martedì 22 dicembre 2015

BONELLI: 2015! UN ANNO DIFFICILE TRA CHIUSURE, LA CRISI DI ORFANI E IL FLOP DEL RILANCIO DI DYLAN DOG!!

In Italia i dati di vendita delle serie a fumetti sono segreti e salvo qualche caso particolare, non vengono mai divulgati. La ragione principale di questo strano fenomeno risiede nei piccoli numeri che li caratterizzano. Si passa dalle poche migliaia di copie di un albo Marvel alle poche centinaia di un albo DC. Robetta se paragonata ai numeri della Bonelli che, nonostante la crisi, tiene botta. Tex e Dylan Dog mantengono la barca a galla, ma sotto la situazione è difficile, tanto che la casa milanese oggi non è più in grado di lanciare nuove serie regolari sul mercato. Si punta solo su mini o maxiserie. Agli scrittori si chiede di realizzare una ventina di storie e se le cose vanno bene si continua, altrimenti si chiude. Così è stato per Lukas e Adam Wild, che chiuderanno nel 2016. Per ora si mantiene a galla Dragonero, ma chissà. La crisi non ha ancora sprigionato tutto il suo potere distruttivo. Le speranze di godersi lo spettacolo di nuove chiusure con annessi piagnistei degli autori sui social network non sono ancora perdute. I dati di vendita non sono poi così tanto segreti. Durante le fiere gli addetti ne parlano senza problemi. E se in questa sede potessimo citare tutte le voci che abbiamo ascoltato, verrebbero i capelli bianchi a tante persone. Della chiusura di Saguaro, ad esempio, si parlava già due anni fa! Saguaro ha chiuso nell'aprile 2015, ma il suo destino era segnato dal 2013. In rete bisognava far finta di niente e se possibile smentire o attaccare chi ne parlava. Gli autori dovevano lanciare segnali di ottimismo, ma la produzione delle storie era già ferma. Stesso discorso per Magico Vento. La collana di Manfredi ha chiuso nel 2010, ma nel 2008 la sua chiusura non era un segreto per nessuno. Esiste un fascino sottile, quasi sadico nell'essere testimoni della chiusura di una collana. Il fenomeno diventa dilagante nei periodi di grandi crisi economiche. E se gli autori sono antipatici perché nelle loro uscite pubbliche hanno fatto manifestazione di arroganza, tanto meglio. La pietà viene riservata per altri. Invece, nella dimensione internettiana quando una serie chiude sembra quasi che sia obbligatorio lanciare messaggi di costernazione. Quanto mi dispiace! Era una bella serie! Già, ma dov'eri quando ammuffiva in edicola? Ero nel gruppo Facebook e ne parlavo bene! E perché non la compravi? Perché non mi piaceva! Il ragionamento non fa una grinza. Che dici? Non ti rendi conto che tanti disegnatori resteranno senza lavoro? Ah, già! Ora che mi ci fai pensare, non me ne frega un cazzo. Su dai, non dirai sul serio? Si, dico sul serio. Non lo avrei pagato nemmeno mezzo centesimo. Questo accade nelle discussioni private, tanto per capirci quelle che dall'esterno non si possono leggere. Ma tu non sei quello che difendeva tanto il? Si, ma sai, è figo parlare bene di. Ah, vabbè, contento tu. Ma così non prendi per il anche gli autori? E tu credi che loro non lo sappiano? O pensi che qualcuno sano di mente si metterebbe a perdere tempo su FB per un giornaletto? A proposito, lo sai che potrebbe chiudere anche. No! Non mi dire! Si, lo sto già facendo. Allora sei un sadico. No, è che non me ne frega un cazzo. I fumetti buoni, quelli si che non chiudono. Lo sai, no? E così per Batman, ha mai chiuso, secondo te? No, parliamo di Batman, micacazzi. Vuoi dire che non dovrei prendere per il culo Frank Miller? No, ma anche se lo facessi e Miller venisse mandato a fare in culo, Batman continuerebbe ad uscire. Lo sai quanti cazzi di milioni ci fanno con il personaggio? Cazzo, Batman non è un misero giornaletto come Deadpool o Devil. Questo è uno stralcio di conversazione privata prelevato da un gruppo di watch-dog americani. Quelli che nelle discussioni intervengono per difendere un personaggio, una testata, un autore o un disegnatore attaccando, insultando, stalkeggiando i fan critici. Poi ci si mettono di mezzo gli asslicker, una brutta specie. Sono quelli che vogliono diventare autori, disegnatori, copertinisti, ecc. Leccano, leccano, ogni giorno, festivi compresi, nella speranza che il water che leccano si accorga di loro e prenda in considerazione i loro lavori. Qualcuno è riuscito anche a farsi affidare qualche lavoro, ma nella migliore delle ipotesi è finito a lavorare per qualche indipendente di serie Z. E poi, rimasto con le chiappe per terra, è tornato a fare l'asslicker.


