lunedì 9 novembre 2015

L'UOMO RAGNO N. 636! LA MEGA-RECENSIONE! CONWAY E DAVID RIPORTANO IN AUGE LA SERIE DI SPIDER-MAN!!!

Da quando la collana quindicinale dell'Uomo Ragno sta proponendo il ciclo di Amazing Spider-Man scritto dal veterano Gerry Conway il livello delle testata è iniziato a salire toccando vette che il deludente ciclo di Dan Slott, che dal 2008 sta distruggendo il mitico personaggio creato da Lee e Ditko nel 1962, aveva fatto dimenticare. La storia incentrata sulla corruzione nella città di New York con le bande della malavita che si fanno la guerra per spartirsi il territorio controllato da Lapide non è il massimo che ci si potrebbe aspettare da una storia di Spidey eppure proprio il paragone con le storie quasi inutili di Slott rende quelle di un Conway stanco e rassegnato qualcosa che vale la pena leggere. I buoni disegni del messicano Carlo Barberi fanno il resto. Delle buone prospettive, dinamicità con chiari tentativi di guardare all'arte di Angel Medina. Barberi ha lavorato molto sulle varie serie di Deadpool accendendo su di lui la luce dei riflettori. Spidey funge quasi da comparsa, ma la sceneggiatura di Conway è ottima. Una qualità che tanti presunti scrittori di fumetti in Italia dovrebbero apprendere. Orfani di talento, passano il loro tempo su Facebook per cercare l'attenzione di capra-fan che a loro volta vedono in loro comodi poli di attrazione della loro frustrazione. Orfani di molte cose, soprattutto di quella qualità che vorrebbero possedere, ma non hanno. La prova è arrivata dai premi Gran Guinigi di Lucca Comics 2015. Il premio di miglior scrittore è andato al bravo Robert Kirkman per la felicità di Alberto G. Ciccarelli, deus-ex-machina della Saldapress, che per ora detiene le licenze di pubblicazione delle serie Skybound. E mentre dalle parti di Reggio Emilia festeggiavano, i cosiddetti scrittori erano su Facebook a farsi coraggio tra loro, schiumando rabbia da tutti i pori con il sostegno dei capra-fan di turno. Il secondo ottimo motivo per leggere la serie dell'Uomo Ragno in questo momento si chiama Spider-Man 2099! Non la mitica serie che David scriveva nel 1992, ma in confronto al misero ciarpame che ora viene pubblicato in America, l'attuale Uomo Ragno 2099 vale oro! Un oro del razzo, come direbbe il buon Miguel O'Hara, ma sempre di oro si tratta! La storia sa del classicissimo sapore marvelliano. Il protagonista aiuta una ragazza malata con le medicine che nella sua epoca futura sono di comune utilizzo. Poi la ragazza si trasforma in un mostro orribile!
 

Sullo sfondo la trama del Maestro, che ha parlato di un futuro che sarà distruttivo se la Alchemax vincerà un appalto per la creazione di una nuova prigione per super-umani. Il team-up con Spidey è gustoso e ricorda bei momenti di un'epoca passata. Quella di una Marvel di grande qualità con storie piene di motivi di interesse. Il pubblico attuale, preda di ignoranza, non le capirebbe. In America lo hanno capito e danno in pasto ciò che la bocca dei fan riesce a mandare giù. La terza storia dell'albo apre il buco nero. Non riusciamo a capire perché la redazione Panini abbia scelto Spider-Woman come terza collana del giornalino di Spidey, ma le storie improntate sulla nuova vita di Jessica Drew rappresentano lo specchio di ciò che è oggi la Marvel, una casa editrice con un target di lettori di età infantile. L'idea di base è buona. Qualcuno ha rapito i familiari dei criminali e li ricatta, costringendoli a compiere missioni all'apparenza normali. Jessica riesce ad arrivare alla fonte, ma il tutto viene rovinato dal solito sviluppo comprensibile alle menti più deboli. La quarta storia è la seconda metà dell'episodio di Superior Foes del numero precedente. Quattro risate o un sorriso forzato. Una pacca sulla spalla dello scrittore (!) Nick Spencer con l'augurio che farà meglio la prossima volta. Non che abbia fatto meglio di lui lo scrittore della succitata Spider-Woman. Dennis Hopeless sa che non può alzare l'asticella dei contenuti della storia. I destinatari sono i bambini. Cerca di risollevare il morale del lettore classico con qualche battuta e dialoghi serrati. Non ci riesce e conferma quello che tutti pensano: da quando la Marvel è stata acquistata dalla Disney i destinatari delle storie sono i bambini. Delude il supervisore Massimiliano Brighel, che si occupa di questo lavoro da 25 anni. Una volta i collaboratori di Lupoi erano più severi nel giudizio delle storie. Ora i giudizi non si vedono più. E si continua ad indicare dati falsi negli editoriali. Brighel sa bene che la prima apparizione italiana dei Duri risale all'Uomo Ragno ed. Corno n. 9 dell'agosto 1970 e allora perché negli editoriali scrive che la prima apparizione italiana risale a Marvel Masterworks: Spider-Man n. 1 dell'aprile 2007? Forse per agevolare i lettori che vogliono reperire le storie in ristampe recenti? E allora perché non scrive chiaramente che quel volume del 2007 è solo l'ennesima ristampa? Kristoffer Barmen.

2 commenti:

  1. la questione di voler segnalare la prima apparizione di un personaggio non nella prima uscita italiana quanto nell'ultima edizione di quella storia, è già stata spiegata più volte. panini ha dato ordine che di fare questo in maniera tale di invitare qualche lettore ad acquistare un volume che, molto facilmente, lo ha pubblicato panini stessa. ricordiamoci che brighel ha sempre svolto bene il suo lavoro di curatore editoriale. nel corso degli anni sono state l'esigenze dell'editore ad aver limitato\eliminato le note, non la volontà dei curatori. un esempio? sull'enciclopedia marvel di spider man, nell'edizione americana non veniva segnalata la prima apparizione id nessun personaggio. è stato brighel a volerla inserire nell'edizione italiana e, solo dopo aver subito alcuni rifiuti da parte della marvel usa. alla fine sono convenuti (anche lì) a mettere l'ultima edizione italiana dell'albo dove appariva per la prima volta quel determinato personaggio.

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    1. Non ci risulta che spiegazioni di sorta siano arrivate. Prendiamo atto, invece, che la Panini seguita a pubblicare dati errati, sviando i lettori indotti a credere, alla luce dell'uso dell'espressione "Prima Apparizione Italiana", che l'albo in cui è apparso per la prima volta un personaggio corrisponda effettivamente alla pubblicazione Panini citata! Che l'editore modenese voglia indirizzare il pubblico verso i suoi albi è cosa comprensibile. Che lo faccia indicando (in maniera errata) che la prima apparizione di questo o di quel personaggio risalta ad una loro pubblicazione non è giustificabile. Siamo in presenza di un dato sbagliato o per meglio dire falso, che ingenera il rischio di fuorviare i lettori nella scelta di acquisto. E questo è abbastanza sorprendente, visto che Brighel cura la serie dell'Uomo Ragno da 25 anni. Nella serie URC della Star Comics citava perfettamente gli albi Corno in cui le prime apparizioni italiane si concretizzavano. Quindi, ci stupiamo che oggi la Panini attribuisca a sue pubblicazioni dei meriti (cioè le pubblicazioni con le prime apparizioni italiane dei personaggi) che non ha e non può avere.

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