venerdì 26 febbraio 2016

GUALDONI: QUALI FURONO I MOTIVI DIETRO LA SUA SOSTITUZIONE DA CURATORE DELLA SERIE DI DYLAN DOG?!!

A distanza di circa tre anni e con il sostegno delle fonti pubbliche disponibili con un recente pezzo ci siamo occupati delle vicende che hanno portato al cambio di supervisione della serie di Dylan Dog. Fatti di cui all'epoca si discusse con annesse polemiche quasi tutte rivolte nei confronti della gestione di Giovanni Gualdoni ritenuto, a torto o a ragione, responsabile del crollo delle vendite della collana. In questo pezzo abbiamo parlato di una riunione riservata organizzata da Tiziano Sclavi e a cui vennero invitati a partecipare solo due persone: l'attuale curatore e Paola Barbato. Non il Giovanni Gualdoni, che sarebbe servito come agnello sacrificale. In quel momento, quindi, quest'ultimo si poteva già considerare fuori gioco. In quel segreto consesso, T. Sclavi, secondo quanto riferisce Mirco Corridoni, admin del sito di Craven Road 7, tracciò su un foglio di carta le linee guida che avrebbero governato il rilancio del personaggio. Quindi, tutto quello che è venuto dopo, come il pensionamento di Bloch, il cellulare, i poliziotti musulmani, ecc., sono state volute da Tiziano Sclavi. E' stato lui a mandare in pensione Bloch, non l'attuale curatore. Sclavi deus-ex-machina del rilancio. Attuale curatore e Paola Barbato esecutori. All'epoca non era ancora stato scelto il curatore e molti pensarono che sarebbe toccato alla Barbato, più anziana ed esperta del primo avendo già scritto 26 storie del personaggio, mentre l'attuale curatore in quel momento ne aveva scritte tre, tra cui la famosa Mater Morbi, che secondo alcuni, avrebbe colpito in modo importante Sclavi. Si può ipotizzare che Sclavi, nell'organizzare quella riunione, aveva il beneplacito della Bonelli, prima interessata a che le vendite della collana si rialzassero. Tra il 2008 e il 2013 le vendite erano scese da 200.000 a 160.000 copie. Tutta colpa di Gualdoni o di una crisi economica che aveva colpito e colpisce tuttora senza pietà? Se oggi diamo uno sguardo alle discussioni sui social network tutti si sprecano in lodi incredibili per le storie del Maxi Old Boy che contiene appunto storie concepite durante la gestione Gualdoni e nell'ultimo numero perfino vecchie storie di Chiaverotti all'epoca non approvate! Oggi la gestione Gualdoni è stata rivalutata e tutti amerebbero vederlo di nuovo in sella alla collana. Allora, però, era lui il principale responsabile del tracollo della serie secondo le opinioni del periodo. Egli doveva pagare per tutti. Silurato senza riguardo dal comando della serie di Dylan Dog. Sclavi non lo invitò neppure alla sopraccitata riunione. Nemmeno gli altri grandi autori furono invitati. Ruju, Marzano, Medda, Mignacco e lo stesso Chiaverotti. Solo l'attuale curatore e la Barbato! Il Corridoni nel suo pezzo su Craven Road 7 riferisce che nei giorni seguenti una mail sarebbe stata inviata agli altri autori informandoli che Dylan sarebbe stato rinnovato. Quando lessero quella mail era già tutto deciso. Fuori Gualdoni. Dentro l'attuale curatore. Oggi sappiamo che il rilancio è stato un disastro, che ogni numero non fa in tempo ad uscire che in rete, tranne i siti amici e allineati, si alzano critiche velenose con inviti a far tornare Gualdoni in sella. Si disse pure che alcuni autori avevano congiurato contro Gualdoni per farlo silurare e assumere il controllo della collana profittando del calo di vendite. La Bonelli, che voleva che le cose tornassero a splendere, non avrebbe sollevato problemi. Purché Dylan Dog tornasse a vendere, si era disposti a tutto. Anche a scelte contraddittorie, che avrebbero diviso i lettori. Come poi è avvenuto. C'è stato un complotto contro Gualdoni? All'epoca se ne parlò diffusamente. E il fatto che l'ex-curatore non sia stato invitato alla riunione del rilancio lo fa sospettare. Se complotto vi fu, da parte di chi partì? Sclavi si era convinto o è stato convinto a cambiare le carte in tavola della serie?


