mercoledì 20 maggio 2015

I SEGRETI DELLA PANINI: ALLA SCOPERTA DI COME MERLONI E A. SALLUSTRO NE ACQUISTARONO LA PROPRIETA'!!

Negli ultimi anni la Panini Comics si è fatta notare per avere rastrellato sul mercato tutte le licenze possibili e immaginabili di ogni genere e ogni nazione. Serie americane, europee, giapponesi e internazionali. Arrivava la Panini e comprava, potendo contare sulla propria forza economica. Agli altri editori o presunti tali (perché non basta spendere 500 euro per comprare una licenza di un fumetto francese e metterlo in vendita in un formato bonellide da 3,50 euro per essere editori veri) sono rimaste le briciole. Chissà come le serie Skybound di Robert Kirkman sono sfuggite ai modenesi. La Saldapress ringrazia, ma intanto, anche se dalle parti di Reggio Emilia sfornano qualche volume di queste serie di provenienza Image, è grazie a The Walking Dead che vanno avanti, proponendone in ogni salsa possibile le storie. La Panini adotta una strategia molto semplice, ma efficace. Se compra tutte o quasi le licenze disponibili sul mercato, di comics, manga o internazionali, impedirà agli altri concorrenti di produrre, stroncando sul nascere la possibilità che nasca una nuova Saldapress. In teoria, esistono la Bao e la Mondadori, ma rispetto alla Panini sono come pulci pronte per essere schiacciate. La Bao sta puntando su volumi di autori per una fetta di pubblico molto ristretta, mentre la Mondadori è caduta nella trappola delle illusioni di sinistra, proponendo la ristampa di opere di autori che sono o sono stati schierati politicamente da quella triste parte. Oltre a Ken Parker, già pubblicato dalla Panini anni fa, hanno in mente di pubblicare l'opera di Bonvi! Come se i possibili acquirenti di fumetti esistessero solo a sinistra! Dal canto suo, la Panini non si preoccupa troppo. Rw non costituisce un concorrente temibile, alla luce dei notevoli problemi organizzativi e distributivi che l'editore arzanese ha dimostrato in questi ultimi anni. Bao e Salda dovranno fare i conti con un mercato che va assottigliandosi. Mondadori presto tornerà con i piedi per terra, mentre Cosmo difficilmente potrà impensierire la Panini con la piccola offerta di fumetti in formato economico. Ci sarebbe la Bonelli, ma l'editore milanese rappresenta un caso a parte. Panini è, a tutti gli effetti, la vera monopolista di fatto del mercato.
 

La Panini, però, ha un punto debole. E' un gigante di argilla o una scatola vuota, che dir si voglia. Non produce i fumetti come la Bonelli, la Marvel, la Dargaud o la Kodansha. La Panini compra i fumetti già prodotti e li traduce in varie lingue. Non ha gli stessi costi di produzione dei suoi concorrenti. Non deve pagare disegnatori, inchiostratori e scrittori. Vive sui contratti di licenza che firma. Negli ultimi anni ha sviluppato molto il settore della gestione dei diritti degli altri! Un modo semplice di liberarsi dei concorrenti o comunque di controllarli è quello di gestirne i diritti in altri mercati, dove, in teoria, la Panini non opera come loro concorrente. E così, da quando la Disney ha comprato la Marvel, la Panini ha iniziato una crescita senza precedenti come agente di gestione dei diritti altrui. Attualmente, gestisce i diritti della Bonelli e della Astorina all'estero. Fino a pochi mesi fa c'era la Disney Italia che la impensieriva pubblicando Topolino. Il problema è stato risolto con rapidamente. La Panini ha acquistato anche le licenze di Mickey Mouse e compagni! Non è stato difficile realizzare questo obiettivo. Topolino era in netto calo di vendite, scendendo quasi sotto 50.000 copie. Un numero di copie che fa gola ad una società come Panini Comics, che per arrivare a quella soglia deve vendere una quindicina di serie Marvel. La Disney Usa non avrà posto problemi. Ok, affidiamo alla Panini anche Topolino e così, attualmente, la Panini controlla interamente il mercato italiano, potendo contare su una forza economica che i suoi concorrenti non avranno mai. Prendiamo, ad esempio, il fatturato del Gruppo Panini e della Bonelli del 2012. I milanesi hanno raggranellato 34 milioni di euro (fonte: Comicsblog), la Panini invece ha chiuso con oltre 500 milioni di euro! Attenzione, però. Questo non significa che tale ricchezza provenga tutta dalla vendita dei comics, ma da tutte le attività del gruppo, che sono svariate. Il proprietario della Panini è l'industriale Vittorio Merloni, che la controlla sulla base di un meccanismo complicato.
 
