venerdì 1 gennaio 2016

DYLAN DOG N. 352! MEGA-RECENSIONE! INIZIO LENTO MA POI IL BENE TRIONFA! UN BRAVO A SERGIO CAVALETTO

Il numero 350 di Dylan Dog si è rivelato una piccola oasi nel deserto e come pensavamo i numeri successivi sarebbero presto ritornati ai livelli non eccelsi di quelli precedenti. Così è stato per il numero 351, che abbiamo recensito qualche settimana fa e oggi per questo numero 352. Si continua a scendere senza sosta, dando l'idea di un pozzo senza fondo in cui Dylan Dog è precipitato da quando è iniziata la nuova gestione della collana oltre due anni fa. Un disastro in termini di risultati se il fine che i vertici della casa editrice e dello stesso creatore del personaggio, Tiziano Sclavi, era quello di riportare la serie in auge, non solo come vendite. Obiettivi falliti su tutta la linea e anche questo numero sfortunato rivela le criticità già evidenziate negli scorsi episodi. Si va dagli aspetti negativi a quelli molto negativi, lambendo e poi superando il confine di quelli disastrosi. A questo punto, cominciamo a chiederci se esista ancora una supervisione della collana. Il continuo calo qualitativo e gli enormi errori gestionali, non solo di comunicazione con i lettori, ci fanno pensare che non ci sia più una cura attenta, se mai vi è stata in considerazione delle enormi critiche che essa ha generato sulla rete e non. Al di là degli aspetti relativi alla struttura delle storie, alla scarsa attenzione riservata alla loro costruzione e alle trame semplicistiche, ai non eccelsi disegni tranne quelli visti in una manciata di episodi e con la sola eccezione delle storie scritte direttamente dal curatore, ci è parso che quasi tutte le avventure di Dylan Dog sembrino progetti rifiutati della passata gestione. O idee non portate avanti in quel periodo, come suggeriscono alcuni elementi intravisti, anche in questo episodio, in cui un plot stentato e senza filo logico, spezzettato e privo di collegamento, sembra essere stato costruito per riempire 96 pagine. Se a questi elementi negativi aggiungiamo i costanti riferimenti anticristiani ed esoterico-massonici a sfondo satanista, i ripetuti attacchi ai valori della famiglia, i non pochi velati accenni al comunismo e gli omaggi, se così li possiamo definire, a sonorità, musiche e pezzi cantati da band riconosciute come appartenenti al filone del rock satanico, il giudizio complessivo del rilancio non può che essere negativo. Il culmine è stato raggiunto proprio con il numero scorso, il 351, in cui per dichiarazione espressa del suo curatore, la storia è stata dedicata ad un pezzo dei Led Zeppelin, Houses of the Holy, la cui cover è stata al centro di polemiche satanistiche. L'immagine mostrava, infatti, bambini nudi e biondi che strisciavano verso un altare pagano in quello che sembrava chiaramente un rito satanico. Proprio il satanismo viene associato spesso alla massoneria come rivela un interessante articolo in cui questi elementi vengono spiegati o un altro ancora più esplicito di padre Paolo Siano, un grosso esperto di questo settore. Scrive: Dal 1738 e fino ad oggi la Santa Sede afferma l'incompatibilità tra l'essere cattolico e l'essere massone poiché nella Loggia si riscontrano indifferentismo, naturalismo, relativismo, ed altro ancora. Gli studi del Centro San Giorgio sono forieri di altre rivelazioni, che rimandiamo al lettore approfondire grazie ai nostri link. Le copertine, fin dall'inizio del rilancio, sono state ricche di questi riferimenti, espliciti e non. Anche la cover del numero 352 non è stata da meno. In generale, secondo il nostro giudizio, molti degli elementi