lunedì 24 novembre 2014

DYLAN DOG GIGANTE CHIUDE I BATTENTI E I LETTORI PROTESTANO! COSA STA ACCADENDO A DYLAN DOG?

Nella nuova era della comunicazione globale è possibile veicolare soltanto alcune informazioni e celare o non attribuire attenzione ad altre. Ciò è reso possibile perché la maggior parte del pubblico dei fan è distratta e guarda il dito anziché la direzione in cui esso punta con decisione. Accade così che alla recente Lucca Comics & Games nessuno o quasi nessuno si sia accorto che la collana Dylan Dog Gigante, meglio conosciuta come Dylandogone, ha chiuso! Il motivo ufficiale della cancellazione è quello delle basse vendite. La collana non vendeva ed è stata chiusa. Con abile manovra mediatica, è stato fatto in modo di spostare l'attenzione su altri temi, quali il rilancio dello stesso Dylan Dog, i cambiamenti strutturali della serie, il pensionamento dell'ispettore Bloch, il ritorno di Mister No nell'Almanacco dell'Avventura, ecc., ma non è mai stato detto chiaramente, Si lo abbiamo chiuso perché non vendeva come avrebbe dovuto. Oggi è sempre più difficile ammettere per un editore che una collana è stata chiusa in quanto ciò equivale ad ammettere che le scelte fatte fino a quel momento non hanno pagato. Significa ammettere il fallimento di una collana e per la Bonelli non è facile ammettere di avere sbagliato su una collana. Oggi sempre più spesso gli editori sono arroganti, non dialogano con il pubblico e quando una collana chiude perché il pubblico l'ha pian piano ignorata, è difficile ammettere le proprie responsabilità. E infatti, alla recente Lucca Comics nessuno ha parlato della chiusura di Dylan Dog Gigante. Non tutti, però, sono stati distratti. Chi comprava questa serie abitualmente si è subito preoccupato. Il Dylandogone non esce più? E' in ritardo? Da voi è già uscito?, le principali domande postate su Facebook o sui forum. In sostanza, una vera e propria dichiarazione ufficiale della chiusura dell'albo gigante dell'Indagatore dell'Incubo non c'è mai stata. Ed è stato grazie ai lettori più attenti su Facebook che la notizia si è rapidamente diffusa, determinando un malcontento generale. Avete rilanciato il Maxi e non avete fatto nulla per salvare il Dylandogone? e ancora, Chiudete l'albo Gigante del vostro personaggio di punta come se nulla fosse? E questo è stato il segnale più inquietante. Nessuno degli autori intervenuti alla conferenza ne ha parlato a dimostrazione del fatto che se chiude una collana del personaggio di punta la situazione è davvero grave. Tanto che molti già cominciano a pensare che il prossimo gigante che chiuderà i battenti sarà quello di Tex. Uno sviluppo che impressiona. A ben vedere, la situazione di Bonelli Editore è tutt'altro che florida. Se guardiamo al solo dato di Dylan Dog, ci accorgiamo che se nel 1996 l'albo inedito vendeva qualcosa come 600.000 copie, oggi ne vende 100.000. Significa che in venti anni sono stati persi circa mezzo milione di lettori. Per una casa editrice questo equivale ad un fallimento di strategie di proporzioni devastanti. I dati attuali della Sergio Bonelli Editore sono terribili. In una intervista del 16 giugno del 2014 rilasciata al sito di Fumettologica, Davide Bonelli e Mauro Marcheselli, rispettivamente direttore generale e direttore editoriale della casa editrice milanese, fanno una serie di dichiarazioni di una gravità inaudita ed è solo perché nella maggior parte delle community certe informazioni vengono filtrate, che l'eco è stata meno devastante di quello che avrebbe dovuto essere. Mettiamoci pure che la maggior parte dei lettori non percepisce la rilevanza di certe parole.
 

