mercoledì 19 novembre 2014

LA CRISI DI MARTIN MYSTERE: LA REPLICA ALLE PERPLESSITA' DELL'AUTORE E LE FONTI DELLE NOTIZIE!

In questi giorni abbiamo parlato molto della situazione editoriale di Martin Mystére, popolare serie a fumetti pubblicata dalla Bonelli fin dall'aprile 1982. Abbiamo dedicato all'argomento due articoli, pubblicati rispettivamente il 10 novembre e il 12 novembre 2014. In essi abbiamo ripercorso la storia del personaggio creato da Alfredo Castelli dalla sua genesi come Allan Quatermain, pubblicato dal 1978 sul settimanale Supergulp della Mondadori fino al 1980 e poi dal 1982 come Martin Mystère per la Daim Press (vecchio nome della attuale Sergio Bonelli Editore). Una analisi decisamente appassionante, come si conviene per ogni ricerca di carattere storico. L'accento è stato collocato sulle vendite della testata, argomento non sempre bene accolto dal comparto editoriale, nonché da editori e lettori. E' diffuso il pregiudizio secondo il quale quando viene pubblicato su internet o altrove un articolo sulle vendite di una collana, dietro si celi l'obiettivo di parlarne male, mettendo in risalto quello che, in quel preciso momento, costituisce un punto debole della serie. Non è stato questo il nostro obiettivo. Atteggiamenti vili e meschini che non ci riguardano e che non hanno cittadinanza qui. Abbiamo con grande piacere accolto Alfredo Castelli con vari interventi in calce ai nostri articoli, rispondendo puntualmente alle domande e alle richieste poste ed in particolare è stato sempre chiarito quando si citavano notizie con le relative fonti e quando sulla base di esse si formulavano ipotesi e speculazioni.
 

Abbiamo già risposto al sig. Alfredo Castelli nei due commenti alla fine dell'articolo del 12 novembre e qui offriremo una risposta esplicata, analizzando punto per punto gli elementi oggetto del dibattito. Nel commento al nostro articolo del 10 novembre egli scrive: Che dire? Regolarmente ogni 2 o 3 anni viene decretata la chiusura a tempi brevissimi di Martin Mystère; è ovvio che prima o poi accadrà, ma non è ancora questa la volta buona. Non entro nella discussione di cui condivido comunque parecchi punti; posso garantire che, come ho già detto - nel 2011 non si è mai parlato di chiusura, checché ne dicano gli informatori mysteriosi di Ivano Garofalo (peraltro un sostenitore del BVZM), e sono già passati tre anni. Veri i cali di vendita su cui anche stavolta "non prendo posizione" (anzi: la prendo: "i cali di vendita sono veri"): posso dire solo che purtroppo non sono solo (il che non costituisce una consolazione), ma che sono in atto operazioni di rilancio le quali costituiranno (spero) una piacevole sorpresa; anzi, due piacevoli sorprese. La data del giugno 2015 "da indiscrezioni" mi giunge nuova. Ancora il mysterioso informatore? Perché proprio Giugno? Per il mio compleanno? Posso garantire che, salvo apocalisse, invasione Isis o altro, il BVZM resisterò ben oltre il 2015. Grazie dell'attenzione, ci risentiamo alla prossima chiusura immediata. Tali le sue parole, che ora passeremo a commentare, cercando di offrire un ulteriore punto di vista esplicativo e speriamo chiarificatore.
 
