giovedì 18 dicembre 2014

EDITORIALE AUREA: DAI DISASTRI DI JOHN DOE E LONG WEI ALL'ULTIMA SPIAGGIA DEL PRINT-ON-DEMAND!

La crisi del mercato del fumetto sta spingendo le case editrici verso direzioni che fino a pochi anni fa non avrebbero mai preso in considerazione. Una di queste è il print-on-demand, che significa stampa-su-richiesta. L'editore stamperà solo le copie di un certo fumetto richieste per andare sul sicuro e non correre più il rischio dell'invenduto. Il print-on-demand ha, però, molti lati negativi e uno di questi è rappresentato dai costi. Quanto costerà una copia di un fumetto prodotto in questo modo? Di certo, più dei 3,00 euro oggi richiesti dalla casa editrice Aurea per un suo albo distribuito in edicola. E qui viene spontaneo interrogarsi sulla convenienza di una scelta che potrebbe ritorcersi contro la stessa casa editrice. Non è la prima volta che determinate scelte vengono attuate sull'onda delle richieste provenienti dal mondo del web. In molti casi si tratta di clamori illusori. Basta scrivere un post e in poche ore arrivano centinaia di like per l'annuncio dell'uscita di una nuova serie. Poi si scopre che soltanto una piccola parte di quei mi piace si sono tradotti in acquisti veri. Fondare le scelte editoriali sul passaparola della rete può essere molto rischioso. I precedenti di case editrici che si sono rovinate seguendo questa strada sono tantissimi. Basti pensare alla Star Comics, che si è scottata con i fallimenti di Davvero di Paola Barbato e di Suore Ninja. Due progetti rovinosi che hanno segnato la fine delle illusioni di trasformare un fumetto distribuito gratuitamente sulla rete in un successo commerciale di vendite. Quando una cosa è gratis le richieste non mancano. Quando lo stesso prodotto cessa di essere gratuito, le richieste si azzerano. La Star Comics ha subito un duro contraccolpo sul piano economico, dovendo chiudere la sua linea di fumetti italiani come dimostrato dal siluramento di Giuseppe Di Bernardo come responsabile della suddetta linea. E', dunque, lecito interrogarsi sulla validità effettiva del print-on-demand e della decisione della Aurea.


In un post pubblicato sulla sua pagina ufficiale il giorno 17 dicembre 2014, la casa editrice romana ha dichiarato: Quando abbiamo lanciato l'idea dell'on-demand non pensavamo di scatenare un putiferio tale. Adesso speriamo solo, che una volta varato definitivamente il progetto, non ci dovremo nostro malgrado accorgere che abbiamo fatto tanto baccano per nulla. Come è già successo con precedenti iniziative realizzate a furor di popolo e che sono poi state seguite dalla sola adesione di quello sparuto numero di irriducibili che non finiremo mai di ringraziare e che continuano a seguirci con l’immutato affetto degli anni d’oro anche in questi tempi di grande sacrifici per tutti. L'autore del post fa bene a temere che, anche in questo caso, il grande clamore internettiano dietro la richiesta del print-on-demand si riveli una bolla di sapone con conseguenti perdite economiche per l'editore. Il riferimento è a due precedenti ben precisi. Nel gennaio 2010, a distanza di poche settimane dalla comparsa della Aurea, che sempre diretta da Enzo Marino, aveva preso il posto della liquidata Eura Editoriale, furono in molti a chiedere sui forum e su Facebook che fosse ripresa la pubblicazione di John Doe, una infausta serie dai contenuti anticristiani che la vecchia proprietà dell'Eura negli ultimi mesi del 2009 non aveva ritenuto proficuo proseguire. La quarta stagione venne chiusa in anticipo dopo il quarto volumetto e grandi furono le ire dell'autore e del suo agguerrito gruppo di fan di sinistra. Tutti a inveire contro il sistema che, a loro dire, non aveva saputo cogliere il genio dietro quella serie. In realtà, John Doe non era mai stata una collana fortunata e i contenuti furono giudicati un miscuglio di citazioni a opere e film famosi, ma nulla che potesse rappresentare una trama interessante o una idea originale.