negativi della struttura delle storie possono essere riconducibili alla scarsa esperienza di molti degli autori coinvolti nel progetto. Quasi tutti, infatti, sono esordienti assoluti sulle pagine del mensile inedito dylaniato. E non è chiaro fino a che punto essi abbiano studiato con attenzione il carattere storico del personaggio vista la lontananza rispetto a quello classico sclaviano. Nelle dichiarazioni ufficiali degli autori abbiano appreso che la mente dietro il rilancio sarebbe proprio lui, il noto Tiziano Sclavi, mentre agli altri, curatore, compreso, sarebbero stati affidati compiti esecutivi. Una versione alla quale molti lettori, temendo di essere stati traditi nelle premesse di Dylan Dog da quello che figura come il suo ideatore, non hanno creduto. E allora è stata una idea di Sclavi il pensionamento dell'ispettore Bloch, forse la scelta più discutibile della nuova gestione o ancora l'introduzione di due personaggi fortemente irritanti come Rania, musulmana ansiosa di mischiare il suo sangue infedele con quello di Dylan e l'ispettore Tyron Carpenter, che richiama l'idea del poliziotto nero e iroso di cult movie americani basati sulla violenza? Sarà, ma anche noi abbiamo difficoltà a credere ad una versione del genere. Forse dietro vi è l'obiettivo di scaricare sul creatore gli eventuali giudizi negativi? Non lo crediamo. Sta di fatto che Sclavi non figura più come direttore responsabile della collana dal numero 345, ora sostituito dal Graziano Frediani, che scrive gli editoriali di Tex. Un gesto simbolico dietro il quale molti lettori attenti hanno visto una lontananza di Sclavi dalla collana e dalle sue sorti. Come creatore del personaggio, egli percepisce i ricavi derivanti dai diritti, che la casa editrice è obbligata a pagargli periodicamente. Passando alla storia sono molte le cose da dire, per la verità. Ma questa lunga premessa è stata necessaria per avere una idea chiara di come oggi, secondo noi e molti altri lettori, la crisi abbia investito direttamente la serie di Dylan Dog. Mettetevi comodi. Iniziamo.
 

La cover come le altre del rilancio che l'hanno preceduta si presenta ricca di significati esoterici. Si vede il viso di un Dylan Dog nelle mani di qualcuno intento a conficcargli un oggetto con una punta in un occhio. Quello sinistro è chiuso. Il destro è tenuto aperto a forza dalla mano di un vecchio che vuole accecarlo. Impedirgli di vedere quello che si dipana davanti a lui. A noi ha dato l'impressione simbolica di chi vuole impedire la conoscenza ed inviti, senza mezzi termini, a chiudere gli occhi. Se non li chiudi tu, te li chiudiamo noi. Dylan ha paura. Gocce di sudore scendono copiose dal suo viso. Questa immagine non è contenuta in una scena della storia. E quindi, se la nostra ipotesi fosse acclarata, dobbiamo pensare che essa era diretta ad una storia molto diversa da quella raccontata con scene che non sono state realizzate. Le labbra di Dylan sono riprese dal basso. L'autore, Angelo Stano, mette in evidenza la loro carnosità come tipiche di quelle a cui altri artisti si sono ispirati. Se Dylan Dog è stato ripreso dalle fattezze dell'attore omosessuale inglese Rupert Everett, allora forse le labbra carnose e gonfie indicano una femminilità innata anche nel personaggio. Dylan Dog ha dimostrato di non essere gay, visto e considerato che in 28 anni di storie ha avuto rapporti con molte donne. Da quando è iniziato il rilancio, però, questo aspetto, come molti altri, è stato messo in discussione. Dylan Dog è omosessuale o bisessuale? Ha, quindi, una sessualità deviata? Nel numero 342 scritto dal curatore è emerso che