lunedì 24 agosto 2015

IL GRANDE DIABOLIK N. 2-2015! MEGA-RECENSIONE! POVERO ISPETTORE GINKO! MESSO NEL SACCO DUE VOLTE!!!

Anche se la collana mensile inedita è lontana dai fasti dell'epoca delle mitiche sorelle Giussani, la collana Il Grande Diabolik conserva un certo fascino, che l'avvicina a Diabolik Swiisss, la seconda ristampa. Questa è la ragione per la quale dalla Sezione Interna del Comix Archive è arrivato l'ordine di aggiungere alle recensioni dello Swiisss quelle del Grande Diabolik, che esce due volte all'anno nei mesi di aprile e luglio, mentre nel mese di novembre propone la ristampa a colori di un episodio del passato. Nel numero 2-2015 dal titolo L'uomo che non conosceva Diabolik, viene presentato un nuovo personaggio, tale Ivan Rudenko. Come spiegato negli editoriali, il Re del Terrore conquista nuovi lettori ogni mese, che si aggiungono a quelli che puntualmente comprano ogni numero della collana, sia perché di Diabolik si parla ovunque, specie in questo periodo come sta avvenendo per Daryl Dark della Cagliostro E-Press, sia perché i nuovi lettori vengono spesso cooptati da quelli doc. Una tradizione che si trasmette dai padri ai figli e che continua con successo rinnovato. Una testata che vede aumentare le proprie vendite è un caso più unico che raro nell'attuale situazione di mercato e la casa editrice Astorina ha ben pensato di presentare Diabolik ai nuovi lettori che della sua tradizione hanno una conoscenza limitata. Mentre i lettori di Dylan Dog si leccano ancora le ferite di un rilancio che colleziona critiche, si è profilata la necessità di spiegare ai nuovi fan chi e cosa rappresenta il fenomeno Diabolik. La soluzione si chiama Ivan Rudenko, un poliziotto che non conosce Diabolik. Dal nome sembra russo o di qualche repubblica della ex-Urss, che nella geografia fittizia del mondo del Re del Terrore si chiama Northstand. Arriva a Clerville con l'aereo presidenziale e la sua missione è delicatissima. Deve assicurarsi che il famoso gioiello chiamato Sole dell'Impero ritorni al suo Paese dopo essere stato esposto nel museo cittadino. Il momento è importante. Il Northstand sta per firmare un accordo con Clerville ed è opportuno che nessun evento turbi i rapporti tra i due Paesi in un momento delicato. Ivan Rudenko è un tipo duro, di poche parole, integerrimo come Ginko, ma con un'etica differente. Nel suo Paese i diritti e le garanzie fondamentali dei cittadini hanno un valore inferiore rispetto alla democratica Clerville. I criminali sono trattati duramente e perfino Diabolik incontrerebbe difficoltà a muoversi. Rudenko ne è convinto. Dal momento del suo arrivo a Clerville, viene preso sotto la spalla dell'ispettore Ginko. Nonostante le differenze, i due diventano amici. Hanno idee diverse del concetto di giustizia, ma si rispettano vicendevolmente. Rudenko è sicuro di se, ma Ginko, che vanta una serie interminabile di sconfitte, lo illumina sulle caratteristiche del loro comune nemico. In questa fase Rudenko si identifica con il nuovo lettore, mentre Ginko è la guida ideale per esplorare il mondo di Diabolik. Non possiamo sapere se Tito Faraci, autore della sceneggiatura e del soggetto insieme a Mario Gomboli, si sia ispirato a Danko, un film del 1988 interpretato da Arnold Schwarzenegger e James Beluschi con il titolo originale di Red Heat.


