sabato 21 novembre 2015

ADAM WILD CHIUDE CON IL NUMERO 26! ARRIVA LA CONFERMA DI MANFREDI! LETTORI AFFRANTI! NOI CONTENTI!

La crisi del mercato del fumetto italiano davvero non conosce sosta, checché ne dicano taluni autori e addetti ai lavori in fiere, mostre e interviste di siti amici e la situazione è tragica ed è destinata a peggiorare ancora di più. Ipotizzare nuove chiusure rischia di essere un gioco fin troppo facile nei prossimi mesi. D'altra parte, basta tornare alle scioccanti dichiarazioni rese da Antonio Serra, il popolare co-creatore di Nathan Never, al sito Fumettologica per capire che c'è poco da stare allegri. Il baratro si presenta come l'orizzonte per tutto il movimento. In quella sede parlò di crollo delle vendite e di un futuro difficile per i giovani autori e poco prima di lui era stato Mauro Marcheselli, ex-direttore editoriale della Bonelli, che sempre dalle colonne di Fumettologica dichiarava: Chiamatela crisi o come volete, ma la verità è che il pubblico dei nostri lettori si riduce significativamente, anno dopo anno. E’ un fenomeno che riguarda tutte le nostre testate, e non conosce soste. E da allora, si era verso la metà del 2014, la situazione ha conosciuto un ulteriore peggioramento. Le parole di Serra, giunte pochi mesi dopo, non facevano altro che suggellare e confermare la tendenza verso il baratro. Pochi giorni fa il mondo del fumetto italiano è stato sconvolto dalla notizia che Adam Wild, una serie scritta da Gianfranco Manfredi per la Bonelli Editore, avrebbe chiuso con il numero 26. La fonte era un utente del forum di Comicus, tale Cisio86, il quale pubblicava il seguente messaggio: Eh purtroppo ho avuto notizie certe dalle fonti ufficiali, che la serie chiuderà tra un anno circa. Spero che non mi arrestino per questa notizia in anteprima. Non sappiamo chi sia Cisio86, ma risulta iscritto al forum dal 14 maggio del 2013, né se si tratti di un autore o di un addetto ai lavori. Parla di fonti ufficiali e questo significa che la notizia l'ha appresa o da fonti della casa editrice o dagli autori impegnati nella realizzazione del fumetto o da amici di questi. In realtà, una non-notizia. Adam Wild ha fatto il suo esordio in edicola ad ottobre 2014. E subito iniziarono gli incensamenti.
 

Nei programmi iniziali doveva essere una maxiserie di 24 numeri. Se le vendite lo avessero consentito, sarebbe proseguita oltre tale scadenza. Nei primi mesi di uscita della collana si diffuse una strana euforia sulla rete. La collana veniva fatta oggetto di costanti apprezzamenti, ma a ben vedere si trattava di siti in cui, più che gli utenti, erano autori e addetti ai lavori, che si scambiavano pacche sulle spalle. E' normale in momenti di crisi aiutarsi a vicenda. A Lucca Comics 2014 la Bonelli ne realizzò anche una cover speciale nella vana speranza che potesse beneficiare alle vendite. Anche in considerazione dei contenuti politici di sinistra nei quali è alquanto difficile che i lettori di oggi, avendo idee diverse e moderate, possano immedesimarsi, abbiamo sempre pensato che la collana andasse male. E che forse non superasse una vendita media di 20-22.000 copie. Una collana a fumetti si stabilizza verso la quinta-sesta uscita ed è in quel momento che l'editore si gioca tutto. Se si adagia al di sopra della soglia di sicurezza, si può pensare di fare qualcosa in più. Altrimenti, si chiude. Senza pietà e senza rimpianti. Le fantasie e i Like della rete non incidono sugli incassi. Adam Wild è ambientato nel periodo del Colonialismo e in molte avventure si sono letti costanti riferimenti ai problemi della società attuale. Ma la storia odorava di vecchio. La storia è un universo sconosciuto per la pletora di lettori di oggi, ignoranti e a digiuno di nozioni storiche elementari. Attaccati a Facebook come forsennati, la lettura si presenta ai loro occhi stanchi come una alternativa terribile. In tal guisa, una serie come Adam Wild non aveva alcuna speranza di imporsi nel mercato e davvero non riusciamo a capire sulla base di quali presupposti l'editore abbia pensato di lanciarla. Etichettata come collana di genere, di nicchia, è stata quasi subito ignorata dalla massa. Non un buon momento per Manfredi, la cui ristampa a colori di Magico Vento della Panini Comics si è rivelata un flop e chiusa con il numero 25. Ne abbiamo parlato qui dove sono riferiti tutti i dettagli.

