sabato 29 novembre 2014

NUOVIFUMETTI PRESENTA: DAGO (ANNO XX) N. 10 - RECENSIONE CRITICA, STORICA E ARGOMENTATIVA

Ogni volta che ci accingiamo a scrivere una recensione di un fumetto di alto profilo culturale e intellettuale come Dago, un naturale senso di soggezione si impadronisce del nostro spirito. Dago non è un semplice fumetto, ma è la più elevata espressione di un'opera che fuoriesce dai suoi ristretti confini per toccare ambiti più elevati, quali quelli della cultura e della storia dell'umanità. Dago non è un fumetto alla portata di tutti i lettori. Per gustarlo in modo completo è necessario essere dotati di una grande preparazione e di una conoscenza della storia che le dimesse aule scolastiche di oggi non sono più in grado di fornire. Il lettore medio, cioè quello che abitualmente consuma fumetti di basso profilo culturale come i vari Dylan Dog, Nathan Never o i recenti Orfani e Lukas o fumetti intrisi di venature socialiste come Adam Wild o Magico Vento, non riuscirà mai a trarre dal magio personaggio creato da Robin Wood l'essenza che gli è propria, ricavandone l'impressione di essere in presenza di un fumetto noioso, complicato e non congeniale ad un momento di fuga da una realtà che il lettore medio, privo di cultura e alla disperata ricerca di valori morali, non è in grado di capire nelle sue variegate sfaccettature. Oltre ad avere una grande preparazione culturale, per leggere Dago è necessario conoscere e amare la storia di tutti i popoli. Dago vive le sue avventure verso la metà del XVI secolo. Si chiama Cesare Renzi, è italiano, anzi veneziano, figlio primogenito ed erede della nobile casata dei Renzi, dignitari della Repubblica di Venezia. Il padre di Cesare scopre un complotto organizzato ai danni della Repubblica dal nobile turco Ahmed Bey e dal mercante greco Kalandrakis, con la complicità di due veneziani molto in vista. Mentre il padre di Cesare espone i suoi sospetti al Principe Bertini, il braccio destro del doge, egli confida tutto al suo miglior amico, Giacomo Barazutti. Anch'essi, però, sono coinvolti nel complotto e decidono di eliminare il nobile Renzi e tutta la sua famiglia, incluso Cesare. Cesare viene pugnalato alla schiena dallo stesso Barazutti e il suo corpo buttato in mare, mentre dei sicari attaccano palazzo Renzi uccidendo chiunque vi si trovi e lasciando alcuni falsi documenti che indicano nello stesso Renzi il misterioso complice del complotto. Qui finisce la prima parte della vita di Cesare. Viene recuperato da una nave turca di mercanti di schiavi e gli viene dato il nome di Dago, dalla daga che aveva ancora conficcata nella sua schiena. Vive come schiavo presso i turchi dove impara presto da un vecchio greco di nome Selin le piccole astuzie che gli consentono di sopravvivere, giorno dopo giorno, al fine di avere la possibilità di compiere quella che è divenuto il suo unico scopo nella vita: vendicarsi degli assassini della sua famiglia. Affrancatosi dalla schiavitù grazie al pirata arabo Barbarossa (Khayr Al-Din), Dago viene inviato a servire il Sultano Solimano, divenendo un Rinnegato per non consentirgli di tornare a casa, conoscendo bene città, flotte e consistenza delle difese turche. A Costantinopoli si unisce al corpo dei giannizzeri, élite dei combattenti turchi; qui gli viene dato il soprannome di Giannizzero nero, a causa del colore dei suoi abiti ma soprattutto della sua anima. Un'anima annerita da troppe sofferenze che hanno forgiato il suo cuore di acciaio.
 
