giovedì 11 dicembre 2014

ORFANI: CRONISTORIA DI UN FLOP TRA CITAZIONI E DISPERAZIONI! IL SAN PAOLO NON E' STATO RIEMPITO!!!

Orfani non è solo un fumetto a colori dai contenuti per un pubblico di ragazzi di età compresa tra i 9 e i 13 anni, ma costituisce il tentativo dell'editore Bonelli, secondo noi non riuscito, di svincolarsi dal pluridecennale immobilismo che ha caratterizzato la sua offerta di albi a fumetti fino ad oggi. Perché uscire dall'isolazionismo che ha decretato il grande successo della casa editrice di Milano con una proposta tanto particolare? Negli ultimi anni la situazione è andata cambiando, le vendite sono calate tantissimo, fino al punto da spingere verso rilanci dai contenuti più che clamorosi. Basti vedere cosa sta accadendo all'universo di Dylan Dog in cui è possibile notare cambiamenti davvero incredibili. Bloch in pensione, un nuovo ispettore, un nuovo nemico, un po' di tecnologia, ecc. Cambiamenti tanti, ma storie che, nella sostanza, non sono affatto migliorate come qualità delle immagini e di narrazione, secondo il nostro giudizio. Viviamo un'epoca in cui la crisi economica è così devastante che produrre fumetti di qualità non è più sufficiente. Le vendite calano ugualmente. La qualità serve solo a rallentare una caduta che avrà ugualmente effetti rovinosi. Investire in questi momenti è un atto di coraggio, che non sempre viene premiato. Quando la qualità non c'è, il crollo assume le proporzioni di una catastrofe e rischia di trascinare con se tutti gli sforzi compiuti. In un articolo del 23 agosto del 2014 abbiamo fatto il punto della situazione delle vendite della casa editrice milanese, citando le fonti delle notizie ed in particolare articoli dell'autorevole sito di Fumettologica, che permettono di tracciare un quadro non eccezionale, secondo noi. E' stata la situazione venutasi a creare negli ultimi 4-5 anni che ha determinato il varo di progetti peculiari, come Orfani e una serie di modifiche nel modo che caratterizzava i movimenti della Bonelli con una spiccata predilezione per il mondo del fumetto americano, le sue dinamiche e le sue follie. Orfani si inserisce in questo quadro, ponendosi come una sorta di punto di rottura con la tradizione. Via il bianco e nero, via la gabbia delle tavole bonelliane, via sceneggiature lunghe e complesse, ma un linguaggio semplice ed immediato per i nuovi lettori del decennio, poco colti e ben disposti verso contenuti leggeri. Di conseguenza, anche i disegni dovevano essere modificati e ciò ha determinato l'ingresso di artisti che, fino a pochi anni fa, non avrebbero mai trovato accoglimento nella casa editrice milanese di Tex e Zagor.
 

Questa è la storia di Orfani. Una storia che sarà tracciata utilizzando fonti ufficiali e riscontrabili, costituite principalmente dalle parole degli autori nelle interviste pubbliche rilasciate. Parole che, per questi motivi, non potranno essere contestate. Ogni storia ha un inizio e quella di Orfani può essere fatta risalire ai post che comparivano su un blog, il cui titolo richiamava un personaggio apparso nei racconti del maestro dell'orrore Stephen King. Dalla Parte di Asso si riferisce al personaggio chiamato John Merrill detto Ace, cioè Asso, che guidava una banda di bulli di quartiere nella nota città che ha costituito lo scenario di tante storie dello scrittore americano, la famosa Castle Rock. Il post sul blog è dell'11 gennaio 2013, prima immagine di Orfani diffusa in rete. Da quel momento tanta curiosità per un progetto che era difficile da associare alla Bonelli. Un fumetto a colori con vignette realizzate tipicamente con la tecnica dei disegnatori americani, un linguaggio veloce, scorrevole, che non lasciava spazio alcuno alla riflessione. Una lettura di pochi minuti, piacevole e per nulla impegnativa. La lettura ideale per persone dalle pretese culturali assai modeste e che per tali motivi non avrebbero mai potuto leggere un fumetto Bonelli tradizionale. Un esperimento che era un primo passo verso la americanizzazione totale della casa editrice di Tex e Zagor. Già dai primi mesi del 2010, infatti, la Bonelli aveva sorpreso tutto il movimento di settore, affidando la gestione dei diritti internazionali dei suoi personaggi alla Panini, che è sempre stata legata a doppio filo alla Marvel, che, a sua volta, nell'estate del 2009 era stata acquistata dalla Disney. Nacque subito un problema. All'estero i fumetti della casa editrice milanese avevano sempre stentato. Vi erano stati alcuni tentativi negli anni novanta del secolo scorso di imporsi nel mercato americano, ma non avevano avuto successo. Salvo che nei Paesi balcanici e in alcuni Stati del sud-America, Tex e soci non avevano mai avuto un grande appeal. Era, perciò, necessario creare fumetti nuovi, in grado di imporsi in mercati che, fino a quel momento, erano stati off-limits. Poiché il processo di produzione di un fumetto Bonelli è di circa due anni, possiamo ipotizzare che la lavorazione di questa serie sia cominciata intorno alla fine del 2011. La Bonelli necessitava di un fumetto moderno per presentarsi in mercati che erano stati sempre allergici alle sue proposte fumettistiche. Nel frattempo, la situazione nel mercato italiano stava precipitando in una crisi senza precedenti e bisognava fare qualcosa per invertire una tendenza che si profilava come pericolosa.
 
