocca le paranoie più efferate del non saper usare questo mare di tecnologia che ci sta invadendo. ma ci riesce male.... è come andare a letto con la persona che ti piace e non riuscire a starci bene per via dell'ansia da prestazione. Il personaggio della protagonista poi sembra essere una svampita paranoica che a tutti i costi ha voluto un figlio e non lo distingue da un pupazzo di pezza; ok, non funzionerebbe il film altrimenti, ma la domanda è: i finanziatori hanno letto la sceneggiatura prima di dare l'ok per pagare ciò? Ci sono in tutto 9 attori bambino compreso , di cui 7 hanno una parte marginale(5-8 minuti circa), tutto il racconto si snoda sui tentativi inutili di aprire 'sta macchina la quale si chiude perchè la chiave dell'auto è su di un app del telefono cellulare. Il telefono lo usa il bambino di 4 anni (?) per giocare e magicamente ci si chiude dentro; basta, fine del film, fine dei dialoghi di senso compiuto, largo alla paranoia che si risolverà in una gag alla willy il coiote; ok ho speso solo 5,90 euro, meno male,  comunque si, complimenti perchè riuscire a fare un film, in italia , che non sia un cineopanettone ed al di fuori di quella cerchia di autori e registi nati nel 1950 è una strada molto dura. Poi possiamo dirci che un lavoro come Duel è stato fatto pure con gli stessi soldi (era il 1971 e costò 450000$ e non c'era il digitale questo è costato circa un milione di dollari) e capiamo subito perchè spielberg è Spielberg. Monolith sarà l'ennesimo flop di Roberto Recchioni e del suo gruppo creativo-produttivo? Al Plano.

domenica 13 agosto 2017

DYLAN DOG N. 371: MEGA-RECENSIONE! IL CROSSOVER NON FUNZIONA! I TESTI DI RECCHIONI NON CONVINCONO!

Crossover è un termine inglese che corrisponde al verbo italiano attraversare. Per traslato, nell'ambito del fumetto, indica una storia che si dipana in più serie dedicate a personaggi diversi. I lettori dei comic book, cioè di fumetti americani, sanno cos'è un crossover. Non sempre sono amati. Se una storia si conclude su un numero di una serie non seguita, si è costretti a comprarlo per sapere come va a finire e in un contesto come il fumetto americano dove tutti i personaggi e tutte le serie si muovono in un universo narrativo unico, il crossover acquista una importanza fondamentale, benché negli ultimi anni è prevalsa la moda del crossover generale, espressione che indica un certo evento che si dipana in una miniserie principale con ripercussioni in tutte le altre serie. Il lettore accanito è costretto a comprare tutto per capire tutti, ma proprio tutti, gli aspetti di esso. Negli ultimi tempi, i lettori di fumetti americani si sono stufati. Ci sono troppi mega-crossover, poca qualità con costanti rimpiazzi di eroi classici con eroi di colore, musulmani, sessualmente deviati, ecc. Il lettore di fumetti italiani non sa cos'è il crossover, salvo per quella piccola parte di essi che leggono supereroi. Niente crossover significa nessun pericolo di dover comprare serie che non si seguono. Da quando la Bonelli ha deciso di marvelizzarsi, anche il crossover (compresi team-up, cover speciali, gadget vari, ecc.) è entrato nell'universo di Tex e soci. Il primo crossover della storia della Bonelli ha interessato due testate horror o presunte tali, Dylan Dog e Dampyr. Presunte tali perché mentre il secondo mantiene contenuti horrorifici, il primo si è trasformato in un veicolo di idee socialiste. Un crossover nato male e finito peggio. Non riusciamo a capire perché Mauro Boselli, lo scrittore numero 1 in Italia, curatore di Tex e di Dampyr, abbia accettato l'idea. E soprattutto perché non ha scritto lui i testi del numero di Dylan Dog del crossover? Ci avrebbe liberati dalla lettura infelice dei testi di Recchioni, sostenuto qui dal suo amico Giulio Antonio Gualtieri, un membro dello Studio in Rosso (lo studio creativo di Recchioni) e di recente redattore-capo alla Editoriale Cosmo, dove lo stesso Recchioni può pubblicare Battaglia, un suo vecchio personaggio creato tanti anni fa quando frequentava la scuola dei comics come allievo del maestro Pino Rinaldi. Eravamo sul punto di non realizzare questa mega-recensione. Sia perché, ribadiamo, i testi di Recchioni non ci sono mai sembrati di quella qualità tipica delle collane Bonelli (e ancor più restiamo perplessi a proposito della decisione della casa milanese di affidargli il ruolo di curatore con il grande potere di giudicare altri scrittori!), sia perché ci saremmo aspettati di mega-recensire un bel doppio numero scritto da Boselli. E per quanto ci dispiaccia, non scriveremo la recensione della storia che si conclude sul numero di Dampyr di Mauro Boselli. Ci dispiace perché, secondo i dati di vendita forniti mesi fa da Alessandro Bottero, abbiamo appreso che Dampyr gira sulle 19-20.000 copie. E qui si pone un altro problema. La differente tiratura delle collane. Se una storia inizia su una serie e si conclude su un'altra, entrambe devono avere la stessa tiratura. Invece apprendiamo da molti lettori sui social che non sono riusciti a reperire Dampyr. Quindi, la tiratura non è stata parificata.


