sabato 5 marzo 2016

ENNESIMA POLEMICA LEGATA A DYLAN DOG: IL CURATORE ATTACCA LA FAMOSA RIVISTA FUMO DI CHINA! IL CAOS

Il mondo dylaniato del fumetto è di nuovo in fermento per la solita polemica, giunta con precisione svizzera in occasione della fiera del fumetto di Milano del 2016. In più occasioni, gli autori coinvolti nel progetto di rilancio di Dylan Dog hanno esternato il loro pensiero su questo delicato argomento. Purché si parli di noi e del progetto in cui siamo coinvolti. Perché fino a quando qualcuno parlerà di noi significa che non siamo stati dimenticati. A onor del vero, non si sono fatti mancare niente. Perfino il nostro portale ha dedicato molto spazio alle loro ambivalenti vicissitudini. E se qualcuno si è spappolato i coglioni, non è colpa nostra. Sarebbe sciocco non trattare di Dylan in un momento così tormentato della sua storia editoriale. Tre anni fa in casa Bonelli hanno cercato in qualche modo di rilanciarlo, sperando di fermare l'emorragia di lettori. Nei nostri pezzi abbiamo dimostrato che ciò non è avvenuto. Il calo continua. Loro dicono che va tutto bene, che qualche lettore, citiamo testuali parole, lo hanno pure guadagnato, ma sta di fatto che i dati di vendita, che fino al 2013-14 venivano diffusi senza troppi problemi, sono stati secretati. E non ce ne stupiamo. In caso contrario, dovrebbero, nel confronto con i dati precedenti, dimostrare che stanno crescendo, ma siccome la matematica non è una opinione, è più comodo dire che i dati di vendita li possono conoscere solo loro, che non li divulgheranno perché è giusto così. Il curatore dylaniato arrivò perfino a scrivere sul suo profilo Facebook (abbiamo gli screenshot che lo dimostrano) che i dati di vendita del 2014 diffusi sul nostro sito erano da considerarsi falsi, citiamo testuali parole, per come proposti! Che cazzo significa una affermazione di questo tipo? Nel pezzo pubblicammo la tabella di Fumettologica, il cui autore affermò di avere avuto dai vertici Bonelli! Nonostante, mille difficoltà, qualcosa sempre trapela e così siamo riusciti a carpire altri dati rivelati da fonti molto vicine alla casa editrice. Fonti tutte pubbliche, è meglio precisarlo. Per direttiva primaria non pubblichiamo dati o fonti riservate. Non divaghiamo, perché altrimenti qualche sventurato lettore dylaniato asserisce che i nostri pezzi sono troppo lunghi e che i suoi limitati mezzi culturali non gli permettono di arrivare fino alla fine dell'articolo. Si parlava di polemiche ed è proprio questo il problema. Oggi Dylan Dog è soprattutto questo: polemiche continue. Delle storie non parla quasi mai nessuno. Il numero 354 di Simeoni è uscito una decina di giorni fa e come al solito ha meritato le critiche dei covi dylaniati duri e puri come il forum di Craven Road 7. Gli unici momenti in cui si parla delle storie è per sollevare critiche feroci, a volte con toni alti, ma sinceri. Storie vuote, prive di capacità attrattiva dove Dylan appare come il fantasma di se stesso. Davvero qualcuno ha creduto che l'Indagatore sarebbe tornato ai fasti di un tempo? Nessuno dei nuovi autori imposti dal curatore è riuscito in questa impresa. Nessuno di loro è Tiziano Sclavi. E anche attuando le sue idee, perché le idee del rilancio sono di Tiziano Sclavi che compare nei credits delle storie come supervisore, non sono riusciti a convincere i lettori che questo rilancio, dopotutto, era qualcosa in cui credere. Oggi non ci crede più nessuno e allora è meglio scatenare polemiche perché se dovessimo parlare solo delle storie ne uscirebbero solo sbadigli. In queste ore si è consumato l'evento di Cartoomics 2016 in quel di Milano pochi giorni fa.
 

