martedì 24 novembre 2015

IL CURATORE DYLANIATO CONTRO MANFREDI: CON PIU' PROMOZIONE IL TUO LAVORO SAREBBE ANDATO MEGLIO!!

Da quando si è diffusa in rete la notizia della chiusura di Adam Wild, una collana a fumetti scritta da Gianfranco Manfredi per la Bonelli Editore, con il numero 26 che uscirà nell'ottobre 2016, gli aficionados che da anni seguono l'autore hanno fatto a gara a chi si profondeva nel migliore attestato di solidarietà. Mentre sul forum di Comicus i pareri si sono divisi tra chi esprimeva giudizi negativi e chi tesseva le lodi della maxiserie, coloro che hanno postato sul profilo Facebook dello scrittore non hanno nascosto dispiacere per la notizia. Ogni autore di fumetti ha su Facebook i suoi fan più fedeli e accorati, che sposano senza condizioni le sue opinioni. E' quando c'è da attaccare qualcuno, cioè un altro autore, un editore o un personaggio pubblico o un lettore che su un'altra pagina o sito o forum ha criticato il fumetto, basta disegnare un bersaglio sulla sua schiena scrivendo un post contro di lui e i fan si lanciano all'assalto. La chiusura di Adam Wild ha dato vita in queste ore ad uno strascico polemico, un battibecco consumato a distanza su FB a colpi di post tra Gianfranco Manfredi e l'attuale curatore di Dylan Dog al centro di vivaci polemiche per un rilancio che ha raccolto più critiche che apprezzamenti da parte dei fan dell'Indagatore dell'Incubo. Oggi il curatore ha scritto sul suo profilo pubblico un post che ha creato un vespaio di polemiche, dando vita ad un confronto a distanza con Gianfranco Manfredi: Il giorno che leggerò di un fumettista che parlando degli esiti negativi di una sua opera-progetto dirà ho sbagliato qualcosa, piuttosto che è colpa del mercato, andrò a dargli dei soldi, giuro. Di cosa si duole il curatore? Secondo il suo punto di vista, quando una serie a fumetti non va bene, l'autore dovrebbe fare autocritica invece di prendersela con il mercato che, a suo dire, non ha recepito la sua opera. Osservazione corretta ma estrema. Se un fumetto va male può essere colpa dell'autore, che ha sbagliato qualcosa, ma può anche darsi che il mercato non avrebbe recepito ugualmente il suo lavoro. Perciò, prima di abbandonarsi ad un giudizio così rigoroso sarebbe opportuno esaminare il profilo causale e stabilire se, in mancanza di errori dell'autore, il fumetto sarebbe stato lo stesso un flop. Il dylaniato curatore è così convinto del suo pensiero da dichiarare di essere pronto ad andare da lui e consegnargli una somma di denaro. Il post non contiene riferimenti diretti a Manfredi e alle sue opere, ma è fuor di dubbio che in questi giorni non si parli di altro che del fallimento della serie di Adam Wild. Di chi è la colpa?
 