Dylan Dog (fonte: Alessandro Bottero) vende oggi 86.000 copie. Dampyr 20.000 (dati del 2016). C'è una differenza di circa 60.000 copie tra i due. E ci chiediamo: la tiratura di Dampyr è stata alzata? Dalle numerose testimonianze sulla rete, sembra di no. La cover è ancora di Cavenago. Mostra Dampyr davanti a Dylan Dog e diciamo che la posizione ci sta tutta. Dampyr è un tipo roccioso. Dylan manifesta a volte tendenze femminee che fanno dubitare della sua virilità e da ultimo, vista la corte con Rania, anche della sua sanità mentale. Stavolta però il disegno è di migliore qualità. Sarà la presenza di Dampyr che ha funto da ispirazione maggiore e anche l'accostamento di colori non è male. L'espressione del Dampyr è vigorosa. Quella di Dylan molto meno. In questo Cavenago ci ha azzeccato in pieno. Ha colto la vera natura della creatura dylaniata! Il titolo della storia è curioso: arriva il Dampyr, cioè il figlio di un vampiro e di una umana, il cui sangue è mortale per i figli della Notte, i vampiri di serie A, potremmo dire. Ed è Recchioni che esordisce negli editoriali spiegando cos'è un crossover a dimostrazione di quanto siano arretrati i lettori bonelliani. Poi non dice più nulla. Che fine ha fatto Recchioni, quello vero? Quello che in ogni editoriale provocava e attaccava? Quello che negli editoriali del numero 344 definì i lettori nostalgici reazionari e poi terminò con una espressione pittoresca di Sclavi tratta da Dylan Dog n. 93? La storia è costituita da una trama molto semplice e lineare e secondo noi concepita in questi termini per porre l'attenzione sull'incontro tra i due character più che indurre i lettori in riflessioni attente sugli eventi narrati. Due maestri della notte, Marsden e Lodbrok, sono in guerra da molti secoli. Il primo ha stabilito il dominio sull'Inghilterra. Il secondo ne è stato cacciato e ora è incazzato e ansioso di una rivincita. Lagertha è una vergine dello scudo, una sorta di concubina con il compito di proteggerlo. Se un vampiro ha necessità di farsi proteggere da una puttana, significa che è messo male. Poiché Recchioni è lo scrittore di questa storia, si rivede John Ghost e questo suggerisce l'idea che sia una ideazione dello stesso Recchioni che lui inserisce solo nelle sue storie e non in altre, perché vecchie e già scritte prima del suo arrivo all'incarico di curatore. John Ghost è un massone membro di una organizzazione sovversiva internazionale. E siccome è un megalomane convinto di controllare il destino degli altri, è stato lui a mettere il Dampyr Harlan Draka sulle tracce di Lodbrok e a spingere Lagertha verso Dylan Dog. Vuole che i due collaborino per togliere di mezzo Lodbrok. Questi, infatti, ansioso di rompere il culo a Marsden e con il proposito di prendere il controllo dell'Arcipelago, si è impadronito di un carico di armi di distruzione di massa prodotte dalla Temsek e destinate a paesi canaglia del Medioriente, con cui intende distruggere milioni di inglesi! Ci mancava solo un maestro della notte terrorista! La Temsek infatti è controllata da un triunvirato di maestri della notte, tra cui vi è lo stesso Marsden. Ghost non può consentire che l'Inghilterra sia distrutta. Lui quindi vuole dominarla non annientarla e non può che essere in contrasto con Lodbrok, ma senza farglielo capire direttamente. Se questi lo venisse a sapere, lo ucciderebbe seduta stante e meritatamente.

