martedì 23 dicembre 2014

VIOLENZA E VIDEOGIOCHI. IL FUMETTO DI ORFANI AD ESSI ISPIRATO COME UN MANIFESTO DELLA SOCIETA'?

La violenza e i rapporti con i videogiochi rappresentano un tema estremamente attuale, che toccano molteplici settori della vita quotidiana. La violenza oggi viene considerata mezzo di intrattenimento a tutti i livelli. Si va dai telegiornali, che mostrano scene di morte continue nei conflitti provocati dal terrorismo arabo ai casi di cronaca nera locale, trasformati dai media senza scrupoli in motivi sensazionalistici di rilievo nazionale. E' sufficiente la consumazione di un delitto in un Paesino d'Italia e orde di giornalisti si avventano da ogni parte come sciacalli sui resti di ciò era una vita. La violenza ha penetrato anche i fumetti da tempo. Se, però, in alcuni casi essa assolve ad una funzione precisa all'interno della storia, perché il supereroe di turno deve usare le maniere forti per fermare il supervillain di turno che vuole conquistare il mondo o l'intero universo, nei fumetti di sinistra la violenza viene utilizzata in modo strumentale per veicolare un messaggio di sedizione. E' quanto avviene in Orfani, una serie a fumetti ispirata ai videogiochi violenti, in cui l'ambientazione è quella di un futuro distopico in cui la Terra, dopo un attacco alieno, risulta devastata e la popolazione sopravvissuta cerca di andare avanti nonostante gruppi di potere corrotti cerchino di prendere il controllo della situazione. Orfani è, per stessa ammissione degli autori, l'esito a cui una società potrebbe andare incontro se non abbraccia gli ideali del socialismo. Una condanna al capitalismo che si legge spesso nei fumetti e soprattutto negli editoriali di Dylan Dog. Una minaccia basata, però, su una rappresentazione errata della realtà. Il socialismo è stato uno dei più grandi mali dell'umanità. Un diabolico complotto generale per spegnere le menti delle persone e schiacciare la loro individualità in un collettivismo di stampo dittatoriale. La sinistra, nonostante sia stata cancellata dall'evoluzione dei modelli sociali per questo lercio tentativo, continua in questa futile lotta dalla quale uscirà completamente devastata. Il mondo dei videogiochi è pregno di violenza, ma quando essa è strumentale per obiettivi socialisti, allora va combattuta senza se e senza ma. Sabrina Salvadori è una pediatra preoccupata per il proprio figlioletto di 11 anni a cui voleva regalare un videogioco. Aveva pensato a GTA V. Ella racconta:  è un’istigazione alla violenza anche sessuale, al crimine e al femminicidio. Ci hanno fatto vedere un pezzetto di scena del gioco, senza audio: sconvolgente. Ci hanno fatto leggere i commenti di due ragazzini che godevano e ridevano e si compiacevano di avere ucciso una prostituta e di averle anche rubato i soldi che aveva appena guadagnato con una prestazione sessuale. Ero incredula. Sabrina Salvadori ha poi espresso le sue perplessità a Ilaria De Capua, deputata di Scelta Civica. L'articolo è stato pubblicato sul blog del Corriere della Sera, che qui vi proponiamo nella sua forma completa a testimonianza della gravità enorme del problema sollevato dalla dott.ssa Salvadori:
 

