venerdì 15 aprile 2016

DIABOLIK SWIISSS N. 262! LA MEGA-RECENSIONE! LA PASSIONE, L'AMORE E LA FOLLIA IN UNA STORIA PAZZESCA

Un uomo sconosciuto chiama Diabolik, si inserisce sulle lunghezze d'onda delle torre di controllo dell'aeroporto di Clerville e dei radiotaxi. Il panico si diffonde in città. Chi è così pazzo da chiamare per radio un pericolo criminale? Se lo chiede anche l'ispettore Ginko, che intravede la possibilità di catturare il suo storico avversario. Il messaggio, Chiamo Diabolik, è così breve e ripetuto a piccoli intervalli che non è stato possibile rintracciarne la fonte. Giornalisti e radioamatori sono in massima allerta. Tutti si aspettano che Diabolik, spinto dalla curiosità, risponda al messaggio. La risposta arriva una sera! La voce dall'altro lato gli dà appuntamento in piazza Libertà. Ginko è in ascolto e si precipita nella zona con la sua squadra, ma il criminale riesce a fuggire con il misterioso personaggio che lo aveva cercato. Ma chi è costui? Si chiama Guido Chester e lavora presso la banca Roger. Vuole proporre a Diabolik un piano favoloso: rapinare la banca e impadronirsi dei 4 miliardi che vi sono custoditi, due dei quali saranno suoi. A spingerlo ad un gesto così estremo è stata la decisione della figlia di sposarsi con un medico e volare in un Paese del sud dove presterà assistenza alle classi povere. E' convinto che donando una ricchezza così immensa alla figlia, questa rinuncerà ai suoi propositi. Diabolik accetta e predispone il piano. Chester è infatti l'unico che conosce la combinazione della cassaforte. Diabolik lo rapirà e gli inietterà il siero della verità per evitare che Ginko pensi alla loro complicità. Nella notte del colpo accade l'imprevedibile. Mentre Diabolik si impadronisce del denaro alla banca Roger, il fidanzato della figlia di Chester, Elsa, viene trovato ucciso. Ad eliminarlo è stato Chester che ha approfittato dell'alibi offertogli dal piano di Diabolik per recarsi presso la sua abitazione ed ucciderlo con una pugnalata nella schiena. Diabolik, però, ha già scoperto la verità. Non fidandosi di Chester, gli aveva nascosto una trasmittente nel tacco della scarpa quando lo aveva portato al suo rifugio narcotizzato. Il nastro viene consegnato alla polizia e Chester arrestato. Due mesi dopo, Elsa vola a Kuan, nell'estremo sud, per iniziare la sua attività umanitaria e scopre che Diabolik, che rispetta sempre la parola data, gli ha messo a disposizione i due miliardi promessi al padre. All'inizio è riluttante, ma poi si rende conto che con una somma così favolosa potrà costruire il nuovo ospedale di cui il Paese asiatico ha bisogno. Una storia che offre l'opportunità per alcune riflessioni socio-politiche, non proprio aliene in una storia del Re del terrore di Clerville, ma solo in rare occasioni le Giussani hanno premuto così sull'acceleratore del sociale. Ne esce una trama comunque interessante.


Un padre è ossessionato dalla prospettiva di perdere la figlia, che intende iniziare una nuova vita in un lontano Paese straniero con il suo amante. Il padre perde la testa e spera di convincerla rendendola ricca. Il denaro, quindi, può comprare la felicità di una persona? Una donna è disposta a lasciare il suo amore e la vita che ha progettato con lui per denaro? Se Chester non fosse pazzo, capirebbe che nemmeno tutto l'oro del mondo convincerebbero la figlia a mollare. Una storia in cui la passione, come è capitato in molte occasioni analoghe, svolge un ruolo importante. La passione folle del padre per la figlia e la passione cieca della figlia per il lavoro umanitario all'estero. La figlia è disposta a donare tutto, perfino se stessa, per il bene altrui. Il padre, preda di follia ed egoismo, vuole che la figlia gli resti sempre accanto. La storia ripropone l'eterno dualismo tra l'essere e l'avere. E' così più importante ciò che si è o ciò che si ha. Il possesso di cose materiali rende l'uomo migliore rispetto a chi, pur non possedendo nulla, si sente realizzato negli ideali? O il possesso delle cose materiali è servile rispetto al raggiungimento di precise finalità ideologiche. Elsa vuole donare se stessa agli altri. Il padre è felice solo se lei gli resterà accanto. Un atto di egoismo puro, che ogni padre però nella sua vita commette. Nessuno vuole stare lontano dai propri figli. La passione cruda, i sentimenti portati all'eccesso hanno fatto la fortuna delle storie di Diabolik e le Giussani hanno saputo interpretare questi caratteri in maniera magistrale in molte delle storie di Diabolik. Quella oggi oggetto di analisi ne costituisce un limpido esempio. La soluzione che le Giussani propongono è scontata. Elsa potrebbe restituire i due miliardi ai legittimi proprietari, ma sa che così il nuovo ospedale a Kuan non vedrà la luce. Seppure in modo non consapevole, Diabolik è stato elemento di redistribuzione della ricchezza secondo una concezione ideologica precisa. Un altro elemento degno di nota di questa storia è l'uso della tecnologia secondo le conoscenze del tempo. Per rintracciare il segnale di Chester che chiama Diabolik, sono usati i radiogoniometri. Ricordiamo che questa storia è uscita nell'aprile 1974, vale a dire 42 anni fa. Il radiogoniometro è un  ricevitore radio dedicato al rilevamento della direzione di provenienza delle trasmissioni che riceve, grazie all'uso di antenne radio direzionali. All'epoca della storia esso aveva ceduto il posto ad altri strumenti di radiolocazione. Il radiogoniometro è stato progettato dall'ingegnere italiano Ettore Bellini e dal capitano della Regia Marina Alessandro Tosi, che lo misero a punto nel 1907 tramite alcuni esperimenti in Francia. Gunnar Andersen.

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