lunedì 21 dicembre 2015

DOPO ADAM WILD E LUKAS CHIUDONO ANCHE LE MINI-MINISERIE BONELLI! LETTORI IN CALO PERENNE PER TUTTI

Le notizie della chiusura di Adam Wild, che avverrà con il numero 26 in uscita tra nove mesi e della chiusura di Lukas, che come programmato si concluderà con il numero 24 in uscita a febbraio 2016, non sono le uniche che in questo periodo finale del 2015 chiudono una annata difficile per la casa editrice milanese. Dal forum di Comicus apprendiamo che il progetto delle mini-miniserie Bonelli si ferma qui con la conclusione di Hellnoir. La fonte è l'utente Kento, che nel messaggio del 24-12-2015, ore 14:12, scrive: A febbraio ci sarà una pausa, immagino, per il cartonato di Tex illustrato da Stano. Comunque, nel corso del 2016 si tornerà all'antico, con le mini miniserie pubblicate in volumoni. Il progetto era partito una decina di mesi fa con l'intento di catturare nuovi lettori. Consapevoli della impossibilità di mantenere nelle edicole serie dalla durata indefinita e preso atto del fallimento della formula delle mini o maxiserie, si era ben pensato di lanciare storie della durata di 3 numeri puntando su autori di qualità. Una moda sperimentata con successo dalla Marvel Comics, che in casa Bonelli pensavano potesse adattarsi al mercato italiano. Errore clamoroso. Il mercato italiano è diverso da quello italiano. Chissà se la direttiva è partita dalla Panini Comics, con cui i rapporti sono sempre più stretti, ma sta di fatto che dopo tre miniserie si sarà preso atto del basso gradimento dei lettori, decidendo quindi di chiudere con il progetto. Come precisa Kento nel messaggio di cui sopra, le storie saranno ristrutturate e presentate in volumi singoli sul modello di quelli lanciati in questi anni come Dragonero, Sighma, Mohican e altre. Uno stop che induce a pensare che le vendite dei volumi siano state basse. Forse molto meno di 20.000 copie, che secondo Gianfranco Manfredi costituisce la nuova soglia di sicurezza alla Bonelli. Lo aveva rivelato di recente lo scrittore milanese in un post sul suo profilo Facebook, commentando la notizia della chiusura di Adam Wild. La situazione del mercato è molto fluida. Ci chiediamo, quindi, se le storie pensate come miniserie appariranno davvero in volumi singoli o se il progetto verrà del tutto cancellato come noi riteniamo. E per pensarlo abbiamo molti argomenti.
 

In primis, la difficile situazione del mercato dei fumetti. Non c'è spazio per nuove serie regolari e i fallimenti di Adam Wild e Lukas fanno pensare che non c'è spazio nemmeno per le maxiserie di 12-24 numeri. Le serie regolari perdono lettori costantemente anno dopo anno, come aveva precisato Marcheselli in una intervista lo scorso anno. Ecco il Link. Dichiarazioni confermate quest'anno in una intervista di Serra, che ha parlato di crollo delle vendite. Ecco il Link. E dello stesso Manfredi che a luglio, in una intervista concessa a Comicus. Ecco il Link, in cui ha sottolineato la difficoltà di conservare i lettori su una collana di nuova uscita. Tutte dichiarazioni che portano in un'unica direzione: il mercato è in crisi nera e dai segnali che arrivano dagli editori come chiusure e/o interruzioni di serie, non sembra che la situazione sia destinata a migliorare. Ciò dimostra che investire nel settore del fumetto, in questo momento, è follia per chiunque. Per potenziali investitori, ma soprattutto per i lettori attratti dai vantaggi del mercato dell'usato, dove un albo della Bonelli vale 0,50 euro e un albo Panini circa 1,00 euro. La Bonelli ci ha provato, ma dopo il flop del rilancio di Dylan Dog, il flop del progetto Orfani, che doveva aprire tutta una sezione di collane a colori su un modello marvelliano, sono arrivati i fallimenti delle maxiserie e ora delle miniserie. Ecco cosa ha dichiarato Manfredi a Comicus sui dati di vendita delle nuove serie: si fatica a mantenere l'affezione dei lettori sul piano dei numeri. Su periodi più lunghi magari si possono verificare dei rialzi, ma la tendenza generale è al calo. Poi informa che la situazione non è delle migliori nemmeno in Serbia, un Paese storicamente attento alle proposte Bonelli: Del resto mi diceva anche un editore serbo (sono stato là nei giorni scorsi) che anche da loro quando esce una serie nuova, i lettori si informano: quanto durerà? Essi non lo chiedono perché sperano che duri tanto, ma perché comprensibilmente calcolano quanto gli toccherà sborsare per collezionarla tutta. Se allora 20.000 copie è la nuova soglia di sicurezza, quante altre serie si apprestano a chiudere come Adam Wild? Il 2016 non mancherà di rivelare sorprese e altre serie saluteranno i lettori. Al Plano.

