giovedì 30 aprile 2015

BUFERA SU DYLAN DOG: PER GLI EDITORIALI I LETTORI CRITICI SONO DEI REAZIONARI! CHE ACCADE A MILANO?!!

E' scritto tutto alla pagina 4 del numero di Dylan Dog uscito pochi giorni fa, un volumetto di cui, come era facilmente prevedibile, non si parla più nei gruppi di discussioni su Facebook o sui forum, confermando che sono pochi quelli che leggono il fumetto e sentono di dover manifestare in rete le loro impressioni. Il fenomeno, che certo non farà piacere ai watch dog sostenitori del nuovo corso, si ripete con preoccupante frequenza dall'uscita del numero 340. Risolto il mistero del nome di Bloch, è di nuovo calata l'indifferenza sulle vicende editoriali dell'Indagatore dell'Incubo. Quattro mesi in cui il numero dei commenti sui social è sceso di parecchio e serviva una scossa, arrivata puntualmente con gli editoriali del numero 344. Non sappiamo se questi editoriali siano stati scritti appositamente per questo numero o sono stati vergati in tutta fretta prima che il fumetto andasse in stampa. Della storia e dei suoi contenuti non si parla e non è difficile ipotizzare che gli autori non saranno stati felici di questa scelta. Gli editoriali sono stati, infatti, utilizzati per lanciare un attacco deciso ai cosiddetti critici, giudicati dei nostalgici superficiali e peggio ancora dei reazionari. Termini negativi che letti nella introduzione di un albo a fumetti destano parecchia impressione perché sono una dichiarazione di guerra lanciata a coloro a cui il rilancio non piace. Siccome parliamo della maggioranza dei fan, riteniamo che questa scelta della casa editrice sia stata poco saggia, per non dire autolesionistica. Attaccare i lettori è una mossa molto sciocca. Parliamo di chi consente alla serie di continuare ad uscire. Attaccare i lettori con termini così forti significa farseli nemici e visto il momento in cui si trova la serie, la scelta sembra assurda.


Dylan Dog è in fase di rilancio da alcuni mesi, esattamente dal numero 337 uscito a settembre 2014. Da allora sono usciti nove numeri che hanno fatto parlare di se più per gli aspetti negativi che per quelli positivi, pochi secondo noi. Se il web può essere considerato un criterio per misurare l'accoglimento delle novità presentate, possiamo affermare che le cose non sono andate come editore e autori si aspettavano. Nove numeri che hanno fatto arrabbiare i lettori storici della collana, quelli che secondo l'articolo editoriale del numero 344 sarebbero dei nostalgici superficiali e reazionari. La nuova supervisione ha fatto il suo esordio molto prima. Con il numero 325 dell'ottobre 2013 è cominciato il ciclo che avrebbe dovuto restituire, secondo l'impegno esplicitato negli editoriali di quel numero, il vecchio Dylan Dog, quello di cui si erano perse le tracce. Esaurite le storie già preparate sotto la vecchia supervisione curata da Giovanni Gualdoni, sono iniziate, dal numero 337, le nuove e come era facile attendersi, non sono piaciute alla maggioranza dei fan. Di esse si era parlato molto in articoli apparsi sul web e nei giornali. Un Dylan più tecnologico, al passo coi tempi, accanito navigatore web, smanettone di cellulari, ecc. Poi Bloch in pensione e rivelazione del suo nome, poi ancora il nuovo nemico, un tale chiamato John Ghost apparso, secondo noi, più come una scatola vuota, che come un personaggio vero. Sono bastati pochi numeri per far capire che le promesse del ritorno del vecchio Dylan fatte negli editoriali del numero 325 non sarebbero state mantenute. E così è stato. Non c'è da meravigliarsi se, soprattutto a partire dal numero 341, il disinteresse è di nuovo calato sulla testata con annesso probabile calo nelle vendite.

