venerdì 7 novembre 2014

DYLAN DOG N. 338: RECENSIONE CRITICA! IL PENSIONAMENTO DI BLOCH! UN NUMERO STORICO!

Questo numero è un disastro. Iniziare una recensione in questo modo potrebbe apparire eccessivamente esemplificativo dei contenuti della medesima e del nostro giudizio. Se questo numero 338 fosse stato un numero comune come tanti altri della collana dell'Indagatore dell'Incubo non avremmo avuto difficoltà a concludere nel senso di trovarci difronte all'ennesima, deludente prestazione di Dylan Dog, fumetto soporifero dal ritmo bassissimo, delle mille citazioni inutili e dai disegni raffazzonati, per non parlare dell'aspetto morale del tutto deficitario, ma di ciò parleremo meglio nel seguito di questo articolo critico. Dopo il pessimo numero 337, albo consacrato da una campagna promozionale sulla rete senza precedenti come albo iniziale della Fase 2 del progetto di rilancio, ci si aspettava molto da questo numero 338. Soprattutto ci si attendeva che migliorasse la qualità generale del fumetto, ma il numero 338 ha denotato un gigantesco passo indietro! Ma come? Non dovremmo discutere di albi di rilancio, ossia volumi ospitanti storie eccezionali? Sulla rete comincia già il toto-nomi di coloro che nel 2015 potranno ambire alla poltrona di nuovo supervisore tra Ambrosini, Ruju, Boselli, ecc. E se il ritmo continuerà ad essere questo è probabile che questo esito sarà ancora più vicino. Come dicevamo, da un numero di rilancio ci si aspetterebbe qualcosa di più, che in questa occasione non è arrivato e non ce  ne stupiamo più di tanto visti i presupposti che hanno preceduto l'uscita di questo numero dedicata al sorprendente pensionamento dello sfortunato Ispettore Bloch! In questo articolo di analisi ripercorreremo con dovizia di particolari le tappe che hanno portato a tale disastro, spiegando e illustrando le ragioni per cui, al momento, con questi presupposti è impossibile che le vendite di Dylan Dog possano un giorno ritornare a salire, essendo più probabile che seguitino a diminuire paurosamente. Cominciamo dall'inizio.


Il rilancio di Dylan Dog si è reso necessario perché la perdita di lettori stava assumendo proporzioni preoccupanti. Non che le altre serie stessero meglio. Perfino Tex perde ogni anno il 5% dei lettori, ma per l'Indagatore dell'Incubo la situazione era diventata preoccupante. Dei circa 150.000 lettori che seguivano la serie nel 2012, erano rimasti in circa 100.000 verso la metà del 2014. Occorreva porvi rimedio e in maniera drastica. La prima mossa è stata quella di liberarsi di Giovanni Gualdoni, il supervisore, che ha pagato per tutti. In effetti, già nel 2013 il quadro appariva compromesso. Non si trattava di un semplice calo di lettori, bensì di un vero e proprio abbandono di massa. Gualdoni è stato defenestrato nell'estate scorsa e con il nuovo supervisore è cominciato il progetto di rilancio articolato in due fasi: la 1 con il numero 325 del settembre 2013 in cui il materiale già pronto sarebbe stato leggermente modificato; la 2 con il numero 337 con le storie basate sui nuovi principi. Perché non fare subito i grandi cambiamenti? La Bonelli ha ritmi di produzione lenti e una storia di cui si comincia a parlare ora vedrà la luce nella migliore delle ipotesi tra due anni o più. Il primo anno è stato un vero disastro. La Fase 1 è fallita su tutta la linea. Nonostante lo strombazzamento sulla rete e il cambio di curatore, la testata è parsa risalire di circa 1.000 copie per un paio di mesi, poi è di nuovo precipitata. Coloro che si erano riavvicinati a Dylan Dog sono rimasti delusi perché il materiale presentato non si distaccava molto dalla bassa qualità del precedente. Nonostante il tasso di cultura dei lettori dell'Indagatore dell'Incubo sia scarso e la testata non trasmetta valori cristiani, l'accoglimento è stato deludente. Con la fase 2 iniziata con il numero 337, anche in tal caso preceduta da una grande campagna promozionale sulla rete, si è provato a invertire la marcia. E almeno dai primi giudizi sulla rete, il risultato deve essere considerato ancora negativo. Il che non stupisce.