Per caso incontra Kalandrakis, uno dei responsabili del massacro della sua famiglia e lo affoga nella fontana del palazzo del Barbarossa. Durante il suo viaggio verso Vienna, Dago incontra Vlad Tepes, chiamato Dracula ed è grazie a quest'ultimo che riesce ad avvicinarsi ad Ahmed-Bey e ad ucciderlo. In Abissinia riesce a tagliare le mani all'ex-amico Giacomo Barazutti, il quale in preda alla paura ritorna a Venezia ed esorta Bertini a preparare una trappola contro il rinnegato, che però riesce a salvarsi grazie all'aiuto del suo cane, Morte. Successivamente Dago raggiunge Venezia, dove riesce ad avvicinarsi a Bertini, ma riesce unicamente a ferirlo ad una mano. Nel corso della storia, Dago incontra i grandi personaggi del Mondo di quell'epoca: Barbarossa, Solimano, il Gran Visir Ibrahim, Francesco I di Francia, sua sorella Margherita d'Angoulême di cui diventa l'amante, il Conestabile di Borbone, l'imperatore Carlo V, il cavalier Baiardo, Giovanni dalle Bande Nere, Michelangelo Buonarroti e altri ancora. Coinvolto suo malgrado nel Sacco di Roma, organizza la difesa della città con l'aiuto di Cellini. Durante questo periodo, Dago fa la conoscenza di Antonia de Medina, con cui avrà una relazione sentimentale. Dopo la caduta della città, si trova a vagare nella città razziata dai predoni luterani e accorre in aiuto di tre donne che poi scopre essere la moglie e le figlie di Bertini. Successivamente, Dago viene accusato dalla Santa Inquisizione di eresia e durante la condanna al rogo viene salvato da Cortes, Pizzarro e Antonia de Medina che gli rivelerà di essere incinta di lui a seguito della loro relazione a Roma. Dago, per scampare dalla Santa Inquisizione, è costretto a prendere i voti ed entra in un monastero in Andalusia dove si stabilirà per un certo periodo e farà la conoscenza di vari personaggi, tra cui Jimena, che diventa sua amante, Don Riquelme, Miguel de Medina, rispettivamente padre e fidanzato della fanciulla, il suo stesso figlio Cesare Renzi de Medina ed infine Padre Josè, capo dell'ordine dei monaci, che lascerà il monastero nelle mani di Dago prima di morire a causa della peste. Dago successivamente lascerà a sua volta il monastero nelle mani di Padre Esteban de Zorrilla, un ex cappellano militare salvato e scagionato dall'inquisizione, prima di riprendere il suo viaggio. Dopo aver ripreso il suo viaggio, Dago riuscirà a far fallire la banca Bertini; questo evento sarà motivo di ulteriore odio da parte del Principe, odio che culminerà in un tentativo di omicidio durante una visita alla città di Lucca, che fallirà a causa della benevolenza che i lucchesi mostrano per il rinnegato; Bertini, in seguito, morirà di infarto nella sua residenza, un attimo prima che Dago riesca a raggiungerlo e ad ucciderlo. In seguito, Dago viene esiliato nel Nuovo Mondo, dal quale riesce a fuggire solo dopo numerose avventure. Tornato ad Algeri si unisce alla Compagnia della Spada, un'antica società di spadaccini e paladini della libertà, per uccidere il Barazutti a Padova. Tuttavia questi fugge, lasciando solo una lettera per Dago che si lascia alle spalle la città per continuare le sue avventure. Siccome si tratta della prima recensione di questo personaggio abbiamo pensato di ripercorrere la sua genesi, onde descrivere più compiutamente le sue caratteristiche.
 

