sabato 10 ottobre 2015

DYLAN DOG N. 348: LA MEGA-RECENSIONE! ARTE ASSASSINA! SATANISMO! DARIO ARGENTO E I DEMONI OCCULTI!!

La noia è l'elemento che serpeggia tra le pagine di questa storia di Dylan Dog ospitata nel numero 348 di settembre 2015 scritto da Barbara Baraldi e disegnato da Nicola Mari. Una storia che potrebbe avere un qualche senso per i fan accaniti dei film horror del regista Dario Argento, ma che in generale potrebbe essere annoverata tra le peggiori mai scritte dell'Indagatore dell'Incubo. E se c'è ancora qualcuno che criticava la gestione di Giovanni Gualdoni oggi dovrà ammettere che, almeno quello era Dylan Dog. Questo non sappiamo cosa sia. Tante buone intenzioni perse in un mare di idee lanciate a caso e destinate a non incontrarsi mai. Prima di leggere questa storia non sapevamo chi fosse Barbara Baraldi, né soprattutto i nostri amici norvegesi molto patiti di Stephen King e di horror in generale. Una piccola ricerca in rete l'ha descritta come la Regina del gotico italiano su alcune testate, come La Gazzetta di Modena ma per noi era e resta un oggetto misterioso. Mai sentita nominare. Una sceneggiatura in prosa che ricorda vagamente quelle del leggendario Roy Thomas sulla serie dell'Uomo Ragno nei primi anni settanta, ma con una profondità nettamente più modesta. La sceneggiatura cerca di colpire il lettore con frasi ad effetto per trasportarlo in una dimensione diversa da quella abituale di queste pagine, ma che a conti fatti riesce solo ad incrementare una noia terribile che aleggia in ogni vignetta. Ogni singola parola. Dall'inizio alla fine. Misticismo, lesbismo, satanismo, riferimenti esoterismo massonico, ecc., tutti aspetti che evocano la dimensione negativa del Cristianesimo. Il copione dylaniato da quando è iniziato questo sfortunatissimo rilancio in un contesto lontano anni luce da quello del personaggio nato dalla fantasia di Tiziano Sclavi nel 1986. Contenuti che ci sono sembrati esagerati in un fumetto indirizzato ad un pubblico di ragazzi, che leggendo tra queste pagine potrebbero essere indotti a pensare che in natura l'omosessualità sia una condizione normale o che l'arte di cui si parla nella storia sia quella folle della protagonista. Nulla di ciò. Gli estremismi a cui sono portate certe condizioni sociali potrebbero offrire un quadro lontano dalla realtà in cui l'horror dovrebbe specchiarsi, ovvero quello di una costante lotta del bene contro il male. Nicola Mari viene definito negli editoriali di questa storia come il Re del gotico italiano, ma prima di questa avventura non era mai capitato di imbatterci in questo attributo riferito al disegnatore italiano. Più probabile che esso sia stato giustificato da necessità promozionali di abbinamento tra gli autori. Mari fa capolino su queste pagine dopo il deludente numero 337 del settembre 2014. Stavolta riesce a colpire con un affinamento di ottimo livello del suo stile. Più armonioso e meno spigoloso e migliorato nella dinamicità delle tavole, ma graficamente il suo Dylan Dog rompe con la tradizione sclaviana. Estremo nella caratterizzazione, tendenzialmente esposto alla realizzazione di corpi allungati come delle ombre, come scheletri che si aggirano tra le pagine per inquietare il lettore. Unica pecca solo le espressioni troppo statiche. Come immagini sottratte alla sequenza di una macchina fotografica. Istantanee di momenti non del tutto raccontati. Come se qualcosa mancasse senza essere mai trovata. Le ultime tavola della storia sono caratterizzate da un forte impatto grafico e costituiscono il prodotto migliore uscito da una avventura deludente che fa rimpiangere le storie leggere ma umoristiche di Paola Barbato. A differenza delle recensioni precedenti abbiamo preferito partire prima da un giudizio critico sugli autori. Ora passiamo alla storia, a cominciare dalla copertina che racchiude, come ormai d'abitudine, chiare simbologie satanico-massoniche come vecchi film di Dario Argento.


