giovedì 18 febbraio 2016

DYLAN DOG: L'INCREDIBILE RETROSCENA DEL PROGETTO SCLAVIANO DI RILANCIO E LA PARTE BUONA DELLA RETE

La notizia diffusa in questi giorni secondo cui Tiziano Sclavi tornerà a scrivere una storia di Dylan Dog (ancora non è dato sapere se sulla serie regolare o su un albo speciale) ha scatenato l'entusiasmo dei lettori dylaniati. Un entusiasmo che avrebbe un senso logico se il creatore del personaggio, rimasto lontano dalle sue dinamiche editoriali, fosse tornato per salvarlo dal disastroso rilancio di questi ultimi due anni. Ma così non è per il semplice motivo che Tiziano Sclavi non è mai stato lontano da Dylan Dog. Anche se in questi ultimi tempi le critiche si sono addensate sul curatore, tutte le novità che hanno, secondo molti, devastato il personaggio sono farina del sacco di Sclavi. Agli autori venuti dopo il giugno 2013 è stato affidato il compito di eseguirle. Di trasformarle in storie a fumetti e se, nella maggior parte dei casi, ne è venuto fuori un pastrocchio esagerato, non fa differenza. Sclavi gode ancora della fiducia dei lettori. Una fiducia mista ad ignoranza che malcela un dato di fatto: se il rilancio di Dylan è stato un fiasco e le idee su cui è stato realizzato sono di Sclavi, allora la responsabilità del fiasco è di Sclavi. E' stato tutto farina del suo sacco? Non ci riferiamo all'assurdo pensionamento di Bloch, all'introduzione di un nemico inutile o al cellulare. Scelte che fanno sorridere e riflettono il grado di ignoranza dei lettori a cui esse sono destinate. Gli altri elementi narrativi visti nelle storie, tra cui satanismo, esoterismo, socialismo e riferimenti alla massoneria sono sempre farina del suo sacco? Questi elementi si ritrovavano spesso nelle storie di John Doe e forse questo può rappresentare un elemento per tracciare una linea di demarcazione tra le novità di derivazione sclaviana e quelle spurie (non meno catastrofiche delle prime).
 

Una storia che descrive la deriva a sinistra della collana è quella intitolata Anarchia nel Regno Unito, ospitata sul numero 339 del novembre 2014. Poi, dopo la storia del numero 341 in cui ha fatto finora la sua unica apparizione John Ghost, sono venuti a galla i riferimenti esoterici e gli omaggi ai simbolismi satanici contenuti in opere musicali. Sullo sfondo storie che presentavano pochi elementi narrativi e spunti di riflessione. Avventure destinate ad un pubblico giovane e forse per questo pregne di certi simbolismi in grado di attecchire in cervelli immaturi dei fan dylaniati come quelli delle amebe coglionazze. Tiziano Sclavi è una figura complessa. Problemi di depressione e alcolismo hanno segnato la sua esistenza e il parto della sua fantasia, Dylan Dog, realizzato mettendo insieme elementi tratti da altre opere, ne costituisce l'esempio. Una figura priva di originalità servita per inscenare un horror in cui non era difficile intravedere i tormenti della persona. Da un lato, la delusione per uno sviluppo sociale lontano dalle proprie aspirazione. Dall'altro, un progressivo allontanamento dagli ideali nefasti del socialismo che in parte potrebbe spiegare le scelte autodistruttive di questi mesi. Se il rilancio di Dylan Dog è farina del sacco di Sclavi, è corretto concludere che in esso si celi il desiderio distruggere ciò che è stato creato prima? E ora il ritorno in presa diretta. Come il colpo finale ad un antico progetto. Gli sviluppi ci diranno se abbiamo ragione a pensarla così. I lettori sono prontissimi a distruggere la nuova storia se sarà inferiore alle originarie. Se sarà di poco inferiore alle attese, sarà l'armageddon dylaniato. E a quel punto nessuno potrà salvare Dylan Dog, che si avvierà al suo cammino finale.
 