Era, quindi, naturale che anche Adam Wild naufragasse ed anzi, vista la situazione di grande crisi del mercato è già tanto che la collana si chiuda con la sua fine programmata. Subito dopo il nostro articolo articolo la rete si è infiammata. Tutti si sono messi alla ricerca di conferme. Chi è Cisio86? Come ha fatto ad avere questa notizia? Con chi ha parlato? Davvero Adam Wild chiude? Poi è arrivata la conferma di Manfredi, che dalle colonne del suo profilo Facebook scrive oggi: Continuo a ricevere messaggi su Adam Wild, di cui vi ringrazio. Io devo un chiarimento in sintesi: 1. Si concluderà con il n.26? Sì. 2. Vendeva troppo poco? Sì. Meno di tutte le mie serie precedenti. D'altro canto è oggi difficile fare paragoni con il passato ( se paragoniamo le vendite dei dischi e quelle dei libri tra i decenni passati e oggi, è un funerale). Diciamo che attualmente la soglia di sicurezza per i fumetti Bonelli è sopra le ventimila copie mensili. Sotto, scatta l'allarme. Soglie molto più basse di quanto non accadesse in passato. 3. Potrebbe esserci un'inversione di tendenza? Dipende dai lettori. In altre serie è capitato che si sia bloccata la produzione e poi la si sia riaperta perché la serie è risalita uscendo dalla zona pericolo. I piani vanno fatti lo stesso, ma i giochi si possono sempre riaprire, se li riaprono i lettori. 4. Come sarà il 2016 di AW? Questo lo leggerete sulle anticipazioni del sito Bonelli per l'anno prossimo. Io posso solo dire: molto succoso. Tutti stanno dando il meglio. Per i disegnatori questa collana è stata ed è un gran trampolino. Nessuno la prende sottogamba. Le parole di Manfredi sono chiare e non lasciano adito a dubbi, confermando le nostre fosche previsioni. Adam Wild è andato male fin dall'inizio perché finora sono usciti 14 numeri e Manfredi ha detto che vendeva poco, quindi si riferisce ai numeri passati, cioè ai primi, sui quali hanno fatto le proiezioni decidendo per la sua chiusura. Quanto vendeva? Manfredi non lo dice, ma precisa che era meno delle sue vecchie serie e su una media di 25.000 copie, AW ha venduto molto meno.

Poi chiarisce che attualmente la soglia di sicurezza della Bonelli è sulle 20.000 copie. Se si mantiene sopra questo livello si va avanti, altrimenti si chiude. Senza pietà o scatta l'allarme, come dice lui, che significa dire che si va avanti per un altro periodo di osservazione, ma se continua a calare, si chiude. Prosegue augurandosi che i lettori si affezionino alla sua serie e che invertano la tendenza al calo. Ma come si può sperare una cosa del genere? AW è ignorata dalla rete. Non ne parla nessuno. Sui social c'è il silenzio assoluto. Sui forum pure. Non ci sarà alcuna inversione di tendenza. AW continuerà a calare e a questo punto, visto che è ufficiale che chiuderà molti lettori abbandoneranno la serie, pensando di recuperarla al massimo nel mercato dell'usato. Non ci sarà alcuna ripresa della produzione. Il processo di realizzazione di una serie Bonelli è lungo 12 mesi. Le storie vengono realizzate un anno prima di andare nelle edicole quando, secondo alcuni, rischiano di arrivarci già vecchie e superate. Dobbiamo dedurre che adesso la produzione è ferma e non riprenderà affatto, non essendovi motivi di ipotizzare un tale sviluppo. Siccome sono usciti appena 14 numeri, si può pensare che la decisione di fermarsi sia stata presa 3-4 mesi fa, consultando i primi dati di vendita dei numeri usciti dopo la quinta-sesta avventura. Troppo pochi per andare avanti. Rispondendo ai lettori su FB, Manfredi dice speranzoso: Si sta pensando criticamente a tutti i moduli di cui parlate: miniserie, mini mini, one shot. Nessun modello è esente da riflessioni. Sul doman non c'è certezza. Ci capiamo poco persino noi che i fumetti li facciamo, su quali saranno le linee produttive del futuro. Poi sui formati parla di dubbi sui volumi alla francese di Tex come Frontera: Anche su questo si stanno facendo esperimenti. A me per esempio è spiaciuto che non si sia data sufficiente considerazione a Frontera, il Tex alla francese scritto da Boselli. Formato nuovo, diverso modulo narrativo. Insomma: persino nella serie Bonelli più classica ed eterna, si sta sperimentando.

