martedì 5 aprile 2016

ZAGOR: CHI LO HA CREATO? E SE FOSSE STATO FERRI? IL MISTERO DI MASKAR E DEI CONTRATTI CON GLI AUTORI!

Chi è il vero creatore di Zagor? A porsi l'interrogativo è Sauro Pennacchioli che dalle colonne del suo sito rivela sconcertanti retroscena su uno dei capitoli più misteriosi del fumetto italiano. Si sa che Zagor nasce nel 1961 nel classico formato striscia, un formato economico per offrire al maggior numero possibile di lettori un prodotto a bassissimo costo. La versione ufficiale afferma che il creatore del personaggio è Sergio Bonelli, mentre Gallieno Ferri ha curato l'aspetto grafico. Gli elementi che emergono dal pezzo di Pennacchioli (link) fanno pensare che le cose non dovettero andare proprio così. Secondo l'autore, alla fine degli anni ottanta Bonelli e Ferri ebbero una accesa discussione sulla proprietà dei diritti di Zagor. Una vicenda molto simile a quella che ha visto i due autori ebrei Stan Lee e Steve Ditko litigare su chi avesse creato l'Uomo Ragno. Lee entrò poi in contrasto con l'altro autore ebreo Jack Kirby, che affermava di avere creato lui il Marvel Universe e che l'apporto di Lee fu marginale. Pennacchioli ha esaminato con attenzione i primi cinque albi a strisce di Zagor e ne ha tratto la conclusione che i testi sono modesti, mentre Bonelli denotava un altro stile e soprattutto scriveva molto bene. Quindi, la domanda sorge spontanea: è stato Ferri il creatore di Zagor? E' stato lui l'autore dei testi dei primissimi numeri? Leggere le ristampe di queste storie non sarebbe di aiuto. Secondo Pennacchioli le sceneggiature dei primi numeri sono state modificate. Scrive: alla Bonelli rifanno tutto. Ho visto anche delle vecchie copertine di Galep per Tex ridisegnate fedelmente da altri. Sauro afferma di non conoscere l'esito di quella discussione tra Sergio Bonelli e Gallieno Ferri ma si dice convinto che il creatore di Zagor sia il secondo. Bonelli avrebbe funto da redattore più che da co-autore o co-creatore. I testi del primo numero di Zagor sono attribuiti a Bonelli, mentre quelli che vanno dal 2 al 5 a Ferri. I numeri dal 6 al 9 sono stati scritti da Gian Luigi Bonelli, padre di Sergio (che si firmava Guido Nolitta per distinguersi dal famoso genitore), mentre Ferri ritorna alle sceneggiature con il numero 10. Negli anni sessanta la buona congiuntura economica permise agli italiani di investire di più nei fumetti e la Bonelli passò dal formato striscia a quello libretto, cioè il classico brossuratino 16x21. Secondo Pennacchioli, l'idea di creare Zagor venne a Bonelli per contrastare il dilagante successo di Blek e Miki della Dardo (oggi questi due personaggi sono pubblicati in ristampa dalle edizioni IF). Adombra il sospetto che Bonelli intimidisse i distributori per non far arrivare i prodotti della Dardo nelle edicole, ma è più probabile che il declino di Blek e Miki coincise con l'insistenza della casa editrice di non mollare il formato striscia. Ad avvalorare la tesi che il creatore di Zagor sia stato il Ferri, Pennacchioli afferma che Zagor non presenta molti punti in comune con i prodotti precedenti e successivi della Bonelli. Un primo tentativo di contenere la Dardo fu compiuto nel 1958 con la creazione della serie del Ragazzo nel Far West, prodotto simile a Blek, mentre il Piccolo Ranger avrebbe dovuto in quello stesso anno fare concorrenza a Miki. Zagor invece si manteneva su binari inconsueti. Non sembrava il tipico prodotto Bonelli. Poi