martedì 26 aprile 2016

A. BOTTERO RIVELA I DATI DI VENDITA DI UT! SCONCERTO TRA I FAN! PAOLA BARBATO CONTINUA A DELUDERE!!!

Poche ore fa il noto ex-editor della Play Press degli anni novanta e oggi editore, Alessandro Bottero, ha diffuso nuovi dati di vendita delle collane Bonelli (oltre a quelli resi noti in questo link) e come c'era da aspettarselo, sono subito arrivati i contestatori, sempre i soliti, che, per motivi facilmente intuibili, lo attaccano, mettono in dubbio la veridicità delle sue affermazioni o delle sue fonti. Il fenomeno in sé è patetico e rende edotti della povertà culturale e argomentativa di coloro che non accettano che la realtà che devono sostenere o alla quale hanno scelto di credere sia una debole fantasia. Bottero ha citato il dato di vendita di Ut n. 1, che ha fatto il suo esordio alla fine di marzo 2016 con una edizione regular in edicola e una variant in fumetteria secondo la moda marvelliana imposta dalla nuova gestione della casa editrice milanese sempre più vicina alle logiche della Panini/Marvel/Disney. Secondo Bottero, Ut n. 1 ha venduto 31.000 copie nel solo circuito delle edicole. Non risulta il dato delle fumetterie, ma è presumibile che alle copie sopra indicate debbano aggiungersi altre 3-4.000 copie per un totale di circa 35.000 copie complessive. Un dato che delude e conferma lo scarso appeal della sceneggiatrice Paola Barbato, esplosa da quando è iniziato il rilancio di Dylan Dog a fine 2013, ma che secondo molti osservatori, l'opinione dei quali noi condividiamo, senza apportare quegli elementi che, nelle promesse iniziali, avrebbero dovuto migliorare la serie. Dylan Dog ha perso, negli ultimi tre anni, 25.000 lettori scendendo dalle 120.000 copie del 2013 alle attuali 95.000 copie. Roberto Recchioni, che ha ereditato la gestione della collana da Giovanni Gualdoni, ha raccolto parecchie critiche in rete e fuori dalla rete, generando sì attenzione intorno alla testata e al mondo dell'Indagatore dell'Incubo, ma senza riuscire nella missione per la quale era stato assunto: fermare il declino della collana e la fuga di lettori. Benché nelle interviste di alcuni siti siano stati utilizzati toni trionfalistici, che vanno ad aggiungersi alla recente nomina di magister della edizione del Comicon 2017, l'impressione è che abbia deluso le aspettative non piccole che i dirigenti della casa editrice milanese avevano riposto in lui. Non solo le storie non sono parse migliorate dal punto di vista della qualità, ma, come spesso abbiamo sottolineato nei nostri articoli di recensione, si è optato per una massiccia spinta verso l'estremismo della sinistra, oltre alla esaltazione di toni vicini agli ambienti del satanismo e al simbolismo massonico. Lo stesso arrivo di John Ghost, meteora fugace apparsa nel numero 341, ha generato più di un dubbio su una organizzazione di gestione che non ha mai convinto finendo con il rivalorizzare la contestata gestione Gualdoni. Una deriva anticristiana e anticlericale che ha allontanato ancor più il personaggio dalle masse cattoliche che costituiscono la grande maggioranza del parco-lettori italiano. Dopo avere messo in chiaro i numeri di Ut e le poche aspettative di un risultato importante (ricordiamo che 3-4 anni fa un numero 1 della Bonelli vendeva in media 50.000 copie per poi attestarsi su una media di 30-35.000 copie), il Bottero lancia un messaggio ad alcuni utenti del forum di Comicus. Evidentemente infastidito dagli insulti ricevuti in una recente discussione (ne abbiamo parlato qui), scrive: Se dovete citarmi sul forum di Comicus per favore citatemi correttamente, sennò i decerebrati che popolano quel forum partiranno per la tangente. E soprattutto gli admin continueranno a dire che io non capisco niente, che do numeri a cazzo e che non so di cosa parlo. Il tutto in barba al regolamento di quel forum per cui gli assenti non si devono insultare. Uno degli admin, chiudendo la discussione, scrisse di lui che era un cazzaro dalle personalità multiple e redazioni scandinave! Un insulto grave per il quale il popolare ex-editor della Play potrebbe decidere di sporgere querela per diffamazione e chiedere i danni agli offensori e alla community per non avere impedito il fatto. Il segnale è stato colto perché non sono giunti attacchi o offese. Il timore d'essere denunciati e affrontare un processo penale con prospettive di risultare condannati deve avere spinto i più rissosi utenti della community a più miti consigli. Come Bottero ha precisato, se le 31.000 copie del primo numero potrebbero essere soddisfacenti, ad un più attento esame rivelano la debolezza intrinseca di una collana i cui contenuti sono apparsi poco intellegibili. La scarsa cultura dei lettori ha stroncato sul nascere le velleità di una trama che non è riuscita, a parere di chi scrive, a comunicare quelle idee che l'autrice sperava di diffondere. A peggiorare le cose i disegni di Roi che non ci è sembrato in formissima. Un altro flop in arrivo.


