domenica 1 febbraio 2015

BONELLI NELLA BUFERA: IL MOIGE BOCCIA IL MOTION DI ORFANI! PRODOTTO FORTEMENTE DISEDUCATIVO!

Chissà cosa sarà saltato in mente ai dirigenti di Rai 4 quando hanno deciso di proporre un motion-comic di una serie a fumetti Bonelli, in cui la violenza e gli ammazzamenti sono all'ordine del giorno. Una serie in cui l'uccisione di chicchessia sembra il fine unico e ultimo. Una serie ispirata ai videogiochi dove l'uso di violenza è massiccio e si propone il fine di obnubilare la mente dei giovani, scatenando la componente rettiliana. La televisione di Stato ha una lunga storia di censura sui cartoni animati italiani e stranieri. I lettori più anziani ricordano il noto caso-Mazinga, che scoppiò nel 1980. Ideata da Go Nagai come una serie a fumetti, fece il suo esordio in Giappone il 2 ottobre 1972 per l'editore Shueisha e poi, visto il successo, sul piccolo schermo in una mitica serie a cartoni di 92 episodi trasmessa tra il dicembre 1972 e il settembre 1974. Il successo internazionale destò l'attenzione della Rai, che già da qualche tempo si era assicurata i diritti di un'altra creazione di Nagai, Ufo Robot Grendizer, meglio nota in Italia come Goldrake, trasmessa a partire dal 4 aprile 1978 su Rai 2 fino alla sua conclusione il 6 gennaio 1980. 71 episodi rispetto ai 74 originali, di recente ripresi dalla Gazzetta dello Sport in versione completa, doppiaggio storico, nuovo doppiaggio, doppiaggio originale, special, ecc. Un successo oggi come allora. Goldrake era la terza serie di Go Nagai in ordine di tempo, dopo Great Mazinger e Mazinger Z. Fu il successo di queste edizioni in Francia e in Spagna a rimuovere i tentennamenti dei dirigenti Rai di allora, dominati in tutti i sensi dalla Democrazia Cristiana e solo in parte dalla componente più aggressiva e massimalista rappresentata dal partito comunista italiano di Enrico Berlinguer, che ha scritto una delle pagine più buie della storia politica italiana con rapporti illegali con l'Urss mai del tutto chiariti. Mazinger Z cominciò ad essere trasmessa il 21 gennaio 1980 su Rai 1, poco tempo dopo la conclusione di Goldrake e il successo fu enorme come il precedente. Anche se la violenza non mancava negli episodi caratterizzati da combattimenti furibondi tra creature meccaniche di grandi dimensioni, i mitici robottoni, c'era una trama coinvolgente e una caratterizzazione dei protagonisti, buoni e cattivi, assolutamente eccezionale. Una miniera d'oro.
 

Perfino la Panini, che allora si occupava principalmente di figurine, lanciò album da collezionare con i protagonisti di questi cartoni animati nipponici. Poi arrivò la doccia fredda. Verso la metà del 1980, nel pieno del successo dei cartoni di Nagai, sorse un comitato formato da genitori e spettatori conservatori, a cui l'idea che i loro figli assistessero a spettacoli di violenza non piaceva. Da un lato, avevano ragione. Ma si trattava pur sempre di cartoni animati. Di finzione e sullo sfondo c'erano sentimenti alti come onore, rispetto, amore per la famiglia, ecc. Tutti valori che nella cultura giapponese sono importanti quasi quanto la violenza non fine a se stessa. Il popolo nipponico è composto da guerrieri, ma la violenza viene utilizzata solo come estrema misura. Tutto questo nella mente povera e ignorante di persone che non sapevano neanche dove l'arcipelago nipponico fosse situato geograficamente e spalleggiati dalla componente più bigotta di DC e PCI, iniziarono a fare pressioni sulla Rai per bloccare la trasmissione di questi cartoni. I motivi erano i seguenti: le serie giapponesi incitano alla violenza, mostrando situazioni in cui alla violenza si risponde con altrettanta efferata violenza; costituiscono un pericolo per le giovani generazioni di spettatori che, prendendo a modello i loro beniamini, finiscono per adeguarsi al loro comportamento; elevano al livello dell'essere umano delle macchine che usano armi e poteri fuori della portata dell'essere umano, creando false rappresentazioni della realtà; la fascia pomeridiana (17.30/19) dei programmi della rete aveva registrato uno sbalzo in crescita di 4 volte superiore a quello dei consueti cartoni animati. Dal 20% registrato con la programmazione comune si era passati all'80% di quella con i cartoni di terra nipponica. Questo aveva significato, per i vertici dell'emittente un cambio radicale delle prospettive di utili. Erano autentiche assurdità, ma l'ignoranza sia dei vertici Rai del tempo che dei promotori di questo comitato la fece da padrone e così Mazinga Z venne interrotto. L'ultimo episodio fu il numero 56. Da allora la Rai non propose più cartoni animati robotici, che passarono alle reti private decretandone il successo definitivo. Anche le reti di Berlusconi, che si stavano affacciando in tv, si allinearono.