Fumettologica: Dal punto di vista di Sergio Bonelli Editore, qual è la tendenza generale in atto, nel pubblico del fumetto da edicola? Quali vostre testate stanno guadagnando lettori (o sono stabili) e quali mostrano invece una progressiva erosione? DB e MM: Per noi il mercato è nella sofferenza ormai da tanti anni. Chiamatela crisi o come volete, ma la verità è che il pubblico dei nostri lettori si riduce significativamente, anno dopo anno. E’ un fenomeno che riguarda tutte le nostre testate, e non conosce soste. Paradossalmente le vendite calano mentre l’interesse per i fumetti, guardando ai numeri delle varie manifestazioni che si tengono annualmente in giro per l’Italia, sembra aumentare. L’erosione, in generale, varia tra il 3 e il 5%. Le testate più stabili (o meno instabili) sono Tex e Zagor. Insomma, una situazione terribile. Come detto sopra, la Bonelli ha perso in venti anni quasi mezzo milione di lettori, cioè di consumatori dei suoi prodotti e quanto questo si traduca in una diminuzione di utili è facile immaginare. Parliamo di decine e decine di milioni di euro perduti per sempre. Per espressa dichiarazione di Bonelli e Marcheselli, il mercato (per loro) è in sofferenza ormai da anni. Chiamatela crisi o come volete, ma la verità è che il pubblico dei nostri lettori si riduce significativamente, anno dopo anno. Quando un imprenditore dichiara che il suo pubblico dei consumatori si riduce di anno dopo anno, significa che l'azienda è in discesa e non in salita. Come abbiamo detto, lo stesso Dylan Dog ha perso mezzo milione di lettori nel corso degli anni. Una situazione difficile e non facilmente risolvibile se una soluzione può ritenersi esistente. Dunque, non dobbiamo stupirci se il Dylan Dog Gigante ha chiuso i battenti. Naturalmente, la cosa è stata fatta passare in secondo piano, anche se Dylan Dog è stato il personaggio che ha subito il maggiore calo nel corso degli ultimi anni. Secondo i dati forniti da Fumettologica, l'inedito mensile vendeva 150.000 copie nel 2012, nel 2013 è sceso a 112.000 copie e nel settembre 2014 è sceso ancora a 100.000 copie e forse anche meno. In sostanza, nel giro di due anni si sono volatilizzati ben 50.000 lettori, che in termini di utili assommano a milioni di euro perduti. Una situazione tanto grave da determinare il varo di un frettoloso progetto di rilancio affidato ad un personaggio molto noto nel mondo delle polemiche del web, che ha prodotto l'effetto di dividere i lettori dilaniati tra lovers ed haters del nuovo curatore. Le parole di Bonelli e Marcheselli a Fumettologica sono emblematiche della situazione di una azienda che, eccettuati Tex e Dylan Dog, è caratterizzata da collane a fumetti che vendono tra le 15.000 copie e le 33.000 copie di media, oltre ad un calo annuo stimato nel 5%. Inoltre, con gli investimenti massicci di questo 2014 difficilmente si chiuderà il bilancio in utile. Orfani, una serie per la quale la casa editrice si è strangolata da sola, non ha dato i frutti sperati. Dalle 50.000 copie che si auguravano gli autori in una intervista al Fatto Quotidiano del 16 ottobre 2013, si è passati al dato realistico di circa 25.000 copie. La metà di quanto sperato. Altro elemento che fa propendere che certe valutazioni sono state compiute con estrema superficialità e leggerezza. La collana Dylan Dog Gigante ha fatto la sua comparsa nelle edicole nel gennaio 1993 e da allora sono usciti 22 numeri con cadenza annuale. L'ultimo numero, il 22 appunto, è uscito nel novembre 2013. E molti lo aspettavano questo novembre.
 