Nel suo delirio di onnipotenza crede di manovrare gli eventi, ma di solito i megalomani ragionano così e John Ghost, come detto in altre recensioni critiche, ci appare questo: un coglione che crede di controllare il mondo intorno, ma che a conti fatti vale meno di un pelo del culo di chi comanda davvero. Un archetipo di certi fumettisti che credono di essere chissà chi e in realtà sono il nulla, alimentato da potenti che li sfruttano appunto per la loro stupidità. A rendere i testi di scarsa qualità sono le tante citazioni che Recchioni vi ha immesso a forza. E' una nostra opinione, ma pensiamo che mettere tante citazioni nasconda lacune gravi di struttura del testo e tecnica narrativa. D'altra parte, Recchioni ha iniziato come disegnatore, ma per sua stessa ammissione le cose non sono andate bene e allora si è buttato sulla sceneggiatura facendo studi appositi che, per quello che vediamo oggi, non hanno fruttato molto. I suoi testi, infatti, ci appaiono poveri sotto i profili anzidetti. E a maggior ragione riteniamo che se Boselli avesse curato i testi di questa storia il fumetto ne avrebbe guadagnato in qualità. La storia si apre con Dylan che si trova in un troiaio satanista, cioè quei locali dove la gente, dopo essersi drogata, si reca per sballare con qualche mignotta a sua volta con il cervello fuso a tema esoterico. Dylan giustifica questo perché Rania, la ragazza islamica che corteggia, non ne vuole sapere e lui si è consolato così, con una nuova ragazza in questo puttanaio. Dopo poche pagine abbiamo l'impressione di trovarci in una puntata di Buffy l'Ammazzavampiri! E' lo stesso Recchioni che lo fa dire a Dylan a pagina 50! Le prime venti pagine passano così. Tutti si trasformano in mostri, demoni e vampiri e cercano di azzannare Dylan. Il provvidenziale intervento di Dampyr gli salva le chiappe. Nel suddetto puttanaio satanico Dylan Dog conosce Lagertha, che gli chiede il suo aiuto. Lei vuole che Dampyr salvi Lodbrok! Come vergine dello scudo il suo compito è proteggerlo anche da se stesso. Vuole fargli capire che sta sbagliando, ma al momento del confronto Lodbrok la incenerirà sotto gli occhi di Dylan Dog! C'è spazio anche per il siparietto comico del Triangolo: Dylan e Carpenter sono innamorati di Rania! Chi sceglierà la ragazza islamica? Il bianco o il negro? Si accettano scommesse! Magari si farà entrambi! Chissà! E qui rinnoviamo le critiche per la rappresentazione lontana dalla realtà del personaggio di Rania! Vi pare che una islamica si comporta così da stronza? Una condotta del genere in un Paese come l'Iran gli farebbe guadagnare la lapidazione. Perché Recchioni insiste nel dipingere l'immagine di una gente che nella realtà è molto diversa? Vuole che i lettori pensino agli islamici in modo gentile? Beh, attentati di questi anni causati dall'Isis ci dicono una cosa molto diversa. A proposito, a pagina 28 Recchioni e Gualtieri ci rendono edotti del fatto che Carpenter è ateo! E secondo voi come possono andare d'accordo un ateo e una islamica? Sarebbe il caso di chiederlo agli autori. A pagina 30 Recchioni cita se stesso. In una vignetta termina i pensieri di Dylan Dog con la parole Tze! Per un periodo nei suoi post su FB l'ha usata per terminare i periodi! Verso la fine della storia Lagertha bacia Dylan Dog! Altra leggerezza nella trama, confermando il suo essere immensamente puttana.

