sabato 9 maggio 2015

DYLAN DOG FLOP: MENTRE LE STORIE DELUDONO SEMPRE DI PIU', CONTINUANO GLI ATTACCHI CONTRO I LETTORI

Il declino di Dylan Dog si fa ogni giorno sempre più netto, sempre più distinto come una immagine sbiadita che diventa più chiara alla vista mentre gli occhi si abituano nuovamente alla luce dopo una notte tormentosa. Un brutto risveglio per molti che hanno creduto alle parole scritte sui social e nelle interviste sui giornali che l'Indagatore dell'Incubo sarebbe stato restituito al suo antico splendore. E invece, gli ultimi nove mesi sono stati una discesa continua verso livelli che, probabilmente, Dylan Dog non aveva mai lambito in precedenza. La tanto contestata gestione Gualdoni oggi viene rivalutata, rimpianta da chi per leggere storie del vecchio Dylan deve ripiegare sul Maxi Old Boy, almeno finché la collana sarà alimentata con le storie della vecchia gestione. Quando queste saranno esaurite, molti molleranno Dylan, ripiegando sulle ristampe o rileggendo vecchi albi per rivivere quelle emozioni che l'attuale gestione della serie non è stata mai in grado di offrire. Il nuovo Dylan Dog non piace alla massa, che chiede alla Bonelli di fare qualcosa, di mantenere le promesse e di ripresentare il vecchio Dylan, ma quel Dylan non c'è più. Finite le idee, finiti i buoni disegni, secondo alcuni bisognava chiudere in bellezza con il numero 100, forse l'episodio meno piaciuto di tutti i tempi. Il rilancio è stato preceduto da una poderosa campagna promozionale simile a quelle che le grandi industrie realizzano per prodotti destinati a conquistare il mercato mondiale. Nel caso di Dylan Dog ci si attendevano obiettivi più modesti. Il ritorno ai fasti di un tempo, ma finora la delusione dei lettori è stata l'unico elemento che ha arricchito le discussioni dentro e fuori dal web. Non è nostra intenzione riepilogare i tanti motivi che, secondo noi, hanno reso la lettura di Dylan Dog qualcosa di assolutamente evitabile. Abbiamo dedicato all'argomento diversi articoli e a quelli vi rimandiamo. La nostra ipotesi, condivisa da tanti lettori, è che probabilmente la Bonelli si è rivolta alle persone sbagliate per realizzare il rilancio della testata. Autori e artisti noti in specie sul web, ma fuori di esso sconosciute ai più. Perché di Dylan Dog le persone comuni sanno al massimo che il creatore si chiama Tiziano Sclavi, ma oltre a questa informazione, tutte le altre sono patrimonio esclusivo di una piccola pletora sonnacchiosa, che adesso è furibonda con la casa editrice milanese.
 

I lettori sono arrabbiati perché tutte le promesse fatte nell'editoriale del numero 325 di settembre 2013, albo di esordio della nuova gestione, non sono state mantenute. La versione che viene sostenuta in questi giorni è che il vecchio Dylan non esiste più. E' finito con la fine dei suoi tempi. Il Dylan che c'è in edicola è un personaggio diverso, lontanissimo parente di quello creato da Tiziano Sclavi nel 1986. Un nuovo Dylan Dog che non piace alla maggioranza dei lettori. Dal settembre 2013 ad oggi sono passati circa venti mesi, ma il livello delle storie è calato progressivamente, spegnendosi come il fuoco di un accampamento alle prime luci dell'alba. Altri, più saggiamente, hanno preferito aspettare. Non hanno acquistato i nuovi albi dell'Indagatore, pazientando e attendendo che arrivassero i primi commenti dei fan duri e puri. Commenti arrivati subito, invadendo forum e social network. Tra l'uscita del numero 337, albo di inizio della fase 2 del rilancio e il numero 340 il numero dei commenti è aumentato significativamente, ma tutti si sono rivelati negativi. Critiche a non finire che hanno investito le storie, le idee, le sceneggiature e soprattutto i disegni. Dylan Dog è apparso incamminato verso un cammino senza ritorno, quello dell'oblio editoriale, spegnendosi nell'indifferenza generale. Dopo l'uscita del numero 340, esaurite le carte che gli autori avevano preparato, il numero dei commenti sulla rete si è sensibilmente ridotto. I gruppi di discussione di Facebook, divenuti ostaggio di alcuni facinorosi watch dog, cani da guardia, si sono trasformati in gruppi di vendita. Delle storie non si parla più e la maggior parte dei post sono di gente che hanno collezionato questa collana per anni e che ora se ne vogliono liberare. Dopo oltre due decenni si sono risvegliati in casa con una libreria intera di carta ingiallita, scoprendo che una intera collezione di Dylan Dog di 350 numeri vale poco più di 300 euro. I lettori imbufaliti hanno iniziato a inondare la redazione della Bonelli di lettere in cui hanno dimostrato il loro disappunto sulle scelte compiute finora. Scelte che ai più sono sembrate provocatorie e finalizzate esclusivamente a catturare l'attenzione. Decostruzione e ricostruzione di un personaggio che sono apparse come una demolizione continua degli elementi che hanno reso famoso Dylan. E a un certo punto i lettori hanno detto basta.
 