Serie campioni di incassi come il Tex e Dylan Dog cominciavano a perdere colpi. E allora si cominciò a pensare che Orfani potesse essere utilizzata per realizzare un progetto ambizioso: catturare nuovi lettori nel mondo dei videogiocatori. Scene e ambientazioni erano quelle di un videogioco sparatutto dove la logica e la riflessione semplicemente non esistono. Si spara e basta a tutto quello che si muove e aumentare lo score. Dopo di quel momento, sono stati pubblicati sul blog sopraccitato una serie continua di post con disegni, studi e altro materiale su questa nuova serie, che doveva dimostrare soprattutto all'estero che la nuova Bonelli non aveva nulla a che fare con quella vecchia dedita alla produzione di fumetti statici dai ritmi blandi e dalle sceneggiature complesse. Orfani operava su due fronti: quello estero come veicolo di nuovi contenuti di interesse; quello interno come strumento per attirare nuovi lettori presi soprattutto nel mondo dei videogiochi. Poiché l'offerta, sul fronte interno, era diretta a nuovi lettori, non occorreva essere molto originali. Bastava ricreare scene e protagonisti dei videogiochi in commercio e non escludiamo che i modelli per la realizzazione dei personaggi siano stati presi direttamente da quelle sedi, tra cui il noto Halo. I lettori tradizionali avrebbero storto il naso per questi contenuti che apparivano più adatti ai ragazzini che a lettori maturi. Avrebbero esternato il loro malumore sui forum e su Facebook, ma la cosa importante, anzi fondamentale, era prendere nuovi lettori. Altrimenti, non sarebbero stati investiti circa tre milioni di euro per il progetto iniziale che prevedeva due stagioni di dodici episodi ciascuna. Intervenendo nei commenti di un nostro articolo sulla crisi di vendite che affligge Martin Mystère, Alfredo Castellli chiedeva quale fosse il link con questa notizia. L'osservazione ci colpì non poco. Castelli scrive fumetti per la Bonelli e dovrebbe sapere delle somme ingenti stanziate per Orfani. Così non abbiamo esitato a indicare il relativo link: una intervista rilasciata dall'autore di Orfani alla rubrica Spettacoli e Cultura del portale Tiscali. Il titolo dell'intervista inequivocabile: Orfani, una scommessa da tre milioni di euro. Una somma enorme, più alta di quella solitamente stanziata per le altre serie della Bonelli. Citiamo dall'intervista:

Due serie da dodici albi, un budget che sfiora i tre milioni di euro, l'abile regia del fumettista Roberto Recchioni e l'ambizione di conquistare nuove fette di pubblico di lettori senza tradire i tradizionalisti bonelliani. C'è tanta attesa per l'arrivo in edicola il 16 ottobre di Orfani, la nuova scommessa della casa editrice di Tex e Dylan Dog. "E' una serie di fantascienza bellica che si richiama alla tradizione di Robert Heinlein e Joe Haldeman e quindi a romanzi come Fanteria dello spazio e Guerra Eterna - spiega a Tiscali l'autore Roberto Recchioni -. E' strutturata in due stagioni da 12 numeri ciascuna. Il fumetto, che ho creato con Emiliano Mammucari, racconta le vicende di un gruppo di bambini, orfani di guerra e vittime di un attacco al pianeta Terra. Sono sopravvissuti a questa Apocalisse, ma poi sono stati rapiti dall’esercito per volontà del governo, reclutati e addestrati per diventare soldati". Il fumetto propone un doppio binario narrativo: il passato dei soldati bambini e il presente di guerrieri. "Orfani è fedele alla tradizione bonelliana dell’avventura, ma presenta un sottotesto politico piuttosto forte che emerge numero dopo numero. Parte dal tema dell'infanzia strappata e nei primi albi sembra una serie di pura azione e combattimento, ma poi diventa qualcosa di diverso", aggiunge il nuovo curatore di Dylan Dog. Queste in blu sono le parole della premessa dell'intervista. Si sottolinea con enfasi l'attesa per il giorno 16 ottobre 2013, data di esordio della serie. Si parla di una storia di fantascienza bellica, il che stona un po' con le solite storie Bonelli. Sorprendente è l'affermazione dell'autore quando sostiene (con coraggio, secondo noi) che Orfani è fedele alla tradizione bonelliana dell'avventura! Forse si è trattata di una battuta e già immaginiamo il sorrisino sulle labbra dell'intervistatore. Una serie di pura azione e combattimento che avrebbe dovuto divenire qualcosa di più. Oggi sappiamo che ciò non è avvenuto, come sanno tutti coloro che hanno letto Orfani e lo trovandolo una lettura orrenda, pur non avendo il coraggio di scriverlo nei gruppi Facebook per timore di essere buttati fuori o segnalati come troll o spammatori. La realtà, tuttavia, è ineludibile. L'intervista si compone di due sole domande, ma risulta interessante. La prima domanda sembra ironica: qual è la principale novità di Orfani?