In Italia il fenomeno è diffuso. I gruppi di discussione dei personaggi bonelliani ne sono pieni. Watch-dog e asslicker non mancano. Si riconoscono spesso per la pubblicazione di immagini o stralci di storie e sperano, attraverso insulti ai lettori critici, di essere contrattualizzati. Se non fossero dei disperati con difficoltà ad uscire dalla vita adolescenziale, si renderebbero conto dei danni che fanno a loro stessi. Il problema della Bonelli, in questo momento, è la crisi economica e una dilagante concorrenza di altri mezzi di intrattenimento. Il cellulare è uno di questi. La prima preoccupazione di un potenziale lettore è spendere 10 euro al mese per ricaricare la promozione che gli garantisce qui due giga di dati con cui può chattare con i suoi amici, scambiarsi video divertenti o corteggiare qualche ragazza. Sono i primi dieci euro che vanno via senza che i fumetti siano in qualche modo presi in considerazione. Poi c'è l'abbigliamento. Il potenziale lettore non deve vestire come uno sfigato. Abiti alla moda e tra pochi giorni ci sono i saldi. Poi c'è la tv! I personaggi dei fumetti sono popolari serie televisive. C'è Netflix e chi ha bisogno di leggere le assurde storie scritte da Waid sulla collana a fumetti? C'è Flash, Lanterna Verde, Batman, Supergirl, Devil, Harley Quinn, ecc. Ci sono i mega-film Marvel sui Vendicatori, Capitan America, Iron Man, Hulk, ecc. Cosa se ne fanno i potenziali lettori dei fumetti? Non siamo più negli anni settanta quando un fan qualsiasi passava il suo tempo libero a ricopiare brani di sceneggiatura presi dai fumetti Corno anziché a corteggiare ragazze e oggi occupa un ruolo di noto addetto ai lavori e noto per la difesa dei diritti dei gay. Magari è omosessuale anche lui e andava in visibilio nell'ammirare la muscolatura di Hulk sulla mitica collana Hulk e i Difensori! Teorie, fantasie, speculazioni. Non quelle che si trovano ad affrontare i dirigenti della Bonelli, che sono alle prese con una crisi tanto forte quanto difficile da superare. Lo ha dichiarato più volte Marcheselli nelle interviste. C'è crisi. Le vendite calano e il fenomeno riguarda tutte le collane da edicola. Lo ha detto Serra in più di una occasione. Lo ha detto pure Manfredi in alcune interviste e lo ha provato sulla sua pelle quando ha annunciato la chiusura di Adam Wild con il numero 26 che uscirà tra qualche mese. Lo sanno gli autori di Brendon, Saguaro e Lukas. E ora Morgan Lost è nel mirino. Sarà la prossima maxiserie che chiuderà per basse vendite? Quando deve vendere Morgan Lost per non chiudere? Almeno 20.000 copie. Lo ha detto Manfredi qualche giorno fa. Non si riferiva ad una serie in particolare, ma ha dichiarato che in casa Bonelli la quota 20.000 copie è quella di sicurezza. Quando le vendite calano sotto quella soglia e dopo un periodo di attenzione non si riprendono, la collana chiude. Adam Wild è l'esempio di quello che è successo. I dati dei primi 4-5 numeri saranno stati incoraggianti. Quelli dei successivi 4-5 numeri no e così è iniziato il periodo di attenzione. Sarà durato al massimo 2-3 mesi. Le vendite avranno seguitato a calare e bye bye Adam Wild. Non un buon anno per Manfredi. Critiche a non finire per le storie di Tex, chiusura della ristampa Panini