mercoledì 24 dicembre 2014

EDITORIALE AUREA: CONTINUA IL MOMENTO DISASTROSO! DOPO DAGO AUMENTA IL PREZZO DI SKORPIO!

Anche se oggi è il 24 dicembre, vigilia di Natale, continuano ad arrivare notizie negative dal mercato dei fumetti, ormai prossimo alla catastrofe. In un articolo pubblicato sul nostro sito il 18 dicembre 2014, ci siamo occupati ancora di Editoriale Aurea, casa molto conosciuta per la pubblicazione di testate come Dago e i settimanali Skorpio e Lanciostory. In quella sede abbiamo messo in evidenza come l'editore romano si trovi in una situazione non proprio felice dopo le rovinose scelte compiute tra il 2012 e il 2013 coincise con la chiusura di molte testate. L'Aurea paga a caro prezzo la pubblicazione di serie fallimentari come quella di John Doe e soprattutto Long Wei, il cui numero 1 a fronte di una tiratura di 35.000 copie aveva venduto la miseria di appena 4.000 copie! Il 9 dicembre 2014 un post uscito sulla pagina ufficiale della casa editrice annunciava la chiusura dei monografici di Amanda e di Nippur. Non proprio due serie qualsiasi, ma creazioni del noto autore Robin Wood. In un altro post del 17 dicembre si esprimeva l'intenzione forte di passare al print-on-demand, non senza nascondere i timori che si celano dietro una scelta di questo tipo di fare l'ennesimo buco nell'acqua, bruciando altre risorse economiche, in questo momento preziosissime. L'editore teme e ha ragione di farlo, che dietro le incessanti richieste del web ci sia il vuoto. Il gioco è semplice: basta fare un po' di chiasso su qualche gruppo di discussione su Facebook o su altro social network, inviare alla redazione un mare di e-mail a richiesta di questo o quel fumetto e l'editore ci casca in pieno. Gli albi vengono stampati, ma al di là del gruppetto di furbetti che aveva fatto nascere pretestuosamente il clamore internettiano, nessuno compra gli albi, che poi chiudono più che mestamente come successo per le serie monografiche sopraccitate. Per la serie di John Doe successe la stessa cosa: tanti a richiederla sui forum, ma pochi la comprarono. Un disastro totale, proprio come quello di Long Wei, che hanno lasciato la casa editrice a leccarsi le ferite per avere dato fiducia a progetti privi di riscontro reale. Non che si tratti di una novità. I clamori del web sono fallaci e falsi. In un articolo del 12 agosto 2013, Alessandro Bottero, che negli anni novanta si occupava della traduzione e della supervisione delle serie supereroistiche della Play Press e in questi anni ha lavorato anche per la Planeta DeAgostini, mentre oggi è a capo della Bottero Edizioni, lo aveva ben chiarito: Internet non sposta una copia che è una, lo vogliamo capire? Non conta nulla che sui blog o su face book ci siano 100.000 Mi Piace su uno sketch della copertina del fumetto X. NON significa che quei 100.000 compreranno il fumetto. Significa solo che ci sono stati 100.000 Mi piace. Punto. Chi crede che internet abbia davvero una incidenza sulle vendite da edicola (parlo come legge generale, non come eccezione), per cui a campagna di astuto marketing virale corrispondono più copie vendute, per cui gli autori figosi sono quelli che si sono reinventati come esperti di comunicazione su Internet, abbacinando gli editori (e alcuni lettori tastiera-dipendenti), chi crede questo o è ingenuo o è in malafede, perché i dati (i DATI DI VENDITA, non le opinioni di Bottero), dicono l’esatto contrario. Eppure l'Editoriale Aurea diede vita a tanti progetti rivelatisi un fallimento.