L'autore si lamenta del fatto che ogni 2-3 anni si parla della chiusura di Martin Mystère. Se questo avviene è perché il dibattito si alimenta quando si diffondono le notizie sul calo delle vendite o dei dati di vendita riportati da altri siti, a cui noi facciamo riferimento nei nostri articoli per documentarci. Ci fa piacere che Castelli affermi di condividere parecchi punti del nostro articolo, tra cui i cali delle vendite. Egli afferma: i cali di vendita sono veri. Poi afferma che sono in atto operazioni le quali costituiranno (spero) una piacevole sorpresa; anzi, due piacevoli sorprese. E ciò ci fa piacere. Da estimatori di Martin Mystère, accogliamo la notizia con gioia. Il riferimento al giugno 2015, secondo cui da indiscrezioni, potrebbe avvenire la chiusura della collana, come chiarito, è una indiscrezione e siamo lieti che Castelli sostenga il contrario. Poiché è l'autore della serie confidiamo nelle sue parole. La nostra ipotesi, tuttavia, era fondata su un ragionamento preciso: esiste il calo dei lettori. Castelli ne ha offerto espressa conferma e confrontando i vari dati abbiamo dedotto che una chiusura potrebbe avvenire a breve, come pure si vocifera. Ecco spiegato il riferimento alla indiscrezione riportata! Dopotutto, se ogni 2-3 anni si parla di una chiusura, non è un buon segnale perché significa che gli sforzi compiuti fino a quel momento non sono riusciti a risanare la situazione. Al momento, Martin Mystère dovrebbe vendere circa 18.000 copie. Si tratta di un dato stabilito sulla base di una proiezione ottenuta dal dato riferito dal sito Fumettologica del 16 giugno. Il link è questo. L'articolo, ormai citatissimo, è famosissimo per un motivo molto semplice.
 
L'autore riferisce di avere avuto i dati dal direttore editoriale e dal direttore generale della casa editrice. Poiché dati preci si sanno solo dopo 3-4 mesi e l'articolo è del 16 giugno 2014, si può pensare che quei dati si riferiscono alla fine del 2013 e quindi rispetto ad oggi sono vecchi di almeno un anno. Nel sopraccitato articolo si legge: i fumetti da edicola per eccellenza i bonelliani vivono una costante contrazione del venduto medio. E per Tex rimanga la grande ammiraglia del fumetto popolare italiano, ormai anch’essa è scesa sotto il tetto delle 200mila copie al mese. Dunque, si ammette che esiste una contrazione del venduto medio. Lo stesso Castelli ha dichiarato che i cali di vendita sono veri. E ancora l'autore dell'articolo prosegue: Per noi il mercato è in sofferenza ormai da tanti anni. Chiamatela crisi o come volete voi, ma la verità è che il pubblico dei nostri lettori si riduce significativamente, anno dopo anno. E’ un fenomeno che riguarda tutte le nostre testate, e non conosce soste. Dunque, mercato in sofferenza da anni e con un pubblico che si riduce in maniera significativa anno dopo anno. Dichiarazioni ufficiali dei vertici della casa editrice e non spifferi e indiscrezioni. E ancora: L’erosione, in generale, varia tra il 3 e il 5%. Le testate più stabili (o meno instabili) sono Tex e Zagor. Dunque, si parla di una erosione tra il 3 e il 5%. Dati di fine 2013 e quindi applicando questa percentuale al dato delle 20.000 copie di Martin Mystère dell'epoca abbiamo che 20.000 copie meno 5% = 19.000 copie. Arrotondiamolo per difetto, perché la crisi è continuata nel 2014 e abbiamo il dato della nostra proiezione: circa 18.000 copie! Ecco svelato l'arcano!
 