Quello che nella Rai non capivano allora e non capiscono oggi è che la violenza, sebbene rappresenti la manifestazione umana più bassa e vergognosa, in alcuni contesti narrativi si pone come elemento indispensabile di una trama. Nei cartoni robotici la Terra è sempre minacciata da regni provenienti dallo spazio profondo o dal passato, antiche civiltà che, grazie agli scambi culturali con civiltà aliene, si sono dotate di una tecnologia superiore a quella odierna. Basti pensare che tutti gli elementi narrativi del famoso Jeeg Robot d'Acciaio, altra creazione di Nagai, sono tutti ripresi da elementi culturali giapponesi reali. Quando la violenza viene inserita in un contesto narrativo privo di trama dove essa costituisce l'occasione per veicolare un messaggio di autodistruzione di valori etici, allora è giusto che certe trasmissioni siano interrotte. Molti videogiochi, ad esempio, sono caratterizzati da violenza gratuita, che alimentano le pulsioni più aggressive e annichilenti dei giovani che consumano i loro occhi sugli schermi dei pc. Ore e ore a distruggere la loro mente e a perturbare la loro anima. In gergo vengono definiti videomaniaci ed esprimono una condizione patologica. In casa Bonelli, nel quadro di un progetto volto a modernizzare la loro offerta fumettistica in conseguenza di una crisi di visibilità e di vendite senza precedenti che ha attanagliato l'editore milanese negli ultimi anni, hanno ben pensato di creare, per la prima volta, una serie a colori! Forse per dimostrare a dei possibili acquirenti americani, come la Disney, che sono in grado di produrre fumetti colorati come quelli Marvel e DC? Al di là delle motivazioni, sta di fatto che una serie di questo tipo è stata editata a ottobre 2013. Doveva essere la testa di ponte per la conquista di un nuovo mercato. Dichiarazioni baldanzose degli autori parlavano di vendite importanti nell'ordine delle 80.000 copie, salvo poi scoprire che le attuali vendite di questa serie girano intorno alle 25.000 copie, secondo indiscrezioni. Un flop che ha fagocitato circa 3 milioni di euro per ottenere vendite non dissimili da quelle di altre serie recenti. Nell'intento di proporre il prodotto sotto altre forme e attirare altri potenziali fruitori, è arrivata l'idea, secondo noi disastrosa, di farne un motion-comic.

