mercoledì 17 giugno 2015

ANTONIO SERRA SULLA SITUAZIONE DELLA SERGIO BONELLI EDITORE: LA CRISI DI VENDITE E' DRAMMATICA!!!

Da qualche settimana circolano voci di un ridimensionamento in casa della Bonelli attraverso una fase che dovrebbe portare alla chiusura di alcune collane e allo sfoltimento dei team creativi con il taglio di decine di disegnatori. La crisi economica e il forte calo delle vendite ha colpito anche il gigante milanese, che vive un momento particolarmente delicato. Ne parlarono lo scorso anno Davide Bonelli e Mauro Marcheselli, rispettivamente Direttore generale e Direttore editoriale di SBE, rivelando che: Per noi il mercato è in sofferenza ormai da tanti anni. Chiamatela crisi o come volete, ma la verità è che il pubblico dei nostri lettori si riduce significativamente, anno dopo anno. E’ un fenomeno che riguarda tutte le nostre testate e non conosce soste. La dichiarazione risale ad una intervista concessa a Fumettologica il 16 giugno 2014 e conteneva un grafico che delineava un quadro allarmante della situazione vendite dell'editore con dati riferiti, probabilmente, a 5-6 mesi prima, quindi alla fine del 2013. All'epoca non si parlava ancora di chiusure, né di tagli al comparto disegnatori. Il rilancio di Dylan Dog era iniziato da circa 9 mesi e non stava dando i risultati sperati. Le storie erano della precedente gestione di Gualdoni, salvo qualche cambiamento dell'ultima ora, secondo le dichiarazioni rese poi dagli autori. Orfani avrebbe debuttato qualche mese dopo e Dragonero sembrava la collana maggiormente lanciata e innovativa. Un fantasy ben collaudato arricchito da disegni di eccezionale qualità. Eppure, nonostante tutto questo, secondo Marcheselli, il mercato era in sofferenza da anni e il pubblico dei lettori si riduceva significativamente. Tutte le serie, nessuna esclusa, erano in calo, Dylan Dog e Tex compresi.
 

In rete già giravano le voci della chiusura di Brendon e Saguaro e dopo la rivelazione di quel grafico assunsero maggiore sostanza. Poi ci sono state la fase 2 del rilancio di Dylan Dog e il decollo di Orfani. L'uno e l'altra sono stati dei flop clamorosi. Sulla prima questione abbiamo dedicato diversi articoli. Sulla seconda questione abbiamo dedicato un articolo di qualche mese fa. Nel solco ci sono state le dichiarazioni di Mike Deodato Jr (qui trovate tutti i particolari), in cui il maestro brasiliano si è offerto di disegnare una storia di Tex, ma l'accordo non venne raggiunto per divergenze sul compenso. Deodato si sarà ben informato sulle condizioni economiche della Bonelli prima di fare proposte e sentirsi rifiutato nonostante l'abbassamento della tariffa lo ha mandato su tutte le furie. Adducendo che Boselli, con cui aveva litigato, non stesse rappresentando i fatti per come avvenuti, Deodato ha deciso di rendere pubblico il carteggio. In uno di questi messaggi dichiarò che la Bonelli non se la stava passando bene da quando Sergio Bonelli è venuto a mancare. Non precisò se i problemi erano di tipo economico, ma il giorno dopo la Bonelli smentì la dichiarazione di Deodato sul sito di Bleeding Cool. A questo punto, visto che il brasiliano non aveva parlato di profilo economico, perché la Bonelli toccò proprio questo tasto? Deodato consigliò alla casa milanese di liberarsi di bad seeds, cioè dei cattivi semi, che la stavano danneggiando. Ancora una volta non fece nomi, ma essi possono essere facilmente individuati considerando i nomi di autori e disegnatori che bloccò sul suo profilo Facebook giorni dopo. La ragione era semplice: se dovevano pagare tanto Deodato, per loro sarebbero rimaste le briciole, come poi è stato.
 
