martedì 30 dicembre 2014

DYLAN DOG: QUESTO NON E' PIU' L'INDAGATORE DELL'INCUBO SECONDO IL DYLAN DOGOFILO! CHE SUCCEDE?

Poche ore fa è uscito il nuovo e attesissimo videorecensione del Dylan Dogofilo e come era da aspettarsi il giudizio dell'albo numero 340 di Dylan Dog è molto negativo, evidenziando ancora di più molti dei tanti profili critici presenti nelle recensioni pubblicate sul nostro sito. L'elemento più eclatante di questo episodio è rappresentato, senza dubbio, dal nome dell'ispettore Bloch che si chiama Sherlock Holmes e dal nome del fido Jenkins che si chiama Cedric! Non ci sentiamo di aggiungere nulla come commento perché le grandi risate che risuonano da ogni angolo del web dicono tutto ed esprimono le perplessità e a questo punto le preoccupazioni per la sorte dell'Indagatore dell'Incubo. Non è così che si rilancia un personaggio. Come molti sulla rete hanno evidenziato, così il personaggio lo si distrugge. Ed è esattamente quello che, a nostro giudizio, sta avvenendo ora. Chiamare Bloch come il celebre investigatore creato dalla fantasia di Arthur Conan Doyle è il modo più semplice e rapido per far arrabbiare i lettori, molti dei quali si sentono presi in giro. Non sappiamo se queste scelte fanno parte di una strategia precisa della casa editrice, volta a far ritornare su Dylan Dog l'interesse di un tempo. Per ora è stata attizzata solo la rabbia e l'incredulità e immaginiamo che molti di quelli che, inconsapevolmente, hanno iniziato o ricominciato a comprare Dylan Dog con il numero 337 avranno compreso di avere sperperato una fortuna che poteva essere impiegata nell'acquisto di fumetti migliori. Cedric, invece, è un nome comune perfettamente collocabile nel contesto in cui il personaggio si muove, ma Sherlock Holmes?!! Siamo costernati. Quando prima dell'uscita di questo numero arrivavano i primi sussurri di questo nome così altisonante ma al contempo irriverente se riferito all'ex-ispettore Bloch avevamo pensato ad uno scherzo, ad un modo per attirare potenziali lettori, incuriositi da una vicenda che non poteva e non doveva essere vera. E qui viene il dubbio: siamo davvero in presenza di un progetto di rilancio o di un disegno di annientamento del personaggio? Una scelta quella del nome che ci è sembrato un autogol clamoroso, impensabile! Se questo fa parte della strategia messa a punto da chissà quale stratega del marketing, secondo noi avrà il solo effetto di far fuggire a gambe levate la vecchia guardia, che è rappresentata da una buona parte dei circa 100.000 lettori che ancora comprano la collana, ma che dal mese prossimo saranno molti di meno dopo questo evento poco edificante. Due giorni fa sul profilo del curatore della testata è apparsa una dichiarazione che riconduce la scelta del nome di Bloch direttamente a Tiziano Sclavi, il creatore del personaggio nel 1986! A essere sinceri, siamo dubbiosi. Non riteniamo che lo scrittore avrebbe partorito questa idea e se ora l'ha avallata, è difficile credere che sia uscita dalla sua fantasia. E' più probabile, invece, che il tutto sia stato deciso in un progetto di marketing che, per ora, si sta rivelando assolutamente rovinoso.
 

Attirano una certa ilarità anche alcune dichiarazioni di autori secondo cui da quando è cominciata la fase 2 di questo rilancio la testata avrebbe avuto un aumento di 20.000 copie delle vendite! A parte il fatto che il rilancio è cominciato tre mesi fa e prima di avere dati precisi devono passare almeno 5-6 mesi, ci è sembrato un dato irrealistico sparato nel mucchio con il solo scopo di fare effetto e colpire la platea e magari distoglierla dalle risate. Nella più rosea delle previsioni, quasi a sfidare la fantascienza più smaliziata, è possibile che il solo numero 337, secondo alcune proiezioni di cui si è letto in rete, abbia venduto circa 3.000 copie in più grazie anche alle copie variant vendute a Lucca Comics, ma da qui a dire che la collana avrebbe aumentato così tanto le vendite ce ne corre. Poi si è letto di dichiarazioni di correzione perché, forse, nessuno ci aveva creduto e si è appreso che la collana starebbe andando bene in base a proiezioni della casa editrice! Ancora perplessità perché non è seriamente sostenibile che un fumetto ha venduto bene quando le sue copie sono ancora in edicola! Il secondo aspetto che ha caratterizzato in negativo è la politica di sinistra che si respira in ogni pagina, in ogni vignetta, in ogni parola! Una ideologia quella di sinistra che inneggia alla rivoluzione, alla violenza come uno strumento per imporre la dittatura del proletariato non può essere veicolata all'interno di un fumetto per ragazzi, perché Dylan Dog è a tutti gli effetti un fumetto per ragazzi e si dovrebbero comunicare messaggi positivi e non negativi come quelli ispirati al socialismo. Davvero non se ne può più. Negli editoriali del numero 339 il messaggio era chiaro: la società capitalistica è un mostro e va rovesciata. Le masse si devono ribellare. Viene da ridere nel pensare che qualcuno creda ancora a simili affermazioni nel 2014 eppure chi l'ha scritto ci crede! Dedicare il titolo di un fumetto come è capitato per il numero 339 a una canzone satanica, ci riferiamo ad Anarchy in the UK dei Sex Pistols, è qualcosa che non dovrebbe accadere, secondo noi. Una canzone le cui prime parole tradotte in italiano sono: io sono l'Anticristo non dovrebbe nemmeno essere ricordata né tanto meno omaggiata attraverso un fumetto per ragazzi. Una deriva estremista di sinistra che non porterà buoni risultati né, immaginiamo noi, vendite di nuovo in attivo. E' pur vero che Dylan Dog si stava spegnendo nell'indifferenza. Tra il 2012 e il 2014 sono stati persi circa 50.000 lettori, ma da qui a pensare che con simili trovate si possa tornare alle vendite dei tempi d'oro è veramente assurdo. Non si dovrebbe fare politica con i fumetti perché essi rappresentano una lettura di evasione e non certo il manifesto di un partito che inneggia ancora al comunismo. L'unico elemento che si salva di questo numero è rappresentato dai buoni disegni di Marco Nizzoli, che ci colpisce per il livello di precisione di alcune tavole, ma tutto il resto, secondo noi, è da buttare. Tra qualche giorno leggerete qui la nostra recensione.