Se la serie riuscisse a mantenersi su una media di 30.000 copie sarebbe un miracolo, ma siccome i miracoli sono cosa rara in questi tempi barbari, di peccatori e vili forme di ribellione avverso l'ordine costituito, le vendite diminuiranno già dal secondo numero. Ut durerà sei numeri e Bottero è convinto che la Bonelli li pubblicherà tutti, ma è meglio non metterci la mano sul fuoco. Ut, in realtà, è un ciclo di storie che si inserisce nella collana Romanzi a Fumetti, forse la meno venduta dalla casa editrice milanese. Prima della storia della Barbato, l'editore aveva lanciato l'idea delle mini-miniserie, progetti di 3-4 numeri con l'intento, quasi disperato, di catturare nuovi lettori. Non vi è riuscito come era logico aspettarsi perché le storie che hanno preceduto Ut sono sembrate lontane dai gusti e dalle idee dei lettori. Coney Island di G. Manfredi, ad esempio, è partita con 20.000 copie ed è finita con 12.000 copie. Tropical Blue ha fatto anche peggio partendo con 15.000 copie e chiudendo con 12.000 copie. Sugli stessi livelli è rimasta Hellnoir. Un disastro che segna il flop del progetto mini-miniserie che aveva preso avvio nell'ultima parte della direzione editoriale di Marcheselli. La Barbato ha saputo fare meglio dei suoi predecessori, benché più che altro per il grosso battage pubblicitario e le grandi aspettative, poi andate in gran parte deluse, di una storia presentata come una miniserie evento, anche se ancora oggi non se ne comprendono le ragioni. Nessuno di questi progetti è riuscito ad eguagliare il successo mediatico che Daryl Dark, nuovo investigatore londinese del soprannaturale edito da Cagliostro E-Press, ha ottenuto nel 2015 o della figura del suo nemico storico, Robert R. Reelich, che è apparso nel mitico numero 0. Daryl Dark tornerà con il secondo volume delle sue avventure inedite a Lucca Comics. Nel frattempo, come c'era da aspettarsi, i dati forniti da Bottero hanno attirato, come le api sul miele, i soliti contestatori che tentato in tutti i modi di diminuire il prestigio del grande editor. Non vi riescono e ad ogni attacco il loro numero si assottiglia, consumati dalla invidia e dalla rabbia di non potersi ribellare alle catene che annientano il mondo del fumetto italiano. Nella discussione intervengono semplici lettori e addetti ai lavori, ai quali il fatto che Bottero riveli i dati di vendita non piace. Per diminuire il peso della sua personalità partono in quarta con il vetusto argomento della mancanza di credibilità di chi non rivela le proprie fonti. A parte il fatto che Bottero è una istituzione del mondo del fumetto e che i dati da lui forniti sono sempre stati riscontrati dalla realtà (anche fin troppo con il sommo dispiacere del mondo dylaniato del fumetto), fa sorridere che per confutare le sue parole siano utilizzati argomenti così infantili. Un atteggiamento che ci saremmo aspettati dal classico lettore ignorante, ma non da addetti ai lavori. I casi si contano sulle dita di una mano. Tra i lettori intervengono alcuni utenti del forum di Comicus. Massimo Baselli (alias Kal) ne approfitta per tributare la sua stima al popolare editor. Per fortuna non tutti gli utenti di quella community sono uguali. Bottero è forse il massimo esponente, insieme ad Andrea Materia, come esperto e conoscitore del DCU e sorprende il fatto che non occupi la poltrona di direttore editoriale della Rw. Crediamo che se l'editore napoletano non avesse avuto tanti problemi in questi anni, la presenza di Bottero sarebbe stata risolutiva di molti problemi che il fatto di avere inserito nella redazione alcuni noti utenti di Comicus, cioè dilettanti, ha aggravato. Bottero formula delle ipotesi. Sostiene che per le copie vendute dal numero 1 l'incasso lordo sia di circa 180.000 euro. Parliamo di incasso lordo da cui vanno sottratte tutte le voci di uscita (costi di produzione, tassazione, remunerazioni per autori, distributori, ecc.). Afferma che se le vendite del secondo numero dovessero scendere a 22.000 copie la situazione diventerebbe sì pesante. E noi riteniamo che ci siano tutti i presupposti affinché ciò si verifichi. Sorprende il fatto che Ut, nonostante i nomi pesanti dei suoi autori e la massiccia promozione, abbia venduto meno di Morgan Lost n. 1, vale a dire circa 39.000 copie. Il nome di Chiaverotti, che non ha mai nascosto le sue idee vicine all'area politica della sinistra, è un nome più importante di quello della Barbato, benché anche il Chive, come spesso viene chiamato dai suoi fan, non abbia lesinato la massiccia promozione della sua serie. In realtà, al di là della pubblicità, il numero dei lettori della Bonelli è in continuo calo. Nomi grossi o piccoli non è che facciano molta differenza. Si prospetta un futuro difficile per l'editore milanese finito sotto l'orbita di influenza della Panini, di recente ceduta dalla famiglia Merloni.

