lunedì 21 settembre 2015

I TRADUTTORI NON PAGATI E GUADAGNI LORDI DEGLI AUTORI ITALIANI! LO SCONTRO TRA S. L. DUMA E BOTTERO!

Molti sognano di lavorare nel campo dei fumetti, sia per passione sia perché in tempi di crisi economica va bene tutto quello che si trova e che può permettere di mantenere un reddito dignitoso. Ma quanto si guadagna realisticamente in questo settore? Siti e forum di settore, legati direttamente e indirettamente alle case editrici, non trattano il delicato argomento, eppure in tanti vorrebbero sapere quanto si riesce a tirare su e soprattutto se ne vale veramente la pena. Solo così, infatti, si può formulare un giudizio oggettivo sulle reali possibilità di reddito che offre il mondo del fumetto. In questo articolo cercheremo di fare luce sul mistero come al solito attingendo a fonti pubbliche. Per quanto ci riguarda, non si tratta di una novità, avendo già trattato l'annosa questione in un articolo che fece molto scalpore, benché trattasse di un fatto risalente a ben cinque anni fa: il famoso caso-Magic Press! Per riassumere, un traduttore, che poi si scoprì essere Paolo Falcone, rivelò sul forum di Nocturno di non ricevere da mesi alcun compenso dalla Magic Press, piccola casa editrice distribuita dalla Alastor di Arzano, che all'epoca fungeva da service italiano della Planeta DeAgostini titolare delle licenze di pubblicazione della DC Comics. Dichiarò di essere creditore della somma di 5.000 euro e che altri suoi colleghi vantavano crediti ancora più consistenti, nell'ordine dei 10.000-15.000 euro! Somme, quindi, molto ingenti.
 

I lettori rimasero stupiti. La Planeta è una multinazionale dal fatturato annuo di 9 miliardi di euro, cioè venti volte quello della Panini. Come è possibile che non paga i traduttori? Poi si apprese che le cose stavano in modo diverso. I traduttori non avevano rapporti con il gigante iberico. Venivano contattati dalla Magic Press, che affidava loro gli incarichi. Gli spagnoli avevano rapporti unicamente con Magic Press e con la Alastor. La prima fungeva da service, si occupava cioè della traduzione e dell'adattamento al mercato italiano degli albi DC. La seconda della distribuzione nel circuito delle fumetterie. E' ragionevole pensare che la Planeta pagasse la prima e la seconda per le rispettive attività e che, a loro volta, service e distributore pagassero le persone da loro contattate. Ma questo non avveniva, almeno secondo quanto si lamentavano nel caso i traduttori, di cui abbiamo riportato tutte le dichiarazioni nel sopra linkato articolo. In un altro nostro articolo abbiamo riportato la parola di Sergio L. Duma, ex-collaboratore di Fumetto d'Autore e ora collaboratore di un sito chiamato Manga Forever, il quale affermò, in una lettera inviata alla redazione di FdA: Planeta non fornisce Alastor perché quest'ultimo non la paga! Accadeva sovente che molti fumetti allora uscivano in ritardo e a volte non uscivano proprio, come il famoso caso di JSA e JLA interrotte senza ragioni. Parole che recavano una realtà inquietante.
 
Secondo Duma, la Planeta non pagava Alastor, perché quest'ultima non rispettava i pagamenti dovuti. Duma non indicò prove a conferma delle sue parole, ma si limitò ad affermare che la cosa era nota a tutti. E del Bottero, dopo averlo etichettato come una persona ipocrita, spocchiosa, arrogante e intellettualmente non onesto e non intelligente, lamentò il fatto che, siccome lui aveva rapporti stretti con Alastor, questa realtà gli doveva essere nota. La risposta di Bottero non tardò ad arrivare: io però starei attento a dire cose che chiamano in causa in modo così netto e sicuro terze realtà. Se si dice  che la Planeta non fornisce Alastor perché quest'ultimo non la paga, si dice una cosa grave, e se fossi Alastor magari un pensierino a una querela per diffamazione lo farei. O magari TU hai le prove di quanto affermi? Se le hai tirale fuori. Se invece non le hai stai accusando Alastor di comportamenti scorretti nei riguardi di Planeta, rovinando il nome e l'immagine di Alastor presso il pubblico che legge questo sito e tutti gli altri siti che riprendono le notizie da noi (e ce ne sono). Non è proprio una cosa da poco conto, non credi? Quindi, o hai le prove che Alastor non abbia pagato Planeta, e che PER QUESTO motivo Planeta ha agito come ha agito, oppure hai detto una cosa non vera, diffamando qualcuno che potrebbe anche accorgersene e denunciarti. E sai una cosa? Questo che hai scritto resterà su Internet per anni ed...
 