Presenta non una, ma diverse grandi novità. Innanzi tutto è la prima serie Bonelli interamente realizzata a colori. Lorenzo De Felici e Annalisa Leoni, che hanno curato questa fase, non hanno utilizzato quelli tradizionali, quindi non troviamo nelle strisce i piattoni comunemente usati nelle altre produzioni della casa editrice. E’ una colorazione che richiama le produzioni d’autore francesi e i fumetti americani. In secondo luogo è una delle più grandi produzioni fumettistiche al mondo in termini di investimenti. E’ stato stanziato un budget di più di un milione e duecentomila euro per i primi dodici numeri che arriva a sfiorare i tre milioni di euro per le prime due stagioni. Interveniamo a correzione. La Bonelli non ha mai presentato, è vero, serie a colori ma per una scelta precisa tesa a privilegiare il bianco e nero, non certo per antitesi verso il colore. E fin qui si potrebbe anche soprassedere. Poi cominciano le inesattezze. L'autore parla a ruota libera qualificando la serie di Orfani una delle più grandi produzioni fumettistiche al mondo! Anche qui tanta ironia forse per giocare sulla ignoranza dei lettori, che non conoscono le dinamiche del mondo del fumetto e soprattutto che nel mondo esistono fumetti che sono costati molto di più. L'esaltazione vorrebbe far intendere di essere in presenza di un kolossal destinato a vendere milioni di copie in tutto il mondo, ma, come vedremo in seguito, Orfani venderà esattamente quanto vendono le altre nuove serie Bonelli costate una miseria in rapporto ad esso. I numeri sono precisi: per i primi dodici numeri sarebbero stati stanziati 1.200.000,00 euro! Mentre per i dodici numeri della seconda stagione il budget salirebbe, nel complesso, a circa 3.000.000,00 euro! E la domanda sorge spontanea: si possono spendere tanti soldi per una collana di fumetti destinata ad un pubblico dei videomaniaci? La realtà viene a galla nella seconda domanda: Avete deciso di puntare su un target differente da quello tradizionale bonelliano? Era piuttosto ovvio che, date le premesse, non si puntasse ai lettori tradizionali della casa editrice, ai quali sarebbe preso un colpo se davvero la Bonelli avesse voluto proporre loro questo genere di fumetti. Dopo avere riportato esattamente le parole dell'autore della testata, Alfredo Castelli non avrà più dubbi sulla veridicità delle notizie che abbiamo riportato. Se, viceversa, non dovessero corrispondere al vero, si potrà chiedere sempre spiegazioni alla fonte.

Cerchiamo di essere trasversali. E questo significa che la serie segue un ordine rigoroso, esattamente come tutte le precedenti produzioni della Sergio Bonelli Editore. La prima regola che viene richiesta dalla Bonelli a un suo autore è la leggibilità del fumetto e Orfani rispetta questa regola narrativa. Ma ovviamente puntiamo a un pubblico che non si era mai avvicinato al prodotto della casa editrice perché lo percepiva nella maniera sbagliata. Quindi puntiamo ai fan dei videogiochi (il numero zero verrà presentato nei negozi Game Stop ndr), ai lettori di supereoi e a quelli di manga. Vogliamo tornare ad essere trasversali come quando arrivarono in edicola i migliori prodotti della Bonelli di fine anni Ottanta e primi anni Novanta. Mi riferisco a Dylan Dog e a Nathan Never. Che significa essere trasversali con un'opera dai contenuti così chiaramente diretti? L'autore conferma che si punta verso una categoria di persone che non si sono mai avvicinate ai prodotti della casa editrice milanese, che, da un lato, significa che si è rinunciato al tentativo di far rientrare nei ranghi lettori che hanno mollato i fumetti di Dylan Dog e soci e dall'altro, che si vuole ripetere un successo come quello dell'Indagatore dell'Incubo, che nel giro di pochi anni arrivò a vendere anche 600.000 copie e più. Oggi sappiamo che questo obiettivo non è stato raggiunto. Orfani ha venduto e vende quanto le altre nuove serie Bonelli, che girano intorno alle 24-25.000 copie e almeno sotto questo profilo la serie si può considerare un fallimento. Se, invece, la si vuol considerare nella ristretta ottica di una comune serie Bonelli con una fine programmata, si può dire che ha rispettato il compitino che ci si attendeva. In entrambi i casi, un clamoroso flop, che ha bruciato circa 3 milioni di euro. Quanti di quei soldi avrebbero potuto essere impiegati per il rilancio di serie storiche in affanno come Martin Mystère e Nathan Never? Invece, si è puntato verso una collana anacronistica come Adam Wild, ma di questo parleremo forse in un'altra occasione. Dunque, la curiosità di Alfredo Castelli, che aveva posto la domanda in un commento ad un nostro articolo dedicato a Martin Mystère, è stata soddisfatta. Cosa si aspettavano gli autori da una serie come Orfani in termini di vendite? C'è da dire che in quel periodo non lesinarono interviste a destra e a manca nel tentativo di fare promozione di questa serie a fumetti, fornendoci materiale a cui attingere per la realizzazione di articoli come questo.

