martedì 3 novembre 2015

GRAN GUINIGI: VINCE KIRKMAN! BONELLI KO! GLI AUTORI DI DYLAN DOG E ORFANI A SECCO! MONTA LA RABBIA!!

Agli autori e addetti ai lavori, intendendo con questa espressione soggetti che, a vario titolo, collaborano con le redazioni di editori formalmente concorrenti non è piaciuto il fatto che a Lucca Comics 2015 gli italiani siano andati a casa con le mani vuote. Gli stranieri, autori ed editori, hanno fatto man bassa dei premi Gran Guinigi. L'unico che sorride è Alfredo Castelli, autore e creatore di Martin Mysteré, la testata Bonelli più bistrattata secondo noi perché mantenuta fuori da progetti concreti di rilancio e investimenti reali. Castelli è stato insignito del prestigioso premio come Maestro del Fumetto! La Bonelli si è concentrata su Dylan Dog e Orfani e forse gli autori impegnati in queste collane speravano di racimolare qualcosa. Un premietto se non un premio vero e proprio. Vanno a casa a mani vuote. Dylan Dog e Orfani, tanto osannati, in particolare sui siti e le pagine social di amici degli amici, chiudono Lucca Comics con un grosso zero vicino ai loro nomi. Su Orfani, i cui autori avevano dichiarato di voler riempire lo stadio San Paolo di Napoli, che 80.000 spettatori (link) e per le cui prime due stagioni sono stati stanziati tre milioni di euro (link), non è arrivato alcun premio. Ad essere premiato è stato Alfredo Castelli sebbene ci è sembrato più un premio alla carriera che per i lavori attuali! Non è difficile immaginare l'insoddisfazione dei trombati. Questo dimostra che i miraggi della rete, le interviste amiche e i Like di Facebook non hanno alcun sostrato reale. Non si traducono in vendite e non sono il presupposto per vincere premi basati sulla qualità delle idee. Il premio quale miglior sceneggiatore è andato al divo Robert Kirkman della Image. Saranno contenti i ragazzi della Saldapress, anche se la vicenda dei diritti pone delle domande. Il contratto è stato firmato nel 2012 e se è stato di quattro anni, nel 2016 andrà in scadenza. La Panini è in agguato e non vede l'ora di papparsi i diritti di TWD. Non solo incrementerebbe il suo parco-diritti, ma si libererebbe di un concorrente diretto, che in assenza di alternative, dovrebbe uscire dal mercato. Ad oggi, non esistono prodotti in grado di replicare il successo di TWD. Il premio quale miglior disegnatore è finito a Roger Ibañez Ugena. Ma chi è costui? Mai sentito nominare. Una ricerca su Google dice che è spagnolo e che ha lavorato su serie francesi. Zerocalcare lo scorso anno andò a casa a mani vuote. Miglior sceneggiatore? No. Miglior disegnatore? Oh, my God. Zerocalcare ha vinto un premio chiamato speciale librerie laFeltrinelli! Ma che significa? La Feltrinelli si è inventata un premio e a Lucca lo hanno dato al fumettista romano vicino all'area politica della estrema sinistra? Sia come sia, gli altri si leccano le ferite. C'era perfino chi ha avuto l'ardire di presentarsi con quattro editori diversi. A casa, senza niente in mano. Senza premi e senza menzione. Autori e addetti non l'hanno presa bene. Ci saremmo aspettati qualche autocritica, un esame sulle effettive qualità dei lavori concepiti. No, recriminazioni. Vive proteste. Ma verso chi poi? Alessio Danesi, direttore editoriale della Rw Edizioni, ha pubblicato un post sul suo profilo Facebook dove dice: ma sicuri sicuri non ci fosse niente di meglio da premiare tra le storie prodotte nel quarto paese produttore di fumetti al mondo? Davvero gli italiani sono stati tanto scarsi da meritare tanto poco? O il problema è stato un altro? Chi era in giuria? E chi nel comitato scientifico? Danesi arriva dall'esperienza Magic Press, che nel 2006-2011 operava come service italiano della Planeta DeAgostini. Nel 2012 è stato nominato direttore editoriale di Rw Edizioni al posto di Lorenzo Corti (un ex-membro di Double Shot, altro service italiano della Planeta DeAgostini). Il suo post ha attirato l'attenzione di altri addetti ai lavori e la discussione che ne è nata è interessante. Un tripudio di idee e soluzioni per risolvere il problema. Italiani ignorati dai Gran Guinigi. Ok, ma c'è Alfredo Castelli! C'è chi scrive: bisognerebbe avere un premio di fumetto con una sola categoria "miglior fumetto italiano. E ha ragione, ma noi ci chiediamo: agli stranieri importa davvero qualcosa dei piccoli premi conferiti da una mostra-mercato del fumetto che all'estero nessuno conosce? Prendiamo Robert Kirkman, che forse nemmeno sa dell'esistenza di una città italiana chiamata Lucca. Ora lo sa visto il premio, ma fra qualche mese potrebbe conoscere meglio Modena, la sede della Panini Comics e strumento sostanzialmente operativo della Disney come gestore di diritti internazionali. C'è che onestamente osserva: Io trovo che alcuni dei premiati sono stai azzeccati, tipo sceneggiatore e disegnatore. Kirkman con opere come The Walking Dead, Invincibile e Outcast non ha paragoni in Italia. Danesi non è convinto dell'idea di un premio così...