Del numero 337 abbiamo parlato diffusamente nella recensione pubblicata sul nostro sito il 4 ottobre 2014 e non abbiamo altro da aggiungere a quanto già riferito in quella sede, se non la sottolineatura del triste spettacolo andato in scena alla mostra mercato di Lucca Comics, in cui folle inferocite di sciacalli e speculatori si sono fiondate per acquistare l'edizione variant di questo albo per rivenderla a prezzi folli su ebay. Naturalmente, nessuno sano di mente spenderà quelle cifre per comprare un fumetto che non possiede alcun valore intrinseco. Probabilmente in considerazione dello scarso spessore qualitativo della storia in se, i curatori della serie hanno ben pensato di alimentare le polemiche e il clamore suscitato in rete intorno alla figura di Dylan Dog, come la bisessualità di John Ghost, visto in una vignetta a letto nudo con un uomo e una donna che lo abbracciavano addormentati e le tantissime citazioni del numero 337, che hanno stancato un po' tutti. Citazioni ripetute e sparse. Perfino la trama è stata costruita saccheggiando idee dai film Alien del 1979 e Moon del 2009. Anche la presentazione del numero 338 non è stata aliena da polemiche tese a sfruttare più il personaggio che la storia in se. Da mesi era noto che questo numero sarebbe stato dedicato al pensionamento dell'ispettore Bloch, ma pochi giorni prima dell'uscita ufficiale nelle edicole il disegnatore Bruno Brindisi ha diffuso sul suo profilo Facebook una vignetta ove era possibile intravedere il funerale dell'ispettore! Le polemiche sono subito fioccate sulla rete e noi ce ne siamo occupati in un articolo pubblicato sul nostro sito il 28 ottobre 2014. La strategia era semplice: creare attenzione intorno ad un fumetto del quale, prima ancora che fosse stato pubblicato, era stato già detto tutto. D'accordo, Bloch va in pensione e quindi mica scompare per sempre? La vignetta ha suggerito che Bloch defungesse e ancora una volta masse inferocite di sciacalli e speculatori si sono dirette verso le edicole per comprare un fumetto dove, in sostanza, non è successo niente. L'obiettivo è stato raggiunto: far comprare il numero 338 a chi di solito non compra Dylan Dog. Gli sprovveduti acquirenti lo rivenderanno su ebay come numero epocale, quello del pensionamento di Bloch!


L'ispettore Bloch non ha lasciato questa valle di lacrime, anche se, come vedremo nel prosieguo, ci è andato davvero molto vicino! Cominciamo questo esame del numero 338 dalla copertina. Con il numero 337 i lettori avevano capito che d'ora in avanti avrebbero letto solo contenuti presi da altre opere con conseguente azzeramento della originalità. Ma perché non creare una copertina originale? Troppa fatica? Idee non eccezionali? Così, si è ben pensato di andare a prendere una copertina di un fumetto famoso e guarda caso la scelta è caduta su una delle copertine più famose della Marvel Comics: The Amazing Spider-Man (vol. 1) n. 50 uscito nel luglio 1967 ad opera di Johnny Romita e pubblicata in Italia su molti albi, tra cui L'Uomo Ragno Classic n. 15 delle Edizioni Star Comics nell'aprile 1992. Nella storia dell'Uomo Ragno, Peter, esasperato da Jameson, decide di smettere di essere un supereroe, facendo andare Spidey in pensione, poi ritorna sui suoi passi. In sostanza, è stata questa l'idea saccheggiata dagli autori di questo numero per parlare del pensionamento di Bloch, con la sola differenza che l'ispettore in pensione ci è restato, mentre l'Uomo Ragno ha ripreso la sua carriera. Il titolo Mai più ispettore Bloch poteva essere facilmente scambiato per un indizio della scomparsa definitiva dell'ispettore come personaggio, anche se a più riprese in dichiarazioni ufficiali era stato precisato che Bloch avrebbe continuato a far parte del cast dei personaggi della serie. L'articolo editoriale a pagina 4 prosegue sulla stessa linea del numero 337, ovvero citazioni una dietro l'altra. Si comincia con una delle celebri frasi del detective Roger Murtaugh in Arma Letale, interpretato dall'attore americano Danny Glover. Sono troppo vecchio per queste stronzate. Non hanno avuto nemmeno il coraggio di scrivere stronzate per intero! Cosa c'entra Danny Glover con l'Ispettore Bloch? Assolutamente niente, salvo per il fatto che nei film del ciclo Arma Letale, l'attore di età prossima alla pensione, soleva ripetere questa frase quando era in pericolo insieme all'attore Mel Gibson.