Quando una società editrice inizia a chiudere le testate e negli articoli editoriali usa termini drastici per giustificare una sopravvivenza significa che la situazione è più che mai difficile. In un periodo in cui una testata scritta da un mostro sacro del fumetto mondiale come Robin Wood stenta in edicola implica che il futuro si presenta quanto mai nebuloso, nonostante che altri editori continuino a scrivere editoriali in cui si dicono contenti dei risultati ottenuti quest'anno! Forse si tratta di case editrici che distribuiscono i loro prodotti su altri pianeti di altri sistemi solari, perché in questo momento sulla Terra e in Italia in particolare il settore è attanagliato da una crisi senza precedenti e che non accenna ad attenuarsi. In un articolo del 13 dicembre 2014 ci siamo ancora occupati della Editoriale Aurea, che aveva aumentato di 0,30 € il prezzo di copertina di Dago Nuovifumetti, portandolo da 2,70 € a 3,00 €, sottolineando come si fosse trattato dell'ultimo aumento in ordine di tempo dopo che la Star Comics e la Bonelli avevano aumentato sempre di 0,30 € il prezzo dei loro albi nei mesi precedenti. Però, mentre queste ultime si erano limitate a comunicare freddamente la notizia, negli articoli dell'Aurea si cerca almeno di giustificare la decisione e al contempo di cercare la benevolenza e la comprensione dei lettori. In questo l'editore romano è da apprezzare a differenza degli altri concorrenti, che poco hanno curato questo particolare aspetto della comunicazione. Con grandissima impressione leggiamo che questo aumento sarebbe stato imposto dalle nuove esigenze di sopravvivenza, come se una casa editrice non debba prosperare ma solo sopravvivere, un verbo assai triste, che indica una forma minorata di esistenza. Quando gli editori si limitano a sopravvivere significa che il mercato è arrivato alla soglia del non ritorno. Davanti c'è lo spettro del baratro, che a questo punto tanto spettro non è. Marino è consapevole di chiedere ai lettori un grosso sacrificio, ma sottolinea anche di tenere conto del proprio: in circa nove anni il prezzo di Dago non è mai aumentato. In ogni caso, l'approdo alla soglia psicologica dei tre euro è significativo. Fosse stato anche 2,99 anziché 3,00 euro la scelta della casa editrice sarebbe stata più sopportabile. E ora arriva anche la notizia che il prezzo dei due settimanali, Skorpio e Lanciostory, aumenterà di 0,20 € salendo dagli attuali 2,80 € a 3,00 €. Il post è stato pubblicato ieri e i toni sono gli stessi che hanno caratterizzato l'aumento del prezzo di Dago Nuovifumetti. Possiamo solo ipotizzare che da gennaio 2015 aumenteranno i prezzi delle altre serie Aurea ancora in corso: Iniziava l’anno XXX° di Skorpio e dal primo numero di quell’anno (era il 2006) l’Eura decise di portare il prezzo del settimanale a 2,80 euro, un aumento di 20 centesimi rispetto all’anno precedente. Oggi, alla fine del XXXVIII° anno (2014), considerando tutto quello che economicamente è successo in questi anni, aumenti annuali delle materie prime, aumenti dei costi di produzione, dei servizi, dei carburanti e dei trasporti, della distribuzione e delle ritenute fiscali e considerando i prezzi di vendita adottati da tutti i nostri concorrenti.

