sabato 15 novembre 2014

UNA INTERESSANTE CHIACCHIERATA CON GIANFRANCO MANFREDI, IL CREATORE DI ADAM WILD!

Gianfranco Manfredi è uno dei massimi autori di fumetti italiani. Nato a Senigallia nel 1948 è anche cantautore, scrittore e sceneggiatore. Compie i suoi studi a Milano, ove si laurea in filosofia ed entra in contatto con il mondo controculturale italiano. In questo ambiente nascono le ispirazioni da cui saranno tratte le sue prime canzoni. Ma è negli anni novanta che inizia un'intensa attività di sceneggiatore di fumetti, dando alla luce i personaggi di Gordon Link (Editoriale Dardo), Magico Vento (per Sergio Bonelli Editore) proseguito fino al 2011 per 130 numeri più uno speciale. Dal 1994 inizia a scrivere avventure per Dylan Dog, realizzando sette albi della serie regolare più svariati racconti per albi speciali e fuori serie. Nel 2005 realizza un Maxi Tex intitolato La pista degli agguati e negli anni seguenti entra a far parte dello staff di autori di Tex. È del 2007 Volto Nascosto, miniserie di quattordici numeri, seguita dal 2011 da Shanghai Devil, altra miniserie di diciotto numeri. Nel 2014 porta in edicola un nuovo personaggio, Adam Wild, protagonista di una serie mensile con avventure ambientate nell'Africa coloniale. Il sig. Manfredi è stato così gentile da concederci un po' del suo prezioso tempo per rispondere a qualche domanda sul mondo del fumetto, che ancora oggi, dopo molti successi, lo vede come uno dei massimi protagonisti.

Comix Archive: Salve, sig. Manfredi. Grazie di avere accettato di scambiare quattro chiacchiere insieme a noi ed anzi ci deve scusare se cogliamo l'occasione per sottrarle un po' del suo prezioso tempo per discutere di qualche argomento fumettistico.

Gianfranco Manfredi: Figurati. Non so, davvero, quanto sia giustificato il tuo pessimismo su Martin Mystere. Voglio sperare che le cose non stiano così [nota: Manfredi si riferisce ad un articolo pubblicato sul nostro sito il 10 novembre e relativo alla situazione editoriale del detective dell'Impossibile].

Comix Archive: Leggevo Martin Mystere anni fa, ma poi smisi perché le conclusioni a cui arrivava la storia alla fine di ogni numero mi deludevano sempre. E così cessai la lettura di un fumetto che mi è rimasto sempre nel cuore. Trovavo più interessante l'Almanacco. Lei legge MM?

Gianfranco Manfredi: Ho letto Martin Mystère fin dal primo numero. Apparve fin da subito come un fumetto molto innovativo e nel corso degli anni più volte anticipò temi e tendenze poi diventate quasi abituali nel cinema, ma che all’epoca non lo erano affatto. Anticipò anche tendenze di costume, come ad esempio l’infuriare del complottismo, e sempre con tono lieve, critico e ironico. Inoltre, Martin Mystère è stato il primo fumetto bonelliano che si è aperto delle strade nel campo del cartoon comics televisivo e pure in quello dei videogames. Sarebbe paradossale chiuderlo proprio in un momento in cui la Bonelli cerca di fare un uso multimediale delle sue testate. Ma non credo affatto che le cose stiano così. Credo anzi siano in atto iniziative che non mancheranno di sorprendere i pessimisti. (Tra l’altro non riesco proprio a capire quale senso abbia suscitare allarmi).  C’è poi da considerare che ci sono testate che hanno i LORO lettori, affezionati negli anni, e se vengono chiuse, quei lettori sono PERSI perché non passano ad altre testate, né si riversano sulle nuove. E c’è infine da osservare, come hanno dimostrato ad esempio i supplementi di Repubblica, che il revivalismo è tuttora un fenomeno importante, anche sotto il profilo commerciale. Di tutto questo non si può non tener conto.


