giovedì 29 gennaio 2015

DYLAN DOG N. 341: ARRIVA LA RECENSIONE NEGATIVA DI FUMETTOLOGICA! MOLTE CRITICHE E POCHI ELOGI!

Uno degli aspetti che ha caratterizzato fin dall'inizio il rilancio di Dylan Dog è stata la polemica continua, astutamente orchestrata, per far parlare di un personaggio che si stava e riteniamo si stia ancora spegnendo nell'indifferenza. Visto che quasi la metà dei lettori di questo Indagatore dell'Incubo si concentra sulla rete si è pensato, ingenuamente secondo noi, di costruire un progetto che creasse, ad ogni uscita, un diluvio di discussioni. Dal punto di vista della strategia, una scelta di questo tipo avrebbe anche potuto recare frutti, purché si tratti di discussioni incentrate sulle storie, sulle trame, sui personaggi, nuovi e non. Invece, forse nella consapevolezza che dar vita a storie di rilievo avrebbe implicato il ricorso ad elevate personalità di chiara fama, si è ripiegato su opzioni che, almeno per ora, non hanno saputo offrire contenuti di impronta superiore alle polemiche generate dalle innovazioni introdotte. Inutile in questa sede ripercorrere i tanti motivi che hanno fatto parlare di se i numeri 337-340. Gli unici momenti in cui l'attenzione è stata spostata sulle storie contenute negli albi, sono piovute critiche, dure ed espresse su qualche gruppo di discussione di FB in termini assai coloriti, fino a portare molti a pubbliche dichiarazioni di abbandono della testata. I giorni che hanno preceduto l'uscita del numero 341 sono stati caratterizzati da un fenomeno curioso. Su alcuni siti sono comparse recensioni in anteprima di questa storia, in cui ha fatto la sua apparizione John Ghost, il nuovo nemico.
 

In un articolo sul nostro sito abbiamo spiegato che, almeno secondo noi, Ghost è ispirato al cattivone di Skyfall del 2012, Raoul Silva. Modi, espressioni, abbigliamento e tendenze analoghe. Altri hanno ritenuto che somigliasse ad un attore tedesco, Michael Fassbender. Queste recensioni hanno attirato subito la nostra attenzione. Ci sono sembrate troppo compiacenti. Per quanto una recensione offre soltanto il punto di vista dell'autore che l'ha scritta, per quanto autorevole o meno, è sempre una opinione e non può essere presa a modello per decidere se acquistare o meno una serie. Ma perché l'uscita degli altri numeri non è stata preceduta dalla enfatizzazione mediatica di queste pre-recensioni? Quasi che si volesse rassicurare quanti sono stati delusi finora da numeri che non hanno mantenuto le grandi attese create. O perché, dopo questo numero 341, si chiuderà una fase, quella di presentazione del nuovo Dylan Dog, che dal numero 342 dovrà camminare sulle sue gambe. Con la fine delle novità finiranno anche le polemiche. L'attenzione si sposterà inevitabilmente sulle storie e se queste continueranno a non piacere, come finora è parso di capire dalle discussioni sulla rete, con le critiche hanno superato gli ingenui elogi, si potrà convenire sul sostanziale fallimento del rilancio. Come sito abbiamo dato importanza e visibilità a questo progetto. Ne parlavano tutti e ci è sembrato doveroso partecipare, offrendo il nostro punto di vista, che, come quello di molti, è stato terribilmente negativo.
 
Tra pochi giorni pubblicheremo la recensione del 340, poi seguita da quella del 341. Successivamente, abbasseremo il livello di attenzione su Dylan Dog. Preme riservare l'attenzione su tematiche più serie e importanti, come quelle che arrivano dagli Stati Uniti. Secret Wars e Convergence ridisegneranno gli universi della Marvel e della DC e lo sguardo di tutti i fan si calamiterà verso il fumetto Usa con le licenziatarie Panini e Rw a guidare la trasposizione italiana. Il fumetto italiano continuerà ad essere oggetto di articoli del nostro sito, a condizione che emergano motivi validi per parlarne o polemiche importanti. In realtà, il rilancio di Dylan Dog non è iniziato con il numero 337, bensì con il numero 325 del settembre 2013. Poi con il 337 è cominciata la fase 2 con la proposizione del nuovo materiale. Ed è stato su quello che si è concentrata la critica dei fan, soprattutto di quelli tradizionali, che non hanno accettato i cambiamenti, dando l'impressione che il Dylan Dog di Tiziano Sclavi non esista più o comunque abbia esaurito la sua spinta propulsiva con il numero 100. Tra le tante recensioni, ci ha colpito quella dell'autorevole sito di Fumettologica. Lontana dai toni compiacenti delle altre, ha evidenziato tutte le criticità che ci consentono di concludere, almeno per quanto ci riguarda, per il sostanziale fallimento del rilancio a tratti clamoroso. Dobbiamo ammettere che i curatori della testata si sono sforzati parecchio per imporre all'attenzione novità che, a molti, non sono piaciute gran che ai fan.