Poi hanno avuto una brutta sorpresa. Siccome alla conferenza di Lucca Comics la chiusura del gigante era passata in secondo piano, quasi sussurrata si potrebbe dire, gli affezionati fan di questa collana, principalmente collezionisti, aspettavano con ansia il 23esimo numero! Quando hanno notato che l'uscita tardava si sono messi su internet per cercare di capire cosa stava succedendo ed è in quel momento che tutti hanno scoperto la verità. Dylan Dog Gigante ha chiuso i battenti! Ma come è possibile, state scherzando, non è vero? La prima reazione. Siete impazziti tutti? La seconda reazione. Avete chiuso il Dylandogone? Ma che cazzo combinate? Avete perso la testa? Ma perché avete chiuso Dylan Dog Gigante e spendete quasi 3 milioni di euro per Orfani? Le altre reazioni. La chiusura del Gigante ha trasmesso un senso di insicurezza tale da far dubitare delle altre collane giganti, tra cui quella di Tex (che, per quest'anno è confermata). Se avesse chiuso il gigante di qualsiasi altro personaggio, l'effetto non avrebbe avuto questa portata. Il fatto che la notizia non sia stata cavalcata dai siti di informazione fumettistica (quasi tutti controllati dagli editori) rende ancora più preoccupante la situazione. La nave imbarca acqua, ma nel salone delle feste si continua a suonare e a ballare. La collana di Martin Mystère Gigante ha chiuso con il numero 13 nel maggio 2009. Non tutti, però, hanno preso bene la chiusura del Dylandogone. I ragazzi del gruppo Facebook chiamato I fumetti sono una cosa seria hanno intavolato una discussione in proposito, che qui riportiamo. Francesco Chiarello: è stato annunciato in lungo e in largo che, causa scarse vendite, il dylandogone è stato chiuso. Emiliano Nanni: Serpieri farà uno dei prossimi texoni così come il maestro Altuna. Andrea Brambillasca: Il Dylandogone è stato sostituito dal Maxi che passa a cadenza trimestrale anziché semestrale. Manuel Caprarix: Quello di serpieri non un texone ma un cartonato a colori. Sergio Santiangeli: il colore sta incominciando a prendere sempre più spazio. Sergio Santiangeli: condivido l'attesa (anche se non seguo regolarmente Tex. Nick LeggeriPurtroppo il Dylandogone e' stato chiuso per scarse vendite. Una notizia molto triste. Nick Leggeri: Mi auguro che la stessa sorte non tocchi al Maxi, che mi sta molto piacendo nella nuova versione. Dario Stark Ardossi: Durante una conferenza a Lucca è stata annunciato un cartonato a colori disegnato e scritto da Serpieri in formato francese, avrebbe dovuto essere un unicum ma hanno deciso di trasformarlo in un appuntamento regolare annuale. Ero lì durante la conferenza. Sergio Santiangeli: Certo che la chiusura del Dylandogone per scarse vendite è una notizia che una decina di anni fa sarebbe sembrata assurda. Nick Leggeri: Dieci anni fa sarebbe sembrato assurdo anche pensare che, eccettuati Tex e DyD, le serie Bonelli vendono in media 33.000 copie a numero (10 anni fa, se una testata vendeva così chiudeva!). I tempi sono cambiati e anche l'offerta delle case editrici. Consoliamoci con il Tex Gigante, sempre bellissimo. Manuel Caprarix: Questo fa anche capire che il lettore dylandoghiano che compra tutti i numeri di dylan dog, compresi tutti gli speciali, esiste sempre meno. Manuel Caprarix: Che poi l'ultimo dylandogone non era male per niente.
 