Visto che il tutto non è preceduto da conoscenza approfondita. Prima del bacio l'autore avrebbe dovuto descrivere il costante innamoramento, ma ciò non è avvenuto. Una lacuna grave che però viene attenuata dalla scarsa cultura dei lettori di Dylan Dog, che a queste riflessioni non sono nemmeno abituati. Le battute di Groucho sono l'altro tema dolente. Quelle della Contu nel numero scorso erano migliori. Quelle ideate da Recchioni ci sono sembrate spente. Nel confronto tra Dylan e Dampyr, il secondo esce vincitore. Eppure Recchioni in mano aveva Dylan Dog, la creatura di Sclavi, che è molto più famosa di quella di Boselli. Dopo questa lettura Dylan esce debole, effemminato, per non dire gay latente, privo di forza interiore ed è già molto che Harlan non gli piazzi una palla in fronte e se lo tolga dai coglioni. I motivi per farlo ce li ha tutti: nelle ultime pagine ha protetto Lodbrok per il giuramento fatto a Lagertha prima che questa fosse incenerita dal maestro della notte. In quel momento Harlan vorrebbe squartarlo vivo. Intanto, Lodbrok agisce e Londra viene messa a ferro e a fuoco. Il pericolo che il vampiro usi le armi di distruzione di massa rubate a Marsden è reale ed ecco che la storia presenta collegamenti con il terrorismo islamico. Non bastavano quelli dell'Isis, ora ci si mettono pure i vampiri! L'unico elemento che si salva di questa storia sono i disegni di Daniele Bigliardo. Lo avevamo visto l'ultima volta nel numero 341 sempre scritto da Recchioni nel famoso albo di esordio di John Ghost. Altri tempi. Era il gennaio 2015. Il web parlava molto di Dylan. Oggi non più. Dopo due anni il progetto recchioniano di rimetterlo sotto la luce dei riflettori è fallito. Recchioni sa che per ben figurare deve prendere il disegnatore migliore che ha. Bigliardo è il migliore finora visto su Dylan Dog. Ogni tavola sembra un quadro. Visi, espressioni, scenari, anatomie, inquadrature, ombre, luci, ecc. Bigliardo non sbaglia nulla. Un genio assoluto sprecato però in una storia di scarso rilievo, a nostro avviso. Siamo ansiosi di vederlo su Tex. E per quanto ci riguarda dovrebbe disegnare Dylan Dog tutti i mesi. La storia prosegue sul numero 209 di Dampyr, che non recensiremo né leggeremo. Sia perché non facciamo recensioni di serie Bonelli che vendono meno di 50.000 copie. Sia perché la storia di Dampyr è diventata noiosa. Una continua battaglia tra lui e i vampiri e a un certo punto anche Buffy è stato chiuso per noia assortita. Di recente, Mauro Boselli ha scritto il ciclo del ritorno di Yama su Tex Willer. La storia era a sfondo esoterico e per una volta abbiamo visto Aquila della Notte contro i satanisti. Non ce ne voglia il buon Boselli ma in storie dal tema esoterico non lo abbiamo visto brillare. Non a caso quella recensione di Tex fu negativa. Dampyr ha il suo piccolo seguito di fan e temiamo che alcuni resteranno sorpresi: per capire la storia del numero 209 dovranno comprare Dylan Dog! Lo faranno? Dampyr vende 20.000 copie (è un dato del 2016) e ha una tiratura doppia. Posto che molti fan dylaniati compreranno le copie di questo albo, quanti saranno rimasti per coloro che leggono solo Dampyr? Ci auguriamo che alla Bonelli abbiano fatto bene i conti. Dalle lamentele dei fan sui social non sembra. Ci saranno altri crossover in futuro? Chissà! Dimitri Temnov.

sabato 12 agosto 2017

GUNDAM: YASUHIKO ANNUNCIA L'USCITA DI UN REMAKE DELLA SERIE ANIME DEL 1979 E UNA MEGA-SORPRESONA

Il mondo fumettistico giapponese è molto diverso da quello di altri Paesi. Una volta beccato il prodotto giusto sanno come valorizzarlo. Gundam è uno di questi e negli ultimi 40 anni ha assicurato ai suoi creatori e/o produttori utili enormi come serie manga, anime, statuine e merchandising di vario tipo. Pochi giorni fa, il noto mangaka Yoshikazu Yasuhiko ha rilasciato una intervista al quotidiano nipponico Daily Sports, secondo cui potrebbe uscire a breve un remake della serie anime originale prodotta dalla Sunrise nel 1979 con la regia del creatore Yoshiyuki Tomino. Ha poi aggiunto che gli piacerebbe continuare la serie anime Mobile Suit Gundam: The Origin in Italia proposta da Dynit e che un grande progetto sarebbe pronto per il 2019 per festeggiare il 40esimo anniversario della serie. Il mangaka è stato anche il character design delle varie serie Mobile Suit Zeta Gundam, Mobile Suit Gundam F91 e Mobile Suit Gundam Unicorn, nonché disegnatore del manga Gundam Origini (edito da Star Comics in Italia), che riprende la serie animata originale sviluppandola e cambiandone alcuni dettagli.


In Giappone hanno tutt'altro che intenzione di mollare il prodotto Gundam. Hanno le risorse umane e materiali per fare molto e dalle parole di Yasuhiko si può capire quanto forte sia la loro volontà. Molti non sanno che la serie manga che descrive la prima saga di Gundam 0079 è uscita solo nel 1994, anche se nel 1982 erano usciti due volumetti che in modo sintetico descrivevano quegli eventi. La Panini Comics propose questa serie in Italia il manga con grande successo solo nel 2000. Nel 2001 è uscita in Giappone la famosa serie Gundam: Origini, terza versione dello storico manga, presentata come una riscrittura degli eventi della serie anime del 1979. In tutto, sono uscite ben 20 serie manga dedicate a Gundam, quasi tutte proposte in Italia. Tra le diverse edizioni segnaliamo la splendida Gundam 0083 proposta nel 1994 dalla Granata Press. Poche settimane fa la Panini Comics, a dimostrazione che il successo di Gundam non si è mai affievolito, ristamperà la serie del 1994. Char Aznable è ispirato a Manfred Von Richtofen, asso dell'aviazione imperiale tedesca della I guerra mondiale. Gabriel Piazza.