Sotto la saggia regia di Walter Hill, Ivan Danko arriva a New York con l'obiettivo di catturare un pericolosissimo criminale fuggito dal suo Paese, la comunista Unione Sovietica. Tutta le pellicola ruota sulle gag tra i due mattatori. Alla durezza di Danko/Schwarzenegger, Ridzik/Beluschi oppone simpatia e battute. I due sono accomunati da un grande rispetto per la giustizia, anche se con metodi profondamente diversi. Faraci offre una variante di questa trama nella costruzione della storia di Diabolik. Non c'è un criminale da trovare, ma un gioiello da proteggere dalle mire di Diabolik. Il gioiello porta un nome particolare: il Sole dell'impero. Un grande monile tempestato da rubini di colore rosso. Siccome Faraci è notoriamente appartenente all'area politica della sinistra, non è difficile cogliere da questi elementi tutta una serie di similitudini che riflettono la sua ideologia. L'impero a cui si riferisce probabilmente è quello sovietico, che dal 1917 ha preso il posto di quello zarista. Sotto la guida feroce di Stalin, uno dei peggiori criminali della storia, ha provocato circa 70 milioni di morti fino al 1991, anno della dissoluzione dell'Urss. Le pietre rosse rappresentano ognuna delle ex-repubbliche sovietiche. A pag. 77 è possibile cogliere un ulteriore particolare. Faraci fa dire a Rudenko: in Northstand soltanto i politici e i ladri possono permettersi certi lussi. Si riferisce alla camera di albergo che il suo Paese gli ha prenotato. Politici e ladri messi sullo stesso piano riflettono l'immagine che molti esponenti della sinistra hanno della Russia del grande presidente Wladimir Putin. Facile condannare un Paese che ha rifiutato il comunismo da parte di chi non ha mai assaggiato il regime di terrore del comunismo in Russia. Secondo la visione della sinistra, un Paese che rifiuta il comunismo e abbraccia il capitalismo è una Nazione debole dove imperano ladri e politici corrotti. La realtà è totalmente diversa, ma ai comunisti piace cullarsi in questo sogno per rifiutare di accettare la realtà di una ideologia che è contro ogni manifestazione libera dell'uomo. Rudenko ha molti punti in comune con Ginko. Nel suo Paese è famoso per essere l'avversario di un pericoloso criminale che non è mai riuscito ad acciuffare, proprio come Ginko con Diabolik. Per bloccare il criminale pensa di avere una idea formidabile. Collocherà all'interno del prezioso un potentissimo segnalatore, prodigio della tecnica del suo Paese. Ginko sorride. Quello che Rudenko gli mostra è poco più di un giocattolo, ma preferisce non farlo partecipe di questo suo pensiero. Rudenko, pensando di essere in possesso di chissà quale meraviglia tecnologica, crede di poter mettere nel sacco Diabolik in questo modo. Questi, intanto, tiene d'occhio i due. Segue Rudenko strettamente, pensando che la sua inesperienza contribuisca a fargli commettere degli errori. E così avviene. Grazie ad un potente microfono direzionale, apprende dell'esistenza del segnalatore di Rudenko. Gli basterà individuare la frequenza, seguirla dai tunnel delle fogne sotto il museo per trovare il locale corazzato dove il monile è tenuto sotto custodia. Prima un Rudenko tutto preoccupato telefona a Ginko.

Per qualche motivo il suo segnalatore ha smesso di funzionare. Si teme che Diabolik sia riuscito ad impossessarsi del gioiello, distruggendo il segnalatore. I due poliziotti arrivano sul posto, ma è tutto ok. La batteria del meccanismo si era esaurita. Dopo averla sostituita, Rudenko fa ritorno al suo albergo in compagnia di Ginko. Il giorno dopo il gioiello viene rubato. Diabolik ha avuto gioco facile. Il solito imprevisto consente alla polizia di accorgersi del furto durante la fase finale. I trucchi di Diabolik fanno la differenza. La macchina si solleva e le ruote si avvicinano permettendo di attraversare una strettoia che una vettura normale non avrebbe mai potuto. Tutto concluso? No, perché la vera storia comincia ora. Appena tornato in uno dei suoi rifugi, Diabolik si accorge che il gioiello che ha rubato è falso! Come è stato possibile? Ha rimosso il segnalatore di Rudenko e quindi era sicuro. Nel frattempo, un ulteriore segnale si accende e permette a Ginko di captare il luogo dove si trova il vero gioiello. Non fidandosi del segnalatore antiquato di Rudenko, senza dirgli nulla aveva collocato a sua volta un meccanismo di rintracciamento più evoluto. Ivan Rudenko sta tornando nel suo Paese in treno. Il segnale conduce Ginko e lo stesso Diabolik, che ha capito tutto, al suo scompartimento. Rudenko, infatti, non è chi dice di essere. Ha una doppia vita. Di giorno fa il poliziotto integerrimo. Di notte è un noto criminale, che riesce sempre a sfuggire alla polizia. Ma stavolta ha di fronte Diabolik. I due si affrontano nel treno e Rudenko ha la peggio. Quando si sveglia, si avvede che il vero Sole dell'impero è stato rubato da Diabolik. In privato confessa a Ginko tutta la verità. Era stato lui a rubare il monile il giorno in cui aveva affermato che il segnalatore aveva smesso di funzionare. In realtà, lo aveva sostituito con un falso, che poi sarà rubato da Diabolik. Ginko è seccato. Non gli piace essere giocato così facilmente. Consegnerà Rudenko alle autorità del suo Paese, ma quando arriva al confine spunta la sorpresa. I poliziotti riconoscono in lui il vero ispettore Rudenko. In una saletta privata della stazione, Ivan spiega al suo amico ciò che è avvenuto. Interpretando i due ruoli di poliziotto e di criminale, riesce sempre a farla franca. Parla sette lingue e prima ancora di giungere a Clerville aveva preso tutte le informazioni del caso su Diabolik. Ma quest'ultimo si è rivelato un avversario imbattibile. La storia finisce qui. Il nuovo lettore avrà avuto tutte le informazioni su Diabolik, ma il vecchio lettore sarà rimasto leggermente insoddisfatto. Questa storia è inferiore a quelle apparse su altri numeri del Grande Diabolik degli ultimi anni. I buoni disegni di Emanuel Barison costituiscono l'unica perla del volumetto. La sceneggiatura di Faraci è veloce come al solito, ma l'idea di base è insoddisfacente. Ci saremmo aspettati molto di più. Ci consola avere appreso che Diabolik guadagna costantemente nuovi lettori, mentre i personaggi di altre case editrici li perdono. Un ulteriore elemento per prendere atto del fatto che la seconda serie a fumetti più venduta in Italia dopo Tex non è Dylan Dog, ma Diabolik! Kristoffer Barmen.

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