Dylan non ha mai amato alcuna donna! Non crede nell'amore e molti hanno visto in questa sua manifestazione la confessione di qualche forma latente di deviazione sessuale. Per lui l'amore è solo carnalità. Anche a non associarvi necessariamente una velata espressione di omosessualità, si può scorgere in questa dichiarazione l'idea di una fuga dall'amore e dai sentimenti cristiani? Dylan Dog è sempre stato considerato un fumetto di sinistra, come di sinistra è Sclavi, ma gli accenni politici si sono arricchiti da quando il rilancio è iniziato. Il culmine degli omaggi al comunismo è stato toccato nel numero 339, in cui il protagonista della storia era un leader delle masse operaie inglesi del XIX secolo! In quella storia, in cui vengono evocati tumulti operai a Londra, Dylan ammette di comprendere le lagnanze delle masse vessate! E alla fine Bloch dichiarerà che l'Inghilterra è stata costruita sul sangue. Una menzogna storica. Gli elementi anticristiani che si notano nelle storie di Dylan Dog richiamano quelli spesso citati negli articoli sugli studi massonici. Il pezzo del Centro San Giorgio rivela che: la Massoneria, infatti, copia simboli e riti da tutte le tradizioni, se ne impossessa e le mischia, cambiandone il vero significato originale. Detto questo, secondo gli gnostici, il male non viene dall'uomo, ma dal mondo divino, da un dio cattivo, Yahwéh probabilmente, che con la materia avrebbe imprigionato l'uomo, in origine puro e spirituale come gli angeli o come Satana, godendo delle sue sofferenze, sofferenze che nascono, appunto, dalla coscienza di essere inferiore a Dio. Rifiutano in entrambi i casi la procreazione. Infatti, secondo loro, Dio avrebbe esortato gli uomini a crescere e moltiplicarsi solo per perpetuarne l'odio e l'infelicità su questa Terra. Da qui l'astinenza forzata, il rifiuto del matrimonio, l'aborto, l'uso di contraccettivi, la sodomia, la pedofilia, ecc. Nel suo giuramento l'adepto massonico dichiara che non rivelerà mai i segreti che gli saranno svelati a pena di vedersi tagliata la gola, strappato il cuore e la lingua e lacerate le viscere. Gli editoriali rivelano una sorpresa! Non si tratta di veri e propri editoriali. Ci sono tre pezzi, firmati dal curatore, da Sclavi e da Busatta che salutano il loro amico, Mauro Marcheselli, che è andato in pensione! Può anche andare bene, ma perché ignorare del tutto la storia, a cui non si accenna per niente, come se fosse qualcosa di così trascurabile da non menzionarla neppure. Una storia senza un perché realizzata da quattro disegnatori! Un fatto più unico che raro su queste pagine e che certo non permette di affermare che la cura della collana sia poi così attenta. Se le storie vengono preparate con più di un anno di anticipo, perché non si è fatto in modo di affidare le tavole ad un unico artista? Ciò farebbe pensare che la storia sia stata concepita in fretta e furia per riempire uno spazio di pubblicazione. In America si chiamano fill-in i racconti che la casa editrice tira fuori dal cassetto quando qualche autore è in ritardo con le consegne. E' questo il caso della storia di Dylan Dog di questo mese? Torniamo agli editoriali. Tre testimonianze di saluto a Mauro Marcheselli, che lascia l'incarico di numero 2 di Bonelli, quello di direttore editoriale. In sostanza, il curatore dei curatori, l'editor degli editori se volessimo usare termini americani. Sui motivi che hanno spinto Marcheselli a lasciare ci siamo intrattenuti in questo articolo e a esso rimandiamo. Il nuovo numero 2 è Michele Masiero, antico collaboratore di Lupoi sulle pagine di Star Magazine negli anni 1990-91.