Alessandro Diego Catellani Schinardi: Pensare che oggi testate come Judas, Gil ,Bella&Bronco, Orient Express, Pilot, Ken Parker Magazine, Nick Raider, Napoleone sarebbero in edicola tranquillamente. Manuel Caprarix: Anche il texone? Emiliano Nanni: Il Texone spero di no! Sergio Santiangeli: che la chiusura del DyD gigante "non sia una questione prettamente di vendite" mi tranquillizza ... anche se ovviamente non mi consola più di tanto. In effetti mi ero ormai affezionato a quel formato... peccato. Nick Leggeri: La chiusura del Dylandogone è un brutto segnale. Significa che difficilmente vedremo albi Giganti di altri o nuovi personaggi, almeno per ora. Alessandro Diego Catellani Schinardi: Era un appuntamento classico novembrino che mi gustavo seduto in poltrona davanti alla prima stufa accesa, peccato. Nick Leggeri: Il Dylandogone è stato tolto di mezzo in silenzio, come se non fosse mai stato pubblicato. Non ne parla nessuno. Solo i lettori se ne sono accorti. Alessandro Diego Catellani Schinardi: Beh ci consoleremo con il Tex cartonato di Serpieri. Nick Leggeri: Ma non per molto tempo. Se facciamo bene attenzione, non è stato chiuso l'albo gigante di un personaggio di secondo piano, ma del personaggio (Dylan Dog) più venduto negli ultimi trent'anni della Bonelli. Non un buon segnale. Io penso che sia stato il brusco calo delle vendite del mensile inedito a decretare la fine del Dylandogone. Alessandro Diego Catellani Schinardi: Già, e pensare che il Dylandogone era un appuntamento importante x i fan della Bonelli......ma allora hanno chiuso lo Zagor gigante? Sergio Santiangeli: sembrerebbe proprio di sì. Alessandro Diego Catellani Schinardi: Cazzo lo Zagor gigante mi faceva impazzire.....ho paura che in futuro ne vedremo di peggio. Nick Leggeri: Guardiamo in faccia la realtà: tranne Tex (175.000 copie e calo annuo costante del 5%) e Dylan Dog (circa 100.000 copie e calo costante annuo del 10%), tutte le altre serie Bonelli vendono tra le 15.000 e le 33.000 copie. Dieci anni fa se una serie Bonelli vendeva 33.000 copie sarebbe stata chiusa. La Bonelli sta progressivamente spegnendosi. Il calo più vistoso è quello di DyD. Nel 1996 vendeva 600.000 copie. Oggi ne vende 100.000. In venti anni è stato perso mezzo milione di lettori (e clienti). E secondo voi questo non si traduce in una perdita per una casa editrice privata (considerando che i costi di produzione sono aumentati sempre più spesso negli ultimi anni)? Sergio Santiangeli: E' tutto relativo ..... Pensa a quanto vendevano i marvel in Italia 30 anni fà .... eppure esistono ancora. Nick Leggeri: I fumetti Marvel oggi esistono per una piccola nicchia di lettori. Se a produrli non fosse la Panini (fatturato annuo di 500 milioni di euro), non li leggeresti più. Nel 1977 Spidey vendeva 250.000 copie. Oggi ne vende meno di 5.000. Quanti miliardi di utili sono stati persi per le scelte sbagliate degli editori? Alessandro Diego Catellani Schinardi: ...e ricorrere alle variant cover x richiamare i collezionisti non è un buon segnale....a quando le chiusure delle serie con relativo rilancio e nuovo numero 1????? Sergio Santiangeli: ... quindi non c'è futuro?.... mi spiace ma non la penso così (sono discorsi che sento da 40 anni...). Nick Leggeri: La Bonelli si sta americanizzando e nel giro di qualche anno potrebbe essere una divisione della Disney con una produzione standardizzata verso il basso e di poche migliaia di copie. Il futuro è già oggi. Variant per speculare sui collezionisti, ripartenze. Sergio Santiangeli: Anche a me alcune scelte editoriali non piacciono per nulla (anche se probabilmente inevitabili).
 
