domenica 7 dicembre 2014

RILANCIO DI DYLAN DOG: DOPO l'URAGANO DYLAN DOGOFILO ARRIVA LA STRONCATURA DI SIGH COMICS!

Pochi giorni fa la video-recensione del Dylan Dogofilo, uno dei maggiori e più popolari youtubers dell'Indagatore dell'Incubo, ha creato molto scalpore per il giudizio espresso sulla Fase 2 del rilancio di Dylan Dog. A sorprendersi di un giudizio così duro ed estremo o a fingere di farlo sono stati solo coloro che sulla rete e su Facebook in particolare, dal settembre 2013, cioè da quando è stato nominato il nuovo curatore editoriale della testata, sostengono una operazione di rilancio che non è mai stata considerata, a nostro giudizio e secondo le opinioni di tanti altri, fondata su basi di professionalità, qualità e capacità di intercettare i gusti dei lettori. Storie scialbe, prive di contenuti accettabili e senza motivi di interesse. Trame al limite della irritabilità e una provocazione continua contro i valori civili, morali e religiosi di una società che chi si occupa di questo rilancio non ha mai accettato. Gli editoriali del numero 339 ne costituiscono la palese dimostrazione. Certi ideali si possono non accettare, ma non si possono contrastare se condivisi dalla generalità degli italiani e soprattutto non si dovrebbero usare le colonne di un articolo di una testata a fumetti per fare politica e esprimere una condanna di certi modelli sociali. Si dovrebbero evitare gli articoli in cui si fa esaltazione di violenza e ribellione o di gruppi musicali satanisti come i Sex Pistols.
 

Citiamo il pezzo, pubblicato a pagina 2 del numero 339 di Dylan Dog come esempio: Io sono l'Anticristo, io sono un Anarchico. Il demone che noi stessi costruiamo ogni giorno partecipando al gioco al massacro della vita, continua a ingrassare e a farsi sempre più avido, triturando sogni, vite e speranze. Di questi interventi si dovrebbe fare volentieri a meno. Il riferimento all'Anticristo e all'Anarchico concerne le parole di esordio della canzone dei Sex Pistols, Anarchy in the UK, che poi ha dato vita al titolo della storia. Il demone che noi stessi ingrassiamo si riferisce alla società capitalistica basata sui consumi. E la vita da cui essa deriva secondo l'autore del pezzo sarebbe un massacro! Non stiamo scherzando affatto. Tali parole sono state scritte negli editoriali del numero 339 di Dylan Dog. Al di là del fatto che un fumetto dell'orrore è stato utilizzato per veicolare per non meglio precisati motivi una chiara condanna verso la società capitalistica, non è chiaro cosa questo abbia a che fare con il mondo di Dylan Dog! Si vuole forse comunicare ai giovani, che costituiscono la maggior parte del pubblico dei lettori della collana, che bisogna odiare la società e che l'unico rimedio consiste nella ribellione?

Non ci stupiamo se questo numero 339 è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso e la pazienza dei fan, che non hanno mancato di far sentire il loro malcontento. Facebook, Twitter e il mondo del web è pieno di giudizi negativi di una operazione che più che rilanciare un fumetto sembra più una testa di ponte verso non meglio precisati fini che vanno al di là del mondo del fumetto. I lettori, specie quelli più attenti, hanno capito che tutto questo non ha nulla a che vedere con il mondo di Dylan Dog e si sono stancati. Abbiamo citato il Dylan Dogofilo, che in un video pubblicato su Youtube ha fatto capire cosa ne pensa della Fase 2 del rilancio di Dylan Dog, gettando nella pattumiera della sua cucina i numeri 337-338-339 dell'Indagatore dell'Incubo. Come non dargli ragione? Chi ha letto le nostre recensioni dei numeri 337-338 ha avuto modo di capire di cosa si sta parlando. E presto pubblicheremo la recensione del numero 339. Il Dylan Dogofilo non è stato il solo che ha espresso una fortissima critica verso un rilancio che finora ha fatto acqua da tutte le parti. Su Sigh Comics leggiamo di una critica ancora più forte e marcata. Il titolo dell'articolo è emblematico: Il rilancio di Dylan Dog non funziona.