Sta sempre ai lettori incoraggiare o scoraggiare. Noi ci proviamo sempre a offrire qualcosa di nuovo e di diverso. E a chi sosteneva che il problema di AW erano le copertine risponde: Da fumettista posso dirti che davvero in questo momento, le copertine non fanno alcuna differenza. Purtroppo non fa molta differenza nemmeno se un fumetto è bello o è brutto. Se è disegnato bene o male. Più o meno si sta tutti nelle stesse condizioni. C'è molta offerta e diversificata (anche sul piano del prezzo) in un momento in cui il mercato si restringe, soprattutto se si considera solo il mercato nazionale. E a chi gli chiede se in futuro Adam Wild tornerà, risponde: Non è opportuno dirlo adesso, ma oggi c'è il web, per cui le voci corrono, si fanno deduzioni indebite, si vanno a cercare colpe immaginarie, e allora è d'obbligo fare chiarezza. Spetterebbe alla casa editrice, in verità, ma a quanto pare tocca a noi autori. E girano pure le balle di doverlo fare. Io cerco di dare risposte chiare e oneste sulla situazione qual è al momento. Trattasi di informazione, non di promozione. La promozione me la riservo ai singoli numeri, quando escono. Perché meritano. E siccome una serie in genere cresce, perché una fase di rodaggio andrebbe concessa, so che le cose migliori su AW dovete ancora vederle. Manfredi si è pentito di essersi immerso in questa serie? Lui risponde così ad un lettore su FB: Se poi volete sapere se mi sono pentito, NO. Questa serie mi sta dando delle bellissime soddisfazioni: me le ha date mentre la scrivevo, per i disegnatori con cui ho avuto e ho modo di collaborare, la maggior parte dei quali non conoscevo prima, ogni mese continua a riservarmi delle sorprese e continuo, come tutti gli altri, a lavorarci con più attenzione. Il cammino, del resto, è soltanto a metà, sul piano delle pubblicazioni. Ho potuto sperimentare moltissimo. Ho studiato e appreso cose che prima non sapevo. Il rapporto con i lettori che la seguono è caldissimo e gratificante anche sul piano umano. AW per me è un'esperienza che rifarei sempre. Non ne siamo convinti.

Poi parla delle edizioni estere:  Per dare almeno una notizia confortante: AW ha già due edizioni estere e una terza è in arrivo. Questo non era mai accaduto con nessuna mia serie precedente. MV, Volto Nascosto e Shanghai Devil hanno avuto molte pubblicazioni estere ma dopo che si erano concluse. Il futuro di Adam, continuo a esserne convinto, è ancora tutto da scrivere. Che AW esca all'estero non significa che AW all'estero vende. Una serie esce, ma occorre vedere come si comporta in quei Paesi. Se una serie esce all'estero significa solo che un editore ha voluto scommetterci. Infine ringrazia i lettori nei commenti: Ringrazio per tutti i commenti, anche quelli critici. Molti offrono spiegazioni, io sinceramente, le prendo cum grano salis, perché posso fare confronti, ricordo i commenti dei primi anni di Magico Vento: qualcuno scrisse subito dopo il primo numero che era un fumetto illeggibile. Per più di due anni MV venne accusata di essere una serie progettualmente sbagliata. Molti disegnatori che presentammo in quei primi anni erano stati scartati o scacciati da altre serie. Molti lettori non li capivano proprio. Oggi sono dei maestri riconosciuti. Ma a giudicare dopo sono capaci tutti, a giudicare prima pochi. Giusto così, altrimenti tra chi scrive, chi disegna e chi legge non ci sarebbe differenza alcuna, invece c'è, e ci sarà sempre perché l'esperienza è ben diversa. D'altro canto è fin da quando ho debuttato come cantante che le soddisfazioni maggiori, dal pubblico, mi sono arrivate dopo. Spesso MOLTO dopo. Ho sempre sperato che i tempi si accorciassero, e a volte ce l'ho fatta, ma ho imparato a diffidare più delle celebrazioni che delle critiche. I successi veloci e apparenti, da autore, si pagano molto di più di quelli dilazionati nel tempo. Poi ritorna sui dati di vendita e conferma un elemento che spesso abbiamo citato nei nostri articoli e che cioè fino a 8-10 anni fa una serie Bonelli chiudeva se vendeva meno di 35.000 copie. Oggi chiude se scende sotto le 20.000 copie. E infatti scrive: Mi piacerebbe che qualcuno prendesse...