Quello che è certo è che la sua assenza nella riunione sopraccitata era sintomo chiaro del suo successivo ed inevitabile allontanamento. Forse in questo senso ha spinto la Bonelli preoccupata del calo delle vendite, che poi comunque è proseguito. Incolpare Gualdoni del flop di Dylan poteva apparire la soluzione più comoda in quel momento. Dylan non va. I lettori sono furiosi. Vogliono storie di qualità e allora ci liberiamo di Gualdoni. Oggi i lettori sono altrettanto furiosi verso il nuovo supervisore, che, a giudizio di molti, ha accentuato e non attenuato la crisi di Dylan Dog. La serie mensile ha continuato a calare nelle vendite. Non abbiamo dati certi a disposizione, ma riteniamo che oggi il mensile inedito di Dylan Dog venda meno di centomila copie. Non era colpa di Gualdoni, allora! Più plausibile è la seguente tesi: la Bonelli ha chiesto a Sclavi di fare dei cambiamenti e salvare Dylan Dog dalla chiusura. E Sclavi è intervenuto, ma prima di quel momento c'è stato un passaggio che ci manca? Qualcuno aveva consigliato a Sclavi il nome del successore di Gualdoni? La leggenda narra che Sclavi restò colpito dalla storia di Mater Morbi, ma ci sembra una teoria che non sta in piedi. Non basta una storia per diventare curatori di una collana così importante. Potrebbe esserci dell'altro, ma non abbiamo fonti o documenti cui attingere per sostenere questa tesi. Quello che ora conta è capire se davvero qualcuno ha tramato alle spalle di Gualdoni. Analizziamo i fatti. Gualdoni è stato nominato curatore di Dylan Dog nel gennaio 2010 in sostituzione di Mauro Marcheselli. Ha mantenuto l'incarico fino al maggio del 2013. E' solo una ipotesi, ma è possibile che la soluzione del mistero sia nei rapporti che lo scrittore di Busto Arsizio abbia intessuto in questo periodo, nel corso del quale avrà conquistato simpatie, ma anche avversioni. Tra il 2010 e la metà del 2013, Gualdoni ha approvato storie di Dylan Dog dei seguenti autori: Alessandro Bilotta con 2 storie; Giancarlo Marzano con 7 storie; Pasquale Ruju con 4 storie; Giovanni Di Gregorio con 7 storie; Bruno Enna con 1 storia; Giuseppe De Nardo con 4 storie; Paola Barbato con 3 storie; Attuale curatore con 2 storie! Alla Bonelli le cose funzionano così: uno scrittore scrive e propone le sue storie. Solo quelle che approva il curatore vengono pubblicate. E' lui che si assume la responsabilità di dire si o no agli autori che si propongono. La Bonelli paga solo per le storie pubblicate, non per quelle nel cassetto o non approvate. Durante la gestione Gualdoni gli autori più impiegati sono stati, quindi, Marzano e Di Gregorio ognuno con sette storie. La Barbato tra il 2010 e la metà del 2013 con appena tre storie e l'Attuale curatore con 2 storie! Logico dedurre che gli scrittori le cui storie non venivano approvate potessero essere in rapporti non felici con il Gualdoni curatore, che rifiutava di continuo le loro storie. All'epoca i criteri di Gualdoni avrebbero potuto apparire come contestati, ma oggi tutti lodano le storie di quel periodo nel Maxi Old Boy! Perciò il calo delle vendite non dipendeva dalla qualità di quello che Gualdoni approvava, piuttosto dalla crisi economica. E' un dato di fatto che il dopo Gualdoni ha visto premiati coloro che nella sua gestione erano i meno utilizzati: l'attuale curatore e la Barbato. Gli altri sono spariti: Di Gregorio, De Nardo, Marzano, ecc. risucchiati nell'oblio insieme a Gualdoni, che da quel maggio 2013 non ha più visto una sua storia approvata e pubblicata sul mensile regolare di Dylan Dog con la sola eccezione del numero 335 del luglio 2014! Anche il tanto acclamato Bilotta non ha visto più il suo nome sul mensile regolare. Tornerà, però, con il numero 355 dell'aprile 2016! Da quando è cominciato l'attuale gestione del nuovo curatore, hanno fatto il loro esordio sulla collana altri autori.