Pennacchioli inizia ad elencare gli elementi che secondo lui farebbero pensare che Zagor sia stato farina del sacco di Ferri, ai quali aggiungiamo qualche altro elemento raccolto in un nostro articolo dell'ottobre 2015 contenente la traduzione di una intervista di Ferri ad un sito serbo. In quel pezzo Ferri racconta che nel 1949 rispondendo ad una inserzione di un giornale che cercava illustratori per realizzare dei fumetti,  venne presentato ad un certo Giovanni De Leo, un uomo d'affari che gli permise di lavorare nonostante la sua mancanza di esperienza sulla serie di Green Phantom, Red Feather e altri titoli importati dalla Francia. Nel 1953 Ferri creò il personaggio di Thunder Jack, che in Francia ebbe molto successo. Ferri continuò a lavorare in Francia per De Leo e per il socio di questi, Pierre Mouchot, fino ai primissimi anni sessanta. Nella intervista al sito serbo, Ferri racconta di avere fatto la conoscenza di Sergio Bonelli nel 1960. In quello stesso momento l'editore milanese voleva creare un prodotto che calamitasse il pubblico giovane. Si trattava proprio di Zagor. Ferri afferma che Bonelli gli descrisse la sua idea di un personaggio vicino ai gusti dei giovani e ben distinto da Tex, che anche allora era letto da persone più mature. Ferri si mise al lavoro sull'aspetto del personaggio, ma tutti gli elementi li ricavò da Bonelli-Nolitta. Queste parole del maestro si porrebbero in contrasto con l'ipotesi formulata da Pennacchioli, secondo cui il vero creatore di Zagor sia Ferri. Torniamo al 1949. Ferri crea per De Leo un personaggio chiamato Maskar, che avrebbe dovuto sostituire Fantax, la serie che diede vita al genere del fumetto nero come lo conosciamo oggi, smentendo coloro che ingenuamente credono che questo genere di prodotti sia nato con Diabolik nel 1962.
 

Non che i francesi fossero molto originali, comunque. Fantax era ricalcato sul personaggio della DC Comics conosciuto come Hourman, mentre il Maskar era una sua ulteriore derivazione. Fantax era nato nel 1946 su una iniziativa di Pierre Mouchot e Marcel Navarro come riduzione a fumetti del personaggio della letteratura noto come Fantomax! Mouchot si occupava dei disegni, mentre Navarro che faceva il giornalista scriveva i testi. E' tutto scritto qui. Nel 1948 De Leo iniziò a proporre Fantax in Italia, ma le sue storie crude e violente non attecchirono. Fu in quel momento che il De Leo pubblicò su un giornale della città di Genova l'annuncio che lui era alla ricerca di un disegnatore. Il giovane artista che rispose a quel fatidico annuncio, come abbiamo visto, fu Gallieno Ferri. In quel momento, De Leo aveva dei problemi. La rigida censura italiana, non meno stringente di quella francese, non permetteva che le storie di Fantax, violente e aggressive, si dispiegassero. Serviva un prodotto che si adeguasse ai criteri indicati dai censori. Fu così che nel 1949 su commissione di De Leo, Ferri creò Maskar, ma le cose non andarono bene. La censura strinse il cappio intorno al collo di De Leo, che si beccò una condanna a tre mesi di carcere per istigazione alla violenza. Dopo quella disavvenura, De Leo interruppe ogni collaborazione con il Mouchot. In Italia il fumetto nero sarebbe rinato una quindicina di anni dopo con Diabolik delle mitiche sorelle Giussani. Mentre Fantax aveva sul petto una grossa F, Maskar denotava la lettera M. Secondo Pennacchioli, il Ferri infuse nelle storie di Maskar situazioni e atmosfere che sarebbero