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venerdì 10 agosto 2018

CONTINUATE A SEGUIRCI SUL NOSTRO NUOVO E GRANDIOSO SITO: COMIX ARCHIVE INTERNATIONAL!

Il CAI, Comix Archive International, anche quest'anno è stato foriero di grandi novità, la più importante delle quali concerne la nascita del nostro nuovo sito! Da tempo volevamo una struttura più agevole per condurre la nostra lotta politica di destra nel mondo del fumetto. In un primo tempo si è pensato di modificare il tema dell'attuale sito, sfruttando le varie opzioni di blogger. Ad un certo punto si è posto un problema imprevisto: la dimensione delle immagini non poteva essere modificata e così, ove avessimo voluto diminuire la larghezza del template, le immagini sarebbero risultate sgranate rispetto allo sfondo! I nostri tecnici hanno così pensato di intervenire sul codice sorgente ma anche questo sforzo si è rivelato inutile, dato che le modifiche non incidevano sulle dimensioni delle immagini che per scelta originaria sono state mantenute molto elevate. Rotti gli indugi, abbiamo deciso di varare l'apertura del nuovo sito chiamato con la nostra denominazione per esteso COMIX ARCHIVE INTERNATIONAL! Ecco il LINK! Questa versione del sito resterà con il suo vastissimo archivio di articoli che hanno rivoluzionato il mondo del fumetto italiano ed internazionale, facendo conoscere ai lettori una immagine del settore che prima ignoravano.
 

 
Al CAI sono state prese altre decisioni al fine di rendere sempre più incisiva la nostra lotta politica nel segno della destra e finalizzata a liberare il mondo del fumetto dalla nefasta influenza del socialismo. Escono di scena le megarecensioni dei comics made in Usa, come quelle dedicate agli eroi della DC Comics e della Marvel Comics. Troppo modesto il riscontro in visualizzazioni e quindi le abbiamo tolte di mezzo. Il fumetto americano continuerà ad essere attenzionato con articoli critici di inaudita ferocia perché in un mondo di bugie, con i mezzi dell'informazione controllati da chi ha interesse a diffondere della realtà una immagine falsata, la verità è sempre scomoda. Rientrano invece le recensioni delle storie di Diabolik e quelle di Dago! Confermate le mega-recensioni di Dylan Dog, che riprenderanno dalla numero 375 (la storia scritta da Tiziano Sclavi) e ci sarà una new entry incredibile: le mega-recensioni di Alan Ford. Gli articoli critici legati al mondo del fumetto italiano aumenteranno in modo esponenziale così come gli articoli di pura politica! Preparatevi a grossi colpi di scena, rivelazioni e tanti dati di vendita!!! Questo e altro ancora si vedrà sul nostro NUOVISSIMO SITO già operativo con un articolo grandioso! Dimitri Temnov.

venerdì 3 agosto 2018

DYLAN DOG: MOVIE! E SE CON IL FILM ARRIVASSE ANCHE L'ATTESO OUTING DELL'INDAGATORE DELL'INCUBO?!!!

Da quando è stata diffusa la notizia che sarà realizzato (anche se non si sa quando) un nuovo film di Dylan Dog (dopo i due fiaschi clamorosi del 1994 e del 2006), i fan dylanioti sono letteralmente impazziti. Una gioia irrazionale che sta tracimando il fumetto o i cantucci dei gruppi social da tempo sonnecchiosi. Come sarà questo nuovo film di Dylan Dog? Chi sarà il protagonista? Su cosa verterà? Cerchiamo di scoprirlo qui! Nel bilancio diffuso giorni fa, si è appreso che la Sergio Bonelli Editore, a fronte di un piccolo utile di 404mila euro (quattro anni fa gli utili erano però pari a 4 milioni e 400mila euro!), ha speso 2,5 milioni di euro per il riacquisto da una società americana dei diritti di sfruttamento cinematografico di Dylan Dog e Nathan Never. Un investimento pari a 5 volte gli utili incassati avrebbe dovuto essere basato, si pensava, su un solido progetto di lancio che dovrebbe essere affidato alla Bonelli Entertainment, a cui potrebbe essere posto a capo Roberto Recchioni, curatore di Dylan Dog e noto critico cinematografico! Finora non è andata granché bene. Il suo Monolith si è rivelato un flop, con circa 380mila euro incassati a fronte del milione di euro investito sopra. I suoi sostenitori però non si arrendono e anche se il loro idolo è stato subissato di critiche per una gestione della collana che, secondo dati ufficiosi, ha visto crollare le vendite del 40%, credono nelle capacità del fumettista di Tor Pignattara. E se fosse lui, Recchioni, il regista di Dylan Dog: the Movie! Proviamo ad immaginare come potrebbe essere un film di Dylan Dog gestito da Recchioni. Nel n. 341 diffuse i primi accenni di uno sviluppo da sempre atteso dai fan dylanioti di tutto l'universo: l'omosessualità latente dell'Indagatore dell'Incubo! In quell'episodio si apprese che Groucho amava il suo padrone, non in senso di generico affetto, ma di amore sessuale e dato che si parla di persone del medesimo sesso, di amore deviato con tendenze a rapporti contronatura. A far fare outing al maggiordomo pazzoide di Dylan Dog fu John Ghost (lo si è saputo nel n. 361). Se Groucho è un omosessuale innamorato del suo padrone, anche Dylan Dog è gay? Gli indizi ci sono gusti e i fan dylanioti non vedono l'ora di avere l'ufficialità dell'evento.
 