venerdì 11 agosto 2017

DYLAN DOG N. 370: MEGA-RECENSIONE! IL SOLITO MESSAGGIO PRO-ISLAM NEL CONTESTO DI UNA STORIA FIACCA

Dylan Dog, fino a prova contraria, dovrebbe essere una serie horror, dove il protagonista, un ex-poliziotto, indaga fenomeni legati al mondo del paranormale. Questo numero 370 offre questa prova contraria. Dove sono il paranormale, i mostri, i demoni, le streghe e i rituali? Potremmo chiederlo a Roberto Recchioni, curatore della collana dal settembre 2013, ma non otterremmo risposta, salvo quelle che fornisce sui social quando viene criticato per il suo lavoro e che non offre alcun contributo alla discussione. Posto che in questa storia di horror non ce n'è nemmeno una goccia, ci chiediamo se oltre a Recchioni ci sia qualcuno alla Bonelli che decide l'ultima parola prima di mandare in stampa i fumetti. Forse non c'è o magari Recchioni, tutto preso dalle discussioni sul suo profilo FB o dai suoi disegni che realizza con strumenti sudcoreani da quando è stato a Seul qualche settimana fa, non si è accorto che questa storia non ha alcun contenuto horror, ma costituisce un manifesto politico di un messaggio di colonizzazione islamica firmato da una scrittrice qui esordiente. Un messaggio che, da un lato, critica l'eccessivo accanimento contro gli islamici (e in questo ha ragione) e che dall'altro dipinge il mondo islamico come qualcosa di rassicurante, di cui non avere paura e contro cui tutto ciò che viene detto o rappresentato in pubblico è una esagerazione. Prima di questa storia non abbiamo mai sentito parlare di Gabriella Contu. La curiosità e la necessità di documentarci ci ha spinto a saperne di più sul suo conto. Per prima cosa abbiamo visto il suo profilo Facebook e i contenuti ci hanno suggerito una vicinanza all'area politica della sinistra tutta schierata oggi a favore del sistema dei banchieri UE, dell'Islam, delle unioni civili e in generale dell'anticlericale messaggio che il PD lancia ogni giorno. Cerchiamo note di biografia, ma non troviamo niente, nemmeno sul sito della Bonelli.


Ci rinunciamo. Volevamo capire sulla base di quali passi è arrivata a scrivere una storia di Dylan Dog. Recchioni su di lei non ci dice nulla, salvo che la vedremo in futuro su altre storie. Chi dice che i fumetti non c'entrano nulla con la politica sbaglia. Questo fumetto è la prova che la politica pervade tutto nell'industria del fumetto italiano e di sinistra in particolare. Questa storia permette di capire cosa succede quando la politica schiaccia una storia senza pietà. Iniziamo dalla copertina di Gigi Cavenago. L'immagine è quella di Dylan ripreso da sotto che vede un aereo schiantarsi contro il Big Ben. Il riferimento è all'attentato dell'11 settembre alle Torri Gemelle di New York. L'immagine è quella ripresa da tante foto di persone che, viste da sotto, guardavano gli aerei schiantarsi contro i due palazzi. Il disegno è molto semplice, limitato all'essenziale, salvo che per il Big Ben, ben realizzato. Il titolo, Il Terrore, è evocativo. Dovrebbe attirare il lettore. Se mettiamo a confronto la cover con la storia ne traiamo l'idea che la prima è lo specchio delle paure dell'occidente e la seconda la realtà, almeno secondo quanto vorrebbe farci notare l'autrice della storia. E se la cover dicesse altro? Se il suo scopo fosse quello di mettere in guardia gli inglesi che vogliono lasciare l'UE? In una tavola del numero 361, Mater Dolorosa, Recchioni fece dire a John Ghost una acida battuta sul fatto che il Regno Unito volesse lasciare l'Unione. Lo stesso Recchioni ha in pubblico assunto una posizione contraria alla Brexit. Passiamo agli editoriali interni. Come detto, Recchioni non ci dice niente della Gabriella Contu. Non sappiamo nemmeno cosa ha scritto prima di approdare qui. Recchioni si limita all'essenziale. Due citazioni per sottolineare quanto sbagliano coloro che attaccano l'Islam e una pubblicità ad una ristampa di una storia di Dylan scritta dal suo amico ed ex-direttore editoriale della Bonelli, Mauro Marcheselli.