Il comune denominatore di questa fase ci è sembrata la provocazione. Scelte paradossali ai più, architettate con l'obiettivo di richiamare l'attenzione e spingere le decine di migliaia di fan che negli ultimi anni hanno abbandonato la serie a tornare sui propri passi. Riteniamo, come evidenziato da molti in rete, che questo obiettivo non sia stato centrato. La rabbia è stata scatenata, ma la furia non si è tramutata in folle oceaniche dirette verso le edicole per comprare la collana. Appena vista l'aria che tirava, molti hanno capito che il tempo del ritorno del vecchio Dylan come auspicato negli editoriali del numero 325, non è ancora venuto e bisognerà attendere l'arrivo di una nuova supervisione editoriale. Fino a quel momento, il protagonista della collana sarà un personaggio nuovo, che con il vecchio Dylan ha poco a che fare. E dalla reazione del pubblico registrata sulla rete sembra che questo nuovo Dylan non sia piaciuto ai vecchi lettori, mentre i nuovi non hanno gradito particolarmente. Per mesi, però, autori e addetti ai lavori hanno dichiarato sulla rete che le critiche provenivano da poche decine di lettori ipercritici che non rispecchiavano la maggioranza dei fan, che invece, secondo loro, apprezzavano il nuovo corso. Gli editoriali del numero 345 hanno chiarito il quadro. Se una casa editrice vende molte copie di un fumetto perché dovrebbe preoccuparsi delle poche critiche che riceve in rete? In alcune discussioni su Facebook sono stati utilizzati termini molto gravi come troll, fake e in qualche caso si è fatto uso del termine talebano per etichettare in modo dispregiativo gli autori delle critiche, oltre a insulti e volgarità di vario genere che qui non riportiamo. Non si trattava di critiche sparute, come era ovvio.

Se fosse stato davvero così, gli autori non si sarebbero impegnati così tanto per intervenire nelle discussioni, cercando di difendere il loro operato dalle critiche devastanti che arrivavano e arrivano da tutte le parti. Critiche che non hanno salvato nessuno. Storie, sceneggiature, idee e disegni. Tutto è stato travolto da un oceano di critiche feroci, che si sono intensificate con il progredire dei mesi. In generale, attaccare i lettori non è una buona cosa perché significa attaccare chi spende ogni mese i propri soldi nell'acquisto delle collane. E' naturale che in seguito ad attacchi sul piano personale, sia suscitata una forte reazione contraria che consiste nello smettere di comprare il fumetto convincendo altri a fare la stessa cosa. Il passaparola negativo produce effetti molto forti in casi del genere. Se fosse stato vero che le critiche erano poche, non ci sarebbe stato bisogno di dedicare una intera pagina di editoriali per rispondere e il modo scelto è stato analogo allo spirito di questo rilancio. Si è scelto di seguire la strada della provocazione in una prova di forza che si risolverà sempre a favore dei lettori. Ogni volta che gli editori hanno scatenato guerre contro i fan hanno perso. Gli editoriali di Dylan Dog n. 344 lo confermano. Evidentemente, le critiche sono state tantissime e si saranno ripercosse in modo negativo sulle vendite, altrimenti se si fosse trattato di pochi critici, ignorarli sarebbe stato semplice senza impegnare un intero editoriale! Per parte loro, gli autori sono consapevoli di affrontare un rischio non da poco. Hanno associato il rilancio al loro nome e se il progetto sarà un flop, come sembra che sia fino a questo momento, saranno ricordati per esso piuttosto che per le storie narrate e per i disegni realizzati.

La provocazione non porta mai buoni frutti. Attaccare i lettori nostalgici e chiamarli reazionari significa mettersi in una posizione di estrema difficoltà nei rapporti. Chi prima non comprava la testata, oggi avrà avuto un buon motivo per continuare a non farlo. Chi comprava la serie, nonostante non piacessero i contenuti, difficilmente continuerà a comprarla dal mese prossimo. Nell'editoriale gli autori hanno difeso se stessi scegliendo le parole di un vecchio editoriale uscito tanti anni fa. Allora, ma erano altri tempi, le storie di Dylan non piacevano. Gli autori del tempo risposero in modo provocatorio, ma in quell'epoca non esisteva la rete, per cui questo sfogo costituisce un grosso errore in termini di comunicazione commerciale. Un grosso passo indietro che rischia di alienare le poche simpatie che il nuovo corso è riuscito a catturare finora. Se questo è il tono per molti sarà difficile continuare a seguire una serie nei cui editoriali i lettori critici sono definiti nostalgici superficiali e reazionari. Molti si sono, dunque, chiesti: il diritto di critica per caso non esiste più? Non siamo più liberi di criticare? Continueremo a farlo e se i contenuti saranno questi, smetteremo di comprare. Chi ha scritto il pezzo ha dimostrato, a nostro modo di vedere, di concepire il lettore come una entità non in grado di influire sulle vendite della collana, come se Dylan non fosse destinato al pubblico. Nell'articolo si afferma che le parole sarebbero di Tiziano Sclavi, il creatore del personaggio. Ma quelle parole risalgono ad un'altra epoca, molto diversa da quella di oggi. Se allora si potevano giustificare con ironia, oggi no. Il lettore non rompe, spende i soldi e merita rispetto. Se no, non compra più e buonanotte. E si sa questo cosa significa.

