domenica 22 maggio 2016

DYLAN DOG N. 357! MEGA-RECENSIONE! UNA GRANDE STORIA DI PASQUALE RUJU! IL SOLE TORNA A SPLENDERE!

Dopo la lettura di questo numero 357 di Dylan Dog la prima domanda che ci siamo posti è stata: poiché siamo in presenza della prima storia del rilancio ottima sotto ogni punto di vista, perché Pasquale Ruju non viene nominato subito curatore della collana dell'Indagatore dell'Incubo? Il Ruju si è visto l'ultima volta su Dylan Dog con il numero 310, albo presentato nell'ultima fase della gestione di Giovanni Gualdoni. Quel numero sfoggiava ai testi un artista di livello come Giovanni Freghieri ed era intitolato Io, il mostro. Da allora, era il giugno del 2012, Ruju è stato lontano da Dylan Dog e se pensiamo che questa assenza è servita per presentare autori che, secondo noi, non sono ancora in grado di porsi sul suo stesso livello, si comprende ancora di più quanto abbia perso la serie in questi quattro anni. Non avremmo visto storie più che mediocri come Spazio Profondo o Anarchia nel Regno Unito o come il recente La Macchina Umana. Ruju è uno scrittore di categoria superiore ai vari Simeoni, Bilotta, la Barbato e il curatore Roberto Recchioni. Un pezzo da novanta che in un momento di grande difficoltà della secondo testata più venduta d'Italia dovrebbe essere utilizzato con maggiore frequenza al fine di fidelizzare il lettore con quella qualità promessa e mai arrivata, almeno fino al numero scorso. Perché adesso, con questo numero 357, si apre per Dylan Dog una fase nuova. Ruju potrebbe essere la chiave di volta per salvare Dylan Dog, sempre che lo si voglia salvare perché l'alternativa è il baratro in cui l'attuale gestione l'ha inserito a forza. Per la verità Ambrosini visto nel numero 350 avrebbe potuto dare di più. L'impressione che avemmo fu di una storia con decisi vincoli imposti dalla supervisione Sclavi/Recchioni. Il dubbio che questa storia di Ruju sia vecchia si fa più solido quando notiamo l'assenza di quegli elementi imposti dalla nuova gestione e che hanno contribuito in modo decisivo nella distruzione del personaggio. Il Dylan di Ruju non è il personaggio rincoglionito che abbiamo letto in questi anni. Una statua di sale, immota, senza spessore, l'ombra di ciò che era. Il Dylan Dog di Ruju è un personaggio a tutto tondo con una propria personalità, una figura che fa capire al lettore che la storia che ha davanti narra dei sentimenti più contrastati dell'animo umano. I disegni del duo Furnò ed Armitano, che con Ruju hanno dato vita a Cassidy nel 2010 per la Bonelli rendono più prezioso quello che è già un gioiello meritorio di essere ristampato in volumi pregiati. Lo stile è molto preciso, attento alla cura dei particolari. I visi dei personaggi riescono a trasmettere la sensazione disturbante che si vede in ogni dinamica dei personaggi. Gli occhi rappresentano il canale di comunicazione che tramettono al lettore le stesse emozioni che i personaggi vivono nella storia. Paura, amore, horror, follia. Tutti elementi mischiati in maniera sapiente a conferma della maestria di Ruju nel sapere costruire una storia credibile, profonda che spinge il lettore a porsi quegli interrogativi che lo stesso scrittore vorrebbe diffondere. Gli stessi interrogativi che altri scrittori di questo scialbo rilancio hanno cercato di veicolare senza riuscirci. Non è importante stabilire se questa storia di Ruju sia stata presa dagli archivi della Bonelli o se il possente autore l'abbia realizzata adesso. Questa è la 50esima storia di Dylan Dog scritta da Ruju. 50 storie contro le 6 di Recchioni, le 3 di Bilotta, le 4 di Simeoni e le 30 della Barbato. Numeri che permettono quindi di stilare una classifica di qualità. Ruju al vertice, seguito dalla Barbato. Tutti gli altri sotto. Il mese prossimo tornerà Accatino a dimostrazione del fatto che questo rilancio è stato