Che sta succedendo a Recchioni? Negli ultimi tempi sembra che abbia poco tempo da dedicare a Dylan Dog. Gli editoriali, una volta molto polemici e forieri di tante riflessioni, oggi sono poveri e si limitano a scarne affermazioni. Recchioni dice che fare il curatore gli impedisce di dedicarsi di più ai testi. Noi riteniamo che il problema della collana sia costituito dalla scarsa qualità degli scrittori le cui storie lui ha approvato. Come in questa storia. La Contu non ci è piaciuta. In queste pagine non ci sono mostri, demoni, streghe, paranormale, ecc. Lo stesso Dylan riveste un ruolo di secondo piano, calato in una serie di eventi senza una razionale introduzione. All'improvviso, senza un motivo, tutto piomba nel caos, alimentato dalla paura scatenata dagli stessi media. Se la Contu voleva lanciare un messaggio precisando che quello contro il mondo islamico è un grosso pregiudizio, secondo noi lo ha fatto nel modo sbagliato. Una storia dovrebbe essere costituita da tanti pezzi montati uno sull'altro in modo coerente, logico e razionale. Nulla di tutto ciò si vede in questo testo. Un altro aspetto ci preme indicare: com'è che da qualche tempo nelle storie di Dylan Dog si accentua la presenza musulmana? Avete presente il vecchio Dylan che si scopava una donna in ogni storia? Beh, quel Dylan non c'è più. Ora vuole scoparsi una sola donna, la poliziotta islamica Rania Rakim. La ama? No, perché nel numero 342, il Cuore degli Uomini, Recchioni, autore di quella storia, fece dire a Dylan che lui non ha mai amato le donne che si era fatto. Si trattava solo di sesso. Allora Dylan non ama Rania. Se fosse vero il contrario, Recchioni avrebbe smentito se stesso. Il fine è quello di dimostrare che tra occidentali e musulmani sono possibili le relazioni? E questo non è un modo di fare politica attraverso i fumetti? Non è un messaggio di integrazione? Tra l'altro, gli inglesi sono sempre stati feroci nazionalisti.

I disegni di Giampiero Casertano sono molto efficaci. Potenti nel tratto ed espressivi per il livello cataclismatico degli eventi narrati. Le espressioni dei volti sono quelle che colpiscono di più. Come le inquadrature, la cura dei particolari, gli scenari e il buon rispetto delle anatomie. In qualche punto, ricorda molto lo stile di Hirohiko Araki, quello di Jojo! Il lavoro dell'artista è l'unica cosa che si salva di questa storia, il cui protagonista è un ragazzo islamico, Ahmed, che deve partecipare ad una mostra scientifica per la quale prepara un suo macchinario speciale. Vorrebbe vincere il premio che gli permetterebbe di proseguire i suoi studi. Un professore, caduto vittima della psicosi da terrorismo, scambia quel macchinario per una bomba. In pochi minuti è il caos generale. Tutta Londra precipita nel panico. Ahmed, che ha perso gli occhiali, lui non si accorge di nulla. Ma siccome la fiera sta per iniziare, deve recarsi subito a St. James Park. In un clima irreale, polizia, forze speciali e perfino truppe corazzate si gettano al suo inseguimento! Il tutto in pochi minuti. Cosa vuole dimostrare l'autrice? Che il pericolo dell'Islam è fittizio e non reale ed è alimentato dalla psicosi dei cittadini? Se questo era lo scopo, c'erano altri modi più ordinati per farlo. Una storia più razionale, più approfondita, più caratterizzata, più logica ed armoniosa. Invece, ci è parsa una giustapposizione di emozioni e situazioni messi alla rinfusa. Dylan non capisce nulla. Si ritrova alla ricerca di Ahmed e alla fine lo trova alla fiera della scienza di Londra. L'invenzione del ragazzo non viene descritta, salvo che per la luce che abbaglia tutti. Dovrebbe essere la luce della ragione che prevale sulla follia alimentata dal pregiudizio? Volevamo trattenerci di più sulla trama, ma non c'è altro. Tiratina d'orecchi a Casertano. Nella storia i carri paiono un mix tra carri inglesi Challenger 2 e Merkava israeliani! Dimitri Temnov.

giovedì 10 agosto 2017

TORNA MANFREDI CON MUGIKO ANCORA CON I TEMI STORICI A LUI TANTO CARI! NEL 1977 CANTAVA "LIBERIAMO"

Negli ultimi anni abbiamo visto Gianfranco Manfredi ai testi su quattro numeri di Tex Willer (nn. 654-655-671-672) e sulla collana di Adam Wild, chiusa con il numero 26 per basse vendite. Ne abbiamo parlato qui. Manfredi è noto al grande pubblico per avere creato la testata Magico Vento, durata 131 numeri dal 1997 al 2010, oltre ad alcune miniserie come Volto Nascosto e Shangai Devil. Prima di approdare alla Bonelli nel 1991 ha realizzato per la Dardo la serie di Gordon Link, come clone di Dylan Dog. Da un punto di vista politico, non ha mai nascosto appartenenza o vicinanza per l'area di sinistra. Attivo anche come cantautore fin dai primi anni settanta con Ricky Gianco, nel 1977 realizzò un pezzo dal titolo Liberiamo, in cui esplicitamente chiedeva di liberare, tra gli altri, i prigionieri politici, espressione che all'epoca designava i terroristi di sinistra. Manfredi è pure un appassionato di storia, riguardata tuttavia sotto la lente di ingrandimento della sua parte politica. Calata nei fumetti, però, la storia non paga nel senso che non assicura grandi vendite, specie se il regime imposto dal costume socialista non incentiva la cultura. Adam Wild, Volto Nascosto e Shangai Devil sono serie storiche (ambientate in epoche passate) in cui il tema ricorrente è sempre il medesimo: una fascia della popolazione è dominata da un'altra e il protagonista è colui che riceve il compito di liberarla, tradendo una sorta di vicinanza ad un modo deteriore di considerare le genti oppresse. Il protagonista è sempre un bianco (come visto in Adam Wild). Perché non può essere un negro? Nella epopea salgariana, Sandokan non era forse un membro della parte oppressa? Il bianco era il nemico, James Brooke, non certo un liberatore come Adam Wild. Questo vetusto modo di pensare il rapporto libero/schiavo, a nostro avviso, è il punto debole delle sue opere, oltre alle idee socialiste che non solo non condividiamo, ma neppure riteniamo utili al progresso della civiltà. In questi giorni Manfredi, che ha quasi 69 anni, è tornato con una storia ospitata sul n. 59 de Le Storie.


