domenica 21 febbraio 2016

DYLAN DOG N. 354: LA SOLITA CATASTROFE! LA STRONCATURA DEL FORUM DI CRAVEN ROAD! PRIMA SI CAMBIA...!

Il rilancio di Dylan Dog, tristemente noto ai non addetti ai lavori come il rrylancio, continua a deludere i lettori, quelli veri, non quelli finti che, senza leggere l'albo, tessono lodi assurde, oltrepassando di molte leghe la soglia del ridicolo. Sono gli adoratori mistici del nuovo corso ridanciano, che per il loro reiterato e interessato amore verso il rrylancio si sono guadagnati l'etichetta di amebe coglionazze. Sono animati da intenti diversi. Ci sono gli asslickers che, diffamando chi eleva giuste critiche alle storie, sperano di essere notati e assegnatari di diventare a loro volta narratori dell'incubo in cui l'Indagatore è finito. Ci sono i watchdog che nei gruppi social hanno cura di estromettere tutti coloro che contestano il nuovo corso. Però c'è una cosa che cani da guardia e leccaculi non possono oscurare: la crescente insoddisfazione dei fan veri, cioè quelli che, nonostante l'attuale disastro, continuano a dare fiducia alla collana, comprandone i numeri ogni mese e risultando puntualmente delusi. Uno zoccolo che si assottiglia sempre di più. Un fiore che perde petali ad ogni uscita. La storia del numero 354 è scritta da Gigi Simeoni, che anche nelle comparsate del 2015 non ha brillato, secondo i giudizi del forum di Craven Road, il forum più noto e antico di Dylan Dog. Quello formato da appassionati veri, che leggono la collana e che da quando è iniziato l'infausto rilancio, per ovvi motivi, hanno rapporti difficili con i nuovi autori. Simeoni ha esordito come disegnatore in Dylan Dog con il numero 339 del novembre 2014, uno degli albi più contestati. Come scrittore ha curato i testi dei numeri 353 e 354. Anche qui molte critiche. A questo punto, viene naturale chiedersi perché insistere ancora con autori nuovi, con poche o assenti esperienze dylaniate e non puntare in modo stabile su autori come Marzano, Ruju, Ambrosini, Medda e Mignacco, che di esperienza ne hanno da vendere? Esordiente è anche il disegnatore di questo infelice numero 354, Emiliano Tanzillo, ma il livello ci è sembrato di tutto rispetto. Un buon acquisto per la collana. I giudizi degli utenti del forum di Craven Road, tuttavia, sono negativi in gran parte. Mentre scriviamo queste righe, c'è davvero poco da stare allegri. Il 41% ha votato l'albo come mediocre, mentre il 29% lo considera insufficiente. Accettabile il 6%. Solo il 6% ritiene che l'albo sia ottimo. Un risultato triste che, per quanto possa sembrare impossibile, rivaluta la vecchia gestione Gualdoni tanto che molti vedrebbero di buon occhio il suo ritorno al timone della serie. In questi giorni, si è diffusa la notizia del ritorno di Sclavi ai testi per una storia che uscirà a novembre 2016. Eppure, Sclavi figura nei credits come supervisore di storie e sceneggiature. Quindi, se questo significa che le avventure sono approvate da lui, la conseguenza a cui è inevitabile approdare è la seguente: è Sclavi la principale causa del fallimento del rrylancio. Gli autori possono sempre sostenere di essere esecutori di idee e spunti partorite da lui. Non proprio il massimo.
 

L'utente Jones scrive dopo avere letto questo albo: a fine lettura e dopo un lungo respiro, cercando di essere razionale perché effettivamente ci sono delle scene buone e c'e un disegnatore notevole, mi viene da pensare: ma che senso ha questa storia? Un giallo dove i buoni si muovono completamente a caso e dove i cattivi agiscono senza alcuna logica. Una trama che dire strampalata è poco. Forse era meglio cassare subito il soggetto perché poi in fase di sceneggiatura sono andati ad aggiungersi errori su errori. Il suo voto è 4,5! L'utente Andreaberga ci va giù pesante: Niente da fare. Si salva davvero molto poco di questo numero che vorrebbe avere pure pretese di pseudo denuncia sociale. Non esistono personaggi, solo figurine che a)ammazzano o b)si fanno ammazzare. La questione sociale si risolve in dialoghetti e battute di un retorico e didascalico mortificante. L'horror no, quello non è pervenuto. Il giallo: capita a volte di dire si capisce subito chi è l'assassino, no? beh è questo il caso. A proposito dell'autore e del suo paragone con Gualdoni, l'utente Dipintendo scrive: Gualdoni per DD ha scritto anche belle storie, Simeoni neppure una per ora. Leonearmato: Bravo il disegnatore, ma sulla storia proprio non ci siamo. Già partiamo male con una storia che parte con un indagine su un fantasma, ma del fantasma non frega niente a nessuno e lo stesso Dylan Dog dà da subito per scontato che sia una persona fisica e reale (indagatore dell'incubo improvvisamente trasformato in Nick Raider) e si muove di conseguenza. Proseguiamo peggio con una storia incentrata su un fantasma ma che perde troppo tempo in scenette moralistiche sulla vita dei senzatetto e sulla condizione di donna musulmana di Rania: se leggo Dylan Dog, vorrei leggere Dylan Dog, non il Corriere della Sera e, per quanto uno possa essere d'accordo con il messaggio, si incazza nelle modalità di espressione dello stesso. Non voglio dire che il moralismo non debba esserci in Dylan Dog, perché c'è sempre stato: una volta era circoscritto e più conciso. Groucho è inesistente, non fa una battuta azzeccata in 94 pagine. Dylan ogni tanto se ne esce con frasi ad effetto di cui non si capisce neanche il senso. La faccenda che scimmiotta Arancia Meccanica in una storia sui senzatetto è più banale di un industriale che va a letto con la Canalis in un cinepanettone; il controfinale in cui la madre appare all'ultimo come complice del figlio sembra un riempitivo per cinque pagine avanzate. L'ultima pagine con la prosecuzione della liason Dylan-Rania è ai livelli di Harmony. Vedendo l'uso scriteriato che fa Dylan Dog del cellurale in questa storia, mi viene da chiedere se non era più facile farlo stare al passo coi tempi comprando un telefonino qualsiasi, piuttosto che imbastire una menata colossale con il Ghost 9100, salvo poi non essere in grado di stare al proprio gioco. Daradda: Poraccio sto Tanzillo... anche stavolta, dopo Abissinia ne Le storie, si trova a illustrare una storia un po' così... sceneggiata molto male...
 