Su Facebook, tuttavia, basta aprire un gruppo di discussione con qualche centinaio di adepti e il gioco è fatto. L'editore crede che dietro quelle centinaia di fan si celino migliaia di potenziali acquirenti e decide di investire nella proposizione della collana. Le poche centinaia di fan restano accontentati, ma le migliaia di lettori che avrebbero dovuto comprare la serie fanno orecchie da mercante e l'editore dopo qualche mese capisce di essere caduto in una trappola. Non avrebbe dovuto credere alle grida di quelle poche centinaia di persone e infatti, memore di quella esperienza, Aurea sopra ha dichiarato: Come è già successo con precedenti iniziative realizzate a furor di popolo e che sono poi state seguite dalla sola adesione di quello sparuto numero di irriducibili che non finiremo mai di ringraziare (...) e forse l'accenno al ringraziamento è ironico visto che è stato per colpa di quello sparuto numero di irriducibili che sono state volatilizzate migliaia di euro in un investimento disastroso. E non si tratta dell'unico precedente. Verso la fine del 2012 Aurea cade ancora una volta nella trappola. La GP, emanazione fumettistica della azienda di giocattoli di Enrico Preziosi, presidente del Genoa Calcio, aveva lanciato nei mesi precedenti una serie di bonellidi contenenti famose serie francesi come Durango e Comanche! I pochi fan del genere esultarono, ma dietro di loro c'era il deserto. Molti osservatori lo fecero presente e quando Aurea annunciò il varo di un progetto di allargamento del suo parco testate, il primo pensiero fu quello di un suicidio editoriale ed economico e così fu. Tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014 l'editore romano fu costretto a chiudere quasi tutte le serie che aveva aperto nei mesi precedenti. Perfino il tanto celebrato (sulla rete) Long Wei si rivelò un disastro di vaste proporzioni.

Ad Aurea va il merito di avere portato avanti il progetto di quella miniserie, ma l'idea sulla quale si reggeva era davvero ridicola: un cinese esperto in arti marziali che combatteva contro la malavita di origine del suo Paese! Una pessima rappresentazione della trama del film con Bruce Lee del 1972, L'urlo di Chen terrorizza anche l'Occidente. Long Wei fu un disastro come vendite. In un articolo pubblicato sul sito di Fumetto d'Autore del 12 agosto 2013 venne rivelato che il numero 1, che era stato stampato con una tiratura di 35.000 copie, aveva venduto appena 4.000 copie, cioè poco più del 10% della tiratura. In quell'articolo Alessandro Bottero precisò: Signori, Internet non sposta una copia che è una, lo vogliamo capire? Non conta nulla che sui blog o su face book ci siano 100.000 Mi Piace su uno sketch della copertina del fumetto X. NON significa che quei 100.000 compreranno il fumetto. Significa solo che ci sono stati 100.000 Mi piace. Punto. Il discorso di Bottero era chiaro: mettere mi piace su un post è gratis, ma comprare una testata a fumetti in edicola è cosa ben diversa. Aspettarsi che un mi piace su Facebook si traduca in una copia con i tempi che corrono è follia pura e investire risorse economiche preziose basandosi su un presupposto del genere è un suicidio. Chi crede che internet abbia davvero una incidenza sulle vendite da edicola (parlo come legge generale, non come eccezione), per cui a campagna di astuto marketing virale corrispondono più copie vendute, per cui gli autori figosi sono quelli che si sono reinventati come esperti di comunicazione su Internet, abbacinando gli editori (e alcuni lettori tastiera-dipendenti), chi crede questo o è ingenuo o è in malafede, perché i dati (i DATI DI VENDITA, non le opinioni di Bottero), dicono l’esatto contrario. Ingenuità o malafede?