Il testo: Tre numeri per il rilancio tanto atteso di Dylan Dog, finora. Tre numeri che non funzionano. Il resto, al tempo. Ma fermiamoci qui. Intanto, le tre firme alle sceneggiature: Roberto Recchioni, Paola Barbato, Gigi Simeoni. Sono tre degli assi portanti del nuovo corso della serie. Il terzo è la novità e ammetto, quello da cui mi attendevo di più, visto la qualità delle sue prove precedenti. Ma il sig. Dog ormai sembra un buco nero creativo. La prima storia, Spazio Profondo, un numero a colori sceneggiato da Roberto Recchioni con i disegni di Nicola Mari, ha almeno tre pecche: una storia piatta sul piano emotivo, una chiusura con ribaltamento finale che nemmeno negli anni ’80, un protagonista talmente diluito tra i suoi cloni da nascondersi nelle pagine. La storia scivola via, invece di scorrere, nel totale e disarmante disinteresse del lettore, che rimane colpito dalla banalità feroce della chiusura. La seconda, Mai più, Ispettore Bloch, è firmata Paola Barbato e Bruno Brindisi. Siamo al minimo del sindacale. Il soggetto è sciocco, non mi viene altra parola. La logica narrativa con cui Barbato muove la Morte avvilisce anni (secoli) di storie sul valore simbolico che la riguarda.

Non c’è ironia, non c’è poesia, non c’è paura, non c’è. E basta. Nel frattempo, il famoso Ispettore Bloch reagisce al pensionamento con la più prevedibile delle modalità… rimbambendosi totalmente. Brindisi fa il suo lavoro con professionalità, ma non so cosa darei per vederlo lavorare (di nuovo) su altri personaggi, con quella sana voglia di rimettersi un po’ in discussione sul piano artistico. La terza, Anarchia nel Regno Unito, di Gigi Simeoni e Giampiero Casertano (con Recchioni a supporto nel soggetto) è la delusione maggiore. Dylan viene calato in un contesto che lo estranea, in modalità che sono del tutto guidate da necessità narrative avulse da qualunque coerenza psicologica, dove si ritrova a muoversi scomodamente secondo eventi che lo snaturano completamente. Non mancano i momenti efficaci, perché Simeoni e Casertano sanno raccontare. Ma nel complesso, la storia non regge. Le parti meno comprensibili, quando l’Ispettore Carpenter riarma Dylan Dog; come improvvisamente gli lasciano (relativa) possibilità di movimento, in pieno contrasto con la durezza e lo scetticismo dell’apertura di storia; e il quasi bacio con relativo ammanettamento finale. Infantile.

Ora, sgombriamo un equivoco. Non sono un rigido amante del vecchio Dylan Dog. Non sono di quelli che ritengono che i personaggi non possano essere svecchiati, rinnovati, modificati, ecc. ecc. Ma non riesco a sopportare il semplicismo. Non mi piace vedere la superficialità con la quale i creativi di casa Bonelli stanno affrontando lo sviluppo (fondamentale) di questo personaggio. Non mi piace l’eccessivo schematismo, dove le scelte della trama, necessarie ed imposte esternamente per esigenze degli autori, sviliscono qualunque verosimiglianza psicologica e ridicolizzano l’intelligenza espressiva degli autori. Sono severo? C’è l’urgenza di dare spessore a Dylan Dog, non di schiacciarlo con scelte banali. Va bene citare Spider-Man nelle copertine, ma ridicolizzare Dylan Dog con commenti che nemmeno il buon Stan Lee dei tempi d’oro… Credo che il problema sia la comprensione reale del ruolo che Dylan dovrebbe avere oggi nella scena fumettistica italiana. Il problema ha a che fare con l’horror, e il suo senso nella post-modernità. Perché sappiamo che è quasi impossibile realizzare un buon horror a fumetti. Lo sappiamo tutti, no? Sappiamo di quali e quante possibilità inesplorate ci siano.
 
La ricetta dell’horror di Dylan Dog, che dovrebbe funzionare ancora oggi, è inserire nelle sue storie la follia dell’orrore quotidiano. Esploderlo in tutte le sue contraddizioni, ora con poesia, ora con ironia, ora con semplice “cattiveria”. Ma ho l’impressione che agli autori (quelli prima della nuova fase e quelli successivi) non abbiano affatto la capacità di sintonizzarsi e, soprattutto, di raccontare di cosa è fatto questo liquido orrore quotidiano di oggi, questa sua costante tensione sottotraccia, questa sua invadenza e viscosità. La storia di Simeoni è la precisa dimostrazione di ciò. Il terrorismo, le manifestazioni di piazza, la violenza delle masse, … sono temi centrali delle paure che oggi attraversano il mondo occidentale. E come vengono affrontate? Con il solito (e per nulla inquietante) riferimento a una passata morte violenta, una sorta di possessione demoniaca di piazza, e trasformando la serie in una sorta di action comics dove il coinvolgimento emotivo viene azzerato. Qualche spruzzata di riflessione sociale qua e là, e il gioco è fatto. Un gioco, appunto. Quando si dovrebbe fare sul serio. Quando gli autori dovrebbero provare a sporcarsi le mani.
 