Si nota quasi subito una immagine in cui Dylan scopre una  tela che lo raffigura. La sua espressione è quella di un orrore profondo. Alle sue spalle quella che potrebbe apparire come una strega fedele alla tradizione di Dario Argento. Dylan ha il petto scoperto. La camicia è meno rossa del solito! Non perché Dylan sia divenuto meno di sinistra, ma metaforicamente suggerisce l'idea che l'essere dietro di lui gli abbia succhiato parte del suo sangue. Il suo petto, a prima vista, non sembra indicare nulla di straordinario, ma se guardiamo con attenzione, si nota una immagine satanica. I capezzoli di Dylan sono gli occhi di un demone caprone e quelli sul suo volto altro non sono che simboli esoterici che suggeriscono una messa nera in atto. Se spostiamo l'attenzione sulla sommità della tela, si notano tre aste di legno. Una più alta che sorregge il cavalletto, dove è montato il perno principale. Le due laterali assicurano l'equilibrio di tutta la struttura. Sembra un normale cavalletto, ma non è così, secondo noi. Le tre assi potrebbero essere descritte come l'immagine della Crocefissione, ma vista dal basso con chiaro riferimento al satanismo. La copertina ricorda una scena tipica del famoso racconto di Oscar Wilde, il noto scrittore omosessuale inglese, dal titolo il ritratto di Dorian Gray. Come se in questo caso Dylan avesse voluto intrappolare nella tela le energie sataniche a cui è stato esposto in tutti questi anni. Nella immagine c'è la sua anima che soffre le pene dell'inferno. Lui non ha più anima. E' un corpo morto che cammina. Uno zombie, come quelli che a volte gli capita di combattere. Un Dylan senza la sua anima, senza le sue caratteristiche essenziali, che poi sono la sua anima visto che parliamo di un personaggio inventato. Quelle caratteristiche che gli autori del rilancio gli hanno, secondo noi, sottratto. E ci chiediamo: il vero Dylan Dog è quello nella tela o quello che è fuori? La creatura malefica che lo tiene imprigionato nella tela è forse una metafora del rilancio a cui è stato sottoposto negli ultimi due anni? Il titolo è La mano sbagliata, che tradisce una grossa ingenuità degli autori, forse a causa di un po' di inesperienza. Come vedremo meglio in prosieguo, si tratta dell'arto usato per gli omicidi. Una lettura attenta delle prime pagine suggerisce subito questa idea e chi ha visto molte volte i film di Dario Argento non avrà avuto problemi a capirlo. Un ultimo riferimento alla storia prima di passare alla sua analisi. L'idea della trama ci sembra tratta da un film horror erotico italiano del 1987, Le foto di Gioia, interpretato da Serena Grandi, in cui possono essere trovati diversi riferimenti alla storia che ora passeremo a descrivere. Gli editoriali, come al solito, ci colpiscono in negativo. Cos'è un editoriale? Un articolo che spiega la storia o i suoi personaggi? Fornisce dettagli della casa editrice sulle uscite collegate o elucubrazioni su fatti e situazioni connesse con quelle della storia? Si parla di arte perché la protagonista è una pittrice molto famosa. Si cita Scott McCloud, che secondo Wikipedia è un fumettista americano e si parla della sua definizione di arte, secondo cui è o sarebbe arte, dal suo punto di vista, tutto ciò che non è estrinsecazione di bisogni umani. Noi non concordiamo con Scott McCloud e nemmeno il curatore della collana, che ha apposto la sua firma agli editoriali. Ciò posto, perché conclude nel senso che, applicando al caso di specie la definizione di McCloud, l'unico artista moderno sarebbe il serial killer, che secondo lui uccide senza motivo? Il serial killer non è un assassino, ma una persona mentalmente deviata che prova piacere nel togliere la vita alle persone. Non ha nulla a che vedere con l'arte. Nella storia si parla di arte per giustificare le cose più aberranti. In realtà si cerca una giustificazione laddove non esiste in natura.