Nuovi autori che avevano già lavorato con lui presso altri editori. Succede anche nel calcio. Ogni volta che cambia l'allenatore, questi chiama i suoi preferiti a scapito di quelli che erano i preferiti del vecchio coach. Tra i motivi del fallimento del nuovo corso vi è, senza dubbio, il cattivo rapporto che il nuovo curatore ha intrattenuto con il pubblico, in rete soprattutto. E dire che tra i motivi che avevano militato a favore della sua scelta vi era la necessità di essere più forti sui social! L'unico risultato ottenuto è stato che il popolo dylaniato si è diviso tra coloro che lo adoravano e coloro che lo odiavano. Dylan Dog non ne ha beneficiato. Il curatore, noto soprattutto per le sue polemiche in rete, non ha giovato in questo senso alla collana. Attaccare i lettori ha poco senso. Si creano polemiche e le polemiche portano attenzione. Ma se si assumono posizioni complesse e sulle quali non si forniscono risposte, ma ci si chiude a riccio, è difficile immaginare che le file dei fan si ingrossino. I litigi del nuovo curatore con i lettori sulla rete sono stati tanti. Quando c'era Gualdoni questo astio era inesistente. Alcuni si lamentavano, ma se confrontiamo la gestione Gualdoni con quella precedente di Mauro Marcheselli, non è che oggi le cose siano tante diverse. Dal 2005 in poi è stato un progressivo calo. I curatori che sono succeduti nell'incarico non hanno potuto fare nulla per impedire il calo. Ma solo con l'attuale curatore la vis polemica dei lettori è aumentata. Ciò ha portato attenzione sulla collana, ma non il tanto atteso aumento delle vendite. Oggi Dylan Dog vende meno di quanto vendeva nel 2010. Un articolo pubblicato sul sito di Fumetto d'Autore il 25 maggio 2013 offre qualche spunto per ricostruire i rapporti tra l'attuale curatore e i protagonisti del cambio di regime in Dylan Dog. Ecco il punto focale: la signora Barbato non ha mai avuto molto feeling con la gestione di Giovanni Gualdoni [...] e non è stato nemmeno un periodo fortunato fuori della Bonelli perché il suo Davvero, passato dal web alla versione edicola della Star Comics è stato un flop con circa 4.000 copie dei primi due numeri seguito dal passaggio alla bimestralità della collana. Un periodo in cui la Barbato ha lavorato poco in Bonelli, mentre fuori della Bonelli non è andata bene. Né il suo rapporto con l'attuale curatore era buono. Riferisce sempre il pezzo di Fumetto d'Autore che quando la serie Davvero usciva online gratis, l'attuale curatore espresse severe critiche contro di lei e la sua scelta. Ecco il punto focale: Recchioni attaccò in modo duro la Barbato accusandola di sfruttare gli autori gratis per fare delle puntate pubblicitarie in rete perché, diceva la rockstar, è roba che è sbagliata e non solo fa male al fumetto, ma fa male a tutti. In quel momento, l'attuale curatore parlava a nome di qualcuno? Sosteneva che pubblicare fumetti gratis in rete da parte di una autrice così importante danneggiava gli altri! La Barbato stava facendo male al fumetto, secondo lui. Ovvio pensare che la Barbato a sentire quelle parole non fosse del tutto felice verso l'attuale curatore. In quel momento i cambiamenti di Dylan Dog erano ancora lontani. Dodici mesi dopo, però, la Barbato e l'attuale curatore vengono invitati da Tiziano Sclavi a prendere parte ad una riunione riservata per decidere il rilancio della testata dell'Indagatore dell'Incubo! Cosa era cambiato nei loro rapporti tra il maggio del 2012 e il maggio del 2013? Prima la Barbato fa male al fumetto, secondo lui, editando gratis Davvero in rete. Un anno dopo lavorano insieme per rilanciare Dylan Dog! Da quel momento, la Barbato non ha più scritto testi per fumetti editati gratis in rete! E questo è un dato di fatto. Si è così allineata ad una filosofia di base dalla quale si era allontanata. Perché tanti problemi contro il fumetto gratuitamente sulla rete?