Poiché a nessuno fa piacere buttare i propri soldi, riteniamo che sia più ingenuità e mancanza di conoscenza del fenomeno di internet che determinano certe scelte. L'imprenditore è padrone dei suoi averi e può farne ciò che vuole, ma poi le banche cominciano a innervosirsi e iniziano a chiudere i rubinetti del credito e esigono dai debitori la restituzione dei loro soldi e cominciano i problemi veri. Le aziende entrano in una situazione di insolvenza e sono costrette a portare i libri in tribunale per sottrarsi alla spira dei decreti ingiuntivi notificati dai creditori. Nello stesso articolo, Alessandro Bottero fece anche delle previsioni sui dati di vendita di Orfani, sostenendo che il numero 1 avrebbe piazzato circa 60.000 copie. Non andò molto lontano dalla realtà. Orfani n. 1 vendette circa 49.000 copie e fu un flop di quelli clamorosi: gli autori, infatti, si aspettavano almeno 80.000 copie, come dichiarato in una intervista al Fatto Quotidiano del 16 ottobre 2013. Se non riempio il San Paolo [che ha circa 80.000 posti ndr], dichiarò l'autore di quella serie, mi suicido. Per fortuna, non c'è stato alcun suicidio, ma Orfani è stato un fallimento, checché ne dicano coloro che su Facebook ancora mandano avanti una sorta di propaganda di regime che fa solo molta tristezza. Al momento, Orfani vende 25.000 copie, vale a dire circa la metà di quanto gli stessi autori si aspettavano come dichiarato nella suddetta intervista. Bottero rivelò i dati di vendita di un'altra serie che Aurea aveva aperto cavalcando le onde di un eccessivo ottimismo: Willard the Witch con una tiratura di 25.000 copie aveva venduto solo 2.300 copie. Un altro disastro nato dalla predisposizione a credere ai falsi clamori della rete. Aurea ha appreso qualcosa da queste amare esperienze se nel succitato post dichiara con estrema franchezza:

Purtroppo, il numero di questi impagabili lettori, che ogni editore sogna di avere tra le proprie fila, non raggiunge il quorum che ci consentirebbe di portare avanti i progetti iniziati con tanto entusiasmo. Ed è per questo che, come annunciato, Amanda e Nippur chiuderanno la loro avventura cartacea per iniziare quella meno costosa in formato telematico, scaricabile dalla applicazione per iPad e iPhone I Grandi Fumetti Aurea. Ora, francamente noi non crediamo che un editore sogna davvero di avere un numero di lettori così basso, anche se impagabile. Non sarebbe di alcuna utilità e vendere con una distribuzione di livello condominiale non è ammissibile in questi tempi così duri per il mercato. Ricordiamo che Aurea ha annunciato pochi giorni fa la chiusura degli albi monografici di Amanda e di Nippur! Non parliamo di due serie qualsiasi, ma di testate con personaggi creati da Robin Wood! E se un pezzo di tale calibro stenta, figuriamoci gli altri. Inoltre, sempre l'Aurea ha annunciato pochi giorni l'aumento di 0,30 € del prezzo dei monografici da edicola, che quindi saliranno da 2,70 € a 3,00 €! Nell'articolo che parlava di questo annuncio si faceva un chiarissimo riferimento ad esigenze di sopravvivenza, il che indica che l'editore romano non si trova in una situazione che gli possa permettere di avventurarsi in sentieri rischiosi. Noi tutti ci auguriamo che le cose migliorino e che l'Editoriale Aurea, che pubblica uno dei nostri fumetti preferiti, Dago, possa andare avanti per molto tempo. Nel post vengono forniti ulteriori particolari del progetto print-on-demand, che fanno pensare che la casa editrice romana veda in questa ultima spiaggia il modo per continuare a proporre fumetti in Italia, anche se noi riteniamo che questo sistema non darà i frutti sperati e si rivelerà un fallimento.