Protagonista ancora la storia tanto amata da Manfredi, una storia che i lettori, devastati da una ignoranza che la sinistra non ha mai celato di cavalcare (perché il socialismo attecchisce soprattutto negli Stati arretrati dal punto di vista culturale), neppure conoscono. Nei programmi scolastici al massimo si arriva alla I guerra mondiale e qualche brandello del ventennio successivo. Ciò che è avvenuto dal 1939 qualche fortunato asinello lo conosce grazie ai faziosi programmi di Rai Storia o a quelli più veritieri dei canali stranieri. La storia è ambientata nei primi anni sessanta, quando il regime sovietico, dopo la scoperta dei crimini contro l'umanità commessi da Stalin e dai suoi complici, iniziava a scricchiolare. Tutto quello che viene costruito sull'idea socialista è destinato a sprofondare in un mare di letame. La storia lo testimonia. Mugiko è il titolo di questa storia di Manfredi. Abbiamo sfogliato questo volume trovato in qualche edicola italiana profittando del periodo di vacanza. Il protagonista è un agente segreto sovietico, una sorta di controparte del più noto James Bond! Uno 007 comunista! E qui si impone la domanda: esiste mercato oggi per una opera del genere? Come appassionati di storia, la troveremmo anche stimolante, se non altro per smontare eventuali tesi di favore del socialismo, che in radice malcela intollerabilità per qualsiasi modello in contrasto con esso. Intanto, sul forum di Comicus i giudizi su Mugiko sono negativi. Un contesto che nel mondo dei lettori di oggi è del tutto alieno. Una storia che avrebbe avuto un senso in quel 1977 in cui gruppi di squadristi di sinistra che usavano la violenza per imporre le proprie idee, seminavano il terrore nelle strade. Nel 1977 Manfredi cantava di liberare Francheschi. Ma come si può chiedere la liberazione, pure in una canzone, di un tipo che ha fondato una organizzazione terroristica che ha ammazzato tante persone? Oggi come allora Tex li avrebbe impiccati tutti, altro che liberarli! L'unica cosa di cui dovremmo liberarci oggi è la cultura sbagliata della sinistra. Al Plano.

mercoledì 9 agosto 2017

ETHAN VAN SCIVER (DISEGNATORE DI GREEN LANTERN) CONTRO LA SINISTRA E DICHIARA: SONO REPUBBLICANO!

Negli Stati Uniti le ferite aperte dalla guerra di Secessione (1861-1865) sono ancora aperte e grondano sangue. Fu una guerra tra due diversi modi di concepire l'America. Non fu una guerra di liberazione dei negri negli Stati del Sud, ma un conflitto combattuto tra le aspirazioni di un Sud contadino e un Nord che voleva usare le masse nere nelle sue industrie. Una guerra tra la Vecchia America e la Nuova America. Capita però che in occasione delle ricorrenze i vecchi rancori si riscoprono. In America esiste un movimento definito Potere Bianco che predica il suprematismo della razza bianca sulle altre. Una idea sbagliata, che non ha alcuna base scientifica e si alimenta della ignoranza e nel pregiudizio. La vera supremazia non è nel colore della pelle, bensì nelle idee e sono queste che vanno sostenute con veemenza. Noi siamo convinti che le idee della Destra siano superiori alle idee di sinistra, che, incarnate nel socialismo, hanno causato tremendi catastrofi nella storia della umanità. A Charlottesville in Virginia si sono verificati scontri tra suprematisti e antirazzisti. Un conflitto piuttosto inutile. Quella energia poteva essere usata per alimentare la Grande Idea della Destra che ha portato D. Trump alla Casa Bianca. L'evento ha avuto eco nel mondo del fumetto. Nelle riprese televisive alcuni suprematisti sono stati visti indossare l'elmetto di Capitan America! Ethan Van Sciver, uno dei massimi disegnatori americani che ha legato il suo nome alla produzione di Lanterna Verde, è sbottato sui social. Alcuni hanno preteso che lui dichiarasse di non essere un suprematista!