Il 16 ottobre del 2013 ha fatto il suo esordio nelle edicole italiane Orfani n. 1 e l'occasione è stata gradita per una intervista al noto giornale di sinistra Il Fatto Quotidiano. Qui gli autori sono molto più espliciti. Si comincia con le frasi salienti degli intervistati: Un storia di fantascienza per riconquistare la fascia di lettori 12-18 anni.  Il genere è in forte crisi: 20 anni fa noi vendevamo circa quattro volte quello che facciamo oggi. Speriamo di attestarci su una tiratura da 50mila copie. Ora scommettiamo che se in qualche commento su Facebook riportassimo questa espressione, tutti direbbero che si tratta di parole inventate. Non crederebbero mai che sono state pronunciate direttamente dagli autori e forse non ci crederebbe nemmeno Castelli. Poche parole, ma durissime. Si cerca di riconquistare i lettori di età compresa tra i 12 e i 18 anni, quindi i più giovani, nuovi lettori. Si ammette che c'è crisi forte perché venti anni prima si vendeva quattro volte quello che si fa oggi. Ciò significa che le vendite della Bonelli sono diminuite di tre quarti nell'arco di un ventennio. E infine, la speranza degli autori, che si augurano di attestarsi su 50.000 copie. Anche se ciò fosse avvenuto e non lo è stato, si sarebbe trattata di una soglia davvero minima con tutti quei soldi investiti e l'aspirazione di prendere nuovi lettori tra i videogiocatori. Perché accontentarsi solo di 50.000 copie? Il motivo non è difficile da capire. Probabilmente, gli autori erano già consapevoli di non attirare nuovi lettori tra i giovani e speravano di fare il boom tra i lettori tradizionali e gli accoliti del web, che osannavano tutto ciò che questi autori producevano. Anche sotto questo profilo, Orfani è stato un fallimento. Fin dall'inizio dell'intervista, la serie viene descritta come una tipica serie americana della Marvel: Albi a colori, narrazione in continuity da un numero all’altro, oltre quattro anni di lavoro solo per la prima stagione: sarà l’investimento più importante mai compiuto dalla Sergio Bonelli editore, al culmine di un ventennio di crisi progressiva del mercato. Parliamo di Orfani, la nuova serie a termine di via Buonarroti, che esce oggi con una tiratura di 120mila copie. Due stagioni di 12 albi mensili ciascuna già pianificate, con l’ipotesi di fare uscire una terza stagione che dipende dal successo della prima. Viene svelata la tiratura, che presumibilmente si riferisce a quella del primo numero (120.000 copie) e si accenna anche alla possibilità di una terza stagione, la quale richiederà un nuovo investimento. Oggi sappiamo che la prima stagione si è conclusa con una media di vendite di 25.000 copie circa, la metà di quanto sperato dagli autori e questo ci induce a ritenere che tale soglia era stata pensata fin dall'inizio e che il riferimento alle 50.000 copie era più illusorio che reale. La trama appare subito scontata: La parola chiave è futuro. Intanto per la trama: in un domani imprecisato un attacco extraterrestre distrugge la metà buona del pianeta Terra e nella massa dei sopravvissuti l’esercito di difesa del pianeta seleziona e addestra una pattuglia di ragazzini, orfani di ogni paese del mondo, i quali, muniti di armature da combattimento, andranno all’assalto del pianeta che ha fatto morire i loro genitori. Una trama che sembra copiata da un videogioco.

Una trama nella quale non è difficile leggere un messaggio politico preciso. Per gli autori, l'attuale società ha fallito il suo obiettivo e non ha costruito le sue basi per assicurare il suo domani. Anche il riferimento ad un attacco extraterrestre evoca le paure tipiche della società moderna, che ignora completamente ciò che avviene al di fuori del pianeta e temono di non essere avvisati per tempo dai governi. Priva di senso ci è sembrata la scelta di puntare su dei bambini. Il pezzo forte dell'intervista viene adesso. Gli autori confessano l'esistenza della crisi, mentre nelle loro comparsate su Facebook la negano decisamente: Ma dalla fantascienza di Orfani dipende anche un pezzo di futuro del fumetto italiano: Il genere è in forte crisi: 20 anni fa noi vendevamo circa quattro volte le copie che facciamo oggi – spiega Mauro Marcheselli, direttore editoriale della Bonelli, che da sola rappresenta intorno al 40 per cento del fumetto italiano da edicola – dopo un’erosione nelle vendite che per ogni nostra testata è andata dal -3 al -7 per cento annuo. Una tendenza preoccupante, per le nuvolette, che Orfani potrebbe invertire: l’obiettivo è aprire un nuovo mercato, riconquistando i 12-18 enni, una fetta di pubblico che per noi adesso è perduta, chiosa Marcheselli, stante che Tex, con le sue 200mila copie, resta il mensile più venduto al mondo. Ciò posto, ci chiediamo per quale motivo, invece, su Facebook e nei social network dove diretto è il contatto con i lettori, la crisi viene sottaciuta. Sono sempre gli autori che dichiarano molto candidamente che il genere è in forte crisi. 20 anni fa vendevamo circa quattro volte le copie che facciamo oggi. Ecco, ci piacerebbe che simili affermazioni fossero fatte anche su Facebook, dove intervengono per la casa editrice. La crisi è molto forte, questo è verissimo. Venti anni fa era normale per la Bonelli vendere 100.000 copie di un fumetto. Oggi la media è di 25.000 copie. Allora questa soglia veniva considerata un fallimento e la testata chiudeva. Oggi viene considerata un exploit editoriale invidiato da altri concorrenti. Il che fa capire come siano messi male gli altri editori italiani. Editori e autori attribuiscono il calo dei lettori alla crisi, ma in realtà la responsabilità è delle loro politiche e strategie che si sono rivelate fallimentari, nonché della troppa leggerezza con cui hanno messo progetti fumettistici nelle mani di dilettanti allo sbaraglio. Marcheselli dichiara che le loro testate subiscono una erosione, cioè una perdita di lettori, che oscilla tra il 3 e il 7% all'anno! E questo fa capire ancora di più l'importanza attribuita ad Orfani, che dovrebbe invertire questa tendenza negativa. E questo spiega perché gli autori speravano di vendere almeno 50.000 copie di media (che poi sarebbe sempre la metà di quanto si vendeva venti anni fa). Oggi sappiamo che tale obiettivo non è stato raggiunto. Se si aspettavano di conquistare nuovi lettori con Orfani, fermando l'erosione delle loro vendite, ora possono mettersi l'anima in pace. La cantonata presa è fortissima e rischia di avere conseguenze devastanti sul futuro della casa editrice, che ha investito in questo discutibile progetto la bella somma di 3 milioni di euro. Poi Marcheselli dichiara che Tex con le sue 200.000 copie è il fumetto più venduto al mondo!