Alfredo Castelli è nuovamente intervenuto con altri commenti alla fine dell'articolo del 12 novembre 2014. Qui il noto autore riferisce una serie di dati interessantissimi, intervenendo a correzione di alcuni dati che avevamo riportato nell'articolo generale sulle vendite della Bonelli. In quella sede era stato precisato che nel 2000 Martin Mystère vendeva 65.000 copie. La fonte di questa notizia, come emerge dal link contenuto nello stesso articolo, è un post pubblicato nel forum di Tex Willer dall'utente Ymalpas il 16 aprile 2010 alle ore 18.22. Il link è questo. Alfredo Castelli, invece, nel primo commento al nostro articolo del 12 novembre afferma che: No. Purtroppo no, vendeva molto di meno, non ricordo quanto, ma sicuramente ben sotto le 50.000. Da dove arriva questo ottimistico dato? Per Castelli, quindi, Martin Mystère nel 2000 vendeva molto meno di 50.000 copie (15.000 copie in meno rispetto al dato citato nel forum di Tex Willer, dove sono sempre bene informati). Cosa vuol dire questo? Sono passati 14 anni. Alfredo Castelli stesso afferma di non ricordare molto bene, ma sicuramente erano ben sotto le 50.000 copie. Nel 2005 a partire dal numero 279, come sappiamo, Martin Mystère è passato alla bimestralità al prezzo di 4,40 euro a volume. Noi abbiamo sostenuto che da allora il calo di lettori è proseguito. Castelli afferma il contrario e dichiara nel commento surriferito: Il passaggio alla bimestralità ha avuto effetti positivi, cioè un aumento delle vendite e degli introiti. Da quale fonte siano stati ricavati i dati del prima o del dopo? Qui, non ci sono fonti. Si tratta di una nostra deduzione, come spiegato ampiamente nell'articolo.
 
Poi Castelli si contraddice e conferma la nostra deduzione quando, nello stesso commento dichiara circa il dato delle vendite del 2009, che secondo noi era di 35.000 copie: No. Purtroppo erano meno. E comunque abbondantemente entro il pareggio. Ragioniamo. Nel 2000 vendeva, secondo Castelli, ben meno di 50.000 copie, ma questo non ha impedito il passaggio alla bimestralità avvenuto nel 2005. Nel 2009 vendeva, sempre secondo Castelli, meno del dato da noi riferito (35.000 copie). Ne possiamo dedurre che tra il 2000 e il 2005 e tra il 2005 e il 2009 la testata è stata continuamente in calo, sia pure entro i limiti del pareggio. Una soglia che, sebbene diversa da serie a serie, può essere considerata come dato unitario nel contesto generale. Nel 2000, infatti, se una serie Bonelli vendeva meno di 35.000 copie chiudeva i battenti. Secondo noi, il motivo per quale Martin Mystére non ha mai chiuso in questi anni nonostante il calo di lettori confermato dallo stesso autore è addebitabile al fatto che, nel frattempo e per fortuna, il punto di pareggio delle collane sia stato abbassato proporzionalmente all'abbassamento dei costi praticato dalla casa editrice. Castelli afferma che: Più che fortuna, direi scelte editoriali operate a causa del generale crollo delle vendite. In sostanza, viene confermato ciò che abbiamo detto. Fortuna o meno, l'editore preso atto del calo costante di lettori ha operato dei tagli, che hanno consentito di abbassare i costi di produzione delle collane e il loro punto di pareggio. Alla fine dell'articolo del 12 novembre sono comparsi altri estesi commenti di Alfredo Castelli, che qui passiamo a confutare come il precedente.

Già è stata fornita risposta in altri commenti alla fine del sopraccitato articolo. Ora l'argomento sarà confutato con più attenzione. Nel titolo dell'articolo abbiamo usato l'espressione Rabbia dei lettori. E' cosa naturale che ci si affezioni ad un personaggio o ad una testata. I collezionisti e i completisti non amano quando l'oggetto della loro passione o ricerca si interrompe per logiche editoriali spesso incomprensibili. E così l'espressione Rabbia dei lettori indica e riassume questo scontento. Sulla rete si leggono numerosi commenti di persone che, pur continuando a seguire Martin Mystère, segnalano un vistoso calo di qualità dei contenuti e di interesse delle storie, quasi che per cercare di intercettare nuovi potenziali lettori attraverso la proposizione di temi interessanti raccontati, però, in chiave più semplicistica, si rischi di perdere e scontentare i lettori più maturi e colti. Nel secondo commento, Castelli non concorda con l'uso dell'espressione Fatto contingente a proposito della non chiusura di Martin Mystère negli anni passati, che, secondo noi, è avvenuta perché, nel frattempo, il punto di pareggio delle collane è stato abbassato. E' lo stesso Castelli che, poco più sopra, afferma che se una collana vendeva meno di 35.000 copie nel 2000 avrebbe chiuso i battenti. Quindi, per noi si tratta di fatto contingente. Se il punto di pareggio non fosse stato abbassato, Martin Mystère avrebbe chiuso anni fa, come già avvenuto per Mister No, chiuso nel 2006 per le basse vendite dopo 31 anni di storia editoriale. Attualmente, se togliamo Brendon (che chiuderà a dicembre 2014 con il numero 100) e Saguaro (che chiuderà nel 2015), Martin Mystère è la serie meno venduta della Bonelli con circa 18.000 copie. Ma non è da escludere che un ulteriore abbassamento del punto di pareggio la tiri su ancora.