Oggi - dicevamo - allo scattare del nono anno senza mai aver ritoccato il prezzo dei nostri periodici ci dobbiamo adeguare ai paletti imposti dalle nuove esigenze di sopravvivenza e aumentare di conseguenza il prezzo di Skorpio, portandolo dal prossimo numero a e 3,00. Si tratta di 20 centesimi in più che rispetto a quelli del 2006 valgono qualcosa in meno. Come ben sapete, in questi ultimi anni è successo di tutto. La recessione che ha dilagato in alcuni Paesi europei, ha colpito pesantemente anche l’Italia. Nel giro di poco tempo quattro governi si sono alternati alla guida della Nazione, tutti con l’intento di risanare il Paese. E secondo voi è cambiato qualcosa? Crediamo proprio di no. Anzi, se vogliamo, questi ultimi tre anni sono stati i più brutti di tutto questo periodo di crisi. Invece di migliorare è peggiorato tutto. Di parole se ne sono sentite tante e di fatti ne sono stati realizzati pochi. Ci piacerebbe che questa lunga chiacchierata che a qualcuno potrebbe sembrare troppo qualunquista servisse a giustificare la richiesta che vi abbiamo fatto all’inizio. Sappiamo che vi stiamo chiedendo un sacrificio ma, dopo nove anni (da gennaio 2006 a dicembre 2014) di prezzo invariato, vi preghiamo di considerare anche il nostro. Grazie a tutti e, se potete, continuate a seguirci. Questo comunicato di Aurea Editoriale è particolarmente da apprezzare perché esprime la situazione come è attualmente e senza mezzi termini. A differenza di altri editori, non ci si nasconde dietro falsi miti o pretestuose scuse. Non si afferma, contraddicendo la realtà, che le cose vanno bene e che le vendite sono aumentate. Non si prendono in giro i lettori, che poi tanti stupidi non sono se, puntualmente, ai post fantascientifici degli editori rispondono con frasi sprezzanti o nella migliore delle ipotesi con delle battute al veleno. Ci hanno colpito, in particolare, del comunicato queste parole: se vogliamo, questi ultimi tre anni sono stati i più brutti di tutto questo periodo di crisi. Invece di migliorare è peggiorato tutto. Di parole se ne sono sentite tante e di fatti ne sono stati realizzati pochi. Tre anni dal 2011 al 2014, gli anni, cioè, in cui la crisi ha conosciuto la sua fase più acuta e distruttiva con cali vistosi delle vendite per grandi e piccoli. Non ride la Bonelli, che ha visto calare esponenzialmente per non dire crollare le sue vendite dei titoli di punta e che ora è costretta a presentare solo miniserie a stagioni. Non ride la Panini, che dallo scorso anno è in vendita, ma il miliardo di euro chiesto da Vittorio Merloni, proprietario dell'azienda, è più fantasioso che realistico. Nella migliore delle ipotesi riteniamo che si possa chiudere sui 350 milioni di euro a fronte dei 100 miliardi di lire (oggi circa 50 milioni di euro) che Merloni consegnò alla Marvel nel 1999 per rilevare una azienda sul punto di fallire come la casa madre americana. Tre anni in cui la situazione, già gravissima, è peggiorata in maniera esponenziale. L'unico aspetto di questo comunicato che non ci è piaciuto è stata la ricerca delle cause esterne. Si cita di tutto, dalla crisi economica alla recessione che ha colpito l'Europa meridionale distrutta dalla politica monetaria dell'UE imposta dalla Germania a tutto vantaggio dei Paesi del Nord, che invece prosperano sempre di più, ma non si fa un po' di sana autocritica alla ricerca di altre ragioni della crisi.