Ecco le parole di Van Sciver: There are strange people on twitter who are pretending to believe that I am a white supremacist or a Nazi because I’m a rare thing in comics: a Republican. It’s intolerable. It’s ridiculous to have to even declare that I’m none of these things. To me, white supremacists are villains from movies. They aren’t me, they aren’t my family, and I deeply resent these calculated efforts to make me feel unwelcome in the industry that I’ve given my life to, and by the way, which has profited greatly from my work. This industry isn’t them or me. It’s us. Their evidence is some ridiculous out of context images from a decade ago, when we were all much more friendly. Being called a ‘Nazi’ by a fellow creator then was quite different, like me calling someone a commie. It was meant in fun. But occasionally, some truly weird people would make a claim that my little diamond logo was a swastika (oh?? HOW? It’s based on the Iron Maiden logo). and a friend would satirize it by making it look like one. For laughs. Because it’s absurd. Around the same time, I decided that I’d make my sketch books look like extremist political tracts. One was called MANIFESTO and contained communist dogma, with backward letters to look like Russian language. The other one was called ‘MY STRUGGLE’ and contained my earliest work on Cyberfrog up to my recent work. The cover was SINESTRO, who we’d redesigned that year to resemble Hitler, and with the fact that most people knew I leaned right, this was a JOKE. Made self-effacingly to my peers who I...

...considered my friends. These many people who spread these images and claim that I am a Nazist are liars. They are lying. Flat out. They are liars who wish this industry wasn’t tolerant of people who do not share their partisan political views. That may include you. It may not. But I’ll lay out my career and the work that I’ve done against theirs. This is MY industry too. And lying liars with a dishonest agenda cannot change that. I have chosen to avoid Twitter. It is a toxic wasteland of negativity. I’ve chosen to avoid discussing politics, for this very reason. But I won’t stand by and let these creeps continue to go unanswered [Ci sono persone strane su Twitter che fingono di credere che io sia un suprematista bianco o un nazista. In realtà, io sono una cosa rara nel mondo del fumetto: un repubblicano. E' intollerabile e ridicolo aver bisogno di dichiarare anche che non sono una di queste cose. Per me i suprematisti bianchi sono come i cattivi nei film. Loro non sono parte di me, non sono la mia famiglia. E nel profondo mi dolgo di questi tentativi di farmi apparire sgradito in un settore a cui ho dedicato la mia vita e che comunque ha ripagato abbastanza i miei sforzi. Il mondo del fumetto non è loro, né mio, ma è di tutti. Le prove che hanno prodotto a favore delle loro tesi sono alcune ridicole immagini fuori contesto vecchie di dieci anni fa, quando eravamo tutti più buoni. Essere chiamato un nazista da un altro fumettista allora era molto diverso, così come per me era chiamare qualcuno amico. Aveva un significato ironico. Eppure a volte alcune persone sarebbero...

...state pronte a dichiarare che il mio logo di diamanti poteva sembrare una svastica (Cosa? Ma se è basato sul logo degli Iron Maiden???). Un amico ci avrebbe scherzato su. Per farsi quattro risate perché si trattava di una cosa assurda. Nel contempo, decisi di arricchire i miei sketch con simboli politici estremisti. Un Manifesto di Sinestro conteneva un logo comunista con le lettere al contrario per farle apparire come fossero caratteri cirillici. Un altro, definito My Struggle, conteneva il mio primo lavoro su Cyberfrog fino a quello più recente. La copertina di Sinestro, che avevamo realizzato per farlo somigliare ad Hitler. Fu uno scherzo giocato sul fatto che molte persone sapevano che io ero di destra e realizzato in modo efficace per persone che ritenevo amiche. La gente che diffonde queste immagini sostenendo che sono un nazista è bugiarda. Mentono. Sono fuori. Bugiardi che vorrebbero che il fumetto non fosse tollerante con persone che non condividono le loro opinioni politiche partigiane. In questa categoria potreste rientrare anche voi. Ma non è così. Non metterò in discussione la mia carriera e il lavoro che ho fatto contro di loro. Questo è anche il mio settore. E bugiardi con una agenda disonesta non possono cambiarlo. Ho scelto di evitare Twitter. Un rifiuto tossico di negatività. Ho scelto di evitare di discutere di politica per questo motivo. Ma non posso permettere che questi insetti continuino a sciamare senza avere una risposta. E nemmeno voi dovreste]. E noi siamo ovviamente d'accordo con Ethan Van Sciver. Grande Destra. Jack Santorum.