venerdì 20 febbraio 2015

DYLAN DOG: INDIFFERENZA E STANCHEZZA NEI GRUPPI FACEBOOK! SI PARLA SOLO DI SVENDERE GLI ALBI!

Dalle parti di Dylan Dog c'è aria di grossa smobilitazione come non se ne avvertiva da anni e più di quanto se ne respirava dopo l'uscita del numero 100 di tanti anni fa. Dopo l'euforia delle novità introdotte nei numeri 337-341, sembra che l'indifferenza sia ridiscesa nuovamente sul mondo dylaniato. L'arrivo del nuovo nemico, presentato in occasione del numero 341, ha fatto segnare il punto più basso come numero di commenti sui gruppi di Facebook. Forse i lettori si aspettavano di più, tanto che perfino il famoso Dylan Dogofilo nella recensione del numero alla fine ha dovuto ammettere che si, Xabaras era un'altra cosa. Che i lettori italiani siano tradizionalisti è cosa nota, che non lo sapessero in casa Bonelli stupisce alquanto. In una recente intervista gli autori hanno ammesso che con questo pubblico è difficile vincere la sfida del rilancio perché è una lotta contro la nostalgia. Il che suona grossomodo come una laconica ammissione del fallimento del rilancio. Se avessero scritto che la sfida del rilancio è stata vinta, avremmo potuto ipotizzare che le vendite della collana abbiano fatto registrare nuovamente un segno positivo. Ma dopo una affermazione del genere, no. Dubitiamo, a questo punto, che le vendite della collana siano tornate a crescere. In realtà, non abbiamo mai dubitato di questa conclusione. Troppo raffazzonata la strategia a base del rilancio. Troppo scarse le storie. Troppi i commenti negativi dei fan ai quali, forse, sono state fatte balenare aspettative troppo grandi. Banali le trovate, come quella del pensionamento di Bloch o del suo nome, che fa ancora ridere i fan più pazienti. Vuoi i nuovi personaggi, come l'ispettore Carpenter, che sembra una calamita delle citazioni dei film action americani. Impresentabile Rania Rakim. Un nero e una musulmana nella polizia inglese suona come qualcosa di fuori posto nel quadro della visione tradizionalista dei lettori di Dylan Dog, nonostante quasi tutti siano di sinistra. La nostalgia è forte e si sa, è ancora più forte quando il nuovo si presenta così piccolo. Forse si dovevano diluire le novità in più uscite. Forse si doveva evitare di attaccare i lettori, di irritarli. Forse gli autori potevano assumere sui loro profili Facebook un atteggiamento più conciliante anziché chiudersi come dei ricci alle critiche devastanti che li hanno colpiti senza pietà e da ogni direzione. Anche da quelle meno attese. Si doveva fare di più e di meglio e non si è fatto.
 

Così, l'intervista al sito di Adnkronos suona come il riconoscimento della disfatta di un progetto che non è mai stato in grado di magnetizzare l'interesse dei fan e di convincere chi negli anni ha abbandonato la collana a tornare sui suoi passi. No, non era possibile. La recente sospensione da Facebook di uno degli autori dopo avere pubblicato un post con affermazioni poco lusinghiere verso omosessuali e persone di colore non è piaciuta. Si sarà trattato di una battuta e sicuramente lo era, ma molti non hanno gradito e così millemila accoliti sono volati via, verso altri lidi, verso altre fonti di ispirazione comunista, forse nord-coreane, chissà dopo che anche in Cina è approdato un capitalismo controllato. In tutto questo, i grossi investimenti della Bonelli che, consapevole di reggersi su Tex e Dylan Dog, è corsa ai ripari quando ha capito che se non interveniva subito e in maniera radicale, avrebbe dovuto fare conto solo su Tex. Dylan si sarebbe sciolto come neve al sole. E' opinione di molti che il grande clamore di questi ultimi mesi abbia solo ritardato un processo di decomposizione del personaggio iniziato anni fa. E Orfani, la serie che avrebbe dovuto aprire un nuovo mercato per la Bonelli? Anch'essa persasi nei meandri della sua vacuità. Contenuti ripresi interamente da videogiochi, che non hanno convinto i videomalati a staccare i loro occhi dalle console di gioco. E che fine hanno fatto i grandi contenuti culturali presenti all'interno di Dylan Dog? Forse non ci sono mai stati, con tanta buona pace di quegli studenti che in alcune università fantasiose hanno scritto perfino delle tesi sul personaggio di Tiziano Sclavi. Dylan Dog è un fumetto per ragazzi. Non ha contenuti culturali. E' un giornaletto buono per passare una mezzoretta di svago, nulla di più. L'enfasi che negli anni novanta ha accompagnato il personaggio si è spenta dopo l'uscita del numero 100. Finite le novità, è finito anche Dylan Dog. Oggi la testata è letta principalmente da persone con poca cultura, mentre i lettori più anziani restano di stucco davanti alla pochezza delle storie. Sui gruppi di discussione pubblici di Facebook tutti stanno cercando di svendere la loro collezione, salvo poi scoprire che ogni singolo numero difficilmente potrà essere piazzato a più di 0,50 € l'uno. Molti hanno scoperto di avere in casa una montagna di carta ingiallita priva di valore, che occupa spazio, con mogli, mamme e figli ansiosi di buttarla.
 