state viste più tardi nelle storie di Zagor. Pennacchioli afferma che Zagor presentava molti elementi di Tarzan ed elementi di Phantom, il personaggio che la King Features Syndacate aveva proposto dal 1936, due anni dopo Mandrake. Come Tarzan, Zagor si muoveva di albero in albero con delle liane, che però gli avvolgevano il corpo e sempre come Tarzan faceva sfoggio del popolare grido Ayaaak! Come Phantom, Zagor intratteneva un rapporto molto stretto con le tribù indiane della sua terra. A ben vedere, anche il Phantom si muoveva con delle liane proprio come Tarzan. Secondo Pennacchioli, Ferri era ossessionato da Phantom e Tarzan e così quando ebbe l'incarico di realizzare le storie di Zagor non dovette fare altro che prendere tutti quegli elementi dei due personaggi e fonderli nel personaggio creato per Bonelli. Il Pennacchioli si duole del fatto che in Italia Maskar sia stato dimenticato mentre in Croazia le sue avventure sono state ristampate di recente in un volume cartonato. Il pezzo poi prosegue riportando il punto di vista di Marcello Toninelli, storico autore di Zagor. Apprendiamo così che Sergio Bonelli ha dichiarato di essersi ispirato al film del 1949 intitolato Il Ritorno del Kentuckiano che presentava una coppia di eccezione, John Wayne e Oliver Hardy! Cico, amico di mille avventure di Zagor, sarebbe stato ispirato alla panciuta figura di Hardy. Ma è più probabile che la vera ispirazione fu Pancho, amico di Cisko Kid, un personaggio delle strisce quotidiane o all'attore Henry Calvin, che nel telefilm di Zorro interpretava il ruolo del sergente Garcia. Nel pezzo Pennacchioli ricorda che Bonelli era stato responsabile dell'organo di autocensura in Italia e che quindi manifestava un certo moralismo, escludendo a priori donnine vestite in abiti succinti. La collana in cui Zagor appariva era chiamata Zenith Gigante, in cui fu presente per 51 numeri. Con il numero 52 del 1965 Zagor iniziò ad essere proposto nel formato libretto, cioè l'attuale brossuratino 16x21 passato alla storia come formato Bonelli. Il numero 1 di Zagor del 1965, quindi, corrisponde al numero 52 della collana Zenith Gigante. Se confrontiamo il numero 1 della ristampa Tutto Zagor che propone il primo mitico episodio intitolato La Foresta degli Agguati, con il numero 1 della serie libretto, cioè il numero 52 della collana Zenith Gigante, emerge una rilevante differenza: nel secondo, a differenza del primo, mancano le firme degli autori! L'assenza di quella di Ferri non deve stupire. Gli artisti non apparivano nei credits. L'elemento che stupisce è invece l'assenza dell'autore, cioè di Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli figlio di Gianluigi Bonelli proprietario delle Edizioni Araldo (questo era all'epoca con cui la Bonelli era presentata al pubblico). La firma di Ferri, però, compare qua e là sotto le vignette dello Zenith n. 52 (non invece nelle stesse vignette ristampate nel numero 1 di Tutto Zagor). La firma di Guido Nolitta appare soltanto a partire dal secondo episodio di Zagor uscito sullo Zenith Gigante. Insomma, la conclusione alla quale il Pennacchioli vuole arrivare è chiara: il vero creatore di Zagor è stato Gallieno Ferri, che lo ideò non solo dal punto di vista grafico, ma vi inserì tutti gli elementi narrativi che fino a quel momento avevano caratterizzato la sua formazione di settore. Sopra abbiamo visto che molti di questi elementi derivavano dalla sua passione per i personaggi di Lee Falk.