Che è successo di così eclatante? Niente di straordinario eccettuato per la solita polemicuccia dylaniata che non poteva mancare per nulla al mondo. In realtà, non ce ne sarebbe stato bisogno. Gli autori hanno fatto tanto di quel chiasso che di Dylan Dog si parla ovunque, ma, come abbiamo detto sopra, più per questioni che con le storie non hanno nulla a che fare. Oggi il curatore si è dispiaciuto! E di parecchio. Scrive sul suo profilo Facebook: Ieri mi è capitato di sfogliare l'Annuario del Fumetto di Fumo di China. Data la ricorrenza, una parte importante della pubblicazione è dedicata a Dylan. Si intervistano tutti tranne me. Vengo citato solo come blogger diventato fumettista (sigh). Ok. Prima di proseguire spieghiamo cos'è l'Annuario del Fumetto curato da Fumo di China. Un corposo supplemento che fa il punto della situazione sugli autori, i personaggi, le case editrici, il mercato, le tendenze e quindi tutto quanto fa fumetto. Con un naturale occhio di riguardo al nostro Paese, ma uno sguardo anche ai più importanti mercati esteri. Il curatore riconosce che una parte importante del tomo era dedicata a Dylan Dog e perché stupirsi se questo sarà l'anno del trentennale? Poi inizia con le lamentele. Dice che quelli di Fumo di China hanno intervistato tutti tranne lui! Ora non è obbligatorio intervistare i curatori delle testate, anche se sarebbe corretto farlo, visto che il curatore è anche colui che si occupa di mandare avanti la collana. Quelli di Fumo di China hanno ritenuto che ciò non fosse necessario. Non hanno intervistato il curatore e questi se l'è presa. Premesso che Fumo di China può intervistare chi cazzo vuole, perché è così grave non intervistarlo? I fatti ci dicono che prima di assumere l'incarico nel 2013, l'attuale curatore aveva scritto appena tre storie di Dylan Dog, mentre dopo il 2013 ha scritto i testi dei numeri 337, 341 e 342. Sei storie in circa otto anni. Eppure era necessario intervistarlo. Quelli di Fumo di China se ne sono fregati e come afferma lui stesso, lo hanno citato solo come un blogger che poi è diventato fumettista. Il riferimento al blogger si può spiegare alla luce dei tanti pezzi che ha pubblicato in rete, tra recensioni, articoli critici, polemici, di taglio sociale vario, ecc. Il fatto che sia diventato fumettista dopo è errato. Il primo incarico fumettistico lo ha avuto nel 1994 quando i blog non c'erano. A quelli di Fumo di China si potrebbe dire: ragazzi, documentatevi bene perché poi qualcuno si incazza eh se non lo citate, specie quando si tratta di qualcuno importante. Quelli di Fumo di China potrebbero rispondere: non ce ne frega un cazzo. Intervistiamo chi cazzo vogliamo noi. Non è che dobbiamo per forza mica intervistare tutti tutti. Una domanda ci solletica. Il curatore di Dylan Dog è il centro del mondo del fumetto? E' quindi un crimine di lesa maestà non intervistarlo? Semmai, il centro del mondo del fumetto italiano è Tex e il suo curatore Mauro Boselli. Il resto, con la sola eccezione di Diabolik, conta ben poco. Dylan Dog è una testata in disgrazia e poi il curatore è stato intervistato così tante volte che quelli del Fumo avranno pensato che non ne valeva la pena. Ciò posto, viene da chiedersi: è obbligatorio intervistare il curatore di una collana nel contesto di un annuario di settore? Il curatore ha diritto di lagnarsi, ma non quello di pretendere di essere intervistato. Nessuno ha questo diritto. Nessuno lo può vantare a meno di chiamarsi Nessuno (come il celebre film!). E qui Terence Hill non c'entra.

