lunedì 22 febbraio 2016

DYLAN DOG N. 353! LA MEGA-RECENSIONE! STORIA DELUDENTE SOLLEVATA APPENA DAL MISTERO DEL REGISTA!!!

I buoni propositi di storie, tutto sommato, accettabili visti nei numeri 350 e 352, sono naufragati in questo numero 353 intitolato il Generale Inquisitore, che si candida come il numero peggiore del rilancio. Sia come disegni, che come sceneggiatura ci è parso un enorme passo indietro. La storia, poi, raccogliticcia nella sua mediocrità, ci è sembrata una sovrapposizione di elementi tra loro in cerca di una armonia mai trovata. Peggio di così non si poteva fare e dubitiamo, però non ci crediamo fino in fondo poi, che si possa fare peggio. A nostro avviso, l'elemento che più ha pesato nel fallimento di questo rilancio, è la poca esperienza degli autori impiegati nelle storie. Al di là del nuovo curatore, che prima di approdare all'incarico nell'autunno del 2013, aveva scritto solo tre storie di Dylan Dog sul mensile, lo scrittore di turno, di nome Fabrizio Accatino, prima di questa storia, era comparso una sola volta sulla collana mensile. Più nel dettaglio, nel numero 307 del marzo 2012 su disegni di Sergio Gerasi. La storia si intitolava l'Assassino della porta accanto. Il disegnatore di questo n. 353, Luca Casalanguida, è un esordiente totale sui lidi dylaniati. Prima di questa storia non aveva mai disegnato Dylan Dog. Uno scrittore con all'attivo una sola storia scritta e un'artista al battesimo del fuoco. L'idea della storia poteva anche essere buona se spalmata su una trama convincente e una sceneggiatura differente. Dylan Dog è parso il solito oggetto misterioso. Quasi inutile. E alla fine tutto si risolve con un nulla di fatto. Una noia terribile che ha dominato ogni pagina e che alla fine rende edotti di una realtà ineludibile: continuare su questa strada non porterà, secondo noi, a nulla di buono. Più si va avanti in questa direzione, più il nuovo curatore dovrà sudare le proverbiali sette camicie per mettere a posto gli attuali disastri. Cominciamo dalla cover pregna di riferimenti esoterici. Sullo sfondo una croce che brucia. Chiaro il simbolismo satanico. In più sembra una croce rovesciata e il fuoco è diretto a sinistra. Non è la prima volta che accade. Nella copertina del numero 339 si notavano dei roghi e il fuoco era diretto a sinistra. Inoltre, se prestiamo bene attenzione, sulla sommità della croce si nota uno strano animale, un essere infernale che comanda il fuoco. Le fiamme, infatti, non consumano il legno della croce. Lo tengono prigioniero. E Dylan Dog? Osserva dispiaciuto la croce prigioniera e non arsa dalle fiamme. Tutto intorno è buio e l'unica luce è data dal fuoco. La sua camicia rossa è lacerata e aperta sul davanti. Tra le braccia tiene una ragazza nuda con chiare ferite rituali. E' bionda e questo è il fatto più sconcertante. Nella storia non ci sono ragazze bionde. Sotto di loro si nota un campo di grano. Tutto è circondato dal rossore delle fiamme. Non la migliore copertina, tutto sommato. A pagina 4 il solito editoriale ricco di elementi e spunti di riflessione. Sono gli unici perché, come vedremo, la storia è del tutto ininfluente. Toh! Chi si rivede! Il primo articolo è scritto da Tiziano Sclavi, che in ogni numero viene accreditato come supervisore e ideatore delle storie! Non lo diciamo noi, è scritto nei credits in seconda di copertina! Il mese scorso aveva salutato Mauro Marcheselli, oggi dà il benvenuto a Michele Masiero, ex-numero 3 della Bonelli, promosso al ruolo di numero 2, vale a dire di direttore editoriale. Fornisce alcune notizie molto spezzettate della sua biografia. Ricorda che Masiero ha esordito nel campo dei fumetti nel 1985 sulla rivista Fumo di China. Il medesimo anno in cui sulle sue pagine fece l'esordio Marco Marcello Lupoi, attuale direttore publisher della Panini Comics. Precisa che il Masiero ha iniziato come scrittore sulla rivista Cyborg nel 1991, ma non dice che quella rivista era pubblicata dalla Star Comics, l'editore nel quale all'epoca Lupoi fungeva da responsabile editoriale. Ed omette perfino che Masiero in quegli stessi anni era collaboratore della Star Comics, firmando alcuni articoli apparsi sulla rivista Star Magazine. Queste notizie, peraltro, oltre ad essere di dominio pubblico, sono presenti sul sito Bonelli nella parte in cui viene descritta la biografia dello stesso Masiero. Il secondo pezzo parla di un volumetto apparso nella collana di ristampe a colori della Gazzetta. Il terzo, in quattro parole, della storia. Si parla di un regista britannico realmente esistito di nome Michael Reeves scomparso nel 1969 a soli 26 anni dopo avere diretto tre film di genere horror. La versione ufficiale ne attribuisce la morte ad una dose di barbiturici. La teoria del complotto ritiene, invece, che Reeves sia stato ucciso da persone legate ai poteri occulti che dominano il mondo del cinema e dello spettacolo in seguito al suo rifiuto di inserire nelle pellicole messaggi occulti. Ed è questa la trama della storia.