Gli autori hanno reagito nella maniera più sbagliata e ingenua che ci si potesse aspettare. Una reazione di cui non siamo stupiti. Poco sopra, abbiamo scritto che, secondo noi, la Bonelli si è rivolta agli autori sbagliati. Il motivo non è difficile da comprendere. Autori e artisti abituati a realtà editoriali modeste, mentre la Bonelli è una casa editrice consona a tirature e vendite straordinarie e quando si vendono così tante copie di un fumetto è normale che le reazioni devono essere molto misurate, attente a non scatenare reazioni di sfida da parte dei lettori. Inimicarsi i fan è la cosa più sciocca che un editore può fare in casi come questo. Attaccarli o addirittura offenderli equivale ad allontanare chi, con le proprie decisioni di acquisto, mantiene in vita la stessa casa editrice. L'errore commesso dagli autori è stato, secondo noi, quello di trattare Dylan Dog come una testata di un medio editore. Cambiamenti radicali, in barba al rispetto delle caratteristiche del personaggio, che hanno attirato una vistosa massa di persone insoddisfatte. Gli autori, tutti molto noti sul web, hanno reagito come ci si poteva aspettare. Nessuna ammissione di responsabilità. La colpa è dei lettori che non capiscono e che criticano in malafede. Il loro obiettivo non è Dylan, ma gli stessi autori, a cui imputano di avere oscurate le componenti essenziali della collana. Per mesi abbiamo assistito a post con cui si indicava un bersaglio e centinaia di accoliti accorrevano a dare man forte all'autore, attaccando, talvolta con termini molto offensivi, i critici. Mai, però, una parola di ammissione degli errori commessi. Quando era chiaro che ciò non bastava per attenuare le polemiche, si è passati ad un livello maggiore di attacchi. Il lettore critico è un fake, cioè un utente che crea profili inesistenti oppure un troll, cioè un utente che interviene nelle discussioni per creare disordine e caos. Oppure ancora un talebano, un integralista, ecc. Tutti termini molto forti che hanno avuto l'effetto di aumentare e non diminuire le critiche. Se Dylan Dog fosse stata una piccola testata, è probabile che questo modo di fare avrebbe pagato. Dylan Dog, però, è la seconda serie più venduta d'Italia e non si può confinare tutto a qualche post ironico o di sfida. La rinomanza va oltre la rete. La protesta non è stata limitata alle parole scritte su una pagina o un forum come gli autori volevano far credere.
 