Non abbiamo dati di vendita ufficiali o ufficiosi più aggiornati rispetto a quelli tratta da un articolo di Fumettologica del settembre del 2014 quando si parlava di circa 100.000 copie. Se questo editoriale va letto come risposta alle critiche massicce che sono piovute sulla gestione della collana, dobbiamo forse presumere che le vendite siano ancora calate e che dopo anni e anni, Dylan Dog sia sceso sotto le centomila copie? Il sospetto che ciò sia avvenuto è forte. Altrimenti, che bisogno c'era di rispondere in modo così duro alle critiche se queste provengono da poche persone ininfluenti? Forse le critiche provengono da migliaia di persone e hanno inciso sulle vendite, che non sono aumentate. L'aspetto che colpisce in negativo di questo articolo è l'assente disponibilità ad ammettere che si è sbagliato, che i lettori hanno ragione. Niente da fare. Il lettore non deve rompere, deve fare silenzio, se critica è un reazionario! Nella vita reale tutto questo non esiste. Il lettore critica, su Facebook o parlando con amici e se non è contento dei contenuti delle storie, smette di comprare. Si può insistere, sbraitare, attaccare quanto si vuole. La realtà si cambia con i risultati e non con le chiacchiere o con editoriali provocatori. Nell'articolo si dice che Dylan è in buona salute commerciale, non si dice che le vendite sono aumentate. Cosa significa essere in buona salute commerciale? Noi pensiamo che ciò indichi una condizione che non ponga dubbi sul futuro, ma da qui a pensare che ciò sia sinonimo di vendite in aumento ce ne corre. Gli autori, per parte loro, non accettano il fatto che le cose non stanno andando secondo le loro previsioni. Il loro operato non si discute. E' perfetto, ma nella vita reale è la parola dei lettori che conta più di tutto.

E in questo momento, ci dice che le critiche sono superiori agli apprezzamenti. L'articolo termina con una sorta di preghiera di accettare i cambiamenti, ma dubitiamo che i lettori risponderanno all'appello. Dylan Dog era legato a determinati presupposti, che la nuova gestione sta cancellando numero dopo numero. La gente non è ingenua e se n'è accorta. I lettori sono cambiati, ma è noto a tutti che i lettori italiani sono tradizionalisti nei loro gusti letterari. Tex e Diabolik vanno avanti perché si reggono su solidi presupposti che gli editori si guardano bene dal toccare. Per motivi ignoti per Dylan Dog si è deciso di non rispettare questa regola e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Passino i pessimi disegni degli ultimi numeri, ma quello che non scende giù ai lettori è il livello troppo semplicistico delle storie, come se si puntasse ad un pubblico di giovanissimi e non si presti attenzione ai lettori storici, che sono ancora oggi la maggioranza del pubblico che segue la collana. La simpatia è importante. Serve unità, ma sembra che le scelte della casa editrice abbiano diviso i fan, tra chi non apprezza il nuovo corso e non compra la testata e chi apprezza, ma non è certo che compri la testata. Il pezzo termina con un l'invito rivolto ai lettori di non rompere. Un invito urlato, ma temiamo che a breve si urlerà nel deserto. Si sta giocando con Dylan Dog, cioè con il personaggio che insieme a Tex giustifica una certa dimensione della casa editrice. Se cade Dylan Dog si assisterà a un netto ridimensionamento. Per ora Tex vende ancora bene, ma per quanto ancora si potrà andare avanti così? I dati diffusi da Fumettologica sono preoccupanti e questo editoriale polemico conferma che le cose non vanno per niente bene.