Lui stesso nel post sul social Facebook alla fine conviene su questo e scrive ok. Poi continua: Sfoglio il resto e scopro che, nell'anno in cui ho pubblicato di più in senso assoluto, non c'è praticamente una riga sul mio lavoro. Non Orfani, non Battaglia, non i Maestri dell'Orrore, non Chambara, non Ya. E di nuovo, ok. In Italia operano tanti autori e decine o forse centinaia di editori e presunti tali. C'è perfino chi crea una associazione culturale e pretende di essere definito editore! Lui pretende, ma gli altri ridono! Chiusa parentesi. Di nuovo torniamo a chiederci: è obbligatorio citare i progetti in cui il curatore di una testata di settore è impegnato nel contesto di un annuario di settore? Il curatore potrà ribattere: ok, ma io sono il curatore di Dylan Dog! E qui viene/sorge un'altra domanda: è obbligatorio per chi cura un annuario citare tutti i progetti editoriali in cui è impegnato il curatore di Dylan Dog? Se così fosse, allora il diritto dovrebbe essere riconosciuto a tutti gli altri curatori di collane a fumetti! Il curatore potrà ancora ribattere: ma io sono il curatore di una testata importante! Ok, ma è obbligatorio citare o citare il lavoro? Per di più, i summenzionati progetti riguardano altri editori che con la Bonelli sono o dovrebbero essere in concorrenza e qui sorge un'altra domanda: è possibile o normale che il curatore di una collana scriva, partecipi, disegni o coordini progetti per altri editori concorrenti? Il fatto di rivestire una posizione così importante in una casa editrice non lo mette nella condizione di apprendere dati riservati? Il curatore dice ok e va avanti. Poi scrive: io se sei ostile lo capisco e guarda, lo rispetto pure. Questo non lo capiamo. Solo perché Fumo di China non ha citato il curatore di Dylan Dog e gli altri progetti in cui è impegnato presso editori concorrenti questo significa che Fumo di China è ostile al curatore? Ciò nonostante, il pensiero del curatore è questo. Non mi citi? Non parli del mio lavoro? Allora mi sei ostile! Così dicendo per implicito asserisce l'esistenza di un obbligo di parlare di lui, di citarlo in qualche modo. Il desiderio di essere sempre e comunque al centro dell'attenzione e qualcuno direbbe, va bene ma se uno che cura Dylan Dog non è al centro dell'attenzione, allora chi dovrebbe esserlo? Risposta: secondo noi, i curatori di serie più importanti come Tex o Zagor o Diabolik. Perciò, secondo il pensiero del curatore, non parlare di lui o citare il suo lavoro in un annuario di fumetti significa essergli ostile. Beh, noi abbiamo parlato spesso del suo lavoro come curatore e quindi non dovrebbe essere ostile a noi! Alla fine, però, anche lui accetta il fatto che qualcuno gli può essere ostile, o almeno lo pensa lui. Non crediamo nemmeno per un momento che quelli del Fumo gli siano ostili. Che motivo avrebbero? Su Fumo di China hanno mosso i primi passi nel mondo del fumetto Marco Marcello Lupoi e Michele Masiero! Quest'ultimo è oggi il numero 2 della Bonelli! Per dimostrare che quelli del Fumo non sono ostili al curatore arriva l'omaggio dell'Annuario, che il curatore rifiuta e scrive su Facebook: Ma che poi ci rimani anche male e sorpreso quando ti dico che grazie ma l'Annuario, no grazie, proprio non lo accetto. Quindi, ecco che emerge un altro principio: io accetto gli annuari se parli di me o citi il mio lavoro e visto che sono il curatore di Dylan ho tutto il diritto di essere citato nel tuo annuario! E conclude: Vuoi insultarmi? Accomodati. Ma non fare finta di non averlo fatto.