Tutto questo l'editoriale non lo spiega e siccome la maggior parte dei lettori di Dylan Dog è costituita da ignoranti senza valori cristiani, deduciamo che nessuno avrà capito il motivo della citazione e forse l'obiettivo era proprio questo. L'articolo è piccolo. Composto da una colonnina di 10 righe ospita anche riferimenti a John Hartigan di Sin City, Jack Mosley del film Solo due ore e infine viene spiegato il collegamento con Roger Bloch. Anzi, non viene spiegato perché se i personaggi di questi film esprimevano le difficoltà di un lavoro rischioso e ambivano alla pensione, che senso ha collocarli nello stesso articolo di Bloch? Inoltre, i film citati sono d'azione, mentre nelle avventure di Dylan Dog non c'è azione ma solo noia allo stato puro. Più inquietante è il secondo articoletto redazionale dal titolo Attento a quello che desideri perché potrebbe avverarsi. Ed esordisce con un Finalmente ci siamo. Bloch va in pensione. Come se l'evento fosse atteso da una vita! Come se i lettori lo avessero invocato da sempre! Insomma, prima che Dylan Dog entrasse nel buco nero di questo pseudo-rilancio, nessuno si sarebbe mai sognato di pensionare Bloch! Solo il fan arrabbiato con qualche personaggio della fantasia potrebbe partorire un pensiero così alieno dalla realtà. Come un giocattolo per adulti  nelle mani di un bambino. Nella distorta visione dei curatori, Bloch è si un personaggio importante ma per il futuro agirà in una veste diversa, quella del pensionato, ispirando più che mai il suo creatore Tiziano Sclavi. Perché pensionare Bloch? L'articolo ancora non lo spiega. Il motivo sarebbe quello di restituire a questo personaggio una centralità che, secondo l'autore, avrebbe perso. Ovviamente, si tratta di una sua opinione. In realtà, l'ispettore non ha mai smarrito la posizione che il suo creatore gli aveva donato. Per ottenere qualche risultato bisogna rompere il meccanismo in cui era incastrato. Questa sarebbe la vera motivazione?

Nella visione dei nuovi curatori Bloch era un personaggio intrappolato in un meccanismo narrativo senza via d'uscita e questa via sarebbe consistita nel suo pensionamento? Tante perplessità dietro una simile decisione, rieccheggiata dalla rete in maniera spasmodica, salvo che per gli speculatori e gli sciacalli, che hanno fatto incetta di questo albo per rivenderlo su ebay a prezzi pazzi. E voi, appassionati collezionisti di Dylan Dog, non accenderete un mutuo per procurarvi l'albo in cui Bloch va in pensione? Cosa dire di questo editoriale? Che se venisse depurato di tutte le citazioni, richiami a film famosi ed altre opere, ecc., rimarrebbero solo queste parole: Bloch va in pensione perché a noi l'idea ci piace e siccome siamo noi che comandiamo, le cose andranno così. Se vi piace, bene. Se non vi piace, andate a... ok, abbiamo reso il senso. E Bloch se n'è andato davvero in pensione, poverino. La storia inizia nel modo peggiore. I manuali di sceneggiatura e di scrittura indicano come postulato generale quello di non aprire la narrazione con l'esito della storia. Quindi, se Bloch se ne va in pensione, sarebbe stato più saggio iniziare la storia con una trama che portasse a quel risultato. Niente di tutto questo. Si comincia con l'immagine di una canna di pistola (che fantasia) e nella successiva inquadratura, Bloch, posto davanti al soprintendente, deposita l'arma sul tavolo. Questa volta è davvero finita! Si, povero ispettore. Bloch, raffigurato da Brindisi con aria depressa e con il capo chino, lascia l'ufficio. Un'era si chiude e comincia una nuova, non proprio esaltante ma questo per ora passa il convento. Il tutto raccontato in 8 pagine! Bloch è stato ispettore per 28 anni e gli autori hanno ritenuto che fossero sufficienti poche vignette per mandarlo via. Nella loro visione, un nuovo ispettore più arcigno, tale Carpenter, prenderà il suo posto e il suo compito sarà quello di rendere più dura la vita a Dylan Dog. Nuovi contrasti per rendere meno noiose le storie.