Preso atto della crisi, la casa editrice deve muoversi in fretta prima che il malcontento si allarghi a macchia d'olio e tranquillizzare subito i lettori con scelte che segnino il ritorno al vecchio Dylan. Dal punto di vista delle sceneggiature si deve mettere un freno al nuovo corso che sta riscuotendo più dissensi che consensi, altrimenti non si spiegherebbe questo editoriale di fuoco, che rappresenta non solo una sfida aperta alla massa, ma anche l'ultimo rantolo di un progetto partito con mille propositi di successo e che invece si è risolto in un totale fallimento. In questi mesi, sulla rete si è parlato di Ambrosini quale nuovo curatore editoriale. Data l'esperienza di questo signore che opera nel campo del fumetto dal 1977, non dubitiamo che possa essere la prima scelta da prendere in considerazione per sistemare le cose. Messa a punto la supervisione, si dovrà provvedere al lato grafico, chiamando artisti di primissimo piano che sappiano fare del realismo il loro asso nella manica, un po' come avviene per Tex e in misura minore per Dragonero. Quindi, basta giocare con gli esperimenti grafici visti finora. Infine, si dovrà cambiare totalmente registro con l'attuale progetto di decostruzione di Dylan Dog. Riportare Bloch in scena, cancellare le ultime 8-9 storie che hanno creato i problemi e rasserenare i lettori. Temiamo, infatti, che se si proseguirà sul piano della sfida aperta, i fan molleranno completamente la collana. E alle critiche seguirà prima il silenzio e poi l'indifferenza con un crollo verticale nelle vendite. Come detto, non abbiamo dati sulle vendite attuali, ma se gli autori hanno risposto in questo modo alle critiche significa che la gente è stanca e vuole risposte, altrimenti la serie sarà abbandonata. Kristoffer Barmen.

6 commenti:

  1. Salve! Ho letto con interesse questo articolo, come altri sul vostro sito riguardo al DYD e ad altri personaggi Bonelli. In particolare seguo Dylan dal lontano 93 con grande amore e dedizione,l'ho abbandonato come tante altre migliaia di lettori negli ultimi tre anni, salvo riprovare incuriosito dal nuovo corso affidato a Recchioni. Mi sono riavvicinato con timore, ma salvo un paio di incertezze, ho trovato nelle sceneggiature e negli aspetti grafici la voglia, quantomeno, di provare a rinnovare. Vedo in Rrobe un vecchio e affezionato lettore che, avendo la possibilità di metterci mano, prova a ridare smalto ad un personaggio in caduta libera. Ho letto l'editoriale a cui fate riferimento, trovandolo, più che offensivo nei confronti degli acquirenti, una richiesta di lasciar lavorare, di dare spazio, come dimostrato dalla citazione del vecchio editoriale del 93, testimonianza del fatto che critiche sempre ci sono state, anche quando dyd di copie ne vendeva mezzo milione in più al mese...Non vedo come sia un problema l'uscita di Bloch e l'entrata di un nuovo ispettore e della sua assistente, una vera Donna con la d maiuscola rispetto a quelle presentate negli ultimi anni, o come si possa stroncare il nuovo Villain, appena presentato ed abbozzato in una sola storia, quando lo straordinario Xabaras di poco si è distaccato negli anni dalla stanca e abusata figura del Mad Doctor...Il mio istinto alla fine mi porta a tifare per il Rrobe ed i suoi, mentre al lettore, quale sempre sono stato, direi: giusto "Rompere" e criticare, ma diamogliela una possibilità...
    Con stima per il vostro ottimo lavoro
    Giulio

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    1. Noi la pensiamo diversamente. Il nuovo ciclo è stato un fallimento totale e la gente non si è limitata solo a criticare ma è passata alle vie di fatto, smettendo di comprare la collana in attesa di tempi migliori. Forse non sei molto informato sulla realtà delle aziende, ma nel rapporto con il pubblico non si può insultare, né soprattutto mandare la gente a quel paese. Gli altri tuoi riferimenti sono errati. Nel periodo in cui vendeva mezzo milione di copie (1993-1996), la collana non era critica. Le critiche a cui il famoso editoriale si riferiva erano quelle dei primissimi numeri. All'epoca i gusti erano diversi e una serie come Dylan Dog non decollava. Poi le cose si sono sistemate nei successivi 4-5 anni dopo. Alla fine degli anni novanta, la collana è riprecipitata e oggi, ma è solo una ipotesi, dovrebbe vendere molto meno di centomila copie. Gli autori hanno impostato il rilancio sulla provocazione con il fine di attirare l'attenzione e già questo rivela una certa fragilità del progetto. Non contenti, quando sono stati sommersi dalle critiche, si sono inventati la favola che chi critica sono fake, troll, cialtroni, ecc. Un comportamento infantile. Poi è arrivato l'editoriale del numero 344 che, in sostanza, è equivalso a una dichiarazione di resa incondizionata e una affermazione implicita che l'idea iniziale (il ritorno del vecchio DyD) è oggi inconseguibile. Anche la Bonelli è rimasta intrappolata. Se si libera di questo nuovo corso, rischia di avere un tracollo di indifferenza. Se continua, la gente seguiterà a non comprare Dylan Dog. La nostra idea è quella di riflettere seriamente sulle caratteristiche originali del personaggio e affidarsi ad autori "abituati" a vendere centinaia di migliaia di copie. Sul presupposto, però, che DyD abbia ancora qualcosa da dire. Se prendi Tex o Diabolik, noterai che gli autori si guardano bene dal toccare le caratteristiche originali dei personaggi. Con DyD non lo hanno fatto e hanno fallito. Si sono rivolti a persone che sul web hanno un certo microseguito, ma che nella vita reale non conosce nessuno. Un suggerimento ce l'abbiamo: convincere Sclavi a tornare a scrivere e supervisionare. Al momento, l'unica possibilità di evitare il tracollo.

