martedì 3 maggio 2016

DYLAN DOG N. 354! MEGA-RECENSIONE! SIMEONI CONTINUA A DELUDERE MA OMAGGIA IL NOSTRO SITO! SHOCK!

Il punto debole del rilancio di Dylan Dog orchestrato da Roberto Recchioni sono gli autori. O si tratta di giovani esordienti a grandi livelli o si tratta di autori che, benché non giovani di esperienza, non si sono rivelati determinanti. Siccome Dylan Dog è il secondo fumetto italiano più venduto, vi dovrebbero lavorare i massimi esponenti del settore, ma tranne Ambrosini visto nel numero 350 e nemmeno tanto in forma in quella occasione coincisa con il massiccio abbandono dei lettori profittando della cifra tonda per chiudere le loro collezioni, tutti gli altri, compresa Paola Barbato, che se ai tempi di Giovanni Gualdoni curatore si vedeva poco e niente un motivo c'era, non sono riusciti a fare la differenza. La loro missione, riportata dagli stessi autori nelle interviste, era riportare Dylan Dog ai fasti sclaviani (anche se, per quanto ci riguarda, Sclavi ha esaurito tutto quello che doveva dire già nei primi cinquanta numeri) e frenare la perdita dei lettori. Nessuno dei due obiettivi oggi è stato raggiunto. Dylan Dog vendeva 120.000 copie quando Recchioni è subentrato come curatore. Oggi, a distanza di tre anni, Dylan Dog vende 95.000 copie e quindi ha perso 25.000 lettori. Questo numero 354 non si differenzia dai precedenti. Stesso scadente livello narrativo con una trama piatta, prevedibile, adatta ad un pubblico di lettori di tenera età, ma non per il fan dylaniato tipo, che chiede qualcosa in più di una avventura buona per bambini con poca cultura. La storia scritta da Gigi Simeoni, come vedremo meglio nel prosieguo di questa mega-recensione, non convince mai. Delude fin dall'inizio. Simeoni, che non ha mai nascosto la sua appartenenza all'area politica della sinistra italiana, ne approfitta sia per diffondere nelle pagine messaggi comunisti o a sfondo sociale, sia per seminare riferimenti al nostro sito! La cosa ci ha sorpreso fino ad un certo punto. In considerazione della notorietà del nostro mega-sito, sapevamo che molti autori ne hanno tratto ispirazione per le storie. Più che altro si tratta di riferimenti negativi, orchestrati per attaccarci o per denigrarci o ancora per rappresentarci come qualcosa di disprezzabile. Gigi Simeoni non è il solo che sui social network spesso ci ha attaccato. Gipi, pochi giorni fa, ha pubblicato un post sul suo profilo Facebook, in cui, condividendo un nostro pezzo sul flop della nuova serie di Kriminal della Mondadori Comics, ha suggerito che il nostro autore avrebbe avuto bisogno di praticare sesso orale. Usiamo questa forma più civile di quella che il popolare autore ha utilizzato per insultarci. Il motivo di tanto odio verso il nostro sito è ovvio. Tutti gli altri si mettono in fila per lodare in modo sistematico ogni tipo di produzione dell'editore milanese. Di accenni critici non se ne rinvengono, mentre gli autori e i disegnatori vengono beatificati prima del tempo. Intoccabili e supremi. Siccome però noi non abbiamo rapporti con editori e siamo liberi nel pensiero, recensiamo e parliamo di fumetti secondo la nostra visione. Contestiamo quei fumetti che vengono utilizzati in modo strumentale per lanciare messaggi comunisti e anticlericali. Sicché, non allineandoci alla massa, ma distinguendoci per spirito libero, il nostro sito viene attaccato perché non loda come gli altri i fumetti di cui tratta. Accade così che gli autori linkano sui loro profili le recensioni positive, perfino prima che escano gli albi e gli editori ne traggono giovamento dalla lunga lista di fanboy che bazzicano i social profili degli stessi autori ed artisti. Uno scambio di pubblicità e di like che però non fa aumentare le vendite. Perché allora stupirci se Simeoni in questa storia parla di un blogger pazzo e razzista che poi, secondo la sua personale visione della realtà, sarebbe il nostro sito? Non che nella storia ci siano riferimenti diretti a Comix Archive perché noi prendiamo nettamente le distanze dai contenuti negativi che l'autore vorrebbe appiopparci, ma perché in molte discussioni gli stessi contenuti vengono ripetuti dai vari fanboy, asslickers e watchdog che, denotando seri problemi di contatto con la realtà, ne approfittano per sfogare la loro frustrazione. Tutto questo accresce la nostra importanza. Un autore che lavora ai massimi livelli non dovrebbe nemmeno prestare attenzione al nostro sito e invece il nostro sito è divenuto così grande, così maestoso nelle sue manifestazioni, che gli autori traggono ispirazione dai nostri articoli per scrivere le storie con profonda invidia di chi, dovendo recitare il ruolo di asslicker, non può assurgere a questo livello. Una lingua che si consuma a furia di complimenti falsi eppure non arrivano i risultati. La chiamata dell'editore per scrivere storie resta una chimera e la disperazione si profila come meta ineludibile. Esiste anche chi assedia gli autori nei messaggi privati proponendo soggetti, progetti, tavole, ecc., senza capire che la storia non è mai clemente con i leccaculi. Poiché sappiamo che gli autori e gli addetti ai lavori ci leggono, non facciamoli aspettare troppo e passiamo in rassegna gli elementi che hanno seminato nelle storie per attirare la nostra attenzione ed essere oggetto dei nostri pezzi. Chi l'avrebbe mai detto, eh? Con tutta la finta pubblicità di cui godono, l'unico canale per godere della luce dei riflettori alla fine finisce per essere il nostro sito straordinario! I lettori non sono stupidi. Sono consapevoli del fatto che il 99% delle recensioni redatte sui vari siti sono finte e che spesso la storia è orrenda. E che più il pezzo ne parla bene più non merita l'acquisto. Mentre sanno che le nostre mega-recensioni sono veritiere.
 

