sabato 14 maggio 2016

DYLAN DOG N. 355! LA MEGA-RECENSIONE! STORIA CONFUSA E CITAZIONISTA CON UN FINALE RICAVATO DA OMD!

Quello che differisce questo numero da quello precedente, il 354 scritto da Gigi Simeoni, è la maggiore esperienza e abilità della sceneggiatrice Paola Barbato di ricavare da una storia accettabile da una idea di scarso interesse intellettuale. Una storia che partita da una leggenda metropolitana, è passata sotto le forche caudine del citazionismo più accanito, tanto da ricordare le peggiori performance di Tiziano Sclavi su Dylan Dog. Una avventura che, nonostante il maggiore peso della scrittrice, non si distacca dal trend negativo del rilancio della collana ideato dallo stesso Sclavi, che appare nei credits come supervisore ed eseguito da Roberto Recchioni. Un incedere che fa emergere una indiscutibile verità: Dylan è finito e insistere lungo questa direzione non farà altro che danneggiare ancora di più ogni idea di rivitalizzarlo. I motivi del fallimento li abbiamo spesso ricordati nelle nostre recensioni. Il più forte è quello che vede l'uso quasi scorretto del medium fumetto per veicolare messaggi politici di sinistra da parte di autori che non hanno mai nascosto la loro appartenenza al socialismo. Messo in secondo piano rispetto al messaggio politico, che nelle loro intenzioni dovrebbe far apprezzare ai giovani un tipo di società che, nei fatti, è l'antitesi della libertà e delle garanzie fondamentali, la dimensione horror si perde in un oceano di risate. Dylan Dog è oggi un fumetto comico con le battute sceme di Groucho, pantomima di se stesso e un protagonista che appare come un manichino più che il centro motore della storia. Nonostante questi elementi negativi, le sceneggiature della Barbato aggiungono qualche tacca in più sul piano della qualità e inducono una tragica riflessione: se questo è il livello della Barbato, com'è possibile che siano state approvate le storie di Gigi o Luigi Simeoni che proprio nella sceneggiatura denota i limiti maggiori? Lo scarso livello culturale dei lettori nasconde in parte questi elementi negativi che vengono esaltati nei commenti con cui i poveri derelitti, male armati sotto il profilo intellettuale, arricchiscono le bacheche dei loro vati. Una storia senza capo né coda che induce una ulteriore riflessione: esiste davvero una cura editoriale dietro storie del genere? Esiste davvero un lavoro fatto di confronti tra curatore, autore e disegnatori? O tutto è il frutto di scelte effettuate a casaccio? Tra una storia e l'altra, infatti, non si nota alcun collegamento. Qualche settimana fa sulla rete comparve la notizia che le nuove storie sarebbero state caratterizzate da una maggiore continuity, ma ciò non è mai avvenuto. Quasi un anno fa la Barbato scrisse una storia di Dylan Dog in cui il protagonista si era separato da Groucho dopo che questi lo aveva tradito. Dylan era stato sfrattato e finito in un incubo infernale lotta alla fine con il se stesso di una dimensione alternativa, che in metafora individua il vecchio Dylan, quello degli sfasci sclaviani, finito sotto i colpi del nuovo Dylan, quello dei sfasci recchioniani. I lettori più attenti ipotizzarono che dietro le macchinazioni vi potesse essere John Ghost, ma dopo un anno da quella storia senza che i fili narrativi siano stati ripresi, aumenta l'impressione che queste avventure siano più il frutto del caso che di una attenta cura. Lo stesso Roberto Recchioni, oltre a collaborare con la Bonelli, presta i suoi servigi per altri editori o a fare promozione di ristampe di suoi vecchi lavori, ma finora il suo peso in Dylan Dog è stato impalpabile. La copertina, come le altre che l'hanno preceduta, evidenzia i soliti riferimenti massonici e satanici. Ormai è un disco rotto. Bisognerebbe chiedere ad Angelo Stano se quelli che vediamo come espressioni di queste simbologie siano il frutto del caso o di una strategia più complessa oppure ancora di velleità artistiche lanciate in un messaggio di difficile comprensione. Ci sono anche risvolti comici. La cover inquadra il volto di Dylan Dog che guarda in su. Lo sguardo è rapito verso un simbolo satanico. Lo sfondo è una parte bianca colorata con una vernice che si illumina al buio. Sul lato destro, come se il lettore fosse così stronzo da non avvedersene, c'è la scritta Brilla nel buio! Gli autori