Non è proprio così. In Francia e in Giappone ci sono fumetti che vendono più di un milione di copie. Quindi, Tex non è la serie più venduta al mondo e attualmente gira intorno alle 175.000 copie. Anche se comprendiamo che rendere simili affermazioni in una intervista al Fatto Quotidiano assicuri un forte effetto mediatico. Ne abbiamo parlato in un articolo pubblicato sul nostro sito il giorno 23 agosto 2014. Si continua, quindi, con affermazioni discutibili: Non per nulla proprio a Recchioni è stato affidato il rinnovamento di Dylan Dog: una scelta fatta dall’ideatore Tiziano Sclavi, che col 39enne autore romano condivide la passione per i videogiochi e la cultura pop in genere. Per Orfani conterà molto la ricerca di un linguaggio nuovo e l’uso del parlato quotidiano, incluse alcune esclamazioni pepate che fanno capolino già nel primo numero, e che sono un salto molto deciso rispetto ai tizzone d’inferno pronunciati da Tex Willer. Si sostiene che la scelta del nuovo supervisore sarebbe stata effettuata direttamente dal creatore del personaggio, Tiziano Sclavi. Ma ne dubitiamo. In una intervista rilasciata a Specchio della Stampa del 2 novembre 2003, Sclavi dichiara: Quello dei videogiochi è un mondo aperto. Il videogame è una nuova forma di comunicazione. Non vedo collegamenti particolari con il fumetto, salvo i soliti che possono esserci anche con il romanzo o il cinema. Quindi, Sclavi dichiara di non vedere collegamenti tra videogiochi e fumetto, che è poi il legame che è stato saldato in Orfani. La scelta del nuovo supervisore di Dylan Dog, secondo noi, è stata imposta dalla casa editrice ormai disperata alla ricerca di una forma di comunicazione moderna, quella della rete, che, però, con il mondo reale (quello dei lettori che comprano i fumetti) non ha nulla a che vedere. Anche il riferimento alle nuove forme di linguaggio è risibile. Chi ha detto che nei videogiochi si trovano forme di linguaggio nuove? Chi pensa questo non ha mai aperto un videogioco. Ma c’è molto di più: Orfani riprende a tratti il ritmo e le riprese dei videogiochi, con l’inquadratura che insegue i personaggi, e la stessa scrittura è influenzata da un’altra novità: il tutto-colore. Per il concetto di stagione ogni anno Orfani “si rinnoverà, tenendo relativamente conto delle reazioni del pubblico, che in qualche misura si potranno già sondare sulla nostra pagina Facebook – spiega Recchioni. È un “buzzing” molto forte quello che ha preceduto l’uscita della serie, promossa con la diffusione online di alcuni video-trailer e di un numero zero. Ed ecco un altro errore, secondo noi, madornale: pensare che solo perché si realizzi una serie sui videogiochi, i giovani ne possono restare interessati. Una domanda sorge spontanea: chi ha stabilito che se i giovani oggi giocano con i videogame dovrebbero essere interessati ad un fumetto che ne parli? E le affermazioni discutibili non si fermano qui. Si punta sul colore. Ed ecco un altro errore: si crede che un fumetto, solo perché a colori, possa interessare i giovani, come se il potenziale lettore resti attratto dal colore e non si muova verso il fumetto per la cultura. Chi sostiene questo non conosce il mondo dell'editoria. E ancora, si sostiene che si terrà conto delle reazioni del pubblico (e fin qui, tutto normale), che in qualche misura si potranno già sondare sulla pagina Facebook di Orfani. Una pagina Facebook non costituisce, però, un parametro attendibile per il gradimento.