Qual è il punto di pareggio attuale di Martin Mystère? Sopra abbiamo visto che non esiste un punto di pareggio unico per tutte le serie, perché diversi sono i costi che ciascuna richiede per essere prodotta e distribuita. In teoria, una serie come Tex, che al momento vende circa 175.000 copie, dovrebbe denotare costi di produzione maggiori e retribuzioni più alte per scrittori e disegnatori che vi lavorano, mentre per Martin Mystère, che al momento, è la serie meno venduta della casa editrice, i costi dovrebbero essere inferiori. Per capire quale potrebbe essere questo punto di pareggio, potremmo fare riferimento a Saguaro, che oggi dovrebbe vendere circa 13.000 copie e sappiamo che chiuderà. Brendon, le cui vendite dovrebbero aggirarsi intorno alle 15.000 copie, chiuderà anch'esso. Trattasi di soglie che non assicurano la sopravvivenza di una testata. Di solito, quando le vendite calano sotto il punto di attenzione, si concede alla collana un periodo per risollevarsi. E' questo il momento in cui si attuano le strategie di rilancio. Probabilmente, per Brendon e Saguaro non hanno funzionato. Nel 2013, quando le voci sulla chiusura della versione bonelliana di Scalped cominciarono a diffondersi, gli autori intervennero, sostenendo che la collana non correva pericoli. Si navigava a vista, ma non avrebbe chiuso. All'epoca Saguaro viveva la sua fase di attenzione. Il rilancio, se vi è stato, non ha funzionato e l'editore ha deciso di chiuderlo. Martin Mystère potrebbe essere attualmente nella sua fase più delicata, quella in cui le idee di rilancio a cui Castelli ha accennato, devono funzionare. Altrimenti, si dovranno prendere le decisioni sul destino della collana. La voce di giugno 2015 è stata male interpretata. Non chiusura in quella data, ma decisioni importanti da prendere entro quella data.

Martin Mystère è bimestrale e da qui a giugno usciranno altri quattro numeri, che dovranno dire se la serie è in grado di continuare o meno. Il Castelli ha parlato di idee di rilancio alcune delle quali già in ciclo di lavorazione ed è probabile che si vedranno proprio in questi numeri. Bisognerà capire se la serie continuerà a perdere lettori come oggi. Perché la collana è in calo, lo ha affermato lo stesso Castelli. Collana in calo significa che ogni mese essa perde lettori. Ad un certo punto, per continuare ad andare avanti, Martin Mystère dovrà smettere di calare e tornare a salire, altrimenti sarà chiuso. Su questo non c'è dubbio. E' solo una nostra ipotesi, ma è possibile che il punto di pareggio di Martin Mystère sia di circa 18.000 copie (le sue vendite attuali). Non dimentichiamo, però, che la collana è pubblicata anche all'estero e allora nel conto bisogna mettere anche i ricavi delle edizioni estere. Nella nostra intervista/chiacchierata con il grande Gianfranco Manfredi, questi ha precisato sulle vendite all'estero che l'editore licenziatario paga un tot per un numero minimo di copie da vendere. Se poi se ne vendono di più, l'editore estero paga le percentuali. Ci sono paesi grossi per cui si fanno contratti di cinquemila copie (tipo USA o Francia), altri fissano quantitativi inferiori fino a editori davvero piccoli, come un editore Macedone, per dirne uno, che pubblica solo qualche centinaio di copie. In complesso non si tratta di quantità strabilianti, ma facendo la media e calcolando una dozzina almeno di paesi, il risultato ripaga delle flessioni che si subiscono in Italia. Quindi, nel conto mettiamo le copie vendute all'estero e i ricavi derivanti da queste. Certo stupisce che in un Paese come la Francia si facciano contratti per appena 5.000 copie e in Macedonia addirittura per 100 copie.