Ogni giorno quando guardo mio figlio provo una gioia immensa, perché lui è la mia vita, ma contemporaneamente provo una sensazione di apprensione subliminare, che persiste e persiste e persiste e persiste…È come se mi aspettassi che da un momento all’altro questo suo essere felice, sereno, pieno di vita possa trasformarsi in qualcosa di brutto, possa essere sconvolto da qualcosa che nonostante i miei sforzi per proteggerlo possa sfuggire al mio controllo e possa in qualche modo danneggiarlo per sempre e togliergli la serenità. Mi sento impotente come mamma, perché da un lato vorrei controllarlo sempre ma dall’altro mi rendo conto che deve fare le sue esperienze per crescere e diventare un adulto responsabile, ma allora come si fa? Fino a dove posso interferire nella sua vita, quali sono le insidie più grandi per un adolescente, come mi devo comportare, come faccio ad essere informata sul suo mondo e intervenire prima che possa farsi del male? Come faccio ad impedirgli di venire a contatto con queste insidie? Una cosa credo di averla capita: non si può impedire il contatto ma si deve rendere capaci i ragazzi di gestire le insidie, e questo mi è stato confermato da chi si occupa proprio di questi argomenti, e questa è la storia che vi voglio raccontare. Mio figlio Francesco ha 11 anni e come tutti i suoi coetanei ama giocare ai videogiochi. Qualche tempo fa mi ha chiesto di comprargli un nuovo gioco per la Play Station: «mamma ti prego, è un gioco bellissimo, ce l’hanno tutti, adesso è appena uscita la nuova versione, mamma ti prego, si chiama GTA V, ti prego mamma me lo compri?». Ho chiesto che tipo di gioco fosse e lui mi ha risposto: «È un gioco di corse di macchine e di inseguimenti, è bellissimo, mamma ti prego». Dato il suo buon rendimento scolastico ho deciso di esaudire la sua richiesta. Ma il gioco era esaurito e quindi abbiamo fatto una prenotazione a mia nome (serve un adulto per fare una prenotazione), abbiamo dato una caparra di 5 euro, e ci hanno detto che avrebbero mandato un sms quando fosse arrivato. A novembre è arrivato un sms «gentile cliente la informiamo che il suo videogioco GTA V è arrivato, può venirlo a ritirare presso il nostro negozio». Non so perché ma non ho detto niente a Francesco e non sono andata a prenderlo perché non avevo tempo. Negli stessi giorni è arrivata una comunicazione dalla scuola , il 14 novembre ci sarebbe stata una conferenza a Padova per la divulgazione dei dati sul Progetto Pinocchio e la presentazione del nuovo libro del Prof. Galimberti che si occupa dei problemi delle dipendenze nei giovani e che è stato il promotore di questo progetto. Dato che mio figlio, come moltissimi altri ragazzi delle scuole padovane, ha partecipato a questo progetto ho deciso di andare alla conferenza perché ero curiosa di conoscere le risposte.
 