6 commenti:

  1. è possibile ipotizzare che esista un nesso tra il crollo delle vendite a fumetti e il calo demografico che sta vivendo l'italia?

    http://www.repubblica.it/economia/2015/06/15/news/italia_sempre_piu_vecchia_crollo_delle_nascite_e_eta_media_44_4_anni-116905758/

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  2. Certo. E possiamo aggiungere il mancato ricambio generazionale. Il fenomeno investe quelle testate storiche come Tex o Zagor che negli anni hanno visto costantemente ridurre il loro parco lettori. Trent'anni fa Zagor vendeva 200.000 copie. Oggi ne vende circa 30.000.

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  3. @ Luca Rivara: solo molto marginalmente.
    Il problema non è tanto il fatto che ci sono "materialmente" meno lettori (non è vero, in Italia ci sono più abitanti di 40/50 anni fa) ma il fatto che - rispetto a 40/50 anni fa - c'è un pluralismo di offerte che prima non c'era: manga e comics su tutti.
    Se qualcuno obietta che c'era la Corno negli anni Settanta, è vero ma era un fenomeno iniziale, che faceva fatica a portar via lettori alla Bonelli (che presentava un prodotto diverso). Oggi la gente spende da altre parti (appunto manga e comics, che attraggono di più).

    Il problema della Bonelli - da vecchio fanzinaro anni Ottanta glielo scrivevamo dieci volte l'anno - è che continua a fare lo stesso identico prodotto di 40/50 anni fa: sono passate 2 generazioni (che sono anche di più, in termini non anagrafici) senza rendersi conto di quanto il mondo sia cambiato. E' una stagnazione tutta italiana, che si può estendere alle fiction Tv e al cinema: finiti i grandi registi del dopoguerra e degli anni '60 e '70, si continuano a raccontare le microstorie borghesi, sempre uguali, sempre intrise di sentimentalismi, tutte uguali, che si prendono tutte sul serio… con la sensazione che i Monicelli e i Risi siano ahimè passati invano.

    Tornando alla Bonelli: dov'è finita la "nuova linea editoriale" di Dylan Dog?… Tre anni che ne parlano e si è tradotta nel mandare in pensione Bloch (tra l'altro, si vede più di prima). Dove sarebbe la "nuova linea di Zagor? come può un adolescente di questi anni appassionarsi - col massimo rispetto - alle copertine di Ferri o alle storie di Burattini?…
    Parliamo di Tex?… un paio di anni fa mi misi a leggere una storia della Nuova Ristampa: ad un certo punto mi resi conto che quella storia l'avevo appena letta… infatti era più o meno, la stessa storia del Tex inedito mensile di un mese prima…. ma tra la Nuova Ristampa e Tex c'erano 25 anni di differenza, ma non si vedevano…
    L'unico personaggio moderno, il vero antieroe, Mister No, l'hanno chiuso….. era l'unico su cui potevano re-investire e ricostruire…