Come se la pagina Facebook di un fumetto, dove intervengono 2-3 lettori alla settimana possa rappresentare un serio metro del gradimento generale della serie! Ancora ci stupiamo di come la casa editrice milanese si sia decisa ad affrontare un progetto fumettistico su basi così irrealistiche. Solo un dilettante può pensare che una pagina su Facebook, dove, si ripete, intervengono poche persone (la maggior parte ossequiose, cioè che non comprano il fumetto) può costituire un sicuro criterio di gradimento del pubblico! Sono stati investiti 3 milioni di euro, giusto? E allora perché non rivolgersi ad aziende serie che fanno ricerche di mercato. Invece, è stato scelto di seguire le direttive di persone che non vivono nel mondo reale. Se oggi Orfani ha una media di vendite di 25.000 copie (non diversa da quella di altre serie Bonelli per le quali sono state investite somme inferiori), alla luce di queste affermazioni e di queste aspettative, si può ritenere un enorme fallimento. Mega-promozioni, trailer, interviste pubbliche e quant'altro solo per ottenere la miseria di 25.000 copie? Se non è fallimento questo, poco ci manca. E ancora: Ma Orfani comporta anche diversi livelli di lettura. Di primo acchito leggi una storia di fantascienza di guerra poi ci sono i rapporti tra i personaggi, che compongono una specie di dramma shakespeariano. E poi c’è la politica: Orfani parla di eserciti che fanno combattere i bambini, in un sistema che li controlla dalla nascita. Noi stessi, oggi, nasciamo con una porzione di debito nazionale, poi se ci va bene siamo sfruttati solo come consumatori, oppure arriviamo agli estremi contemplati in Orfani. Quello che è emerso è solo un fumetto leggero, con una trama semplicistica, adatta ad un pubblico di giovanissimi con poca cultura. Poi si citano i rapporti tra i personaggi, che compongono una specie di dramma shakespeariano! E' forse una battuta ironica questa? Cosa ci può essere di Shakespeariano in un fumetto per ragazzini? Poi ci si abbandona ad affermazioni politiche di dubbio gusto. Si effettua il paragone della storia dove i protagonisti sono bambini impiegati in azioni di guerra con la società moderna! Chi afferma una cosa del genere non sa di cosa parla, secondo noi. Cosa centra il debito nazionale con la storia di Orfani? Chi ha affermato questo sa cos'è il debito nazionale o ne ha avuto una visione distorta da qualche articolo politicizzato di un quotidiano di estrema sinistra? Poi se ci va bene siamo sfruttati solo come consumatori! Chi lo stabilisce che siamo sfruttati come consumatori? L'autore di un fumetto per ragazzi dall'alto del suo scranno di fantasia? E' strano che una affermazione del genere provenga da un soggetto che scrive fumetti per una azienda privata che nell'ultima Lucca Comics ha presentato tonnellate di albi con cover variant vendute a prezzo maggiorato. Non è questa una forma di sfruttamento del poco pubblico che resta di questi fumetti? Oppure arriviamo agli estremi contemplati in Orfani. Cosa significa questa affermazione? Che se la società continua ad essere fondata sul consumismo e sul capitalismo si arriverà ad una guerra in cui sono impiegati i bambini? Abbiamo la netta impressione che chi afferma cose del genere non sa di cosa parla e dimostra di fare propaganda per i temi della sinistra estrema, oggi cancellata dalla storia, minacciando vagamente esiti di una guerra apocalittica se non mettiamo da parte la logica capitalistica. E questo dimostra che il fumetto di Orfani viene utilizzato per veicolare messaggi politici di matrice comunista. Un fatto sconcertante e al tempo stesso allarmante.

L'intervista si conclude con gli auspici sulle vendite: Sarà un successo? “Dopo il numero 1 proviamo ad assestarci sopra le 50mila copie – dice Marcheselli – sarebbe un fenomeno sopra le 80mila”. E l'autore: “L’ho detto agli amici: se non riempio il San Paolo mi suicido!”. Oggi sappiamo che l'assestamento sopra le 50mila copie non c'è stato e che il San Paolo (stadio che si trova nella città di Napoli) non è stato riempito (il San Paolo dispone di circa 80mila posti). Se questi erano gli obiettivi che fantasiosamente Marcheselli si è augurato, oggi possiamo dire che non sono stati raggiunti e anche da questo, rispetto ad essi, è possibile concludere per il fallimento della serie. Se non riempio il San Paolo mi suicido. Il San Paolo non è stato riempito e per fortuna non c'è stato alcun suicidio. Abbiamo, però, la conferma che Orfani, con una media di vendite di 25.000 copie, è stato un fallimento. In una intervista a Libero Quotidiano del 5 ottobre 2014, Davide Bonelli ha dichiarato: Mio papà non sarebbe stato d’accordo, avrebbe borbottato, ma ci avrebbe dato il via libera, purché i fumetti rimangano il core business. L'affermazione si riferisce ai grandi cambiamenti che negli ultimi tre anni stanno contrassegnando la casa editrice, ormai decisamente puntata verso la marvelizzazione ed è importante perché per bocca dell'attuale proprietario e figlio di Sergio Bonelli, si afferma che il grande Sergio non sarebbe stato d'accordo. E questo la dice lunga sul fatto che i cambiamenti sono stati attuati sono dopo la scomparsa di Sergio Bonelli e non prima. Ci sarà stato un motivo che avrà indotto il grande Sergio a non compiere certi passi. Che i fumetti siano core business è fuori di ogni dubbio, ma resta il fatto che gli affari devono essere condotti in maniera professionale, avvalendosi di professionisti veri e non di fan autoproclamatisi scrittori e disegnatori su qualche forum di sinistra. Il giorno dopo questa intervista, esce una recensione del numero 1 di Orfani dai contenuti estremamente negativi, che mette in discussione tutti gli obiettivi che gli autori si erano augurati all'esordio. Ecco alcuni stralci: Questo primo numero di Orfani dovremmo reintitolarlo “Gattopardi”. Sì, perché appena hai finito di leggere il primo albo (ci vogliono 10 minuti scarsi al costo di 4.50 euro) ti rendi conto che alla Sergio Bonelli Editore tutto cambi perché nulla cambi. I dialoghi sono giocati sulla sintesi che però cerca di diventare cifra stilistica per stupire a ogni costo il lettore a ogni battuta. Recchioni fa recitare i personaggi alla spasmodica ricerca dello scambio di battute “cult” da consegnare al lettore. Ne esce fuori una recitazione dei personaggi dalla psicologia scarsamente tridimensionale perchè ingessata e incastrata in un universo sconfinato di stereotipi. La storia messa in scena è al momento dominata dagli stereotipi. I colpi di scena sono tutti telefonati e tutti già visti. Va bene citare, va bene il postmodernismo, ma a volte sembra che citare serva esclusivamente a nascondere dietro il “già visto” la mancanza di idee originali e la capacità di sapere reinventare. Nella seconda di copertina la Sergio Bonelli Editore, tramite le parole di Davide Bonelli, ci presenta come rivoluzionaria la presenza fissa del colore sulla serie. L’impressione che se ne ottiene alla lettura è però che il colore non rende al meglio sulla carta che usa solitamente la SBE e con cui è stampato anche questo albo. La carta è scura e porosa, i colori virano molto su tinte calde che vengono alterate nella loro brillantezza dall'opacità della carta rendendo più scuro il campo visivo del lettore.