di Magico Vento e chiusura di Adam Wild! Lui si consola osservando che Magic Wind esce in America per la Epicenter Comics di Igor Maricic, che un domani potrebbe essere la testa di ponte per l'asse Bonelli-Panini alla conquista del West! Le dichiarazioni di Manfredi, Serra e Marcheselli, tre pezzi da novanta della Bonelli, hanno avuto un comune denominatore: la crisi. Si vende poco. Si fanno esperimenti per capire se è possibile riattizzare la fantasia dei fan. Spingerli a comprare i loro fumetti, ma i fumetti Bonelli in bianco e nero non sono paragonabili ai mirabolanti comics americani tutti colorati, tutta azione, trame mozzafiato e storie rapide. Il lettore giovane non si avvicinerebbe mai a Tex. 114 pagine di intensa sceneggiatura e due palle grosse come i satelliti di Giove. Il lettore colto resta deliziato dalle sceneggiature di Boselli. Il fan ignorante no. Ecco che si è tentato con Orfani! Cazzo, se non ci riusciamo con una serie a colori ispirata ai videogiochi e ad atmosfere alla Mad Max, Ken il Guerriero e Halo e anche qualche atmosfera alla Stephen King.

Un fallimento totale. Tutti i temi citati sono roba anni ottanta. Chi cazzo se lo ricorda più Ken il Guerriero quando anche Dragon Ball è considerato un pezzo da museo? Oggi c'è Naruto! One-Piece! C'è l'onda di ritorno dei personaggi di Nagai! C'è la Gazzetta dello Sport che sarà ricordata negli annali per avere proposto in maniera completa tutti gli episodi di Mazinga Z e Getta Robot, compresi gli episodi inediti! C'è la Jpop che ha riproposto tutto il mondo nagaiano in eleganti volumetti, ma in casa Bonelli hanno puntato su Mister No, proponendo un volume in stile autobiografico! Ben fatto, molto curato, ma roba che può interessare il quasi sessantenne nostalgico e magari reazionario! Che errore puntare su Orfani! Un fallimento annunciato e basato sulle fantasie di chi anche se esperto dei social network ripropone di continuo temi legati alla sua giovinezza. Chi cazzo se lo fila più Star Wars quando anche il brand di 007 a stento si mantiene in piedi? E così che vogliamo conquistare il mondo dell'attenzione giovanile? Con Orfani? Quanto vende oggi Orfani? Non lo sappiamo con precisione, ma non molto. Sappiamo, però, che a metà del 2014 vendeva sulle 29.000 copie. Come lo sappiamo? Grazie a Fumettologica che pubblicò in quel periodo un articolo sulla base dei dati avuti da Davide Bonelli e Mauro Marcheselli. Qualche autore, in preda a crisi di astinenza da videogiochi, ha cercato di dimostrare che quei dati fossero falsi! Ok, sorridiamo e andiamo avanti. E facciamo un piccolo ragionamento, non troppo difficile, altrimenti i lettori d'oggi vanno in crisi. Già è difficile leggere un articolo così lungo, magari arrivare fino a questo momento è l'apoteosi ma adesso viene il bello. Dicevamo: Orfani vendeva 29.000 copie nel giugno 2014. In pubbliche interviste i suoi autori speravano di riempire il San Paolo di Napoli, uno stadio di 83.000 posti! Subito molti pensarono che quella affermazione era puramente demagogica. Vuoi riempire il San Paolo con una serie inedita in un momento di forte crisi economica? Scherzi! Ok, scherzi, mi hai fatto sorridere e magari di Orfani compro il primo numero. Così avrà pensato il giovane