Per fortuna! I risultati che emergono da questo lavoro sono inquietanti, quelli che noi consideriamo ancora i nostri bambini, troppo piccoli per poter neanche pensare che conoscano questi argomenti, sono in realtà molto più scaltri di noi e sanno un sacco di cose e hanno già fatto tante esperienze a nostra insaputa. È incredibile! In quella occasione sono venuta a conoscenza di una cosa ancora più inquietante: il gioco GTA V che stavo per regalare a mio figlio, è un’istigazione alla violenza anche sessuale, al crimine e al femminicidio. Ci hanno fatto vedere un pezzetto di scena del gioco, senza audio: sconvolgente. Ci hanno fatto leggere i commenti di due ragazzini che godevano e ridevano e si compiacevano di avere ucciso una prostituta e di averle anche rubato i soldi che aveva appena guadagnato con una prestazione sessuale. Ero incredula. Ma come è possibile che esistano dei giochi simili, che delle persone possano inventare e programmare dei giochi così, e che oltretutto questi giochi possano essere messi in vendita nei negozi? Senza parlare del fatto che i ragazzi possono anche scaricarlo da internet, quindi completamente al di fuori del controllo dei genitori, molti dei quali non sanno nemmeno che questo si possa fare. Ci è stato detto che questo “ gioco” in pochi giorni dalla sua uscita nel mercato ha fatto guadagnare ai suoi produttori più di quattro volte quello che è costato per produrlo. Che schifo. Ma come possiamo pensare noi genitori di crescere una generazione di ragazzi sani se possono venire a contatto così facilmente con cose di simile nefandezza che persino un adulto ne resta sconvolto? Siamo disarmati di fronte a queste nuove possibilità tecnologiche e questa facilità di distribuzione online di qualsivoglia prodotto. Sono uscita da quella sala diversa da come ci ero entrata, le mie paure hanno trovato una conferma e la mia sensazione subliminare di apprensione si è trasformata in certezza di pericolo incombente. Sono stata ad un soffio dal regalare a mio figlio un’arma letale di cui non conoscevo la pericolosità, lo stavo per rovinare io stessa, che angoscia. Per fortuna ho partecipato a quella riunione, ma quanti altri genitori sono nella mia stessa situazione, quanti avranno comprato al loro figlio questo “gioco” pensando di fargli un regalo come avrei fatto io? Io faccio la pediatra e mi sono sentita inadeguata come mamma e come professionista, mi sono chiesta cosa potevo fare e così una sera a cena, parlando dei nostri figli, ho manifestato questa preoccupazione alla mia carissima amica Ilaria Capua, Deputato alla Camera. Come sempre, da persona intelligente e concreta quale è, ha capito al volo la gravità del problema e non ha perso tempo nel cercare di provare a cambiare le cose. Posso solo dirle grazie per quanto riuscirà a fare e ringrazio il Prof. Galimberti per avermi aperto gli occhi prima che fosse tardi.

Sul profilo facebook di un fan di Dylan Dog abbiamo trovato un post che linkava questo articolo con la seguente espessione: Sulla scatola c'è scritto: adatto a un pubblico maturo. Secondo te, capra, che significa? Ci saremmo aspettati commenti a sostegno delle ragioni della dott.ssa Salvadori, ma è stato un continuo sbeffeggiamento e condanna verso una forma di censura che, nel caso di specie, trattandosi di un videogioco dove la violenza è gratuita e strumentale, risultava quanto mai adeguata. Eccoli. Quanta ignoranza e quanta compiacenza nell'esporla. esiste sempre gente cosi, esiste sempre purtroppo. non si riesce a farli sparire. Sì ma questa è sul Corriere. Un attimo. Metto sotto quattro o cinque persone, chiamo tutte le donne puttana e quando torno a casa commento per bene sta notizia. Bha. Fortuna che c'è il PEGI, eh, sennò. Vaglielo a spiegare a un ragazzino di 11 anni i cui coetanei ce l'hanno tutti, quel gioco. (E con questo non voglio dire che l'articolo abbia ragione, eh). Ci sono tanti adulti che comunque non sono maturi per capire un gioco del genere, soprattutto per capire che è un gioco. Stavo per portare il mio figlioletto in un night. Menomale che ci sono andato la sera prima e ho scoperto che ci sono le puttane. Mah Roberto il fatto che sia sul Corriere (è un blog comunque non una notizia) non mi stupisce. Quando leggo articoli sui (pochi) argomenti che conosco bene, mi rendo conto che quasi sempre vengono scritte castronerie su castronerie. Ora, o tutti i giornalisti incompetenti scrivono di cose che io conosco, o sono tutti abbastanza incompetenti. Temo sia vera la seconda.. che poi è facile, dopo, dare la colpa ai videogiochi: ma leggere prima la confezione? Ho il sospetto che certi giochi siano adatti ai minori ma molto poco a certi adulti. I bambini spesso sanno distinguere realtà e fantasia molto più di noi. Altrimenti non mi spiego perché non ho ancora sparato in testa a nessuno dopo essermi cibato per anni di Doom e simili. nonostante i miei sforzi per proteggerlo possa sfuggire al mio controllo e possa in qualche modo danneggiarlo per sempre e togliergli la serenità". Questa è la summa di ciò che non va nell'essere genitori di oggi! Ah e ovviamente è troppo faticoso informarsi prima sul contenuto di un gioco (vale anche per film e cartoni animati).... scusa ma sti articoli mi mandano in bestia! All'altro lato dello spettro ci stanno i "fenomeni" opposti. Facevo lo stagionale in un centro commerciale l'anno scorso, bimbo di massimo 9 anni con madre al seguito mi chiede GTA V. Spiego con malcelato imbarazzo alla madre la natura del gioco, e lei "Lui vuole quello", con sottinteso "non farmi perder tempo". Non c'è scampo, o deficienza o disinteresse. No. Tutte le avvertenze sono chiare e stampate in copertina. I genitori poi dovrebbero prendere seriamente il codice PEGI perchè è rivolto proprio a loro. St'articolo è l'ennesima fogna atta a puntare il dito contro qualcosa. Il fatto che tutti gli amici lo abbiano non dovrebbe far differenza per un genitore. Si tratta di prendersi le responsabilità e di non cercare sempre un capro. Che alla lunga diventa poco credibile eh.