Ad un certo punto, Castelli riconosce che le serie a fumetti della Bonelli sono in calo. Nulla di cui stupirsi, come sostiene il grande autore, visto che i dati li abbiamo avuti dalla casa editrice. In realtà, non è così. I dati li abbiamo ricavati da un articolo del sito di Fumettologica, che li ha ottenuti dalla SBE. Ecco le parole dell'autore: Poiché i dati che circolano, talvolta, sulle vendite dei periodici Bonelli (che non sono monitorati da organismi pubblici come ADS) sono spesso parziali o imprecisi, per fare il punto abbiamo voluto incontrare Davide Bonelli e Mauro Marcheselli, che sono Direttore generale e Direttore editoriale della SBE. A loro abbiamo chiesto di raccontarci alcune cifre relative alle testate ‘simbolo’ della casa editrice milanese. Poi Castelli ci sorprende quando dice, a proposito dei dati forniti a Fumettologica da Davide Bonelli e Mauro Marcheselli: Quelli forniti dalla casa editrice (specifico: la casa editrice, non i singoli collaboratori) non sono inventati, anche se sono i certo modo limitati (occorrerebbe avere una serie di tabelle comparative, compresi rapporti costi/prezzi); non li nego né li ho negati, così come non nego (sarei stupido a farlo) la situazione non eccezionale del BVZM, e così come leggo con attenzione le critiche, spesso rammaricandomi perché sono giuste. Quello che appare paradossale, a nostro modo di vedere, è che si ritengano in un certo modo limitati questi dati! Significa, quindi, che il direttore generale e il direttore editoriale della Bonelli hanno dati limitati dei prodotti della loro casa editrice? Noi riteniamo, invece, che questi dati siano quelli effettivi e del resto perché a precisa richiesta Bonelli e Marcheselli avrebbero fornito dati non precisi quando l'autore dell'articolo dichiara in apertura che è proprio per risolvere l'incertezza e l'imprecisione dei dati sulle vendite della casa editrice che ha deciso di chiedere direttamente ai vertici? Tuttavia, Castelli conferma la situazione non eccezionale di Martin Mystère ritenendo giuste le critiche avanzate dai lettori. Ed è quello che abbiamo sostenuto dall'inizio e che ha giustificato questi articoli.

Ad un certo punto, con riferimento a dati orecchiati chissà dove, inconsistenti o follemente fantasiosi, Castelli si meraviglia di un altro dato contenuto nei nostri articoli: i 3 milioni di euro investiti nel lancio di Orfani, altra popolare serie della Bonelli! In primis, non si tratta di dati orecchiati chissà dove, perché nei nostri articoli indichiamo sempre la fonte delle notizie con il relativo link. Non possono certo essere definiti inconsistenti o follemente fantasiosi e nel caso in questione assolutamente genuini. Quello che ci domandiamo è: Castelli non è a conoscenza delle risorse economiche investite in una serie pubblicata dalla casa editrice con cui collabora? Può anche darsi che sia così, ma perché definire inconsistenti e follemente fantasiosi questi dati quando la fonte dei medesimi è rappresentata da interviste rilasciate pubblicamente dall'autore di Orfani? Avremmo mai riportato una notizia del genere senza esserne sicuri? E poi ancora Castelli afferma: Ricordo che –ahinoi - il costo medio di un lungomettraggio italiano si è abbassato a 1.800.000 di Euro (dati dal rapporto “Io sono cultura”, Unioncamere 2014, pag. 107; ). Mi secca che su non-informazioni spacciate come verità bibliche come queste si basino deduzioni e illazioni che portano a ricostruzioni non realistiche e a volte apocalittiche. Dei costi di un lungometraggio non ci interessa, ma non possono essere definite non-informazioni spacciate per verità bibliche le dichiarazioni degli autori di Orfani rilasciate in interviste. Altrimenti, ciò implicherebbe una mancanza di rispetto verso i colleghi di Castelli impegnati in una delicatissima e per certi versi rivoluzionaria serie a fumetti!