Proprietaria della società è una holding chiamata ID4, una sigla che sta per Indipendence Day 4 (fonte: Archivio storico del Corriere). A sua volta, la ID4 risulta controllata al 99,9% da una società chiamata Waterfall SA. Dodici giorni prima che la Panini fosse acquistata da Merloni l'8 ottobre 1999, era stata costituita in Lussemburgo una società con lo stesso nome. Secondo la fonte sopraccitata, la Fineldo, che è la società finanziaria di Merloni, sarebbe titolare di una quota del 25% della Waterfall SA per un investimento di circa 3 miliardi delle vecchie lire! Che cosa significa questo? Che per diventare proprietario del Gruppo Panini, è bastato comprare una quota di maggioranza relativa di una società (la citata Waterfall) pari al 25% divenendone il principale azionista. Controllare la Waterfall significa controllare anche la ID4, di cui la stessa Waterfall detiene il 99,9% del capitale sociale. Chi frequenta gli ambienti economico-finanziari conosce fin troppo bene questi sistemi. Attraverso di essi è possibile acquisire il controllo di grandi aziende investendo una somma piccola, ma ricavandone utili enormi in considerazione dei loro grandi fatturati. Il capitale sociale di ID4 era nel 1999 di 12 miliardi di lire. Oggi corrisponderebbero a circa 6 milioni di euro. A Merloni è bastato spendere 3 miliardi, cioè il 25% di 12 miliardi, per divenire azionista di controllo di Waterfall SA e quindi controllante di ID4 (posseduta al 99,9% dalla Waterfall). I restanti 9 miliardi del capitale sarebbero stati versati, secondo la fonte sopraccitata, da Aldo Sallustro, un ingegnere di origine venezuelana e nipote del famoso Attila Sallustro, noto giocatore del Calcio Napoli negli anni trenta! Questi elementi sono poi riscontrati dalla stessa Panini. Sul sito ufficiale del gruppo leggiamo: L'8 ottobre 1999 l'azienda torna di proprietà italiana grazie a un'operazione realizzata dalla Fineldo SpA, finanziaria di Vittorio Merloni, insieme al management della Società modenese guidato da Aldo Hugo Sallustro, che detiene una quota rilevante del capitale. Una quota rilevante di capitale corrispondente ai 9 miliardi di lire versati nel 1999 per l'acquisto della parte restante. Merloni e Sallustro si sono, dunque, comprati il 25% della Waterfall SA.
 
Sono divenuti così gli azionisti di maggioranza di questa società e siccome essa controllava il 99,9% della ID4 proprietaria della Panini, hanno preso il controllo anche del gruppo delle figurine. Poco sotto c'è scritto che il capitale attuale del Gruppo Panini è pari a 12 milioni di euro. Direzione e coordinamento sono della ID4 Investimenti s.r.l., che dovrebbe essere una diramazione della ID4 proprietaria! Sempre dalla preziosa fonte dell'Archivio Storico del Corriere apprendiamo altri particolari incredibili. L'articolo, che risale al 16 febbraio 2009, parla di Aldo Sallustro come il vero proprietario del gruppo, essendo titolare di una quota di maggioranza del capitale, che dovrebbero corrispondere al 75% dell'investimento fatto nel 1999 su un acquisto complessivo di 12 miliardi per acquistare il 25% della Waterfall SA insieme al suo amico Merloni. Ecco il testo: Sallustro, boss e azionista di maggioranza dell' azienda modenese, ha firmato gli ultimi contratti di licenza nei giorni scorsi: dieci anni con la Fifa, cioè i diritti per due mondiali di calcio. E poi una novità: l' esclusiva dell' Nba, una manna che assicura a Modena la produzione delle figurine delle star del basket Usa e vale l' apertura di una sede a New York. Dopo questi due affari il manager nato in Argentina potrebbe sedersi e brindare, alla faccia della recessione, ai 700 milioni di ricavi assicurati dai mondiali. E invece no: cerca un socio, pare. Un finanziatore per fare il salto di qualità, si dice, o magari semplicemente un compratore che metta sul piatto qualche centinaio di milioni e consenta l' uscita di qualche partner misterioso a corto di liquidità. Perché Sallustro è l' amministratore delegato ma nella compagine proprietaria della Panini c' è anche la Fineldo-Merloni e forse anche qualcun altro. Di chi si tratterebbe? E qui vengono i nomi delle società fatte sopra. Continua il testo: La verità si perde in un castello di società anonime lussemburghesi, panamensi e delle isole Vergini degne della finanza old style. C'è la Waterfall Investiments sa (la «cascata» proprietaria del 75% della holding Id4 che sta sopra a Panini) e poi la Artemis sa e sopra ci sono la Bright Global s.a. di Tortola, la Dedalus inc, la Butte sa e la Vacon Properties di Panama.
 
