giovedì 27 agosto 2015

DYLAN DOG N. 344! LA MEGA-RECENSIONE! GLI AUTORI AI LETTORI: NUN CE ROMPETE! E SCOPPIA IL PUTIFERIO!!!

Il rilancio di Dylan Dog continua a deludere le masse di lettori che, in conseguenza delle grandi promesse fatte durante la imperterrita campagna pubblicitaria che lo ha preceduto, stentano a riconoscere il personaggio sclaviano che hanno tanto adorato. Questo numero si è rivelato particolare segnando una rottura definitiva tra il comparto degli autori e i lettori. Fino a questo momento, infatti, per respingere le critiche provenienti soprattutto dai social network, Facebook e Twitter più degli altri, gli autori sostenevano che chi si lamentava lo faceva per motivi personali, oppure si trattava di fake, cioè di account fasulli creati da una medesima persona o di integralisti sclaviani che non volevano accettare i cambiamenti. Dichiaravano che l'ondata del malcontento era limitata ad una piccola sezione della rete, mentre fuori era tutto un coro di applausi. Non era così. L'insoddisfazione dei fan si materializzava nell'abbandono della collana a favore di fumetti più in linea con il costume italiano che, da sempre, è stato ed è tradizionalista e soprattutto in proteste, più o meno veementi, fuori dalla rete. L'editore e gli autori ne erano evidentemente consapevoli, accorgendosene dalle vendite, che seguitavano a calare. La conferma che le cose non stessero andando per il verso giusto è arrivata dalla lettura degli editoriali di questo numero 344 oggetto della presente recensione! In premessa, va precisato che è la prima volta che ci capita di leggere una presa di posizione così marcata nei confronti dei lettori che, in ultima analisi, sono coloro che, comprando la testata, ne giustificano l'esistenza. Attaccare i lettori significa attaccare chi alimenta con la propria spesa mensile la collana. Per quanto incredibile, è quello che è avvenuto in questo caso. Il titolo del primo pezzo a pagina 4 non lasciava presagire nulla di buono: Il solo fascino del passato è che è passato! Cosa significa esattamente? Il passato è sempre fascinoso, nel bene e nel male, ma perché ribadirlo adesso? Se il passato significa in questo caso il Dylan Dog di Tiziano Sclavi per i molti aficionados si tratta di un fatto scontato. Ma dire che il passato è passato significa che il futuro non porterà niente delle promesse fatte nei mesi precedenti, che parlavano di un ritorno del Dylan sclaviano? O il fatto che ci si è resi conto che l'operazione era oggettivamente impossibile? L'unico che avrebbe potuto riportare Dylan al suo splendore era Sclavi. E nessun altro. Ma Sclavi aveva opposto il suo rifiuto al ritorno e l'editore è stato costretto a ripiegare su quello che, in quel momento, il mercato permetteva. Per giustificare il non esaltante stato della collana, gli autori hanno pescato una risposta che lo stesso Sclavi diede in un editoriale del numero 82 del luglio 1993, scritto dallo stesso Sclavi e disegnato da Dall'Agnol, visto di recente nel contestatissimo numero 342. Ai testi Claudio Chiaverotti.
 