...fatta di luoghi comuni, retorica e banalità. Peccato perchè i suoi disegni sono un bel vedere. L'albo appena letto era partito bene, ma a un certo punto sono arrivati i primi sbadigli e per concluderlo ho dovuto intervallarlo a scene random di La vita secondo Jim. Granger è laconico: Simeoni, il più grande errore di Recchioni. Per ora mi limito a far notare che: Il razzista cattivissimo ha in camera un poster dei Suffocation, il cui chitarrista è nero! Wolkoff risponde sull'autore: Questo non saprei dirlo ma, visti i precedenti e non avendo ancora letto l'albo, è l'ultima possibilità che gli do prima di archiviarlo definitivamente come autore non-dylaniato. Nelle movenze, nel registro, nei contenuti. Etilpropano elenca tutto quello che non va: Era da tanto che aspettavo un albo del genere: dopo tante uscite dimenticabili, finalmente un'uscita dimenticanda. Ancora non capisco se ho comprato il vero dylan dog o una parodia, perché a parte il pregio di sviluppare una buona chimica tra rania e dylan e ad essere disegnata benissimo questa storia offre: 1)rania che completa le espressioni di carpenter come se fossero qui quo e qua. 2)battute sbagliate. Dylan Dog non è divertente, rania non è divertente, groucho non è divertente. 3) moralismo e perbenismo che anche all'oratorio gli direbbero di darci un taglio. Specie perché gonfiato di retorica e appoggiato sulla banalità totale dei peggiori stereotipi su razzismo, classismo, discriminazioni religiose e abusi di droga. Con un mesetto in più di tempo, secondo me, simeoni trovava anche il modo di parlare di mattimoni gay. 4)un giallo ridicolo che si risolve da solo, unicamente a colpi di deus ex machina. E ogni singolo colpo di scena è comunque del tutto prevedibile.  5) riferimenti culturali che traboccano di modernità, come cicerone e i rolling stones degli anni '60. Drake 2.0.: Io non ho ancora letto ma faccio una piccola domanda a chi ne sa più di me. Ma Simeoni, fuori da dyd (perché i suoi dyd li ho letti tutti e mezzo salvabile non esiste) di cose buone ne ha fatte? Conner Kent: Dispiace davvero molto constatare che Simeoni non riesca a entrare in sintonia con Dylan Dog. Non solo: questa volta difetta di alcune sue caratteristiche che in qualche modo avevano salvato i soggetti delle sue precedenti storie dylaniate. In "Miseria e crudeltà" mancano del tutto elementi "paranormali". Inutile sottolineare quanto risulti artefatto spesso l' uso che fa dei dialoghi, che in effetti a volte sfociano nel moralismo più fastidioso. Per quanto la forma "mussulmano" (con due S) sia corretta tanto quanto la più diffusa "musulmano" (con una sola S), risulta sgradevole sia foneticamente che culturalmente. Ultimo appunto: anche i ricchi piangono! le brutte persone esistono in ogni gruppo sociale, a prescindere dalla propria etnia, dal colore della pelle, dalla religione, dal proprio conto in banca. Il rilancio continua a non piacere e prima l'editore cambia gestione, prima riparerà ai danni. Insistere in questa direzione sembra del tutto inutile. Al Plano.

2 commenti:

  1. ciao, ho letto l'articolo e sono d'accordo, solo in modo ancora più accanito.
    la storia è veramente banale e piatta, i personaggi, compreso dylan, non hanno il minimo spessore secondo me.

    ma questo l'hai già detto te.

    ciò che aggiungo io è che anche il disegnatore non è bravo. anzi, l'ho trovato tremendo. non ha stile e tira molto via. quanto ci ha messo per disegnare quest'albo? tre ore? non ci siamo, non c'è amore per il personaggio e per la pubblicazione, è questo il punto. non c'è più amore. è soltanto una cosa da portare avanti a forza perchè comunque bene o male vende, nascosta dietro il nome di dylan dog e ancora trascinata dall'emozione delle immense storie di sclavi.

    come fate a dire che questo è un buon disegnatore? siete di bocca buona per forza. aprite Aracne di Corrado roi, numero 110. quelli sono disegni belli. non questo schifo.

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  2. Temiamo che l'attuale livello delle storie sia la conseguenza della scelta di puntare su una determinata categoria di lettori.

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