Cioè, i vari Phantom e Mandrake, oltre al noto Tarzan. Il ruolo avuto da Nolitta-Bonelli fu molto esiguo, più da redattore che da autore. Pennacchioli vuole dire, quindi, che il Sergio Bonelli non ha creato nulla di Zagor. Questa circostanza sembra avvalorata da una dichiarazione rilasciata dallo stesso Bonelli a Fabrizio Gallerani poi riportata in un articolo di UBC Fumetti: Data la struttura artigianale della casa editrice, in quel periodo dovevo fare un po' tutto io, e molti problemi contingenti richiedevano la mia opera più come ‘amministratore’ che come scrittore. A Zagor, purtroppo, potevo dedicare soltanto i ritagli di tempo, e li utilizzavo per studiare con Ferri un abbozzo di trama. Lui poi andava a casa (a Recco, e quindi a una distanza che peggiorava la situazione) e faceva tutto, sceneggiatura e disegni. Per Ferri, un dannato lavoraccio. Alla fine di questa insolita ‘collaborazione’, io intervenivo per ritoccare i dialoghi, più che altro per dare omogeneità al linguaggio zagoriano ... Il mio rapporto con lui è stato anomalo soltanto per questi tre o quattro episodi che portano la sua firma anche come sceneggiatore. Dopo il rapporto si è evoluto verso la normalità: io gli passavo la sceneggiatura e lui la disegnava. Dalle parole di Bonelli, quindi, emerge una chiara realtà. Nolitta-Bonelli studiava con Ferri un abbozzo di trama, poi il disegnatore andava a casa e faceva tutto lui! Al più, Nolitta-Bonelli si limitava a correggere i testi per renderli coerenti con la linea zagoriana. Bonelli era molto più abile di Ferri come scrittore e si vedeva. Poi afferma qualcosa di non vero. Dice che tranne questi primi 3-4 episodi, dai successivi il rapporto tra i due si sarebbe normalizzato nel senso che Nolitta-Bonelli scriveva e Ferri disegnava, ma non era così. Il Bonelli che firmava i testi non era Sergio, bensì il padre Gianluigi! Sergio arrivò solo con i numeri 63 e 66 di Zenith Gigante del 1966. Il pezzo, molto più lungo dei nostri già lunghi articoli, prosegue con la ricostruzione delle tematiche narrative di Zagor fino all'attuale gestione di Burattini. Gli elementi che Pennacchioli ha sottolineato sono rilevanti. Se, come sembra, tutto nei primi numeri era farina del sacco di Ferri, il ruolo di Bonelli nella creazione di Zagor deve essere stato quasi assente. Bonelli era il figlio del proprietario e quindi era giusto che gli venisse attribuita la paternità di un'opera che comunque lui aveva ideato come formato. Il contenitore di quel formato doveva essere però tutto di Ferri. Gli aspetti più interessanti arrivano dai commenti. Il Pennacchioli asserisce che dopo qualche giorno il link del suo articolo sarebbe stato postato nel gruppo FB di Zagor, dividendo la platea, chi a favore delle sue tesi, chi contro. Poi egli sarebbe stato bannato dal gruppo poiché qualcuno non aveva gradito la sua asserzione secondo cui il silenzio di Ferri come creatore di Zagor sarebbe stato comprato con una mazzetta da Bonelli! Pennacchioli si difende e scrive in un commento al suo articolo: Non ho detto che Ferri potrebbe avere preso una mazzetta. Se ha preso qualcosa sarà stato un benefit, ed è una cosa legale. Accade in tutte le aziende. Di sicuro la discussione che nel 1988 (circa) Ferri ha avuto con Sergio Bonelli, ben nota a diverse persone autorevoli dell’ambiente, si è conclusa con un accordo di qualche tipo, magari con un compromesso, dato che Ferri è rimasto a collaborare. Andrò avanti a raccogliere informazioni, confermando o rettificando quanto ho scritto. Già Toninelli ha espresso il suo punto di vista, che ho recepito nel post. Scrivo tutto questo solo per ringraziare di cuore il gentiluomo che mi ha insultato, dato che grazie a lui molti zagoriani incuriositi sono venuti a leggere il mio piccolo blog, che fino adesso era arrivato a un massimo proprio di 850 visualizzazioni e invece oggi, per la sua promozione involontaria, ha superato le 1200! In verità, le 850 visualizzazioni giornaliere le avevo ottenute il giorno in cui il tizio che gestisce il gruppo di Facebook sull’Editoriale Corno mi aveva bannato perché “parlavo male” di una direttrice che secondo lui è intoccabile. In tutti gli altri giorni, il mio piccolo blog arriva al massimo a 700 visualizzazioni giornaliere. Beh, il nostro sito straordinario di Comix Archive arriva ad una media di 600 visualizzazioni al giorno, con picchi di 1000 quando ci sono argomenti caldi. I gruppi FB sono integralisti, gestiti con poca democrazia e chi osa contrastare i dettami del gruppo di comando viene escluso. Come una volta avveniva sui forum. Ed è quello che è accaduto al buon Sauro Pennacchioli, il quale scrive: Quanto alle persone che mi chiedono se sia il caso di lasciare i gruppi di Facebook governati da despoti, cioè da persone che sulle cose importanti non decidono democraticamente insieme agli altri, posso solo consigliare di copiare gli indirizzi di tutti i membri proponendo loro di aprire un nuovo gruppo o di migrare su uno analogo gestito democraticamente. In ogni caso, bisogna bannare i gruppi gestititi in maniera dispotica e fondare gruppi organizzati democraticamente. La differenza tra...