lettore. Poi ha scoperto che il fumetto era una versione di Halo, con un mix di generi che ha sempre odiato e con Orfani il discorso si è chiuso con il primo numero. Niente da fare. Non mi hai convinto. Vivo nel secondo decennio del nuovo secolo, non negli anni ottanta-novanta. Riprova e sarai più fortunato. Nell'intervista, l'autore e attuale curatore di Dylan Dog ha dichiarato che la serie si prestava a diversi livelli di lettura: la politica, i rapporti tra i personaggi, la fantascienza, ecc. L'intervista si concludeva con queste parole scolpite nel marmo: Sarà un successo? Dopo il numero 1 proviamo ad assestarci sopra le 50mila copie, dice Marcheselli, sarebbe un fenomeno sopra le 80mila. E Recchioni: L’ho detto agli amici: se non riempio il San Paolo mi suicido! Orfani ha fatto il suo esordio a ottobre 2013 e dopo circa 6 mesi non vendeva 80.000 o 50.000 copie, ma 29.000 copie come ci dice Fumettologica, cioè quanto una normale serie della Bonelli. Niente San Paolo riempito, al massimo si poteva aspirare a riempire lo stadio Garilli di Piacenza, sempre che la squadra locale giochi in casa e contro la Juventus. Orfani, almeno nelle intenzioni, non era considerata una normale serie Bonelli! No, altrimenti non avrebbero stanziato circa 3 milioni di euro per le prime due stagioni, come ha riferito il curatore di Dylan Dog in pubbliche interviste. Doveva essere la serie che avrebbe portato nuovi lettori alla casa editrice milanese. Quella che avrebbe ringiovanito le forze dei fan e magari avrebbe spinto qualche pivello sulle pagine di Tex o Zagor. Per fare questo, hanno puntato sul colore! Orfani, la prima serie a colori della Bonelli della storia! Ma il colore per più di 100 pagine costa e il prezzo di copertina è quasi doppio di quello di una serie Bonelli di allora. Non 2,90 euro bensì 4,50 euro! Oggi sappiamo che lo stadio San Paolo non è mai stato riempito. Di Orfani è in uscita la terza stagione e nel 2017 si chiude con la quarta. Discorso finito. Come le ambizioni di riempire il San Paolo. Una domanda: ma perché non avete puntato, per un progetto così ambizioso, su uno sceneggiatore più esperto come Tito Faraci?

Il top degli errori è stato raggiunto quando, ad un certo punto, a metà di quel fatidico 2013, hanno pensato di rilanciare Dylan Dog! Ed è lì, secondo noi, che la serie di errori non ha avuto più fine. Mettetevi comodi, perché ora entriamo nella parte più interessante dell'articolo. Se vi siete stancati, fatevi quattro passi all'aria aperta, poi tornate qui. Dylan Dog era in crisi. Non che oggi non lo sia, ma allora era in crisi nera, nerissima. Tra il 2012 e il 2014 la collana aveva perso circa 40.000 lettori. La gestione di Gualdoni, che oggi molti rimpiangono, stava causando una vera e propria emorragia di fan e interesse. Dylan Dog era considerato un fumetto anni ottanta per nostalgici, come lo era Tex per la generazione anni cinquanta-sessanta. Roba vecchia alla Dario Argento. Un horror che fa sorridere. Dalle dichiarazioni dei diretti interessati sappiamo che, ad un certo punto, Sclavi e Bonelli si sono guardati in faccia e hanno dovuto prendere le decisioni per salvare la serie. Come rilanciamo Dylan Dog? Scrivilo tu, Tiz. Il grande! No, io no. Dobbiamo puntare su