Nelle desolate lande dell'Ungheria, un mendicante dallo sguardo terribile si aggira per le campagne. Nessuno osa avvicinarlo. Il suo incedere e gli occhi intrisi di una tristezza infinita incutono terrore nei cuori più ardimentosi. Solo un giovane frate, Lazlo, gli dimostra un po' di calore umano e lo invita nel monastero dove sarà possibile prestargli le cure necessarie. Non è in buone condizioni e la vita potrebbe abbandonarlo in ogni momento. Durante una notte tempestosa racconta la sua storia e il suo tragico passato. Anni prima, durante il regno di Luigi II, re d'Ungheria e di Boemia, la situazione è difficile. Solimano il Grande, sultano (cioè, imperatore) turco pretende il pagamento di alte somme per non invadere il Paese. Luigi è giovane, ha meno di vent'anni e la sua mancanza di esperienza lo porta a non considerare i consigli del saggio Giovanni (Janosh) Zapolya, uno dei suoi più abili voivoda (tali erano i governatori delle province del regno secondo la tradizione slava). Rifiutare di pagare le imposte a Solimano significa guerra, ma il regno non è in grado di poter fronteggiare da solo l'esercito ottomano. L'unica alternativa è chiedere l'aiuto di Carlo V, sovrano del Sacro Romano Impero, suo cognato avendo sposato la sorella di questi Maria d'Asburgo. Ma anche questa scelta presenta dei rischi. Come Solimano, anche Carlo V intende impadronirsi dell'Ungheria per porvi sul trono uno dei suoi familiari. Ciò nonostante, Luigi II decide di affrontare i turchi ma la sua grande inesperienza di governo e di comandante militare lo porta a farlo nel modo peggiore non organizzando i suoi eserciti in un'unica grande forza per reggere l'onda d'urto di uno dei più temibili eserciti del mondo dell'epoca. Le forze ungheresi e turche si scontrano nella decisiva battaglia di Mohacs del 29 agosto del 1526. L'esito è sfavorevole per le prime. Luigi II, che in questo scontro perde la vita, ha commesso il fatale errore di avere affrontato i turchi senza aspettare che le altre armate guidate dai suoi voivoda si unissero alle sue forze nella fatale battaglia. Ora l'Ungheria corre un pericolo gravissimo. A est ci sono le forze turche pronte ad entrare nei territori magiari e boemi, mentre a ovest Carlo V ha già messo a punto i suoi piani: inviare il fratello Ferdinando d'Asburgo per reclamare il trono ungherese e guadagnarlo definitivamente alla causa imperiale. Ferdinando ha buoni motivi per ritenere di essere nel giusto. Sua moglie, Anna Jagellone, è infatti la sorella del defunto re Luigi II. Il momento è favorevole. Le forze ottomane non sono riuscite ad avanzare dopo la vittoria di Mohacs e bisogna assolutamente arrivare a Budapest prima di loro. Qui entra in scena Dago. In questo periodo serve ancora sotto Solimano il Grande. La sua missione è di importanza fondamentale. Deve convincere il voivoda Zapolya, che nel frattempo si è fatto eleggere re d'Ungheria con il nome di Giovanni I, a stringere alleanza con l'impero ottomano. In questo periodo, la principale direttiva di governo dei turchi è quella di entrare nel cuore dell'Europa per importarvi e imporvi la religione musulmana. Il grande nemico del sultano è l'impero cattolico di Carlo V. Se riuscirà a stringere alleanza con gli ungheresi si troveranno direttamente difronte ai loro nemici. L'Ungheria diventa territorio di scontro tra due eserciti: le forze imperiali guidate da Ferdinando I d'Asburgo e quelle ungheresi dirette da Giovanni I. Si arriva in breve ad uno stallo a sud del Paese tra gli opposti schieramenti.