 
 
...Italiano che avrebbe il sapore di tutela di una minoranza: No! Una categoria "fumetto italiano" mi sembra una roba da riserva di caccia. Però io sinceramente metterei un tetto alle proposte che può fare un editore (in base alle sue uscite. Per esempio panini finirebbe per presentare cmq più libri di una bao o di una Tunuè anche solo per numero di uscite) e direi di stabilire una formula per presentare i libri. Tipo: storie prodotte in italia: 7 storie per editore xyz da 5 a 60 uscite l'anno, di cui 3 storie straniere. 14 per editore pz da 61 a infinite storie di cui massimo 5 storie tradotte. Che ci vuole? Un altro addetto ai lavori prende atto che meglio di Kirkman non ha fatto nessuno: Alessio, mi sembra che qui siano due discorsi diversi e, per forza di cose, separati. Se parliamo di "come dovrebbero cambiare le regole del Premio" è un discorso. Più che legittimo, ci mancherebbe. Ma stando così le cose, e in base alle submission e alla successiva selezione da parte della giuria, onestamente faccio fatica a trovare autori che abbiano prodotto la quantità di materiale di Kirkman, mantenendo intatta la qualità, come invece lui ha fatto. C'è chi parla dell'Arf, che è una sorta di mostra organizzata dagli autori e dice: All'ARF! i premi saranno impostati esattamente come gli Oscar. Punto. Mercato interno e UN premio ai mercati esterni. Ora ci tocca solo avere il tempo di riuscire a organizzarli. Ma poi ammette che i premi vinti non incidono sulle vendite: E' dimostrato che neanche la vittoria dei più importanti (Guinigi e Micheluzzi) smuove una singola copia, quindi io non ne farei né un discorso di mercato mondiale, né di soldi. Semplicemente di metodo e formula. L'unica cosa che smuove la vittoria di questi premi è che l'autore, per 15 secondi, è sotto i riflettori e, in quel momento, lui e la casa editrice, ottengono un minimo di prestigio. Dare questo prestigio a superstar del fumetto americano, o giapponese, o francese, che mai si sono degnate di venire a ritirarli o anche solo a ringraziare, è Tafazziano. Il sano vecchio protezionismo: ti stringo virtualmente la mano per questa cosa. Finalmente facciamo anche noi come si fa all'estero dove si opera un minimo di sano protezionismo culturale. E tra Rose e Croci c'è chi osserva onestamente: Ma fuori dai contesti in cui vengono assegnati, i premi hanno forse rilevanza alcuna? Finita Lucca C&G, ma chi parla ancora dei Guinigi? O di qualunque altro riconoscimento fumettistico nostrano? Un altro, colpito da italico orgoglio, scrive: E' sempliceemnte il premio di una delle piu grosse manifestazioni del settore del mondo. un po' di autorità in piu non farebbe male: ad esempio il premio a Asaf Hanuka a me pare davvero incomprensibile. Mah! Abbiamo seri dubbi su questo punto. E c'è chi invoca le competenze, come se la giuria dei Guinigi di quest'anno non ne denotasse: L'unica modalitá di premiazione degna di essere presa in considerazione é che si elegga una personalità competente che non abbia volumi in concorso, che questa si scelga una ristretta cerchia di collaboratori e che assieme tirino fuori 4 o 5 premi SENZA NESSUNA CATEGORIA ma con delle precise osservazioni che vadano ad