4 commenti:

  1. E sul forum Recchioni ha addirittura scritto che hanno guadagnato 30.000 lettori e se li stanno tenendo. Questa secondo me è fantascienza.
    Non credo però che questo rilancio stia andando così male come dite, e sono sicuro che, almeno in parte, siano riusciti ad arginare l'abbandono della testata. Di solito la verità si trova in mezzo tra le dichiarazioni ufficiali e le proiezioni.

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    1. Caro Nessuno, in altri commenti abbiamo spiegato la distinzione tra le dichiarazioni vere, perché logiche e rispecchianti la situazione di mercato e le dichiarazioni fantascientifiche e illusorie, che spesso gli autori fanno per ragioni varie (autostima e promozione). Non ci sono le condizioni logiche e oggettive per attribuire un minimo di credito a simili dichiarazioni. Prendiamole, quindi, come una sorta di incoraggiamento e nulla più. Si tratta della stessa fonte che parlava di buone vendite del numero 337, quando questo era ancora in edicola o del fatto che le vendite della collana erano triplicate da quando la nuova supervisione si era inserita, mentre una fonte ufficiale (Davide Bonelli in una intervista a Fumettologica) aveva confermato il forte calo. In circa due anni Dylan Dog ha perso 50.000 lettori e il calo continua. Molte edicole, che avevano visto esaurirsi in poche ore le copie del numero 337, hanno registrato il fenomeno inverso dal numero 338 in poi. La mossa disperata delle variant lucchesi non ha funzionato. E gli stupidi che avevano comprato più copie di Spazio Profondo pensando di diventare ricchi rivendendole su ebay hanno capito la differenza tra la realtà e la fantasia quando era troppo tardi. La gente sul web ride. E a questo punto cominciamo a porci dei seri interrogativi: si sta davvero tentando di rilanciare Dylan Dog? Finora, tra le risate che arrivano dai social network e altri elementi pare che, invece, vi sia una deliberata strategia, nemmeno tanto malcelata, di annientarlo.

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  2. Per me invece i lettori li ha guadagnati. Quella che sta conducendo Roberto è una pura campagna di marketing a base di proclami e polemiche gratuite. Sotto certi aspetti Rrobe mi ricorda il buon vecchio Silvio: tanti annunci, tanti proclami, tanti trionfi più o meno immaginari, e tutti quelli che non la vedono come lui sono solo invidiosi. La cosa poi è paradossale visto che viene fatta da uno che non nasconde ( e perché dovrebbe?) la sua schietta preferenza per il PD. Tutto ciò alla fine va a confermare il mio personale motto : " 20 anni passati a odiarlo per poi diventare esattamente come lui" . Comunque, a parte le digressioni politiche, torno a sostenere che l'unico modo per far saltare Roberto è col fatturato. Finché DYD venderà lui dormirà tra 5 cuscini malgrado l'esercito di haters che provvede a fomentare. Quando DYD calerà nelle vendite, solo allora, Roberto sentirà la seggiolona scricchiolare. Magari noi che ci facciamo trasportare nel suo gigantesco flame dovremmo smettere di comprarlo ogni mese per poterne parlare male, non credi?

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    1. Recentemente ha annunciato di avere firmato un contratto con la Mondadori per tre romanzi. La Mondadori è la casa editrice di proprietà di Silvio Berlusconi. Non che ci sia qualcosa da meravigliarsi. Molti autori di sinistra scrivono per le case editrici di Berlusconi. Perfino Sclavi ha pubblicato ben 16 libri con Mondadori! Una incoerenza poco comprensibile: dagli editoriali si lanciano strali contro il capitalismo, contro la società ingiusta e altre cose simili e poi si accettano contratti da persone come Berlusconi che, secondo la propaganda di sinistra, è nemico del popolo! Bisogna decidersi: se si è di sinistra, non si dovrebbe accettare di lavorare per imprenditori che contro la sinistra hanno fondato addirittura un partito politico. Anche l'azienda che distribuisce la Bonelli nelle edicole, la Press-Di, fa parte del gruppo Mondadori!

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