A pagina 73 arriva Isabela De Jangellon sposa di Zapolya. Intanto, la situazione non accenna a sbloccarsi. Ferdinando dispone di forze maggiori e in ogni momento il fratello Carlo V, sovrano del Sacro Romano Impero, potrebbe dargli manforte con altre truppe imperiali. Zapolya, è vecchio e stanco. Sa che solo Dago potrebbe dargli una mano. Una notte, la prima notte di nozze, lo convoca in segreto. Dago esce dalla sua stanza con sguardo deciso. In teoria, Zapolya potrebbe stringere alleanza con i turchi di Solimano, le cui forze pareggerebbero quelle imperiali, ma nessuna delle due superpotenze desidera un conflitto che distruggerebbe l'Europa. Così si arriva alla conclusione di un patto. Ferdinando e Giovanni I Zapolya regneranno insieme sull'Ungheria fino alla morte del secondo, il quale, non avendo eredi, lascerebbe tutto nelle mani degli Asburgo di casa d'Austria. E qui c'è il tocco di astuzia di Dago. Zapolya chiama il conte Torok, uno dei voivoda comandanti del suo esercito e gli chiede di ingravidare la moglie, Isabela! Lui non dispone più delle forze per farlo. Isabela resta incinta. Con un erede il regno d'Ungheria resterà a Zapolya! Ferdinando è furente e muove contro le forze ungheresi. Stavolta, però, i magiari si sono preparati. Hanno riunito le loro armate e sotto la guida dei voivoda e di Dago respingono le truppe imperiali. La battaglia finisce, ma dalla casa reale arriva una notizia tragica: Zapolya ha lasciato questa valle di lacrime. Il cardinale Martinuzzi, uno dei voivoda più fedeli a Giovanni I, si occuperà di alleare il figlio del re, ora nuovo sovrano fino all'età adulta quando diventerà re d'Ungheria con il nome di Giovanni II. La storia si conclude qui, ma Barron e Wood si riservano un colpo di scena: Zapolya non è morto! D'accordo con Dago ha fatto in modo che tutti lo pensassero facendo sì che Martinuzzi possa allevare insieme a Torok, padre naturale del bambino, il futuro sovrano! La storia torna al convento. Se non si era ben capito, il vecchio mendicante che fratello Lazlo ha soccorso è proprio Zapolya prossimo alla fine. Prima ha un desiderio: portare un libro che custodisce gelosamente nelle mani di Dago. Lazlo ubbidisce. Invia il volume a Roma, ma qui nessuno sa dove si trovi il Giannizzero. Una storia molto bella e intensa questa del numero 10/2014 di Nuovifumetti. Nestor Barron e Robin Wood offrono una caratterizzazione eccezionale dei protagonisti. Dago non recita un ruolo di primo attore, ma il suo intervento si rivela decisivo ogni qual volta viene chiamato ad intervenire. Prima di concludere, poiché si tratta di un episodio con tanti risvolti storici, è necessario chiarire i punti rispettosi del corso degli avvenimenti da quelli aggiunti dalla fantasia degli autori. Innanzitutto, fotografiamo il periodo storico. I fatti narrati si sono svolti nei primi tre decenni del cinquecento. Allora in Europa esistevano tre grandi potenze: la Francia di Francesco I, il Sacro Romano Impero di Carlo V (meglio noto come Re del Mondo) e l'impero turco anelante di portare la religione musulmana in Europa. La Francia occupava pressoché gli stessi confini attuali, mentre l'Impero era costituito dal territorio degli attuali Stati dell'Europa centrale e meridionale. L'Ungheria era un piccolo regno di dimensioni poco più grandi di quella odierna che costituisce la repubblica di Ungheria.