Con quello che fanno, e mettersi davvero in discussione. Partendo dal soggetto. Se senti che il soggetto è troppo scontato, che le soluzioni che pensi sono incoerenti o superficiali, sei sulla cattiva strada. Se al soggetto sacrifichi la coerenza psicologica, e lo sviluppo diventa avvilente per il protagonista, stai sbagliando. I segni sono questi, e ci sono tutti. E prima ancora che di incapacità degli autori, vorrei che la conclusione di questo cattivissimo articolo facesse riflettere sui tempi, i tempi che corrono. Il seriale ha bisogno di tornare a fare sul serio. Divertendo. Divertendosi. E non a svolgere compitini marketing oriented. E questo è più o meno tutto. Insomma, un vero disastro. L'autore del pezzo non salva niente e a essere sinceri non c'è niente da salvare in un rilancio che non è mai partito e che finora ha fatto solo irritare i lettori duri e puri di Dylan Dog. Viene quasi da pensare che tutto questo sia fatto apposta per affossare il personaggio e allinearlo come vendite agli altri fumetti della Bonelli, che con la sola eccezione di Tex, vendono tra le 33.000 e le 15.000 copie. Per il momento, Dylan Dog vende circa 100.000 copie, ma è presumibile che scenda sotto le novantamila nel 2015. E a quel punto alla Bonelli dovranno prendere una decisione: accettare il declino o chiamare un nuovo curatore editoriale (Ambrosini?), che ponga fine a questo pseudo-rilancio che ha trasformato la serie di Dylan Dog in un veicolo di messaggi estremisti di sinistra. I numeri sono tutti contro il rilancio.

Ormai è chiaro che Dylan Dog è stato messo nelle mani di chi non conosce il personaggio, la sua storia, la sua tradizione e le sue caratteristiche. Se così non fosse, non arriverebbero tutte queste stroncature, il cui comune denominatore sembra essere: questo non è Dylan. Cosa ne è stato del personaggio creato da Tiziano Sclavi nel 1986? A questo punto è chiaro che la strategia basata sulla provocazione non sta dando frutti come si pensava. Il parlare male purché si parli non produce risultati in una dimensione, quale è quella internettiana, dove uno o due giudizi negativi possono stroncare sul nascere una iniziativa editoriale o il rilancio di un personaggio ammuffito come Dylan Dog. Inoltre, ci sembra evidente che l'idea di trasformare Dylan Dog in uno strumento per veicolare idee comuniste è priva di senso. Un personaggio che rinnega i valori cristiani, che conduce una vita non rispettosa dei precetti che nelle storie viene rappresentato come un personaggio moscio e privo di spessore, non può essere oggetto di interesse dei lettori. Evidentemente, alla Bonelli pensavano che puntare su un nome di rottura per il rilancio del loro personaggio avrebbe giovato. Oggi sappiamo che non è così. E andrà sempre peggio fino a quando si dovranno prendere le decisioni definitive e optare per un nuovo curatore che riesca a salvare ciò che resta di Dylan Dog.

4 commenti:

  1. "Cosa ne è stato del personaggio creato da Tiziano Sclavi nel 1986? " Intendiamo per caso quel personaggio che usava le "custodie per clarinetto bomba" e che si beveva tranquillamente birra?

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  2. A quanto pare, "Il Marchio Rosso" è stato dimenticato. Tutti nostalgici del vecchio Dyd, ma con scarsa memoria.

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  3. la madonna, ma fammi capire, eri in gara per il posto di curatore? c'è una quantità di rosicamento veramente fuori scala xD

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    1. Non riusciamo a capire il senso della tua domanda, Adriano Capasso. Se il tuo tentativo è quello di imporre all'attenzione una rappresentazione della realtà in cui vorresti intendere che questo articolo è stato generato per invidia, hai completamente frainteso il senso dello stesso. Come abbiamo chiarito nella premessa, da quando è iniziata la Fase 2 del rilancio di Dylan Dog sono piovute critiche da ogni parte. Il culmine del dissenso è stato raggiunto con l'uscita del numero 339, sul quale le critiche sono piovute ininterrottamente. Abbiamo pubblicato il video del Dylan Dogofilo che, sia pure con gesto estremo, ha fatto capire quale sia per lui il senso di questa operazione di rilancio che non solo ai nostri occhi appare come un meccanismo ideato per sfasciare il mito di Dylan Dog. Più passa il tempo, più comincia a disegnarsi una ipotesi fatta nei mesi precedenti: la Bonelli consapevole di non poter più riportare Dylan Dog ai fasti e alle vendite di un tempo, sta cercando di decostruirlo per generare un personaggio nuovo. Più semplice e immediato onde facilitare la comprensione da parte delle menti deboli che caratterizzano i lettori di oggi, dei giovani in particolare. Per venire incontro alle ridotte capacità di cognizione della nuova generazione, il protagonista, svuotato di ogni sostanza, viene calato in trame banali e di poche pretese. Una lettura di circa 100 pagine che si risolve in 5-6 minuti al massimo e che alla fine non lascia nulla nella mente del lettore, perché nulla vi era che vi potesse entrare.

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