qualcun altro. Ambrosini? Marzano? Chiaverotti? Magari Boselli e perché non Faraci? La nostra scelta sarebbe caduta su Boselli, che scrive una serie meravigliosa a sfondo horror come Dampyr. Invece, no. Puntiamo su uno nuovo. Uno famoso nei social per polemiche e un carattere spigoloso, ma popolare. Uno che scrive bene. Lineare, semplice, una porta aperta verso il mondo d'oggi che non ama più la lettura. Siamo sicuri che non facciamo il passo più lungo della gamba? Abbiamo Boselli, Faraci, cioè il top degli autori italiani. C'è Burattini, il deus-ex-machina di Zagor! No, qualcuno nuovo. E così la scelta è stata compiuta. Con tutto ciò che ne è conseguito e ancora oggi in essere. Per rendere le cose dolci, Sclavi sarà la mente, il motore dietro il rilancio, che sarà affidato in via esecutiva ad uno stuolo di autori giovani. Un momento, stiamo parlando di Dylan Dog, una serie che esce da quasi 30 anni. Non facciamo il passo più lungo della gamba? Forse non ti sei reso conto di quanti lettori stiamo perdendo e quanto costi mandare avanti il mondo di Dylan Dog, tra serie regolari, ristampe, volumi, ecc. Ci servono i lettori. Devono ritornare. Altrimenti, qui si chiude bottega. E Dylan Dog farà la fine di Mister No. Ok, speriamo bene. E così, a metà del 2013 viene annunciato il nuovo curatore, affiancato da un coordinatore, cioè Busatta. Al vertice lui, Sclavi, la mente. L'ispiratore. Una prima fase con il materiale concepito sotto la gestione Gualdoni perché in casa Bonelli il materiale viene preparato con un anno di anticipo. E poi verso la fine del 2014 si parte. E sono cominciati i problemi. Polemiche a non finire, alimentate dall'ondata di scarsa simpatia verso il nuovo curatore da una parte del mondo internettiano, dei forum, dei siti, ecc. Scelte discutibili. Bloch in pensione. Un nuovo ispettore, il noto Carpenter che poi si è rivelato una ameba. Una ragazza islamica cotta di Dylan. Molta politica. Molta musica rock. Una buona dose di satanismo ed esoterismo massonico. Magari mettiamo in crisi i valori cristiani. Facciamoli incazzare. Parleranno di Dylan Dog, lo attaccheranno, ma non faranno altro che darci visibilità. E il rapporto sulla rete! Via libera. Chi si incazzino, litighino, tutto fa brodo. Ci sarà sempre Dylan Dog al centro della discussione. Molti, solo per curiosità, lo compreranno. Non abbiamo alternative. La Bonelli deve tornare al vertice del fumetto italiano. Le cose non sono andate come si sperava. Purtroppo no, perché c'è stato un errore di valutazione. Parlare di qualcosa sui social non significa renderlo un oggetto di attenzione duraturo. Il mondo dei social è così. Oggi si parla di questo. Domani non se ne parla più. Di Dylan si è parlato molto tra settembre 2014 e maggio 2015. Poi il silenzio. E' probabile che in quei mesi ci sia stato un piccolo picco di vendite. Che la collana abbia stoppato la caduta libera, ma poi ha seguitato a scendere di nuovo. Quello che molti autori vanno dicendo in rete in questi giorni si riferisce a quel picco. Le cose vanno meglio, ma oggi hanno i dati di 5 mesi fa. Le nostre proiezioni si basano su altri fattori. L'attenzione sui social. Siamo convinti che chi ha comprato Dylan per curiosità 5 mesi fa, non lo abbia più comprato.