Nel frattempo, la Bonelli ha chiuso parecchie collane. Siti e forum benevolenti non hanno toccato l'argomento più di tanto, ma nel giro di pochi mesi sono state cancellate le serie di Brendon, Saguaro, tutti i Giganti tranne quello di Tex e l'almanacco del mistero e dato alle stampe soltanto maxiserie. Le varie collane note come Orfani, Lukas, Coney Island, Adam Wild, ecc. sono state concepite come testate aventi una fine programmata. Su un certo forum un utente ha postato di recente un messaggio dai contorni inquietanti. Nel messaggio del 25-05-2015, ore 16:08 (onde evitare che sia cancellato, abbiamo fatto lo screenshot) ha scritto: Per la gioia di quell'omino bizzarro, Saguaro, alla fine, ha chiuso veramente. E se della buona riuscita commerciale di Orfani/Ringo (quasi) nessuno ha più dubbi e i più plaudono al recupero, in fin di vita, di Dylan, della salute delle altre testate Bonelli si parla ben poco (ad eccezione di Dragonero e Julia che si difendono). Si sa però che tra il 2015/2016, in via Buonarroti, daranno una netta sforbiciata al parco disegnatori e probabilmente ad alcune testate. Non faccio il chiaroveggente come l'omino di cui sopra ma nell'eventualità decidano di chiuderle non mi mancheranno nè le recenti storie al limite del ridicolo di Nathan Never, nè tantomeno le posticce atmosfere di Dampyr. Questo mese cedo sulla baia Lukas a seguire tutto il resto. Il messaggio esordisce con il ricordo della chiusura di Saguaro, avvenuta ad aprile del 2015 per basse vendite. Non una novità. Che Saguaro chiudesse si sapeva già dal novembre del 2013, quando ne parlò Fumetto d'Autore. La Bonelli ha un processo di produzione molto lungo. Le storie vengono preparate con un anticipo di 15-20 mesi prima dell'uscita.

Quando l'editore comunica al team che la serie chiuderà, i disegnatori sanno che le sceneggiature su cui stanno lavorando saranno le ultime. La notizia viene filtrata a qualche sito o forum, creando attenzione relativamente alla sorte della collana. Il copione è quello solito. Autori e addetti ai lavori provano a smentire, ma tutti sanno che la serie chiuderà. Prima di Saguaro, la stessa sorte era toccata a Magico Vento di Gianfranco Manfredi, che ha chiuso nel novembre 2010 con il numero 131. La notizia della sua chiusura era già nota dal 2008, quando ne parlarono gli utenti del forum della collana. Chiarito questo punto, l'utente si lamenta del fatto che delle altre serie della Bonelli non parla nessuno, attribuendo a questo elemento un significato negativo. Poi sostiene, ritenendo trattarsi di un fatto notorio, che nei prossimi mesi alla Bonelli si attuerà una sforbiciata al parco disegnatori e forse ad alcune testate. Quanto alle testate a rischio, si può ritenere che siano quelle che attualmente vendono meno. Se diamo uno sguardo alla classifica pubblicata da Fumettologica l'anno scorso, queste testate erano Brendon e Saguaro, che hanno già chiuso! Poi ci sarebbero anche Martin Mystere, Le Storie, Dampyr e Dragonero. Che la crisi abbia colpito l'editore milanese non è un mistero per nessuno. Da oltre due anni, non lancia più sul mercato serie regolari. L'ultima in ordine di tempo è stata Saguaro, che come sappiamo, ha chiuso. L'utente non chiarisce quali sarebbero le testate a rischio, ma si dice poco dispiaciuto qualora esse fossero quelle di Dampyr, Nathan Never e Lukas. Quest'ultima, peraltro, è nata come maxiserie di 24 numeri e a meno di decisioni di continuazione, chiuderà con il numero 24 a febbraio 2016.