Passiamo alla storia e iniziamo come è tradizione dall'esame della copertine che, al solito, denota simboli massonici. Non si tratta di una novità. Molte altre cover di Dylan Dog del rilancio sono apparse costellate di precise simbologie esoteriche ed occulte. Come il numero 339 intitolato Anarchia in Inghilterra del novembre 2014, anch'esso scritto e disegnato da Simeoni, aveva nella cover molti simboli precisi e massonici in particolare. Questo numero 354 non è da meno. Il motivo ci sfugge. Non è però nostro compito capire i motivi, ma solo riportare ciò che ci appare. La prima cosa che balza evidente da questa cover è la figura in ombra che minaccia Dylan Dog con un pugnale. Se fate bene attenzione, dietro la figura c'è una fonte luminosa. Ad un più attento esame essa è posta sulla sommità del capo del tipo in ombra. Non è una luce, ma il centro di una piramide sormontata da un occhio brillante. Il simbolo della Massoneria. L'occhio che tutto vede. L'unica parte del volto dell'uomo illuminata sono infatti gli occhi e osservano Dylan come un avviso. Il pugnale infatti non è rivolto contro di lui, ma in basso, a sinistra. La simbologia quindi non ci sembra scelta a caso. Sotto i piedi dell'uomo si notano tre piste pietrose che si fondono in un punto non preciso dietro la figura in ombra. Come il cammino che porta verso un fine misterioso. Ai piedi dell'uomo c'è una donna uccisa, con il sangue che sgorga dalle ferite. Una chiara simbologia pagana. Il sacrificio offerto ad una divinità negativa. Se fate attenzione, la donna ha delle ferite strane, rituali sull'addome. Ci sono tre ferite a destra e tre ferite a sinistra, come se l'assassino o il sacerdote sapesse dopo affondare. Dylan Dog arriva troppo tardi. Il sacrificio è già compiuto. Tra l'altro questa scena non appare nella storia e non è giustificata da esigenze narrative. Una copertina che con la storia scritta da Simeoni non ha alcun riguardo. Il principale artefice di questo disastro narrativo, oltre a Simeoni e a Roberto Recchioni in qualità di curatore, è soprattutto lui, Tiziano Sclavi, la mente dietro la quale tutte le idee del rilancio flop sono partite. Colui che autorizza tutte le storie apparse dal numero 325. Sclavi è indicato infatti nei credits come Ideatore e Supervisore. Gli editoriali firmati da Roberto Recchioni ci hanno colpito in negativo più del solito. Il curatore riesce a mettere nella stessa pagina citazioni di Stephen King, Mark Twain e Dostoevskij che riguardano povertà e miseria. Il tentativo dovrebbe essere quello di porre al centro dell'attenzione la condizioni dei barboni, che vivono emarginati dalla società e che la sinistra sfrutta in modo ignobile etichettandoli come conseguenze del capitalismo! Poi si lascia sfuggire l'affermazione secondo cui King è uno degli scrittori preferiti di Sclavi! Intanto, ne approfittiamo per ricordare che il nome di uno dei personaggi di Recchioni, cioè Asso, è ispirato ad un personaggio di un racconto di Stephen King. Si tratta di Asso Merril! King non è solo l'autore preferito di Sclavi, quindi. Per Recchioni Asso è così importante che il suo blog personale si chiama per l'appunto dalla parte di Asso. In un futuro articolo approfondiremo questo aspetto, per ora concentriamoci sulla storia. Anzi sulla pessima storia orchestrata da Simeoni, che sembra ispirata ad una puntata del tenente Colombo, esattamente l'Illusionista del 1976 della quinta stagione. Il protagonista era un ex-nazista che, divenuto mago, compie un omicidio durante un trucco di sparizione. La stessa cosa che avviene in questa storia. Il titolo di questa storia, Miseria e Crudeltà, scimmiotta la nota commedia di Eduardo Scarpetta, Miseria e Nobiltà, che il grande Totò portò sul grande schermo in un celebre film. Un serial killer sta assassinando i barboni di Londra. Due di loro, Billy e Jake, sono amici di Dylan Dog, il celebre Indagatore dell'Incubo e decidono di chiedere il suo aiuto. Sui cadaveri, di cui uno con la testa mozzata, vengono ritrovati oggetti preziosi, che costituiscono il primo errore commesso da Simeoni, che così fa capire a tutti che il killer è ricco. O potrebbe trattarsi di un abile ladro, ma non cerchiamo di pretendere troppo dalle deboli menti dei lettori dylaniati. Simeoni non perde tempo per lanciare messaggini comunisti. A pagina 19 un barman si mostra insofferente alla presenza di Rania pensando che con tutti i guai che ci sono in giro ci mancava solo una mignotta musulmana per complicare ancora di più le cose. Per risolvere il mistero, Dylan pensa di travestirsi da barbone e indagare sotto copertura! Non è difficile cogliere in questo elemento l'ispirazione di tanti stratagemmi architettati da Sherlock Holmes, che spesso si travestiva da barbone londinese per cercare informazioni. Un Simeoni più che prevedibile, quindi. Una frase in latino trovata sull'anello di uno dei cadaveri porta Groucho a scoprire un blog di un fanatico chiamato Ricky Rich, come il personaggio di un celebre film con il protagonista di Mamma ho perso l'aereo del 1989. E qui non è difficile concludere che Simeoni abbia voluto fare satira pesante sul nostro sito. Il blogger pazzo e fanatico sarebbe Comix Archive? La comicità arriva quando spinge Rania ad arrestare questo blogger, che si chiama Richard Synner, per apologia di reato e crimini razziali! Prima di scrivere cose del genere l'autore avrebbe dovuto documentarsi meglio sull'argomento. Nella realtà, una cosa del genere non sarebbe mai stata possibile. Ma poi cosa c'entra questo Synner con i delitti? Lo fa arrestare ma sulla base di cosa? Senza prove. Una gag.