Nel pezzo Sclavi si lamentava delle critiche dei fan, che non vedevano più le magnifiche storie di qualche tempo prima. Sostenevano che Dylan Dog era molto peggiorato. Dove sono finite le fantastiche avventure come L'alba dei morti viventi e Jack lo squartatore? Le lamentele venivano dalle lettere dei fan. A Sclavi evidentemente le critiche non piacquero e la risposta fu un secco Nun ce rompete. Fu un errore clamoroso che l'editore, purtroppo, avallò. Da quel momento, da quel Nun ce rompete, le vendite della collana iniziarono lentamente, ma inesorabilmente a calare. Il grosso boom del mezzo milione di copie al mese, venne raggiunto proprio in quegli anni. Poi il crollo, che dura ancora oggi. Sclavi ci andò giù pesante. Dimenticando forse che si trattava degli stessi che ogni mese, nonostante tutto, compravano il suo fumetto, scrisse che essi denotavano una nostalgia superficiale dal sapore reazionario! Come si fa a etichettare i lettori che si lamentano del calo qualitativo delle storie come dei nostalgici reazionari? Eppure, avvenne. Erano altri tempi. Il mercato del fumetto italiano non era in crisi. La Bonelli vendeva bene. E anche se una simile risposta non era la più consigliabile, perché avrebbe indotto molti a mollare Dylan Dog, ce lo si poteva permettere. Insomma, Sclavi terminò il pezzo con un secco: Una volta di più e urlando, nun ce rompete. Un sonoro e deciso vaffa spedito a tutti coloro che non accettavano l'andazzo delle avventure che lo stesso Sclavi, Chiaverotti, Marcheselli e Mignacco stavano producendo. Oggi verrebbe da chiedersi perché mai un editore dovrebbe consentire ad uno scrittore di mandare a quel Paese i lettori dalle colonne degli editoriali della collana! Soprattutto oggi che con i social network ogni barriera tra editore, autori e lettori è stata abbattuta. Il lettore interagisce sui social direttamente con l'editore e gli autori. E le risposte devono essere cordiali perché altrimenti altre migliaia di persone leggeranno l'intervento e se resteranno stizzite potrebbero decidere di non comprare più la collana. Un atteggiamento arrogante e al tempo stesso ingenuo perché gli unici a risultare danneggiati sono l'editore e gli autori. Il lettore potrà sempre dirigersi verso altri fumetti. Una lezione che oggi gli editori e gli autori ancora non hanno appreso. In tempi di crisi l'ultima cosa che deve fare un autore e mostrarsi arrogante verso i lettori, cioè verso la loro fonte di sostentamento. Gli attuali autori della testata, messi alle strette da critiche da ogni direzione, dalla rete e fuori dalla rete, hanno ben pensato di ritirare fuori quel vecchio editoriale e di pubblicarlo nel numero 344 di maggio del 2015! Il motivo è intuibile. Se si lamentavano nel 1993 delle storie che uscivano all'epoca, come possono lamentarsi ora, chiedendo un ritorno a quelle storie classiche se anche allora non piacevano a tutti?

Si può replicare sottolineando che chi si lamentava nel 1993 non era lo stesso del 2015. La generazione di allora non aveva le stesse caratteristiche di quella di oggi. Mettere le due cose sullo stesso piano è stato un errore determinato dalla impossibilità di trovare altre giustificazioni. Se vi siete lamentati di Sclavi e vi lamentate di noi oggi, noi e Sclavi siamo la stessa cosa. Abbiamo lo stesso valore. Ma soprattutto: perché chiedere aiuto a un vecchio editoriale di Sclavi per giustificare il risultato attuale? Se ci sono tante critiche, significa che le cose non vanno per il verso giusto. Lamentarsi così apertamente e pubblicamente è stato un grosso errore dettato da una ingenuità netta. Prima si poteva sostenere, in mancanza delle controdimostrazioni, che il malcontento era limitato ad un settore della rete. Ok, saranno i soliti 40-50 che scrivono ovunque. Con questo editoriale gli autori hanno dimostrato a tutti che, come nel 1993, le critiche sono generali. Così facendo hanno tradito un nervosismo che prima sarebbe stato difficile da dimostrare. Allora come oggi, la Bonelli ha approvato l'editoriale commettendo un errore. Ha fatto capire a tutti che le cose non vanno, che i risultati sono lontani da quelli prefissati e che il futuro non si prospetta semplice. Ci si chiede, se oggi la Bonelli, vista l'attuale situazione del mercato caratterizzato da una profonda crisi, si può permettere di dire ai lettori Nun ce rompete e quindi di mandarli a quel Paese. Certamente, no. La frase, appena rimbalzata sui social network, ha avuto un effetto dirompente dando l'idea di una arroganza per la quale molti hanno ritenuto che fosse venuto il momento di chiudere con la collana o di aspettare l'uscita del numero 350 per chiudere in bellezza. Non è meglio accontentare i lettori o quanto meno rispondere in modo più pacata senza inviti ad andare a fare una gita in un certo Paese decantato dalla magica voce di Alberto Sordi? In ciò si può affermare che la Bonelli non sia cambiata e che l'atteggiamento del 1993 è ancora quello di oggi. Allora se lo poteva permettere, oggi no. In un articolo pubblicato di recente sul nostro sito, abbiamo accertato che Dylan Dog è passato dalle 140.000 copie del 2012 alle 112.000 del 2014 e alle circa 100.000 del 2015. In tre anni ha perso un terzo dei suoi lettori. Una vera catastrofe, che i costanti riferimenti provocatori non hanno fermato, ma se mai, a nostro avviso, incentivato. Il terzo pezzo degli editoriali ha un sapore vagamente irriverente. La nostalgia non è più quella di una volta. Cosa significa questa affermazione? Che i nostalgici di un tempo non esistono più? E se è così, perché tirare fuori un vecchio editoriale per contrastare le critiche? Anziché chiedere aiuto a Tiziano Sclavi perché non rispondere alle critiche e spiegare le ragioni di scelte ritenute dai più in contrasto con le caratteristiche del personaggio?