Vabbeh, comunque questi articoli danneggiano la reputazione solo di chi li scrive. E della testata che li ospita. Per il mercato GTA sono una spruzzata di liquidator contro un kraken. articolo ALLUCINANTE. Non mi sembra che la tizia faccia tanti sforzi per proteggerlo, visto che compra roba a scatola chiusa. Proteggerlo significa spiegare le cose, il che presuppone capirle prima..... ma per certe persone è una battaglia persa. Un po' come voler comprare un porno per tuo figlio e poi dire in giro che é un film che educa allo scoparsi le donne. Articolo tolto! O per lo meno, irrangiungibile da questo link. ...ho manifestato questa preoccupazione alla mia carissima amica Ilaria Capua, Deputato alla Camera." un po' di autorefenzialità non guasta mai. Perché la colpa ovviamente è del videogioco, non del fatto che tu adulto non abbia educato tuo figlio alla sua fruizione in quanto opera di fantasia e virtuale. Punto primo. Inoltre ogni scatola ha chiaramente indicato il target di età per il gioco, ma anche questo ovviamente era troppo difficile da leggere, nonostante sia composto da numeri e figure. Punto secondo. Quello che più mi fa imbestialire è la mancanza di cultura di queste madri, che invece di criticare loro stesse per lo scarso interesse nelle cose che piacciono ai propri figli, criticano chi fa il prodotto, perché non le ha facilitate ad essere genitrici. Bah. Io farei anche una crociata contro i vaccini somministrati tramite siringhe perché ti istigano ad essere un eroinomane. Ho deciso di andare alla conferenza perché ero curiosa di conoscere le risposte. Per fortuna! I risultati che emergono da questo lavoro sono inquietanti, quelli che noi consideriamo ancora i nostri bambini, troppo piccoli per poter neanche pensare che conoscano questi argomenti, sono in realtà molto più scaltri di noi e sanno un sacco di cose e hanno già fatto tante esperienze a nostra insaputa. È incredibile!" Questa donna, che è una _pediatra_ e di bambini dovrebbe vederne parecchi, è mai stata bambina lei stessa? Mai creduto a questa cazzata dei videogiochi in grado di plagiare chissachì; una persona sana sa distinguere il vero dal falso, chi non ne è in grado ha problemi mentali e va curato. A 13 anni avevo Carmageddon, e non ho mai stirato nessuno; Resident Evil mi faceva morire di paura a 9 anni, ma proprio per questo ho bei ricordi.  Il passaggio più significativo: "Ci hanno fatto leggere i commenti di due ragazzini che godevano e ridevano e si compiacevano di avere ucciso una prostituta e di averle anche rubato i soldi che aveva appena guadagnato con una prestazione sessuale." Capito, secondo lei LO HANNO FATTO. Non c'è distinguo. Non si parla di scarsa competenza giornalistica, ma percettiva proprio. Secondo il suo ragionamento io ho manovrato il Metal Gear. Figata. Magari poi per capodanno gli compra i botti dei cinesi e al bambino salta la mano. L'abisso culturale di questo paese è di una profondità tale che se ci butti una torcia dentro non ne vedi il fondo. Non capisco perchè sembra che in Italia ( e alcuni paesi del mondo ) non possano esistere prodotti per un pubblico adulto. Su un videogioco c'è il PEGI apposta, va bhe che un genitore non deve essere necessariamente un genio ma almeno la terza elementare per leggere. Una cosa sconcertante è che ormai sono passate le generazioni che potevano permettersi il "lusso" dell'ignoranza sui videogames, essere genitore oggi ( dai 30/40 ) vuol dire che comunque, a meno che non ti hanno ibernato nell'800 e scongelato ieri, un minimo di storia del videogioco ti è passata sopra, fosse anche di striscio.