...in considerazione una cosa di tipo generale che prescinde da AW e che riguarda lo stravagante tempo in cui viviamo. Ho scritto (perché è vero) che per un fumetto Bonelli la soglia di rischio oggi sta a ventimila copie MENSILI (non all'anno, al mese). Pochi anni fa si sono chiuse serie che vendevano 35mila copie al mese. Uno (editore o scrittore) estraneo al mondo del fumetto, che leggesse questi commenti, ne concluderebbe che siamo tutti matti, perché i risultati numerici di cui ci affliggiamo, per loro sono del tutto IRRAGGIUNGIBILI, del tutto fuori portata. Chi è, nel campo della narrativa letteraria, che in libreria vende qualche decina di migliaia di copie AL MESE dei suoi lavori? Cosa dovrebbero fare gli autori di romanzi: suicidarsi? Poi parla delle vendite di Volto Nascosto: Neanche questo è molto vero. Si può continuare con vendite inferiori se i costi di produzione sono inferiori, per esempio. E poi un conto sono i progetti, un altro conto le durate che oggi si decidono in corsa. "Perché chiudere Volto Nascosto che vende bene?" chiese Sergio Bonelli all'ultima riunione redazionale di VN. Perché era stata programmata così ed era una serie conclusiva. Oggi i programmi sono sempre di masima. Si fanno e si correggono in corsa e questo vale per tutti. Poi si abbandona ai ricordi e parla di Gordon Link, la serie con cui fece il suo esordio nel mondo del fumetto. Era il 1991. La casa editrice era la Dardo. Manfredi rivela che il numero 1 vendette 80.000 copie! E infatti scrive: Il numero uno di Gordon Link era un numero uno assoluto anche per me, perché era la prima volta in vita mia che scrivevo un fumetto da edicola. Figurati se poteva essere perfetto. Dopodiché quel numero uno vendette (altri tempi) ottantamila copie e mi venne pure da ridere. Cioè... troppe, davvero. E riguardo ai rapporti con Sergio Bonelli: Tutte le volte che ho proposto un personaggio a Sergio Bonelli, gliene ho sempre proposti due, in alternativa. Lui ha sempre scelto il progetto più strano, più originale, e meno commerciale. Per cui posso...