Uno scrittore più esperto si sarebbe concentrato su questo elemento sviluppandolo in un contesto che rendesse plausibile pensare che il blogger sia collegato con gli omicidi. Invece, fa dire a Dylan Dog che lui è convinto che Synner centri qualcosa con i delitti! L'opinione che ci siamo fatti è che questo elemento sia stato inserito dopo perché le tavole che se ne occupano sembrano fatte con meno cura delle altre. Come se l'artista abbia dovuto disegnarle in fretta e furia per inserirla nel contesto narrativo. Quello che ci ha sorpreso di più di questo elemento è il volto di Synner che somiglia a Roberto Recchioni. Occhiali, pizzetto e acconciatura dei capelli. E qui forse ci viene quasi il sospetto che il bersaglio non sia il nostro sito! In qualche discussione sulla rete ove spesso il nostro sito viene fatto oggetto di insulti e attacchi da parte dei fanboy bonelliani più patetici, gli autori dei nostri pezzi vengono avvicinati ad un tale Ricky, che spesso ha postato commenti sul sito di Fumetto d'Autore! Ci sono sia elementi a favore che contrari per sostenere la tesi che il blogger folle nella visione di Simeoni sia Comix Archive. Nella realtà lontana dal regno della fantasia, invece, Comix Archive è il sito a fumetti più seguito del settore. Quello letto con più avidità dagli stessi autori e quindi degli addetti ai lavori. L'arresto di Synner non potrebbe avvenire nella realtà. Simeoni avrebbe dovuto documentarsi meglio. Altrimenti, cosa si dovrebbe dire di quegli addetti ai lavori e autori che insultano e attaccano i lettori? Nei mesi scorsi i critici del rilancio di Dylan Dog sono stati etichettati dallo stesso curatore come fake, talebani, haters, ecc. per dimostrare la tesi che chi criticava lo faceva per motivi personali nei confronti dello stesso Recchioni. Critiche esposte in malafede e quindi da non prendere in considerazione. Se fosse vera una cosa del genere e non lo è, sarebbe clamoroso. Un autore con tante persone che lo odiano non verrebbe mai assunto da un editore. Altrimenti molti boicotterebbero le sue pubblicazioni per danneggiare l'autore. Le critiche contro il rilancio sono perciò da considerarsi sincere, anche perché la maggior parte dei lettori di Dylan prima del 2013 neppure sapeva chi fosse Recchioni. Il suo John Doe per la Editoriale Eura al massimo arrivava a vendere 12-13.000 copie nei tempi d'oro quando Dylan vendeva 160.000 copie. Torniamo alla storia. Dylan viene condotto ad un rifugio per senza tetto dove conosce Peter e Carol Henning, figlio e madre di una ricca famiglia di persone in vista. Peter si diletta di magia e intrattiene i senzatetto con degli spettacoli, che attirano subito la curiosità di Dylan Dog. Lui sospetta che mentre Peter sparisce, in realtà si precipita fuori per compiere i delitti. La cosa più triste di questa storia è che giunti a metà albo il lettore attento sa già come va a finire e qui emerge la poca esperienza di Simeoni, che non ha saputo costruire un meccanismo narrativo più complesso e una trama con parecchi colpi di scena. Una volta capito chi è l'assassino, cioè Peter Henning, le pagine successive hanno un senso nella misura in cui spiegare al lettore come Dylan sia giunto a questa conclusione. Eppure Simeoni continua a seminare elementi tipici della ideologia