Parla di Van Gogh che si taglia un orecchio, ma Van Gogh era affetto da patologie mentali gravi. Non a caso è noto per essere il pittore malato per eccellenza. Il pazzo non fa arte, ma manifesta con l'arte la sua pazzia, che è cosa ben diversa, né si potrebbe parlare di pazzia artistica, perché nella pazzia non c'è arte, ma solo un elemento distruttivo della società. La logica custodiale che presiedeva alla cura dei malati di mente prima della riforma del 1978 operava in questa direzione. Il pazzo è pericoloso e va allontanato dalla società. La filosofia di base è cambiata negli anni successivi, ma le statistiche dimostrano che il pazzo se non curato o contenuto è elemento che nella società costituisce un problema. Un problema da risolvere. Posto che la pazzia non ha nulla a che vedere con l'arte, viene meno la premessa di questa storia con protagonisti pazzi e lesbiche. In entrambi i casi, due categorie di persone che non possono essere definite normali secondo i canoni del diritto naturale. Non i pazzi come sopra abbiamo chiarito. Non le lesbiche perché la natura porta uomini e donne ad incontrarsi per la procreazione basata sull'amore reciproco. La procreazione è un atto d'amore e se Dio ha creato l'uomo per amore permettendogli di creare a sua volta unendosi ad un essere femminile, è quella la via normale da seguire. Non esistono alternative. Il discorso tecnico-giuridico sul riconoscimento di presunti diritti cade subito dopo. Se il matrimonio è una società naturale e come tale è stato riconosciuto, fondato cioè sulla natura, è impensabile che si possa parlare di matrimonio laddove la natura appare deviata o inoltrata in una direzione bestiale. C'è solo da avere paura dei politici che propongono leggi sulle unioni civili perché mettono in pericolo la vita e il futuro delle persone più deboli: i bambini! Il fine di queste organizzazioni, che cercano di rappresentare come normale e civile ciò che non è normale e civile, è di adottare i bambini! Vogliono sovrapporsi alla natura. Non potendo concepire tra loro, chiedono l'aiuto della legge per codificare un principio che è fuori dal diritto naturale e come tale non può essere imposto alla società. Un bambino, non per sua scelta, si ritroverà ad essere adottato da una coppia di maschi e quando crescerà chiederà ai suoi padri: dov'è la mamma? Dov'è la donna che mi ha partorito? Voglio la mamma! Il discorso si può applicare alle coppie lesbiche: mamma, dov'è il mio papà? Colui che ha prestato il seme da cui sono nato come atto d'amore? Per assicurare il sano sviluppo della psiche dei bambini non è possibile concedere per diritto agli omosessuali ciò che la natura non ha mai concesso. Come risolvere il problema? La strada diritta è quella del diritto di natura. E' necessario indagare il problema e una volta trovata la soluzione, riportare sulla via diritta chi oggi segue vie deviate. Non è dato sapere se questo sciagurato governo di sinistra a guida PD porterà avanti questa aberrazione delle unioni civili e se mai arriverà al punto di permettere agli omosessuali di adottare bambini innocenti perpetrando quello che agli occhi del diritto di natura è un delitto. Il codice della legge non può porsi al di sopra della natura e delle coscienze. Se un popolo non considera una legge come giusta ne prenderà le distanze e anziché considerare normale certi aberrazioni, percorrerà la strada inversa. Quello che ci spiace è che in un fumetto indirizzato ad un pubblico di giovani tutti questi concetti non siano spiegati. Se il fine è quello di descrivere certe situazioni come normali, il disegno non avrà successo. Per fortuna, nella mente e nel cuore di ognuno esiste un istinto naturale che guida verso il giusto e l'ingiusto. La sinistra cavalca queste ideali aberranti. Attacca la famiglia, la Chiesa e le istituzioni per costruire una società che nessuno vuole.