A pagina 5 una persona sta facendo la doccia. Avevamo quasi avuto l'impressione che potesse trattarsi di John Ghost, il nuovo nemico ribattezzato dai lettori John Lost perché scomparso dopo la sua unica apparizione nel numero 341 oltre un anno fa. Invece, è una ragazza che dalle apparenze sembra la classica prostituta inglese. Jeremy è innamorato di lei e cerca di invitarla ad uscire. La ragazza si rifiuta. La scena ricorda molto quella del film Ghostbusters del 1984 in cui l'attore Rick Moranis cercava di invitare Sigourney Weaver a cena e lei si rifiutava in ogni occasione per poi essere posseduta da una presenza malefica. Con piccole varianti è ciò che accade in questa storia. Jeremy è membro di un gruppo occulto che fa capo a un certo Long, ultimo discendente della figura del generale Inquisitore. Jeremy crede che la ragazza sia posseduta dal maligno e forse ha ragione. Solo una influenze demoniaca può essere alla base dei cattivi costumi delle persone e così chiede a Long di agire. La ragazza viene rapita e torturata con metodi antichi ma efficaci. Deve confessare di avere ceduto al maligno e le sarà assicurata una morte rapida e indolore. Matthew Hopkins è una figura realmente vissuta nelle isole britanniche nel XVII secolo. Avvocato e cacciatore di streghe, ha dedicato la sua vita alla lotta contro il male. Una figura positiva che oggi non sfigurerebbe data la crisi dei costumi e dei buoni principi. Una intensa attività svolta tra il 1644 e il 1647, in cui furono giustiziate oltre 300 persone vittime del maligno. Anche se all'epoca in Inghilterra la tortura era vietata, Hopkins se ne avvaleva spesso per convincere le prostitute più dure a confessare. Hopkins e i suoi assistenti cercavano nelle vittime il marchio del diavolo. Esso era un segno che si supponeva avessero sul corpo tutte le streghe e gli stregoni. Si credeva che un animale seguace del diavolo, come un gatto o un cane, avrebbe bevuto il sangue della strega dalla ferita, come un neonato sugge il latte dal capezzolo della madre. Nel 1968 il regista Michael Reeves dedicò un film alla vita di questo grande personaggio. Nel ruolo di Hopkins venne scelto il noto attore Vincent Price. La pellicola, in realtà, era basata sul testo del romanzo di Ronald Bassett intitolato Il Generale Inquisitore. Nel 2012 la figura di M. Hopkins è apparsa nel film Le streghe di Salem di Rob Zombie. La storia del romanzo di Bassett era solo in parte ispirata alla figura del vero Hopkins e molti aspetti erano inventati di sana pianta. Le riprese del film di Reeves iniziarono il 18 settembre 1967 con un budgets di 83.000 sterline, 12.000 delle quali per compenso a Price. Le riprese terminarono circa due mesi dopo, il 13 novembre. La casa di produzione era la Tigon. Come riferiscono le fonti storiche, le riprese furono caratterizzate dal duro rapporto che si instaurò tra il regista e Price. Reeves non fece segreto del fatto che Price gli era stato imposto dalla casa produzione e che non era la sua prima scelta per il ruolo del protagonista. Reeves rifiutò di andare ad incontrare Price all'aeroporto di Heathrow quando l'attore arrivò dagli Stati Uniti, un deliberato atto di snobismo per offendere sia Price che la AIP. Un libro pubblicato nel 2003 da Benjamin Halligan, riporta che quando Price incontrò Reeves per la prima volta, il giovane regista disse all'attore, Non ti volevo ed ancora non ti voglio, ma mi hanno incastrato! Chissà se era stato costretto con delle minacce ad accettare Price o se dietro la produzione si nascondevano i tentacoli di una organizzazione segreta che nel film voleva inserire messaggi occulti