Dylan Dog è ispirato graficamente all'attore inglese Rupert Everett, un noto gay. Nel n. 341 Recchioni, autore dei testi dell'episodio, gli fece dire che non aveva mai amato nessuna donna, distruggendo l'immagine dell'eroe romantico sclaviano. Se si combinano questi elementi si può arrivare alla conclusione che Dylan Dog è gay e bisogna aspettare che Recchioni, prima di lasciare l'incarico di curatore, magari proprio nel n. 400, faccia questa rivelazione in modo ufficiale. Dato che i lettori di Dylan sono tutti di sinistra e sostenitori dei diritti gay, come lo stesso Recchioni, questi potrebbe farsi perdonare quelli che i fan hanno definito errori gravi, stravolgendo il personaggio. Un film in cui Dylan Dog dichiarasse di essere un gay per sposare Groucho sarebbe un evento e potrebbe rilanciare la collana! Un film a tema dovrebbe essere recitato da attori a tema. Chi potrebbe interpretare Dylan Dog? Rupert Everett è vecchio e al più potrebbe interpretare Rania Rakim o qualche altra ex-fiamma dylaniota. Ad interpretare Dylan Dog potrebbero essere chiamati Luca Argentero o Gabriel Garko, entrambi al centro di polemiche legate ad una loro presunta omosessualità. Oltre che Rania, Rupert Everett potrebbe interpretare Groucho! E John Ghost da chi potrebbe essere interpretato? Ovviamente, da Cristiano Malgioglio! Chi meglio di lui potrebbe rappresentare l'ambiguità malcelata del nemico di Dylan Dog (anche se si è visto 3 volte in 5 anni)? Sono solo suggerimenti, niente di che. Ma che, secondo noi, potrebbero attizzare la fantasia dei fan dylanioti, suscitando interesse intorno ad un fumetto da un paio d'anni riprecipitato nella indifferenza nonostante il ritorno di Sclavi alle sceneggiature. Quanto costerebbe un film su Dylan Dog? Molti soldi, dato che si dovrebbero pensare ad effetti speciali in grande stile con mostri, demoni, streghe in stile Buffy. Il comunicato della Bonelli precisa che stanno cercando partner per avviare collaborazioni per il lancio di nuovi film. I lettori sono già impazziti di gioia e anche se il clamore non avrà effetti sul fumetto, le cui storie continuano a suscitare critiche continue, non è detto che in futuro la collana si possa riprendere con  il clamoroso l'outing di Dylan Dog. Al Plano.

giovedì 2 agosto 2018

NASCE BONELLI ENTERTAINMENT CON LO SCOPO DI PRODURRE FILM CON DYLAN DOG E SOCI! GASATISSIMI I FAN!

I fan recchioniani, con questo termine intendendo quella schiera di utenti dei social che sostengono le gesta del curatore di Dylan Dog, aspettano ancora che esca il film di John Doe! Correva l'anno 2010 e R. Recchioni rilasciava una intervista in cui rivelò che a Hollywood era in preparazione un film su John Doe! Una fake news? John Doe? E chi lo conosce negli Usa. No, tutto vero. Dichiarò: per John Doe vedrei bene quella gran faccia da culo di Bradley Cooper, oppure Julian McMaoh. Chissà se quella faccia di, ehm, di Cooper era a conoscenza dell'esistenza di Roberto Recchioni e di un fumetto che era noto solo in Italia nell'ambito nerd. I sogni cinematografici di Recchioni si sono concretizzati lo scorso anno quando nelle sale è uscito Monolith, una produzione a cui Bonelli ha partecipato con 100mila euro. Il film ha incassato 385mila euro e quindi è stato un fiasco colossale, ma nella Bonelli deve avere lasciato il segno dato che hanno annunciato la nascita di una nuova divisione del loro impero, la Bonelli Entertainment, che avrà il compito di produrre film e serie tv sui personaggi della casa milanese! La notizia è uscita su Wired e contiene alcune imprecisioni, magari messe lì per ingigantire l'evento. Si dice che i personaggi Bonelli sono distribuiti in 35 Paesi nel mondo, con ciò alludendo al fatto che ci sono 35 Paesi dove i personaggi Bonelli sono noti al pubblico. Se diamo uno sguardo alla sezione licensing del sito della Bonelli, emerge che in realtà i loro personaggi escono in una ventina di Stati, molti dei quali sono le repubbliche ex-jugoslave. Se è per questo, Dylan Dog esce anche in Francia, ma con la media di uno o due volumi all'anno che nella migliore delle ipotesi vendono qualche migliaio di copie. In Usa, invece, i volumi dell'Indagatore dell'Incubo vendono poche centinaia di copie. Nei progetti, però, bisogna credere e in Bonelli ci credono se hanno deciso di fare un passo in un momento in cui le loro vendite nei fumetti vanno male e il modo migliore per rilanciarli è farci dei film, così la gente torna ad interessarsi ai fumetti. Chissà!
 