Siamo sicuri che la colpa di tutta questa triste situazione sia solo della crisi economica e non anche di scelte disastrose compiute dalla casa editrice romana? Noi siamo convintissimi del fatto che una buona responsabilità sia addebitabile ai progetti fallimentari varati proprio tra il 2011 e il 2014. Se, da un lato, è pur vero che in questo triennio è successo di tutto e tutto è andato male, peggiorando sempre di più, dall'altro è anche vero che Aurea ha commesso errori madornali. Ci riferiamo al varo della serie di John Doe, ripresa dal punto in cui la Eura, l'editore che esisteva prima dell'Aurea, l'aveva saggiamente interrotta. E soprattutto al disastroso Long Wei varato nel 2013! Un fallimento colossale sullo sfondo di una idea assurda: cosa c'entrano le arti marziali con la città di Milano? Un editore esperto come Aurea non avrebbe mai dovuto commettere una leggerezza simile, accordando fiducia ad un progetto che non stava né in Cielo e né in Terra. E allora che non ci si lamenti più di tanto. L'idea di base di Long Wei era assurda e le trame imbastite non sono mai riuscite a imporsi all'attenzione di un gruppo importante di lettori. Anzi, proprio quando su Facebook si moltiplicavano i commenti positivi era segno che le cose non stavano andando molto bene. Alessandro Bottero lo aveva precisato nell'articolo sopraccitato e non venne ascoltato. Allora, parliamo del 12 agosto 2013, era uscito il primo numero e il progetto era da interrompere subito. Invece, si è preferito affrontare un rischio inutile quando tutti i segnali indicavano che la serie sarebbe andata malissimo, come in effetti è stato. Sempre nello stesso periodo, Aurea credendo ai soliti clamori internettiani ha varato una serie di progetti di serie del mercato franco-belga, che si sono risolte tutte nell'identico modo: chiusura dopo pochi mesi. Si era creduto che il successo puramente illusorio che la GP stava avendo con i fumetti francesi sarebbe esploso. Poi GP fallì e il suo posto venne rilevato dalla Editoriale Cosmo, che a fronte della prudenza che caratterizza la sua offerta, non è in una situazione felice, se al massimo i suoi albi girano intorno alle 4.500 copie. Non è, dunque, solo colpa della crisi economica e della recessione, che, in ultimo, rendono solo più manifeste situazioni di precarietà editoriale. E' nei momenti di crisi che bisogna prestare più attenzione. Un esempio per tutti è la Mondadori Comics, la casa editrice di proprietà della famiglia Berlusconi. Punta solo sul sicuro e su fumetti di certa vendibilità, ma ha puntato anche su progetti rischiosi, come Hammer, venendo premiata dal pubblico. Il motivo è semplice: le edizioni della Mondadori sono eccezionali sotto ogni profilo. Editoriali scritti da professionisti veri e non da amatori raccattati sui forum come fanno altri editori e una qualità della carta e dei formati davvero eccezionale. E ora Aurea paga le conseguenze degli errori commessi. Ha chiuso Nippur e Amanda, entrambi fumetti di Robin Wood. Ha aumentato il prezzo di Dago Nuovifumetti e di Skorpio portandolo a 3,00 € e ha varato un massiccio progetto on-demand sull'onda delle richieste provenienti dal web! Sarà una vera gloria? Noi ne dubitiamo per almeno due motivi. In primis, nessun altro editore si è lanciato nell'on-demand, il che fa pensare che dietro di esso non ci sia una grande richiesta. In secundis, nei tempi di crisi non è possibile spendere molto per i fumetti e non a caso il mercato dell'usato è più fiorente che mai. La nostra ipotesi è che questa ulteriore iniziativa dell'Aurea fallirà come le precedenti, ma ovviamente speriamo di sbagliare.

3 commenti:

  1. L'unica cosa buona è che almeno gli editori si sono presi il disturbo di scusarsi coi lettori e di spiegare l'aumento del prezzo.

    Tutta un'altra cosa rispetto all'atteggiamento arrogante dei redattori della Bonelli, che hanno alzato il prezzo senza nessuna giustificazione e rispondendo infastiditi ai commenti negativi, insultando i lettori.

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    1. chi ti aumenta il prezzo della benzina e delle sigarette o di qualsiasi altro prodotto di consumo ti chiede scusa o si giustifica con te dell'aumento?

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    2. L'Editoriale Aurea è da apprezzare in questo: un editoriale come quello presente in terza di copertina di Dago Nuovifumetti n. 12/2014 non è da tutti. Si chiude un anno bruttissimo per l'editoria a fumetti. Un po' tutti hanno aumentato di 0,30-0,40 € euro il prezzo di copertina. Aumenti che nell'era dell'Euro pesano tantissimo sulle tasche dei lettori. Quando c'era la vecchia, cara lira si parlava di aumenti di 100-200 lire (che oggi sarebbero 0,05-0,10 €), mentre oggi gli aumenti sono triplicati perché aumentati sono anche i costi di produzione. La carta costa più del triplo di dieci anni fa e le vendite sono calate esponenzialmente e continuano a calare. Aurea, peraltro, vive una situazione difficilissima: a fronte di un personaggio straordinario come Dago, non riesce a liberarsi dalle catene di un disagio provocato dai fallimenti di serie proposte in questi anni come John Doe e Long Wei. E la decisione di varare una linea on-demand costituisce il capitolo definitivo di un declino che non accenna a fermarsi. Ipotizziamo che nel 2015 ci saranno altre chiusure clamorose.

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