Questa giornalista e' abbastanza sciocca. Quando sono stato negli Usa ero a sparare a dei bersagli assieme a una famiglia, e con loro c'era anche il figlioletto ( anche lui con mia sorpresa sapeva già' sparare con un fucile), altro che ragazzini italiani e videogiochi. Ma quindi scusate, io ieri ho regalato il Lego Duplo di Batman col Joker a mia figlia di quattro anni e abbiamo giocato tutto il pomeriggio con lei che uccideva il Joker. Devo preoccuparmi o se non la faccio mai giocare con un videogioco la salvo da un destino di violenza omicida? Oh, comunque 'sto ragazzino adesso ha l'età che avevo io all'uscita di Sua Santità GTA Vice City. Penso che se mi fosse stato negato ai tempi, adesso sarei decisamente una persona peggiore. Ho parlato di videogiochi con un genitore che sosteneva che quest'ultimi istigano alla violenza. "Mio figlio di quattro anni quando gioca agli sparatutto poi dopo diventa violento, mi tira calci e pugni." Ora, caro genitore, ma a un figlio di quattro anni fai giocare uno sparatutto? Fra rumore, velocità di gioco e casino vario ci credo che poi un bambino di quattro anni svariona. "Eh, ma quando sei al negozio loro vogliono quelli". Ma i genitori non sanno più dire di no? È il bambino che porta a casa lo stipendio e li mantiene e quindi decide lui cosa comprare? Perplessità. Tanto se c'è scritto vietato ai minore di diciotto anni è perché dovevano solo riempire spazio nella copertina e serviva loro una toppa. Purtroppo è così da sempre. E non solo per i giochi. Fumetti. Musica. Ma per troppe cose. Poi magari chi si cura di queste cose sono i quelli che lasciano i figli da soli davanti alla tv. Boh, io scappo a uccidere un pò di zombi (oh no.... ho confuso la realtà e i videogiochi, troppo Resident Evil da piccolo) no cioè volevo dire scappo a lavoro, a tutti un buon pomeriggio. (Marco "sono una spruzzata di liquidator contro un kraken" è la cosa più bella che ho letto ultimamente). Purtroppo ha ragione. La mia infanzia turbata da SuperMario Bros 3 e Mario Kart mi ha spinto per molti anni a schiacciare tartarughe e spaccare blocchi di mattoni pur di guadagnare qualche maledetta moneta e qualche misero fungo, scommettendo tutto in corse di scimmie su kart. Ma alla fin fine il problema non è neanche il "vietato ai minori di diciotto anni". Tutti, più o meno, abbiamo avuto a che fare con materiale vietato quando eravamo minorenni, è normale. Ma che i genitori gridino allo scandalo facendo articoli dementi solo perché non si accorgono dei divieti è un insulto all'idea di intelligenza e responsabilità. Ridicoli. Questa deficientessa evidentemente è una di quelli che "videogiochi, fumetti e cartoni animati sono per i bambini". La chicca sul femminicidio è intramontabile, magari il figlio avrebbe sparato solo agli npc di colore! Mamma mainstream (e comunque al 5 non ho ancora giocato, ma chissà che si siano decisi ad aggiungere bambini e animali domestici per strada, una ventata d'aria fresca). ma voi i figli pre adolescenti li avete? e conoscete TUTTI i videogiochi? Io no, mai avuto la play o altre menate.. non mi piacevano. Mio nipote ha la play e la mamma, che non capisce un tubo di pc, gli compra i giochi che gli chiede.. in BUONA FEDE! Succede.. Sciocca? forse ma nessuno è un Tuttologo. Però io mi chiedo che senso abbia un gioco come questo, per uomini o ragazzi, è lo stesso. Che divertimento c'è nell'ammazzare una prostituta virtuale? Capisco gli spara e ammazza di guerra (no, non è vero però posso arrivarci) ma un videogioco che ti permette di fare uno stupro virtuale.. Comunque visto che vi piace tanto il pulpito vi auguro di conoscere sempre tutti i pericoli che saranno in agguato.. tutti i pedofili in chat, tutti i microspacciatori che gireranno intorno al liceo dei vostri figli, tutti i genitori deficienti che regaleranno pericolosissime macchinette agli amici dei vostri figli (scatolette di tonno a sicurezza zero).