elevare questa forma d'arte e possibilmente sottolineare le mutazioni del mercato ed incoraggiandole laddove sembri opportuno. Sarebbe un giudizio soggettivo ma di sicuro e superiore valore a qualsiasi lista di stupide categorie. E poi dice: Per fare un esempio, sono sicuro che un presidente di giuria (brutta definizione) come potrebbe essere un Ratigher o un Werther dell'Edera tirerebbero furi dei premi con cui sarebbe impossibile non essere d'accordo. Ratigher presidente di una giuria? Il difensore dell'ARF aggiunge: Per me finché continuiamo a regalare i nostri premi più importanti a Brian Michael Bendis e a Kirkman faremo solo ridere i polli. Mercato interno. Tutto. Dagli abissi reconditi delle self-aree di Caltanissetta fino al mainstream più sparato. Ma mercato interno. E chi gli da man forte: Sono d'accordo. Altrimenti potrà sempre capitare che vince un premio un autore straniero che magari è stato pubblicato anni prima e la cosa mi pare viziata. Ma sono d'accordo anche che molta importanza abbia la decisione di una giuria sensata. Interviene Ciccarelli della Saldapress che scrive: Sarò di parte (anzi, lo sono) ma credo che il premio a Kirkman come miglior sceneggiatore sia stato tutto meno che da ridere o regalato. Oltre 10 anni di lavoro ad un altissimo livello (e importantissimo per l'industria del fumetto usa e, di riflesso, anche sui mercati come il ns che acquistano su licenza) glielo hanno fatto ampliamente meritare. Come dare torto a Ciccarelli visto che per ora detiene le licenze di Kirkman in Italia? In effetti, Kirkman è bravo.
 
ARF-Man scherza: Vero! E la commozione era palpabile mentre lo ritirava sul palco ringraziando i suoi genitori. Ciccarelli si difende bene: stai sbagliando. Da quell'altro che è lungo e sciocco me lo aspetto. Ma da te no. Non importa. ARF-Man: Ma mo che c'entra quell'altro?! Mai trovato giusto che IL GRAN GUINIGI venisse dato a una super star del fumetto di altrove. Concederei delle categorie al fumetto di altrove, miglior volume unico di altrove, miglior serie regolare di altrove, miglior quello che vi pare di altrove. Ma il podio, ogni anno, lo terrei per il mercato interno. Per le centinaia di fumettisti italiani che si fanno il culo per questo mezzo straordinario e che non vengono inculati dal resto del mondo e neanche dal loro paese. Poi sì, sicuramente sarò di parte, mettiamola così. Ciccarelli pone Ortolani come esempio: Per me quando Ortolani vince è perché, tra tutti, merita di vincere. Non perché, tra gli italiani, è quello che merita di vincere. La stessa osservazioni che stai facendo tu le ha fatte l'amico tuo lungo. Lo dicevo solo per quello. Ps: il video di ringraziamento che K. ha mandato credo che testimoni che al premio ci tenesse (e questo lo affermo sapendo esattamente di cosa sto parlando) e in quello che ha detto io ho visto un grande rispetto e riconoscimento per il lavoro che facciamo noi qui in Italia. E il premio è stato ritirato da un suo amico e collaboratore strettissimo che glielo porterà a casa. Volete fare polemica su K.? Fatela sul fatto che potevano premiarlo prima. Danesi si duole del fatto che ad essere premiata è roba tradotta: Il problema non è Kirky ma