Una risposta arriva poco più giù, al rigo nove, dove, dopo avere ribadito il vaffa e quindi il Nun ce rompete, si dichiara che gli autori stanno facendo del proprio meglio! Tutto qui? A chi critica, sottolineando la deriva della creatura sclaviana, si oppone il fatto che si sta facendo del proprio meglio? Sarà così e nessuno lo mette in dubbio, anche se gli autori non fanno mistero di lavorare, oltre che per la Bonelli, anche per altri editori formalmente concorrenti della casa editrice milanese. Come si può fare del proprio meglio lavorando per editori tra loro concorrenti? Come si possono curare interessi in palese conflitto? Sarebbe come se un famoso giocatore di serie A giochi una domenica con una squadra e la domenica successiva con un'altra squadra, quando entrambe le squadre partecipano allo stesso campionato! Nel mondo del fumetto italiano accade anche questo. Gli editori, per parte loro, chiudono un occhio, sperando nella raccolta di frutti comuni. Perché farsi la guerra in una situazione di crisi, quando ci si può dividere la torta, permettendo ai propri più noti collaboratori di lavorare per altri senza per questo danneggiarsi? La curatela di Dylan Dog collabora, non solo per la Bonelli, ma anche per la Star Comics, la Editoriale Cosmo e la Mondadori. Ognuno di questi attori, quindi, beneficia della notorietà dei collaboratori dell'altro. E noi ci chiediamo: si può arrivare a fare del proprio meglio quando si collabora con tanti editori? Il pezzo si conclude con l'affermazione che Dylan Dog è ancora in buona salute commerciale. Non c'era bisogno di ribadirlo, ma visto che è stato fatto, noi vogliamo comunque confutare questa affermazione. In tre anni le vendite sono diminuite di un terzo e la collana Dylan Dog Gigante è stata chiusa con il numero 23 del novembre 2013. La crisi impera e il prezzo della testata è salito nel 2014 da 2,90 euro a 3,20 euro.  E si aggiunge, infine, che Dylan Dog è tornato sotto la luce dei riflettori e che è sovente oggetto di discussioni nei social network. Ma tutto ciò è davvero sinonimo di buona salute commerciale? Che se ne parli sui social network non è in discussione, ma che se ne parli in termini positivi è da dimostrare. I commenti sono molto critici e a volte vengono espressi con termini qui non ripetibili. Poiché dubitiamo che chi si lamenta e critica continua a comprare la collana, l'affermazione della buona salute commerciale della collana è quanto meno assai discutibile. Fin qui la risposta alle critiche dei lettori, ma che né stata della promessa di far tornare Dylan Dog ai fasti dell'era sclaviana fatta negli editoriali del numero 325? L'autore dei due articoli editori è lo stesso. La risposta arriva nell'ultimo pezzo intitolato Esiste solo l'adesso. Esiste solo il Dylan di oggi, non quello che c'è stato. Chiaro il concetto. Ai lettori viene fatto capire: è inutile chiedere il vecchio.