...dire che il mio percorso come autore di fumetti ha contribuito non poco a tracciarlo lui; ha sempre bocciato i miei progetti di fumetti di ambientazione d'oggi e che parlavano del mondo giovanile di oggi. Ma non voglio dire di essermi sentito limitato, anzi questo mi ha consentito di sperimentare cose non abituali e che facevano in pochi. E mi sono sentito libero da mode del momento, come anche dall'inseguimento a voghe commerciali e imitative. Un lettore sostiene che la Bonelli non fa molta promozione. Manfredi risponde: Da lettori siete autolesionisti se chiedete più di promozione, perché la promozione costa e alla fine la pagate voi. Se si impara a essere curiosi ed esplorativi , si gode di più e si spende di meno. Qualche mese fa, Manfredi in una intervista a Comicus era stato profetico. Pochi lo hanno capito. Già allora aveva dato l'allarme sulle vendite di Adam Wild. Ecco le sue parole: I dati delle vendite seguono più o meno la stessa curva delle altre serie recenti. Queste curve segnalano un fenomeno oggettivo di cui bisogna prendere atto: si fatica a mantenere l'affezione dei lettori sul piano dei numeri. Su periodi più lunghi magari si possono verificare dei rialzi, ma la tendenza generale è al calo. Dunque per valutare bene è importante vedere dove ci si assesta. Però è indubbio che oggi i lettori preferiscono seguire saltuariamente più serie invece di sceglierne una in particolare. Del resto mi diceva anche un editore serbo (sono stato là nei giorni scorsi) che pure da loro quando esce una serie nuova, i lettori si informano: quanto durerà? Non lo chiedono perché sperano che duri tanto, ma perché comprensibilmente calcolano quanto gli toccherà sborsare per collezionarla tutta. Questa preoccupazione va al di là del contenuto di una serie: è un puro calcolo di sostenibilità di spesa. Al fondo, ci si chiede: meglio seguirle un po' tutte per tenersi aggiornati o seguirne una o due tutti i mesi e non avere più i soldi per comprarne altre? Il problema esiste. L'editore serbo per esempio era stato contento di pubblicare Coney Island...

...(è appena uscito in Serbia, soltanto un mese dopo l'uscita italiana, con i tre episodi riuniti in un unico numero) perché a suo dire i lettori preferiscono sempre di più storie complete e compiute, almeno la spesa possono calcolarla subito. Al di là di tutto, c'è poco da esseri dispiaciuti per la chiusura di Adam Wild. Per contenuti politici di sinistra, sempre presenti nelle opere di Manfredi, non poteva riscuotere il nostro interesse. Siamo di destra e orgogliosi di esserlo. Oltre ai contenuti politici, era tutto l'impianto delle sceneggiature che non ci hanno mai convinto. Trame e fatti datati. Troppo distanti dagli interessi dei lettori attuali. E come al solito, quando una serie Bonelli chiude, gli asslicker sono tutti a dispiacersi e a chiedersi come mai la collana sia fallita. Quanti di questi finti lettori hanno davvero letto Adam Wild? Quello che ci chiediamo è quanto venda oggi la collana. E' da poco uscito il numero 14 e poiché Manfredi ha detto che quando una serie scende sotto le 20.000 copie chiude, si può ipotizzare che Adam Wild venda meno di 20.000 copie. Ma quanto meno? Se Bonelli ha deciso di chiuderla, non è azzardato affermare che oggi AW possa vendere circa 16.000 copie. A ben vedere, è lo stesso autore che dice che questa collana sta vendendo meno delle sue precedenti opere! Quelle opere, però, si ponevano in un'altra scena storica e forse il suo giudizio è stato troppo severo. Non manca un piccolo mistero. All'inizio AW doveva essere una maxiserie di 24 numeri. Però, Manfredi ha detto che chiude con il 26! Quindi, c'è stato un momento in cui la Bonelli aveva pensato di andare avanti! Un momento molto breve, perché poi è stata presa la decisione di finire con il 26! Per quanto ci riguarda, non siamo delusi da questa chiusura, ma soddisfatti. Nel mercato c'è un fumetto di sinistra in meno. AW è un caso isolato? Ci sono altri fumetti Bonelli che orbitano intorno alla soglia delle 20.000 copie? Forse anche Martin Mysteré è nella medesima situazione. Non solo AW. A febbraio 2016 chiuderà anche Lukas. Werner von Hauser.

2 commenti:

  1. Splendida notizia, su ebay il primo blocco di numero si prende a meno di 10 euro, ma perchè arrivare al 26? Un inutile spreco di carta, chiudete subito, se serve faccio un fioretto alla Madonna del Buon Consiglio...

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  2. Non solo Adam Wild, ma anche le altre serie Bonelli nell'usato hanno un valore basso. Non ci sono motivi, attualmente, per cui un numero di una serie regolare assuma valore nell'usato. Se un albo Bonelli vale 50 centesimi non è detto che qualcuno paghi 50 centesimi. Potrebbe anche accadere che, anche a meno di quella cifra, nessuno si faccia avanti. In genere, questi fumetti vengono venduti alla rinfusa o a pacchi. I fumetti che hanno un valore alto nell'usato sono altri. I neri, ad esempio, valgono parecchio.

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