Un gruppo di discussione è fatto per discutere. Sembra una affermazione scontata, ma oggi si discute solo di annunci di vendite. Gruppi di discussione che si sono trasformati in succursali di ebay. L'errore più grave che in casa Bonelli è stato quello di porsi nel modo sbagliato davanti alle critiche con scelte di autori e di curatori fortemente divisivi. State il disastro si comincia a pensare al futuro e a quello che potrebbe essere Dylan Dog. In primis, un nuovo supervisore che sappia riunire una platea di lettori oggi divisa in haters e lovers. Tra amanti del nuovo ciclo e detestatori del medesimo. Nuovi scrittori e una qualità dei disegni migliore, magari spostando qualche artista dalle pagine di Tex. Basterà per far riprendere Dylan o dovremo concludere che una pagina di storia del fumetto italiano si è chiusa in maniera definitiva. Non sarebbe l'unico esempio. Il fumetto di sinistra non è mai stato grande in Italia. Non ha mai venduto milioni di copie. Ha interessato una platea molto piccola di lettori, che in proporzione corrisponde al risicato 30% che in occasione delle elezioni vota per i partiti di sinistra. Forse Dylan Dog dovrebbe smettere i panni di fumetto di sinistra e essere neutrale se non cristiano nei valori. Dovrebbe smetterla di criticare il liberalismo e l'individualismo. Alcuni invocano il ritorno di Tiziano Sclavi. Potrebbe essere la chiave di volta, ma il creatore di Dylan Dog ha fatto capire di non essere più interessato a calcare le scene che lo hanno reso famoso. I primi scricchiolii del rilancio si sono avvertiti pochi giorni prima dell'uscita del numero 341 con la diffusione di alcune recensioni o pseudo tali quasi che si volesse rassicurare i lettori sulla qualità della serie o magari dal distributore erano arrivati dati poco confortanti delle vendite. La gente avrà iniziato a mollare l'albo dopo il numero 339, che a molti ha dato l'idea di un fumetto che con l'universo di Dylan Dog non aveva nulla da spartire. Il numero 342 uscirà tra pochi giorni. Sarà considerato come il primo numero del dopo rilancio. Vogliamo, infine, tranquillizzare tutti coloro che ci hanno richiesto a gran voce la recensione del numero 341. Non è stato facile convincere i nostri membri ad accollarsi l'ingrato compito. Dylan Dog non piace e scrivere di qualcosa che non piace è difficile. Kristoffer Barmen, il comandante della sezione interna, ha declinato e così anche tutti i membri della sezione norvegese che dipendono da lui.
 
La sezione svedese, che si sta occupando del lancio di Revolver Samurai del grande Nick Leggeri, ha ben altro da fare. Inutile interpellare i nostri amici della sezione tedesca. Rutger Hermann, il responsabile, ci ha esposto tutta una serie di articoli che sta preparando. Abbiamo chiesto a Jack Santorum, fondatore e comandante della sezione Usa, ma ci ha risposto laconicamente: ok, ma chi è Dylan Dog? Nessuno, Jack. Jack è un repubblicano, cattolico e conservatore. Non avrebbe mai accettato di scrivere, meno che mai di leggere un fumetto di sinistra. La sezione inglese è in fase di formazione e non sarà pronta prima di alcuni mesi. E così è rimasto a noi, membri della sezione italiana, l'ingrato compito. Il duro Danilo Stassi, il responsabile, scriverà la recensione del numero 341 e a questo punto, difficilmente qualcuna vorrà scrivere quella del numero 342. Di Dylan Dog ci occuperemo in futuro unicamente nei casi in cui, per qualche motivo, si porrà al centro dell'attenzione per qualcosa. Di altri fumetti della Bonelli potremmo occuparci nella misura in cui segnalassero elementi convincenti. Ma il calo di lettori che affligge la casa editrice per stessa ammissione dei loro vertici non è un buon viatico. Così, nei prossimi mesi ci concentreremo sulle grosse novità che arriveranno dall'America. Marvel e DC Comics hanno annunciato di voler cambiare totalmente i loro universi narrativi e non è difficile immaginare che le ripercussioni saranno evidenti anche nel mercato italiano, con Panini Comics e Rw Edizioni alle prese con decisioni che si riveleranno fatidiche. Più complesso il compito che attende la redazione guidata da Marco Marcello Lupoi, che dovrà spiegare ai lettori italiani i motivi dietro la scomparsa dall'universo Marvel di mutanti e Fantastici Quattro. Più semplice il compito per la Rw con il ritorno di buona parte della DC relativa al periodo antecedente al New 52. Tanto clamore che non gioverà a Dylan Dog, che rischia di ecclissarsi completamente nell'indifferenza collettiva. Il recente aumento di prezzo di 0,30 € non ha fatto bene alle politiche della casa editrice milanese, che deve scontare la concorrenza sempre più agguerrita di tanti editori che hanno lanciato tante proposte in formato bonellide.

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