Quello, cioè il Dylan di Sclavi, non esiste più. E' la dichiarazione di resa incondizionata. La dimostrazione che la promessa fatta negli editoriali del numero 325 non è stata mantenuta e forse fin dal principio era questa la reale intenzione. Senza esitazione, l'autore chiede ai lettori: valutateci, criticateci, portateci in trionfo o all'inferno per quello che siamo ora. Anche in questo caso è chiaro il messaggio: gli autori desiderano che i lettori, magari sui social network, parlino di loro, pensando che ciò si trasformi in uno spettacolare veicolo di pubblicità, inducendo molti a comprare la collana. I cattivi risultati delle vendite di questi mesi indicano, invece, che questo obiettivo non è stato raggiunto. Troppe le critiche a fronte dei pochi elogi provenienti da asslickers, capra-fan e watch dog. Poi aggiunge: gli autori sono cambiati e siete cambiati anche voi. Gli autori sono cambiati, cioè? Non sono più gli stessi? Più che un cambio di autori, sembra un cambio generale di principi a cui ancorare il personaggio. I lettori sono cambiati? E cosa ne sanno gli autori? Li conoscono uno ad uno per fare una simile affermazione? L'autore del pezzo dichiara che quando leggeva Dylan Dog portava una camicia di flanella e un orrendo taglio di capelli. Cosa c'entri tutto questo con Dylan Dog non è dato sapere. Che l'autore portasse una camicia di flanella a chi può interessare? Gli editoriali si chiudono è non è difficile trarre le conclusioni. Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi non esiste più. Gli autori non hanno alcuna intenzione di riportare Dylan a quei tempi e magari non ne sono capaci. Il Dylan attuale è quello che viene ospitato ogni mese nel mensile e la domanda che ci poniamo è questa: il Dylan attuale, quello della nuova gestione, piace? I lettori hanno già fatto sentire la loro risposta: No. Altrimenti, questo editoriale, che della storia non parla e somiglia più che altro ad un post polemico su di un qualche forum, non avrebbe avuto ragione di essere. Produrrà risultati? Ne dubitiamo. Il numero 350 uscirà tra pochi mesi e molti ne potrebbero approfittare per mollare la collana, a maggior ragione dopo avere letto che il Dylan Dog di Tiziano Sclavi non esiste più. E non tornerà più. Ed è questo l'errore fatta dalla nuova gestione, avallato dalla casa editrice, che ha fatto infuriare i fan, allontanandoli e non convincendoli a tornare ad acquistare la collana. Il pubblico italiano è tradizionalista. Tex e Diabolik sono uguali a come erano nei primi numeri. Delle due l'una: o questi nuovi autori non sono in grado di realizzare storia secondo i canoni sclaviani o la casa editrice chiuda la collana e ne riapra un'altra con un nuovo personaggio perché, in ultima analisi, questo Dylan Dog non è il Dylan Dog di Tiziano Sclavi. Questa lunga premessa era necessaria per parlare della storia oggetto della presente recensione, disegnata da Giorgio Pontrelli.

Lo stile dei disegni non ci è piaciuto e immaginiamo nemmeno alla stragrande maggioranza dei lettori di fumetti della Bonelli, che tradizionalmente sono stati abituati ad un elevato livello di realismo. Realismo che, tranne pochi casi, da quando è iniziato questo sfortunato rilancio, si è visto poco a queste latitudini. Pontrelli presenta uno stile molto peculiare. Ricco e preciso nella realizzazione degli scenari con un tratto molto pulito, delude nella costruzione delle figure e delle espressioni. Il suo Dylan Dog non è preciso come quello di Daniele Bigliardo visto nel numero 341, ma è una figura con due occhi, viso squadrato e il classico taglio di capelli che tutti conoscono. Le tavole sono si ricche di particolari, ma povere di ombre e a tratti sembrano piatte. Un buon bozzetto non rifinito è l'espressione che, secondo noi, meglio descrive questi disegni. Uno sperimentalismo grafico che di questi tempi è assai rischioso. Il lettore, già infastidito per novità che sono sembrate, più che altro, provocazioni, potrebbe essere indotto a mollare la collana. Un voto largamente insufficiente è quello che possiamo dare al reparto grafico. La sceneggiatura si è dimostrata ancora più insoddisfacente. Priva di energia, brio, noiosa a lunghi tratti, senza colpi di scena e momenti di tensione. Una sceneggiatura soporifera spalmata su una trama a tratti scontata e prevedibile, tanto che giunti a metà dell'albo, il lettore aveva già un quadro chiaro. Una delusione totale i testi di Gigi Simeoni, che nel numero precedente era stato attivo come disegnatore. E anche in quel caso, non ci ha soddisfatto. La storia non si è distaccata da quelle deludenti viste in precedenza. Al di là della trama noiosa e secondo noi priva di idee, non sono mancati momenti provocatori e perturbatori, come vedremo in seguito. Finora questa storia si può considerare come la peggiore del rilancio. Elysa Morris è una giovane promessa del tuffo inglese. All'improvviso, però, scompare. Gli ultimi testimoni che l'hanno avvistata, hanno dichiarato di averla vista recarsi alla piscina per i gli allenamenti. Del corpo nessuna traccia. Nella piscina non c'è niente. A pagina 10 due prostitute lesbiche, come molte loro colleghe, cercano di creare scandalo, baciandosi in un locale pubblico. Una di esse muore all'improvviso. Ignota la causa del decesso. Gola e stomaco risultano essere come liquefatti. La polizia brancola nel buio. Carpenter e Rania non sanno cosa fare. A pagina 15 appare per la prima volta Dylan Dog. Sta salutando la sua attuale fidanzata, Connie. Secondo i nuovi canoni, Dylan Dog non ha mai amato veramente nessuna delle donne con cui è stato nei suoi 28 anni di storia editoriale. Secondo una caratterizzazione vicina all'idea dei rapporti sociali della sinistra, i sentimenti non esistono e Dylan Dog non può amare. Nel salutare la ragazza, afferma di eccitarsi solo pensando agli zombie.