In teoria, questo strumento permetterebbe ad un autore giovane di segnalarsi al pubblico, di crescere e forse è proprio questo il problema. Se cresce Tizio, Caio può avere problemi. Anche in questo caso, ci viene in aiuto un articolo pubblicato dal sito di Fumetto d'Autore il 16 dicembre 2011. Il pezzo parla di due webcomic gratuiti scritti da Paola Barbato e Federico Memola. In quel periodo la Barbato aveva scritto ben 26 storie di Dylan Dog, mentre il bravo Federico Memola era noto soprattutto per la serie di Jonathan Steele pubblicata dalla Bonelli dal 1999 al 2004 e poi l'anno successivo la serie viene ripresa proprio dalla Star Comics, che nel 2011-12 aveva iniziato a pubblicare Davvero della Barbato! Tutto chiaro fin qui? Ok, mettetevi comodi perché ora viene il bello. La Barbato e Memola erano, dunque, autori affermati. Entrambi con un robusto curriculum alla Bonelli. In quel momento, l'attuale curatore aveva scritto solo 3 storie di Dylan Dog e la sua influenza era minima. Scrive Fumetto d'Autore: un fumetto on line GRATUITO non genera alcun introito da dividere con chi vi collabora ed è una fesseria gigantesca dire che fa male al lavoro di tutti, perché altrettanto in modo chiaro non rovina alcun mercato del lavoro. Anzi, a Memola e alla Barbato va dato il merito di avere sancito in modo definitivo che il fumetto on line si legittima non solo nella funzione di vetrina e palestra, ma può benissimo incarnare il ruolo di moderna bottega degli aspiranti professionisti del fumetto, andandosi a collocare in quel buco nero che c’è tra le scuole del fumetto, gli autodidatti e gli editori. Il fumetto gratuito, quindi, non danneggia nessuno. Favorisce il mercato perché crea attenzione su progetti destinati a trasformarsi in progetti a pagamento. Aiuta a crescere i giovani autori e attira l'interesse della gente sui lavori. Secondo l'Attuale curatore di Dylan Dog, invece, allora non era così. Scrive ancora Fumetto d'Autore: Curioso invece notare come Recchioni voglia spostare il baricentro della discussione sullo sfruttamento degli autori dalla caccia politicamente corretta all’editoriale Gatto & La Volpe (ovviamente gli editori “lucignoli” non sono mai quelli con cui si collabora…), alla caccia al collega sceneggiatore, anche di blasone superiore, che con trasparente serietà mette in cantiere a cielo aperto il proprio fumetto on line. Altrettanto curioso notare che come sempre Recchioni, oltre a criticare le iniziative, non riesce a proporre nessuna soluzione alternativa al fatto che un webcomic gratuito non può generare introiti. Forse perché non ci sono soluzioni a questo problema? Forse perché è come calcolare l’altezza dell’albero maestro di una nave sapendo l’età del più piccolo mozzo di bordo? Poi il pezzo prosegue sostenendo che lo scopo dell'attuale curatore non era quello di attaccare il fumetto gratis in rete ma solo il fumetto gratis in rete di alcuni, mentre poco prima aveva difeso progetti analoghi di alcuni suoi amici, Giovanni Masi e Federico Rossi Edrighi. Questi ultimi oggi sono componenti stabili del suo team di lavoro e lo stesso Edrighi è entrato nel team di Dylan Dog. Secondo Fumetto d'Autore, solo il web comic di soggetti diversi da quelli degli amici del curatore poneva problemi! E infatti poi scrive: Ancor più curioso è notare come lo stesso Recchioni, prima di imbarcarsi in questa "crociata" contro i fumetti on line della Barbato e di Memola, abbia invitato, usando i proverbiali due pesi e due misure, i lettori del suo blog a leggere il fumetto on line Harpun (leggi anche QUI) dei suoi “amici” Giovanni Masi e Federico Rossi Endrighi. Secondo l'ottica del curatore, quindi, il web comic della Barbato fa male al lavoro di tutti. Il web comic Harpun di Masi ed Edrighi no. Come si spiega questa diversità di trattamento?