Finora non è andata bene. I due film su Dylan Dog (1994 e 2006) sono stati un fiasco, mentre il film di Tex del 1985 interpretato dal grande Giuliano Gemma se lo ricordano in pochi. In Turchia, nei primi anni settanta, sono usciti perfino dei film non autorizzati di Zagor! Il pezzo di Wired dice che la Bonelli è in trattative con altre realtà italiane per collaborazioni! Vuoi vedere che De Laurentiis, il patron del Calcio Napoli, ci mette lo zampino? Nel 1967 fu suo padre a produrre il film cult su Diabolik della Astorina. Torniamo con i piedi per terra e cerchiamo di capire le reali possibilità di questo progetto. Un film di Dylan Dog prodotto da una realtà non nota nel mondo della produzione filmica? Servirebbero decine di milioni di euro. Dall'ultimo bilancio si è saputo che le riserve auree bonelliane ammontano a circa 34 milioni di euro (con cui ci si potrebbe pagare uno stipendio di un anno di un calciatore come CR7, no. Non è l'inquilino di Craven Road 7). E allora? Piccole produzioni in collaborazione con quote di 100mila euro come per Monolith, il cui cast era formato da sconosciuti? La Bonelli ci ha già provato. Nel 2014 realizzarono un motion comic di Orfani in collaborazione con Rai4. Fu un fiasco colossale, che ebbe come effetto di attirare le ire del Moige. Dato che Recchioni è noto come il critico cinematografico (scrive per alcune riviste) immaginiamo che i copioni saranno affidati a lui e Uzzeo? L'unico dato certo sono quei 34 milioni di euro di liquidità rimaste alla Bonelli (nel 2014 erano 43 milioni). Su Comicus gli utenti del forum sono già gasati (o scherzano e magari non lo abbiamo capito) all'idea. Il mercato del fumetto però oggi è un condominio e non bastano delle poche migliaia di appassionati di fumetti per riempire le sale. La Bonelli non è la Marvel e non è Netflix, che con poco riesce a produrre molto. O l'idea è quella di rimediare ai mancati incassi dei fumetti facendo dei film? Un fumetto costa poco. Pagato lo scrittore, il disegnatore, il tipografo e il distributore, tutto il resto è grasso che cola. I film sono un pochino più complessi. Al Plano.

mercoledì 1 agosto 2018

BILANCIO BONELLI 2017: LE RIFLESSIONI! FAN SCONVOLTI SI INTERROGANO SUL FUTURO DI DYLAN DOG E SOCI!

Il nostro pezzo sui dati di bilancio 2017 della Bonelli ha suscitato scalpore come al solito e questo ci inorgoglisce, dato che dimostra che sappiamo fare il nostro lavoro. Del resto, in un ambiente dove la critica, specie politica, non esiste è facile generare clamore. Abbiamo letto la discussione seguita alla condivisione del nostro articolo sul gruppo Fumettoso di Sauro Pennacchioli e a parte alcuni commenti interessanti, gli altri fanno sorridere per la loro ingenuità. Sorvolando sui velati insulti dei soliti noti, pare trapelare una generale ignoranza di fondamentali. Qualcuno non sapeva che secondo la legge italiana le spa come la Bonelli sono obbligate a rendere pubblici i loro bilanci! Chiunque può scaricare, pagando 2,50 euro, il documento dal sito del registro delle imprese. Ecco il link. I soliti noti hanno riciclato la solita cazzata secondo cui non indichiamo mai i link con le fonti dove prendiamo le varie notizie! Va bene, basta parlare degli aspetti più deteriori dell'animo umano e passiamo ad argomenti più eclatanti. Dopotutto, chi è di sinistra difficilmente potrà avere una idea della realtà che non sia caos e disordine morale e quindi certi commenti non ci stupiscono. Gli elementi di interesse in questi dati non mancano. A parte il calo di utili, che continua ormai da quattro anni, nei quali si è passati da 3 milioni e 400mila euro a 400mila euro, è interessante notare come la liquidità sia calata dai 43 milioni di euro del 2014 agli attuali 34! Mancano all'appello 9 milioni di euro. Che fine hanno fatto? Anche il fatturato è calato, con buona pace degli sventurati che in rete continuano a sostenere che i nostri dati sono falsi e che non è vero che le serie Bonelli perdono lettori. Dai 31 milioni del 2014 si è passati a circa 28 milioni. Questi 3 milioni di euro sono per caso quelli investiti nelle prime due stagioni di Orfani di Roberto Recchioni, cioè la serie che, secondo gli auspici del curatore dylaniato avrebbe dovuto vendere 50mila copie al mese? Peccato che dopo quattro anni Orfani ha chiuso le pubblicazioni per basse vendite a circa 10mila copie. A rivelare questo dato è stato lo stesso Recchioni. Quindi, non prendetevela con noi! E ora arriva il tasto dolente: si, quello delle vendite. Mettetevi comodi. Ora arriva il bello!
 