A noi è sembrata una solenne bocciatura di Tiziano Sclavi. Come a dire, ok, ora comandiamo noi. Il tuo Bloch è roba vecchia e forse hai sempre sbagliato a rappresentarlo così. La gente si è stufata ai massimi. Spetta a noi rimediare. Siamo convinti che l'ispettore Bloch avrebbe potuto meditare l'idea di andare in pensione dopo una storia tragica che lo avrebbe fatto riflettere e arrivare alla conclusione che il suo momento era giunto alla fine. La vita non è solo fare l'ispettore. In queste otto pagine si riassume tutto quello che in otto mesi si è strombazzato sulla rete. Manderemo Bloch in pensione, faremo usare il telefonino a Dylan Dog, aboliremo il voi, ecc. Solo che, magari, qualche pagina in più sarebbe stata gradita o forse i curatori, nella consapevolezza che il pubblico dei lettori dylaniati è composto, in massima parte, da ignoranti e persone prive di valori cristiani, avranno pensato che una storia fin troppo impegnata sarebbe stata giudicata noiosa, in specie da chi ha sempre avuto con la cultura un rapporto difficile. Arrivati a questo punto, l'albo poteva essere chiuso e riposto nel cassetto o sulla libreria. Bloch è andato in pensione. Tutto è finito. La curiosità è stata soddisfatta. E invece ci sono altre cento pagine da leggere nelle quali il lettore più smaliziato avrebbe voluto trovare le ragioni che hanno indotto Bloch a mollare. Niente di tutto questo. Il povero Jenkins non l'ha presa bene. La notizia della pensione di Bloch lo ha stroncato. Forse ha sempre avuto una attrazione omosessuale verso l'ispettore. Sta di fatto che la depressione se, apparentemente, non ha colpito Bloch, ha centrato lui in pieno. A pagina 13 appare per la prima volta Dylan Dog. Stanco, apatico come al solito nel salotto di casa sua ad ascoltare il racconto di una sua potenziale cliente con la solita storia ai confini della realtà. La ragazza gli chiede di scoprire chi l'ha uccisa! Un momento, ma se lei è qui davanti a me? E infatti, si tratta della solita non-morta. Una non-morta sui generis. Non è una vampira, né una zombie. Ma una persona che nel momento del trapasso, è rimasta nel corpo perché la Morte ha smesso di fare il suo lavoro. E il problema non concerne solo lei. Centinaia di altre persone non muoiono mettendo in difficoltà il responsabile di una ditta di pompe funebri, Gus Bleach. Ma perché non muore più nessuno? Il mistero della ragazza si infittisce. Ed è proprio quando si reca a Scotland Yard per avere notizie su di lei che Dylan Dog apprende del pensionamento dell'amico. Un fulmine a ciel sereno. Gli autori giocano con il dialogo tra lui e Jenkins, amante tradito.