il fatto che la quasi totalità dei premi sono andati a traduzioni. (E non c'è manco il premio miglior traduttore. Ma tanto lo vincerebbe quello sbagliato). ARF-Man Friend: Sono d'accordissimo, anche gli Eisner hanno la categoria fumetto estero. Danesi: Riserva indiana. Bah. Un premio per tutti. Come nelle cerimonie di premiazione dei porno. E Ciccarelli rimbrotta: Io leggo polemiche di sceneggiatori italiani su un premio a uno sceneggiatore straniero. E noto che le serie italiane, nonostante tanti meriti positivi, oggi faticano a stare al passo con quelle americane, francesi o giapponesi. ARF-Man Friend: Eh sì, il problema è che siamo gelosi di Kirkman, non che quei premi sono una baracconata. Ed è questo il problema secondo noi. A furia di costruire illusioni si finisce con l'esserne preda. Poi arriva la realtà e Kirkman si cucca il premio di miglior sceneggiatore alla faccia degli autori italiani. E un altro osserva: Il nostro mercato interno non avrà mai un'autorevolezza riconosciuta internazionalmente finché premiamo gli stranieri. Invece il premio della fiera più frequentata d'Europa che premia attori del mercato interno e poi UNO a uno straniero conferisce anche maggiore prestigio a quel premio straniero. Funziona così dappertutto, tranne che da noi. Se Kirkman fosse stato l'unico straniero premiato il suo premio avrebbe assunto una valenza ben diversa. ARF: Noooo l'invidia del pene di Kirkman e di Bendis no. Vi prego. Ciccarelli: credo che tutti i premiati esteri sapessero di essere stati premiati e che proprio per questo, non potendo essere presenti, si sono organizzati per ringraziare per il premio e perché il premio venisse ritirato. Questa polemica che alcuni stanno portando avanti è assurda e non fa che confermare ai miei occhi la brutta situazione in cui in Italia siamo dentro. ARF: In effetti la gigantesca barba malvagia meritava il Gran Guinigi molto più di Unastoria di Gipi. E potrei elencarti decine di fumetti stellari prodotti in italia negli ultimi anni che sono stati snobbati in favore di fumetti che non erano degni neanche di baciargli i piedi. E ora che c'entra Gipi e infatti Ciccarelli risponde: esempi che non vogliono dire nulla e servono solo ad alimentare la polemica. Ho il ricordo nettissimo di premi a Tex applauditissimi dai giovani incendiari del fumetto italiano e che a me parevano insensati. Escludiamo chi tinge di rosso il proprio laboratorio grafico e torniamo all'attualità: Io mi chiedo come faccia la giuria a selezionare su una platea così vasta di scelte. Ci vorrebbe un filtro critico a monte che fornisca alla giuria un gruppo di opere secondo criteri semplici ma chiari. Poi discutere le singole scelte mi sembra sempre un esercizio inutile e non mi sembra il caso di ghettizzare le produzioni italiane con premi ad hoc. Infatti: Il problema per me è la selezione. Pochi hanno le palle di presentare storie davvero meritevoli. Io per esempio ho candidato solo Overture, Punk rock jesus e pax americana. Ma una casa editrice potrebbe presentare anche 250 candidature. E questo è ridicolo. E' come se il mercato italiano, che è in crisi, non producesse materiale di qualità. Il Gran Guinigi ne è lo specchio.