Seguono i commenti di alcuni fan che, come c'era da aspettarsi, sposano le opinioni del fumettista romano. Poi uno di loro nomina Manfredi, il flopo di Adam Wild e lo tagga. Manfredi, che è molto presente su Facebook, interviene subito e scrive abbastanza stizzito: Non imbocco a polemiche di bassa lega e insincere. Sinceramente, pensando al mio lavoro, le cose più brutte e sbagliate che ho fatto sono quelle con cui ho guadagnato di più, per esempio in televisione. Le cose migliori e più indovinate, quelle su cui ho guadagnato di meno, ma sono rispuntate a distanza di decenni, perchè evidentemente se lo erano meritato, da sole. Le opere hanno un cammino diverso dagli autori. Manfredi afferma che autori e opere hanno strade diverse e non sono legate. Alcune serie vengono rivalutate a distanza di anni, mentre in altri casi avviene il contrario. Le opere parlano da sole, a volte con voce sommessa, altre volte hanno bisogno di urlare per farsi sentire, ma in ogni caso hanno la forza di cavarsela da sole. In altri termini, non è necessario che un autore debba fare promozione continua dei suoi fumetti. Come quella del curatore dylaniato, si tratta di una opinione troppo rigorosa. La promozione è necessaria, ma non si può nemmeno affermare che basti da sola a decretare il successo di un fumetto. Non si può stare in silenzio, ma non si deve nemmeno urlare, altrimenti si finisce per dare l'impressione che il fumetto di cui tanto si parla sia, in realtà, fiacco e incapace di cavarsela da solo. Il curatore dylaniato risponde di pensarla diverso La cosa sembra finire lì, ma il contrasto si acuisce. I fan del curatore iniziano il bombardamento. L'obiettivo è Manfredi e il suo Adam Wild, etichettato come un prodotto vecchio fatto per i vecchi. Un fumetto dal sapore anacronistico con brutte copertine, disegni di qualità bassa, trame e situazioni lontane dai gusti dei lettori di oggi. Insomma, un fallimento annunciato. Secondo loro, sarebbe fallito anche se fosse stato oggetto di promozione continua sulla rete e fuori dalla rete. Per quanto ci riguarda, sottolineiamo il fatto che Manfredi, oltre che scrittore di fumetti, è anche cantautore e popolare autore di testi per cinema e la tv. Un autore completo, che non ha bisogno di sentirsi dire da nessuno come si scrive e si porta avanti un fumetto. Poco dopo il curatore riprende e scrive: Io sono addolorato per la chiusura di una bella serie che, ne sono convinto, con una migliore comunicazione avrebbe avuto miglior esito. Secondo lui Adam Wild non sarebbe stato chiuso se strombazzato su FB.

Uno dei fan, ad un certo punto, si distanzia dalla massa e scrive al curatore: quello che continuo a non capire è: ma era proprio necessaria questa frecciatina al tuo collega? Il curatore risponde che le sue parole erano dirette ai suoi colleghi, in generale. Quindi, secondo lui sono tanti che non fanno promozione delle loro opere. Vorrebbe fargli capire che se facessero come lui i loro progetti avrebbero esito migliore. Basta una buona promozione per ottenere risultati? Siamo convinti che un fumetto, se di pessima qualità, fallirebbe ugualmente. Qualcuno fa l'esempio di Morgan Lost di Claudio Chiaverotti, di cui qualche giorno fa è uscito il numero 2. Tanta promozione, ma a parte gli attestati di stima di altri autori, addetti ai lavori e fan di FB, la serie sta raccogliendo molte critiche benché sia al centro di una ficcante campagna promozionale. Da parte sua Manfredi, che oggi compie 67 anni, non ci sta e sul suo profilo FB scrive questo: Cos'è un successo? Sembra facile rispondere a questa domanda, ma non lo è. Anni fa ideai e scrissi una serie TV per Lino Banfi, la prima puntata andò in onda su RAi 2 in parallelo con La voce della luna di Fellini su Rai1. Risultato? Un milione e qualcosa di spettatori per Fellini ( con Benigni e Villaggio nel cast) e nove milioni di spettatori per Banfi che era assente da anni dalla RAI. Banfi il giorno dopo, convocò una conferenza stampa per scusarsi. Io avrei voluto seppellirmi, anche se La voce della luna era forse il film di Fellini che mi era piaciuto meno in assoluto. Anche se avevo guadagnato molto, anche se dal giorno dopo mi giunsero altre ricche offerte, che rifiutai. D'altro canto, il piccolo dato di quella sera, significava qualcosa? Sul piano generale no, perchè Fellini il suo film lo vendette in tutto il mondo, mentre la serie che scrissi per Banfi non la comprarono manco in Svizzera. Quindi, di cosa stiamo parlando? Quale successo cerchiamo? Tutte le volte che un amico FB mi scrive: ti ho visto ieri sera in quel film, mi ritrovo a rispondere: mi spiace che tu l'abbia visto perchè era una cacata di cui mi vergogno ancora. Manfredi sottolinea i suoi successi. Una serie tv scritta per il famoso attore Lino Banfi con un pubblico di 9 milioni di telespettatori nella serata di trasmissione tv contro un milione di telespettatori per un film di Fellini. Come se avesse voluto rispondere a chi lo stava attaccando: e tu cosa hai fatto mentre quello che ho scritto ha messo davanti alla tv milioni di persone? Il curatore di Dylan Dog non ci sta e risponde a modo suo postando su FB i suoi successi.