Il futuro, infatti, non è il mercato digitale. Tutto quello che viene diffuso in rete in forma di bit può essere piratato con estrema facilità. La prima stagione del fumetto di Orfani di 12 numeri è scaricabile gratuitamente dalla rete per chi la vuole leggere senza riversare un centesimo nelle casse della Bonelli e nelle tasche dei loro autori. E così per molte altre testate a fumetti. Il print-on demand potrebbe funzionare se offerto a prezzi di copertina accettabili e ragionevoli, altrimenti si rivelerà, come noi pensiamo, un disastro colossale e potrebbe trascinare la casa editrice in una crisi senza ritorno, come lo fu per la Editoriale Eura nel dicembre 2009. Continua il post: Questo tipo di richiesta sarà estesa anche agli arretrati. Dovete recuperare una copia del 1975 di Lanciostory, tanto per fare un esempio per l’anno più lontano? Basta seguire la solita procedura, stampata su tutte le nostre pubblicazioni in fondo al colophon della gerenza, e la copia anastatica, fresca di stampa vi sarà recapitata a casa nel giro di 20/25 giorni dal ricevimento del pagamento. Niente più copie vecchie di magazzino, usurate dal tempo e profumate di polvere, ma copie nuove appena uscite dalle macchine dello stampatore. E questo sarà possibile per tutte le nostre pubblicazioni, non solo per Lanciostory e Skorpio. Una copia di Lanciostory del 1975?! Con il massimo rispetto per chi ha concepito la proposta, ma questi fumetti si trovano già a prezzi stracciatissimi su ebay! Il numero 9, Anno I, è offerto a 1,00 €! Quello che viene offerto in questo on-demand è, dunque, una ristampa di un fumetto già uscito, ma, come abbiamo scritto poco sopra, tutto dipenderà dal prezzo richiesto. I lettori valuteranno, pertanto, se sarà più conveniente prendere il fumetto che cerca in questo modo o comprarlo sul mercato dell'usato per pochi centesimi.

Lascia perplessi anche l'ultima particolarità di questo progetto: l’on demand più sfizioso sarà quello che porterà il lettore a scegliere tra un elenco di storie che forniremo e comporre l’albo che sarà solo suo, esclusivo e personale. Da quello che abbiamo capito, si potranno scegliere le storie che si vuole e raccoglierle in un unico e esclusivo albo! Molto intrigante, ma il senso di tutto questo? E quanto costerà? Di questi tempi pensare a cose del genere è superfluo e riteniamo che chi ha ideato questa proposta non abbia una idea chiara della difficile situazione economica del Paese. L'Aurea ha messo a disposizione anche un sito ad hoc per questa sua iniziativa. Vedremo. Per quanto ci riguarda, la casa editrice romana ha commesso molti errori in questi anni, in cui ha seguito mode sbagliate e ha finanziato progetti fallimentari, come John Doe e la disastrosa miniserie di Long Wei, che ha bruciato molte risorse che potevano essere impiegate in progetti più seri e professionali anziché in avventure editoriali rovinose. Quello che è mancato nella politica dell'Aurea in questi anni, come già avvenuto per altre case editrici che ora si trovano ad un passo dal baratro, è una iniziativa volta a cercare nuovi lettori. Invece, si è deciso di pescare nello stagnetto, sempre più circoscritto, di pochi fan irriducibili menzionati all'inizio del post della casa editrice, ma che, come quest'ultima ha finalmente ammesso, non garantiscono la sopravvivenza di una realtà fumettistica. La crisi del fumetto in questo Paese è la conseguenza della crisi economica e prima ancora della crisi del mondo della cultura. In Italia si legge sempre di meno per una precisa scelta politica volta alla diffusione dell'analfabetismo che, occultamente, viene portata avanti in un grande disegno di controllo delle masse sempre più ignoranti.

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