L'Impero Turno voleva conquistarla per minacciare direttamente i confini dei regni europei, mentre gli Asburgo volevano a tutti i costi evitare questo sviluppo controllando il trono di Budapest. I voivoda, come detto ad inizio di articolo, erano dei nobili e religiosi, che governavano le province del regno. Erano anche i comandanti degli eserciti locali agli ordini del re. Tutti i sovrani menzionati in questa storia sono realmente esistiti. Luigi II era il figlio di Ladislao II Jagellone e di Anna di Foix-Candale. Divenne re d'Ungheria e di Boemia alla morte del padre nel 1516. Nel 1522 sposò Maria d'Asburgo, sorella dell'imperatore Carlo V. Morì il 29 agosto 1526 nella battaglia di Mohacs contro i turchi di Solimano, proprio come narrato nella storia. Anche Zapolya è veramente esistito. Nacque nel castello di Spis il 2 febbraio 1487 e nel 1511 divenne voivoda di Transilvania. Dopo la morte di Luigi II capeggiò un gruppo di nobili ungheresi che, nel raduno dei nobili di Rákos, sostennero che nessuno straniero poteva ambire al trono d'Ungheria. Il pretendente straniero era l'arciduca d'Austria Ferdinando I d'Asburgo, cognato del defunto re e fratello dell'imperatore Carlo V. Giovanni fu incoronato l'11 novembre 1526 dalla maggior parte dei nobili ungheresi, che ritenevano che il dominio degli Asburgo, da tempo in guerra con i Valois, non gli avrebbe portato nessun aiuto nelle guerre contro gli Ottomani; anzi avrebbe potuto coinvolgerli in uno dei fronti di guerra in occidente. In dicembre Ferdinando fu incoronato a sua volta re di Boemia e l'anno successivo cercò di conquistare l'Ungheria, sconfiggendo Giovanni nella battaglia di Tokaj. Il conflitto diede l'occasione a Solimano per intervenire sconfiggendo gli Asburgo e saccheggiando la capitale ungherese Buda. In seguito cercò due volte di conquistare Vienna, nel 1529 e 1533. Poco dopo fu stabilita la spartizione dell'Ungheria, lasciando l'occidente (la Boemia) all'Asburgo e l'oriente a Giovanni I, ormai diventato di fatto un vassallo dell'impero ottomano. Nel 1538, col Trattato di Oradea, Giovanni I e Ferdinando stabilirono di portare entrambi il titolo di re d'Ungheria, ma Giovanni, allora senza eredi, si impegnò a lasciare il suo regno a Ferdinando dopo la sua morte. Il 23 febbraio 1539, però, sposò Isabella Jagellona, figlia del re di Polonia, che partorì un figlio poco prima della morte del marito; l'accordo con Ferdinando non venne quindi eseguito. Isabella assunse la reggenza, mentre il figlio venne eletto re con il titolo di Giovanni II d'Ungheria. Fatti simili a quelli narrati nella storia di Dago, sebbene in un arco di tempo più ristretto. Non corrisponde al vero la storia del figlio di Zapolya, che la moglie avrebbe concepito con il conte Torok, così come non è vero il finale dell'episodio con Zapolya che sceglie l'esilio fingendosi defunto dopo la battaglia con gli imperiali. Carlo V è veramente esistito. Nacque a Gand in Belgio il 24 febbraio 1500 e morì a Cuacos de Yuste il 21 settembre 1558. fu Re di Spagna come Carlo I, Imperatore del Sacro Romano Impero come Carlo V, Re di Napoli come Carlo IV e Duca di Borgogna come Carlo II. È stato una delle più importanti figure della storia d'Europa, padrone di un impero talmente vasto ed esteso, su tre continenti, che gli viene tradizionalmente attribuita l'affermazione secondo cui sul suo regno non tramontava mai il sole. Infine, Solimano detto il Magnifico nacque a Trebisonda il 6 novembre 1494. E' stato sultano, cioè imperatore, dell'Impero Ottomano, che con lui raggiunse il massimo splendore. Il suo nome era Sulayman, latinizzato come Solimano. Nel 1525 Francesco I di Francia, in lotta con l'imperatore Carlo V, propose a Solimano un attacco all'Ungheria di Luigi II. La conquista dell'Ungheria nel 1526 segna la massima espansione turca in Europa.