E infine la Société Générale e la Cordusio Fiduciaria. E' interessante notare che in questo articolo del 2009, la quota di controllo della Waterfall SA sulla ID4 è del 75% e non più del 99,9%. Un 24% in meno che forse è stato ceduto alle altre società menzionate. E poi ancora: Poco importa la trasparenza, commenta un banchiere, l' azienda modenese è un gioiello: è leader mondiale dei collectibles, macina cash (46 milioni l'ultimo risultato operativo) e ricavi (570 milioni nel 2008) e non ha rivali, specialmente ora che tutto il resto dell' industria crolla. Molti fondi di private equity ci hanno messo gli occhi negli ultimi mesi solo che si sono ritirati per mancanza di liquidi. Ma non è tutto oro quel che luccica, perché poi l'articolo rivela un particolare incredibile. Leggete con attenzione: A loro non importa se il capitale Panini è tutto in pegno a Banca Intesa, importa invece che la generazione di cassa sia costante, che i ricavi vengano per tre quarti dall' estero e che tutti quelli che sono entrati nel capitale ci abbiano guadagnato. Dalla Cir di De Benedetti che fu socia dei tre fratelli Panini, all'americana Maxwell, a Bain-Gallo & Cuneo, che la rilevò insieme alla De Agostini e alla famiglia Rocca. All' americana Marvel fino alla Fineldo dei Merloni. Una macchina che macina utili, ma il cui capitale è in pegno alla Banca Intesa, che sarebbe la vera controllante di fatto del gruppo Panini. O almeno lo era al tempo di questo articolo che risale al 2009. Leggiamo ancora di Sallustro: L' ingegnere 58enne nato a Buenos Aires e chiamato a Modena da Gianfilippo Cuneo dietro il culto della riservatezza nasconde una storia da romanzo. Suo padre faceva di nome Oberdan: era il presidente della Fiat Argentina che venne rapito nel 1972 dai guerriglieri dell' Erp (esercito di rivoluzionario del popolo) e poi ucciso nel corso di un blitz militare nella casa dove era prigioniero. Suo zio invece era Attila, mito del calcio degli anni '30. Di questa famiglia Sallustro ha conservato intraprendenza e relazioni: parla 4 lingue e viaggia più di un ministro degli esteri. Il salto da manager a imprenditore dell' impero delle figurine l' ha fatto portando con se l'amico Merloni per cui aveva lavorato nella prima fase della sua carriera.
 