Si, perché quelli che stiamo per citare sono tutti dati ufficiali! Evvai! Nel 2014 la Bonelli vendeva 9.266.053 copie, cioè la metà delle copie distribuite. E dopo tre anni com'è la situazione? Nel 2017 sono stati venduti 8.050.215 copie! In 4 anni la Bonelli ha, quindi, visto scendere le sue vendite annuali di 1 milione e 200mila copie! Questo per chiudere la bocca agli screanzati (vi piace questo termine? Noi lo troviamo alquanto aulico!) che si dicevano convinti che non era vero che la Bonelli perdeva lettori ogni anno. Un altro dato curioso del bilancio è costituito dai 2 milioni e 500mila euro che la Bonelli ha dichiarato di avere pagato ad una società americana per il riacquisto dei diritti di sfruttamento commerciale di Dylan Dog e Nathan Never. Si, una società americana li aveva comprati!! Per farne cosa non è dato sapere, visto che in America i personaggi Bonelli sono sconosciuti. Volevano farci un film tipo Dellamorte Dellamore recitato dal famoso attore omosessuale Rupert Everett? Il punto non è questo, bensì il fatto che la Bonelli, a fronte di 400mila euro appena di utili, ha preferito pagare 2 milioni e mezzo di euro per questi diritti. Per farne cosa? Se si investono tanti soldi si deve ritenere che a Milano si augurino di vederli fruttare. Si, ma quando e con quali progetti? Anche lo scorso anno ci fu una stranezza: a fronte di utili pari a 724mila euro dichiararono di avere pagato 1 milione e mezzo di euro agli eredi di Gallieno Ferri per l'acquisto dei diritti di Zagor (allora aveva ragione il Pennacchioli che sosteneva che era stato Ferri a creare Zagor e non Sergio Bonelli). Ogni anno, vengono investite cifre rilevanti per qualche operazione dalla dubbia utilità. I diritti di Zagor (una collana che vende, si e no, 25mila copie) valgono davvero così tanto? E i diritti di Dylan Dog e Nathan Never valgono davvero 2 milioni e mezzo di euro? Se li hanno tirati fuori significa che sperano di ricavarci di più. Il problema è che se l'intera azienda editoriale riesce a totalizzare meno di mezzo milione di euro negli utili, che senso ha spendere queste cifre per un ritorno che si prospetta difficile data l'attuale situazione? Potevamo scrivere un pezzo più tecnico, ma abbiamo ritenuto solleticare così la vostra curiosità, cari lettori! Gabriel Piazza.

martedì 31 luglio 2018

BONELLI: IL BILANCIO 2017! L'AZIENDA NON CRESCE PIU'! GLI UTILI, LIQUIDITA' E FATTURATO ANCORA IN CALO!

Poche ore fa è arrivata la grande notizia dell'uscita del bilancio ufficiale della Sergio Bonelli Editore relativo all'esercizio 2017. Mettetevi comodi perché tutte le nostre previsioni, specie quelle più fosche, si sono avverate tutte. Avete presente quando abbiamo più volte avvisato in questi mesi che a pubblicare fumetti dai contenuti politicamente sgraditi al pubblico avrebbe avuto come effetto un ulteriore calo negli utili netti? Ebbene, tutto si è puntualmente avverato. Chissà che cosa dirà Roberto Recchioni, curatore di Dylan Dog dal settembre 2013 e quindi interessato, si può dire, di questo risultato disastroso, tenuto conto del fatto che la serie dell'Indagatore dell'Incubo è la seconda più venduta. Vi ricordate quando dicevano che G. Gualdoni era stato silurato perché Dylan stava calando troppo nelle vendite? Dalle 160.000 copie del 2010 era sceso alle 120.000 copie del 2013. Secondo dati ufficiosi, dalle 120.000 copie del 2013 si è scesi alle 78.000 copie del 2017! Cosa avrà detto Sclavi? Sarà stato contento? Nei credits degli albi figura come supervisore e quindi dovrebbe essere interessato a questo risultato. Ma di questo argomento parleremo dopo. Evidente il calo delle vendite come si evince dai dati di bilancio qui sotto e che conferma i dati ufficiosi del venduto.
 