Ricordo ancora quanto ci rimasi male per la chiusura di Kriminal (preistoria) e poi i marvel della Corno .... (post preistoria). Però poi i marvel sono tornati (e nel 2015 tornerà addirittura Kriminal....). Quindi pensiamo positivo!!! Chiude DyD gigante (sommo dolore) ma ci troveremo il Tex di Serpieri (sommo gaudio). Nick Leggeri: Kriminal torna grazie alla Mondadori, che cerca di coniugare qualità, cultura e fumetto. Non una cosa facile. Ma ci sta provando. La Bonelli sta marciando prepotentemente nella opposta direzione. Sergio Santiangeli:... con Serpieri? Nick Leggeri: Parlavo di direzione generale, non di un unico fumetto. Sergio Santiangeli: .... se così sarà (ma non credo, non ci voglio credere....) perderà sia il mio supporto (e questo è assolutamente relativo) ma soprattutto quello dello "zoccolo duro" dei sostenitori del "fumetto come arte" (e questo è assolutamente fondamentale). Alessandro Diego Catellani Schinardi: Negli anni 80 la Bonelli fallì clamorosamente nel settore delle riviste d'autore che nonostante l'alta qualità del prodotto non ebbe un riscontro positivo nelle vendite; in quei anni ci si lamentava della crisi nel settore (è dal 1981 che leggo fumetti e sento tutti gli anni gli editori che si lamentano di questa crisi....) e che il pubblico era più affezionato agli albi popolari; ma se invece adesso fosse il contrario? Se il lettore si fosse stufato del mensile popolare e vuole prodotti magari un po' di lusso e di pochi volumi ma di estrema qualità? Il buon riscontro che stanno trovando le pubblicazioni Cosmo e Mondadori possono far pensare a questo ( inoltre bisogna ricordarci di questa crisi economica e non tutti hanno in tasca 3,5 euro da spendere in giornalini...). Nick Leggeri: La Cosmo al momento gira intorno alle 5.000 copie. Non proprio ma se vuoi. Mondadori è ancora in fase di valutazione. Alessandro Diego Catellani Schinardi: Ovvio che la Cosmo non è ai livelli Bonelli in quanto a vendite ma nel suo piccolo e sulla qualità dei prodotti sta facendo benissimo. Nick Leggeri: Infatti, nel suo piccolo. Però, è anche vero che fumetti franco-belgi che produce mensilmente hanno venduto tantissimo nei loro paesi di origine. Il che ci dimostra come altri paesi siano culturalmente superiori al nostro. Alessandro Diego Catellani Schinardi: E poi chi non ha soldi x comprare un albo Bonelli non li ha neanche x un albo Cosmo, purtroppo le edicole sono in crisi, quante persone compravano i quotidiani e magari prendevano il giornaletto x i figli o per sé stessi: adesso molti i quotidiani non li comprano più grazie a internet e quindi non si recano più in edicola e non comprano più il giornaletto x il figlio che tanto fra Ps4 Facebook e altro i fumetti non sa neanche cosa sono... e purtroppo il mercato delle fumetterie è quello che è. Nick Leggeri: Ti dico di più, poche ore fa l'Aurea ha annunciato che presto partirà il progetto dei fumetti on-demand! Il mercato della cultura si contrae sempre di più essere sempre più piccolo. Non sarà lontano il tempo in cui la società attuale sarà uguale a quella delle antiche popolazioni, in cui la cultura era depositaria di una ristrettissima cerchia di sacerdoti. Alessandro Diego Catellani Schinardi: Purtroppo è vero...... (anche se a me l'idea del fumetto on demand non dispiace, quante serie sono state interotte x basse vendite senza conclusione?).
 
Nick Leggeri: Purtroppo, è vero. Aurea aveva fatto esordire diverse serie tra il 2012 e il 2013 sull'onda del successo che all'epoca stavano avendo le pubblicazioni Cosmo. Poi è stata costretta ad interromperle nel giro di pochi mesi (come confermato dai post presenti sulla pagina FB dell'editore romano). Un fatto molto triste. E se ora si passa all'on-demand, che rispetto alla distribuzione da edicola somiglia ad una distribuzione condominiale, significa che il mercato è ufficialmente finito. Quello che mi preoccupa dell'on-demand sono i prezzi. Per me è difficile spendere oggi 3,30 euro per un fumetto Bonelli o 3,50 per un fumetto Cosmo (e infatti, compro molto nell'usato dove risparmio fino all'80%). Quanto costeranno queste serie on-demand? Temo troppo per le mie misere tasche se quei soldi sono destinati a comprare un paio di fettine di carne. Alessandro Diego Catellani Schinardi: Il problema è quello, non ci sono soldi. Nick Leggeri: Già! Ed è un problema dannatamente grosso. Non ci sono soldi da spendere e soldi da investire. Di chi è la colpa? Forse ci siamo fidati delle persone sbagliate quando abbiamo votato (mi riferisco a tutti i partiti senza distinzioni di sorta) se oggi siamo ridotti così. E' triste ma in tempi come questi non c'è spazio per la cultura e editori importanti sotto questo profilo come l'Aurea sono in difficoltà. Per fortuna c'è ancora Dago a tirare la baracca, ma non so per quanto ancora. Alessandro Diego Catellani Schinardi: Negli anni 80 si pensava che il futuro x il fumetto fosse il fumetto d'autore:riviste, basse tirature e prodotti d'elite x pochi privilegiati: alla fine si risolse in una bolla di sapone ma se adesso nel 2014/2015 si avverasse quel mercato previsto negli anni 80? Nick Leggeri: In teoria, è possibile. In pratica, però, non è possibile. Oggi, non ci sono potenziali consumatori per questo tipo di prodotto. Alessandro Diego Catellani Schinardi: Prevedo tempi duri. Nick Leggeri: Per le nostre tasche, sicuramente. Più le vendite si abbassano, più i costi aumenteranno per produrre fumetti e più i prezzi di copertina saliranno. Manuel Caprarix: Ci vorrebbe un po' più di comics sharing. Siamo troppo gelosi, noi fumettofili. Gianfranco Casamassima: Secondo me non è solo una questione di soldi ma di differezazione del mercato, altrimenti zerocalcare non venderebbe tutte le copie che vende. E poi c'è un offerta enorme ora in edicola. Tra gli allegati ai quotidiani, i bonelli, la panini, cosmo etc. Il pubblico sceglie ciò che più gli piace. Alessandro Diego Catellani Schinardi: Infatti fine 80 inizio 90 c'era il boom di Dylan Dog e di Bonelli anche perché praticamente c'erano solo loro....I supereroi erano rari e i manga erano agli albori, i settimanali storici Intrepido e Monello stavano tirando le cuoia....ricordo che nella mia città (Piacenza) molte edicole erano fornite solo di Bonelli e Disney. Alessandro Diego Catellani Schinardi: Ma anche I Romanzi a fumetti sono destinati a sparire? Usciranno come miniserie di tipo tre numeri. Alessandro Diego Catellani Schinardi: Nelle grandi città si ma già solo nelle piccole città o nei paesi era difficile trovare super eroi e manga almeno fino a metà anni 90 mentre erano strapiene di Bonelli e Disney, infatti in quei anni anche Diabolik se la passava maluccio ( addirittura semestrale!). Alessandro Diego Catellani Schinardi: In tutti i casi il successo di Dylan Dog era strameritato anch'io ero invasato con DD.