socialista. Quelli di sinistra non accettano l'idea che le loro opinioni sono punti di vista. No, sono verità assolute. Chi non condivide le idee del socialismo è un malato di mente. E infatti a pagina 77 Peter Henning spiega che è stato lui a pagare un ricco avvocato per scagionare Synner. Dice che Synner/Ricky è un ragazzo malato perché una persona sana di mente non può odiare i poveri e i membri di altre etnie! Quindi, chi è odia è un folle! L'odio è una malattia! Mah! Se odi qualcuno di una etnia diversa sei un folle! A noi piace pensare piuttosto che chi, come quelli di sinistra, partono dal presupposto che le loro idee non possono essere oggetto di discussione, sia in una situazione non già patologica dal punto di vista biologico bensì di carattere sociale. Henning indica anche la cura per questa malattia del diverso: coinvolgere il suo amico Synner/Ricky in attività sociali! La vicinanza con barboni e gay aiuterà a capire il folle blogger delle loro necessità! Tipico di chi è di sinistra, ma Henning è anche un folle omicida. Compie i suoi delitti perché malato di mente. Come tutti i serial killer prova piacere nell'uccidere la gente e farla franca. Henning viene arrestato e la madre, nel disperato tentativo di scagionarlo, inizia ad uccidere i barboni. E' la pistola di Dylan che la ferma. Poco da dire sui disegni di Emiliano Tanzillo, altro esordiente dylaniato. Un diffuso utilizzo delle ombreggiature nasconde palesi incertezze. I volti non sono curati salvo qualche tavola meglio riuscita delle altre. Nella maggior parte dei casi, il volto di Dylan Dog non ne esce bene. Meglio curato quello di Rania, che in qualche tavola viene mostrata in pose sexy dopo avere fatto la doccia, nemmeno fosse un film con la procace Edwige Fenech! E queste dovevano essere le storie che avrebbero dovuto far tornare Dylan Dog ai fasti sclaviani? Se, come sembra, tutte le idee partono da Sclavi, bisogna concludere che sono gli autori che non sono in grado di realizzarle al meglio? E infatti, Sclavi tornerà sulle pagine di Dylan Dog a scrivere storie in occasione del trentennale! Dopo le critiche devastanti di questi ultimi tre anni e il crollo nelle vendite era solo questione di tempo prima che facessero tornare Sclavi a scrivere. Ma dopo trent'anni sarà in grado di scrivere qualcosa che attiri i lettori di oggi? Werner von Hauser.

2 commenti:

  1. Ho,gia' da tempo,smesso di leggere DD non solo per la prevedibilita' delle storie (spesso noiose) ma soprattutto per i continui riferimenti sociali ammiccanti a una certa sinistra che, il piu' delle volte,sono proprio fastidiosi.
    Quindi non posso che dar ragione a Comix Archive che nelle sue recensioni mette in evidenza la realta' dei fatti con lucidita' e buon senso.

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  2. Per chi crede alle stupidaggini del socialismo certi contenuti non sono fastidiosi. Cominciano ad intravedere la realtà quando un partito di sinistra come il PD fa di tutto per distruggere il mondo del lavoro. Nel campo del fumetto regna questa logica. Se sei di sinistra hai più facilità di avere incarichi. Ce ne sono alcuni (non pochi) che devono fingere di essere rossi, anche se ogni tanto rivelano un'anima repubblicana.

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