Il primo a parlare è lui, Tiziano Sclavi, che secondo le dichiarazioni degli autori del rilancio, è la mente dietro le nuove storie. Si arroga il diritto di essere stato lui a caldeggiare l'assunzione di Marcheselli in Bonelli nel 1986! E' così caro il riferimento di Sclavi, che definisce Marcheselli la mamma di Dylan Dog. Che dire in proposito? Sclavi è arrivato in Bonelli soltanto quattro anni prima, nel 1982. Al suo attivo aveva una manciata di storie di Zagor, Mister No e Martin Mystere. Pochi sanno che il creatore di Ken Parker, uno dei personaggi più di sinistra della storia dei fumetti in Italia, è stato lui, anche se il soggetto era di Berardi. Sclavi dichiara che Marcheselli è il suo migliore amico e che ora avrà molto tempo per venire a trovarlo. In sostanza, come se avesse voluto dire che ora è fuori dalla Bonelli come lui, almeno dal centro di potere dietro le storie pubblicate. Poi tocca al curatore parlare. Lodi sperticate continue e tanto amore verso colui che più di ogni altro lo ha voluto alla Bonelli. Sul web abbiamo pescato un articolo interessante in cui proprio Marcheselli parla del curatore. Egli dice infatti: Ho sempre espresso le mie perplessità sulla massiccia e quasi bulimica esposizione mediatica di Roberto e l’ho sempre considerata più un fatto negativo che positivo per il suo attuale ruolo di curatore dylaniano. Ma ciò non toglie che sarà sempre libero di comportarsi come meglio crede. E poi dopo: La Casa editrice risponde solo di quello che Roberto scrive sugli albi da noi pubblicati. In sostanza, Marcheselli dice che non ha mai visto di buon occhio l'esposizione in rete del curatore e che pertanto, poiché chi parla molto in rete genera polemiche e divisioni, l'editore risponde solo di quello che il curatore scrive sugli albi di Dylan Dog o di altri della casa editrice. Come se avesse voluto dire che noi rispondiamo solo quando scrive sui nostri albi o riviste. Del resto non rispondiamo. Eppure gli editoriali del numero 344 in cui il curatore affermò che i critici del rilancio erano dei nostalgici reazionari è stato approvato dalla casa editrice! Un modo come un altro per dire che la Bonelli non è interessata alle polemiche. Ognuno può dire ciò che vuole in rete. Noi rispondiamo solo di quello che lui scrive sui nostri albi. Del resto non ci interessa. L'articolo riporta la risposta del curatore: Che è un modo per ribadire la naturale libertà di espressione e pensiero che mi viene garantita dalla casa editrice e l’altrettanto ovvia distanza che la casa editrice deve avere nei confronti di quelle che sono opinioni personali di un suo collaboratore. Che sia così è piuttosto naturale. Accade in tutte le realtà editoriali in cui il rapporto tra azienda e autore è solo di collaborazione. Ma è anche un modo per chiamarsi fuori dalle polemiche, specie quando si tratta di persone che sono presenti in rete e assumono posizioni divisive come l'attuale curatore che ha tagliato in due il mondo dylaniato. Ma di questo ne parleremo in un'altra occasione. Il tema è molto caldo. La Bonelli è una casa editrice e per andare avanti deve vendere fumetti. Ovvio che non ci sia soddisfazione se una fetta di lettori si allontana come potenziali consumatori dei suoi prodotti a causa di prese di posizione del curatore che non sono piaciute. Ogni lettore che viene attaccato in rete diventa un ex-lettore. Un lettore in meno, una piccola entrata in meno che l'azienda deve sopportare. E da quando è iniziato il rilancio di polemiche divisive ce ne sono state fin troppe, tanto che molti aspettano solo che arrivi un nuovo curatore per riavvicinarsi a Dylan Dog. Ma della storia non si parla. Niente. Nemmeno una parola. E' importante pubblicare i saluti a Marcheselli, ma della storia ospitata in questo numero 352 non si parla. Non si ritiene opportuno farlo. Quasi come se vi fosse l'intenzione di non farlo, cogliendosi l'occasione del pensionamento di Marcheselli. E qualcuno ha ironizzato sul fatto che dopo Bloch, se n'è andato in pensione anche lui. La storia di questo numero è scritta da Andrea Cavaletto, qui alla terza storia dell'Indagatore dell'Incubo. Prima si era visto solo sul numero 327 del novembre 2013 e prima ancora sul numero 294 del febbraio 2011. Come chi lo ha preceduto in questo rilancio, un esordiente o quasi, con poca esperienza sulle pagine dylaniate. Non è il caso di Luigi Piccatto, che ha realizzato 32 storie di Dylan Dog. Uno stile che a noi non è mai piaciuto gran che, ma sono gusti personali. Sta di fatto, però, che è la prima volta dal 1986 che una storia di Dylan Dog viene disegnata da quattro persone! Non era mai accaduto prima! E ciò fa pensare che dietro questa scelta possa celarsi difficoltà di tipo organizzative che hanno indotto a costruire una storia assemblandola con idee poco connesse e disegni affidati a quattro artisti per fare presto. E' solo una nostra ipotesi, che magari poteva essere chiarita dagli editoriali, ma come detto prima, in essi non si parla della storia. Nessun elemento può essere tratto, se non il silenzio sulla questione. E gli altri tre artisti? Di Giulia Massaglia questo è il primo albo dylaniato, come come di Renato Riccio e Matteo Santaniello.