Rania Rakim sopraggiunge in quel momento e chiede a Dylan di aiutare le indagini della polizia. Ecco la prima ingenuità della storia. Come può essere credibile il fatto che Scotland Yard, con le sue immense risorse, sia costretta a chiedere aiuto ad una sorta di investigatore privato di sinistra, che si eccita pensando agli zombie e non alle donne? Rania manifesta chiaramente di provare qualcosa per Dylan, ma è pronta ad una relazione con una persona che non crede nell'amore o si accontenterà di una relazione basata esclusivamente sul sesso? Rania racconta di un altro omicidio avvenuto in una lavanderia. Alla Morgue il Dylan esamina i corpi. Quello della meretrice lesbica presenta un segno a forma di mezzaluna sul collo lasciato da un ciondolo o un medaglione. La lavanderia è la stessa dove l'ospedale manda i capi di vestiario per la pulizia. In una delle macchine lavatrici Dylan rinviene quello che viene identificato come un distanziatore dentale! Lo ha perso qualcuno che si è visto i denti sciogliere nell'acido? Di acido o sostanze affini non viene trovata alcuna traccia. In loco viene trovato anche un medaglione, che aveva segnato il collo della lesbica. Dopo qualche infelice battuta di Groucho, ormai ombra del personaggio sclaviano, Rania comunica a Dylan Dog i risultati delle analisi del laboratorio. Sul medaglione è stata trovata la presenza di rodio e zolfo, due elementi che l'Indagatore dell'Incubo associa subito al satanismo. A pagina 28 si rivede l'ispettore Carpenter, forse il personaggio più deludente della nuova gestione. Se pensiamo che un personaggio come Bloch è stato pensionato e il suo posto è stato affidato ad un poliziotto che sembra preso da un action movie americano di serie B, viene da pensare. Carpenter rimprovera Rania di essersi rivolta a Dylan Dog e incredibilmente non prende provvedimenti contro la sua assistente musulmana. Dylan, intanto, si rivolge ad Hamlin del negozio Safarà. Appena visto il ciondolo lo riconosce subito per un oggetto venduto ad una asta segreta illegale qualche anno prima. Un tipo grosso e barbuto se lo aggiudicò. Che ci sia lui dietro tutto il mistero? Il ciondolo proveniva dalla collezioni di Hugo Van Heller, un noto alchimista del diciannovesimo secolo. Ad un certo punto, Groucho consiglia a Dylan di avvalersi della rete internet per le ricerche, ma si vede opposto un netto rifiuto. Dylan odia la tecnologia. La soluzione si trova nei suoi libri. Acqua, zolfo, rodio che insieme possono scatenare l'inferno acido che ha distrutto i corpi delle persone, ma non senza un catalizzatore, che in questo caso è rappresentato da una fonte di calore potente. Per quest'ultima pensa alla magia. Il quadro diventa improvvisamente chiaro. Un incantesimo ha generato il calore che, in contatto con l'acqua, facendo reagire gli altri elementi, ha distrutto i corpi delle vittime.