Il pensionamento di Bloch è apparsa una forzatura. Il nome dell'ex-ispettore una mancanza di rispetto, quasi una irriverenza. L'apologia del comunismo nel numero 339 un ancoraggio ad un'epoca spaventosa della storia che per fortuna non esiste più. Il nulla assoluto del numero 340. L'autore della recensione di Fumettologica, Andrea Antonazzo, deve avere tenuto conto di questi aspetti negativi. Di John Ghost dice: John Ghost si presenta dotato di un carisma notevole: gli bastano pochi sguardi e altrettante parole per farsi rispettare dai suoi interlocutori, e la sua presenza scenica è definita anche da un look algido e seducente (merito del design di Angelo Stano), caratterizzato da un bianco candido che contrasta con il suo animo oscuro. Per quanto ci riguarda, il bianco candido è uguale a quello di Raoul Julia in Skyfall del 2012. Sarà stata una coincidenza, ma noi non ci crediamo. Dopo questa premessa positiva o apparentemente tale, arriva la stoccata che affonda John Ghost: Tuttavia, nel seguire la vicenda in cui la sua azienda si trova a dover affrontare un’ondata di omicidi legati alla diffusione di un nuovo modello di smartphone, sembra di assistere alle gesta di un personaggio bloccato nel suo “dover essere”. Un avversario a tutti costi, insomma, costretto a compiere azioni riprovevoli quasi solo per il gusto di farlo. Nonostante il suo statuto di nuovo simbolo “dylaniato” – una figura di primaria importanza, un arcinemico destinato a tenere testa al complesso titolare della serie.

Si fatica infatti a percepire in Ghost una qualche motivazione, psicologica o esistenziale, alle sue azioni. Secondo Andrea Antonazzo, John Ghost appare una figura stereotipata. Un guscio vuoto, una immagina ricalcata da mille altre uguali senza un connotato di originalità e arido come caratterizzazione. L'affondo è ancora più forte quando scrive: La tridimensionalità del personaggio – soprattutto se messa a confronto con la personalità di Dylan, quanto mai stratificata e contraddittoria – è insomma assente, e non emerge nessun legame profondo con il protagonista. Quel che appare è piuttosto un arcinemico vecchio stile che esprime una malvagità gratuita, spiegata in parte da un finale a sorpresa che quasi ribalta l’intera storia, ma che lascia la sensazione di essere stato pensato come un modo di sembrare cool, più che come elemento narrativo. Noi riteniamo che sarebbe stato meglio ricalcare più ostinatamente il personaggio di Raoul Silva di Skyfall e ne sarebbe venuta fuori una immagine più caratterizzata. Se John Ghost fa parte di una elite di industriali in grado di esercitare il potere sulle istituzioni, l'idea richiama quella di un massone o membro di altre società segrete che tanta moda fanno nei programmi televisivi che parlano di misteri e complotti. E torniamo a domandarci: non era meglio puntare ancora su Xabaras? Prosegue: In ogni caso, l’idea di un rivale dipinto con i tratti del male assoluto, in Dylan Dog e nel 2015, lo ammetto, non riesce ad appassionarmi. Ha ragione.

Poi Antonazzo lancia un altro affondo all'impianto di tutta la storia: Accanto alla debole entrata in scena della nuova nemesi, dopo il pensionamento di Xabaras richiesto da Tiziano Sclavi, questo episodio non guadagna certo in forza su un altro aspetto: il citazionismo, che suona spesso fine a se stesso. I riferimenti alla cultura pop sono infatti numerosi come non mai, alcuni dei quali gustosi. Su tutti, uno grafico: la griglia a nove vignette che assumono le pagine in una scena con protagonista un personaggio le cui fattezze ricordano quelle di un certo sceneggiatore di Northampton, come nella sua opera più importante. Ma il problema di questi riferimenti è lo stesso del finale: sembrano disseminati tra le pagine per farsi notare da una parte dei lettori, con un effetto wow che però, voltata pagina, si esaurisce presto, spodestato dal successivo riferimento. Si tratta di un aspetto negativo che nelle nostre recensioni abbiamo sempre sottolineato: il citazionismo che assume il ruolo di direttiva primaria per nascondere la pochezza della storia e della idea di base. Affermare che il tutto viene fatto per ottenere un effetto wow che voltata pagina si spegne significa che la storia, in se, è priva di mordente e motivi di interesse. Un disastro, in parole povere. Una attenzione particolare riservata per questa recensione assente nelle altre, evidentemente aventi l'esclusivo fine del compiacimento a tutti i costi contro ogni logica e ragione. I lettori di Dylan Dog non sono poi così cretini. Di certe cose ci si accorge.