hanno voluto prendere in giro i fan? Ma è più verosimile l'ipotesi che essi abbiano voluto attirare l'attenzione con il tipico stratagemma degli editori americani: la variant cover! Solo le menti più deboli, che poi sono la grande maggioranza dei lettori di Dylan Dog, possono cadere in un trucco così scialbo. Dietro l'apparente comicità, si cela tuttavia un profilo oscuro, che fa davvero paura per le implicazioni e i collegamenti che innesca. Quello che sembra il profilo del bagliore dietro la testa di Dylan somiglia di più ad una immagine demoniaca. Una versione diabolica di Dylan, che cela il suo vero io negativo. Non la luce come faro nel buio delle tenebre, ma il male che si dipinge di luce per attirare il lettore coglione. A dimostrazione di questo, sulla fronte di Dylan c'è un simbolo che è di chiara marca satanica. E' bene precisare, come già visto per la storia del mese precedente, che il disegno di questa cover non ha niente a che fare con la storia o l'idea della trama. La domanda allora è: perché? Solo Stano può rispondere a questa domanda e se dietro la commissione di questo disegno si nasconda un messaggio che solo pochi eletti possono decifrare ovvero l'espressione della sua arte che in questa particolare occasione si mostra con un aspetto inquietante. Che simbolo è quello sulla fronte di Dylan? Un teschio con due corna rivolte verso il basso dalla cui bocca esce una lingua che imbraccia una spada. Il teschio non è quello di un essere umano, ma di una creatura mostruosa che si nasconde nei peggiori incubi degli esseri umani. Una cover che raggela il sangue, l'unico profilo horror di una storia che per il resto strappa al massimo qualche sorriso. Il simbolo sulla fronte di Dylan Dog, di chiara marca satanica, ricorda molto una cover di John Doe, quella del numero 75, in cui il personaggio è raffigurato nello stesso modo di Dylan su questa cover del numero 355. Al posto del simbolo del demone cornuto con la spada dalla bocca la piramide massonica e al vertice l'occhio che tutto vede. Anche in quel caso la cover non aveva nulla a che vedere con la storia. Conviene spostare l'attenzione sul simbolo sulla fronte di Dylan, il cui messaggio è tutt'altro che positivo. Vediamo.


Nella tradizione ebraica, questo simbolo richiama l'idea della morte personificata, cioè l'angelo della morte rappresentato come un essere ricoperto da occhi che tiene in mano una spada da cui gocciola fiele. L'essere ricoperto da occhi richiama anche la cover di John Doe 75, in cui si nota il volto di Doe ricoperto da occhi. Quando un uomo sta per morire, l'angelo fa cadere una goccia di fiele in bocca all'uomo e questo ne causa la morte: l'uomo comincia a decomporsi e il suo viso diventa giallo. Dopo la morte dell'uomo l'anima esce dalla bocca e la sua voce giunge fino alla fine del mondo. Proprio per questo l'Angelo sta sulla testa del morente, per impedire all'anima di fuggire. Inoltre l'Angelo possiede un mantello nero che gli permette di trasformarsi in tutto ciò che vuole per meglio assolvere il suo compito, di solito si trasforma in mendicante o studioso. Secondo la tradizione sono sei gli angeli della morte ebraici, ognuno dei quali con il compito di prendere lo spirito di una data categoria di persone. Il simbolo sulla testa di Dylan richiama forse questa tradizione. Molti sono gli elementi che lo fanno pensare. Dietro il suo viso si apre una luce, la porta verso l'altra dimensione e la punta della spada è il canale da cui il fiele entrerà nella bocca di Dylan Dog. Dylan Dog non muore in questa storia, ma forse il messaggio è simbolico. Anche nel numero 346 un Dylan moriva per mano di un nuovo Dylan, brutale e satanico. Il Dylan attuale, molto diverso da quello della tradizione sclaviana. Negli editoriali c'è un passaggio di Recchioni che, in qualche modo, avvalora la nostra ipotesi ricostruttiva della cover. Nel pezzo intitolato La luce svanisce arrivano le tenebre, si fa l'esempio del bambino che nella camera scura si affida alla luce del lume. La luce che nella cover è richiamata dal simbolo satanico che si vede sulla testa di Dylan Dog. La luce che squarcia il velo della notte. Ma è una luce buona o una luce cattiva? Inoltre, a sostegno della nostra tesi, sotto c'è il pezzo che pubblicizza un volume di Dylan Dog con cover disegnata da Stano. C'è Dylan e alle sue spalle un angelo e un demone. Il titolo è angeli e demoni. Un complicato gioco di parole ricorda il numero 666 nel pezzo. 