Quindi, il problema non è il web comic, ma il web comic dei non amici. E su Harpun scrive: Scrive Recchioni di questo webcomic che «è un bel progetto, fatto con un mucchio di fatica, tanto talento e parecchia consapevolezza. Si merita di essere visto in giro.» Evidentemente gli amici e gli amici degli amici, a differenza di Barbato e Memola, per Recchioni fanno cose belle e con un mucchio di consapevolezza e non rovinano il mercato del lavoro del fumettomondo pubblicando il loro fumetto gratuitamente on line. Il pezzo di Fumetto d'Autore si chiude con una gustosa appendice. Un elenco di editori che chiedono di essere pagati dagli autori che vogliono vedere pubblicati i loro lavori. Era capitato che l'attuale curatore, dopo l'articolo apparso sul sito di Fumetto d'Autore, aveva ripreso la questione in un articolo pubblicato sul suo blog. I link oggi non risultano più attivi. Peccato. Vi proponiamo comunque l'aggiunta: Roberto Recchioni ci segue e questo ci fa piacere. Evidentemente stimolato da quest'ultimo (è corretto l'apostrofo, prof?) Moleskine , scrive a ruota questo post sul suo blog. «QUI trovate una lista di presunti editori che si fanno pagare per pubblicare i romanzi degli aspiranti. E' una lista tremendamente lunga. Non ci sono editori di fumetti (quell'Aurea segnalata non è l'Aurea di John Doe). Non ci sono editori di fumetti, per ora. Ma, con l'aria che tira, quanto ci vorrà?». Poi, come sappiamo, il rapporto tra l'attuale curatore e la Barbato si è ricomposto. La prima non ha fatto più webcomic e i suoi amici Masi e Edrighi oggi sono felicemente accasati alla Bonelli. Ne abbiamo tratto l'idea che a disturbare non fossero i webcomic, bensì quei webcomic che potevano attirare l'attenzione a scapito di amici di amici. Nel mondo del fumetto ci sono le correnti, come nei partiti. I membri di una corrente si difendono l'uno con l'altro. Torniamo al 2013 e alla notizia del cambio alla guida della collana. Prima abbiamo parlato di un presunto golpe ai danni di Gualdoni. Presunto perché esso riposa su una tesi, non su documenti o dichiarazioni ufficiali. L'attuale curatore rispose sul suo blog scrivendo queste parole: su incarico diretto di Tiziano Sclavi, sono stato nominato nuovo curatore di Dylan Dog, che significativo che mi prenderò cura di mandare in edicola ogni mese tutte le testate legate al personaggio, sceglierò gli autori, approverò i soggetti, supervisionerò le sceneggiature, rivedrò i disegni, stilerò la programmazione e cose così. Tutto chiaro. Lui sceglierà autori, approverà soggetti, le sceneggiature, i disegni, i programmi, ecc. Che tradotto in parole povere, significa potere assoluto su Dylan Dog. Lo stesso potere che fino al mese precedente esercitava Gualdoni. Qualcuno si lamentò. Anziché optare per uno che aveva scritto tre storie di Dylan Dog, perché non scegliere Ruju che di storie ne aveva scritte, fino a quel momento, ben 49? Continua l'attuale curatore: Come siamo arrivati a questa cosa? E' presto detto: Tiziano Sclavi e la Sergio Bonelli Editore hanno ritenuto necessario un cambio di rotta per il l'Indagatore dell'Incubo. Dylan Dog è la seconda testata più venduta della casa editrice (e, di conseguenza, la seconda testata più venduta d'Italia) ma è anche quella che, in termini percentuali, perde più lettori ogni anno. Fin qui, niente di clamoroso. Tutti sapevano di questo. Il bello viene dopo quando l'attuale curatore nega la versione fornita da Corridoni nel famoso articolo pubblicato su Craven Road 7. Ecco cosa scrive: Non ci sono stati complotti e riunioni segrete. Ma soltanto delle normali consultazioni tra la casa editrice, Tiziano Sclavi e un novero di autori che sono stati chiamati a esprimere il loro parere. Queste riunioni, alla luce del rinnovamento fortemente voluto da Tiziano, hanno portato a identificare nel sottoscritto...