Nella parte successiva del suo articolo Antonazzo parrebbe cogliere una critica che abbiamo spesso rivolto alla nuova gestione del personaggio: la sua utilizzazione come veicolo di diffusione di messaggi di sinistra o di critica verso certi costumi della società occidentale. Molto dylandoghiana, infatti, è la smaccata prospettiva critica: la perversità del fatto che noi tutti, in qualità di fruitori, siamo considerati più bersagli del marketing che cittadini. Ma le posizioni dei personaggi su temi di attualità non fanno una trama, e gli snodi principali della vicenda sono parecchio frivoli, persino sorprendenti nella loro ingenuità – come nel modo che sul finale Ghost usa per coprire le proprie malefatte, che qui non sveliamo. Tutto questo fa sì, inoltre, che Dylan sia poco funzionale alla storia: si ha la sensazione che al suo posto, a indagare sull’incubo del mese, avrebbe potuto esserci quasi chiunque altro. Come a dire: va anche bene criticare il capitalismo e siete di sinistra, ma se la trama si riduce solo a questo, come si può pensare che i lettori, per quanto ingenui, la trovino interessante? La conclusione di Antonazzo è devastante: Quello che manca, però, è la costruzione: buone storie, semplicemente, che senza cadere nello sclavismo di maniera possano sedurre non con qualche fredda trovata ma con qualche motivo per avere ancora paura. E speriamo che lo spostino, quel dito, e dalle parti di Dylan ricomincino a guardare la luna. Già, dove sono le buone storie? Se lo chiedono in molti.

11 commenti:

  1. Però sui forum e su facebook la maggior parte dei commenti sono positivi per questo albo, dopo la caduta di stile del precedente.

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    1. Nutriamo dubbi sulla buona fede di questi commenti. Se il tutto si riduce a: Che bella storia, complimenti; molto bella, bravissimi; mi ha colpito, erano anni che non leggevo una cosa simile, ecc., difficilmente vi si può dar credito. Non leggiamo commenti sulla storia, sulla trama, sui personaggi, ma le solite corbellerie sulle citazioni, sugli omaggi. Da cui la domanda: qualcuno ha letto davvero l'albo?

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  2. I giudizi sui forum sono molto articolati, analizzano (forse eccessivamente) ogni dettaglio della storia. Sembra che questa volta Recchioni ci abbia preso...

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    1. Dire questa volta significa affermare implicitamente che nelle volte precedenti ha fallito. Non abbiamo ancora analizzato tutti i commenti, ma per noi conta solo la nostra recensione, che leggerai nei prossimi giorni.

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    2. Strana posizione, visto che i vostri articoli di solito citano con abbondanza i giudizi altrui...

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    3. Recchioni ha scritto di speciale solo Mater Morbi, Il giudizio del corvo, Spazio Profondo e Al servizio del caos, per adesso. Gli altri suoi albi si possono pure dimenticare. Con "questa volta" mi riferivo genericamente alla Fase 2 di Dylan Dog, indentificata in Recchioni (che ha avuto dei grossi errori, vedi "Maxi Dylan Dog Old Boy" e "Benvenuti a Wickedford").

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    4. I nostri articoli citano i giudizi che rispondono alla ideologia di base che caratterizza il nostro portale. Consideriamo il socialismo e il relativismo nemici assoluti della comunità civile. Una minaccia per la libertà.

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  3. Conta solo la vostra recensione, o quelle negative degli altri...

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    1. Conta la nostra recensione e quelle degli altri che rispecchiano le nostre idee.

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  4. Al Servizio del caos piace anche al Dylan Dogofilo, che lo ha definito "un albo degno di quelli di Tiziano Sclavi (cit.)". E continuerà a leggere il Nuovo Corso, al contrario delle vostre previsioni...

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    1. Il Dylan Dogofilo è intelligente e preciso, ma è anche molto giovane. Non ha colto il profilo che la recensione di Fumettologica ha messo in evidenza: John Ghost è un guscio vuoto. Del tutto irreale. E' uno stereotipo privo di caratterizzazione.

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