giovedì 25 febbraio 2016

RILANCIO DYLAN DOG: FRA SCELTE ERRATE, CRITICHE E L'INDIFFERENZA DEI LETTORI! BARATRO ORMAI VICINO?!

Uno degli aspetti più divertenti del rilancio di Dylan Dog è dato dall'energia con la quale gli autori vogliono convincere tutti che l'operazione è riuscita! Non hanno altra scelta perché se si discutesse della realtà e cioè del fatto che il rilancio è fallito, i primi a doverne rispondere sarebbero loro! Si troverebbero così a spiegare il motivo per cui oggi la serie dell'Indagatore è stata trasformata in un laboratorio sperimentale! Quando venne annunciato il pensionamento di Bloch, la prima domanda che si posero i lettori fu perché. Togliete Bloch e al suo posto metterete un elemento in grado di arricchire le storie? Quando scoprirono che al suo posto sarebbe apparsa una poliziotta musulmana la prima reazione fu di sconcerto ed emersero i primi dubbi sulla serietà del progetto. Affidare Dylan Dog ad un gruppo di autori che prima non avevano mai toccato l'Indagatore era sembrato un azzardo. Fatta eccezione per Paola Barbato, le cui storie erano state molto contestate negli ultimi anni ed Ambrosini, tutti gli altri provenivano dalla piccola editoria italiana e tutti o quasi avevano avuto delle varie occasioni di collaborazione con l'attuale curatore della collana! Dove erano finiti Ruju, Marzano, Medda, Mignacco, ecc.? Se volete rilanciare il vostro secondo personaggio più venduto perché vi siete rivolti a degli esordienti? E oggi vi lamentate che tutti vi criticano? Se queste erano le basi potevate mai aspettarvi un esito diverso? I costanti riferimenti provocatori nelle storie costituiscono un altro punto di debolezza del progetto. Volete provocare per attirare l'attenzione perché già sapete che le storie non offriranno spunti di interesse per il lettore occasionale. E allora è necessario che si parli di noi, anche a costo di risultare antipatici. Questo è avvenuto, ma oggi si parla soprattutto di quello che non funziona nella collana e le cose che non funzionano sono tante. Non facciamo l'elenco perché si tratta di fatti notori. Se ne parla ovunque, sui forum e sui social network. Il pensionamento di Bloch è solo la punta dell'iceberg. Nelle interviste pubbliche, però, è tutta un'altra musica. Lodi reiterate di siti amici traboccano nelle interviste, nei commenti come se fossero delle emanazioni di echi di un mondo lontano. Quello della fantasia più sfrenata. Quando si esce dai ristretti confini di questo mondo cominciano i problemi. Critiche, a volte parole pesanti gridate da coloro che, alla richiesta di spiegazioni, si sono sentiti insultare o nella migliore delle ipotesi blandito con malcelata ironia. Che è poi l'ultima cosa da fare in un contesto come l'attuale dove la comunicazione è un aspetto importante. E invece no. Si difendono attaccando i lettori, talvolta offendendoli, senza immaginare che ogni insulto, diretto o indiretto, si traduce in meno copie vendute! A loro poco interessa. E' l'editore che investe nel progetto. Domani loro racconteranno che hanno avuto la possibilità di lavorare su Dylan Dog e se è andata male è colpa delle cattive scelte dell'editore. O dei fan che non li hanno capiti fino in fondo!


Ciò nonostante, affermano che va tutto bene. Sostengono che le vendite di Dylan Dog sono aumentate! Eppure in un recente articolo abbiamo dimostrato, con i dati pubblici disponibili, che non è così. Se hanno altri dati per confutare quelli che abbiamo messo sul tappeto potrebbero citarli. Non lo fanno. In via ufficiale perché non sono tenuti a rivelare i dati di vendita. In via non ufficiale perché, come molti credono, i dati di vendita sono negativi. Ma quale aumento? Nel 2014 Dylan Dog vendeva 112.000 copie. Non lo diciamo noi. Lo hanno detto loro. Lo hanno ribadito in questo pezzo pubblicato su Fumettologica. Per quanto possa apparire incredibile, hanno avuto il coraggio di affermare che quei dati erano falsi per come riportati! Ma che significa una cosa del genere? Nel nostro articolo avevamo riportato pari pari la tabella che la Bonelli aveva fornito a Fumettologica. Quindi, nessun dato falso. Per loro invece erano falsi. Allora la Bonelli ha fornito dati inesatti a Fumettologica? In un altro pezzo è stato citato il dato di 100.000 copie riferito al 2015. Era una intervista al documentarista della vita di Sclavi. Per loro anche quel dato era falso! Come se chiunque parli di Dylan Dog, citando indirettamente o direttamente l'editore, pubblichi dati non veri! Confrontando i due dati emerge che tra il 2014 e il 2015 Dylan Dog ha perso 12.000 lettori! Altro che vendite in aumento. Non finisce qui. Alla recente mostra di Lucca Comics si è parlato di questo argomento. Non in pubblico, ma in privato tra autori, addetti ai lavori e lettori più o meno agganciati. Notizie non buone. Non si vende un acca. Poiché non è nostro costume pubblicare dati ascoltati in ambiti privati, non ne parliamo, ma le cifre che sono ballate erano di molti punti inferiori alla quota di 100.000 copie. Si riferivano a singoli numeri, eppure il calo continua. Dylan Dog scende senza pieta. Con le spalle al muro si sono giocati l'ultima carta: il ritorno di Tiziano Sclavi! Fermi tutti: non si era detto che la mente dietro il rilancio era Tiziano Sclavi? Come fa lui a tornare se ogni scelta dal settembre 2013 ad oggi è stata avallata da lui stesso? O ci siamo dimenticati che Sclavi compare nei credits delle storie come supervisore? E poi viene la parte più divertente, quella che smentisce ogni loro velleità quando parlano di successo. Dicono che la maggioranza li apprezza. Ma dov'è questa maggioranza? La pagina ufficiale di Dylan Dog ha più di 50.000 like. Eppure a commentare sono qualche decina di persone e non sempre i commenti sono favorevoli. Dove sono finiti tutti quelli che hanno messo like sulla pagina? Sui social hanno vita dura. Se non fosse per i cani da guardia nei gruppi Facebook sarebbero sommersi dalle critiche. C'è un piccolo gruppo di persone che, con nick secondari, pagine varie e gruppi ridanciani, sostiene a spada tratta il rilancio. Intervengono in tutti i gruppi. Sono le amebe coglionazze, come tutti o quasi li conoscono per la loro reiterata difesa del nuovo corso. Per loro è la parte più difficile da gestire. In molti casi, con i loro finti interventi, fanno capire a chi osserva divertito che il castello di carte prima o poi cadrà. Poi sarà possibile salvare Dylan? Al Plano.

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