Pagina 22. Jenkins: l'ispettore ci ha lasciati. Dylan Dog. Pagina 23: Che cosa? Jenkins, cosa dici? Jenkins: l'ispettore, il sig. Bloch da un momento all'altro se n'è andato! A pagina 24 arriva il soprintendente. E' lui che informa Dylan Dog che Bloch se n'è andato nel senso che è andato solo in pensione. Le informazioni avute da Jenkins rivelano che la ragazza è membro di una famiglia di criminali, i Cuthbert. Durante le sue indagini, Dylan Dog ha modo di conoscere gli aspetti della nuova vita dell'amico, che lo informa di nuove amicizie che arricchiscono il suo tempo. Amicizie strane perché ognuno dei tre nuovi compagni non conosce l'altro, facendogli visita quando gli altri sono assenti. In una foto di Bloch con uno dei suoi nuovi amici, Dylan scopre come stanno le cose. La Morte sta impersonando tre diversi individui e l'Indagatore dell'Incubo capisce che il suo amico è in pericolo. Perché la Morte si interessa di lui? Solo lei può dargli la risposta. Frugando tra le cose di uno degli amici apparenti dell'ispettore, Dylan trova la conferma alla sua tesi. In un armadio è tenuta nascosta la falce e il sudario. Trovatosi faccia a faccia con lei comincia quello che molti su Facebook hanno chiamato lo spiegone. La Morte stava per prendersi la sua cliente nel momento del trapasso. Ma proprio in quell'istante ha sentito il richiamo di Bloch, caduto in depressione e prossimo a spegnersi del tutto. Quindi, l'ex-ispettore è stato vicino alla morte a dispetto di chi aveva ritenuto che la nostra ipotesi fosse sbagliata per via della famosa vignetta che Brindisi aveva furbescamente diffuso in rete qualche giorno prima. Il dolore come conseguenza dell'avere lasciato il proprio lavoro ha avuto su Bloch un effetto devastante. Ma perché la Morte non lo ha lasciato spegnersi? Il motivo risiede nel rapporto che esiste tra i due. Senza Bloch Dylan Dog avrebbe perso una guida importante rovinando i piani della Morte, la quale ha pensato bene, interpretando tre diversi personaggi, di risollevare il depresso ex-poliziotto. A riuscire nell'intento si rivela Jenkins, il fidato assistente vittima di un malore che lo porta vicino alla fine. Ed è vedendolo prossimo alla fine che Bloch capisce che nella vita non c'è solo il mestiere di poliziotto. Gran finale dove tutto si conclude bene. La Morte riprende il suo lavoro, mentre Bloch e Jenkins cominciano la loro nuova vita. E la cliente di Dylan Dog che non riusciva a trapassare? Molto semplice. Credendo di aiutarla, Dylan la colpisce con la falce della Morte, ma invece di farla morire, le conferisce una sorta di immortalità e così anche Gus.

Questo è stato Dylan Dog n. 338 dedicato al pensionamento di Bloch. Un albo storico? Forse per l'evento in se, ma non per i contenuti. Come ampiamente commentato in rete, la trama è apparsa noiosa e scontata e l'uscita di scena di Bloch non è piaciuta a parecchi, che hanno avuto l'impressione come se gli autori avessero controvoglia dovuto occuparsi di esso. Ordini della supervisione non proprio graditi agli sceneggiatori? Possibile, anche perché la struttura della storia non si regge in piedi. Bloch doveva andare in pensione, ma all'esito di una grande storia, complessa e articolata, con un finale che avrebbe dovuto giustificare il tutto. Gli autori hanno, invece, preferito risolvere la pratica in poche vignette senza precedenti e senza susseguenti. E soprattutto senza coinvolgere minimamente Dylan Dog, come se avessero voluto proteggerlo dall'uscita di scena di un personaggio che hanno sempre odiato. Non sono mancati i consueti valori anticristiani, come emerso dalla tendenza a sconfiggere la morte. Alla fine, la ragazza e Gus non solo non sono morti, ma hanno conquistato la immortalità in barba alle più comuni leggi di natura a trionfo del soprannaturale sulla Fede Cristiana. Un altro messaggio poco edificante uscito dalle pagine di questo fumetto. Ecco i voti che diamo all'albo. Per la supervisione diamo un 3. Insufficienza. Un evento così importante come il pensionamento di un personaggio principale è stato gestito in modo non adeguato. Per i testi diamo un 5. Troppo lento il ritmo della narrazione e dialoghi troppo lontani dalla realtà. Per i disegni diamo un 6, anche se ci è parso che le tavole delle prime dodici pagine sono apparse poco curate a differenza delle ultime quindici, a conferma che ci sono stati diversi stravolgimenti prima di giungere al risultato finale.

4 commenti:

  1. Dopo quest'ennesimo commento negativo mi sembra chiaro che voi abbiate qualcosa contro la Bonelli (e in particolare contro Recchioni). Mi dispiace: a bocciare a priori queste storie si perde la loro bellezza. Poi ognuno ha i suoi giudizi... tuttavia in rete è piaciuto, e questo è l'importante, non sarà un CAPOLAVORO in maiuscolo come "Spazio Profondo", ma senza dubbio è di gran lunga superiore agli ultimi anni di pubblicazioni. Per me è un 9.5 pieno, sia per la trama, sia per i disegni, che per la copertina (Solo fino al 339 omaggeranno altre immagini). Spazio Profondo è un indiscusso 10 e Lode, coi fiocchi e i contro fiocchi. Grande RRobe! La Bonelli regge e la barca rimane a galla. Dopo chicche come Dragonero, Le Storie e Lukas, senza contare Adam Wild, non posso che aspettarmi grandi cose da Morgan Lost e dagli One Shot dell'anno prossimo. Non ho dubbi che mi piaceranno. Speriamo che la crisi finisca presto perché fumetti come Tex Devono tornare alle 300.000 copie mensili, e Dylan Dog almeno a 280.000. Il pubblico non aspetta che belle storie, e professionisti come Boselli o Recchioni sono una garanzia per battere i Comic americani e i Manga giapponesi. Per non parlare di Orfani: Ringo, migliore della prima stagione e sicuramente FANTASTICO.

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  2. Grazie per il tuo intervento, sig. Nessuno (sei un fan di Terence Hill?). In linea generale, non abbiamo nulla contro gli editori, ma questo non ci impedisce di esprimere il nostro pensiero critico, come emerge dagli articoli riccamente spiegati sul nostro sito. Comix Archive è l'unico sito di argomento fumettistico che presenta contenuti professionali, esaustivi e precisi a fronte della superficialità, dilettantismo e mediocrità di altre piattaforme gestite a livello amatoriale da ragazzetti privi di cultura e valori cristiani. Per non parlare dei forum, ove si celano grovigli confusi di anticlericalismo e estremismo di sinistra e certi gruppi su Facebook, in cui l'integralismo di sinistra non lascio spazio al libero contraddittorio che non sia quello suggerito dagli editori che li controllano. I nostri giudizi critici verso la Bonelli sono negativi per le ragioni che vengono spiegate negli articoli. Attualmente, la casa editrice vive una crisi senza precedenti. Dylan Dog vendeva 600.000 copie nel 1996 e oggi vende circa 100.000 copie. La Bonelli, solo per l'Indagatore dell'Incubo, ha perduto mezzo milione di lettori! Per non parlare di quelli persi per Tex e tutte le altre serie nel corso degli ultimi anni. Il numero 338 di Dylan Dog è stato un disastro completo e in rete, benché tu non te ne sia accorto, i giudizi sono stati complessivamente negativi. Pochi se ne sono accorti, ma il racconto è stato superficialmente modificato nella parte iniziale e nella parte finale, che sono state aggiunte in un secondo momento. Il pensionamento di Bloch, infatti, è stato un momento vissuto in termini alieni rispetto alla storia principale della gente che non moriva. Spazio Profondo non è stato molto diverso. Un coacervo di citazioni scontate spalmate su una trama di una semplicità inaudita. E anche qui, mi spiace fartelo osservare, eccettuati i pochi ossequiosi commentatori del nuovo supervisore, i giudizi sono stati terribili e impietosi. Contrariamente a quello che pensi, oggi la Bonelli è una casa editrice che, tolti Tex e DyD, presenta una media di vendita di circa 33.000 copie. Una soglia che dieci anni fa non bastava per tenere in vita una collana. In più alcune serie, come Nathan Never, Dampyr e Martin Mystère sono in caduta libera, mentre delle nuove serie si sono rivelate una delusione (come vendite) Lukas e Dragonero (sebbene per un paio di mesi ci sia stato un incremento di un migliaio di copie vendute). Adam Wild è passato praticamente inosservato. Fumetto di sinistra, in cui l'autore, come al solito, scatena i suoi strali contro la società capitalistica. Tinte di rosso che oggi appaiono comicamente anacronistiche. E infatti, secondo buone proiezioni, non dovrebbe avere venduto più di 30.000 copie come primo numero. Orfani è stato un colossale fallimento. Forse questa notizia ti spiacerà più delle altre, ma la realtà parla chiaro. Gli autori si aspettavano una media di 50.000 copie, ma siamo intorno alle 24.000 copie e la tendenza è in ribasso. 3 milioni di euro buttati in un'opera disastrosa sotto tutti i punti di vista, come ampiamente è emerso dalla rete. Infine, devo deludere le tue aspettative. E' impensabile che Tex e Dylan Dog tornino ai livelli che tu auspichi. In più, aspettati uno sviluppo che sicuramente non ti piacerà nelle prossime settimane. Ne parleremo in un prossimo articolo.