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  2. "Lontano dalla luce", da cui si cita l'editoriale in questione, scritto da Sclavi stesso che al tempo li curava in prima persona, è datato da tamburino luglio 1993. Il momento in cui Dyd era fenomeno di costume. Questo per dire che, diversamente da quanto affermi, critiche ce ne erano già eccome, riguardo agli ultimi numeri usciti al tempo, come sicuramente c'erano riguardo ai primissimi numeri e sempre ce ne saranno. Detto questo, come te auspico vivamente, sogno morbosamente, un ritorno in pompa magna del Tiziano nazionale, anche se, purtroppo, per come l'ho visto e sentito parlare in interviste recenti, la cosa difficilmente accadrà. Inoltre, dopo aver scritto il commento sopra, ho letto il famoso intervento di Simeoni. Eccessivo, fuori luogo e maleducato...Irrispettoso si, assolutamente, verso chi mantiene la Bonelli. Starò a vedere, da inguaribile romantico comunque, se succederà qualcosa in questa fantomatica "fase 3"...
    G.

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    1. Quanto meno, dovrebbero arrivare delle scuse, ma sappiamo che non ci saranno. Quello che gli editori non capiscono è che mettersi contro i lettori è una partita persa in partenza. Il lettore sviluppa un sentimento negativo verso la casa editrice ed è invogliato a sperare che sia travolta dai risultati negativi. Ti ricordi quando Sacchi allenava la nazionale e molti tifosi, che non lo amavano, giunsero fino al punto di tifare contro l'Italia? Più o meno, è la stessa cosa che sta avvenendo qui. C'è un abbandono in massa dei lettori, ansiosi di vedere la casa editrice tornare sui suoi passi e restituire il vero DyD.

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    2. Ricordo bene la questione Sacchi, USA 94 etc... Ma riguardo ai passi indietro ed al "restituire il vero Dyd", non pensi che, per quanti sforzi si possano fare nel restituire il personaggio tradizionale che noi vogliamo, Dylan Dog sia legato indissolubilmente ad un tipo di società italiana (italianissima, visto che la Londra sclaviana era nient'altro che una scusa e ben poco di british aveva) che esisteva a cavallo tra gli anni 80 e 90, con un certo modo di pensare e tematiche ben definite, in cui il lettore medio odierno difficilmente potrebbe riconoscersi??... Non sarebbe quindi più giusto e sensato avere il coraggio di chiudere una serie che non può più tornare quella di un tempo? Anche se è ovvio che ragioni economiche della Casa Editrice non lo permettono...

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    3. Non necessariamente. Un personaggio non è legato ai tempi in cui è stato creato. Diabolik esce dal 1962 e Tex da prima. Superman da ancora prima. La regola è quella di non toccare le caratteristiche essenziali del personaggio. Ed è proprio quello che non hanno fatto gli autori della Bonelli. Il motivo è riconducibile, secondo noi, al fatto che non sono autori abituati a vendere centinaia di migliaia di copie. Per ora l'editore milanese non ha necessità di chiudere DyD, che vendere sempre più di 90.000 copie. Piuttosto sono le altre collane che si trovano in una situazione difficile con un venduto che oscilla tra le 30.000 e le 15.000 copie. Una media che dieci anni fa avrebbe decretato la loro chiusura!

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