Nick Leggeri: Un esperimento, quello dei romanzi, che mi lascia molto perplesso dopo che si è visto che con Le Storie le cose non hanno funzionato bene. Nick Leggeri: E che dire di Orfani, che secondo me è uno dei peggiori fumetti in circolazione? Un fumetto all'americana che non ho capito bene cosa c'entri con la tradizione della Bonelli. Vi pare giusto che per questa serie hanno investito 3 milioni di euro e il Dylandogone ha chiuso? Nick Leggeri: Si, Davide Angelini. Ma la notizia è vecchia. Chiuso per basse vendite e senza nemmeno una comunicazione ufficiale, pare. Davide Angelini: Eh, infatti mi era sfuggito. Ultimamente sto comprando tanti di quei fumetti che sinceramente uno in più o in meno non ci avevo fatto caso, anche perchè da qualche tempo stanno cambiando tutte le periodicità e non mi ero reso conto di questa novità. Nick Leggeri: Si, non è stata una bella notizia per un collezionista come me. Dei giganti ormai resta solo Tex. Quello che non trovo giusto è che hanno speso tanto per una serie come Orfani, che ritengo pessima sotto ogni punto di vista e chiudono una testata di Dylan Dog. E pare che anche Martin Mystère abbia le ore contate. Davide Angelini: A me Orfani non piace, ma da lettore da sempre di Dylan nonchè suo grande collezionista, mi dispiace non poco. Nick Leggeri: E temo che anche il Maxi andrà incontro ad un cammino difficile. Sembra che lo abbiano tenuto aperto per ficcarci dentro il materiale del pre-rilancio. E già questa la dice lunga sulla loro idea di programmazione. Orfani l'ho trovato troppo semplice e adatto ad un pubblico di giovanissimi. Davide Angelini: Si, il maxi ora è "old boy" con le storie "come prima del rilancio" (che forse, come dici te, è più probabilmente da leggere come "ormai le avevamo commissionate e pagate, qualcosa dovevamo farne". Nick Leggeri: Infatti, significa che prima avevano altre idee e non mi sembra questa grande trovata quella di utilizzarlo come secchio della differenziata perchè ormai quel materiale era pronto. Nel complesso, quindi, la scelta della casa editrice milanese di chiudere l'albo gigante di Dylan Dog non è piaciuta. Naturalmente, dietro le ragioni della chiusura ci sono le scarse vendite. Dalle opinioni espresse nella discussione che vi abbiamo riportato sembra che tutti siano ottimisti anche perché il gigante di Tex continua ad uscire pare che non abbia problemi soverchi. La chiusura dell'albo gigante segna la crisi di un personaggio che sconta tutte le sue debolezze intrinseche. Assenza di valori cristiani e esplorazione a 360 gradi di tutta la dimensione negativa della cristianità oltra all'assenza di valori morali fanno di questo personaggio una alternativa non di insopprimibile in un contesto economico poco felice. Quando comincia la crisi, sono i più deboli che rischiano. Posti davanti all'alternativa di dover scegliere quale fumetto continuare a comprare e quale tagliare, la scelta è caduta sul Dylandogone. E ora quale sarà il futuro? Sembra che anche il Maxi Dylan Dog, ora rinominato Maxi Old Boy, andrà incontro ad una fase molto difficile della sua avventura editoriale. Nell'epoca del post-rilancio accoglierà unicamente materiale già pronto prima dell'arrivo del nuovo curatore e diventerà il bacino di utenza dei nostalgici del vecchio Dylan Dog. In queste storie, infatti, l'ispettore Bloch non è ancora andato in pensione. Difficile stabilire quale sarà il destino di queste collane, ma è significativo osservare che, eccettuati Tex e l'Indagatore dell'Incubo, tutte le altre serie Bonelli vendono tra le 15.000 e le 33.000 copie. Il futuro si presenta molto difficile.