La cosa strana è che prima ha scritto che va bene che qualcuno non lo citi o parli del suo lavoro nel contesto di un annuario in cui si parla moltissimo di Dylan Dog. Dice anche che va bene che qualcuno gli sia ostile, ma non spiega perché. Poi entra in contraddizione e dice che questo comportamento equivale ad essere ostile verso di lui. E se qualcuno gli fa omaggio del suddetto annuario in cui lui non è stato citato o citato in maniera errata (cioè, come blogger) per lui questo comportamento equivale ad un insulto. Peggio ancora se qualcuno fa finta di non averlo fatto. Tirando le somme dalle sue parole: sostiene che Fumo di China non lo abbia citato per motivi di ostilità e che il loro obiettivo era quello di insultarlo quando il suddetto annuario gli è stato fatto omaggio. Ha tutto il diritto di pensare ciò che vuole o giudicare il comportamento degli altri, poi però condivide questa sua posizione su Facebook in modo che anche altri ne vengano a conoscenza. Il fatto da privato diventa di pubblico dominio e noi ne parliamo! Il curatore di Dylan è seguito da 11.000 persone! Tuttavia, solo 70 intervengono nei commenti. Gli altri 10.930 avevano altro da fare o non hanno ritenuto farlo. I commenti offrono nuovi spunti. Tra gli addetti interviene Siviero, che riporta il pezzo dell'articolo tanto contestato di Fumo di China: Così nel 2014 è proprio Tiziano Sclavi a benedire il passaggio di consegne alla cura editoriale di Roberto Recchioni, famoso blogger e soprattutto scrittore che ha alle spalle già diversi successi, tra i quali lo stesso Dylan Dog e John Doe, un personaggio per alcuni versi simile al nostro eroe, con il quale l'autore romano si è affermato al grande pubblico. Recchioni propone un programma atto a riportare il protagonista allo status che ne aveva decretato il successo, apportando alcune delle sostanziali modifiche nella forma e nei contenuti della serie principale e degli albi speciali. Alcune le stiamo già vivendo, come il pensionamento (o meglio dire "spostamento") di uno dei personaggi di supporto più amati, l'inserimento di elementi più legati al mondo attuale, nuove nemesi e molto altro che, a detta dello stesso nuovo responsabile, vedremo nei numeri futuri. Parallelamente è riuscito a coinvolgere molti autori, tra scrittori e disegnatori (Ratigher, Ausonia, Moloch, etc), provenienti da territori spesso lontani dal fumetto seriale popolare: contaminazioni audaci e temi inconsueti ai fini del restituire a Dylan Dog la stessa potenza eversiva che ne aveva contraddistinto gli esordi. Senza dimenticare la solidità della sua storia editoriale, con richiami classici e nuovi risvolti; tra questi è di rilievo il ritorno, dopo nove anni, dello stesso Tiziano Sclavi, che vorrà raccontarci qualcosa ancor di inedito sulla vita passata del protagonista. La cosa strana è che in un altro articolo abbiamo dimostrato che queste idee non erano del curatore, bensì di Tiziano Sclavi. Ecco il link. Ma il punto è un altro. Il curatore è stato citato e il pezzo ha parlato del suo passato. Si sostiene che egli ha coinvolto altri autori nel progetto e tra i suoi precedenti viene citato un fumetto per l'Editoriale Eura/Aurea. Quindi, il curatore non è stato ignorato! E' stato citato eccome. Ciò nonostante, lui ritiene di essere stato insultato. E noi qui ci chiediamo: in cosa è consistito questo insulto? Forse nel fatto che il Fumo non lo ha intervistato? Se fosse così, non intervistare il curatore equivarrebbe ad insultarlo? Altrimenti anche altri sarebbero stati insultati.