Solo una coincidenza? Noi ci chiediamo perché la casa editrice sia stata costretta a ricorrere a quattro mani per realizzare una storia, secondo noi, trascurabile da ogni punto di vista. Una buona idea di fondo non approfondita, appena accennata. Forse Cavaletto aveva in mente uno sviluppo più interessante e non lo mettiamo in dubbio, ma bisognava fare presto e uscire con un albo che denota frettolosità nella realizzazione. Come ora vedremo. Santaniello e Riccio sono apparsi in una storia ospitata sul Maxi Old Boy n. 22 dell'ottobre 2014 insieme a Piccatto su testi di Mignacco. E tutti sanno che sull'Old Boy, per dichiarazione espressa del curatore, vengono pubblicate storie recuperate della vecchia gestione. Della Massaglia, invece, prima di questo numero 352 di Dylan Dog non si trova niente. Ma ora passiamo alle storie. A pagina 1 si legge una scritta in latino su una stilografica: sine sole sileo. In italiano significa Senza il sole sono muto. La si trova spesso sulle meridiane e di recente è stata scelta come nome dell'orologio solare più preciso al mondo sorto in Engadina. Al di là di riferimenti agli orologi e all'idea della precisione, non è difficile cogliere in questa affermazione un chiaro simbolo massonico. Senza il sole sono muto, ma a quale sole ci si riferisce, in realtà? Al sole in generale o al sole inteso come simbolo del culto massonico? Il sole richiama molto da vicino l'occhio; il Sole adempie in molte antiche tradizioni alle funzioni di eroe (che discende ogni sera nel regno degli Inferi e ne esce ogni giorno vittorioso) e di guida dell'anima umana nell'aldilà. Sullo stemma della Gran Loggia d'Italia il sole è raffigurato sul lato destro della piramide. La frase Senza il sole sono muto si riferisce forse all'angelo portatore di luce, cioè Lucifero? Potrebbe essere questa una valida spiegazione. Senza il sole sono muto come se si volesse dire che senza quella Luce io non esisto. Né posso parlare. Senza il sole, cioè senza l'ispirazione del portatore di Luce, io non parlo. Sole e luna nella filosofia massonica indicano il significato degli opposti. Ciò che indicherebbe una ispirazione satanica della massoneria o di alcune sue correnti deviate. La parola sileo significa anche percorso. Per cui il significato dell'espressione potrebbe essere anche quello di un percorso di luce senza il quale io non esisto, né ho alcuna direzione. E' la luce che indica il mio percorso, ma di quale percorso stiamo parlando? Quello di una setta satanica? Siccome parliamo di una storia di Dylan Dog questa non appare una ipotesi del tutto peregrina. Siamo negli studi della McNeal e Associati di un certo notaio Calloway, che sta per certificare un atto di trasferimento di una antica proprietà, quella di Mooncaster Manor! Che coincidenza! Mooncaster contiene la parola Moon, cioè Luna, che nella simbologia massonica indica l'opposto del Sole! Al di là di questo gioco di parole, forse voluto dall'autore, i coniugi Goldfinch diventano proprietari del maniero. Calloway è un collezionista di penne stilografiche, quella del Sine sole sileo è la più preziosa, così importante da non separarsene mai. La porta sempre con se. Come se fosse l'unica fonte della sua Luce. Calloway è un massone satanista? La penna è stata infusa di energia negativa in conseguenza di un rito satanico? Qualche giorno dopo, Dylan viene invitato da Diane, sua antica fiamma e attuale moglie di Goldfinch per l'inaugurazione