sabato 19 marzo 2016

IL CALO DI LETTORI! DYLAN DOG SCENDE A 95.000 COPIE! E GLI ADORATORI DEL RILANCIO VANNO NEL PANICO!!!

Non passa giorno che il mondo dylaniato del fumetto non sia squassato da vicende che con il fumetto, inteso come storie, narrazione ed eventi in esso descritti, non hanno nulla a che vedere. Si tratta delle solite polemiche, quelle legate agli autori o al nuovo curatore, ai litigi tra autori e lettori sui social network, litigi e discussioni costati cari alla casa editrice in termini di calo di lettori e correlativi pareri negativi che accentuano il distacco di una vasta platea di persone a cui le novità del rilancio di Dylan Dog, novità ideate ed orchestrate da Tiziano Sclavi come è stato chiarito qui. Fino ad un certo punto, è parso comodo prendersela con il nuovo curatore, attribuendogli la paternità di idee ritenute strampalate, come il pensionamento del vecchio Bloch e l'introduzione di personaggi vuoti come Carpenter e Rania o l'ambiguo rapporto con le donne. Non è ancora chiaro se Dylan Dog sia omosessuale come l'attore inglese al quale si dice essere stato ispirato o se la pederastia nasconda un problema ancora più profondo che forse vedremo sviluppato in seguito. Il neo curatore editoriale ha avuto un compito solo attuativo, come lui stesso ha precisato negli editoriali del numero 325. Ha cioè attuato idee di Sclavi, il quale, come citato nel link summenzionato, in una riunione riservata tenutasi nei primi mesi del 2013, insieme a Paola Barbato e lo stesso curatore. Il curatore, in un articolo scritto di suo pugno sul suo blog il 22 maggio 2013 negherà sia che ci siano state riunioni segrete, sia complotti ai danni di Giovanni Gualdoni, curatore dal 2010 al 2013. In sostanza, il curatore negò quanto riportato dal sito Craven Road 7 il giorno prima. Ecco il link. Storie vecchie, passate, come questa gestione, che è da considerarsi un fallimento sia come vendite che come giudizi negativi, che in rete sono stati la grande maggioranza. Quali gli errori commessi del curatore? Nei nostri pezzi li abbiamo sintetizzati interpretando il sentire della rete: satanismo, anticlericalismo, esaltazione di simboli massonici (sparsi nelle storie a volte in modo a volte plateale, a volte più nascostamente), comunismo. Il tutto sullo sfondo di storie vuote e trame che, nel complesso, con l'horror non hanno nulla a che vedere. Tutto ciò è farina del sacco di Sclavi? No, perché se, da un lato, è evidente che Sclavi, non avendo una visione chiara della realtà attuale (almeno secondo quanto emerge dalla analisi delle idee che ha imposto per questo rilancio) non era il più adatto a gestire il progetto, dall'altro, questi contenuti li abbiamo visti varie volte nella serie di John Doe, in particolare per alcune cover con simboli massonici, che scatenarono una dilaniante polemica in rete. Il tutto poi è stato traslato sulla collana di Dylan Dog dal 2013. Gli errori sono stati anche e soprattutto altri, il più grave dei quali ci è sembrato quello di puntare su autori inesperti ai massimi livelli, i cui limiti nella realizzazione delle storie di Dylan Dog sono parti evidenti, come le recenti ed infelici comparsate di Ratigher e Simeoni. Il personaggio di Dylan Dog ne è risultato snaturato ai massimi livelli. Messi alle strette, hanno giocato l'ultima carta che gli restava: il ritorno di Sclavi ai testi! Una mossa che ha confermato il declino. E poi, visto che la gente continuava a non comprare Dylan Dog, hanno iniziato a tirare fuori a ripetizione delle copertine con gli effetti luminosi!
 