Seguono i commenti di altri utenti, molti dei quali ammettono di seguire poche serie della Bonelli, tra cui quelle più recenti. Però, se si parla di riduzione del comparto disegnatori, la prima cosa che viene in mente è che alcune serie chiuderanno, come sarà poi confermato dalle parole di Antonio Serra. Con meno testate da gestire, ci sarà bisogno di meno artisti. La Bonelli si appresta a realizzare un massiccio processo di ridimensionamento causato, secondo noi, dalla crisi e dalle scelte sbagliate della casa editrice, non ultimo il rilancio flop di Dylan Dog, che avrà pesato molto su questa decisione. Inutile ricordare che Dylan Dog è la testata che negli ultimi anni ha perso più lettori e trattandosi di quella più venduta, eccettuato Tex, è naturale che la casa editrice abbia sentito il bisogno di rilanciarla. Se l'operazione fosse andata a buon fine, dai ricavi dell'Indagatore dell'Incubo sarebbero nati nuovi progetti. La Bonelli, però, deve pensare al futuro e non può astenersi dal proporre continue novità ai lettori. Per fare questo deve tagliare su altri settori meno redditizi, cioè sulle collane che vendono meno. I soldi risparmiati su queste serie saranno rifluiti sulle serie nuove o su quelle più forti. un altro utente sottolinea: già ai tempi di Sergio _tra il serio ed il faceto_ si dannavano per i disegnatori che consegnavano le tavole diluendole in tempi remoti, e magari tentano di sfrondare queste derive. D'altro canto, pecunia a parte, pareva che con Deodato jr. non si aspettassero certo di avere l'esclusiva delle sue prestazioni artistiche... Boh, allora forse vogliono tirare semplicemente i remi in barca e sacrificare testate poco redditizie. Rimaniamo s'intende nel campo delle congetture, che attendono solide conferme.

Si sottolinea la necessità di tagliare sulle serie che vendono meno e magari di quelle che già attualmente, forse, sono scese sotto il punto di pareggio. Si cita il caso-Deodato, che ha aperto gli occhi su una situazione di difficoltà economica per cui la cifra chiesta dal maestro brasiliano è stata considerata troppo alta, Per un resoconto completo del caso-Mike Deodato, cliccate qui. L'utente si dice in attesa di conferme, all'epoca le dichiarazioni di Serra non erano ancora venute. Ora le conferme ci sono. Qualche altro utente, forse scherzando, sottolinea che novità sono in arrivo nel 2016, tra cui Morgan Lost, nuova serie di Chiaverotti e una serie di pupazzetti piene di mostri e demoni (e sarebbe una serie Young?) e viene subito da pensare che per investire in cose nuove, bisogna tagliare cose vecchie. La coesistenza non è più possibile. Un po' di perplessità per queste scelte è naturale: per pubblicare quattro pupazzetti, che sembrano essere ripresi da quelli di un videogioco della Paradox, Magicka, si taglia su altre serie storiche, magari quelle di Dampyr e Nathan Never? Logico, quindi, aspettarsi uno sfogo come quello di Serra sulla situazione della società milanese. Quando viene pubblicata una indiscrezione così forte, la fonte è sempre un autore o un addetto ai lavori, che ha motivo di lamentarsi con la casa editrice. Le dichiarazioni di Serra potrebbero inserirsi in questo difficile contesto. E infatti, prima ancora che arrivassero le parole di Serra, l'utente sottolinea (messaggio del 26-05-2015, ore 11:11): Non mi pagano abbastanza per avere rogne con i diretti interessati ma per certo un noto editor ha informato diverse decine di disegnatori che le sceneggiature su cui stanno lavorando saranno le ultime. Io aggiungo:

Grazie a un DIO. Può dispiacermi umanamente perchè perdere il lavoro è una disgrazia ma tengo troppo alla meritocrazia per dare retta a certa sensibilità. I diretti interessati saranno, quasi sicuramente, autori e addetti ai lavori, magari proprio quelli interessati da questi propositi di ridimensionamento della casa editrice. Poi afferma laconicamente che un noto editor ha informato decine di disegnatori che le sceneggiature su cui stanno lavorando saranno le ultime! Se ciò è vero e abbiamo pochi motivi per dubitarne, alla luce di quanto sarebbe stato poi detto da Serra, che già adesso di due-tre serie è stata decisa la chiusura entro il 2016! Attenzione, non si parla di due-tre disegnatori, ma di decine di disegnatori! Quasi a conferma che la situazione vendite della Bonelli sia difficile, arrivano le dichiarazioni di altri utenti sul forum in cui essi affermano di avere mollato la lettura di alcune serie a dimostrazione dell'esistenza di un malessere evidente. I tagli ai disegnatori sono quelli più gravosi. Immaginiamo, quindi, che nei prossimi mesi molti resteranno senza lavoro ed è probabile che fioccheranno nuove dichiarazioni sulla situazione reale della casa editrice milanese. Un altro utente sottolinea un'altra realtà che caratterizza i fumetti Bonelli (messaggio del 27-05-2015, ore 10:52): Il problema è che x leggere tutte queste cose image, dark horse ecc. bisogna x forza frequentare le fumetterie, tutti i lettori da edicola come il sottoscritto ne sono tagliati fuori nella mia città c'è solo una fumetteria, ci vado una o due volte l'anno e nemmeno tanto volentieri, si respira un'aria di snobismo verso il lettore bonelliano, l'ultima volta che ci sono andato ho chiesto se potevo portare fumetti Bonelli usati e loro:

Eh, ma quelli non interessano a nessuno. Nelle fumetterie, molto più vicine alle serie di importazione, le serie Bonelli vengono viste come qualcosa di vecchio e lontano dal loro mondo. Non a caso, nel mercato dell'usato il prezzo medio di un albo Bonelli oscilla tra 0,20 e 0,50 euro al pezzo, mentre quello di un albo Usa oscilla tra 0,50 e 1,50 euro. Gli interventi successivi sono volti a negare l'evidenza e ad attaccare gli utenti che hanno lanciato le notizie, ricalcando un copione noto sulle community. Non appena viene fuori una notizia che disturba il gruppo di potere del forum, fioccano attacchi e insulti. E l'utente sbotta: Se hai amici/parenti disegnatori che lavorano in Bonelli e che possono contraddire quel che ho detto: ben vengano! Dovremo se no attendere qualche mese per verificare se quel che ho scritto era vero o falso. Tu, che a malapena ti allacci le scarpe, faresti però bene nel frattempo ad evitare simili perentorie sentenze. Tra battutine off-topic, astutamente lasciate lì dai moderatori per far scemare la discussione, si prosegue per qualche altro giorno. Poi, come un fulmine, arrivano le dichiarazioni di Serra e gli utenti che prima postavano battutine scherzose spariscono alla velocità della luce. L'utente che aveva iniziato la discussione riporta un'altra dichiarazione incredibile di Serra (messaggio del 03-06-2015, ore 10:13): I nuovi sceneggiatori sono in realtà già “vecchi”, e tra l’altro sono già fuori gioco perché, col crollo delle vendite, non sarà possibile dar loro un numero sufficiente di storie da scrivere per far emergere le loro caratteristiche. Siamo autorizzati a scrivere solo fino a che il budget ce lo consente e la paralisi, si può dire, è ormai alle porte. Ci sono degli autori nuovi.

Ci sarà una procedura. Non è così. Volevamo che essa ci fosse, ma le condizioni del mercato non ci consentono di progettare un futuro di contenuti narrativi. Procediamo coi piedi di piombo. Oggi come oggi, per immaginare un futuro radioso, ci vuole un miracolo, e anche bello grosso. Serra parla di crollo nelle vendite, una realtà peraltro già evidente nelle parole di Marcheselli nella nota intervista rilasciata a Fumettologica il 16 giugno 2014. Poi ribadisce che loro, cioè gli scrittori, sono autorizzati a scrivere solo finché il budget lo consente, ma la paralisi è alle porte. Non ci saranno novità perché, come dice Serra, Procediamo coi piedi di piombo. Oggi per immaginare un futuro radioso, ci vuole un miracolo e anche bello grosso! L'idea che traspare è che la Bonelli, per poter finanziare i nuovi progetti, debba tagliare quelli vecchi e ridurre il numero dei disegnatori, privilegiando quelli che garantiscono tempi di realizzazione più veloci. Essere al passo coi tempi è indispensabile in una situazione di crisi del mercato e se tra una idea e la sua concretizzazione passano 3-4 anni, è logico che quando il fumetto arriva in edicola non sarà più attuale. Disegni più veloci significa disegni meno curati e non è un caso se alcuni nuovi artisti visti sulle pagine di Dylan Dog hanno denotato uno stile molto lontano dal classico realismo delle storie di un Tex o Dragonero. Le dichiarazioni di Serra nella recente intervista a Fumettologica sono autentiche bombe atomiche, che annientano tanti discorsi fatti sui profili social di alcuni autori, che hanno disperatamente cercato di far credere che la crisi del mercato sia una invenzione e che, in realtà, le vendite sono buone per tutti gli editori. Favole date in pasto a menti deboli.

