giovedì 10 marzo 2016

TEX N. 665! LA MEGA-RECENSIONE! TEX WILLER FIN TROPPO MORBIDO PER UNA STORIA CON UN FINALE ANOMALO

Dopo la storia non proprio eccelsa ospitata nel numero 664 ci saremmo aspettati qualcosa di più nel finale di una avventura in cui si salvano le sceneggiature di Tito Faraci e in parte i disegni di Nespolino, che deve ancora far dimenticare i disastri visti nelle sue comparsate su Adam Wild (una collana che chiuderà per basse vendite con il numero 26 tra pochi mesi). Gli editoriali firmati da Graziano Frediani parlano del terzo volume cartonato dell'uscita del Tex d'Autore, che vede Angelo Stano, noto copertinista di Dylan Dog, esordire nell'universo texiano. L'esperimento non ci ha entusiasmato particolarmente. Mauro Boselli salva una storia che graficamente non ci ha convinto. La storia ospitata sul numero 665 chiude i conti con quella del mese scorso. Il caporale Matt Spencer, giovane ed irruento, scopre per caso che alcuni ufficiali e soldati di stanza a Fort Norton sono immischiati in un brutto affare volto a fomentare la rivolta dei miti indiani Utes contro i bianchi per scatenare una massiccia repressione. Dietro i soldati corrotti si celano le manovre di due uomini d'affari provenienti da Chicago, Campell e Griffin, che intendono sfruttare le risorse del sottosuolo della regione dopo che la stessa sarà liberata dalla presenza indiana. Spencer per poco non ci lascia la pelle ed è merito di un cacciatore della zona che riesce a salvarsi la vita e a incontrare Tex e Kit Carson giunti in suo aiuto dietro richiesta di suo zio, un vecchio ranger in pensione. Grazie alle preziose informazioni apprese da uno degli ufficiali corrotti, i due ranger ritrovano le tracce lasciate dal giovane Spencer nella sua fuga e si fanno raccontare da lui quello che è successo. Il piano del maggiore Reiner e del perfido sergente Duncan appare chiaro ai loro occhi. Tex deve evitare che i due portino gli indiani guidati dal saggio Orso Nero sul piede di guerra. Il primo incontro tra Tex e gli Utes non è dei più tranquilli. Un gruppo di guerrieri aveva ricevuto l'ordine di tenere d'occhio la zona e quando avvistano i due visi pallidi non esitano ad attaccare. Tex e Kit Carson non vorrebbero ucciderli, ma sono costretti a farlo. Più tardi trovano i loro compagni ai quali spiegano l'accaduto. Hanno delle intenzioni pacifiche e intendono evitare una guerra fra indiani e bianchi. Devono, però, vincere la diffidenza dei primi. Intanto, a Fort Norton arrivano i corrotti Griffin e Campbell da Chicago e premono sul molle maggiore Reiner per scatenare la repressione degli Utes. Il comandante del forte esprime, tuttavia, le sue perplessità. Non dispone di forze sufficienti e dal quartier generale non arriveranno rinforzi a meno che qualcosa di grave non accada. Duncan li aggiorna sulla morte di due soldati durante una perlustrazione. E' la goccia che fa traboccare il vaso. Gli Utes devono sparire. Campbell e Griffin chiedono di prendere parte al massacro.


Ed è a questo punto che la storia orchestrata da Faraci inizia a deludere. Ci saremmo aspettati che Tex, assunto il comando degli Utes, li guidasse in una eroica battaglia contro i soldati corrotti di Reiner e Duncan. E invece questa volta si serve del suo eloquio. Per prima cosa conquista il favore dei pellerossa. Fa valere la sua posizione di capo dei Navajos e li convince che i bianchi non sono malvagi, ma alcuni di loro vogliono far scoppiare una guerra per loschi fini. Il momento della grande battaglia si avvicina. Quando i primi colpi annunciano l'arrivo degli uomini di Duncan, Tex chiede agli indiani di lasciare il villaggio e di attestarsi nei dintorni. Il suo obiettivo è quello di attirarli sul posto e di circondarli da tutte le direzioni. Quando Duncan arriva al villaggio e non trova nessuno capisce di essere stato giocato. Ci sono ancora speranze che la storia si ravvivi. Poi arriva la delusione finale. Tex non ordina agli indiani di attaccare, ma decide di trattare con Duncan. Gli offre una via di uscita onorevole a condizione che confessi i crimini commessi. Il duro sergente accetta senza nemmeno cercare di fuggire o tentare un gesto clamoroso. La storia si conclude così. Buone premesse con un finale addolcito da uno sviluppo, che nella realtà delle cose non sarebbe stato possibile. Non secondo la tradizione texiana, da cui sarebbero derivate le premesse per una battaglia in piena regola. Una storia che ha fatto emergere i limiti di Faraci. Ottimo sceneggiatore, che necessiterebbe di lavorare su idee più articolate. Ottima la prova grafica di Nespolino, che supera molte delle incertezze fatte vedere nel numero scorso. L'aspetto in cui è mancata di più la storia è la scarsa caratterizzazione del caporale Spencer. Sarebbe potuto diventare l'ago della bilancia, invece viene lasciato ai margini. Per quanto incredibile, è il personaggio di Duncan che si proietta all'attenzione. Duro, arcigno, corrotto ma rispettoso dei doveri militari. Si arrende troppo facilmente e alla fine finisce sulla forca, come racconta Tex nell'ultima pagina. Una storia che, quindi, avrebbe dovuto avere ben altri contenuti. Una coerenza con la tradizione texiana che in questa avventura è mancata. Come detto sopra, sono i disegni di Nespolino l'elemento che spicca più di altri, restituendo una certa linearità con un fumetto che sembra raccontare più una storia di un Tex Willer vecchio e prossimo alla pensione che il ranger che tutti conosciamo. In chiusura, un piccolo accenno ad Ut, una miniserie che esordirà il 25 marzo. Viene definita miniserie evento! Ma evento di cosa? La Barbato, che da quando è iniziato il rilancio di Dylan Dog nel 2013, non sta certo brillando secondo la nostra opinione e Roi sembrano qualcosa di estraneo all'interno di un editoriale di Tex. Ci aspettiamo molto, ma molto di più dal prossimo numero. Gunnar Andersen.

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