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  3. No... dai, Terence Hill no... ti prego...
    Concordo sull'affermazione che la Bonelli sta vivendo una crisi senza precedenti, ed è evidente come molti dei suoi professionisti siano totalmente impreparati, vedi Burattini, Gualdoni, Marcheselli, Castelli o, in parte, lo stesso Boselli. Io sono dell'opinione che i cambiamenti siano sempre necessari, nel caso di Dylan Dog più che mai (anche se avrebbe dovuto essere fatto circa cinque anni fa, prima di Gualdoni). Anche Tex ha bisogno di un forte restyling, e non credo che Boselli ne sia capace. Poi è ovvio che Recchioni non può fare magie, deve soddisfare 100.000 lettori e guadagnarne altri ogni mese.
    Non mi convince molto l'idea delle mini - miniserie (se mi passi il termine), preferivo I Romanzi a Fumetti. Come non mi ispirano le versioni Ultimate di Nathan Never e Martin Mistere. Sono personaggi che hanno fatto la loro storia, ma ormai non hanno molto da dire.
    Inoltre, è vero che la Bonelli vende principalmente serie da 33.000 copie, ma le altre case editrici non se le sognano neanche (eccezion fatta per poche). è un periodo nero, ma lo è per tutti. Alla Bonelli poi, non si può certo contestare il coraggio, dal 2012 a oggi hanno lanciato quattro nuove serie potenzialmente infinite (Le Storie, Dragonero, Adam Wild e il fallito Saguaro), due miniserie in stagioni (Orfani e Lukas) e il rilancio di Dylan Dog. Non vorrei però che l'audacia si trasformasse in sprontatezza, siamo in tempi d crisi e pubblicano più testate degli anni d'oro. è evidente la necessità di trovare qualcuno che possa sostituire Tex e Dylan Dog in vendite, ma è assai difficile.
    Adam Wild non è un personaggio fatto male, ma secondo me il problema è Manfredi, rispettando tutta la sua competenza e la sua professionalità (come denota l'intervista apparsa su questo sito), è troppo indietro con i tempi. Un eroe del genere non è attuale, non interpreta i valori del popolo. Una serie come la sua andrebbe bene se facesse da cornice a idee innovative, che però non ci sono. A questo proposito penso che Orfani non sia partito male, ma si è perso più o meno a partire dal quarto albo ed è crollato vertiginosamente nella scontatezza. Ringo parte anche lui bene (con le riflessioni sul ruolo dei rivoluzionari nel primo numero e sul tradimento nel secondo).

    Non so se si è notato ma sono un edicolante, e come potrei altrimenti leggere quasi tutti i fumetti in circolazione?

    In ogni caso complimenti, un sito utile e professionale. Avanti così!

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    1. Sui cambiamenti hai ragione. Sono necessari per permettere ad un personaggio di adattarsi ai tempi, ma in alcuni casi non bastano. Vedi Kriminal, ad esempio, chiuse i battenti nel 1974 e non è più ripreso. Di Dylan Dog si stanno sforzando al massimo di renderlo vicino ai gusti dei giovani, ma i cambiamenti apportati finora, eccettuati ossequiosi quanto vuoti apprezzamenti degli accoliti del nuovo supervisore sulla rete, non hanno convinto. Le storie non ingranano. Il ritmo è sempre lento e Dylan Dog appare come un personaggio spento, quasi uno spettatore e non il protagonista della storia. Servirebbe uno scrittore professionista in grado di dare quella scossa che finora non c'è stata.

      La Bonelli si sta americanizzando velocemente. Si punta sul colore, sulle miniserie, su collane adatte per un pubblico di giovanissimi, su tirature e vendite basse ma capillarmente distribuite. Dieci anni fa se una serie vendeva 33.000 copie veniva chiusa, oggi è uno standard invidiato dagli altri editori perché le vendite generali sono calate tantissimo. E gli editori hanno risposto abbassando i costi di produzione. Perfino gli autori vengono pagati di meno rispetto al recente passato. Quello che è certo è che in Italia è sempre più difficile essere autonomi da un punto di vista lavorativo occupandosi solo di fumetto. Emanuela Lupacchino lo dichiarò in una intervista a Etna Comics nel 2012.

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