mercoledì 13 gennaio 2016

TEX N. 663! LA MEGA-RECENSIONE! NON C'E' VIA DI SCAMPO PER IL NEVEQUAYA E I SUOI ASSASSINI COMANCHES!

Questo numero di Tex si apre con una bella copertina di Claudio Villa in cui un indiano dall'espressione diabolica piomba dal tetto su Tex scoprendo un cielo azzurro. Il trionfo del bene sul male. Tex è il personaggio a fumetti più venduto in Italia. Al secondo posto c'è Diabolik della storica casa editrice Astorina. Al terzo posto, un po' staccato, c'è un Dylan Dog in totale disfacimento. Tex è il simbolo della casa editrice milanese e da un punto di vista politico si può collocare a destra. Duro, rigido, rispettoso della legge e della giustizia. Tex è il simbolo dell'ordine contro l'anarchia che la sinistra vorrebbe spargere nel mondo. Per queste ragioni è anche il fumetto che ovunque presentato segna il successo. Nei tradizionali editoriali firmati da Graziano Frediani a pagina 4 si sottolinea il grande successo di Tex come volumi venduti in libreria. Tex è un personaggio di tale impatto che quando nel 2007 la Bonelli lanciò l'iniziativa della ristampa a colori sui quotidiani  nessuno dubitava del successo della iniziativa. Un successo di proporzioni straordinarie, come scrive il Frediani nell'articolo citato. Ben 256 numeri di cui l'unica pecca è l'abbinamento a quotidiani di sinistra come l'Espresso e Repubblica di Carlo De Benedetti. La Bonelli ha cercato di lanciare altri personaggi con la medesima formula. Una collezione storica a colori è stata lanciata per Zagor, la seconda storica collana dell'editore milanese. Nel 2012 esce, sempre in abbinamento all'Espresso, la Collezione Storica a Colori di Zagor. 186 numeri che hanno ristampato quasi tutto il materiale zagoriano uscito finora. Ci hanno provato anche con Dylan Dog, ma è andata molto male. In una intervista rilasciata a Fumettologica il 16 giugno 2014, l'ex-direttore editoriale Mauro Marcheselli dichiarava: Zagor si è difeso ottimamente, visto che la serie doveva essere di 30 numeri e arriveremo al 143 (e non è detto che ci si fermi lì…). Attualmente vende intorno alle 13.000 copie settimanali. Dylan Dog, invece, non è andato bene. Ha chiuso intorno alle 8.000 copie, nel quadro dei 50 volumi previsti. Tex Gold è partito bene, e si è assestato sopra le 40.000 copie settimanali. Una ristampa a colori di Dylan Dog che vende appena 8.000 copie è una miseria. Da allora nessuna iniziativa è stata ripresentata per il disfatto Indagatore dell'Incubo, tranne una ristampa dei Color Fest in volumetti brossurati su un quotidiano di cui in casa Bonelli si guardano bene da rivelare i dati di vendita. Bonelli ha capito che deve insistere con Tex e qualche giorno fa ha fatto il suo esordio in edicola la collana Le grandi storie di Tex sempre in abbinamento a Repubblica ed Espresso. Non una ristampa cronologica bensì una raccolta delle storie più importanti. In fondo alla pagina si richiama l'attenzione dei lettori su Morgan Lost, una nuova serie della Bonelli scritta da Claudio Chiaverotti. Il personaggio è stato al centro di alcune polemiche in queste prime settimane a causa delle forti somiglianze con Nightwing, uno storico personaggio della DC Comics e per gli scenari delle storie che sembrano ispirate a Gotham City, la città di Batman. Cosa c'entri Morgan Lost con Tex e perché l'editore ha deciso di citarlo all'interno degli editoriali di Aquila della Notte è un mistero. Difficilmente questa serie andrà avanti per molti mesi in edicola come è stato per Adam Wild. E ora veniamo alla storia di oggi, che riprende gli eventi narrati nella storia del mese scorso. Una storia un po' debole nella struttura rispetto alle perle.
 