    Mi dispiace moltissimo per Manfredi: sa raccontare come pochi ed è perfino un autore originale, che dal classicismo della sua avventura trova sempre nuovi spunti (l'inarrivabile Magico Vento, Shangai Devil, Adam Wild) ma lì è sprecato… non c'è un progetto d'insieme, non c'è una capacità di analizzare il target e trovare nuove soluzioni. Non c'è mai stato e il calo - dopo Dylan Dog (che ormai ha 30 anni) era palesemente previsto e ipotizzabile.
    Un esempio su tutti: vanno avanti a ristampe…. può un quindicenne di oggi prendere una storia di Zagor di 40 anni fa? e il vecchio lettore, perchè dovrebbe riprenderla, se ormai ce l'ha in tutte le salse?…. Parafrasando: non chiedetevi cosa il target può fare per voi, ma cosa voi potete fare x il target… una buona volta.

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  4. Perdonaci, ma non vediamo questa pluralità di offerta, che, secondo noi, si è impoverita come qualità e quantità rispetto a 20-30 anni fa. Oggi c'è un monopolista di fatto (la Panini) e una società consorella (la Bonelli) che controllano il 95% del mercato. Dove la vedi questa pluralità di offerta?
    Sul fatto che l'offerta della Bonelli soffra di vecchiaia siamo d'accordo. Continuano a proporre serie ambientate in epoche storiche sconosciute quando il lettore, di storia soprattutto, è ignorante.
    La nuova linea editoriale di Dylan Dog si è rivelato un bluff. Molti ci sono cascati.
    Su Manfredi abbiamo detto parecchio. Manfredi nel 1975 cantava "liberiamo i prigionieri politici"! Tex, che scriverà il mese prossimo, non lo avrebbe mai accettato. I prigionieri politici lui li avrebbe impiccati.

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  5. Non sei lontano dalla mia analisi, visto che l'hai detta tu, la pluralità di offerta: il mercato è diviso tra Panini (non saprei nemmeno quantificare le uscite mensili) e Bonelli (metà delle sue uscite sono ristampe).
    Ti par poco? Alla faccia… ricorda che Panini ha pure Disney e manga vari… sommale, e vedrai che la "quantità" è sempre notevole: la carta continua a riempire scaffali e mostre.
    Il resto che non è serialità, è un oceano di singole edizioni, innumerevoli, rispetto a qualche decennio fa: avete di certe ben presenti le fumetterie fine anni Ottanta (quelle che c'erano) e quelle odierne.
    Però le tasche degli adolescenti non sono certo più gonfie di allora: se spendono da una parte, non spendono dall'altra. Aggiungiamo tutte le "spese vive" che un giovane di oggi ha quasi di default (smartphone, abbonamenti vari), tutte cose che un tempo non c'erano e che oggigiorno "devi" avere. La tasca è sempre quella.
    Ma non diamo la colpa al "calo demografico" (rispondevo a Rivara su quello).

    30 anni fa non era così, se permetti, la Bonelli di allora aveva un monopolio pressoché assoluto: poteva tenere in gestazione anni un personaggio mediocre (Nathan Never) e trasformare in evento la sua uscita (ricordo Lucca '91, i prezzi del numero Zero e così via): oggi la Bonelli procede a tentativi e ricicli, ma è "ammalata" di vecchiaia da 25-30 anni, non da oggi.
    Con la chiusura di Mister No (2006) e Magico Vento (2010) la Bonelli ha messo per quel che mi riguarda una bella pietra tombale sulla "qualità".

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  6. Quello che 20-30 anni fa era diviso tra più editori, oggi è nelle mani di due editori. L'offerta come quantità non è cambiata, mentre la domanda è crollata. All'inizio degli anni novanta la Bonelli poteva contare su due corazzate come Dylan Dog e Nathan Never, mentre sul fronte americano c'erano tantissime novità. Oggi non è più così. E Panini e Bonelli accusano evidenti difficoltà.

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