 
E se la giuria non fosse proprio proprio competente: Inoltre, la giuria. Deve essere incontestabile. Avere dimostrato di aver lavorato e conoscere il mercato italiano e internazionale; il gran guinigi non conta perché alla fine Lucca è una mostra mercato, più mercato che mostra; Il premio a Robert Kirkman ha senso, sensissimo. È solo fuori tempo massimo. Sarebbe dovuto essere premiato 5 anni fa, con le regole finora in vigore. Ma anche chi osserva: Tutto riflessioni giuste le vostre, e in gran parte le condivido. Ma, al netto dell'irrilevanza dei premi italiani, mi permetto una riflessione. Leggo di paragoni con l'Oscar o con il festival di Angouleme o con altre realtà. Mi sembra che il paragone sia poco calzante. Si parla sì di eventi in cui - per regolamento o tradizione - vengono premiate opere autoctone però bisognerebbe vedere quale incidenza hanno le opere non autoctone in quei mercati. Il cinema estero, cui viene dedicato un premio apposito in occasione dell'oscar, ha scarsissima, quasi nulla incidenza sul mercato statunitense e, anzi, l'oscar al miglior film straniero permette a pellicole altrimenti senza speranza di essere distribuite nel mercato anglofono. E in questo caso parlo della totalità del cinema non statunitense, non solo di quello italiano. Ma, ad esempio, che incidenza ha il fumetto italiano non dico sul mercato americano ma su quello francese (che, per carità, smercia anche tantissimi manga)? Quanto se ne consuma al di là di singole eccezionalità? Quanto fumetto americano o francese consumiamo invece noi? Chi fa i grandi numeri in italia escludendo Bonelli, Ortolani e ora Zero calcare? Non parlo di meriti artistici - anche se rispetto ad una produzione più massiccia anche la percentuale di opere notevoli e degne di interesse sale - ma di consumo e quindi conoscenza. Allora perché, per gli stessi motivi per cui i francesi premiano i francesi, noi italiani dovremmo premiare gli italiani se autoconsumiamo così poco e importiamo così tanto? Verso quali tipi di prodotti è orientato l'interesse dei lettori? Cosa resta da fare? Invocare il protezionismo autrchico? Basare i premi su quali fattori? I paragoni non reggono al variare delle condizioni di mercato, secondo me. Oppure si premiano solo i bonelli che, piacciano o non piacciano, sono i prodotti commercialmente e quindi anche culturalmente più influenti della nostra produzione e via così. E se il paragone lo si vuole fare con i festival del cinema lo si faccia con altri e allora i premi diventino veramente internazionali, una competizione vera che considera anche opere non tradotte in italiano. Lì il fumryto italiano va a giocarsi i propri premi su un mercato internazionale. Altrimenti è tutto un darsi pacche sulle spalle. ARF-Man osserva che è la produzione Bonelli ad uscirne penalizzata: E' proprio la produzione Bonelli quella a uscirne globalmente più penalizzata ogni anno. Migliaia di pagine di fumetti prodotte e mai nessuna che scavalchi lo scoglio di un premio se non in sporadiche occasioni. E gli indipendenti. L'esempio con gli Oscar che facevo prima non era chiaramente inerente l'industria, ma per un'idea di attenzione verso il mercato interno che oggi è completamente bandita. Meno male: Ma per fortuna che la Bonelli attira i premi solo in sporadiche occasioni. Ripeto: possano o non possano piacere giocano in un altro mercato, proprio per via di quelle migliaia di pagine. Non dico che bisognerebbe fare una distinzione pari a quella fra Emmy e Oscar perché il fumetto ha una storia produttiva e distributiva diversa da quella del film, però...il problema è che se la Bonelli gareggiasse entro i confini di un ipotetico e da me non invocato Emmy del fumetto con chi se la giocherebbe. Danesi: Il problema non è che Jack Kirby ha preso il Guinigi e Mauro forse così non lo prenderà mai. Il problema è rendere credibile il premio della più importante manifestazione italiana. Creare una riserva indiana è una cazzata, non riflettere sul fatto che il fumetto italiano non riesce a guadagnarsi un premio italiano è assurdo. Poi magari sbaglio io con il mio atteggiamento militante nei confronti del sistema industriale del fumetto letto in Italia. La discussione prosegue su questa linea, ma noi abbiamo avuto questa impressione: Kirkman ha vinto. Gli stranieri hanno vinto. La Bonelli è uscita con le ossa rotte. Gli autori di Orfani non hanno vinto niente. Gli autori del rilancio di Dylan Dog non hanno vinto niente. Ciccarelli è contento per Kirkman di cui pubblica i fumetti in Italia. Tutti gli altri sono incazzati neri per tanti ovvi motivi. E forse è il momento di prendere atto della crisi, anche di qualità e di idee, del mercato italiano. Servono progetti coraggiosi. Daryl Dark della Cagliostro lo è stato. Kristoffer Barmen.

Nessun commento:

Posta un commento

Il tuo messaggio sarà sottoposto ad approvazione dei proprietari e/o amministratori, gestori di questo sito. Se conterrà insulti, offese, minacce, intimidazioni, anche velate ed indirette ed altri contenuti offensivi o minacciosi, sarà segnalato all'Autorità Giudiziaria con conseguente presentazione di denuncia/querela.