...anni, perché l'abbiamo pubblicato, e quindi nei motori di ricerca sarà sempre disponibile. Bottero, in sostanza, negò l'affermazione di Duma, invitandolo ad esibire le prove dei mancati pagamenti da parte di Alastor verso Planeta. Prove che non sono mai arrivate e lo avvisava che chiamando in causa terze parti, cioè Planeta ed Alastor, queste ultime avrebbero potuto sporgere nei suoi confronti una querela per diffamazione. Il testo completo del durissimo scambio tra i due si trova qui. E oggi come vanno le cose? I traduttori vengono pagati dagli editori? Giorgio Borroni, ex-traduttore per Edizioni BD, intervenendo nei commenti ad un post della nostra pagina Facebook, affermava: io sono un ex traduttore BD a cui devono ancora un bel po' di soldi che mi sa non vedrò mai. Poi indicò le serie che aveva tradotto e per le quali non era stato pagato: Parker, vampire hunter, Zelda, body bags, big guy, StarCraft, warcraft ed altri. Nei commenti successivi dichiarò che Edizioni BD gli doveva ancora circa 2.000 euro. Specificò che per i manga il compenso era di 2 euro a pagina mentre per gli americani un po' di più. Questi episodi rendono edotti di una realtà evidente: fare i traduttori per le case editrici che pubblicano fumetti esteri non è un buon affare. E gli altri come se la passano? Come vengono trattati gli editor, cioè coloro che si occupano della supervisione, scrivendo editoriali e in qualche caso revisionando le traduzioni?

Ce ne siamo occupati in questo articolo e ad esso vi rimandiamo. Quello di cui finora ci siamo occupati è il settore dei fumetti, le cui licenze di pubblicazione vengono comprate presso editori stranieri, americani, francesi e nipponici in maggioranza. Esiste anche il settore dei fumetti italiani, cioè di fumetti prodotti e pubblicati in Italia da editori nazionali. Il più famoso di tutti è la Sergio Bonelli Editore di Milano, che pubblica serie note come Tex, Dylan Dog, Nathan Never, Zagor, ecc. Poi c'è la Astorina che pubblica Diabolik e la Editoriale Aurea (ex-Editoriale Eura) che pubblica Dago, fumetti francesi e sud-americani, ma produce anche fumetti italiani. Quanto guadagnano scrittori e disegnatori di fumetti in Italia? Ne ha parlato Fumettologica in un articolo del 25 maggio 2015. Si afferma che l'argomento è riservato a causa delle clausole contrattuali che vincolano gli autori al silenzio. Ogni tanto qualche notizia esce fuori. Sono gli stessi autori che ne parlano, spesso nei social network. L'articolo riporta le dichiarazioni di un autore della Bonelli nel corso di una discussione su Facebook. Egli afferma che Un autore Bonelli viene pagato (per le sceneggiature) tra i 40 e i 60 euro a pagina di media. E ha un ottimo contratto che lo tutela per ristampe, diritti esteri, proprietà e via dicendo. Un ristrettissimo novero di autori (meno di 10) è oltre i 60 euro. 2 sono sopra i cento (ma ci sono ragioni validissime).

Un disegnatore ha un entry level attorno ai 140 euro, a salire. I senatori, disegnatori che la Bonelli l’hanno fatta grande e ricca, possono avere tariffe molto più alte. L'autore di cui parliamo è l'attuale curatore della serie di Dylan Dog. L'articolo citato riporta il link della discussione avvenuta su Facebook, cioè questo. Le sue parole permettono di fare luce sul mistero dei guadagni di autori e disegnatori della Bonelli. Si parla di un compenso da 40 a 60 euro a pagina per gli autori medi. Poi ci sono dieci autori che vanno oltre i 60 euro a pagina, ma non specifica quanto oltre e 2 sono sopra i 100 euro a pagina. Non cita i nomi, ma chi segue le serie della Bonelli non è difficile capire di chi parliamo. Insomma, si va da un minimo di 40 euro ad un massimo che supera i 100 euro a pagina. Assumendo, ad esempio, un pagamento di 50 euro a pagina per un fumetto di 96 pagine si ottiene un compenso lordo di 4.800 euro da cui vanno detratte le tasse e gli altri costi. Se si ha la fortuna di scrivere 4 storie all'anno si ottiene un compenso lordo di 19.200 euro. Facendo un raffronto con il guadagno di un impiegato statale medio da 1.350 euro netti al mese, si arriva alla conclusione che il secondo guadagna molto più del primo: circa 19.000 euro netti contro 19.200 euro lordi. E' pur vero che ci sono i ricavi che arrivano dalle ristampe e dalle pubblicazioni all'estero, ma è sempre meno di quello che ricava l'impiegato di media retribuzione.