Era il 1999 e l' azienda di Modena era nel momento più buio della sua storia a causa della bancarotta della Marvel. L'articolo prosegue con un particolare che forse non farà piacere ai Marvel-fan italiani: Sallustro la comperò la fece crescere e poi, con una classica operazione di leveraged buyout, gli trasferì i debiti contratti per acquistarla. A forza di diversificazioni (editoria, distribuzione e multimedia) la Panini è diventata una multinazionale. Il particolare è incredibile: il leveraged buyout è una operazione finanziaria per l'acquisizione di una società mediante lo sfruttamento della capacità di indebitamento della società stessa. Si tratta di una tecnica di acquisto di una partecipazione (totalitaria o di controllo) di una società, di un’azienda, di un ramo d’azienda o di un gruppo di attività (target), che ha come caratteristica quella di ricorrere al debito per finanziare la maggior parte del valore di acquisto. Il rimborso del debito così contratto è collegato alla generazione di flussi di cassa e/o alla cessione di attività del target. In parole povere, si compra a debito e si paga il debito attraverso i ricavi che la società è in grado di generare. La Panini, in questo caso, anche se fortemente indebitata, generava moltissimi utili grazie alle figurine. Utili che sono serviti per pagare il prezzo versato per il suo acquisto! Fino al 2003 le operazioni di leveraged buyout erano vietate in Italia, poi sono state rese lecite, sia pure sulla base di alcuni oneri. Il sistema funziona solo se l'operazione viene compiuta su una società con una forte capacità reddituale. In altre parole, deve produrre tanti utili, che serviranno a pagare i debiti originari più i debiti contratti per il suo acquisto da parte dei nuovi soci! Un altro documento importante è costituito da un articolo pubblicato sul sito di Prnewswire. Si legge: Marvel Enterprises, Inc. announced today that it has completed the sale of its Italian subsidiary Panini SpA to ID4 Holding SpA, a newly created company owned jointly by Fineldo SpA, an Italian conglomerate engaged in various consumer product and financing businesses and controlled by Vittorio Merloni, and the Senior Management of Panini.  In connection with ID4's purchase of the Panini equity, for which Marvel received a nominal price, ID4 also purchased all of Panini's outstanding U.S. bank debt and Marvel was released from its guarantee of $27 million of that bank debt.  Marvel made a cash payment of $11.2 million to Panini's bank lenders to obtain its release from the $27 million guarantee. Marvel also announced that Panini would continue as Marvel's international publishing licensee under a five-year license entered into as part of the sale. Segue la traduzione in italiano:
 
Marvel Enterprises Incorporated ha annunciato oggi di avere completato la vendita di una sua sussidiaria italiana, la Panini s.p.a. alla ID4 Holding s.p.a., una società di nuova costituzione controllata congiuntamente dalla Fineldo s.p.a., un conglomerato italiano impegnato in varie attività di prodotti di consumo e finanziarie controllato da Vittorio Merloni e dal managment direttivo della Panini. In conseguenza dell'acquisto da parte della ID4 del capitale della Panini, per il quale la Marvel ha ricevuto un prezzo nominale, la ID4 ha a sua volta acquistato tutto il debito bancario straordinario che la Panini aveva accumulato negli Stati Uniti e la Marvel è stata liberata dalla sua posizione di garante di quel debito per una cifra pari a 27 milioni di dollari. Per ottenere questa liberazione, la Marvel ha dovuto effettuare un pagamento in contanti di 11,2 milioni di dollari ai creditori bancari della Panini. La Marvel ha anche annunciato che la Panini proseguirà quale licenziatario editoriale internazionale della Marvel con un contratto di licenza di cinque anni stipulato nell'ambito della stessa operazione di cessione. Questo articolo, che proviene dal sito di Prnewswire è illuminante e fornisce ulteriori particolari di come Merloni e Sallustro abbiano acquistato la Panini dalla Marvel, che in quel periodo era sul punto di fallire, avendo accumulato una montagna di debiti nella gestione dissennata degli anni novanta. Una operazione che ha sottolineato l'abilità di Sallustro nel portare a termine acquisizioni coraggiose. L'acquisto si è concretizzato formalmente l'8 ottobre 1999, ma i passi decisivi sono stati compiuti prima. Da circa tre anni la Marvel era in brutte acque. Nel dicembre 1994 la Marvel aveva acquistato la Panini nell'ambito di un progetto volto al dominio del mercato delle figurine. Una serie di operazioni sbagliate la portarono sul punto della bancarotta. E fu in quel momento che i due imprenditori passarono all'azione. Pochi giorni prima avevano costituito in Lussemburgo una società chiamata ID4 SA, dove ID4 sta per Indipendence Day 4 e SA sta per Società Anonima. In Lussemburgo, infatti, le società anonime sono legali. Come chiarisce il pezzo di Prnewswire, la Marvel riceve dalla cessione solo un prezzo nominale, cioè simbolico! Niente contanti! In cambio, però, Merloni e Sallustro si accollano tutto il debito che la Panini aveva accumulato negli Stati Uniti tra il 1995 e il 1999. Un debito a garanzia del quale la Marvel Comics era stata obbligata a congelare una somma pari a 27 milioni di dollari.