'sta qua a livello d'intelligenza è restata al famoso "la prima volta che ho aperto un libro pensavo d'averlo rotto. Se la prendono coi videogiochi quando i film non sono da meno. Per non parlare delle forze dell'ordine, coloro che dovrebbero proteggerci. E i politici tutti a puttane. Coerenza portami viaaaaaa. uno potrà anche non conoscere tutti i videogiochi (o altro), d'accordo, ma che la mentalità italiana sia da anni "cartoni, fumetti, videogiochi = roba per bambini, sempre" è vero; però anche non conoscendo tutti i videogiochi si può semplicemente guardare la confezione, dove è indicato di cosa tratta. Al giorno d'oggi poi, anche per alcuni editori di fumetti ci sono sistemi che indicano a chi il prodotto è destinato, se il genitore si disinteressa del fatto che sulla prima di copertina ci sia "adatto ad un pubblico maturo" o "peggio" "vietato ai minori" non può prendersela con il produttore se lo compra al figlio senza guardare (cero se il figlio se lo compra da se, non è proprio colpa del genitore, ma quello è un altro paio di maniche). Micaela, nessuno è un tuttologo, ma google sì, non ci vuole una laurea per fare una ricerca e informarsi su cosa stai per regalare a tuo figlio di 11 anni. A meno che la signora non sappia leggere ovviamente, il che spiegherebbe anche l'aver ignorato il PEGI 18 sulla confezione. Concordo con la frase: Nessuno è un tuttologo. Ma questo non implica che io non possa andare a informarmi delle cose con cui vengo a contatto ogni giorno. E se un genitore regala videogiochi, il cui 18 ROSSO è ben presente in copertina, beh, direi che poi possa solo star zitto e riflettere sull'errore. Micaela scusa, ma se sulla confezione ci sta un PEGI 18 rosso e bello grosso, il dubbio che non sia un prodotto per bambini non sorge? I codici PEGI servono appunto come guida per chi non conosce i videogiochi. Si basterebbe rispettare le indicazioni piuttosto chiare che ci sono ed ovviamente vedere con che bambino/adolescente hai a che fare.ma il vero "inquinamento "é molto più subdolo, ed è spesso già nei prodotti x bambini, nelle pubblicità, nei famigerati "modelli" che incontrano.senza una famiglia forte diventa durissima non crescere degli adolescemi, perché già i compagni di scuola e gli amici con quello che si ritrovano in casa lo saranno comunque. E poi c'è la scuola. Micaela: tu compri un porno a tuo figlio pre-adolescente? No. Perché ti prendi la briga di appurare che non è un prodotto per lui. Su questo gioco, come su tanti altri, c'è indicato chiaramente: ADATTO A UN PUBBLICO MATURO. Io sta gente, così come tutti quelli delle associazioni di genitori li prenderei a randellate dalla mattina alla sera! Fanno tanto i perbenisti e poi non si accorgono di stare crescendo figli repressi. Ve lo ricordate la storia dell'analfabetismo funzionale in Italia uscita qualche mese fa. Ecco, quest'articolo ne è praticamente una conseguenza. Un'italiano medio legge le informazioni ma non le capisce. Si legge "adatto a pubblico maturo" ma niente, non c'è verso di capire che non è un gioco per bambini. le associazioni dei genitori, come le associazioni contro la pedofilia o contro "la viulenza" sono nelle mani di mariuoli che si mettono a studiare a tavolino la cazzata del giorno per finire in tv, un po' come un giudice di Torino che si sceglie le cause da rodomontare più telegeniche, vorrei vedere lo scontrino dell'acquisto del gioco e il certificato di nascita del figliolo. secondo me non c'è nè scontrino nè figliolo. Micaela, innanzitutto permettimi di dire che sei una persona veramente ignorante, ma non nel senso "che ignori" (cit.), ma nel senso che "vuoi ignorare"... Per cui io mi documenterei delle suddette "menate" prima di parlarne a vanvera. In secondo luogo vorrei farti notare che se partissimo dal presupposto che un gioco violento non debba essere distribuito, allora si dovrebbe fare lo stesso con i film, i libri, i quadri, i fumetti, le canzoni e tutto ció che presupponga l'arte!