E anche se Alfredo Castelli non ne era a conoscenza, è difficile pensare che non abbia letto quelle interviste o non ne abbia sentito parlare. L'uscita della serie Orfani è stata preceduta da una titanica campagna promozionale e il dato dei 3 milioni di euro investiti in essa è stato strombazzato in interviste pubbliche e in decine di interventi sui forum da parte degli stessi autori. Quindi, non si tratta di non-informazioni, ma di informazioni vere. Per la cronaca, la notizia dei 3 milioni di euro su Orfani è stata ricavata da una intervista concessa dagli autori della collana alla rubrica Spettacoli e cultura di Tiscali. Questo è il link. Il titolo dell'intervista è: Orfani, per Bonelli una scommessa da 3 milioni di euro! Queste le prime parole della premessa: Due serie da 12 albi, un budget che sfiora i tre milioni di euro e l'ambizione di conquistare nuove fette di pubblico di lettori senza tradire i tradizionalisti bonelliani. Si parla di un budget che sfiora i 3 milioni di euro. Non si tratta, dunque, di una voce, di una indiscrezione e nemmeno di dati riportati da un sito che afferma di averli ricavati dalla casa editrice. No, in questa occasione i dati provengono direttamente dalla bocca dell'autore della collana, che non può non conoscere i fondi a disposizione per la produzione della stessa. Per la cronaca, Orfani è giunto ormai alla seconda stagione e in questi giorni è uscito il numero 14 (ossia, il numero 2 della Seconda stagione e già ne è stata annunciata una terza). Infine, il discorso è caduto su Dylan Dog e il rilancio che è ancora in corso della collana. Tutto è cominciato con il numero 325 uscito nel settembre 2013 quando è uscito nelle edicole il volumetto che recava l'inizio della nuova supervisione. E' stato detto su una miriade di siti, blog, forum, giornali et similia, che l'operazione sarebbe stata condotta attraverso due fasi. Nella prima il materiale già pronto sarebbe stato modificato. Nella seconda il nuovo materiale sarebbe stato poi pubblicato.

Noi abbiamo affermato che il rilancio finora non ha dato risultati lusinghieri. Ci siamo basati ancora sui dati forniti da Fumettologica, una fonte quanto mai autorevole per i motivi sopra esposti. E così da un articolo del 2 aprile 2012 abbiamo appreso che Dylan Dog vendeva circa 140.000 copie. Ecco il link. L'articolo è molto preciso e cita anche i dati del fatturato della casa editrice al tempo: 34 milioni di euro e con una erosione annua dei lettori intorno al 4-6%. Ancora una volta si conferma il dato della perdita costante di lettori. In quel momento, la collana non era stata ancora rilanciata. Poi, sempre Fumettologica interviene ancora sull'argomento con un articolo del 16 giugno 2014 (cioè, nel momento finale della Fase 1 del rilancio di Dylan Dog) e cita il dato della collana dell'Indagatore dell'Incubo che venderebbe circa 112.000 copie. Ecco il relativo link. Quindi, tra l'aprile 2012 e il giugno del 2014 Dylan Dog ha perso circa 28.000 lettori. E non finisce qui, perché sempre Fumettologica in un altro articolo del 25 settembre 2014 afferma che Dylan Dog vende 100.000 copie. Ecco il relativo link. Ecco le parole di esordio dell'articolo: Nel corso degli anni Novanta, Dylan Dog raggiunse un successo epocale, con un picco di vendite nel 1993 che toccò circa 600mila copie al mese (per la sola serie inedita), oggi scese intorno alle 100mila al mese. Cosa dobbiamo ricavare da questi dati se non la palese perdita costante di lettori della collana? Si è passati dai circa 140.000 lettori dell'aprile 2012 ai circa 100.000 del settembre 2014. Ciò significa che l'operazione rilancio della collana, iniziata nel settembre 2013, finora non ha dato risultati lusinghieri, visto che non è stata fermata l'erosione di lettori e il calo nelle vendite. Anche in questo caso nessun dato fantasioso. Castelli chiedeva i dati. Eccoli, dunque. Vi è chi ritiene che i dati di Fumettologica non sono veri! Difficile credere ad una cosa del genere se nel famoso articolo del 16 giugno 2014 gli autori riferirono di avere avuto quei dati dai vertici della casa editrice, i quali, nell'occasione, rilasciarono sempre a Fumettologica anche una bella intervista!