della casa. E' notte e Dylan si sta recando a Mooncaster Manor. Per strada nota una figura umana, che poi sparisce. Un tocco horror che richiama le storie di fantasmi che popolano i racconti di autisti inglesi nelle notte nebbiose della brughiera sul versante più esposto del Dartmoor. Dylan si è immaginato tutto? Non proprio, come dopo vedremo. A Mooncaster Manor c'è aria di festa. Diane è raggiante. Ammette di non avere mai dimenticato Dylan Dog. Si baciano sulla bocca a pagina 13! Come può una donna sposata baciare un altro uomo? Dylan le dice di calmarsi. La gente guarda, ma lei ribadisce che quella è l'aristocrazia, una categoria moralmente corrotta dove queste cose sono si ordinarie. Lei dice che sono tutti felicemente fedifraghi, cioè infedeli. Ma infedeli verso chi? La Luce della scritta sulla penna. Infedeli verso il percorso della Luce? A Mooncaster Manor è in atto un raduno di una setta che si è allontanata dalla Luce? Se è così, la punizione avverrà presto e guai a chi non ne prenderà esempio. Non è il caso di Dylan, lui è fedele alla sua parola. Lo dice a pagina 15. Ma si riferisce solo alla Parola o anche alla Luce? Ci ha suggerito l'idea che lui volesse ribadire alla sua antica fiamma che lui è diverso da loro. Lui segue la Luce, altrimenti senza di essa sarebbe muto. Diane vuole una consulenza da Dylan. Pensa che Mooncaster Manor sia stregato. Dylan fa al caso suo. Libererà la casa dagli spiriti maligni? Non ci sembra che Dylan sia un esorcista o un ghostbusters! A pagina 19 compare Violet, giovane figlia dei Goldfinch. Era già nata quando i suoi genitori si sono sposati. Anche la parola Goldfinch è foriera di significati esoterici. Vediamo quali sono.

Gold significa oro e Finch significa passero. Un uccello che vola verso il Sole, la luce senza la quale esso sarebbe muto ed ecco che torna di nuovo la dicitura di cui parlavamo poco prima. L'uccello come lo spirito che vola verso la fonte luciferina, che tende verso essa e non verso Dio. Il passero è associato a Venere e alla Notte. E se Venere in alcune tradizioni viene indicato con significati luciferini forse non si tratta di una pura coincidenza. Il passero simboleggia la libertà dalle costrizioni e dai legami troppo stretti. L'idea di chi vuole svincolarsi dalle catene della morale. A pagina 20 Diane afferma che Violet è ancora minorenne. Lo dice perché ha visto lo sguardo di Dylan che la seguiva mentre usciva. Come se avesse voluto metterlo in riga: cosa vai a pensare? E' solo una bambina. Dylan si giustifica subito. Non stava pensando alle sue forme, ma mentiva. A pagina 24 inizia l'incubo. Dylan si sveglia o sta sognando ancora? In camera sua entra Violet. Indossa solo un capo intimo trasparente. Sotto è completamente nuda. Vuole avere un rapporto sessuale con Dylan! Ma come è possibile se lei è una minorenne? Non si può, la legge lo vieta. Eppure se è un sogno è anche una fantasia del Dylan Dog nuovo corso! Diane se n'era accorta a pagina 15 guardando l'espressione di Dylan! Nel sogno però Violet si rivela un demone che vorrebbe divorarlo. Divorare la sua anima perduta. Ma è stato davvero un sogno? Dylan si sveglia in preda al panico! Un incubo, ma non avrebbe dovuto spaventarsi tanto. Lui agli incubi è abituato. Eppure stavolta ha avuto tanta paura. Ma paura del demone o di se stesso, delle innominabili pulsioni che ha provato mentre dormiva? Poi inizia l'incubo. Quello vero. Violet è davanti a lui. Con