E la Rw? Bottero ha promesso di svelare qualche loro dato. Già immaginiamo le proteste e gli attacchi che si leveranno dal forum di Comicus se ciò dovesse verificarsi, essendo alcuni di loro collaboratori o ex-collaboratori di Pasquale Saviano, il proprietario di Alastor/Pegasus/Rw. Ma mentre per Bonelli parliamo di vendite nell'ordine delle migliaia di copie, sul fronte supereroi queste cifre appartengono al mondo dei sogni. I dati riferiti a qualche anno fa, quando la crisi non era così devastante, parlavano di circa 3.000 copie per Batman e Superman, mentre gli altri titoli oscillavano tra le 1.000 e le 500 copie, volumi compresi. I dati dei fumetti di supereroi non sempre sono stati così bassi. L'Uomo Ragno della Editoriale Corno vendeva circa 200.000 copie tra il 1975 e il 1977, mentre Tex della allora Bonelli vendeva all'incirca 400.000 copie. Il calo dei lettori rispetto ad una prima uscita non è solo un fenomeno italiano. In America rappresenta un fatto abbastanza abituale. Bottero coglie l'occasione per rivelare i dati di vendita di Morgan Lost. Afferma, quindi, che il numero 1 ha venduto 39.000 copie, ma poi c'è stato il crollo. Beninteso, un crollo atteso, preventivabile sulla base di una serie di non indifferenti elementi. Chiaverotti ha dimostrato nei pochi numeri usciti finora della sua nuova creatura, di non avere superato i limiti che avevano decretato la chiusura di Brendon, avvenuta a dicembre 2014 con il numero 100. Bottero ha rivelato che le vendite rispetto alle 39.000 copie del numero 1 sono scese a circa 24-25.000 copie e poiché in questi giorni è uscito in edicola il numero 7, è probabile che questi dati si riferiscono ai numeri dal 2 al 4. Un crollo che rischia di spegnere sul nascere le velleità dello stesso Chiave di proseguire dopo i 24-25 numeri già programmati o anche prima se il calo, come si pensa, possa continuare senza pietà. Perfino Dragonero è crollato nelle vendite. Dalle 28.000 copie del 2014 è precipitato alle attuali 23.000 copie con nuove e invincibili prospettive di declino. Il baratro per la creatura di Vietti ed Enoch è dietro l'angolo. Un fantasy quasi scontato, di molte leghe inferiore a quello offerto da altre serie più robuste provenienti da altri mercati come quello franco-belga. Poi Bottero afferma che i numeri che faceva Mister No quando chiuse per basse vendite, le serie oggi se li sognano. Mister No ha chiuso nel 2005 quando vendeva circa 20.000 copie al mese (link). Oggi 20.000 copie sarebbe un successo perché ci sono serie Bonelli come Le Storie o Martin Mysteré che vendono anche meno, nell'ordine di 15-16.000 copie. Lo stesso Orfani di Recchioni, sul quale l'editore aveva tanto scommesso, si è rivelato un flop clamoroso che ha bruciato i milioni investiti nella sua realizzazione. In una intervista pubblica il curatore di Dylan Dog aveva dichiarato che per le prime due stagioni erano stati messi in preventivo circa 3 milioni di euro (link). Oggi Orfani vende circa 20.000 copie come ha divulgato Bottero in un recente post sul suo profilo FB (link). Un dato che non deve avere fatto molto piacere a Recchioni, il quale, come spesso gli capita nelle comunicazioni sui social, ha risposto in termini duri a Bottero, senza però rivelare i dati ufficiali. Orfani, Morgan Lost e Ut sono serie che hanno costi di produzione molto alti. Colori (per Orfani), bicromie (per Morgan Lost), copertine pergamentate (Ut) costano e se le vendite non sono all'altezza, l'editore ne deve trarre le dovute conseguenze. Questi dati, ovviamente, non hanno fatto piacere al nuovo direttore generale Simone Airoldi, che ora dovrà fare qualcosa per risistemare le cose prima che la situazione per la casa editrice precipiti. E' stato chiamato apposta per questo dalla Panini dove occupava la poltrona di direttore del mercato. Nella discussione è intervenuto anche Lorenzo Altariva del Diabolik Club, che ha contestato i dati forniti da Bottero. Il perché non è difficile da immaginare. Nell'altro post Bottero aveva citato il dato delle vendite di Diabolik inedito: 51.000 copie mentre quattro anni fa arrivava a 100.000 copie! Dal 2012 ad oggi Diabolik ha perso la metà dei suoi lettori. Dispiace leggere invece i commenti di un paio di utenti che si presentano come semplici lettori, non alle dipendenze delle case editrici, secondo cui Bottero non sarebbe attendibile perché non rivela le sue fonti (e già questo smonta in toto la credibilità e la buona fede delle loro critiche). Sono veri lettori? E se si, perché sono sempre lì a contestare Bottero come se il fatto che questi riveli i dati di vendita rappresenti qualcosa contro cui scagliarsi? Secondo loro, Bottero sarebbe invidioso, ma non crediamo che Bottero abbia invidia di un settore in cui attualmente la liquidità ha la stessa consistenza dei sogni. Kristoffer Barmen.

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