Il dato più eclatante è quello degli utili netti, cioè di quello che il proprietario dell'azienda si mette in tasca. Dai 3.408.407,00 euro del 2014 si è scesi ad appena 401.487,00 euro! Significa che in quattro anni gli utili Bonelli sono calati dell'88,2% e del 55% rispetto al bilancio 2016. Le vendite sono scese dagli 8.465.000 del 2016 agli 8.050.215 del 2017. In un anno le vendite sono scese di 414.785 copie e se si divide tale numero per dodici mesi si registra una perdita media mensile di 34.565 copie! Anche il fatturato è calato, benché di poco: 260.938 euro. Negativo è anche il dato della liquidità. Messo a confronto con quello dell'esercizio 2015, si registra una perdita di circa 7 milioni di euro. Nel complesso Sergio Bonelli Editore è una azienda che non cresce, nonostante gli investimenti profusi, negli utili, nella liquidità e nel fatturato. In parole povere significa che le strategie messe in atto negli ultimi anni sono state fallimentari. Il giudizio si può ricavare anche dalle parole di Olimpia, l'utente che nel forum di Comicus ha postato questi dati, replicando l'intervento degli ultimi anni, sollevandoci così dall'onere di investire 2,50 euro per richiedere il bilancio alla Camera di Commercio. Manca il dato delle copie stampate, ma è probabile che anche quello sia stato in calo.
 
Secondo Olimpia, la vendita dei volumi di Tex e Dragonero ha dato ottimi risultati. I ricavi del merchandising sono raddoppiati, ma con 102.000 euro incassati non è che il futuro può essere affidato alla vendita delle tazzine, monopoli e magliette. Gli ebook che dovrebbero essere il futuro hanno registrato incassi pari a 10.000 euro! Tra le voci in uscita si segnalano i 2 milioni e mezzo di euro per riacquistare i diritti di sfruttamento commerciale di Dylan Dog e Nathan Never (ne è valsa la pena???). E di Monolith, il film realizzato dal fumetto di Recchioni? Nessuna traccia di ricavi o di altro. Perché Bonelli non cresce più ed anzi continua a calare? Se la tendenza non si invertirà, nel giro di un paio d'anni si rischia di chiudere il bilancio in rosso, vale a dire senza utili. Gli errori li abbiamo indicati in vari pezzi: storie politicamente non conformi alle idee dei lettori, che votano Lega e partiti di destra e trame semplici. La Bonelli avrebbe bisogno di cambiare totalmente il suo parco di fumettisti con giovani con voglia di affermarsi anziché puntare ancora sulle vecchie glorie del passato e che i nuovi lettori nemmeno conoscono. Il futuro è dei giovani e un editore senza nuovi lettori non può avere futuro. Adeguarsi dalla realtà è il primo passo per uscire dalla crisi. Al Plano.

lunedì 30 luglio 2018

DYLAN DOG N. 383: LE CRITICHE FEROCI DEI FAN SULLA PAGINA UFFICIALE! SOLO L'ARTISTA ROI VIENE LODATO!!!

E' un diluvio di critiche! Mai prima d'ora e con tanta veemenza era esplosa la rabbia del popolo dylaniato contro la più recente e controversa scelta editoriale dylaniata: l'ingaggio come scrittore del regista horror Dario Argento, che finora non aveva mai scritto un fumetto. Le critiche provengono dai messaggi sulla pagina Facebook ufficiale di Dylan Dog. Scrive un utente: Per la pubblicità che ne è stata fatta sono rimasto parecchio deluso. Trama inutilmente confusionaria con pochi colpi di scena neanche troppo avvincenti. Il peggiore degli ultimi numeri. Era poi proprio necessario su un albo di Dylan ricordare l esistenza di una porcheria trash/narrativa come 50 sfumature di nulla? Un capolavoro i disegni di Corrado Roi che sorreggono l albo praticamente da soli. Ottima la copertina. Di Dario Argento c è solo il titolo, per il resto non c è traccia. Un altro: Concordo, sono rimasta molto delusa anch'io. Si salva solo Roi, che è sempre una certezza. Ancora: sono delusissimo. Ero un fan di Dylan Dog degli anni 90; lo compro solo in queste occasioni eccezionali, secondo me manca proprio la passione, la voglia di LAVORARE. Un prodotto scadente, non di qualità. È un peccato secondo me dovrebbero accogliere la delusione di noi fan e cambiare il responsabile di ciò. Deluso. Ancora: hai espresso bene il mio pensiero, anche io lo compro in queste occasioni ed era più di un anno che non lo compravo semplicemente perché non mi trasmette più le emozioni di prima, è diventato un personaggio piatto, storie noiose e ho trovato male questa cosa di averlo "svecchiato" (ma poi, che si svecchia un fumetto???) mandando Bloch in pensione e facendo subentrare al suo posto due personaggi ridicoli e poco originali (ad esempio),quando poi non era quello il problema, ma la mancanza di creatività, il non riuscire più a fare degli albi degni dei primi numeri (apparte Mater Morbi). Uno difende le scelte dell'editore: Il fatto è che siete invecchiati voi, non Dylan Dog. Invecchiati nel senso di cresciuti, eh. Potreste semplicemente prenderne atto. Un altro non si convince e rincara la dose: Questa storia dello svecchiamento del personaggio non la ho capita neanche io, trovandola inutile e giustamente un pò ridicola. Ma ho pensato che poco importa se le storie tornano a funzionare. Mi sono riavvicinato a Dylan ultimamente quasi per caso dopo averlo abbandonato dopo i primi cento numeri. Non capivo cosa fosse successo ne al personaggio, ne alle storie. Diventavano sempre più brutte e insipide ed era difficile da digerire dopo aver letto molti capolavori tra i primi cento, dove non che non ci fossero albi meno belli o dimenticabili, ma ce ne erano anche di bellissimi. All'ennesima delusione smisi di comprarlo. Nei successivi anni lo compravo sporadicamente e trovavo sempre storie senza nulla da dire. Ultimamente però notai un albo della serie color fest in edicola "i conigli rosa muoiono" - mentalmente collego subito i conigli rosa uccidono - e lo trovo molto particolare, brillante e originale, mi fa rivivere i bei tempi di Dylan. Comincio a comprare tutti gli albi successivi e ne leggo altri due bellissimi "il macellaio e la rosa" e "final cut" (quest ultimo contenuto nel maxi Dylan Dog old boy). Certo leggo anche altre storie meno belld, ma ci stà. E comunque capisco che i nuovi albi non sono frutto del caso, mi fanno davvero rivivere le sensazioni del primo Dylan. Questo "profondo nero" per me è una storia negativa. Capisco le aspettative create dalla pubblicità, ma lasciate stare. Ma consiglio di continuare a insistere e ricercare e aquistare i nuovi albi. Son certo che altri bei numeri verranno. Insomma, non ci siamo.
 