Un gruppo di indiani diabolici, i comanches, guidati dal malefico Nevequaya assalta un drappello di soldati e si impadronisce di un prezioso carico di armi che usano per seminare il terrore  nella regione. La storia ci è sembrata molto semplice nella sua costruzione. Non una trama caratterizzata da diversi elementi narrativi combinati, ma un lungo inseguimento di questi assassini e Tex che cerca di fermarli. Una storia dai toni molto militari. Tex prende il comando delle operazioni e scalza Haider. Un soggetto molto debole quello concepito da Luca Barbieri, appena salvato dalle sceneggiature di un Tito Faraci in piena forma. I disegni del maestro Maurizio Dotti completano un quadro comunque all'altezza della tradizione texiana. Tex in veste di comandante in capo, il duce supremo della spedizione. E per i diabolici indiani votati alla venerazione dei loro satanici idoli non c'è più scampo. L'azione domina la scena. Chi è appassionato di film western avrà avuto pane per i suoi denti in questa storia. Le prime pagine mostrano la difesa di Tex in una città fantasma lungo il tragitto. Un primo gruppo di indiani tenta l'assalto per saggiare la tenuta delle linee difensive. Vengono respinti in un mare di sangue. Le perdite nelle forze di Tex sono minime. Tra i feriti c'è anche Kit Willer, suo figlio. La rabbia del ranger arriva ai massimi livelli. Gli indiani vanno sterminati. Tutti, nessuno escluso. In modo che simile feccia sia cancellata per sempre dalla faccia della terra. Indiani che, se ancora esistenti, non avrebbero difficoltà ad abbracciare il socialismo come fede politica stante la loro corruzione morale. Tex sa che non può resistere molto. I suoi nemici sono superiori in numero e vanno attaccati, magari di sorpresa. E il loro capo, il Nevequaya, eliminato in un atto supremo di giustizia. Ed eccoli li, ai bordi di un fiume, mentre i cani si leccano le ferite. Hanno catturato un gruppo di donne. Tex sa che la loro salvezza ha la precedenza. Una sortita notturna ottiene l'effetto desiderato. Le donne sono liberate e assicurate al gruppo di Kit Carson che si allontana. Tex e gli altri resta. Deve ultimare la missione: la distruzione totale dei comanches assassini. Li attira lontani dalle loro linee fortificate. Nel deserto. Tex e gli altri si attestano su alcune alture. Da lì potranno resistere per ore e tentare di annientare i nemici. Al grido di cani bianchi, gli assassini indiani si gettano all'assalto, ma vengono respinti. Lo scopo di Tex è decimarli mentre loro tentato i loro sterili assalti. A pagina 92 arriva la svolta. In lontananza il suono delle trombe indica l'arrivo dell'esercito degli Stati Uniti, le giubbe azzurre! Gli indiani sono presi dal panico. Non gli resta che una fuga disordinata. I poveretti non immaginano di essere stati ingannati! Erano gli altri membri del gruppo di Tex che si sono finti soldati Usa. Da lontano non si distinguevano ma il suono delle trombe è stato sufficiente. Tex si getta al loro inseguimento. Vuole prendere Nevequaya, il loro capo indiano che ha osato ferire suo figlio Kit. Mentre gli altri criminali si danno alla fuga, Tex è solo davanti al suo nemico dopo che gli ha ucciso il cavallo. Fermo e buono, serpente, dice Tex. Non userà la pistola per ucciderlo. Getta l'arma e mette mano la pugnale. Nevequaya accetta la sfida. Il fendente finale arriva a pagina 111. Una storia tutto sommato di buon livello. Nella prossima avventura in uscita il 6 febbraio Tex sarà impegnato sulle vette innevate del Colorado su testi di Faraci e disegni di Nespolino. Sven Blomqvist.

2 commenti:

  1. Questa storia di Tex non mi è sembrata granchè, è molto semplice, lineare e piuttosto prevedibile. E' curioso che ultimamente si presentino gli indiani come cattivi totali, lo si è visto anche nella storia di Wasape, il "guerriero immortale". I disegni sono buoni, ma i personaggi sono piuttosto grezzi dal punto di vista psicologico, allo stesso modo del bestiale bastone di Nevequaya (una roba da Mad Max più che altro). Il fatto di indicare gli indiani come "diabolici" e alle prese coi "satanici idoli" è una indicazione piuttosto estrema, anche se in effetti sono rappresentati così nella storia (di "satanici idoli" non c'è traccia nella storia, anche se le azioni degli indiani non sono di certo angeliche). E nella realtà alcune cose "sataniche " gli indiani reali le facevano, tipo la danza del sole (in cui era facilissimo schiattare), i sacrifici umani con tanto di tortura e la schiavitù. Riguardo a Tex che è un comandante, sì, in genere Tex lo è sempre, ma qui manca la sua ironia bonelliana: Tex è serio fino allo spasimo, appiattendo così la narrazione.

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  2. Il livello delle storie di Tex si abbassa quando non le scrive Boselli. In questo caso, una trama poco strutturata è parsa rivitalizzata da una robusta dose di azione.

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