Dopo che Orfani n. 1 è uscito nelle edicole italiane, lentamente la realtà ha cominciato a coprire queste fantasiose dichiarazioni, a cominciare dalle vendite. Sopra abbiamo riportato le dichiarazioni ufficiali degli autori che si auguravano una stabilizzazione nelle vendite di almeno 50.000 copie o il sogno delle 80.000 copie! Poiché dopo il primo numero le vendite subiscono un abbassamento fisiologico fino alla quinta-sesta uscita (ma abbiamo visto come ormai tutte o quasi le serie Bonelli sono in calo costante), per avere vendite di almeno cinquantamila copie, è necessario vendere almeno il doppio nei primi numeri. Orfani n. 1 avrebbe dovuto vendere almeno 100.000 copie per appagare i desideri degli autori. Ma questi sono numeri non più alla portata della casa editrice milanese. Ciò che faceva pensare di poter raggiungere queste vette era la possibilità di pescare nuovi lettori negli appassionati di videogiochi. Era questa la missione fondamentale di Orfani: portare nuovi lettori in casa Bonelli. Ma l'obiettivo non è stato realizzato e la testata, alla luce di quello che è costata, si può considerare un penoso fallimento. A riportare tutti sulla Terra ci pensò il noto sito di Fumetto d'Autore, che in un articolo pubblicato il giorno 6 dicembre 2013 rivelò che il numero 1 aveva venduto meno di 50.000 copie! La notizia si poteva considerare attendibile poiché il sito diretto da Alessandro Bottero, ex-supervisore delle collane Play Press negli anni novanta, non aveva mai riportato dati non corrispondenti al vero. Arrivarono subito gli attacchi da parte dei lettori di sinistra arroccati in forum come quello di Comicus, dalle cui colonne partirono all'indirizzo di Bottero e company una serie di invettive davvero cattive. Perfino gli autori smentirono questo dato che già allora faceva pensare che Orfani aveva fallito. Se come primo numero aveva venduto così poco, figurarsi quelli successivi! E i 3 milioni di euro investiti si sarebbero presto trasformati come il marchio di uno dei tonfi più clamorosi della storia del fumetto. La Bonelli è una grande casa editrice, che ha chiuso il bilancio 2012 con un fatturato di 34 milioni di euro, stupisce che prima di far partire iniziative come questa non abbia condotto una indagine di mercato affidandosi a dei professionisti anziché pendere dalle labbra di amatori autoproclamatisi scrittori di classe. Secondo Fumetto d'Autore, Orfani n. 1 ha venduto meno di 49.000 copie su una tiratura di 120.000 copie. In sostanza, del primo numero è stata venduta meno della metà della tiratura complessiva! Un disastro che forse gli autori della collana non si aspettavano. Forse illusi anch'essi dai falsi clamori del web e dei social, avevano in buona fede creduto di avere realizzato un prodotto eccezionale, che avrebbero portato alla Bonelli tanti nuovi lettori. E invece, no. Ecco le parole di Bottero: Che succederà quando i numeri inizieranno (come già stanno facendo) a calare? Quand’è che si capirà che ormai il bacino possibile di lettori REALE si aggira attorno a un massimo possibile di 50.000 lettori che provano un numero uno, e poi gradualmente o si assetano attorno alle 30.000 e quindi garantiscono una sopravvivenza, o scendono sotto le 20.000 e quindi si “naviga a vista” cercando il primo porto dove attraccare definitivamente? Le proiezioni del numero 2 indicavano un massimo di 42.000 copie con diecimila lettori in meno. Le invettive contro Fumetto d'Autore continuarono per un po'.