 
I fan gridano forte la loro rabbia per la delusione: Non ho apprezzato l'albo metallizzato. La storia l'ho trovata priva di emozioni e poco affine a Dylan Dog, alla fine è una semplice storia BDSM con un fantasmino senza senso messo lì. W roi. Ed ancora: Sicuramente con Dario Argento al timone (forse) si poteva osare di piu sullo splatter e sull'horror piu che sul bdsm..ma si invecchia e di diventa un po' #######? I disegni anzi i dipinti di Roi danno sempre quel senso di onirico che si addice alla storia ma a volte non si capisce che succede sul finale la storia migliora; è un crescendo voluto che ha l'intenzione di far leggere il fumetto tutto d'un fiato..il finale l'ho apprezzato cosi come l'uso di Groucho. Le citazione cinematografiche effettivamente sono ingombranti, non tanto il cinquanta sfumature di grigio (anzi la battuta di Groucho sul film ci voleva!) Quanto la citazione del codice DaVinci con tutti quegli impermeabili speravo in una citazione al numero 19 invece, peccato. Nel complesso l'ho apprezzato. Ancora: secondo me dario argento è stato particolarmente splatter. a meno che non si intenda esordio e fine di una carriera, ma la parte centrale dei suoi film, cioè quella per cui esiste anche una sceneggiatura di argento anche in dylan dog è altamente splatter. la migliore! Ancora: Diciamo che, considerando gli ultimi film dell'Argento nazionale, non mi aspettavo un capolavoro. Avesse scritto una storia 30 anni fa staremmo parlando di altro, ma erano altri tempi. Però va apprezzato il tentativo, amplificato da un paio di scene molto stile Dario Argento (con tanto di colonna sonora mentale allegata). Ancora: Profondo nero: titolo azzeccatissimo, perché peggio di così non si può, più in basso c'è solo da scavare. Albo pessimo, storia inutile, trama ridicola. Dario, ma chi te l'ha fatto fare? Tra i tanti commenti negativi c'è chi difende la nuova linea: Non sono d’accordo con chi sostiene, in sostanza, che il personaggio di Dylan Dog sia smarrito e che non valga più la pena comprarlo. Credo che alcune critiche siano ingenerose. Il prodotto finale può piacere o meno, ma si perdono di vista alcuni fattori essenziali: 1) DyD nasce con Tiziano Sclavi e, sì okay, le prime storie avevano indiscutibilmente la sua geniale impronta, ma se il genio Sclavi ha fatto - o è stato costretto da motivi importanti di salute a fare - scelte che lo hanno allontanato dall’impegno costante e diretto, che dobbiamo fare? Le vedove di Tiziano? Oppure cerchiamo qualcuno che lo imiti? Molto più sensato valorizzare ideatori e sceneggiatori su cui, credo, si stia investendo; 2) Leggo anche Tex (che adoro). È molto diverso dall’era Bonelli-Galleppini. Ma è anche vero che le trame spesso si ripetano, e questo perché obbiettivamente, come ambientazione e personaggio, è molto più semplice scrivere storie su Tex, trovando comunque il modo di renderle interessanti, che su DyD. Credo che vada apprezzato infinitamente lo sforzo della Casa Editrice di cercare di rischiare, innovando e rinnovando come è stato fanno negli ultimi anni, e provando a trarre nuovi significati da riscritture e nuove intuizioni su un personaggio di incredibile complessità. Se vogliamo, l’esperimento con Dario Argento è uno sforzo assolutamente apprezzabile, rispetto all’immobilismo e alla ripetizione di canovacci. Perlomeno, è una cosa che io apprezzo moltissimo. 3) Non è vero che DyD (semplifico) non abbia più lampi di genio e le storie siano sempre deludenti. L’ultimo Color Fest era da paura. “Il macellaio e La Rosa”, “Nessuno è innocente” mi sono piaciuti molto. I Super Book e gli Old Boy si mantengono sempre su livelli più che gradevoli. Il problema...
 