Comix Archive: Ha ragione su molti punti. Però, secondo la mia opinione, c'è troppa abbondanza di materiale. Un consumismo esagerato in un'epoca in cui occorrerebbe essere più morigerati. Non so se MM chiuderà o meno. Io spero di no, perché la tentazione di riprenderne la lettura c'è ed è forte. Ma in giro ho sentito troppi commenti negativi e di solito io sento tante persone. Certo è che, come ha scritto qualcuno su Facebook pochi giorni fa, Mister No chiuse perché non vendeva. E non so fino a che punto alla Bonelli convenga tenersi pochi lettori a costo di grandi risorse che in questo momento servirebbero altrove. Posso farle una domanda indiscreta? Come sta andando il suo Adam Wild? Finora ne ho sentito parlare molto bene, anche se non l'ho ancora letto.

Gianfranco Manfredi: La storia di Mister No è più complessa. Da tempo Sergio [Bonelli] era deluso dalla piega che gli sceneggiatori avevano dato alle storie, a cominciare dal ciclo su New York, poi, consapevole di dover chiudere alcune testate, decise di cominciare dalla sua e questo gli fa onore. Dopodiché succede spesso che quando una serie chiude, parta l'effetto nostalgia, che è sempre imprevedibile. Se penso a quanti messaggi continuo a ricevere per un ritorno di Magico Vento! Mi sa che se la serie fosse continuata, sarebbe andata incontro a un periodo di lungo decino e nel silenzio generale. E siccome non volevo che questo accadesse, ho preferito darle una conclusione, proprio come aveva deciso di fare Sergio con Mister No. Cioè non una fine da incompiuta (come Ken Parker) ma una conclusione. Con Adam Wild si vedrà. Ci vorranno dei mesi per capire bene. Già qualche contatto internazionale c'è (e siamo appena al n. 2). A me interessa molto il mercato estero, perché quelli nazionali si stanno tutti restringendo. Francia: hanno reagito moltiplicando le uscite, per avere maggiore varietà nell'offerta. Risultati pessimi. Tempo di permanenza di un fumetto in libreria: una settimana. O vende subito o sparisce. Ci sono politiche editoriali dissennate. Il tempo dirà.

Comix Archive: Non ero a conoscenza di questi particolari su Mister No. Mi piacerebbe parlarne o farne cenno in un articolo prossimo su Comix Archive, se me ne darà l'autorizzazione. Mi fa piacere che la pensiamo allo stesso modo su certe politiche editoriali. L'esempio che lei ha fatto della Francia è perfettamente calzante. Secondo lei, il rischio è forte anche in Italia? Capisco il suo interesse verso il mercato internazionale. I paesi balcanici sono buoni mercati e in espansione. E io aggiungo anche la Russia. Per non parlare della Cina, che ora si sta aprendo a certi modelli occidentali.

Gianfranco Manfredi: Partendo dalle ristampe. Il problema non sta in esse, che consentono di riscoprire fumetti del passato e di collezionarli in vesti migliori. Il problema sorge quando gli editori che fanno queste operazioni, come Mondadori, non reinvestono quello che ne ricavano nella produzione di fumetti nuovi. Questo è un circuito assai poco virtuoso. Finite o inflazionate le ristampe, cosa resterà? Riguardo all’estero. Beh, già sono stato felice di uscire in America con Magico Vento. A luglio è uscito anche in India (vicino Calcutta). Chi non bada a queste cose giudicandole marginali, secondo me, si marginalizza da solo.

Comix Archive: Non sono per nulla marginali, anzi. Sì, ho sentito della edizione americana di Magico Vento: lì si chiama Magic Wind grazie al coraggio di un piccolo editore indipendente. Non escludo che in questa situazione abbia pesato la buona parola della Panini, che adesso sta ristampando la sua serie a colori e con un'ottima veste grafica. L'India, poi, e' un grande mercato. Volevo chiederle se lei è a conoscenza dei dati di vendita delle sue serie in America e in India. Sempre che me ne voglia fare cenno. Capisco, infatti, che si tratta di un argomento molto delicato in questo momento.