il capetto intimo come nel sogno, ma è morta. Qualcuno l'ha uccisa. Perché? E perché dormiva con indosso quel capo sexi? Dylan esce dalla stanza. Si imbatte in Diane, uccisa anche lei e la pagina dopo in Mark, folle omicida. Lo aggredisce. Dylan riporta una ferita grave alla gola, che quasi lo stronca, ma ad essere ucciso è Mark. Cosa è successo quella notte a Mooncaster Manor? Diane aveva alluso al fatto che la casa potesse essere stregata. Il giorno dopo Dylan si risveglia all'ospedale di Carlisle accudito da Bloch e Groucho. Che cosa è successo? Il giardiniere lo aveva ritrovato e chiamato aiuto. Mooncaster Manor è di nuovo in vendita su richiesta degli eredi Goldfinch. Dylan vuole vederci chiaro e va a far visita al vecchio proprietario, lord Mooncaster in persona. Un vecchio inacidito in conflitto con il mondo e quella che è stata la sua vita. Attribuisce la decadenza che lo ha colpito al fatto che i suoi figli gli hanno dilapidato la ricchezza! Ma è veramente colpa dei figli o della cattiva educazione che il vecchio gli ha dato? A pagina 38 lui non crede che i figli si mettono al mondo per amore. E così nega l'amore che c'è dietro la creazione. Dio ha creato l'uomo con tanto di quell'amore che oggi l'uomo è in grado di creare come il Signore Dio. E' simile a Dio in questo. Ma il vecchio inacidito non lo ha capito. Peccato. Il messaggio anticristiano, però, traspare dalle pagine della storia. La storia prende una piega diversa. Facciamo la conoscenza di Anne e Juri, che insieme ad altri amici hanno messo su una officina. L'acquisto è stato certificato sempre dal notaio Calloway. Anne avverte che qualcosa non va. Ha strane visioni di mostri e demoni. Un giorno si verifica l'incubo. L'officina esplode e Anne, unica sopravvissuta, ha l'impressione di avere visto tra le fiamme un demone. E' Dylan che la salva. Ora gli è tutto chiaro, ma in realtà il lettore lo aveva capito dalla prima pagina! Il nodo del mistero è il notaio Calloway e la sua penna maledetta. A pagina 59 lui dice che la penna è come la bacchetta del mago. All'inizio abbiamo sostenuto che forse Calloway è un massone. E infatti a pagina 60 afferma che preferirebbe essere mutilato piuttosto che cedere la penna. Essa simboleggia la fede massonica che nessuno degli adepti può lasciare pena, come recita il suindicato giuramento? Un avviso per chi, qualora abbandonasse, si esporrebbe a conseguenze terribili? Massoneria come mezzo per raggiungere il potere? Prima del notaio, la penna è appartenuta a un certo Cunningham, che fino a quando ha posseduto la penna ha visto la gloria, poi caduto in disgrazia. Chi gliel'aveva data ha affermato che avrebbe raggiunto il potere, ma in cambio avrebbe dovuto compiere scelte terribili (pagina 71). La storia è alla fine. Dopo che si è consumata l'ennesima tragedia ereditaria, Dylan e Anne si recando da Calloway per il confronto finale. La penna è maledetta o è maledetto chi la usa? Con una spiegazione artificiosa, Calloway giustifica le sue azioni con il fatto che dalle tragedie deriveranno conseguenze positive! E' quello che i suoi compagni gli hanno fatto credere? L'epilogo è tragico. Il notaio precipita dalla finestra. In basso tentacoli lo aspettano. La sua anima era già perduta, ma avrebbe potuto salvarsi se solo avesse voluto. Una storia un po' confusa con un ottimo finale. Un Bravo ad Andrea Cavaletto. Gabriel Piazza.

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