...è che si è catastrofisti e poco costruttivi perché si insegue un’idea, quella del DyD iniziale, che per una serie di motivi ha subito evoluzioni e cambiamenti. Penso che chi si professa cultore della materia dovrebbe capirlo. Poi, ovviamente, i gusti sono gusti, ma lo sparare a zero non lo comprendo. E c'è chi difende Recchioni, ma condanna questa storia: Io sono il primo a elogiare il lavoro svolto da Recchioni negli ultimi anni. Ha tirato e fatto tirare albi molto interessanti, vicini allo spirito e alla simbologia del primo Dylan. È grazie a lui che mi sono riavvicinato al personaggio, abbandonato per ciò che ne hanno combinato alla Bonelli dal numero 100 in poi. Ma su questo numero stiamo scrivendo tutti le stesse cose, bellissimi disegni ma trama indifendibile. Se poi Bonelli e Recchioni non accettano le critiche è un loro problema. Ancora: Tutte le critiche che leggo in questo post sono fondate ma marginali, la cosa grave è che ormai da troppo tempo il personaggio di Dylan continua a mancare. Non riescono più ad inquadrarlo, è solo un clone senza personalità e senz'anima. L'indagatore dell'incubo meritava una fine migliore. AncoraDisegni sublimi...copertina trashissima...storia banale e senza patos...menomale che c è ROI. Ancora:  ho riletto proprio samattina e non ho notato alcuna differenza dalla lettura di ieri sera. All inizio è criptico, poi la vicenda si dipana in uno psicodramma lesbo e bdsm. Hanno tentato anche il colpo di scena, ma niente che non sia già stato visto e rivisto. Questo lo rende un po' banale. Un po mi dispiace perché bene o male, per fortuna o per abilità degli scrittori, gli ultimi 3/4 numeri li hanno azzeccati, salvo poi cadere ne solito cliché con questo che dovevq essere il nunero dei numeri scritto da un maestro dell horror. Ormai ho perso ogni speanza e penso che ormai la caduta libera di questo mensile non farà altro che continuare. Da parte mia è una grossa delusione, ogni mese spero di leggere una bella storia, ppo puntualmente resto deluso. Mi chiedo perché ci spendo ancora e perché continuo a sperare che il giornale torni quello prima degli stravolgimenti. Poi come dice lei, ognuno è libero di trarre le sue conclusioni. I lettori, quindi, non hanno gradito questo numero scritto dall'esordiente Dario Argento. Pare di capire, perché l'albo non lo abbiamo letto, che ci sarebbe un altro scrittore all'opera sui testi, ma è chiaro che il nome di Argento è servito per attirare i fan del cinema horror italiano, di cui Argento è un maestro riconosciuto. Il 95% dei commenti, di cui abbiamo preso solo una minima parte, è dunque negativo sulla storia. Si salva solo Corrado Roi, che in questa storia dimostra tutta la sua brava e l'immenso talento che lo connotano. Ed infatti, i fan osannano Roi, ma condannano senza appello il comparto autori e il curatore Recchioni e perfino Sclavi che nei credits funge da supervisore. E chissà se Sclavi avrebbe mai approvato una storia che ai fan è parsa così terrificante. Noi, ribadiamo, non l'abbiamo letta. La leggeremo tra molti mesi quando scriveremo la recensione, ma non ora. La Bonelli continua per la sua strada e non si capisce il motivo. I lettori hanno ormai mollato la collana, le vendite sono in continuo calo, ogni storia è seguita da critiche feroci sui social, sui siti e sui forum. Ma di nuovi nomi per il posto di curatore non se ne sentono. Il più accreditato dovrebbe essere Pasquale Ruju e in seconda battuta Mauro Boselli, che di horror se ne intende dato che scrive la collana di Dampyr. Tra pochi giorni uscirà il bilancio della Bonelli e quindi avremo le idee più chiare sulle strategie future. Il presente è questo e i fan non dimenticheranno. Al Plano.

domenica 29 luglio 2018

CRISI DYLAN DOG: ULTIMA SPIAGGIA! DOPO IL FLOP DEL RITORNO DI SCLAVI CI SI AGGRAPPA A DARIO ARGENTO!