Gli editoriali del numero 344 in edicola da pochi giorni sono la conferma di quello che molti pensavano: il rilancio della testata non sta andando secondo le previsioni. Non è difficile ipotizzare che le vendite della serie siano calate ancora e forse di più ancora dopo i deludenti numeri di questi ultimi mesi. In questi editoriali, che indicano un forte nervosismo, la risposta data ai lettori scontenti è stata un chiaro: nun ce rompete i co#####i; il vecchio Dylan Dog non c'è più; l'unica cosa bella del passato è che è passato, ecc. Perché una risposta così forte da parte della casa editrice? Se tutto fosse stato confinato allo spazio di qualche discussione nei gruppi, non ci sarebbe stato bisogno di rispondere così e con toni così spinti. I lettori sono stati definiti reazionari e nostalgici superficiali. In entrambi i casi, accenni poco simpatici, che non possono non creare una vibrante reazione. Se la casa editrice dice ai lettori critici di non rompere i co#####i, questi ultimi possono decidere da parte di loro di fare la stessa cosa, ma con una differenza sostanziale che ai vertici della Bonelli è sfuggita: mentre i lettori possono fare a meno di leggere storie Bonelli, quest'ultima non può fare a meno dei lettori, perché altrimenti chiuderebbe i battenti. I lettori sono gli elementi che permettono alle case editrici di andare avanti. I pilastri su cui si reggono le infrastrutture produttive della società. Attaccare i lettori significa indebolire quei pilastri con le conseguenze che si possono facilmente immaginare. Eppure, inspiegabilmente, ciò è avvenuto. Pochi giorni fa, un altro autore di Dylan Dog ha manifestato su un forum la sua insoddisfazione per come i lettori stanno accogliendo il rilancio. Anche in tal caso, nessuna ammissione di responsabilità, nessuna analisi critica, ma si parte dal solito presupposto che le storie sono buone e che chi critica lo fa in malafede. Un copione tristemente noto che ai lettori suona ironico e al tempo stesso biasimevole. Perché un lettore dovrebbe criticare in malafede? E anche se qualcuno lo fosse, ciò non spiega l'elevato numero di critiche che il rilancio sta ottenendo. Sono tutti in malafede? Odiano tutti gli autori? Non è così. Il problema sono le storie. Non piacciono e ai lettori è stato promesso che sarebbero state eccezionali. Ciò non è avvenuto e ora i fan sono inferociti e chiedono alla casa editrice di rimettere le cose come stavano prima.
 
Ecco le parole dello sfogo, che sono ancora più dure e decise di quelle dell'editoriale del numero 344: Mi pare che ci si voglia accanire a tutti i costi contro questo nuovo corso perché fa tanto figo. (estratto di un intervento in un forum, topic su Dylan Dog.). Ehm... hai detto figo? Ho capito bene? Mi piacerebbe sapere cosa c'è di figo nell'infastidire gli autori, attaccandoli senza alcun rispetto per bersagliarli con pretesti faziosi e domande retoriche. Cosa c'è di figo a determinare, senza appello, un allontanamento definitivo di chi scrive e disegna Dylan Dog dalle piazze di discussione. Spazi che dovrebbero servire a chi legge per scoprire qualcosa di interessante sui "dietro le quinte" della lavorazione di un albo, del mestiere del fumettista. Cosa c'è di "figo" nel chiudere prepotentemente lo spazio anche a chi, invece, è interessato a questi argomenti in modo costruttivo (un numero di persone moooolto più consistente rispetto alla falange retrograda che rema contro, del resto). Cosa c'è di "figo" nel farsi mandare a quel paese direttamente dalla Bonelli Tutta, che avvalla e pubblica un bel NUN CE ROMPETE sclaviano d'antan, corale e accorato, sulle pagine dell'editoriale di questo mese, che serve unicamente (unicamente!) a dimostrare che il lettore riottoso c'è sempre stato, e quelli che inneggiano e rimpiangono Sclavi probabilmente non godono dello stesso rimpianto da parte sua. Cosa c'èdi "figo" nel dichiararsi, con questo atteggiamento, delle persone confuse e arrabbiate che prendono un pretesto qualunque per far vedere che sanno piantare i piedi per terra e rendere inaccessibile il loro cervello a qualsiasi desiderio di scoperta. Come in certe riunioni condominiali, dove nessuno ha il coraggio di dire "perchè c'hai la macchina più bella della mia e mi stai sulle balle!" e preferisce urlare "perchè il tuo cane mi fa la pipì sulle ortensie!". Per avere intorno, nello spazio limitato della riunione, testine che annuiscono pensando a quanto è odioso un cagnolino, quanto sono inaccettabili due gocce di pipì e quanto sia doveroso il sacro rispetto delle ortensie-dono-di-Dio. E, ovviamente, quanto devi aver rubato per comprarti quella bella macchina. Beh, volevate la defezione degli autori dai forum? Ci siete riusciti. Clap-clap-clap. Stiamo sparendo tutti dalle vostre piazzette insulse. E spero che coloro i quali volevano un rapporto
 