Con la seguente premessa: Lista di cose fatte con valutazione di successi e insuccessi. Giusto per mettere i puntini sulle i di chi parla di numerosi insuccessi. E dopo l'elenco scrive: Scusate l'elenco. Ma certe volte, quando ce vò, ce vò. Qualcuno, però, gli fa notare: Stiamo parlando di Manfredi e Frisenda. Manfredi e Frisenda! Credo che meritino il rispetto di tutti noi. Il post sull'assunzione di responsabilità in caso di insuccesso nelle vendite è decisamente inopportuno e molto poco elegante. Secondo noi, anche se avesse postato un elenco dieci volte maggiore di pubblicazioni, difficilmente nell'insieme avrebbero impensierito i 9 milioni di telespettatori della puntata del serial di Lino Banfi sulla Rai. Un altro gli risponde: No, è inopportuno e poco elegante. Parliamo di un tuo collega, di un autore importante... poteva essere un buon argomento di discussione in un'altra sede e non un oggetto di un post su FB. Credo che Gianfranco abbia fatto bene ad evitare una pubblica polemica con te, ma davvero credo il tuo post sia irrispettoso e per niente elegante. Il curatore dylaniato risponde: Autori e colleghi che fanno polemica con autori e colleghi è la regola. E non scappa nessuno delle persone che citi. Non ci sembra che esista una regola del genere, poi precisa che le sue parole non riguardavano solo Manfredi: Quello che ho detto io non riguarda strettamente Manfredi ma un atteggiamento generale degli autori italiani che mai, dico mai, dicono: "oh, forse ho sbagliato qualcosa io, si potrebbe imparare qualcosa" ma è sempre colpa di un metcato in crisi che però, stranamente, altri autori li premia. Manfredi risponde così alla pubblicazione dell'elenco dei successi del curatore: Uno ha appena pubblicato un resumè dei suoi grandi successi, un curriculum denso di successi, manco un passo falso. E non mi resta che ripetere: una storia scritta da me ha avuto nove milioni di spettatori in una sera, su una rete vicaria, mentre sull'ammiraglia passava Fellini, e questo l'ho considerato uno dei fallimenti della mia vita creativa, pure se ci ho comprato una casa. Senza dubbio, quello strano sono io. Come a dire: per quanto sia lungo il tuo elenco di cose, io ho fatto 9 milioni di telespettatori! Uno dei suoi fan scrive: Megalomania e disturbo narcisistico di Personalità, non sapevo niente e ci avevo azzeccato stamane. Gianfranco,sei stato fin troppo signore con quel tipo lì...ora ho letto il suo delirante post. Tanto tempo su Facebook sottratto alla scrittura di fumetti. Gli editori saranno molto contenti. Gabriel Piazza.

3 commenti:

  1. Bell'articolo, come tutti gli altri in questo blog, due passaggi mi hanno colpita: quello relativo alla storia vecchia scritta per vecchi,ed aggiungerei anche scritta da un vecchio con idee balzane che vive in un iperuranio filosofico dove solo lui ha ragione e tutti gli altri torto, atteggiamento tipico della sinistra dei salotti buoni dove si pontifica ma non ci si confrnta con la realtà, e qui condivido in pieno l'opinione del mio espertissimo marito, che non ama i forum, che dice che sia ora ci si faccia da parte per fare spazio a forze fresche e nuove ma d'altra parte non è forse questo il Paese dove gli anziani lavorano ed i giovani sono disoccupati? L'altro passaggio è relativo al comportamento di Manfredi che traspare in tutto l'articolo ed anche in altri che lo riguardano, è evidente che siamo davanti ad una persona afflitta da tutta una serie di problemi caratteriali e non, alcuni probabilmente dovuti all'età, le critiche sono SEMPRE costruttive, anche quando sono volgari, e vanno accettate e magari studiate, respingerle a priori parlando di "troll" è solo indice di arroganza ed anche di inadeguatezza al confronto col prossimo, ricordo che la Democrazia, scritta con la miuscola, implica la diversità delle opinioni ed arrogarsi il pontifico diritto di avere sempre ragione indica una forte componente ossessiva di natura maniacale, forse spiegabile con l'età, ma certamente non per questo giustificabile, del lavoro di Manfredi questa società non ha più bisogno, spero che il diretto interessato lo capisca il prima possibile, e lo capisca anche la Bonelli prima che i colpi di questo Manfredi, uniti a quelli di Chiaverotti, la affondino senza rimedio

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  2. Il problema non riguarda l'utilità dell'autore in un certo contesto storico-politico. L'opera di Manfredi non era, per i suoi contenuti, rivolta alla generalità. Da appassionati di storia, possiamo dirti che certi fumetti sono utili perché fanno capire come si viveva in altri periodi e forse ci insegnano qualcosa per il futuro. Ciò che non condividiamo delle opere di Manfredi è la costante lettura "a sinistra" della storia. Se hai letto Tex n. 654 (Oro Nero), ti potrai rendere conto che tutta la storia era incentrata su una critica abbastanza forte verso i consumi e il capitale. Ma al di là dei contenuti, delle idee politiche e del modo di raccontare le storie, entrambi i giudizi degli autori sono sbagliati. L'uno punta sulla promozione. L'altro sul fatto che una collana può camminare da sola. Non è così. Serve la promozione per diffondere un certo prodotto, ma al di là dell'autore, questo è un compito che spetta alla casa editrice. Domanda: cosa ha fatto la Bonelli per pubblicizzare Adam Wild oltre alla cover speciale presentata a Lucca Comics 2014?

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    1. Risposta: nulla, assolutamente nulla, ed io credo che anche questo sia figlio di un certo modo di vedere le cose, per certi versi credo si pensi che solo perchè un fumetto porta il marchio "Sergio Bonelli Editore" debba vendersi per forza, è sempre stato così ed ora è difficile capire che il mondo è cambiato e bisogna fare a spintoni per farsi largo nelle edicole, come dappertutto del resto...il contesto storico del fumetto è obiettivamente accattivante ma mal sviluppato e AW a mio avviso si rende antipatico fin da subito, il viso alla Errol Flynn me lo rende supponente e non ho potuto fare a meno di pensare dove il caro Adam trovasse il tempo per curare quei "baffetti" cha sanno tanto di ridicolo e poco adatti ad una persona che scorrazza in mezzo alla giungla, o quantomeno dovrebbe; non condivido la VS. opinione sui contenuti non rivolti alla generalità, mi riesce difficile credere che un Editore di fumetti non tenti di accalappiare tutti ma si accontenti del misero branco che ha sotto gli occhi, se lo fa, meglio che cambi mestiere ma a parte questo è il senso di deja vu che stona, a questo AW manca solo il costume da supereroe; sono invece d'accordo con lo stigmatizzare entrambi gli autori, credo FB, non ho account lì, condizioni anche i comportamenti lo sto studiando da un punto di vista professionale utilizzando account Universitari e sono impressionata dalla facilità con cui anche menti brillanti ed aperte possano tristemente accartocciarsi su se stesse, il mio parere è che entrambi gli autori cercassero "Il grido della folla" Manfredi soprattutto, incensato per secoli, io direi sopravvalutato, all'improvviso qualcuno "osa" criticarlo, impensabile per il suo ego e la sua reazione isterica ne è la diretta, logica e prevedibile conseguenza, si, l'isterismo infantile di un bambino a cui è stato tolto il giocattolo preferito, trovo questo modo di fare non solo poco professionale ma socialmente deplorevole, da evitare

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