Domanda l'intervistatore: Visto che nel parco autori di Nathan Never sono entrati diversi nuovi sceneggiatori giovani, mi aspettavo che fossero aperti anche a questo tipo di argomento: da Masperi a Perniola, da Barzi a Eccher. L'incredibile risposta di Serra: Questa purtroppo è un’illusione, una prospettiva sbagliata legata al punto di vista con cui ci guardi. I nuovi sceneggiatori sono in realtà già vecchi, e tra l’altro sono già fuori gioco perché, col crollo delle vendite, non sarà possibile dar loro un numero sufficiente di storie da scrivere per far emergere le loro caratteristiche. Siamo autorizzati a scrivere solo fino a che il budget ce lo consente, e la paralisi è ormai alle porte. Tu dici: ci sono degli autori nuovi, avranno delle cose da dire, ci sarà una procedura. Non è così. Volevamo ci fosse, ma le condizioni del mercato non ci consentono assolutamente di progettare un futuro di contenuti narrativi. Procediamo coi piedi di piombo, passo dopo passo. Oggi come oggi, per immaginare un futuro radioso, ci vuole un miracolo, e anche bello grosso. In sostanza, Serra dice che in seguito al crollo nelle vendite non è possibile dare lavoro a tutti gli autori. Logica conseguenza di questa situazione è il ridimensionamento del volume di produzione. In soldoni, significa che sarà limitato il numero di testate, alcune delle quali chiuderanno e sarà sfoltito l'organico di autori e disegnatori. E ancora: Chi legge dall’esterno, non tende a valutare il tempo che passa. Nel senso che, per chi compra l’albo di questo mese, l’autore magari è “nuovo”, in realtà la storia era in giacenza da sei anni. Non è il caso delle persone che hai citato, ma sono casi che capitano. La valutazione delle cose, per chi è all’interno, è molto diversa rispetto a ciò che...

si vede dall’esterno. Naturalmente, poi, come sempre, punto l’attenzione su me stesso, e non in quanto egocentrico autore di fumetti, ma perché di quel che scrivo mi prendo la responsabilità, e non mi sento di parlare delle cose fatte dai colleghi. Poi Serra descrive l'attuale struttura decisione della casa editrice e anche qui le rivelazioni sono incredibili: Prima era tutto nelle mani di una persona sola, che aveva le sue idee; ora c’è anche un ufficio che si occupa di decidere cosa è meglio fare, che prima non c’era. Oggi siamo legati a tutto un altro modo di vedere le cose, quindi per il momento dobbiamo vivere questa situazione per quella che è: un periodo di transizione tra un mondo e un altro. E vedremo cosa succederà nei prossimi anni. Come lavora questa nuova struttura editoriale? Quali sono le direttive? La risposta di Serra: Innanzitutto la prima cosa che hai detto, cioè la lettera imbufalita del lettore, arriva regolarmente. Però in linea di massima passa inosservata. Negli ultimi tempi, non proprio in linea di massima: Se leggiamo gli editoriali di Dylan Dog n. 344 emerge netto il nervosismo degli autori del rilancio. Infine, il colpo da ko: la crisi di vendite è drammatica. La formula del fumetto popolare è in crisi. Il lettore vive ormai nell’era digitale, vuole il tablet ultimo modello e, al massimo, accetta il fumetto su quel supporto. Se scarica musica e film gratis, non vuole pagare qualche euro per comprare un albo a fumetti. Crede, con quei soldi, di comprare solo la carta, il supporto, non il lavoro creativo! Quindi, perché pagare per una cosa che puoi avere gratis? Il tablet l’hai già comprato e pagato caro. La situazione è, dunque, difficile e non promette di migliorare nell'immediato futuro. Gunnar Andersen.

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