Non è che tutta questa polemica sia nata in modo artificioso per destare attenzione? Chiunque può ritenere che il proprio lavoro sia importante e che gli altri ne debbano parlare, ma sovente non è così. Fumo di China non ha citato gli altri suoi lavori non ritenendo necessario farlo, visto e considerato che non parliamo di lavori che, nel contesto attuale, hanno sollevato discussioni o clamore. John Doe è finito e il nostro giudizio su di esso è stato negativo. Vogliamo citare Orfani? Anche qui, il nostro giudizio è stato negativo e forse si tratta di un clamoroso flop. Ecco il link. E il resto? Poi non ci sembra che gli altri progetti abbiano destato tutta questa attenzione. In particolare, di quello curato per la Star Comics non se ne parla più. Non vediamo post con migliaia di commenti che ne parlano. O editori che annunciano di avere venduto milioni di copie. Un suo fan scrive nei commenti: Le cose sono due, o che da fastidio il percorso che hai intrapreso per diventare un fumettista o l'aver creato orfani ti ha reso così impopolare da beccarti una dannatio memorie, che poi ti dico a me Orfani piace e vedo che le persone lo comprano ma forse la societá dei lettori di fumetti non'è ancora pronta per un'opera come la tua bollata come mainstream. Orfani già due anni fa vendeva 29.000 copie! E siccome è presumibile che le vendite abbiano proseguito a calare, quanto venderà oggi? Forse 23-24.000 copie? Il curatore subito risponde: Quale percorso? Non sono nato come blogger. Pubblico da circa 22 anni. E quindi? Ci sono autori che pubblicano da oltre trent'anni e finora nessuno si è lamentato di non essere stato citato dal Fumo. Non dimentichiamo, inoltre, che il curatore è attivo nel mondo bonelliano solo dal 2007 e non da 22 anni. Ciò che emerge è che secondo il suo punto di vista, non citare il suo lavoro e regalargli l'annuario in cui ciò non è stato fatto equivale ad insultarlo. Uno dei suoi fan scrive: Secondo me, data la quantità di heater che ha Recchioni anche tra gli addetti ai lavori magari ci potrebbe anche stare non ci sta che nel trentennale di Dylan non intervisti il curatore. Denota quantomeno malafede. Interviene Davide La Rosa e scrive: Idem a me. Non hanno mai fatto una recensione a un mio libro. Anche una sola dove dicono "'Sto fumetto fa schifo, non lo comprate". Niente. Pare che per loro non esista ciò che faccio. Viene quasi il sospetto che qualcuno cerchi di farsi menzionare dal Fumo per richiamare attenzione. Perfino a noi ci arrivano richieste di autori e addetti con la richiesta di parlare di loro nei nostri pezzi. Un altro scrive: Non sia così severo con se stesso Mr.Recchioni, la mia era una critica costruttiva vestita da sarcasmo. In un rapido scambio di battute sono già saltati fuori 3 importanti difetti su cui deve lavorare. Paradossalmente le sono più utile io di tutti gli yes man che la circondano. Mi dovrebbe ringraziare. Cominciano le risate quando illustri autori sconosciuti intervengono lamentandosi del fatto che il Fumo non li ha mai citati! Un altro aggiunge: cioè la tua risposta, e quella dei tuoi infatuati, è sempre la stessa? Se non piaci, siamo risiconi invidiosi fumettari mancati? Ma quanti anni hai? In sostanza, si lamenta del fatto che chiunque parli male del curatore è per via di livore o invidia. Il curatore risponde: provo un piacere peccaminoso a leggere i tuoi stato da frustrati da anni provo un piacere peccaminoso a leggere i tuoi stato da frustrati da anni. Un piacere peccaminoso?