Tiziano Sclavi distruggerà Dylan Dog con questo suo ritorno? Vediamo come è iniziato tutto, attingendo alle fonti del mondo dylaniato. Un articolo comparso su Craven Road del 21 maggio 2013 precisa questo: E’ di dominio pubblico la nuova carica di Roberto Recchioni come curatore di Dylan Dog. In una conferenza di presentazione dell’albo della Bao Publishing ha confermato che questo progetto di rinnovamento, che alcuni autori hanno chiamato impropriamente Dylan Dog 2.0 anche se la stessa definizione di 2.0 in ambito informatico è già vecchia,  è partito da Tiziano Sclavi. Conferma, così, che il progetto di rilancio è partito da Sclavi. Solo da lui. Anche se non ci crediamo del tutto. Dylan Dog è pubblicato dalla Bonelli ed è probabile che in virtù del crollo delle vendite che c'è stato tra il 2010 e il 2013, l'editore abbia spinto sul creatore per correre ai ripari. Come a dire: o aggiusti le cose o si chiude. Sempre su Sclavi il citato pezzo continua: Infuriato dalle numerose proteste dei lettori e di alcuni autori sull’andamento qualitativo di Dylan Dog, Tiziano Sclavi ha indetto una riunione con tutti gli autori per discuterne seriamente. Alla riunione però alla fine vengono invitati soltanto Paola Barbato e Roberto Recchioni. Tiziano Sclavi quindi, in due fogli scritti a mano, spiega come deve essere scritta una storia di Dylan Dog e come non deve essere scritta. Niente più horror adolescenziale, vampiri giovani e cose simili. Una riunione a due con la Barbato e l'attuale curatore? La cosa strana è che fino a quel momento, l'attuale curatore aveva scritto solo tre storie di Dylan Dog, mentre la Barbato ventisei! E gli altri autori di gran rilievo come Medda, Ruju, Marzano per citare solo alcuni, perché non furono invitati alla riunione?
 
Vorremmo leggere quei due fogli scritti a mano (se esistono davvero) per capire cosa T. Sclavi aveva ideato per confrontarlo con quello che è venuto dopo. Per verificare se vi sia corrispondenza. Continua l'articolo: Roberto Recchioni quindi viene investito della nuova carica. Giovanni Gualdoni rimane in redazione anche se il nome probabilmente non figurerà. Non si sa se nel tamburino dei prossimi albi verrà scritto il nome del curatore. Dylan Dog infatti cambierà anche formato grafico. Non ci sarà l’horror club, conoscendo Rrobe forse verranno messi contenuti extra, ma questa è soltanto una mia ipotesi. Forse verrà indicato come responsabile Mauro Marcheselli, o addirittura Tiziano Sclavi anche se Sclavi oltre a queste indicazioni iniziali non parteciperà ai cambiamenti. Almeno per ora. Oggi sappiamo che Tiziano Sclavi ha figurato sugli albi come supervisore di testi e sceneggiatura. Che è comparso il nome dell'attuale curatore, di Busatta come coordinatore. Insomma, Sclavi ha sempre seguito da vicino il rilancio, indicando i principi base cui gli altri si sarebbero attenuti. E' stato davvero così o il progetto è cambiato in corso d'opera? E perché invitare solo l'attuale curatore e la Barbato ad una riunione così importante? L'articolo cita poi un particolare incredibile: Roberto Recchioni e Paola Barbato riediteranno le cinquanta storie già pronte e che usciranno da qui a un paio di anni per renderle compatibili con i cambiamenti in atto. In pratica, tutte le storie viste tra il luglio 2013 ad oggi sarebbero state modificate dai due autori! Questo spiega, in parte, perché alcune avventure sono sembrate tagliuzzate, prive di collegamento in alcune parti e con pochi collegamenti come la storia Mai più ispettore Bloch.
 
Poi l'affondo finale: Tiz ci mette il nome, ma il contenuto no. Il contenuto sarebbero le nuove storie che hanno fatto arrabbiare tanto i lettori, generando dopo le prime risposte arroganti sulla rete una nuova fuga da parte dei fan in attesa che la collana risulti affidata ad una nuova gestione. In un articolo comparso su Fumetto d'Autore si afferma: La scelta di sollevare Gualdoni e quella di insediare Roberto sono entrambe di Tiziano Sclavi. Che la serie avesse dei problemi si sa e Tiziano ha deciso di intervenire operando dei cambiamenti. A conferma del lavoro di rimaneggiamento delle storie già pronte dice la Barbato: Tiziano ha richiesto una serie di cambiamenti che implicano una coerenza tra tutti gli albi già pronti ed è un grosso lavoro. L'intervistatore chiede poi alla Barbato se tutte le novità sono farina del sacco di Sclavi e lei risponde: Tutte scelte di Tiziano Sclavi. L'articolo riporta affermazioni dell'attuale curatore che, intervenendo sul suo profilo FB, avrebbe smentito il contenuto dell'articolo di Craven Road: il pezzo apparso su Craven Road contiene poche verità e molte gravi imprecisioni. In sostanza, l'attuale curatore smentisce la Barbato, che a sua volta riporta le parole di Sclavi! O forse magari quelle notizie dovevano rimanere riservate e si è cercato, in modo bislacco, di porvi rimedio, smentendo in parte ciò che era stato già reso pubblico. Ma se la Barbato afferma che le notizie apparse su Craven Road sono farina del sacco di Sclavi, bisogna credergli. Poi il curatore scrive sul suo blog il giorno dopo che Sclavi ha inviato una mail ad un ristretto gruppo di autori su ciò che sarebbe stato il futuro. Una mail che doveva rimanere riservata. Idee e spunti sulla nuova direzione delle avventure dylaniate.