Poi si spensero improvvisamente il 15 gennaio 2014 quando in una intervista concessa al sito Fumettologica, gli autori confermarono che effettivamente il numero 1 di Orfani aveva venduto meno di cinquantamila copie proprio come aveva dichiarato il mese prima Bottero su Fumetto d'Autore! L'aspetto più sorprendente delle dichiarazioni degli autori furono quelle in cui confermarono una tesi formulata da Bottero nell'articolo del 6 dicembre che parlava di una media vendite di Orfani non dissimile da quella di altre serie Bonelli come Dragonero. Ecco il testo: In linea generale, sembra che l’andamento rifletta quello di Dragonero, con la differenza che noi costiamo un euro e venti centesimi di più (ma costa di più anche produrlo Orfani, quindi, siamo lì). Orfani come Dragonero, solo che quest'ultimo non era costato in proporzione come il primo! Tutti quelli che fino a quel momento aveva criticato selvaggiamente il sito si ammutolirono di botto. I poveretti che avevano dato fiato alle loro vili bocche su Facebook e nei forum di sinistra non parlavano più. Non avevano il coraggio di ammettere di avere sostenuto una fantasia che non ha mai dimostrato la potenzialità di diventare realtà. Un sogno infranto tra le macerie delle dichiarazioni baldanzose degli autori. Sempre Bottero indicava il punto di pareggio della collana attorno alle 26.000 copie. E il numero 2? Bottero parlava di una proiezione di circa 42.000 copie. Il noto sito Wikipedia conferma questa previsione: il numero 2 uscito a novembre 2013 aveva venduto circa 40.000 copie (quindi, 10.000 copie in meno rispetto al primo numero) su una tiratura di 120.000 copie. Il numero zero, che era stato distribuito gratuitamente nei negozi di Gamestop attraverso Multiplayer aveva avuto una tiratura di 60.000 copie. Il calo continuò imperterrito nonostante che sui forum e sui social network gli autori, spalleggiati da una vasta cerchia di sostenitori, si sforzassero di parlare della serie in termini entusiastici. Un articolo di Fumettologica risalente al 16 giugno 2014 con dati riferiti agli ultimi mesi del 2013, rivela che Orfani (probabilmente il numero 3) vendeva circa 29.000 copie! In questo caso, il calo è stato ancora più vistoso. Tra il numero 1 e il numero 2 la collana aveva perso diecimila lettori. Altrettanti ne aveva persi tra il numero 2 e il numero 3 e il calo era ancora in atto. Nello stesso articolo citato, solo Zagor mostrava una certa lentezza nelle perdite, mentre tutti gli altri titoli continuavano a calare. Orfani compreso che ha seguitato a perdere lettori nei mesi successivi, tanto da stimare una media di vendite di circa 25.000 copie del numero 12 uscito a settembre 2014. E mentre i sostenitori illusori continuavano a cullarsi nei loro commenti, fantasticando di una serie eccezionale che stava vendendo benissimo, la realtà oscurava il futuro della collana. L'ultimo disperato tentativo di salvare la baracca è stato consumato alla recente Lucca Comics 2014 con la presentazione del numero 13 con cui è iniziata la seconda stagione in un cover speciale. Quelli che l'hanno acquistata ancora aspettano offerte su ebay che non arriveranno mai. Di recente è stata annunciato il varo di una quarta stagione di Orfani che sarà anche l'ultima. La serie chiuderà con il numero 48, anche se non è affatto detto che questo avvenga. Sono noti i soldi investiti per le prime due stagioni, 3 milioni di euro, non quelli per le altre due stagioni. Kristoffer Barmen.

3 commenti:

  1. Orfani è stato un gran passo falso della Bonelli. Oltre ai difetti che avete elencato, c'è anche questo: l'assenza del personaggio (infatti, non c'è il nome del protagonista, ma solo un titolo generico).

    Quando avevo letto le pubblicità di anteprima, con tutti quei personaggi coperti da caschi, mi chiedevo che razza di identificazione si avrebbe potuto avere con degli incappucciati che non sapevi chi fossero. O la storia ha un protagonista o non c'è una storia, ma solo un movimento di masse, in cui un lettore (che è una persona, e non un mostro multiforme con tante teste) fa fatica ad identificarsi, perchè un uomo non si identifica in un gruppo, ma in un altro uomo.

    Stesso discorso per Caravan, che fu un flop proprio per questo (nessuno ne parla più infatti). La sinistra ama la massa e odia la persona singola, per questo preferisce fare storie di questo tipo.

    Certo, c'è il gruppo dei Vendicatori, per esempio, ma ogni personaggio dei Vendicatori è (era) ben definito e ogni lettore dei Vendicatori poteva seguire il personaggio che gli piaceva di più. Con Orfani con chi ti identifichi, visto che sembrano tutti fatti con lo stampino e con una profondità psicologica prossima allo zero? Ciascuno ha le sue frasi stereotipate e lo stesso modo di agire. In pratica sono dei cloni.

    Adesso con la seconda serie, però, fanno riferimento ad un solo personaggio, Ringo. Non l'ho letta, nè ho intenzione di farlo, ma sembra che almeno questa osservazione l'abbiano capita.

    Frasi come queste su Orfani non avrei mai potute scriverle in un forum, mi sarebbero andati tutti addosso perchè è un argomento intoccabile.

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    1. Joe7 vedo che hai centrato il punto. Come tu stesso hai sottolineato: "La sinistra ama la massa e odia la persona singola, per questo preferisce fare storie di questo tipo". La sinistra rinnega l'individualismo. La persona singola non è una ricchezza, ma un problema ed ecco perché la sinistra storicamente è sempre stata in antitesi con i principi di libertà. Gli attacchi agli altri modelli sociali sono strumentali: annientare con qualsiasi mezzo modelli diversi, fare il deserto e riempire il vuoto con i lerci valori socialisti. Questa deriva di sinistra che ha preso la Bonelli non porterà alcun vantaggio al mondo del fumetto in Italia, ma ne velocizzerà il ridimensionamento. In Orfani c'è assenza totale di valori, di una trama, di una storia valida. In Orfani non c'è nulla se non violenza, morte e distruzione totale. Un non-fumetto. Se avessi scritto queste cose in un forum avresti avuto vita dura. Ti avrebbero attaccato subito gli utenti di sinistra e gli accoliti dell'autore. Ti avrebbero deriso, quando in realtà è il mondo civile che deride loro e li isola nella loro tana. E non ci stupiamo se alla fine Orfani è stato un flop anche come vendite. E' così difficile capire che la gente normale non ama questo tipo di fumetti distruttivi?

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    2. Eh certo, Ringo e Boyscout sono proprio uguali e fatti con lo stampino.

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