Poi arriva un vecchio utente del forum Bar Sport e scrive: DYD ha trent'anni. Si doveva parlare solo degli ultimi due? Poi non c'è nessuna critica alla gestione Recchioni. Certo, non c'è neppure il suo incensamento, e mi rendo cono che la cosa è graverrima! E un altro rincara la dose: Secondo me Roberto Recchioni avrebbe fatto un'ottima figura a non partecipare a questa discussione (giudicheranno i posteri avrebbe potuto filosoficamente dire) e a non dire sempre e comunque che chi lo critica è un fumettaro fallito. Roberto Recchioni lo sai che c'è gente che non gli è mai fregato un tubo di fare l'autore di fumetti ? Non ci crederai ma è così, non pensare che tutti ti invidiano. Oltretutto chi voleva fare l'autore di fumetti sei proprio sicuro che avrebbe scelto te come modello quando ci sono autori come Paul Chadwick, Alfredo Castelli o Naoki Urasawa a cui ispirarsi? Un  altro utente del forum Bar Sport scrive in controtendenza al suo compagno: Quell'articolo è una vergogna. Ha la pretesa di fare giornalismo "serio" ed è poco più di una recensione da giornalino delle medie. Parla di un argomento e non nomina se non in termini spregiativi il principe che l'ha rilanciato. Se non in termini spregevoli come "blogger" (penso che roba più da sfigati dei blog non esistano). Tra le righe si vede chiaramente che chi l'ha scritto è il classico nerd ciccione e stempiato, ovviamente vergine, che a Lucca ci va tipo dal '90 perché quando vede le cosplayer è l' unico momento in cui vede un po' di figa, e la cosa più eccitante che fa durante la settimana è compilare fogli Excel. Non ti curar di loro ma guarda e passa. Il curatore dice: Che poi, il punto non è nemmeno questo: a me sta benissimo di stare sul cazzo a FdC. Li stimo storicamente zero pure io da sempre. Non mi sta bene l'ipocrisia di rimanere stupiti nel non vedermi sorridere davanti a un lungo insulto in quadricromia. Stiamoci onestamente sulle palle e amen. Continuiamo a restare perplessi. E' il curatore che ha iniziato la discussione dicendo di stare sul cazzo a Fumo di China. Forse ci sono anche altri motivi, ma non ne ha fatto menzione nel post. Secondo lui, il fatto che il Fumo non lo ha intervistato o citato il suo lavoro è un affronto. Secondo noi, si sta attribuendo eccessiva importanza al fatto di essere il curatore di Dylan Dog. Consideriamo anche che le idee del rilancio non sono del curatore, bensì di Sclavi. Consideriamo che dal 2013 ad oggi ha scritto appena 3 storie di Dylan Dog e che del nuovo nemico apparso nel numero 341, tale John Ghost, non c'è più traccia. Consideriamo anche che Orfani è stato un flop e che delle altre opere citate, tra un paio, sono ristampe. Quindi, secondo il suo ragionamento, se il Fumo non cita qualcuno significa che questo qualcuno sta sul cazzo al Fumo. Oppure al Fumo non frega un cazzo di queste polemiche inutili e la questione è già chiusa prima di iniziare. Il curatore riprende nei commenti dicendo che i blog non contano da più di cinque anni. Non sappiamo dove abbia letto questa cosa. Ma il nostro sito riceve in media 500 visite al giorno. Non saranno tante, ma il fatto che il nostro sito straordinario è il più seguito dagli addetti ai lavori, che solo qui possono trovare qualche dato veritiero del mondo del fumetto, la dice lunga. Un altro utente del forum Bar dello Sport scrive: Conosco bene Filippo e non comprerei da lui nemmeno una macchina usata (pessimo ballerino e scarso conoscitore del mondo del pallone).