Questa gestione è stato un fallimento, ma ancora di più se si considerano le tristi premesse, gli investimenti e le speranze tradite dei lettori e quelle della casa editrice, che pensava sarebbe bastato collocare il nome di un soggetto noto sui social per portare nuovi lettori a bordo. E poi non tralasciamo un fatto. L'attuale curatore, prima di assumere il ruolo nel 2013, aveva scritto appena 3 storie di Dylan Dog negli anni precedenti. La stessa Paola Barbato, durante il periodo della gestione Gualdoni, aveva scritto solo 4 storie in 4 anni! Tra il 2010 e il 2013 si puntava su altri nomi, come De Nardo, Di Gregorio, Marzano, Ruju, Mignacco e l'allora curatore Gualdoni. Questi nomi sono spariti per far posto a volti nuovi, molti dei quali avevano già lavorato con l'attuale curatore per editori minori. Cosa pensavano di ottenere? Che i lettori avrebbero applaudito scelte di questo tipo? Se il loro obiettivo era farli arrabbiare ci sono riusciti, ma da qui a pensare che le vendite della collana ne avrebbero beneficiato ce ne corre. Quando c'era Sergio Bonelli scelte di questo tipo non sarebbero mai state prese e oggi, in considerazione dello scarso risultato ottenuto, a giusta ragione. Di recente, è tornato a parlare Alessandro Bottero, l'unico addetto ai lavori che negli ultimi anni ha sollevato il velo sul mistero dell'acqua calda. I dati di vendita degli editori italiani sono riservati a livello formale. Nella sostanza, tra addetti e non addetti, l'argomento è oggetto di discussione quotidiana. Bottero, però, ne ha parlato in pubblico. Fino a qualche mese fa dalle colonne di Fumetto d'Autore. Qualche giorno fa sul suo profilo Facebook. Ci saremmo aspettati qualche coda polemica e invece le reazioni sono state quasi nulle. Bottero ha confermato il calo di Dylan Dog e delle altre testate Bonelli. Dylan Dog ora sarebbe a quota 95.000 copie e in calo. Pochi mesi fa vendeva 100.000 copie e nel 2014 era a 112.000 copie. Nel 2012 era a 140.000 copie. Trovate tutti i link delle fonti nel nostro articolo sull'argomento. Quindi, la serie di Dylan Dog ha perso, negli ultimi quattro anni, circa 50.000 lettori, cioè un terzo di quelli che aveva nel 2012. Un crollo verticale che non solo non si è mai fermato, ma che il rilancio provocatorio di questi anni ha incrementato. Molti sono stati quelli che hanno mollato con l'uscita del numero 350 di pochi mesi fa. Secondo le previsioni, entro fine anno la collana scenderà sotto quota novantamila avviando il declino finale. Alla Bonelli temono il futuro e per giusta ragione. Marcheselli due anni fa aveva dichiarato a Fumettologica: Per noi il mercato è in sofferenza ormai da tanti anni. Chiamatela crisi o come volete, ma la verità è che il pubblico dei nostri lettori si riduce significativamente, anno dopo anno. Dichiarazioni poi confermate da Serra e da altri autori, tra cui Manfredi. Lettori in continuo calo, che nemmeno il ritorno di Sclavi ha potuto evitare, anche perché i lettori di oggi nemmeno sanno chi è Sclavi e se pure leggono qualcosa di suo non ne comprendono il messaggio. Come se un lettore quindicenne di oggi leggesse una storia dell'Uomo Ragno scritta da Stan Lee! E non è solo Dylan che perde i lettori, ma tutte le altre collane Bonelli sono in difficoltà. Tex nel 2014 vendeva 190.000 copie. Oggi, secondo Bottero, vende 170.000 copie. Tex perde una media di 10.000 lettori all'anno!
 
Numeri che fanno per vero rabbrividire. La Bonelli per ovvie ragioni si è concentrata su Dylan Dog, che era ed è la collana più in crisi. Sperava con questa mossa disperata di rialzarne le vendite o di tamponare le perdite. Niente. Dylan continua a scendere e non basteranno le copertine speciali per fermare la catastrofe. Gli adoratori del rilancio, che in rete sono noti con la simpatica etichetta di amebe coglionazze a causa della loro cocciutaggine nella difesa dell'indefendibile, quando sono venuti a conoscenza dei dati forniti da Bottero sono andati letteralmente in tilt. Il loro cervello, duramente provato dallo sforzo di rappresentare in termini lusinghieri storie molto negative, è crollato del tutto. Molti si sono consolati osservando che almeno c'è qualcuno che fa ridere, perché non si può prendere seriamente chi ancora oggi difende un rilancio che ha e fa acqua da tutte le parti. Una barchetta che sta affondando, anche se noi scommettiamo che qualcuno scenderà prima di finire in fondo al mare a fare compagnia al Titanic. Illustri ciceroni che fra qualche mese, quando sarà data ufficialità alla notizia della nomina del nuovo curatore (scelta ormai imposta dalla situazione), cambieranno la loro versione per salire sul carro del nuovo vincitore. Per qualche giorno le amebe coglionazze hanno dato libero sfogo a scene pietose sulla rete. Attacchi a Bottero, ma nei limiti. Perfino il nostro sito, che ha dato risalto alla notizia mentre altri si sono trovati costretti a tacere, ha ricevuto parole dure sulle quali, come è nostra abitudine, stendiamo un velo pietoso. Siamo convinti che certi problemi debbano essere risolti dagli addetti di settore, che nel caso delle amebe coglionazze sono coloro che hanno in cura i soggetti con gravi turbe psichiche. Poveri stronzi. Ci avevano creduto veramente. E ora sono rimasti con un pugno di mosche in mano. Tanto più che, come detto, il problema non è rappresentato solo da Dylan Dog, ormai avviato alla fine. Bensì Orfani, una testata creata dallo stesso curatore dylaniato nel 2012-13 e lanciata qualche mese dopo l'arrivo della notizia della sua nomina a timoniere dell'incubo. Orfani, la serie per la quale per le sole prime due stagioni, sono stati messi in preventivo circa 3 milioni di euro! Lo dichiarò lo stesso curatore. E' tutto detto in questo link. La testata con la quale volevano riempire il San Paolo! Lo hanno detto gli autori. Tutto in questo link. Sappiamo che il primo numero di Orfani ha venduto 49.000 copie. Il curatore dylaniato sognava ottantamila copie e una media di cinquantamila copie. Fu Bottero che in questo articolo rivelò l'arcano. Il curatore smentì. Secondo lui erano dati falsi. Qualche mese dopo fu lo stesso curatore che confermò il dato delle 49.000 copie in questa intervista. Orfani ha continuato poi a calare. Nel giugno 2014, quando della collana era in uscita il numero 8, Fumettologica rivelò che la serie vendeva 29.000 copie! Secondo il curatore quei dati erano falsi per come riportati! Il sito riferì dati avuti da Marcheselli, allora direttore editoriale. E oggi, a distanza di due anni, le vendite sono scese a 20.000 copie. Lo ha riferito Bottero su Facebook. Ecco il link. E in casa Bonelli 20.000 copie è la soglia di sicurezza! Lo ha dichiarato Manfredi qui. E le povere monachelle coglionazze sono andate letteralmente nel panico! Dimitri Temnov.

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