per bocca del divo Price, specializzato in film del genere. Testardo com'era, Reeves avrà disposto cambiamenti nella storia e questo deve avere attirato le ire di potenti personaggi contro di lui, che lo avrebbero ucciso. Questa è l'idea alla base della storia a fumetti apparsa nel numero 353 di Dylan Dog. Oltre alla difficoltà di relazionarsi con Price, Reeves dovette far fronte anche ad altri imprevisti sul set. Il primo giorno, Price venne disarcionato dal suo cavallo e dovette andare in hotel per farsi curare. L'attore tornò al lavoro il giorno seguente. Verso la fine delle riprese, ebbe luogo un'ispezione da parte dei sindacati quando uno dei tecnici inglesi denunciò che la produzione non aveva reclutato una troupe abbastanza grande come da regole sindacali. In due occasioni, Reeves fu a corto di attori. Waddilove sostituì una comparsa durante una scena a Wymark e sua moglie Susi una delle donne durante la scena del rogo della strega. I problemi maggiori si ebbero con la censura. Il censore britannico John Trevelyan, cugino alla lontana di Michael Reeves, venne convinto della necessità per ragioni di coerenza, di lasciare le scene con le manifestazioni più violente e sadiche.

Poi cambiò idea ed il film uscì nelle sale con molti tagli. All'inizio Reeves accettò di operare i tagli, ma quando la censura divenne opprimente, il regista rifiutò di collaborare. Alla fine dichiarò che quei tagli avevano distrutto il film. Trevelyan poco dopo la morte del regista affermò che, invece, Reeves era di contraria opinione e manifestò il suo gradimento ai tagli in una lettera a lui indirizzata, che però non è mai stata prodotta in pubblico. Torniamo un pochino indietro con la storia ed esaminiamo l'andamento dei fatti per cercare di capire cosa potrebbe essere davvero successo. La Tigon Productions deteneva i diritti del romanzo Witchfinder General di Ronald Bassett. Tony Tenser, il fondatore e direttore esecutivo della Tigon, aveva letto il libro di Bassett e aveva voluto assicurarsene i diritti per una trasposizione cinematografica. Tenser offrì la regia del film a Michael Reeves, che aveva appena finito di girare Il killer di Satana nel 1967 con un altro mostro sacro del cinema, Boris Karloff. Per stendere la sceneggiatura, Reeves si fece aiutare da Tom Baker, suo amico di infanzia, che aveva collaborato con lui nel film di Karloff. Per la parte del protagonista, Reeves e Baker avevano in mente Donald Pleasence. Quando la American International Pictures entrò nella produzione, insistette per affidare il ruolo a Vincent Price, già sotto contratto con loro. Per questo motivo, Reeves e Baker furono costretti a riscrivere del tutto la sceneggiatura! Perché Reeves e Baker non volevano Price? Ed è qui che forse gli autori del fumetto si sono ispirati per la loro storia con l'idea del complotto di oscuri poteri che avrebbero ucciso il regista rifiutatosi di piegarsi ai loro voleri. Reeves intendeva rappresentare la figura di Hopkins, il Generale Inquisitore, come un inadeguato e dalle manifestazioni comiche! Volevano burlarsi di lui, insomma e Pleasence era perfetto per questo loro obiettivo. Price, invece, alto e autoritario, avrebbe impedito di realizzare questo fine. La produzione voleva un film serio, horror, violento ma non troppo e Price era l'ideale. Il testo della sceneggiatura venne completato il 4 agosto e come prevedeva la legge inglese dell'epoca, inviato all'organo di censura noto come BBFC. Per tre volte fu necessario apportare modifiche ed eliminare le scene più cruente, tra cui quella dove un personaggio veniva pugnalato 15 volte. Il cambiamento più