...gli uni e gli altri è che nei secondi possono intervenire anche coloro che non sono d’accordo con il capo. Sosteniamo la libertà di pensiero anche nei gruppi di Facebook! Parliamo dei gruppi, non delle pagine gestite da una persona sola. La richiesta di democrazia e di libertà non è retorica, è il fondamento della nostra cultura. Scrive ancora Pennacchioli nei commenti: Ho arricchito il post con nuove immagini di Maskar, che dimostrano come Gallieno Ferri gli avesse conferito gli elementi del successivo Zagor. La conclusione dell'autore è chiara: Zagor è il contenitore in cui Ferri vi riversò tutto quello che aveva ideato per Maskar del 1949 quando lavorava per De Leo e Mouchot. Sergio Bonelli quindi si comportava come Stan Lee? E' interessante ciò che scrive in risposta nei commenti lo stesso Toninelli con rivelazioni sconvolgenti circa i rapporti che i Bonelli avevano con gli autori prima e dopo l'arrivo di Alfredo Castelli. Leggete bene: Alla Bonelli (che allora aveva ancora vari nomi e ragioni sociali, come Dime Press e Altamira... finché Luigi Bernardi non spiegò a Bonelli che in quel modo non poteva scaricare la perdite di quelle più deboli su quella più forte, e pagare così meno tasse) non esistevano contratti. Tutto si faceva (come nelle altre case editrici, d'altronde) sulla base di accordi "amichevoli" e strette di mano. Si narra dell'abitudine di Sergio, a fine anno, di passare personalmente nelle case dei collaboratori di Tex, da Galep a Ticci e suppongo tutti gli altri, a lasciare un ricco assegno a mo' di gratifica natalizia, da buon padrone riconoscente qual era. A cambiare le cose fu Alfredo Castelli, che già da anni impegnato sul fronte dei diritti degli autori, quando propose alla Bonelli il suo Martin Mystère, chiese anche che venisse firmato un preciso contratto, che poi diventò il modello di tutti i successivi contratti. Da sceneggiatore, quel marpione di Alfredo fece mettere nel contratto che il creatore del personaggio era lui e lui solo (relegando così automaticamente il creatore grafico, Giancarlo Alessandrini, nel ruolo di mero "esecutore" grafico). Nel contratto si stabilivano i rapporti in caso di interruzione della serie (se per scelta dell'editore, l'autore poteva far proseguire immediatamente la pubblicazione del personaggio da un altro editore - come successe poi per Jonhatan Steele - e se per scelta dell'autore, questo non poteva pubblicare altrove il personaggio per almeno due anni), e si diceva che, oltre ai normali compensi stabiliti dall'editore per sceneggiatori e disegnatori dei normali numeri della serie, in caso di ristampe l'autore (il solo Castelli, dunque) avrebbe ricevuto un compenso nella sua qualità di creatore, e che il resto della cifra stabilita dall'editore sarebbe stata ripartita metà e metà tra sceneggiatore e disegnatore del singolo numero. Castelli cambiò il mondo. Si assicurò i diritti di Martin Mysterè, mentre Alessandrini dovette contentarsi di essere l'esecutore grafico. Il contratto stabiliva ciò che le parti potevano e non potevano fare nella gestione del personaggio e il suo destino quando l'editore si fosse stancato di proporlo. Continua ancora Toninelli nella seconda parte del commento: Castelli faceva la parte del leone, portandosi a casa più di metà della torta. La proposta cadde sul terreno più favorevole, essendo Sergio stesso sceneggiatore, e sceneggiatori tutti i redattori della casa editrice: Canzio, Sclavi ecc. C'era un'altra interessante clausola: fino a un certo numero di copie vendute, gli emolumenti si fermavano qui, ma se la pubblicazione avesse avuto "successo", l'editore avrebbe pagato ulteriori diritti d'autore (al solo creatore, naturalmente). Se non ricordo male il "break even point" stabilito era di ottantamila copie. Se la cifra è giusta, suppongo che Castelli non abbia mai riscosso granché da questa clausola. Ma non era così per altri. Il contratto, in un modo o nell'altro, cominciò a girare nell'ambiente. Lo pubblicò lo stesso Castelli in uno storico numero di "If" del sodale Gianni Bono? O furono i "mascalzoni" de "L'Urlo" a pubblicizzarlo? Non ricordo, e ha poca importanza. Fatto sta che tra gli autori girava. Ora, immaginiamoci il buon Gallieno Ferri, il cui Zagor all'epoca vendeva intorno alle 90.000 copie, ma in passato credo avesse toccato anche le 200.000, come dovette essersi sentito "derubato"! Specialmente se, come si evince dalla tua documentata ricostruzione e analisi "letteraria", di Zagor lui non era davvero un mero "esecutore grafico", ma quantomeno ci aveva apportato idee a piene mani, magari poi mediate con l'editore. Se anche a lui fosse stato riconosciuto a suo tempo un contratto come quello concesso a Castelli, quanti soldi gli sarebbero spettati negli anni in qualità di "creatore" (sia grafico che letterario) del personaggio? Come si vede, la richiesta di essere riconosciuto come creatore grafico e quantomeno co-creatore letterario del personaggio, a quel punto non era più solo una questione di principio, ma comportava anche un giusto e corposo esborso di diritti d'autore. Quello che Bonelli tirò fuori...

...di tasca in quell'occasione, sicuramente in modo forfettario, per placare la giusta ira di Ferri, probabilmente non lo sapremo mai; l'entità della cifra, a questo punto, potrebbero ancora dircela solo qualche parente di Ferri o l'amministratore della Bonelli, Terzaghi. Ma, naturalmente, non ha alcuna importanza. Come poteva Sergio Bonelli, anch'egli scrittore, non essere sensibile a queste tematiche? Le rivelazioni di Toninelli sui contratti tra editore e autori sono sconcertanti e rivelano una realtà che oggi fa scalpore. Il contratto prevedeva una sorta di premio nel caso in cui il fumetto avesse venduto copie superiori ad una certa soglia. Questa soglia sarebbe stata di 80.000 copie, ma Martin Mysteré non ha mai raggiunto simili soglie in modo stabile. Lo stesso Toninelli afferma che se così le cose furono, Castelli non deve averci ricavato molto. Quel contratto fu una rivoluzione. Cambiò del tutto il rapporto degli autori con gli editori. Lo stesso Castelli lo pubblicò in un albo della Edizioni If del suo amico Gianni Bono. Castelli arrivò alla Bonelli verso la fine degli anni settanta, ma prima il regime imposto dall'editore era severo. Autori ed artisti si dovevano contentare delle briciole. Di quello che lo stesso Bonelli dispensava in occasione delle festività come benefit. Ma niente diritti sui personaggi creati! Più o meno lo stesso discorso che la Marvel fa con i suoi autori. Il controllo resta alla casa editrice. Ora immaginiamo, come dice Toninelli, che queste condizioni fossero state operative negli anni sessanta quando Zagor faceva furore, toccando punte di 200.000 copie. Quanti soldi ha perso? E soprattutto quanto denaro hanno perso oggi i suoi eredi? Quanto pagò Bonelli alla fine degli anni