vis-à-vis schietto ma cortese e restano così a becco asciutto e schietto ma cortese e restano così a becco asciutto, prendano una sana decisione di indipendenza e fondino qualcosa di serio. Che, davvero, servirebbe. Finalmente. E' vero quello che diceva Warhol: "Ognuno, nella vita, ha diritto a un quarto d'ora di celebrità.". Qualcuno ha frainteso, capendo che il quarto d'ora lo si ottiene insultando pubblicamente una persona che ha un certo seguito. Non calcola la rimanenza, però: l'autore proseguirà per la sua strada, e tu hai fatto la figura del cialtrone. Peccato. Abbiamo provato ad aiutarvi a capire, ma... dottore... il paziente non collabora. Con l'occasione, estendo invece un abbraccio e una garanzia a vita di amicizia e fiducia a tutti coloro che non fanno parte delle piazzette-piazzate e non ne condividono lo spirito. Viva Dylan Dog. Anche in questo caso, nessuna ammissione di responsabilità dell'attuale disastroso rilancio. Se le cose non vanno bene, la colpa è del lettore, ma è un lettore in malafede, che attacca la serie perché odia gli autori. Questa è la tesi che sostengono per difendersi dalla situazione di difficoltà in cui versano. La cosa buffa è che credono davvero che comprare Dylan Dog sia obbligatorio. La testata è di buon livello e le storie sono magnifiche. Se il lettore non capisce, non sa cosa si perde ed è esclusivamente colpa sua. Per parte loro, gli autori hanno cercato in tutti i modi di far capire questo ai fan, ma non ci sono riusciti. E continuano nella delirante tesi secondo la quale i critici sono una minoranza. Ma noi ci domandiamo: se fosse davvero così, perché prendersi tanta briga di rispondere sulla rete? Di usare termini offensivi come cialtrone? E soprattutto perché utilizzare lo spazio dei redazionali per dire ai lettori di non rompere i co#####i? La realtà che è sotto gli occhi di tutti è che quelli che vengono definiti cialtroni sono la maggioranza dei lettori di Dylan Dog, che non si è limitata a scrivere di malcontento sulla rete, ma ha inondato la redazione della casa editrice di e-mail in cui si chiedono cambiamenti perché le cose non possono continuare così come stanno continuando adesso. Lo sfogo di sopra, a un certo punto dice, che non si è calcolata la rimanenza. Il lettore critico deve prendere atto che l'autore continuerà per la sua strada, mentre lui avrà fatto la figura del cialtrone. Noi ci domandiamo.
 
Fino a quando una casa editrice può permettersi di perdere lettori in questo modo prima di fare qualcosa per convincere i lettori che si è trattato solo di un esperimento e che presto le cose torneranno al loro posto? Fino a quando sarà possibile definire i lettori dei reazionari, dei nostalgici superficiali e dei cialtroni senza pagarne le conseguenze sul piano delle vendite? La nostra ipotesi è che già ora le vendite della collana siano in forte calo. Non abbiamo dati precisi, ma dalle reazioni stizzite degli autori sui sociali e dall'editoriale del numero 344 è facile immaginare che le cose non stanno andando come dovevano, che gli obiettivi iniziali non sono stati raggiunti e che le scelte di programma si sono rivelate fallimentari. E poi cosa significa: abbiamo tentato di farvi capire? Capire che cosa? Se la cosa non fosse chiara: il lettore non è obbligato a leggere Dylan Dog e ha tutto il diritto di criticare quando le cose non vanno bene. Rientra nella dialettica del rapporto editore/lettori. Se gli autori fanno finta che questa realtà non esiste, dovranno fare i conti con le conseguenze dell'abbandono della collana in attesa del ritorno di un clima meno ostile. Perché, attualmente, è molto difficile leggere Dylan Dog senza pentirsi dell'acquisto o del tempo sprecato nella lettura. Forse si crede che i lettori siano ingenui e che davvero pensino che se un autore li attacca in maniera così marcata è perché le vendite della collana stanno andando bene e che i lamentosi sono quattro fake senza rilevanza. Ma se davvero le cose stessero così, che motivo avrebbero i suddetti autori di sfogarsi così sensibilmente in rete o dalle colonne degli editoriali della collana? Una prova di forza? Fare la guerra ai lettori è la cosa più ingenua che un editore possa pensare di fare quando le cose non vanno bene. La prima reazione che si ottiene è la soddisfazione del lettore irato di lasciare la copia del fumetto sullo scaffale dell'edicola e di attendere che il distributore la restituisca invenduta all'editore. Una vera e propria fuga quella annunciata nel messaggio in blu da quelle che sono state definite piazzette insulse. Si tratta dei forum, delle pagine e dei gruppi di discussione, che hanno sempre sostenuto la collana. Ora, però, le storie non piacciono più e crediamo che la casa editrice debba muoversi per attuare i cambiamenti necessari per far tornare i lettori a comprare la testata.
 