grande, però, fu il finale. Nell'idea di Reeves, Hopkins doveva essere a sua volta torturato e confessare l'appartenenza al maligno. Questo, non solo contrastava con la storia del vero Hopkins, che morì di malattia nel 1647, ma con le intenzioni dei produttori americani della AIP. Secondo alcuni, il regista cadde in depressione dopo questi eventi e si sarebbe tolto la vita nel febbraio 1969. Altri non credono a questa versione dei fatti e ritengono che Reeves sia stato ucciso da un gruppo di potenti personaggi che manovravano le case di produzione impegnate nel film. La stessa teoria è stata formulata per la scomparsa di altri attori e registi famosi nella storia del cinema. Qui inizia la storia di Dylan Dog n. 353. A pagina 14 compaiono alcune scene del film riprodotte dal disegnatore Casalanguida. Dylan Dog ha avuto la pessima idea di invitare la sua ragazza, tale Miriam, ad andare al cinema per vedere una delle sue pellicole preferite, Witchfinder General, il Grande Inquisitore. Miriam non ne rimane entusiasta e disgustata dalle scene del film molla Dylan in mezzo alla strada. C'è perfino spazio per una battuta alla Groucho. Miriam dice a Dylan che lui è uno degli esseri più egoisti della Terra e Dylan le risponde chiedendole come ha fatto lei a conoscere tutte le persone della Terra! Dietro di lui appare Ian Ogilvy, l'attore inglese che aveva davvero preso parte alle riprese del film di Reeves nel 1968. Ogilvy è noto per avere recitato nel telefilm Il Santo negli anni settanta e vicino ad essere scelto per interpretare film di 007. Ogilvy nella realtà è stato un amico di Reeves e lo conosceva bene. Nella finzione del fumetto conosce Dylan Dog e chiede di parlare con lui della vicenda del regista. A pagina 22, Groucho serve il te ai due e ne approfitta per le sue consuete battute, in cui forse si celano misteri del suo passato. Afferma di avere conosciuto una strega e partecipato a sedute spiritiche. Groucho ha un passato occulto? Colpito dalla sua figura, Ogilvy chiede a Dylan chi sia il suo maggiordomo. Dylan gli risponde che vorrebbe saperlo anche lui. Non proprio una battuta, perché Dylan non sa nulla del passato di Groucho. Nel numero 342 l'ispettore Carpenter affermò di avere fatto ricerche su di lui, ma di non avere scoperto nulla e che non esisteva alcun Groucho. Crediamo che nei numeri che verranno altri particolari sulla sua strana figura saranno svelati.

A pagina 24 Ogilvy inizia il suo racconto e di alcuni particolari inediti relativi alla figura di Michael Reeves. E' bene, però, precisare che si tratti di fatti inventati. Qui inizia la fiction del fumetto e tutto quello di cui parleremo è frutto della fantasia di Sclavi e Accatino, supervisore e autore della sceneggiatura di questa storia. Una sera, durante una delle loro abituali frequentazioni in un locale chiamato Blaise situato nella zona di South Kensington, Ogilvy nota un individuo che sta osservando Reeves da tempo. Il regista gli si avvicinano e iniziano a parlare. Lo strano tipo è anziano sui settanta o giù di li. Dice di chiamarsi James Trevanian. Il nome è molto simile a quello di John Trevelyan, che come detto sopra, era parte dell'organismo della censura inglese che si abbatté sul film del regista. Si dichiara disposto a finanziare il suo prossimo film con la somma di 100.000 sterline. Secondo Ogilvy nella fiction del fumetto, i guai di Reeves cominciarono quella sera. Dopo quel momento, il giovane regista cambiò atteggiamento. Depresso, impaurito e preda della tensione. Credeva di vedere quell'uomo ovunque. Prima che la situazione precipitasse, Trevanian consegnò a Reeves il