Gianfranco Manfredi: Tutto l'estero lo cura la Panini Comics. Di dati non ne possiedo, nel senso che con le edizioni estere, l'editore paga in anticipo un minimo garantito che copre un tot di copie stampate, per cui ai fini della Bonelli (e miei, per i diritti) equivale a un venduto, se poi se ne vendono di più, l'editore paga le percentuali, o dovrebbe, ma trattandosi in genere di piccoli editori, vai a saperlo quanto vendono! Poi ci sono paesi grossi per cui si fanno contratti di cinquemila copie (tipo USA o Francia), altri fissano quantitativi inferiori fino a editori davvero piccoli, come un editore Macedone, per dirne uno, che pubblica solo qualche centinaio di copie. In complesso non si tratta di quantità strabilianti, ma facendo la media e calcolando una dozzina almeno di paesi, il risultato ripaga delle flessioni che si subiscono in Italia. Poi ci sono singoli numeri o edizioni speciali. E qui a volte ci sono stati anche risultati sorprendenti. Per esempio per qualche Tex o per qualche numero di DYD. Io valuto sulla base dei pagamenti che ricevo. Ogni tanto arriva un cifra e male non va di sicuro. Però ti ripeto: sono avverso a chi trae conclusioni sulla base dei dati, perché i dati stessi sono complicatissimi da leggere e dubbi. Alcuni arrivano più di un anno dopo la pubblicazione. Certi editori manco ci hanno mandato le copie stampate. Una volta, l'editore di Gordon Link (non lavoravo ancora per la Bonelli) mi ha comunicato che eravamo usciti in Romania, ma il contratto prevedeva che ci avrebbero saldati i diritti in LEI (la moneta locale) e presso una loro banca. "Per cui" mi ha detto, "se fai una vacanza in Romania, fammi sapere!" Me lo ha detto ridendo, ovviamente. In altre parole: è una selva oscura e quando il flusso dei soldi è maggiore diventa addirittura impenetrabile. La serie TV Valentina, scritta da me, è stata venduta in diciotto paesi. Ho firmato all'epoca una montagna di contratti. I diritti mi sono arrivati soltanto per le repliche italiane che riuscivo a controllare. Dall'estero, nulla. Scatole cinesi. Una società vende a un'altra società che rivende a un'altra società ancora e alla fine non sai più chi ti deve pagare. E non ti dico cosa ho visto nella mia precedente esperienza discografica! E' davvero un ginepraio. Si possono trarre solo indicazioni di massima. Meglio che uno scrittore si concentri sul proprio lavoro, altrimenti ne esce pazzo.


Comix Archive: Accidenti, non immaginavo che fosse così complicato il rapporto con le edizioni all'estero. Vi potreste tutelare con contratti personalizzati, obbligando l'editore estero a comunicarvi periodicamente i dati che a voi occorrono per controllare le loro pubblicazioni oppure vi potreste avvalere di qualche agenzia internazionale di controllo oppure di singoli agenti. Vi costerebbe di più, ma limitereste i rischi di perdere denaro. Per quanto riguarda l'estero, sono a conoscenza del fatto, trattandosi di dati pubblici, che la Panini si occupa della gestione dei vostri diritti. La ringrazio di aver risposto alle mie domande. È stato molto gentile. Purtroppo, per ragioni di tempo, non ho potuto leggere nemmeno un numero di Adam Wild. Spero, in futuro, di leggerne abbastanza numeri da scrivere un articolo.