L'Ungheria venne spartita in tre tronconi: la maggior parte dell'odierna Ungheria fu rivendicata da Solimano, fu creato lo stato vassallo di Transilvania che venne affidato alla famiglia Zápolya e Ferdinando ottenne i territori che comprendevano l'odierna Slovacchia, la Croazia Occidentale e i territori adiacenti. Si fissò così, temporaneamente, il confine fra l'Impero ottomano e il Sacro Romano Impero. Sotto Carlo V e il fratello Ferdinando d'Austria, gli Asburgo riconquistarono l'Ungheria e Solimano la invase nuovamente due volte ma fu ricacciato anche per l'inclemenza del tempo dopo l'Assedio di Vienna nel 1529 e nel 1532. L'anno successivo un trattato divise l'Ungheria fra gli Asburgo e Zápolya ma alla morte di questi l'Ungheria rimase poi agli Asburgo, mentre la Transilvania con l'aiuto delle armate ottomane conquistò la sua autonomia sotto il protettorato turco. Il sogno dei turchi di invadere l'Europa non si era concretizzato. Questi sono i fatti storici per come realmente avvenuti e sui quali Wood e Barron hanno giocato per costruire questo episodio inedito di Dago. Chi legge la storia all'inizio potrebbe chiedersi perché mai Solimano avesse così tanto interesse per l'Ungheria. Come abbiamo visto sopra, era stato il re di Francia Franccesco I Valois a indurlo a questo passo. Francesco I era il più acerrimo nemico di Carlo V, che sperava di indebolire con un poderoso attacco da est con le forze ungheresi e turche. Il suo piano non riuscì e ottenne il solo risultato di rendere più potente gli Asburgo, che si impadronirono di quasi tutta l'Ungheria, che allora comprendeva i territori della odierna Slovacchia, Croazia occidentale e altri territori adiacenti. A Zapolya rimase solo la Transilvania, che oggi costituisce una regione dell'odierna Romania, terra di voivoda che a seconda di come girava il vento erano alleati o nemici dei turchi. La storia di questo numero ha un ritmo molto serrato. Gli autori hanno dovuto concentrare in poche pagine eventi che si sono dipanati nel corso di anni, benché sia stato sottaciuto il motivo per il quale i turchi volevano impadronirsi delle terre ungheresi. Le manipolazioni più estese sono state quelle condotte sulla figura di Giovanni I Zapolya. E' interessante notare come il disegnatore Ruben Marchionne abbia realizzato le figure dei protagonisti in modo straordinariamente somigliante alle loro immagini reali. Zapolya come disegnato in questa storia è identico al vero Zapolya, così come Carlo V, il fratello Ferdinando e il sultano Solimano il Magnifico. Dago ha avuto un ruolo di spettatore come emissario di fiducia dei turchi. Sebbene sia stato lui a consigliare a Zapolya di far congiungere carnalmente la moglie Isabela e il conte Torok per avere un erede. In realtà, questo episodio non è mai avvenuto. Nella storia, Zapolya viene descritto come persona anziana, ma in realtà durante i fatti narrati aveva circa 40 anni. Come abbiamo scritto sopra, la lettura di Dago non è per tutti. Occorre avere una grande conoscenza della storia per comprenderne appieno l'essenza. Ma al di là di questo è la profonda caratterizzazione dei personaggi il punto forte di queste storie. Essi vengono resi così vivi che il lettore percepisce la loro immagine come forte e reale. Molto di più un fumetto Dago, travalica i confini della nona arte per ergersi a qualcosa di più. E questo è anche il motivo per cui occorre sostenere l'Editoriale Aurea che pubblica queste storie in Italia.

2 commenti:

  1. Dago in effetti è un ottimo fumetto, anche se il protagonista si mette a copulare fin troppo per i miei gusti. In ogni caso, complimenti per la ricostruzione storica.

    A proposito di Adam Wild, che sto seguendo, mi potete spiegare meglio quali sono le sue "venature socialiste"? E quelle di Magico Vento, quali sono? Vi ringrazio per la risposta.

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    1. Il vero protagonista delle storie di Dago è la storia stessa intesa come materia di studio attento. La storia è importante perché consente di capire chi eravamo e cosa siamo oggi e cosa potremmo essere in futuro. Al momento, è in preparazione l'articolo di recensione del numero 11 di novembre, che leggerai sempre su questo sito.

      Per quanto riguarda ADAM WILD, potrebbe apparire sul nostro sito un articolo che faccia il punto della situazione della collana in cui risponderemo anche alla tua domanda, che richiede molto più spazio. Per ora, essendo usciti appena due numeri, non c'è abbastanza materiale. Questa serie è passata abbastanza inosservata in rete e dubitiamo possa stabilizzarsi su una quota di almeno 25.000 copie che possa garantirgli una esistenza editoriale tranquilla. Su Comix Archive trattiamo solo i fumetti più venduti e che quindi richiamano più visitatori o quei fumetti, come Dago appunto, che esprimono un eccezionale FENOMENO CULTURALE che esce dai ristretti confini dei comics. Non esiste attualmente sul mercato un fumetto superiore a Dago come CONTENUTI STORICI, SOCIALI E CULTURALI. La propensione del protagonista verso l'altro sesso è anche una condizione dei tempi in cui viveva e una precisa scelta di Wood. Dago è un essere umano, con le debolezze e le fortezze di ogni essere umano.

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