Ma solo io penso che sia una storia inventata, per fare il solito articoletto contro i videogiochi nel periodo natalizio e uno spot al libro del citato dottore? In ogni caso, sì, il punto è tutto lì: se amo così tanto mio figlio, dovrei conoscere i suoi interessi e la qualità di cosa gli compro. Io comunque a mio figlio 'pre-adolescente' GTA V lo comprerei senza problemi. Come quando ero ragazzino io giocavo a Carmageddon, leggevo Dylan Dog, Splatter e Alien e guardavo Hellraiser. Mai nessuno mi ha proibito niente e non sono un serial killer, uno stupratore o chissà cosa. Non c'è cosa peggiore del proibire. È proibendo e censurando che si creano i veri mostri. Luca io concordo con te, ma penso che questo sia opinabile, ció che è inopinabile è la disinformazione e la superficialità con cui vengono trattati certi argomenti! Scena vista da me al Game Stop. Bambinetto di 7-8 anni che prende "Assassin's creed III". Madre: "Ma assassin's....che è roba di assassini?" (io: "No, è roba di pasteffagioli"). Bimbo: "No, è di guerra". (io: "Mejo me sento!"). Madre: "Ah, vabbè". Ma quel "18" con sfondo rosso che vedete in copertina secondo voi checcazzosignifica? Lavoro per una nota catena che si occupa della vendita di videogames. Posso garantire che quando un adulto compra GTA ad un minore, personalmente faccio presente il PEGI. Il più delle volte ridacchiando istericamente mi rispondono che loro non ci capiscono nulla e comprano. Altre volte mi rispondono che tanto guardano CSI (?), pochissime volte accade che si imbarazzano e optano per un altro acquisto. Rare volte sono tornati genitori disinformati che lamentavano i contenuti. Ogni volta tocca spiegare che il PEGI non riguarda la difficoltà del gioco, ma i contenuti. Grande professionista la Sig.ra Salvadori,che parla di un videogioco senza conoscere il codice PEGI...Magari potrebbe regalargli un pacchetto di sigarette al figlio,aspettandosi che ci giochi a shangai...Sono contento poi,che avendo conoscenze così in alto,abbia potuto denunciare alle alte cariche istituzionali,questa terribile piaga,che incombe sui poveri adolescenti italiani. Premesso che non gioco ai videogames da un bel po', anche se mi divertivano molto, ho cominciato a spappolare crani, uccidere donne a fucilate, investire passanti, e far esplodere bombe in città con Grand theft auto più o meno da quando avevo dodici anni. E credetemi, non ho mai alzato un dito su nessuno nemmeno per chiedere di farmi passare. Ma è altrettanto vero che altri ci si sono bruciati il cervello e hanno iniziato a mettere in pratica quello che prima era solo un'attività ludica e virtuale, per quanto discutibile. Di sicuro c'è che certi giochi, per certe personalità, sono come la scintilla che accende la miccia di un ordigno, ma credo anche che il mostro verrebbe fuori lo stesso, in un modo o nell'altro, anche senza questi giochi. Io sono cresciuto a pane e viodeogiochi fin da piccolo sia in sala giochi che con le consolle. Ho giocato a tutti i GTA, i mortal kombat e via dicendo per non dilungarmi, e non ho mai ucciso o aggredito nessuno. Questo articolo mi sembra una stupidaggine, perché personalmente non penso che siano i games ad allenare alla violenza, ma siano ben altri i fattori a farlo. sono passati quasi 40 anni da quando l'animazione giapponese è arrivata nel nostro paese e ancora oggi non abbiamo imparato nulla da quell'esperienza. Ci sono anime per bambini, per ragazzi, per adulti. Ci sono videogiochi per bambini, per ragazzi, per adulti. Dov'è la difficoltà? Non penso che nessun commesso venderebbe a una mamma che gli chieda un consiglio per il figlio di 6 anni, GTA 5. Però concordo su una cosa con l'autrice dell'articolo... la rovina maggiore per il figlio è davvero la madre. Qui si chiudono i commenti. La sinistra sta alimentando un l'odio e l'insensatezza per fini strumentali. Per fortuna si tratta di manifestazioni racchiuse in un ghetto di povertà morale.