Gianfranco Manfredi: Sappi che nemmeno gli americani sanno quanto vendono da noi in Italia. Non si fidano dei dati. In passato sia nella discografia che nell'editoria ci sono stati casi di furti clamorosi a danno degli autori stranieri. Per cui, da allora, stabiliscono loro un tot di copie che presumono di vendere da noi, se le fanno pagare e morta lì. Rifiutano contratti che promettono percentuali principesche, perché danno per scontato che non verranno onorati. Ergo: tutti, maledetti e subito. Il che rende superflui i controlli. Il risultato di questa cosa è che un romanzo di Stephen King o di Ken Follett lo paghi la stessa cifra, che poi venda o meno. Un direttore della Sperling mi confidò, ed erano ancora gli anni 90, che con Stephen King quando gli andava proprio di lusso, otteneva il pareggio. Figuriamoci cosa capita oggi con questo calo di vendite allarmante. Da un lato devi avere dei bestselleristi internazionali e devi averli per forza, anche come arma di pressione sulle librerie, dall'altro rischi di perdere soldi già in partenza. Questa è la situazione. Non c'è più rapporto tra vendite e profitti. Le une non sono garanzia degli altri.

Comix Archive: Una situazione difficile al di là delle dichiarazioni di facciata che spesso si leggono sulla rete con editori e autori che, invece, affermano che gli affari vanno bene e che le vendite non sono affatto diminuite. In qualche discussione su Facebook ho ipotizzato che il suo Adam Wild potrebbe vendere tra le 27.000 e le 30.000 copie. Considera questo dato ragionevole oppure pensa che possa essere diverso? Escluse le variant lucchesi...

Gianfranco Manfredi: Credo sia leggermente superiore, ma ora abbiamo solo delle proiezioni e delle prime stime. Ripeto: il dato più importante è se i dati, quali che siano, si stabilizzano. In genere le mie serie hanno avuto un ottimo indice di affezione, altre serie sono precipitate dopo pochi numeri, qualcuna già al secondo. E c'è almeno un caso (Dragonero) in cui la serie a me pare si sia rafforzata nel tempo, perché ha trovato un suo pubblico fedele (ma ignoro le cifre, dunque trattasi di pure sensazioni). Il dato generale è invece che indubbiamente dieci anni fa una serie Bonelli chiudeva se arrivava sotto le trenta/trentacinquemila copie, adesso questo risultato è buono. Del resto lo invidia tutta l'editoria, perché vendere di un prodotto, 35.000 copie al mese, alla fine dell'anno è un bel botto. La media vendite dei romanzi pubblicati in Italia lo scorso anno è precipitata a 67 copie per titolo! Ti rendi conto? Vuol dire che una quantità di romanzi non hanno venduto nemmeno UNA copia! Non li hanno comprati nemmeno i parenti dello scrittore! Tutte le persone sensibili a questo argomento dovrebbero concentrarsi sul fenomeno rovinoso del CALO PROGRESSIVO della lettura in Italia. Non è responsabilità del singolo editore, tantomeno dei singoli autori, e neppure tanto della qualità delle cose pubblicate. L'anno scorso la Mondadori è stata salvata dalle "Sfumature" che erano cosa qualitativamente pessima, quest'anno Rizzoli ha avuto una bella mano da "Il Cardellino" che è un capolavoro, ma trattasi di casi SINGOLI. Io quando vedo i dati, sono allarmato da ben altre cose. Non il destino della MIA testata, ma quello che si capisce della situazione italiana. Se nella città di Treviso si vendono più copie che nell’intera Sicilia questo è un dato SOCIALE su cui editori e autori possono fare ben poco. Se al sud, a parte Napoli, e nelle isole, non si vende quasi nulla, è perché in Italia si è lasciato affondare il sud economicamente, socialmente e dunque anche culturalmente. E’ un problema eminentemente politico e sociale, non c’entrano nulla gli editori. Se questo non entra in testa… cosa si leggono a fare le cifre (vere o presunte) se non si è capaci di leggerle o le si interpretano con un’ottica sbagliata?