copione del film che voleva finanziare. Il titolo era Il Generale Inquisitore, storia dedicata ad un inquisitore vissuto nel XVII secolo, durante gli anni della guerra civile inglese. Il vecchio pose due condizioni: il suo nome non dovrà comparire nei titoli di testa e di coda del film; Reeves si dovrà attenere in modo scrupoloso al soggetto. Non dovrà essere modificato nulla. In realtà, come abbiamo visto sopra, i veri fatti andarono in modo diverso. A incaricare il regista di realizzare il film era stato Tony Tenser, direttore e proprietario della casa di produzione Tigon. Il copione sarà scritto dallo stesso Reeves insieme al suo amico di infanzia Tom Baker e come abbiamo visto, il testo sarà stravolto dai tagli della censura. A pagina 31 si nota un simbolo esoterico. Nella prima tavola viene raffigurata una strada simile a quella che fece da sfondo ad uno dei dischi più famosi dei Beatles. Non la mitica Abbey Road, ma Church Road. Nella foto della cover del gruppo inglese, tra gli ultimi due membri da sinistra, si nota un maggiolino bianco! La macchina che usa Dylan Dog! Secondo una teoria del complotto, in quella foto i Beatles avrebbero voluto comunicare al mondo che uno dei loro membri, il famoso Paul McCartney, sarebbe morto in un incidente pochi mesi prima e sostituito da un sosia, prima in via temporanea e poi in modo definitivo. Il presunto McCartney di questa foto, infatti, è scalzo. Un gesto che vorrebbe sottolineare, secondo alcuni culti religiosi, che si tratta di un defunto! Dylan si reca in questa strada per cercare di scoprire la casa in cui Reeves e Trevanian si incontravano. Ogilvy non ha saputo essere più preciso. Il quinto senso e mezzo lo porta verso quella che potrebbe essere l'abitazione in cui i due si vedevano. Quando bussa alla porta resta deluso. In quella casa abitano altre persone, nessuna delle quali sembra riconducibile a Trevanian. Quella è la casa dove Jeremy ha incontrato il signor Long, attuale Inquisitore di questa epoca e successore dello stesso Trevanian, che quindi voleva produrre il film per omaggiare la figura del primo Inquisitore. Poi si reca presso il maggiore istituto di storia del cinema inglese per avere informazioni sul film. Qui fa la conoscenza di una ragazza di nome Imogen, che si infatua di lui. Se l'albo non fosse diretto ad un pubblico di giovani senza molte pretese culturali qualcuno storcerebbe il naso. I due finiscono subito a letto, senza un minimo di introspezione. A pagina 37 viene mostrata una scena in cui Price e Reeves litigano. Il primo, adirato, ricorda al giovane regista che lui ha già recitato in 84 film. Reeves gli risponde che lui, invece, ha girato due film, ma buoni! Tra pagina 42 e pagina 49 l'attuale Inquisitore, Long, tortura la ragazza che Jeremy corteggiava all'inizio della storia. Poi la bruciano sul rogo come strega. Nelle pagine seguenti Dylan contatta altri esperti per avere notizie sul vero Inquisitore e sulla produzione del film. Una notte Dylan viene rapito mentre è a letto con Imogen. Long vuole sapere per quale motivo lo stava cercando. Forse crede che Dylan Dog abbia scoperto la sua identità di attuale Inquisitore e voglia arrestarlo per gli omicidi commessi. Per sicurezza viene presa anche la ragazza. Se l'Indagatore non parlerà, la tortureranno fino ad ucciderla. Poi Dylan si libera e fugge con lei. Un Long avvolto dalle fiamme li insegue fino a quando il fuoco non lo ucciderà. La storia finisce così. Nelle ultime pagine viene raccontata la versione di Sclavi e Accatino dei fatti che portarono alla morte di Reeves. Fu Trevanian a indurlo al suicidio con i barbiturici.