La lesbica aveva il medaglione al collo. Quando ha bevuto l'aqua deve avere sfiorato il bicchiere e boom. Il destino della nuotatrice diventa chiaro. Aveva il ciondolo alla caviglia. Quando si è buttata in piscina per lei non c'è stata speranza. Lo sfortunato operatore della lavanderia ha subito lo stesso destino. In uno dei camici c'era il ciondolo, poi ritrovato da Dylan Dog. Quando ha aperto lo sportello è rimasto investito dall'acido. Van Heller, l'alchimista, voleva trasformare l'acqua in fuoco e i fatti narrati in questa storia sembrano avergli dato ragione. Ma se Van Heller fosse ancora vivo e il suo obiettivo fosse quello di far bruciare l'umanità trasformando l'acqua in fuoco? Il suo fantasma potrebbe abitare il corpo dell'uomo di grosse dimensioni, fungendo da strumento per completare il suo folle progetto. Quando Dylan e Rania tornano a casa, rinvengono Groucho a terra. Qualcuno è entrato nell'abitazione e ha messo tutto sotto sopra. Dalla descrizione del maggiordomo, Rania e Dylan capiscono che si tratta dell'uomo che aveva acquistato il ciondolo all'asta segreta a cui aveva partecipato Hamlin qualche anno prima. Riescono a scorgerlo mentre si sta allontanando con una macchina. Il suo obiettivo è la rete idrica. Se getterà il medaglione in essa, tutta l'acqua di Londra diventerà acido e ucciderà milioni di persone. Dylan Dog lo ferma appena in tempo a pistolettate. Per assicurarsi che l'oggetto non faccia più danni, Dylan lo consegna a Connie, che lo seppellisce nel Sahara. In definitiva, una storia mediocre spalmata su una trama semplice con velleità gialle non del tutto emerse. I disegni di Pontrelli non hanno migliorato la situazione, trasmettendo la sensazione di un progetto solo abbozzato e non sfociato in qualcosa di maturo. Per chi si fosse avvicinato a Dylan Dog con questo numero dubitiamo che abbia trovato in esso motivi per continuare. E ancora ci domandiamo se davvero siamo in presenza di un rilancio o di uno sfascio. Sullo sfondo i soliti elementi provocatori. Due lesbiche che si baciano alla pagina 10 per scatenare polemiche in rete e fuori dalla rete per descrivere Dylan Dog come un fumetto contro la censura, ma il lesbismo come l'omosessualità corrisponde, secondo il canone cristiano scolpito nel catechismo, ad un modello di comportamento oggettivamente disordinato come prevede il canone nn. 2357-2360. E poi il costante riferimento al satanismo con tutti i problemi che esso può generare come elemento perturbatore delle coscienze. Dylan Dog è un fumetto indirizzato per un pubblico di giovani, ma a questo punto l'editore dovrebbe prendere in considerazione l'idea di abbinare la scritta Per adulti sulla copertina dell'albo, anche se le trame semplici e le sceneggiature scorrevoli sembrano indirizzare la collana verso un target di età minore. Un nuovo passo falso. Gunnar Andersen.

2 commenti:

  1. Sembra che siamo sempre allo stesso punto: Dylan Dog non vende e gli autori trattano male i lettori che criticano. Ma gli autori non fanno un'opera artistica che deve essere capita, fanno un fumetto, che è una forma di comunicazione per definizione.
    Ci sono, certo, dei fumetti ermetici e di difficile comprensione, ma sono appunto fumetti per pochi, mentre Dylan Dog è un fumetto che, intenzionalmente, dovrebbe essere per tutti. O almeno per gli appassionati del genere. E' assurdo voler fare una selezione tra i lettori, dicendo che "solo chi non critica è degno di leggerci" (e questo vale tanto per Sclavi come per Recchioni).
    O cambiano strategia o continueranno a perdere lettori: nessuno ama ricevere insulti in cambio di soldi. E chi paga è appunto il lettore, non l'autore.

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  2. Avveniva anche prima dell'esplosione della rete. Succedeva negli anni novanta e negli anni ottanta. Allora, però, le vendite imponenti permettevano di ignorare e di rispondere a tono a chi non gradiva. Come ha fatto Tiziano Sclavi nell'editoriale del numero 82, che gli autori attuali hanno impropriamente risfoderato. Come se volessero mettere il marchio del creatore sulle loro avventure, quando, nella sostanza, è difficile credere ad una simile possibilità. Affermazioni tipo quella che hai citato (solo chi non critica è degno di leggerci) fanno pensare a persone che non hanno idea di come funzioni una casa editrice, che per l'appunto si regge sulle decisioni di acquisto dei lettori. Attaccare i lettori significa allontanare potenziali clienti. Un atteggiamento autodistruttivo che, secondo noi e molti altri autorevoli opinionisti, sta caratterizzando l'attuale gestione della collana, sempre più chiusa in se stessa. Di lettori ne stanno perdendo parecchi. Lo abbiamo dimostrato con dati numerici precisi e fonti in un nostro recente articolo. Se Dylan Dog piange, gli altri personaggi Bonelli non ridono. Dei vari Zagor, Nathan Never, Martin Mystére, Julia, non si parla più da nessuna parte. Totalmente ignorati dalla rete. Non conosciamo i loro dati di vendita precisi, perché l'editore ha imposto ai suoi collaboratori di non parlarne in pubblico, ma Antonio Serra ha parlato recentemente di CROLLO DELLE VENDITE e di SITUAZIONE PROSSIMA ALLA PARALISI. Non è da escludere che nel 2016 aumentino il prezzo degli albi, portandolo a 3,50 euro.

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