mercoledì 26 agosto 2015

NUOVIFUMETTI PRESENTA: DAGO (ANNO XXI) N. 3! LA MEGA-RECENSIONE! L'AMORE PREVALE SULLA DIFFIDENZA!!

Dago galoppa con il suo fido cavallo, Diavolo, sulle rive dell'Adriatico tra Pescara e Ancona e si imbatte in un nobile dal carattere e dai modi discutibili. Prima di questo momento, preso da un moto di gran sfiducia verso il prossimo, manifesta, con una battuta non felice, una critica all'operato di Dio, dimenticando che il dono più grande ricevuto dall'Uomo è il libero arbitrio. Se l'Uomo abbraccia il Male, la responsabilità è solo sua. La grandezza di Robin Wood si coglie anche da questo. Poche tavole e grandi momenti di riflessione. Non che ci si debba stupire. Dago è un fumetto la cui grandezza può essere colta dalle persone di cultura e tra queste non rientrano i comuni lettori di fumetti italiani, più avvezzi a serie dai sapori giovanili, che non offrono più spazio all'introspezione come Dylan Dog, Lukas o Dampyr o a serie americane come l'Uomo Ragno o gli X-Men. Il suo nome è Galeazzo Ortolani e la sua destinazione è San Martino. Dago resta colpito dalla sua disastrosa organizzazione, che lo descrive ai suoi occhi come una persona priva di esperienza e impreparata al duro compito che l'attende. Bande di gitani infestano la zona, commettendo gravi atrocità. La più spietata è quella comandata dai fratelli Szabo. Galeazzo è stato inviato in loco dal padre, che dirige la giunta di Trieste, per sistemare la situazione. Uno dei fratelli è stato arrestato e a breve sarà impiccato. L'esecuzione avverrà quando giungerà il capo militare per presenziare alle operazioni. Quel capo è proprio Galeazzo Ortolani! Durante il viaggio incontrano un gruppo di gitani. Sono diretti verso la città per assistere all'esecuzione. Alla sua guida c'è una donna di nome Romany. Quando arrivano a San Martino si presentano subito all'udienza del capo della città, Lorenzini e del suo comandante delle guardie, Herakles il greco. Lorenzini scambia Dago per l'addetto militare. Quando il Nostro gli fa notare che invece il capo è il ragazzo più giovane, scoppia un putiferio. Herakles lo colpisce con un pugno, mentre Dago si allontana. Non è più affar suo. Nel frattempo, altri gitani giungono in città.


Galeazzo è preoccupato. Non sa cosa fare e teme di finire sotto il controllo di Lorenzini e dei suoi notabili. Dago gli consiglia di andare a colloquio con il gitano condannato. Il giovane dimostra tutta la sua fragilità e Dago comprende che non è ancora pronto per assolvere al suo compito. Più tardi conosce una giovane ragazza dai capelli chiari, promessa sposa, di malavoglia, di Lorenzini, che aveva offerto al padre una somma favolosa. La città è in fermento. Sono arrivati molti gitani. Un attacco potrebbe venire da ogni direzione. Romany è la più pericolosa. Dopo un burrascoso incontro nei pressi di un ruscello, la ragazza rivela il suo segreto. Appartiene alla famiglia degli Szabo. Lo sguardo di Dago mentre lei fugge con i suoi uomini è quello di chi si aspetta giornate difficili. C'è tensione nella riunione dei notabili della città. Herakles consiglia di uccidere il gitano e di appendere la sua testa fuori dalla città come avvertimento. La sposa di Lorenzini si oppone. Quello che stanno per commettere è omicidio. Galeazzo non comprende la ragione dell'odio verso i gitani e chiede ai notabili presenti. Nessuno riesce a fornire una spiegazione che giustifiche il tremendo atto che si accingono a compiere. Dago sfoggia tutta la sua eloquenza. Come Perry Mason smonta tutte le accuse che sono state sollevate verso i gitani e in particolare quello catturato. Herakles fa valere la forza e il centinaio di soldati armati che aspettano ordini fuori dal palazzo del Governo. Con un ordine secco fa arrestare Dago e Galeazzo. In prigione, il gitano rivela il motivo della sua condizione. Ama Lucrezia, sposa non volente di Lorenzini e il suo destino è segnato. Grazie alla sua abilità con le serrature, i tre riescono a fuggire e organizzano un piano. Il gitano è fratello della bella Romany. E' stata la sua tresca con Lucrezia a mettere la città di San Martino contro i gitani. Romany è furiosa. Avrebbe voluto abbandonare il fratello al suo destino data la sua superficialità. Galeazzo ha un'idea. Incontra segretamente Lorenzini e gli propone un piano per conquistare il cuore di Lucrezia.

Il mattino dopo Herakles raduna il suo corpo militare nella piazza principale con l'obiettivo di sterminare i gitani in città. Lorenzini non è d'accordo. L'arrivo di Lucrezia attira l'attenzione della folla accorsa sul luogo. Lorenzini promette alla donna tutto quello che vorrà purché lei si decida a sposarlo. Lucrezia accetta di buon grado. Era stato Galeazzo a suggerigli questa soluzione. Il gitano è contento ugualmente. Ha avuto la vita in salvo e la passione per Lucrezia non era poi così forte. Ancora una volta Dago ha visto giusto. Galeazzo viene acclamato come nuovo padrone della città. Herakles, invece, non si da per vinto e sfida Dago a duello. L'incontro è vivace e cruento, ma il giannizzero nero prevale. Il trofeo per lui si chiama Romany! Alla fine nessuno scontro avviene e la pace torna nella città di San Martino. Questa storia, sotto la supervisione di Robin Wood, è stata scritta da Manuel Morini, che approfitta della situazione per dare vita ad una variante estrema del carattere di Dago. La vita lo ha duramente provato e ora nutre sfiducia verso il prossimo. Non si fida di nessuno ed è addirittura polemico con il credo religioso. Un Dago rassegnato all'immagine di un mondo che non concepisce e da cui vorrebbe fuggire. Il cinquecento con il suo progresso e le sue barbarie è una sfaccettatura dei tempi moderni. Progresso da un lato, ma barbarie dall'altro. Quella di Morini è una critica al sistema sociale odierno. Ai disegni troviamo Sergio Ibanez, che disegna un Dago pieno di spigolature. Un volto triangolare come gli angoli del suo cuore. Accurata è la realizzazione degli scenari e dei costumi dell'epoca. Ogni artista impegnato su Dago sa che la costruzione della storia deve essere preceduta da uno studio delle mode del tempo. L'aspetto che più colpisce di questo racconto è il trionfo dell'amore e dei buoni sentimenti. L'ombra della guerra viene allontanata, dimostrando che c'è sempre spazio per le buone virtù. I gitani erano una minaccia, ma la storia è riuscita a far capire che le parole sono più efficaci delle palle dei cannoni. Gunnar Andersen.

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