Con questa espressione si intende una via di mezzo tra il cartone animato classico e il fumetto raccontato per immagini. Tecnologia vecchia, già antica quando la Marvel, negli anni sessanta, realizzava prodotti di basso costo per il pubblico televisivo. Il fumetto da cui il motion è tratto è ispirato a vari videogiochi connotati da grande violenza ed era naturale che la programmazione sui canali Rai attirasse l'attenzione dei censori. Per fortuna il serial non è stato trasmesso su Rai Yoyo, ma su Rai 4, un canale che ospita vari prodotti violenti espressione di una deprecabile cultura propria degli Stati Uniti d'America, che su questi prodotti ha costruito la sua fortuna. Si sarebbe pensato che tra vari serial horror, violente, ecc., il motion sarebbe passato quasi inosservato. Sbagliato. E' pur sempre un prodotto animato e il Moige, il Movimento Italiano Genitori, li ha stanati. E' un’organizzazione che agisce per la tutela dei diritti dei genitori e dei minori in ogni aspetto della loro vita: sociale, economica, culturale e ambientale. Presente in 35 province italiane con un network di oltre 30.000 genitori, il Moige si batte per migliorare la vita di bambini e adolescenti e delle loro famiglie in Italia e con le federazioni cui aderisce, in Europa e nel mondo. Una organizzazione potente e variamente ramificata dotata di un grande potere di incidenza. Avendo a cuore l'interesse e il sano sviluppo psico-fisico dei bambini, è naturale che un motion-comic aggressivo e violento finisse all'interno del suo radar. Il Moige non ha il potere diretto di impedire la diffusione del prodotto, ma grazie alla sua organizzazione, può incidere indirettamente per bloccare iniziative che si pongono in contrasto con gli obiettivi di tutela che essi si prefiggono. Tra le prime attività dell’associazione, l’istituzione dell’Osservatorio Tv (ora Osservatorio Media), un team qualificato di esperti del settore che monitora palinsesti televisivi, in risposta alla crescente esigenza di tutelare i minori da una televisione troppo poco attenta al rispetto dei diritti e della sensibilità dei suoi piccoli spettatori. L'Osservatorio del Moige, quindi, è composto da un team qualificato di esperti che monitora i palinsesti televisivi con l'obiettivo di tutelare i minori da chi li vorrebbe pregiudicare nel loro sviluppo.

Le opinioni del Moige non possono essere messe in discussione, nemmeno dagli estremisti anarchici e da quelli di sinistra che affollano vari gruppi Facebook di argomento fumettistico. Integralisti pericolosi perché forti della loro ignoranza. Odiano il mondo, la Chiesa, la Fede, i sani principi, sono pazzi, drogati e anelano all'autodistruzione. Da quando hanno scoperto la rete, preda di evidenti disturbi della loro sfera sessuale, si divertono a fare i bulli prima di essere emarginati nel ghetto in attesa che si compia il loro destino. Il Moige ha puntato il motion-comic della Bonelli trasmesso su Rai 4. Promosso, invece, Calimero. 51 anni ma non li dimostra. Da Carosello al 3D, Calimero continua ed essere un pilastro della storia della televisione. Oggi il simpatico pulcino nero viene riproposto al pubblico in un cartoon, che Rai YoYo manda in onda quotidianamente e in diversi momenti della giornata. Le vicende sono ambientate nel paesino di Belladagio, dove Calimero vive con i suoi genitori ed è protagonista di tante avventure con i suoi amici più cari: Piero, Valeriano e Priscilla. In ogni puntata i quattro si trovano davanti a degli ostacoli che li mettono alla prova. L’astuzia e l’intuito però non manca a nessuno di loro e così tutti gli impedimenti vengono superati. Il protagonista è ben delineato e costituisce un buon esempio agli occhi del telespettatore all’ascolto: è onesto, sincero e sempre a disposizione dei suoi amici, con i quali condivide uno stretto legame, che emerge con grande evidenza. Quel suo E’ un’ingiustizia però! è una sorta di grido di battaglia che lo spinge a mettersi all’opera per migliorare il mondo che è intorno a lui. I valori sani di cui è portatore lo dipingono come un personaggio positivo e rassicurante, contribuendo a rendere il cartone un prodotto delizioso (anche dal punto di vista grafico) e fortemente educativo. Calimero pienamente promosso. Uno scenario post-apocalittico è il teatro delle vicende del motion in onda ogni sabato intorno alle 14 su Rai 4. Si tratta della versione televisiva di un fumetto edito dalla Bonelli. Non è un cartoon, ma un motion comic, una involuzione del fumetto in cui i disegni originari vengono in parte animati con le tecniche della computer grafica. Insomma, non il massimo della tecnologia.

