martedì 4 agosto 2015

DYLAN DOG COLOR FEST N. 15 IN RITARDO TRA CRITICHE, GRIDA DI DOLORE E DELUSIONI COSMICHE DEI FAN!!!

Il mese di agosto è quello in cui le imprese di distribuzione dei fumetti fanno emergere maggiormente le loro difficoltà nel rifornire con puntualità le edicole nazionali. Sicché non stupisce l'avviso che Sergio Bonelli Editore ha diffuso qualche ora fa a proposito del ritardo dell'uscita del Dylan Dog Color Fest n. 15, uno speciale a colori di periodicità annuale con cui l'editore milanese spera di arricchire l'esperienza visiva dei lettori dylaniati molto infastiditi da un rilancio che, almeno finora, ha raccolti più critiche che elogi a giudicare dall'elevato numero di commenti negativi sui social network e i forum specializzati. Sui motivi di questa generale scontentezza ci siamo spesso intrattenuti nei nostri articoli di recensione degli albi inediti mensili di Dylan Dog e quindi non ci sembra il caso di tornare su argomenti già diffusamente passati in rassegna. Gli aspetti che, secondo noi, rappresentano espressione di profonda criticità delle storie sono i seguenti: contenuti anticristiani ed eccessivamente anticrelicali delle avventure, esaltazione di scene sataniche, tra le quali alcune contenute nel numero 341 che ha presentato il nuovo nemico, John Ghost, trame leggere e prive di mordente, staticità eccessiva del protagonista, che sembra muoversi come un automa privo di cervello, sceneggiature noiose e inutilmente prolisse, assenza di quei cotanti famosi contenuti che avrebbero dovuto far tornare Dylan ai fasti dell'era sclaviana, trovate poco originali che sono apparse più come una provocazione diretta a far clamore in rete e ci riferiamo all'assurda presenza degli smartphone, al pensionamento dell'ispettore Bloch e alla mancata caratterizzazione dei nuovi personaggi come l'ispettore Carpenter, brutta copia di tanti poliziotti di colore presi da action movie americani di serie B e una assistente musulmana, che ha dato vita a giudizi contrastanti. Esaltata dalla parte più di sinistra dei lettori, ma ritenuta una ameba da quella di destra, ha convinto in pochi. E forse, è questo il problema. I lettori di oggi sono diversi da quelli degli anni 80-90. Mentre questi ultimi erano e lo sono tuttora, benché molti di essi hanno mollato Dylan Dog quando è scaduto nella mediocrità, assai colti, i nuovi lettori di oggi sono, per la maggior parte, presentanti un bagaglio culturale modestissimo. Sedotti dalla propaganda di sinistra dell'attuale governo, indotti a credere in cose assurde e in un mondo senza regole e privo di valori, vedono in questo Dylan Dog un punto di riferimento. Ma si tratta di una residua minoranza formata da quei lettori che nei social gruop, tra rapidi movimenti di lingua, attacchi proditori verso i critici, distruggono sul nascere ogni idea di una discussione costruttiva.


In coincidenza dell'uscita di un nuovo numero un gruppo di 4-5 utenti si scaglia contro chiunque posta un commento critico o negativo verso la nuova gestione e fatto passare come un giudizio basato su risentimenti personali esistenti solo nella loro fantasia. I danni recati alla collana, soprattutto come vendite, sono evidenti. Molti, infatti, scontenti dal rilancio e impossibilitati a parlarne sui social network, si allontanano dalla testata a favore di altre fonti di intrattenimento. Infatti, anche se alcuni idolatrano questa serie come se fosse un tesoro della letteratura mondiale, Dylan Dog è solo un fumetto per ragazzi, un momento di puro svago e di distrazione a cui, soprattutto in questi momenti, è impossibile associare contenuti culturali di nota, ma alcuni, soprattutto nei social group, lo coccolano come se fosse quasi una persona vera, dimostrando difficoltà nel distinguere la fantasia dalla realtà. Mentre per alcuni di loro la fonte di tanta follia è data dalla passione verso Dylan Dog, per altri l'amore non è disinteressato. Scrittori dilettanti che ambirebbero a sceneggiarne future avventure dedicano ore intere della loro giornata nella difesa del monumento dylaniato, scagliandosi ossessivamente verso chiunque non condivide le loro idee, spesso con insulti. E le vendite non potevano che risentirne. Ci siamo occupati dell'argomento in un articolo recente, che trovate qui. 112.000 copie nel giugno del 2014 secondo Fumettologica, che ha riportato dati ufficiali, 100.000 copie circa nel giugno 2015 secondo Dagospia, che ha citato una intervista al regista del documentario dedicato a Tiziano Sclavi. Tutto a conferma delle dichiarazioni di Antonio Serra, popolare co-creatore di Nathan Never, secondo cui la situazione delle vendite della casa editrice sarebbe drammatica. Il nervosismo serpeggia tra gli stessi autori, che in qualche editoriale, come quelli contenuti nel numero 344, hanno risposto in maniera agitata verso i lettori, a dimostrazione del fatto che il dissenso non è espresso solo dalla rete. Critiche che danno fastidio e di cui in altri siti non si parla per evidenti motivi di piaggeria. Un rilancio, dunque, che non ha risposto all'esigenza di molti di leggere il personaggio sclaviano degli anni passati. Quel personaggio che da tanti anni non esiste più, passando per le infelici gestioni Marcheselli e Gualdoni. Critiche feroci ha ricevuto anche il numero 347 uscito da pochi giorni, mettendo in difficoltà perfino gli asslickers, che abitualmente non lesinano colpi di lingua devastanti alle parti basse dei loro idoli immaginari. L'annuncio parla di un ritardo di qualche giorno nell'uscita del Dylan Dog Color Fest, ma non precisa i motivi di esso. Gabriel Piazza.

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