Conferma che Sclavi ha coinvolto lui e la Barbato in maniera particolare, ma tutto sarebbe partito da Sclavi. Nella sostanza, quindi, nessuna smentita di quello che aveva dichiarato la Barbato a Fumetto d'Autore. E come si poteva smentire ciò che era partito dalla mente di Sclavi? Il giorno dopo esce un articolo di chiarimenti su Craven Road, il quale cita Marcheselli tra le fonti a cui essi avevano attinto. Scrive l'autore: Non rispondo quindi a chi ci giudica dicendo che diciamo cazzate, che siamo alla stregua di Studio Aperto, o ai tanti fan boy di Roberto Recchioni che ci insultano a priori. E sulle fonti delle notizie: Noi abbiamo riportato delle notizie. E siamo stati gli unici a farlo. Del cambiamento di Dylan Dog ne eravamo certi da giorni. La notizia ci è stata confermata da Mauro Marcheselli, ovviamente senza entrare nel merito e molto vagamente. Le nostre fonti sono altre quindi. E ancora: Nessuno ha smentito ciò che ho detto. Lo stesso Roberto Recchioni su facebook ha parlato di “inesattezze” e poche verità. Non ci sono quindi le cazzate di cui sopra (può smentire la questione della riunione o le varie dinamiche interne, ma non la sostanza dei vari punti elencati nel precedente post). Le bufale da primo aprile di chi cerca a tutti i costi di fare audience (ma quando mai CR7 ha fatto questo?). Lo stesso giorno esce una intervista dell'attuale curatore su Wired, in cui egli dichiara: Tutto nasce da un forte fraintendimento creato persone che non avevano diritto di scrivere niente, e si sono basate su mail private in cui erano espresse ipotesi, non verità. Rispetto a quanto scritto, alcune cose sono state bocciate e altre sono state pesantemente modificate. Ciò che è uscito non vale niente, al momento. Non è proprio così.

Quando una notizia smette di essere riservata tutti ne possono parlare. Se il contenuto di quella e-mail è stato reso di dominio pubblico è giusto che tutti ne parlino o scrivano. O magari è stato tutto organizzato per creare attenzione su un progetto di rilancio della collana. Non lo possiamo sapere. Alla domanda delle possibili critiche della rete, risponde: La Rete può essere tosta, ma è uno degli ambiti dove ho più competenza. So ciò che mi aspetta, so come gestirla, so conoscere le parti buone della Rete. Sappiamo dove vogliamo andare e non dobbiamo farci dominare dalle indicazioni del pubblico, però è giusto ascoltare il pubblico, e noi lo faremo, il rinnovamento passa da tutto ciò, qualcosa di simile l’ho già fatto anche su John Doe, ma questa volta sarà molto, molto più decisivo. Che intende per parte buona della rete? E quale sarebbe la parte cattiva? Forse quella che non ha diritto di scrivere niente? Per fortuna, viviamo in un Paese dove la libertà di parola è ancora tutelata e quindi la rete, sia quella buona sia quella cattiva, continuerà a scrivere. Ma siamo sicuri che la parte buona della rete sia la maggioranza? Oggi, a distanza di quasi tre anni da quei giorni, sappiamo che il progetto di rilancio di Dylan Dog è stato costellato di critiche continue, di scelte provocatorie, anche da un punto di vista grafico e che i fan non sono rimasti contenti. Fumetto d'Autore afferma che in seguito la Barbato ha confermato la posizione del curatore e quindi tutto è stato composto. E chi ha vinto oggi? La parte buona o la parte cattiva della rete? I buoni sarebbero chi si è allineato e i cattivi quelli a cui è rimasta la libertà di parola? La seconda sicuramente, ma di certo non ha vinto Dylan Dog. Oggi lo sappiamo. Kristoffer Barmen.

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