 personaggi principali sono un gruppo di ragazzi, sopravvissuti ad un’esplosione che ha sconvolto la Terra e nella quale hanno perso i genitori. La causa di quest’apocalisse sarebbe dovuta ad un attacco di una popolazione aliena, che vuole distruggere il nostro pianeta. La verità poi sarà un’altra e porterà gli stessi protagonisti a lottare fra loro. Per evitare la distruzione del pianeta e combattere il (presunto) nemico, i giovani superstiti finiscono in un campo di addestramento. Diverranno soldati implacabili, spietati, perché l’ obiettivo è fare cadaveri e non arte. Ciò spiega anche l’alta frequenza di scene cruente, in cui il sangue scorre in abbondanza. I protagonisti covano rabbia, rancore, odio nei confronti di chi ha strappato a loro un’infanzia felice. Con l’evoluzione della storia, si incattiviscono sempre più. Anche chi li circonda non è da meno, basti pensare a Nakamura e alla dottoressa Juric, severi responsabili del loro addestramento, ambigui e disposti a tutto pur di realizzare il proposito di forgiare dei super guerrieri. L’unica cosa che conta sembra essere l’annientamento dell’altro, senza distinzioni tra nemici e compagni. Per tutta questa serie di fattori, questo motion non può rientrare nei canoni di una televisione a misura di famiglia. Personaggi negativi, che offrono distruzione, odio, rancore, frustrazione. Un pessimo esempio, che in tv non può stare, soprattutto se potenzialmente visibile da bambini e ragazzi, che potrebbero emulare quei modelli maledetti. Un prodotto diametralmente opposto ai cartoni giapponesi dei personaggi di Go Nagai, in cui i valori dell'onore, del rispetto e della famiglia erano ben rappresentati, benché di fede diversa da quella cristiana. Il mondo dylaniato del fumetto non l'ha presa certo bene. Già schiumanti rabbia per il successone di TWD della Saldapress di Ciccarelli e per l'imminente uscita della serie Outcast, che rischia di minacciare il potenziale successo di nuove serie Bonelli, hanno reagito in modo scomposto con commenti pubblicati su Facebook in vari profili privati non certo all'insegna del rispetto e della comprensione. I fan di Dylan Dog non sono nuovi a questi comportamenti, forse alimentati dal cattivo rilancio che sta annientando, secondo noi, il personaggio ideato da Tiziano Sclavi.

Commenti del tipo: Vabbe sono gli stessi che ingialliscono il sangue nei cavalieri dello zodiaco e non censurano i topless al tg5, parliamo di fuffa. Ma la cosa che mi fa più ridere è che: il motion comics di Orfani ha il bollino rosso. E perché non dovrebbe avercelo visto che è una serie violenta? Quindi, non è per bambini a prescindere. Si, hai capito. Poi qualcuno che addirittura scrive: Evvai. La disapprovazione da parte del MOIGE, nel 98% dei casi significa che si sta facendo qualcosa di buono! E ci chiediamo sapeva cosa scriveva chi ha affermato ciò: Le nostre menti si muovono a pendolo dal puritanesimo anni 50 al squaglio valoriale postpedofilo, di che mandare in psicosi anche le menti più solide...forse hai ragione a volte una risata koan ci salverà. Farà bene al programma: i ragazzini adorano guardare trasmissioni col bollino rosso! infatti non va fatto vedere ai bambini. Neanche io lo faccio vedere a mia figlia di 2 anni. Ma non le farei vedere i porno, né Ken Shiro indipendentemente da quel che dicono i bacchettoni del Moige! E Calimero (che avendo una bimba di 2 anni ho visto) non mi sembra questo gran bell'esempio positivo. Primo perché la computer grafica fa pena, secondo perché hanno fatto 10 puntate e girano sempre le stesse! Ma come si fa a mettere Calimero e il motion nello stesso articolo? Sono due prodotti indirizzati a due tipi di target diversi! Non ha senso. Sì che cercare un senso nei criteri di valutazione del Moige. Il bollino rosso è come il rating ESRB: quando il bimbo frigna, il genitore medio compra gta o gli fa vedere orfani pur di stare in pace. Quindi meglio eliminare alla radice, così il bimbo non frigna e non ci son problemi. Bello vedere che il MOIGE non ha ancora compreso dopo 30 anni il concetto di "target demografico". E nemmeno del "se è un cartone animato non vuol dire necessariamente che i bambini devono guardarlo.  tra l'altro, leggendo l'articolo, si ha quasi l'impressione che l'autore abbia effettivamente colto lo spirito della serie, che si renda conto della critica insita nella storia raccontata, ma... alla fine non fa l'ultimo passaggio logico, non mette l'uguale alla fine dell'equazione e si limita a un: "è violento, non va bene". Speriamo che il Moige riesca a bloccare la trasmissione del motion Bonelli.
 Hans von Klopp.

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