Però in questo caso hai torto, Roberto, e stai facendo un po' il piangina, forte dell'esercito di fans che nemmeno sanno cosa sia l'annuario del fumetto e che non leggerebbero l'articolo nemmeno se fossi proprio tu a postarlo per intero. In bocca al lupo per il prosieguo della carriera fumettistica, mi auguro tu non voglia soffocarla ancora troppo a lungo con polemiche gnegnegne. Stacce. Dopo altri interventi di utenti del forum Bar Sport il curatore sbotta: Comunque, visto che dell'ipocrisia mi lamentavo e non della palese ostilità, tagliano la testa al toro: la prossima volta che uno di FdC mi rivolge la parola lo ignoro. Così magari saranno chiari i rapporti che intercorrono tra noi. Quello che ci chiediamo è come mai tanti ex-utenti del forum Bar Sport si siano precipitati sul profilo del curatore per intervenire nella sua polemica contro il Fumo. Che siano collaboratori del Fumo? Anche se tra un account fake e l'altro, non è poi difficile arrivare alla conclusione che il tuo appaia come un modo per far parlare di se. Quello che dovremmo capire è perché il Fumo non abbia intervistato il curatore. Forse il motivo è legato alle pesanti polemiche e allo scontento generale che caratterizza il rilancio di Dylan Dog? Tutto è possibile. Non escludiamo nulla. Se una intervista fosse stata pubblicata e i lettori avessero letto le stesse parole dette in altre interviste simili, che cioè il rilancio è un successo, che la collana ha aumentato i lettori, che i fan sono in delirio, può darsi che qualcuno avrebbe pensato che il Fumo non stesse trattando della realtà e allora forse è parso meglio non citare la questione e il suo protagonista per evitare polemiche. L'unica cosa certa è che abbiamo capito che non si può parlare di Dylan Dog senza citare il suo curatore! Poiché, però, noi non siamo allineati, ma liberi, continueremo a trattare di Dylan Dog in un'ottica di libertà. Così come del resto dovrebbero fare altri e non fanno. E continueremo a trattare ponendo in evidenza il nostro ideale politico. Da quando è iniziato il rilancio si parla poco di Dylan Dog e molto delle vicende inerenti gli autori, come se l'Indagatore non fosse più al centro di un progetto. La polemica tra il curatore e il Fumo lo dimostra. Noi riteniamo che una simile questione andava trattata in privato. Magari con invio di mail di spiegazione ai vertici della rivista. Invece, mettendo tutto in pubblico e dividendo le opinioni tra i pro e i contro il curatore, alla fine ne è uscita una grossa caciara che non ha beneficiato nessuna delle parti. Dylan Dog non ne esce bene, anche alla luce delle pesanti critiche che il rilancio in rete ha ottenuto. Troppe voci contro e poche a favore. Basti pensare che una tavola a colori di Dylan Dog n. 361, il numero del trentennale, non un numero qualsiasi, condivisa sulla pagina Facebook della Bonelli ha ottenuto la miseria di un solo commento e 196 Like. La pagina ha più di 50.000 fan, ma uno soltanto ha commentato! Se alla Bonelli non hanno ancora capito che devono cambiare registro e nominare subito un nuovo curatore prima che la barca affondi, significa che non hanno più una visione chiara dell'italo-mercato. E a ben vedere il fatto che abbiano deciso di fare un catalogo insieme alla Bao suggerisce questa mesta conclusione. I fan hanno bocciato la linea della casa editrice e prima si cambia, prima si aggiusteranno le cose. Un curatore che litiga su FB con Fumo di China è qualcosa di cui, ora, Dylan Dog e i suoi lettori potrebbero non avere bisogno. Dimitri Temnov.

4 commenti:

  1. Vorrei solo ricordare che in passato la rivista Fumo di China è stata frequentemente accusata di essere esageratamente filo bonelliana.
    Evidentemente o c'è stato un cambiamento di direzione o più probabilmente il troppo stroppia e un cambiamento di curatore per Dylan Dog è cosa impellente.

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  2. Dato l'elevato numero di critiche che sono piovute sul rilancio di Dylan Dog, è piuttosto naturale che il periodo 2013 ad oggi sia stato escluso. Il cambio di curatore rappresenta una necessità inevitabile a questo punto, almeno secondo noi.

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  3. Interessante diatriba. Comunque e per aggiornare l' 'oggetto Dylan Dog',e per i più curiosi, a festeggiare i 30 anni dell'indagatore dell'incubo il 29 settembre, partecipa anche il rocker bolognese Mimmo Parisi. Il cantautore ha pubblicato infatti, un brano che cita chiaramente il personaggio: "Non sono mica Dylan Dog". Qui il lyric video: https://www.youtube.com/watch?v=jN60cftDVHQ

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  4. Diatriba chiusa quasi subito. Fumo di China aveva ragione. Di Recchioni come autore c'era ben poco da citare nell'annuario 2015.

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