4 commenti:

  1. Interessante l'idea di pubblicare i propri commenti per rafforzare il proprio punto di vista.

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  2. Si cerca di dare voce a tutti punti di vista per la costruzione di un contraddittorio sereno lontano dalle polemiche e dagli interventi provocatori (come il tuo). Al prossimo commento polemico, si procederà alla relativa cancellazione.

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  3. La tendenza alla Bonelli di adesso di fare di testa sua senza dire nulla ai lettori è preoccupante: me n'ero accorto quando avevano alzato i prezzi all'improvviso senza dire nulla e senza nessuna "lettera di presentazione e di scuse" nella seconda di copertina, come si faceva in tempi più civili. Anzi, era addirittura sacrilegio protestare di questo nei forum.

    Adesso che chiudono il dylandogone senza spiegare nulla è chiaro che ormai il rapporto tra la ditta e i lettori sta diventando sempre più un "tenetevi questo, pagate e tacete". Non c'è più rapporto, o si è ridotto parecchio.

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  4. I motivi della chiusura del Dylandogone sono abbastanza intuibili: basse vendite. E il problema non riguarda solo Dylan Dog, anche se è abbastanza preoccupante che chiuda la testata di un personaggio nel corso di un rilancio. Sotto questo profilo potevano fare maggiore attenzione. Il problema maggiore è la mancanza di comunicazione e di dialogo con i lettori in un momento storico particolare, dove la rete ha abbattuto per sempre le barriere tra autori, editori e lettori. Invece di approfittare dell'occasione per fare promozione dei loro prodotti, si sono trincerati dietro un muro di gomma e considerando il lettore come un soggetto a cui si chiede di acquistare e leggere i loro fumetti senza commentare o dire la propria. Da un punto di vista imprenditoriale, si giustificano tutelando i loro investimenti, dal punto di vista della comunicazione commettono un errore gravissimo, da cui derivano altre perdite nelle vendite. Il progresso tecnologico delle comunicazioni ci dovrebbe insegnare che la politica editoriale fondata sulla arroganza e vuota superiorità non portano utili. Il discorso non si riduce alle chiusure delle collane. Come hai fatto osservare, Joe7, anche sull'aumento di prezzo non c'è stata comunicazione, giustificazione e tante scuse visto che si chiedeva ai lettori un ulteriore sacrificio in termini economici. Vi fu, sulla pagina di Dylan Dog, un secco comunicato, se così lo possiamo chiamare, in cui si invitava i lettori a prendere atto del nuovo prezzo senza protestare e che se proteste vi fossero state, di esse non sarebbe stato tenuto conto né si sarebbe tornati su di esse. Se spostiamo l'attenzione sul solo Dylan Dog, occorre prendere atto di ciò: nel 1996 l'inedito vendeva 600.000 copie. Oggi vende 100.000 copie. In venti anni sono stati persi mezzo milione di lettori e ancora oggi ci si intestardisce in queste dinamiche nei rapporti con i lettori e con il web che non recano altri frutti che non siano quelli di perdite ancora più gravose.

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