2 commenti:

  1. La stupidità di queste argomentazioni contro la donna preoccupata per il figlio mi lascia senza parole.

    Parole piene di odio e insulti, privi di argomento, pronti a scaricare la responsabilità sul bambino che "tanto lui capisce subito" (traduzione: "di quel bambino non me ne può fregare di meno"). Pronti a dire "ma c'è scritto per adulti" senza pensare che lo stanno usando TUTTI i bambini lo stesso e chi ne è capace lo scarica da internet (traduzione: "di quei bambini non me ne può fregare di meno"). Pronti ad insultare la donna trattandola da cretina. E poi dicono che NON SONO STATI TRAVIATI DA QUESTI GIOCHI! Ma se si comportano da bestie piene di odio! Il loro comportamento contraddice quello che sostengono!

    In sostanza, questa gentaglia senza dignità nè morale vuole che si usino queste porcherie senza che qualcuno osi sollevare una minima obiezione. Traduzione: "Di voi non me ne può fregare di meno, non mi rompete". Con i loro sudici interventi dimostrano che questi videogochi fanno davvero traviare la gente.

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    1. Sulla stupidità siamo d'accordo, ma non dimentichiamoci della massiccia ignoranza che permea la mente di queste persone. Essi non si rendono conto che nei videogiochi viene canalizzata una violenza senza precedenti, rispetto alla quale non è sufficiente scrivere sull'etichetta "per adulti" per indorare la pillola. I disagi provocati da questi videogame sono diffusi anche tra la popolazione cosiddetta matura. Il trattamento riservato in alcuni commenti alla dott.ssa Salvadori è poco dignitoso, ma, come detto, rispecchia l'ignoranza di questi individui, che non si rendono conto di ciò che fanno e ciò che dicono. E Orfani, che è un fumetto che si ispira alla violenza nei videogiochi, esprime tutti questi valori negativi.

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