Al di là di questa massa, l'autore rivela che ci sono 10 scrittori che guadagna più di 60 euro a pagina e 2 oltre i 100 euro. Probabilmente si tratta degli scrittori di lungo corso, più noti e famosi. Ipotizzando un compenso di 80 euro a pagina per una testata di 96 pagine e per quattro storie all'anno abbiamo un reddito loro di 30.720 euro, cioè più o meno il reddito lordo di un impiegato statale da 1.350 euro al mese. E i disegnatori come sono messi? L'autore rivela che un'artista medio incassa circa 140 euro a pagina e ciò significa che per una serie di 96 pagina ricava un guadagno lordo di 13.440 euro, cioè il triplo di uno scrittore medio! E poi ci sono i senatori, cioè quei disegnatori che hanno fatto grande la Bonelli, usando le parole di questo autore, che incassano cifre ancora più alte. Non viene detto quanto più alte, ma forse siamo nell'ordine dei 250-300 euro a pagina. Per un albo di almeno 96 pagine può significare un guadagno di circa 30.000 euro che moltiplicato per almeno 3 numeri all'anno si ottengono 90.000 euro lordi. Riteniamo che i senatori della Bonelli si contino sulle dita di una mano. Lo stesso autore rivela che quando lavorava per l'Aurea veniva pagato 20 euro a pagina, quindi un terzo del compenso medio che la Bonelli riconosce agli scrittori. Si parla degli anni a cavallo tra il 2006 e il 2010. Afferma che allora John Doe vendeva meno di un terzo del venduto medio di una serie della Bonelli.

Ciò significa che se questa arrivava a circa 35.000 copie, John Doe doveva vendere 9-10.000 copie circa. Nel discussione vengono diffusi altri particolari grazie all'intervento di altri autori Bonelli e non. L'autore afferma nel commento del 23-01-2014, ore 11.49: Il club del fumetto professionistico è fatto di, massimo, 400 persone. Che campano di questo e basta. È un club molto difficile in cui entrare perché serve talento, professionalità e culo. E di Boselli, nel commento delle ore 11.53, dice: Boselli guadagna molto. Ma è, tipo, lo sceneggiatore leader di uno dei personaggi più venduti al mondo, il suo curatore e il creatore di un'altra serie di successo. Se non guadagna tanto lui, non capisco chi dovrebbe guadagnare tanto in questo settore. Mauro Boselli è lo scrittore più famoso e importante della Bonelli. E' il curatore di Tex e ne scrive le storie. Un altro autore, nel commento delle 12.09 parla di tasse e percentuali applicate ai loro guadagni lordi: non lamentiamoci che il povero disegnatore non ha tredicesima e malattia ecc. siamo l'unica categoria che paga il 15% circa sul lordo di tasse, non il 50 % come altre categorie. Se vogliamo guadagnare di più ci basta lavorare di più. Io se voglio ne faccio pure 30 di tavole al mese mentre un operaio più di quello stipendio non guadagnerà mai. Per non parlare di tutto quello che ci sta attorno, commission, ospitate, lezioni a scuola ecc che spesso fanno un secondo stipendio.

Insomma, eviterei di lamentarmi che con la crisi che c'è in giro siamo super privilegiati. Nel commento delle 12.15 un altro afferma: la favoletta del io se voglio produco di più così guadagno di più ti funziona forse se sei single e abiti da solo e hai pure la mamma che ti lava e stira e ti prepara la parmigiana da metterti in freezer. ma quando avrai tipo tre figile che ti girano per casa ne riparliamo. Sul regime della tassazione, un altro, nel commento delle 12.55, dice: noi veniamo pagati in ritenuta d'acconto, quindi parte delle tasse ce le trattiene la Bonelli dal compenso, per capirci; quindi è vero che alla fine dell'anno di tasse paghiamo poco, ma perché in parte le abbiamo già pagate, non so se mi spiego. Di questi commenti abbiamo fatto lo screenshot in modo da conservarli qualora fossero cancellati. Dalle cifre che sono ballate nella discussione, assumendo che sono vere, degli autori e dei disegnatori italiani, solo un ristrettissimo numero, forse non più di 10-15 possono vantare un reddito superiore a quello di un medio impiegato statale, ma sicuramente inferiore a quello di un libero professionista, che può arrivare a cifre triple o quadruple di quelle. Il fumetto, però, è anche passione e non solo uno strumento per conseguire un gran reddito lavorativo. E gli americani? Il recente caso-Deodato, che si era proposto alla Bonelli per disegnare Tex, ci fa capire che incassano moooooolto di più. Gunnar Andersen.

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