6 infatti sono le storie del volume e il numero delle pagine, cioè 512, se si sommano le prime due cifre, il 5 e il 2 e si sottrae quella in mezzo si arriva a 6. Il protagonista della storia sarà naturalmente un demone! Dylan si sveglia nel cuore della notte. Lo ritroviamo a letto con una donna, dopo avere consumato un rapporto sessuale senza essere unito in matrimonio con lei. La ragazza si lamenta di un incubo ricorrente. Un uomo malvagio le si avvicina con qualcosa. A pagina 6 nella terza vignetta viene mostrato per la prima volta. La donna si chiama Sandy Kumar e la Barbato ce la presenta come la fidanzata di Dylan. E' una poliziotta e lavora per Scotland Yard. Il lettore è colpito da un attimo di confusione. Da dove esce fuori questa ragazza? Quando l'ha conosciuta Dylan? Il legame di Dylan con lei è sessuale. A pagina 8 lui lo fa capire quando dice alla ragazza che con lei non ha mai dormito molto. Una donna che consuma rapporti con un uomo per il solo piacere sessuale è una prostituta che traccia gli identikit di persone non meno corrotte di lei, come vedremo tra breve. Dylan decide di aiutarla e così si reca a Wickedford dal suo amico Bloch, ora in pensione. Qui conosce la dott.ssa Billingham che offre una spiegazione psicologica al problema di Sandy. L'uomo che sogna è l'archetipo di qualcosa di negativo che lei ha vissuto e che ora la sua mente ricostruisce con determinate caratteristiche fisiche. L'uomo le si avvicina come per ricordarle qualcosa di terribile da lei vissuto o commesso. Questo essere però invade i sogni di molte altre persone. A pagina 16 un altro paziente della Billingham lo riconosce subito. Non ci sono più dubbi per il lettore. Quell'essere è un demone che minaccia le persone dalla sua dimensione entrando in contatto con esse quando sognano, quando l'anima è meno vincolata ai bisogni del corpo e può comunicare con l'altra dimensione. Sembra la trama di una puntata del serial TV Supernatural, in cui i due fratelli combattono le forze del male secondo una visione tipica degli americani che vedono la fede come frutto di superstizione e non di culto. L'uomo dei sogni tormenta altre persone. Alcune impazziscono per la mancanza di sonno determinata dal timore di addormentarsi. Dylan capisce che deve affrontare il nemico sul piano onirico. E così partendo dal presupposto che l'acqua è conduttrice di onde elettriche e favorisce la simbiosi telepatica, Dylan e Sandy si addormentano nudi in una vasca da bagno. Dylan si trova faccia a faccia con questo demone che asserisce di essere una sorta di luogo in cui le persone nascondono le loro brutte esperienze, i loro incubi. Nel caso di Sandy un omicidio commesso nei confronti di un uomo che voleva violentarla. Incubi che possono essere anche futuri, come quello in cui si ritrova Dylan davanti a un se stesso più vecchio dopo avere commesso qualcosa di terribile. Dietro questi incubi si cela la metafora della critica politica della Barbato, che così bolla come negatività gli aspetti del mondo attuale indicando come la salvezza quella tracciata dalla sinistra. Non a caso, definisce a  pagina 77 il demone come un libero imprenditore! Una frecciatina a Berlusconi? Sandy capisce di non avere speranze e così propone al demone di scambiare l'amore che ella nutre verso Dylan per la sua pace interiore. Il demone si riprenderà il fardello della ragazza e in cambia avrà l'amore che la stessa aveva verso l'Indagatore. Il demone infatti chiede come compenso per essere custode degli incubi delle buone emozioni. Una trovata simile a quella di Straczynski in One More Day, quando Mary Jane baratta il suo legame con Peter in cambio della salvezza della loro vita. Una storia che quindi non presenta margini di originalità. La Barbato ha pescato un po' qui e un po' la secondo il sistema che ha reso famoso Sclavi in un momento in cui i lettori erano troppo ignoranti per capire di stare leggendo una accozzaglia di citazioni. Di buona fattura i disegni di Martinello, migliori di quelli del numero precedente. Se organizzata meglio avrebbe potuto essere almeno interessante invece della confusa giustapposizione di elementi scoordinati. Al Plano.

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