Nei mesi successivi l'avvicinarsi del numero 350 abbia spinto molti a concludere con questa uscita. E così sarà avvenuto. Il fronte dylaniato si è diviso tra due fazioni. Pro e contro il nuovo curatore. La seconda ha mollato la collana in attesa che l'attuale curatore sia allontanato. Loro dicono che le cose vanno meglio, che se non fosse così avrebbero cambiato, ma chi ci dice che, in realtà, non abbiano già deciso di cambiare e che tra qualche mese annunceranno il nuovo che dirigerà Dylan nel 2017? E' possibile che il fronte si ricompatterà, ma sarà impossibile riportare Dylan Dog al livello di una volta. Dylan era figlio dei suoi tempi e quei tempi sono finiti. Si potrebbe fare il parallelo con Batman, che esce dal 1939, ma Batman non vende più come un tempo. Poi è arrivato Frank Miller e Batman è risorto. A Dylan Dog manca un Frank Miller? Chissà perché in casa Bonelli non hanno pensato di puntare su uno straniero. Uno scrittore americano o europeo. Il problema della casa editrice alla fine di questo 2015 non è solo Dylan Dog e il flop del rilancio. Dalle circa 112.000 copie del 2014 come riferito da Fumettologica, si è passati alle 100.000 copie del 2015 come riferito dal regista di un documentario sulla vita di Sclavi. Dodicimila lettori persi in un anno. Un disastro. Sarà una coincidenza, ma da quando Fumettologica ha pubblicato i dati, non abbiamo più avuto punti di riferimento per le vendite. Solo pochi accenni nel mare magnum delle dichiarazioni degli autori. Noi siamo convinti che oggi Dylan venda meno di 100.000 copie, che sono sempre tante ma nel futuro seguiterà a perdere lettori. E le scelte discutibili di questi mesi non hanno fatto altro che gettare benzina sul fuoco, convincendo altri a mollare. Nella notte di Natale c'è stato l'ennesimo battibecco tra curatore e lettori, che, secondo noi, avrà spinto altri lettori a mollare Dylan in attesa che arrivino cambiamenti. Il problema della Bonelli non è solo Dylan Dog, ma un sistema di produzione dei fumetti antidiluviano. Le storie che leggiamo oggi sono state realizzate almeno un anno fa. Ciò che è ora in produzione uscirà in edicola nel 2017! Questo sistema stronca ogni possibilità di realizzare un fumetto su un tema attuale. Il fumetto uscirà quando il tema non è più attuale. Il problema non si avverte molto per Tex, le cui storie sono ambientate negli anni ottanta del secolo XIX o di Zagor, che risalgono a qualche decennio prima. Ma per tutti gli altri! Gli autori si lamentano. Partecipare ad un progetto significa vederlo, come minimo, dopo due anni, se tutto va bene. Ma un progetto potrebbe restare sulla carta o subire ritardi. Come sta accadendo per Martin Mysterè. A Lucca Comics 2014 si disse che il progetto avrebbe visto la luce quest'anno. A Lucca Comics 2015 l'avvio è stato rinviato di un altro anno. Se ne riparla a Lucca Comics 2016! E i lettori si sono stufati. Nel 2014 Martin Mystere vendeva 20.000 copie secondo i dati diffusi da Fumettologica. E se come dice Manfredi in questi giorni in casa Bonelli la soglia di una sicurezza di una collana è di 20.000 copie, partendo dal presupposto che le vendite di MM sono calate ancora dal 2014 ad oggi, ne dobbiamo dedurre che MM oggi vende meno di 20.000 copie. Se non è ancora stato chiuso è solo perché si tratta di una serie storica, altrimenti avrebbe seguito la sorte di Adam Wild. In una intervista ad un sito bosniaco, Castelli parlò di un embargo! Cosa abbia voluto dire non lo sappiamo. Sappiamo, però, che di rilancio di MM non si parla da nessuna parte. Oggi come oggi è facile capire se e quando una testata rischia di chiudere. I disegnatori sono quelli che se ne accorgono prima. Dall'editore arriva lo stop. Le sceneggiature sulle quali state lavorando sono le ultime. Poi si chiude. Qualcuno non ci sta e diffonde la notizia a qualche amico, che ne parla sui forum o sui social network. Così è stato per Adam Wild. La notizia arrivò su Comicus grazie all'utente Cisio86. Si cercò di smentirla, poi arrivò la conferma di Manfredi. Adam chiude per basse vendite. La collana è scesa sotto quota 20.000 copie. Stop. Chi chiuderà nel 2016? Oltre al citato Adam Wild, sappiamo che Lukas non proseguirà oltre il n. 24. Dubbi ci sono per Martin Mysterè, Le Storie e chissà che qualche ristampa possa salutarci. Dimitri Temnov.

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