Nell'editoriale del numero 325 Roberto Recchioni, al suo esordio come nuovo curatore di Dylan Dog, dichiarò che era stato scelto perché era un sognatore che coltivava la speranza di tornare a leggere quel fumetto inquietante, imprevedibile, pieno di orrore, ironia e romanticismo ch'era l'indagatore dell'incubo. Parole di Recchioni, che oggi tuttavia fanno riflettere. Anzi, oggi si può dire che probabilmente Recchioni scherzava, dato che da quel settembre 2013 ad oggi non solo la collana, secondo dati ufficiosi, è crollata nelle vendite del 40% (da 120.000 a 78.000 copie), ma si sono susseguite serie impressionanti di errori, in gran parte dovuti all'inesperienza di Recchioni (che fino a quel momento non aveva mai ricoperto ruoli così rilevanti) e al suo carattere ostico, che spesso lo ha portato ad attaccare le frange critiche dei lettori della collana con attribuiti poco simpatici (troll, nostalgici reazionari, talebani, fake, ecc.). Da quel settembre 2013 ad oggi si sono susseguite storie in cui il tasso di influenza delle politiche mondialiste ed elitarie della sinistra si sono decuplicate insieme a contenuti che sono apparsi artatamente creati per far arrabbiare i lettori. Dylan Dog è uscito stravolto dalla cura di Recchioni, che ad un certo punto ha sentito il bisogno di chiedere aiuto a Sclavi, convincendolo a tornare a scrivere. Per il pubblico italiano, che oggi in grande parte, vota partiti di destra, come Lega e Forza Nuova, vedere Dylan Dog che corteggia una musulmana puttana (secondo la concezione integralista islamica) come la Rania Rakim fa sorridere e in parte porsi delle domande: più che imprevedibile e inquietante, questo Dylan Dog ispira comicità, come spesso si ritrova in situazioni ridicole e poco realistiche. E soprattutto dov'è l'horror?
 

Più che horror, in Dylan Dog si sono moltiplicati i riferimenti alla massoneria e al satanismo (la stessa massoneria in sostanza viene considerata come una setta luciferina) ed in particolare nei numeri scritti personalmente da Recchioni (chi ha letto il suo John Doe per l'Eura sa che cavalca spesso riferimenti esoterici). In quell'editoriale del 2013 Recchioni ammise: di contro, sono pure un temerario, mosso da un lieve istinto di autodistruzione e per questa ragione la redazione mi ha affiancato Franco Busatta. Oggi si può dire che Busatta ha vigilato poco. Per qualcuno è stato considerato il vero curatore (dato che Recchioni collabora a progetti con altri editori) e più che autodistruggersi (Recchioni ha aumentato molto il suo tenore di vita come si evince dal confronto tra le sue foto pubbliche ante e post 2013), ad uscire distrutto è stato solo Dylan Dog, secondo noi e molti lettori. L'esoterismo esasperato a sfondo satanico ha, in sostanza, inquinato la serie tanto da trasformarla in un ricettacolo di idee che con l'entertainment hanno poco in comune. Lo dimostra l'ultimo, quasi disperato tentativo, di risalire la china: l'ingaggio come scrittore del famoso registra Dario Argento, che è stato spesso accostato ad ambienti ed influenze sataniche. In una intervista al Corriere nel 2007 dichiarò: In queste vicende mi sono occupato di esoterismo, occultismo, magia nera e magia bianca, alchimia. Temi assai interessanti che mi hanno fatto precipitare nel profondissimo pozzo delle arti magiche e del satanismo. Dopo ogni avventura ne sono riemerso stremato e con la fantasia piena di scene terrificanti, efferate, da panico. Dario Argento non ha mai mancato di far parlare di se e non solo per i suoi film horror ispirati al e dal fenomeno satanico.
 
A fine 2017 rilasciò delle dichiarazioni che fecero arrabbiare la comunità ebraica: dopo che la figlia Asia aveva denunciato d'essere stata molestata da Harvey Weinstein, noto produttore ebreo di Hollywood finito nei guai per le sue eccessive attenzioni alle donne, questi aveva messo in moto contro di lei gli agenti del servizio segreto israeliano, della gente pericolosa che spara, secondo il regista, contro di lei per ucciderla! Immediate arrivarono le accuse di antisemitismo! In molti suoi film i riferimenti satanico-massonici sono assai diffusi. Il suo ciclo delle Tre Madri ha o avrebbe ispirato lo stesso R. Recchioni con il suo ciclo delle Tre Madri su Dylan Dog (Mater Morbi, Mater Dolorosa e Mater Suspiriorum). Da un punto di vista politico, Argento non ha mai nascosto simpatie per la sinistra. Sua figlia Asia, ad esempio, si è segnalata spesso per attacchi duri verso politici di destra in Italia. Il punto è come può conciliarsi, al di là dell'horror, un Argento con Recchioni, che si è sempre definito nelle sue interviste un fascista zen? Argento, come dice la sua biografia, è un regista e sceneggiatore. Di libri ne ha scritti un paio tra il 2014 e il 2018. Ma non ha mai scritto fumetti in vita sua! E qui sta il punto: perché ingaggiare come scrittore un esordiente assoluto nel settore? Una trovata commerciale per portare i fan di Argento vicino a Dylan Dog? Se è così, Dylan Dog non dovrebbe puntare su scrittori professionisti del settore come Pasquale Ruju? Una cosa è sicura: il Dylan Dog sclaviano non si è ancora visto. La promessa fatta da Recchioni non è stata mantenuta, però la Bonelli insiste per la sua strada. Almeno fino al 2020 si punterà ancora su di lui. E dopo? Chi potrà risollevare Dylan Dog dalla crisi attuale? Gunnar Andersen.