Comix Archive: Ovviamente, io mi riferivo al venduto del primo numero di Adam Wild. Poi, è naturale che vi sia un calo che potrebbe durare fino al quinto-sesto numero. Ad esempio, il primo numero di Lukas ha venduto 35.000 copie e poi è sceso nei numeri successivi. Volevo chiederle che cosa ne pensa del rilancio di Dylan Dog e qual è il suo parere sulla decisione della Bonelli di produrre delle copertine speciali.

Gianfranco Manfredi: 1) Una volta per tutte: è un malcostume diffondere cifre non certificate dall’editore. Le cifre vanno chieste all’editore, ogni altra testimonianza, chissà come raccolta, è INAFFIDABILE. Sono anche apparse in passato, su certi blog, cifre assolutamente SBAGLIATE. Ergo basta con questo malcostume. 2) Le variant sono state una bella iniziativa e non si limitavano alle cover, erano EDIZIONI SPECIALI. 3) Cosa succederá a Dylan Dog, sono curioso di vederlo. Ero affezionato al DYD di Sclavi, meno agli altri, inclusi quelli che ho scritto io, che non mi sentivo in piena sintonia con il personaggio, anche se ho sempre cercato di rispettarne il carattere e gli umori. Il problema credo non riguardi solo DYD, ma l'attuale stato del cinema e della narrativa horror. Repliche. L'horror vero non tollera repliche, va sempre reinventato. E questo è un compito molto difficile.

Comix Archive: Su questo punto, concordo pienamente con lei. Molti hanno fatto notare che sia nel numero 337 che nel numero 338 di Dylan Dog si è fatto abbondante uso di citazioni (anche negli editoriali) e che, in particolare, la storia del numero 338 sia apparsa leggermente rattoppata, con la prima e l'ultima parte aggiunte ad una parte centrale (quella della gente che non moriva), che forse costituiva la trama principale ed esclusiva dell'albo. Altri hanno osservato che, più che cambiare questo o quel personaggio, sia importante tornare a narrare storie interessanti e accattivanti. Se in futuro le proponessero di occuparsi della supervisione di Dylan Dog cosa cambierebbe per prima? Sicuramente avrà avuto notizia del ritorno di Kriminal per Mondadori Comics. Secondo lei il mercato può considerarsi ancora ricettivo oggi per un prodotto di questo tipo?

Gianfranco Manfredi: Mi avevano già proposto in passato, molto prima del restyling, di tornare a scrivere degli episodi per Dylan Dog, ma ho detto di no, perché preferisco dedicarmi a cose mie e se devo scegliere un altro personaggio, preferisco Tex. Su Kriminal: credo sia stata la più importante ristampa Mondadori e lo ha fatto conoscere negli alti e nei bassi, grazie alla distanza di tempo. Se ci avessero risparmiato i bassi sarebbe stato meglio, comunque… tutti hanno capito che era un fumetto molto forte e anche strano.

Comix Archive: Non so se ha notato che Kriminal presenta straordinarie affinità con un altro personaggio recente: il Morto dello studio Telloli. Ritiene che possano nascere polemiche da questo punto di vista? Da grande fan di Tex, volevo chiederle se ha in programma la realizzazione di sue storie.

Gianfranco Manfredi: Penso di no, perché il Morto è un chiarissimo omaggio revivalistico e poi si tratta davvero di una piccola produzione, poco più che amatoriale, anche se Telloli è un valido professionista. Di Tex uscirà un mio episodio doppio a primavera (con Leomacs), ne sto finendo un altro doppio per Sejas e il mese prossimo ne comincio un terzo doppio per Nespolino.

Comix Archive: Wow, I fan di Tex avranno di che deliziarsi nei prossimi mesi. Ieri è comparsa sul sito della Bonelli una intervista di Boselli, che parlava proprio di questo progetto che la vede impegnato, sottolineando la sua passione e attenzione che riserva per gli argomenti storici. A questo proposito, volevo chiederle se secondo lei la storia oggi appassiona i lettori come un tempo, oppure, visto che si tratta di una materia poco studiata a scuola, rischia di apparire lontana dai giovani?