Per sbloccare questi soldi, la Marvel dovette pagare alle banche 11,2 milioni di dollari, pari a circa metà della garanzia. Come detto, i due imprenditori avevano assunto il controllo della ID4 mediante l'acquisizione della maggioranza relativa del capitale di un'altra società, la Waterfall SA. Acquistando il 25% di quest'ultima per un prezzo totale di 12 miliardi (3 messi da Merloni e 9 da Sallustro) si erano assicurati il controllo della ID4 posseduta dalla Waterfall al 99,9% del capitale. Ma siccome la ID4 era nata da pochi giorni, è ragionevole pensare che la stessa cosa fosse avvenuta per la Waterfall. Il gioco è molto semplice per chi capisce di finanza. Per comprare una società non è necessario acquistare il 100% del suo capitale. E' sufficiente acquistare una quota di maggioranza relativa di una società controllante, in questo caso la Waterfall, di cui Merloni e Sallustro avevano acquistato il 25%. Divenuti azionisti di controllo della Waterfall, sono diventati anche padroni della ID4 il cui 99,9% del capitale era controllato dalla Waterfall. Il gruppo Panini venne intestato ad ID4 e ancora oggi la società lussemburghese è padrona della Panini. Nel 2013, però, le cose cambiano. In un articolo di Papersera del 26 giugno 2013 si apprende che Merloni e Sallustro hanno messo in vendita il gruppo Panini, chiedendo in cambio la cifra di un miliardo di euro! Una cifra sorprendente se si pensa che circa quindici anni fa i due l'avevano acquistato pagando in tutto 12 miliardi di lire corrispondenti a circa 6 milioni di euro! La notizia è riportata sul quotidiano Il Mondo del 13 giugno 2013. Perciò, prepariamoci a un nuovo passaggio di mano del gruppo delle figurine. E indovinate chi figura tra gli acquirenti? La stessa Marvel Comics, che ora, dopo essere stata acquistata a sua volta dalla Disney, dispone del capitale per compiere una operazione di questo tipo. In tal modo, la Marvel assumerebbe il controllo della Panini come le era già capitato venti anni fa. Uno dei passaggi più importanti del pezzo di Prnewswire è quello delle licenze. In un articolo del 13 aprile 2010, Bleeding Cool aveva rivelato che la Panini non aveva pagato un centesimo alla Marvel per pubblicare in licenza i suoi fumetti in altri Paesi, tra cui l'Italia. E ora questa circostanza trova conferma nel comunicato di Prnewswire. In cambio, la Panini svolgeva e svolge tuttora la funzione di agente della Marvel nei mercati esteri. Ciò significa che se un editore vuole pubblicare l'Uomo Ragno e soci nel suo Paese deve rivolgersi alla Panini e la stessa cosa avviene qualora qualcuno voglia pubblicare all'estero le serie della Bonelli e della Astorina. E' sempre Panini che controlla questi diritti. Hans von Klopp.

2 commenti:

  1. Sui forum non si parla di questi argomenti perché, direttamente o indirettamente, sono controllati dagli editori. L'aspetto più assurdo, sul quale torneremo prestissimo con un nuovo articolo ora in preparazione, è che gli "editor" di case concorrenti sono admin e moderatori sugli stessi forum! Il fenomeno investe sia la Panini che la Rw Edizioni! Ed è proprio questo stretto controllo delle discussioni che impedisce di parlare di argomenti come questi. Noi abbiamo attinto, come al solito, a fonti pubbliche. L'aspetto più comico della vicenda è che per comprare la Panini, gli attuali proprietari hanno fatto ricorso ad un complicato gioco di scatole cinesi, investendo in tutto 12 miliardi delle vecchie lire! Oggi sarebbero poco più di 5 milioni di euro! E pensa che il Gruppo Panini è stato messo in vendita alla cifra astronomica di 1 miliardo di euro! Un prezzo forse gonfiato perché il bilancio del gruppo è in media di 500 milioni di euro. Il LEVERAGE BUYOUT all'epoca (1999) era vietato in Italia e infatti le operazioni furono condotte in Lussemburgo, dove ha la sede legale la holding ID4 proprietaria della Panini. Venne reso lecito in Italia solo nel 2003.

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