L'aspetto comico di questa situazione balza evidente quando questi politici di sinistra chiamano fascisti chi non è favorevole al riconoscimento dei diritti degli omosessuali, tra cui i cattolici. I poveretti non sanno che i fascisti attaccarono molto la Chiesa. Confondere il fascismo con il cattolicesimo tradisce non solo ignoranza, ma anche carenze di intelletto. Dylan Dog viene considerata una testata di sinistra e se oggi vende poco ed è in crisi, è anche vero che la ragione risiede nel fatto che i suoi contenuti non si allineano più con i gusti, i pensieri e le idee dei lettori. Per quanto in occasioni pubbliche qualcuno si dica favorevole ai gay, nel suo segreto raccoglimento prova distanza da certe posizioni. Se il lettore sa che in quell'albo si parla di lesbiche, difficilmente lo comprerà e ancora più difficilmente i genitori consiglieranno ai figli un fumetto in cui si cerca di rappresentare come normale il concetto di devianza sessuale. Gli editoriali si concludono con le citazioni dei due autori della storia. Ne abbiamo parlato ad inizio di articolo. L'ultimo riferimento è un consiglio musicale! Strano trovarne in un editoriale, non credete? Eppure c'è. Il consiglio riflette l'impostazione di fondo. Una canzone dei Bauhaus, rock band inglese nelle cui canzoni ci sono costanti riferimenti al satanismo. E qui torna in mente l'editoriale del numero 339, Anarchia in Inghilterra, dove si citava un'altra rock band satanica, i Sex Pistols! Gira e rigira si torna sempre al solito punto: il satanismo e la massoneria con riferimenti costanti e reiterati. La storia inizia con un singolare omaggio al film Ritorno al futuro del 1985. Nella prima vignetta si intravede il contatore della macchina che il protagonista della storia usava per viaggiare nel tempo. In quella successiva due lesbiche, dopo essersi abbandonate ai loro piaceri depravati, descrivono la scena del primo omicidio. Le vignette sembrano fotogrammi di pellicole di Dario Argento. Una delle lesbiche viene trovata morta la mattina dopo. L'aspetto strano è che essa, affacciatasi da un balcone, vede se stessa riversa al suolo priva di vita! Un riferimento alle esperienze di Vita dopo la morte? La scena del crimine è la copia esatta di un ritratto di Anita Novak, come se la mano che teneva il pennello fosse stata la stessa che ha commesso il delitto. Una mano d'arte assassina. Il ritratto si chiama Le mani di una morta. Carpenter sospetta subito della Novak e perché non dovrebbe? La pittrice, però, ha perso una mano in un incidente e da quel momento è costretta a dipingere con l'altra. Ciò nonostante, è la sospettata numero uno. La vittima, la lesbica trovata morta, era una delle sue modelle. E qui vengono in mente scene del film sopraccitato, Le foto di Gioia del 1987, dove le modelle uccise erano le stesse che posavano per una rivista di soli adulti. La Novak chiede aiuto a Dylan Dog, che fin dall'inizio sembra una marionetta nelle mani delle donne di questa storia. Ognuno cerca di portarlo dalla sua parte seducendolo con fascino oscuro del satanismo. Dylan Dog è abituato a muoversi in queste ombre e se ne tiene a distanza, ma cede al fascino delle lesbiche. La Novak racconta la sua vicenda. Una sera, di ritorno da un party con amici, nota una sua collana sul pavimento dell'ascensore. Potrebbe entrare e raccoglierla mentre l'elevatore la porta al suo appartamento. Invece, commette un imprudenza. Allunga la mano e afferra la collana prima di entrare. Le porte si chiudono e l'ascensore comincia a salire, troncandole di netto la mano! La tragedia la scuote nel profondo. Quando riprende conoscenza si ritrova all'ospedale. I chirurghi avrebbero potuto riattaccargli la mano, ma dell'arto e della collana non c'è traccia. Anita è costretta a imparare a dipingere con la sinistra e si riprende. Prima dipingeva la vita, ora rappresenta solo la morte.