In conclusione, il nostro augurio è che Martin Mystère continui ad uscire e siamo certi che la Bonelli Editore rilancerà la collana come dichiarato dal Castelli. Martin Mystère è, al momento, l'unica collana Bonelli con un certo spessore culturale. Ma cosa si sta facendo per risollevarla? Per quanto ci è dato vedere, ben poco. Lo stesso autore ammette che Martin Mystère sta vivendo un momento non felice. I giudizi dei lettori sulla rete sono impietosi. Anche i più accaniti difensori della collana non possono nascondere il decadimento che la sta contraddistinguendo in questi ultimi anni. Ciò che preoccupa di più è l'indifferenza che la circonda. Molti si aspettavano alla recente Lucca Comics & Games 2014 che arrivassero annunci. Intorno al detective dell'Impossibile c'è stato il silenzio assoluto. Si è parlato perfino di Mister No, ma di Martin Mystère nemmeno una parola. Niente. Abbiamo notato che i simpatici amici del forum di Agarthi, un forum dedicato a questo personaggio, hanno parlato dei nostri articoli e dei rispettivi contenuti, riportando le dichiarazioni di Castelli e le parole di Manfredi nell'intervista. Non hanno, però, riportato le parti in cui abbiamo messo in evidenza come intorno al personaggio ci sia il vuoto assoluto. In questo articolo abbiamo dimostrato, con l'indicazione delle fonti, che tutte le nostre osservazioni erano corrette. Non che questo ci faccia piacere, ma è pur vero che Martin Mystère si deve dare una mossa. Nelle storie si dovrebbe osare di più e certi temi andrebbero curati con maggiore attenzione. Il mistero, esplorato con attentamente nelle pagine che precedono la conclusione, non dovrebbe risolversi in una bolla di sapone. Infine, in considerazione del calo di cultura degli scarni lettori attuali, si dovrebbe prendere in considerazione un abbassamento della complessità delle storie. Troppo articolate per essere comprese da menti fiacche, che prediligono letture alla loro portata come i recenti Luckas e Orfani. In definitiva, non siamo ottimisti sul futuro di Martin Mystère, ma speriamo che superi questo momento tornando ad essere grande. Quello che ci dispiace è che, nonostante tutti questi chiarimenti e precisazioni di fonti, ci sono persone che si divertono a scrivere che i dati di Fumettologica non sono veri! Qui, una risata, nemmeno tanto sommessa, si impone. Da queste manifestazioni comprendiamo perché il fumetto in Italia è in crisi.

3 commenti:

  1. Mazza, Dylan Dog fece quel picco assurdo e pazzesco (ma veramente!?!) quando probabilmente il momento d' oro era già passato o era comunque alla fine! °_O

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    1. per momento d' oro intendo a livello di storie.

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    2. Il boom delle vendite di Dylan Dog fu all'inizio degli anni novanta, quando raggiunse le 600.000 copie. Oggi vende circa 100.000 copie e nel 2015 è destinato a scendere ancora di più. Il momento d'oro delle storie si può riassumere nei primi 4-5 anni, poi il lento declino fino ai livelli demenziali attuali, come la trovata del nome di Bloch che sarebbe Sherlock Holmes.

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