Gianfranco Manfredi: I fumetti e i romanzi storici sono una realtà importante in tutti i paesi, da molti anni. In Italia il genere è poco frequentato per molti motivi, i cui principali sono due: 1. A scuola la Storia si studia male. A ogni ciclo scolastico si ricomincia dalla preistoria e la Storia moderna e contemporanea arrivano quando uno non ne può più; 2. C'è una certa accademia culturale italiana che considera a priori un genere minore il romanzo storico in quanto ritiene che la letteratura debba occuparsi esclusivamente dell'attualità. Io avuto molte soddisfazioni occupandomi di episodi che risalgono ai nostri nonni o bisnonni. Molti lettori mi hanno inviato testimonianze e anche album fotografici di famiglia. Parenti di personaggi storici da me citati, mi hanno scritto per ringraziarmi. Ragazzi che hanno riconosciuto, in un personaggio, il misterioso per loro cittadino importante cui è stato dedicato un monumento o una strada, mi hanno scritto e hanno anche intrapreso delle ricerche locali sul personaggio in questione. Insomma: sono belle soddisfazioni. La Storia deve appunto aiutarci a riallacciare i fili di memorie perdute che danno però il senso di chi si è e di dove si vive.

Comix Archive: E' vero. Non solo la storia, ma anche altre materie nella scuola italiana non vengono studiate come si dovrebbe, contribuendo a mettere la cultura in un angolino. Se oggi si legge poco, la colpa e' anche delle politiche di questi decenni che non hanno affatto incentivato lo sviluppo dell'istruzione e della cultura italiana. Ciò nonostante, sono convinto che il suo Adam Wild abbia buone possibilità di imporsi come una testata di elevato profilo culturale, anche perché i temi toccati nella serie, come lo schiavismo e l'antischiavismo, non sono tanto lontani dai tempi che viviamo oggi. In teoria, leggi affermano che siamo tutti uguali perché abbiamo tutti gli stessi diritti, anche se nella sostanza sappiamo che non è vero e che chi dovrebbe difendere e tutelare i cittadini spesso opera in maniera diametralmente opposta.

Gianfranco Manfredi: Il che avviene anche perché a milioni di cittadini, e non solo poveri, della cultura non frega assolutamente niente. Chi invece si batte per preservarla e diffonderla è una specie di eroe, nel clima italiano attuale, che non dipende solo dai “politici”. Se incominciassimo, come corpo sociale e come singoli individui, a prenderci le nostre responsabilità, le cose andrebbero molto meglio. E poi la cultura non può essere inflitta, deve attrarre. Come scriveva, negli anni 20, il grande autore e filosofo cinese Lu Xun: il campo va arato perché le messi possano crescere. A noi sta il compito di curare il terreno e di renderlo fertile.

Comix Archive: Sig. Manfredi, la ringrazio per avere risposto alle mie domande, dimostrando sensibilità e pazienza infinite. Nel congedarmi da lei non posso fare a meno di augurarle nuovi successi e che il suo Adam Wild possa essere protagonista di una sfolgorante avventura editoriale.

La presente chiacchierata/intervista è stata pubblicata previa autorizzazione di Gianfranco Manfredi e nel testo definitivo dallo stesso approvato.

2 commenti:

  1. Ciao! A un certo punto dell'intervista Manfredi dice che un romanzo italiano vende in media 67 copie in un anno. Dove posso trovare questi dati? Qual è la fonte? Grazie

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  2. Per rispondere alla tua domanda, dovremmo chiedere direttamente a Gianfranco Manfredi. Certamente, i dati riferiti dal noto autore sulla vendita dei romanzi in Italia sono davvero deludenti.

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