A questo punto, è necessario cambiare rotta. Dopo nove mesi devastanti sotto il profilo delle critiche è opportuno prendere atto che non si possono sfidare ancora i lettori senza avere ripercussioni sulle vendite. Cambiare e cambiare subito con la nomina di un nuovo curatore e un nuovo team di autori. I nomi sono sulla bocca di tutti. Il nome preferito dai fan è quello di Ambrosini, ma il Boselli di Tex non dispiace. Nuovi autori e soprattutto nuovi disegnatori, ma quelli che lavorano su Tex potrebbero restituire un po' di serenità, almeno dal punto di vista grafico. Oppure si può continuare sulla strada percorsa fino ad oggi e ignorare le critiche, ma preparandosi alle conseguenze inevitabili di un abbandono ancora più marcato dei lettori. La crisi economica non aiuta e in questi tempi spendere 3,20 euro per un fumetto che non piace è un atto di coraggio. Continuare come si è fatto finora significa creare le condizioni per ulteriori sfoghi come quello che abbiamo riportato sopra in blu. La reazione dei fan non si è fatta attendere. Ecco alcuni commenti sparsi in rete.  me pare strano che tutti gli autori che hanno scritto qui poi hanno fatto notare delle problematiche. Recchioni e Simeoni vogliono secondo voi solo delle persone che dicano Oh che belli i vostri albi. Senza dimenticare anche PAola che una volta scriveva su questo forum poi se ne è andata per via di certe persone che non si comportavano proprio bene bene. Il problema non sono certo le cose che si dicono ma COME vengono dette. Che un lettore di Dylan Dog dia dell'incapace a uno qualunque degli autori di Dylan Dog non è normale (come è accaduto). Perchè possiamo dire che un albo non ci piace, possiamo dire che un albo è sceneggiato in un modo che non ci convince ma non possiamo neanche arrivare a insistere troppo su una a sbagliata o su un antenna non disegnata o su un bang di troppo. Non si può neanche continuare a dire "basta fare buone storie" che è quanto di più complicato ci sia da fare. Anche perchè il concetto di buono è fin troppo soggettivo. Secondo me alcuni dovrebbero farsi un esamino di coscienza e rendersi conto che in passato hanno esagerato nei modi magari non volendolo, sia chiaro. Io sono entrato in questo forum da circa un anno partecipando. Ed ho notato un innalzamento grande delle critiche.
 
Poi probabilmente anche il curatore ha le sue colpe, chi lo sa. Non è tanto un Chi ha cominciato prima? Il problema ma un rendersi conto che se si vuole un dialogo con gli autori bisogna anche capire che forse quegli stessi autori qualcosina in più di noi sanno altrimenti non sarebbero dove sono e probabilmente ci saremmo noi. Ma poi per quale misterioso motivo Moccia, Britney o qualche cane di attore/regista/sportivo possono beccarsi le critiche più caustiche e feroci mentre i fumettari devono godere dell'immunità diplomatica? La storia della Scala (La Scala, non Lucca comics) è piena di ortaggi tirati e bordate di fischi. Imparassero ad ignorarle se rimangono tanto turbati. E benedicessero ogni post di critica, perché un lettore scontento sarà sempre meglio di un ex lettore. In altri tempi e con altri ruoli lo stroncatore curatore avrebbe salvato la schermata di un messaggio come quello di Sime e l'avrebbe esposto su tutti i social del sistema solare per bullarsene con i suoi seguaci. E Gualdoni che doveva fare, si doveva impiccare sulla cancellata Bonelli? E sbottare questo "comunicato ufficiale" sulla propria pagina facebook dove per ovvie ragioni si raccoglie il facile plauso dei fan avvertendola per giunta come una propria responsabilità da personaggio pubblico, presuppone un ego e un senso di lesa maestà estremamente sviluppati. Sime diventa sempre meno il tizio che ha scritto Stria e sempre più quello che cercava consensi a suon di citazioni di Nelson Mandela e, non trovandoli, accusava tutti di essere superficiali. Raccolgo tutte le forze di oggi per il commento all'albo del mese e per questa considerazione, dopo la delirante nota scritta da Simeoni, evidentemente più incline a sparare pistolotti sinistroidi di epoca sessantottina, piuttosto che confrontarsi con il lettore o, sia mai detto, scrivere una storia di Dylan Dog come si deve. Analisi acida, colma di bile non espulsa dal fegato, farlocca e auto incensatoria, che denigra il QI altrui, tanto se ad offendere sono solo gli autori, magari dietro comunicati ufficiali stampati, va bene, se sbaglia a scrivere mezza parola un utente è tutta scemenza che tracima, come il letame. Ora bene, la cosa non li riguarda, tanto finirò presto di prendere Dylan per ovvi motivi, ma sappiano, costoro, che scrivendo queste note irose, ridicole, da piagnisteo infantile, si scavano la fossa, intellettuale, da soli.
 