...la persona a cui affidare l'incarico. Nessun complotto ai danni di Gualdoni e nessuna riunione segreta! Però dice che riunioni tra Sclavi e gli autori ci sono state! E questa è una contraddizione. Dice che la sua scelta come curatore sarebbe il frutto di queste riunioni con gli autori, ma non dice quali autori hanno votato per lui. Chi sono questi autori? Non lo dice. Una ricostruzione dei fatti un po' difficile da credere. E anche se fosse stato così, sulla base di quali elementi altri autori più blasonati avrebbero dovuto indicare a Sclavi la sua persona come successore? Su Gualdoni scrive: Giovanni Gualdoni non è stato crocefisso in sala mensa e nemmeno cacciato dalla casa editrice con ignominia. Giovanni ha fatto il suo lavoro, secondo la sua visione del personaggio. Lo ha fatto in piena autonomia e con il sostegno e l'avallo della casa editrice (la stessa autonomia e sostegno che avrò pure io). Se ha fatto degli errori di valutazione (e tutti ne fanno), sono errori tanto suoi quanto della casa editrice e nessuno (io per primo) pensa che la situazione in cui si trova oggi Dylan Dog, dipenda da lui. Io non sono chiamato a correggere gli errori di Giovanni. Io sono chiamato a provare un approccio diverso, nel segno del rinnovamento, quando a Giovanni era stato chiesto un lavoro nel segno di un certa tradizione. Tutto qui. Niente congiura contro Gualdoni, ma noi ci crediamo poco e scrive che lui è stato chiamato per provare un approccio diverso per Dylan. Un attimo: non si era detto che il rilancio e le idee del rilancio erano state decise da Sclavi? Che solo Sclavi era la mente e gli altri avrebbero figurato come esecutori? Poi aggiunge: Detto questo, Giovanni è sempre in forze alla redazione della Sergio Bonelli Editore (anche se non più nella redazione di Dylan Dog) e già al lavoro su un nuovo progetto. E io gli faccio il mio in bocca al lupo sin da adesso. Sarà, ma da quel momento il nome di Gualdoni sulle storie di Dylan Dog non è più comparso. Anzi, non viene nemmeno più nominato, salvo quando si tratta di lodare le storie della sua gestione che oggi sono pubblicate sul Maxi Old Boy. In conclusione, nessuna congiura contro Gualdoni per scalzarlo dal comando di Dylan Dog. Noi, però, non ci crediamo. Torniamo indietro di un paio d'anni. Il 14 dicembre 2011, l'attuale curatore (ne abbiamo parlato sopra) attacca Memola per il suo webcomic gratuito in rete e scrive: premesso che sono abbastanza convinto della buona fede di Memola (anche se tutta la storia della carta Paypal suona proprio brutta, a leggerla), questa roba è sbagliata e non solo fa male al fumetto, ma fa male al lavoro di tutti. E no, il fatto che di mezzo ci sia un professionista non rende la cosa migliore o più seria. Anzi, PROPRIO perché di mezzo c'è un professionista, la cosa è grave. Ma tanto lo so che un mucchio di aspiranti si metteranno in fila prer proporre il loro materiale. Sopra abbiamo già scritto che un webcomic non può danneggiare nessuno, ma forse il problema si pone quando il webcomic lo produce qualcuno che non è allineato. Se il webcomic è un problema per il fumetto perché a proposito del webcomic dei suoi amici Edrighi e Masi, cioè Harpun, non ha posto lo stesso attacco? Il pezzo risale al 7 novembre 2011, un mese prima dell'attacco a Memola. E un anno dopo, il 24 ottobre 2012, sul suo blog scrive di Harpun: è un bel fumetto, divertente, con due protagonisti fantastici e disegnato straordinariamente bene. E poi, è un tipo di progetto coraggioso che andrebbe sostenuto. Ok, dov'è la coerenza? Harpun è un webcomic come quello di Memola e quello della Barbato. Perché il primo va sostenuto e gli altri creano problemi al mondo del fumetto? Una idea ce la siamo fatta. Il problema non è questo, bensì il flop del rilancio di Dylan Dog dal 2013 ad oggi. Werner von Hauser.

2 commenti:

  1. Ciao Comix. Visto che su fb una manciata di internettiani (direi due, forse tre) per attaccarmi (abbastanza scioccamente) mi hanno paragonato a te - anzi mi hanno definito te sotto altro nick name - mi è venuta la curiosità e...ti sto leggendo. In questo intervento mi limito a farti notare che lo scarso (come sceneggiatore, perché come curatore fu terribile) Gualdoni, quando venne nominato curatore di D.D., aveva "sul groppone" appena cinque sceneggiature pubblicate dell'Indagatore dell'incubo. Ergo era un novellino, in Bonelli. Per tacere del suo curriculum precedente al suo ingresso in Bonelli. Sclavi-Marcheselli (ma pare sia stato proprio Sclavi) fecero la stessa scelta assurda poi replicata con Recchioni. Nominare un novellino (del character) al posto di uno sceneggiatore con una lunga esperienza sia bonelliana e sia, in particolare, sul personaggio di Sclavi e - ricordiamolo - Villa.

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    1. Non sei il primo che ci segnala questo tipo di fenomeni. Altri hanno lamentato di essere stati attaccati da un gruppo di imbecilli alla stessa maniera. Li puoi denunciare per stalking.

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