L'omicidio della modella presenta aspetti inquietanti, che fanno pensare al lato soprannaturale. Sulla scena del delitto si trovano le impronte di Anita. Nessuno avrebbe potuto ricostruire la scena del crimine perché nessuno ha mai visto il suo dipinto prima di quel momento. Le mani di una morta era inedito. Il colloquio con Dylan si fa più serrato. Anita è preda delle emozioni. Sta quasi per buttarsi dal balcone. Dylan la afferra appena in tempo e la bacia! E qui ci chiediamo: Dylan bacia una donna sconosciuta senza un pregresso, un perché. Una carenza narrativa grave che tradisce un limite della Baraldi, che avrebbe voluto a disposizione più pagine per giustificare l'evento. Ora Anita è sotto le cure strettissime di Ingrid Stewart, la sua manager che la rappresenta in tutto. Anita ha anche un'amica, una ragazza di nome Marnie. Chiaro il riferimento al film Marnie del 1964 con Sean Connery. Marnie era una pazza e alla fine trovò nell'amore del compagno la sua salvezza, il modo per superare i suoi traumi. Anita Novak ha una rivale. Si chiama Rita Leigh, pittrice anche lei. Le riviste la descrivono come artista che rappresenta la vita, mentre la Novak dipinge la morte, scene macabre e di omicidi. Le due donne si conoscono ad una mostra privata. Poco dopo si consuma un secondo omicidio. Anche in questo caso la scena è quella di un ritratto della Novak. La vittima è una organizzatrice di mostre. Dylan Dog fa anche conoscenza della Leigh, che come la sua rivale, si innamora di lui! E Dylan si fa rapire da quell'abbandono di sentimenti. Come ipnotizzato dal fascino delle due artiste. Dylan ha rapporti sessuali con entrambe, ma alla fine sceglie la Novak. Per cosa? Per iniziare una vita con lei? Nemmeno per idea. Dylan Dog ha dichiarato nel numero 342 che non ha mai amato le donne. Non le ama e forse non può. Dunque, non ama Anita. Dylan Dog è omosessuale? Chi può escluderlo? O forse è bisessuale e può avere rapporti con entrambi i sessi viste le scene di questa storia. Anita è colpevole? O l'assassina è Rita Leigh, la sua rivale? O c'è un terzo sospettato? Nelle ultime pagine Anita confessa a Dylan che una voce misteriosa, che per lei è la sua ispirazione, le parla nella testa. Le dice cosa e come dipingere. Dylan pensa al soprannaturale. Un essere diabolico che si è impadronito della Novak o della Leigh e le induce ad uccidere. Come ogni film di Dario Argento la spiegazione non è così semplice. Il demone c'è, ma è nascosto. Il messaggio subliminale è chiaro, ma è difficile scorgerlo. Dylan fa visita una sera alla Novak dopo che c'è stato un tentato omicidio della Leigh. Costei dichiara di avere sentito il profumo della Novak, ma di non averla vista. Mentre parlano l'assassino si mostra: è Marnie! Anche lei lesbica, si era innamorata della Novak e siccome non riusciva ad allontanarla dall'arte ha architettato la scena dell'ascensore. E' stata lei a sottrarre la collana e l'arto recisa dell'artista, conservandolo in un frigorifero! Che poi usava per seminare le scene del delitto con le impronte della pittrice! Non potendo averla tutta per se, aveva deciso di distruggerla. Alla fine la follia aveva distrutto se stessa. La storia si conclude come segue: la Novak e la Leigh diventano amanti! Sono lesbiche entrambe. La Stewart, anche lei lesbica, confessa il suo amore per la Novak, ma è respinta. Marnie viene arrestata. Dylan Dog capisce che forse è meglio non avere a che fare con le lesbiche pazze per il futuro. Tutto risolto? Macché. Qualcosa non torna, come nei finali dei film di Dario Argento. E' veramente Marnie l'assassina? Noi pensiamo di no. E' possibile che dietro ci sia un demone, che assumeva le sembianze di Marnie e che parlava nella mente di Anita, come lei stessa aveva dichiarato. La voce che sentiva nella sua testa e che le diceva di uccidere. Kristoffer Barmen.

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