La mancanza di rispetto la dovrebbero considerare lor stessi, quando insultano con grandi valzer di parole chiunque critichi la loro missione, peraltro non destinata a finire negli annali della letteratura italiana, se ne convincano. La mia personale capacità di aumentare il livello di conoscenza personale, deriva dalle mie esperienze di una vita cattiva, sofferta, terribile e meravigliosa, che rifarei dal primo al, vicino, ultimo giorno, non dalla lettura di pagine come Anarchia nel Regno Unito, che se ne capaciti Simeoni o chi lo ha imboccato. Se gli autori disertano questo o altri forum, si campa lo stesso. Tanto i cimiteri son pieni di gente senza la quale il mondo si sarebbe fermato, me compresa. Nel merito: non si può lodare il lettore quando ti adula e sbeffeggiarlo quando ti critica. Sto dicendo che ci era stata data un'idea molto forte, dirompente del rinnovamento del personaggio, si erano presi degli impegni a livello nazionale (su Repubblica, non su Fumo di China che lo leggono in 100), e di tutto questo ancora -A MIO AVVISO- si è visto poco o niente. Due storie vagamente politiche di cui una sola che non coinvolgesse assurdi complotti di fantasmi operai, immerse in un NULLA fatto di storie che si occupano esclusivamente di togliere (Bloch e c., l'aura romantica) o aggiungere (la tecnologia moderna, i nuovi comprimari) cose al mondo di Dylan Dog. Dove sono le storie che devono scuotere il lettore? Dov'è il Dylan Dog che torna ad essere il simbolo del suo tempo? Quando vedremo il recupero back to basics dello spirito iconoclasta sclaviano? Insomma, dov'è quello che ci era stato promesso? Il mese prossimo finisce la fase due, e ancora di tutto questo non si è visto quasi niente. E' stata aggiunta una fantomatica fase tre: bene, ottimo. Ma poi si decolla davvero o continuiamo a ritrovarci un Dylan Dog schizofrenico come in questi mesi? a me questa storia è piaciuta, ma più per l'atmosfera intima e il rapporto con Rania. Di solito se una storia "gialla" di Dylan mi piace, la trama gialla è solo un pretesto come credo accadesse nelle storie di Sclavi, del resto. In questo senso i gialli del periodo Gualdoni - o anche questo - sono diversi, sono"veri" gialli, con un assassino da scoprire, una indagine etc etc e sì, ho un obiezione di principio alle storie gialle in salsa horror: trovo che la presenza di un elemento soprannaturale sia un trucco, una violazione del famoso patto tra lo scrittore (di gialli) e il lettore, un modo di trovare una soluzione facile. Werner von Hauser.

2 commenti:

  1. Articolo magistrale. Bisogna partire con la rinascita eliminando le due ridicole macchiette (il nuovo commissario cazzuto e l'assistente velata socially correct) e ripristinando il buon vecchio Bloch.

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  2. Lo chiedono quasi tutti gli appassionati di Dylan Dog, che non riescono più a tollerare che il loro personaggio sia stato affossato in questa maniera.

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