La storia finisce così e lascia molte domande. Lo scopo di Trevanian, come detto, era quello di fare un omaggio al primo inquisitore generale della storia. La scelta del regista non poteva che cadere su Michael Reeves, all'epoca considerato un piccolo genio. Avrebbe diretto un film leggendario e al contempo avrebbe rappresentato in modo epico la figura di Hopkins, il vero Inquisitore. Non sarebbe stato il primo e di certo non l'ultimo regista caduto nella rete di persone potenti e ricche. Gruppi occulti dediti a riti arcaici come sistema di rafforzamento di vincoli che, altrimenti, si scioglierebbero. In questi gruppi, l'occulto è il legame che rafforza la necessità di conseguire certi obiettivi. Il Generale Inquisitore non è stato l'unico film a contenere messaggi occulti o a soddisfare il sadismo di certe persone. Reeves, però, era ribelle e non intendeva sottostare ai diktat che gli arrivavano dalla produzione Usa. Che un Trevanian sia esistito davvero non è dato saperlo. Che i rapporti del regista con le case di produzione fossero critici è un dato di fatto. Lo stesso Ogilvy in diverse interviste vi ha fatto cenno. Non esistono documenti ufficiali in grado di smontare la versione ufficiale della fine del regista. L'uso di droghe è molto diffuso nel mondo del cinema ed è possibile che Reeves assumesse stupefacenti insieme ad altri della sua categoria. Così come è possibile che una di quelle dosi doveva contenere la mistura mortale che lo avrebbe ucciso. Ma perché uccidere Reeves? Il fumetto vuole suggerirci l'idea che a decretare la sua morte sia stato Trevanian perché il regista avrebbe cambiato il finale del film. L'Inquisitore non doveva morire di morte violenta. Forse la verità non è così lontana da questa tesi. Dando per scontato che Reeves sia stato ucciso, è possibile che il gruppo di potere dietro il mondo del cinema inglese abbia voluto eliminarlo per dare un esempio. Quella era la fine che aspettava chiunque si fosse ribellato e non avesse seguito alla lettera le istruzioni nella realizzazione dei film. L'autore della storia ipotizza che la dinastia degli Inquisitori sia proseguita dopo la morte di Hopkins e che oggi sia rappresentata da un gruppo occulto di uomini ricchi e potenti decisi a portare avanti la missione dei loro antenati. Un fatto difficile da credere, ma non del tutto assurdo. L'occulto è un incredibile mezzo di coesione per coloro che credono e si lasciano trasportare in un mondo pieno di ombre. In questo modo, la loro obbedienza viene assicurata. Gli esempi da dare sono estremi, ma servono per mantenere la coesione del gruppo. Quindi, anche se un Trevanian non è esistito, è possibile che dietro il film dell'Inquisitore si celassero dei motivi per i quali le cose dovevano andare in un certo modo. Forse gli obiettivi non sono stati tutti raggiunti e qualcuno doveva pagare. Il qualcuno era il regista ritenuto il principale responsabile del disastro. La stori ha lasciato i lettori con l'amaro in bocca. Una storia dove alla fine Dylan non scopre nulla. Un finale tirato via senza molta coerenza. Dylan non scopre l'organizzazione dell'Inquisitore e forse era proprio questo il fine. Il gruppo c'è e deve restare occulto. Dylan non lo deve scoprire. A pagare il prezzo di questa scelta è la storia che ne esce impoverita di ogni sia pur motivo di interesse. Se questo doveva essere il rilancio di Dylan Dog, qualcosa non deve avere funzionato. Come dimostra la storia di questo numero senza capo né coda. Questa storia era già nel cassetto da anni. Secondo quanto riferito da un articolo apparso sul sito di Craven Road, quando nel 2013 Sclavi decise il rinnovo, chiese all'attuale curatore e alla Barbato di modificare le 53 storie già pronte. E quindi anche questa storia che all'epoca era già stata scritta, ma come sarebbero andate le cose se non fossero stati apportati cambi? Come doveva essere la storia originaria? Un sistema per capirlo potrebbero essere le tavole che denotano una certa approssimazione del tratto rispetto ad altre meglio riuscite. E' possibile che al disegnatore sia stato chiesto di rifare alcune tavole per accogliere i cambiamenti. Poiché però il tempo stringe doveva fare in fretta e questo spiega il tratto incerto di alcune pagine. Quelle che sarebbero state modificate. La nostra è solo una teoria eppure sembra convincente. A pagina 4 c'è un errore di stampa. Si nota un trattino tra la parola Da e la parola Fabrizio Accatino. Come se il trattino dovesse accogliere un testo eliminato poco prima della stampa. I dubbi restano. Perché l'editore insiste su autori giovani che dimostrano di avere poco feeling con il mondo di DyD? Perché non puntare ancora sui maestri che negli anni hanno reso famosa questa collana? Per ora molti lettori si sono allontanati e altri potrebbero aggiungersi. Gunnar Andersen.

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