ottanta al Ferri per tenerlo buono evitando cause che avrebbero potuto avere esiti nefasti per la casa editrice? E oggi com'è la situazione alla Sergio Bonelli Editore? Le vendite non sono più quelle di un tempo. Tex gira sulle 170.000 copie e perde 10.000 lettori all'anno, mentre Dylan Dog è sceso sotto quota centomila. Oggi vende 95.000 copie e continua a calare. Tutte le altre serie girano dalle 31.000 copie in giù fino a serie come Le Storie che ruotano sulle 16.500 copie. Numeri da fame, verrebbe da dire. Con numeri così bassi e con costi ingenti che potere di contrattazione può avere un autore? Per di più, la Bonelli non è più in grado di lanciare serie regolari sul mercato. Il tanto celebrato Dragonero è in caduta libera. Dalle 28.000 copie del 2014 alle attuale 23.000. E che dire di Dampyr precipitato a 21.000 copie? In teoria un autore potrebbe proporre alla Bonelli il seguente accordo: partiamo con 15.000 copie. Se vendo di più mi paghi qualche altra cosa. Oggi però l'editore milanese non accetterebbe mai simili proposte. Dietro Orfani hanno buttato via milioni e oggi la serie vivacchia sulle 20.000 copie. Sono stati costretti a tagliare la quarta stagione riducendola a 3 episodi e cercando di giustificare il tutto sostenendo che una nuova stagione di dodici episodi ci sarà dopo la quinta, sempre di tre episodi! I lettori non sono così stronzi da credere a cose di questo tipo. E se lo pensano, allora è grave. Forse su Facebook si, di stronzi e cazzoni che credono a tutto ce ne sono. Ma in realtà, il lettore vero non perde tempo dietro queste stronzate. Puoi fare il bullo in un gruppo beandoti, ma nella realtà non vendi un cazzo. Gli autori sono furbi a pubblicizzare i loro prodotti sulla rete social, ma non dicono come va a finire. Ad esempio, quante copie ha venduto l'edizione cartonata di Orfani per la Bao? C'è qualcuno che vorrebbe fare santo Zerocalcare che con le sue vignette satiriche ha salvato la situazione, diciamo così, a molta gente. E Ut di Paola Barbato quante copie ha venduto o venderà? Farà meglio dei numeri precedenti della collana Romanzi a Fumetti, che gira su una media di 12.000 copie? Non dimentichiamo che queste sono cifre da crac. Parliamo di testate che sono in perdita. Fino a quando Tex Willer potrà dare da mangiare a tutti con le sue vendite oggi pure importanti? Tornando al discorso iniziale, secondo Pennacchioli ci sono buone possibilità che Zagor sia stato creato da Ferri e che Bonelli non abbia avuto che un ruolo molto marginale, al massimo di redattore, nella sua ideazione. Pennacchioli ha fornito molti elementi convincenti per giungere ad una simile conclusione. E Maskar, il fumetto creato da Ferri che l'artista riversò nella creazione di Zagor? Sarà mai ristampato? I diritti a chi appartengono oggi? Agli eredi di Ferri? Ad un editore straniero? Alla Bonelli? Certo che i più attenti se leggessero le sue avventure troverebbero tanti elementi di coincidenza con Zagor. Oggi i protagonisti di questo mistero non sono più insieme a noi. Un vero peccato. Non sappiamo quali elementi potrebbe fornire l'attuale proprietario dell'editore milanese, Davide Bonelli, nella soluzione. Il tema riveste interesse più dal punto di vista storico che economico. E' giusto riconoscere a Gallieno Ferri il merito di avere creato Zagor? Noi riteniamo di si. Maskar sarà riproposto? Kristoffer Barmen.

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