affidato ad autori privi della necessaria esperienza che si approcciano a Dylan come se lavorassero ancora nella piccola editoria dalla quale provengono. Quindi, perché Pasquale Ruju non è stato nominato curatore della collana di Dylan Dog? Forse perché se Ruju sarebbe stato curatore non avrebbe chiamato la Barbato, che durante la gestione Gualdoni era stata messa all'angolo, Recchioni, Simeoni e gli altri amici/sceneggiatori del curatore attuale. Avremmo letto storie scritte da Marzano, Medda, Mignacco e lo stesso ex-curatore Gualdoni che come scrittore è bravo, non quanto Ruju ma meglio di Recchioni e Simeoni a nostro modo di vedere. Ruju ora è stato spostato su Tex per il quale ha scritto la sua decima storia. Il suo esordio sul mensile inedito di Aquila della Notte risale al 2010 con il numero 598. La Bonelli ha quindi la soluzione a portata di mano: risolvere la crisi della sua seconda serie più venduta dopo Tex. La copertina di questo albo opera di Angelo Stano prosegue lungo la linea tracciata in questi ultimi mesi. Tema dominante il sacrificio umano nel contesto di un rito satanico tipico delle associazioni massoniche deviate. La versione ufficiale sostenuta da Recchioni afferma invece che questa copertina è un omaggio alla serie di Sin City di Frank Miller. Noi invece vediamo solo una donna in versione sadomaso pronta per essere sacrificata sotto la guida del sacerdote nero, Dylan Dog che per l'occasione non manifesta il volto. Si tratta sul serio di Dylan Dog o di un qualche nuovo personaggio? In questa cover Dylan rappresenta il demonio. Dietro di lui c'è la luce, ma non quella del bene. I suoi occhi sono oscuri e sotto di lui un'ombra che sembra più una mano tentacolare. Il demone Dylan è forse l'entità che i gestori del rito hanno evocato usando il sangue della donna come catalizzatore? Il sangue ha colore rosso e insieme alla camicia di Dylan costituisce l'unico oggetto non bianco e nero della copertina a simboleggiare la purezza, la verginità della donna. La scena della copertina non ricorda alcuna sequenza nella storia e questo ha permesso di separare il giudizio che la riguarda dal contesto narrativo organizzato da Ruju. Il perché Stano continui a insistere questa ispirazione per le sue copertine resta un mistero. Un altro elemento strano della cover è il sangue. Da dove proviene? La donna non sembra ferita. Il fatto che sia appoggiata in avanti che esso si trovi sotto le sue gambe, lascia pensare che si tratti di sangue di zone intime. Un ulteriore elemento che lascia pensare che quello qui rappresentato sia un rito satanico. E ora passiamo agli editoriali. Nel primo pezzo Recchioni cita la canzone Teorema di Marco Ferradini!
 

C'è tuttavia una piccola differenza. La donna deve essere uccisa e prima di questo momento torturata senza pietà. Un massacro che Ruju dovrà gestire. Il titolo della storia è una provocazione: vietato ai minori! Quasi ad irretire i lettori con riferimenti sessuali, che nella storia abbondano ma non nel senso che lettori incapaci di avere una vita sessuale normale dissociata da Youporn possono immaginare. Il secondo pezzo introduce alla storia che ora esamineremo con lo sfondo delle storie tragiche e folli di esponenti del mondo del cinema. Nelle prime pagine viene descritta una storia raccapricciante. Due giovani donne vengono denudate e cotte sui fornelli di una cucina. In sottofondo le note di una melodia di Mozart. Poi apprendiamo che si tratta di un video proiettato nel corso di una mostra del cinema macabra. I filmanti mostrano scene di violenza vere. Protagonista sono giovani donne torturate nei modi più atroci e uccise con tecniche bestiali. Espressioni tipiche del satanismo. L'uomo deve rinnegare Dio e il modo più efficace di farlo è deturpare la creatura umana che Dio medesimo ha creato. A differenza di altre storie, però, in questo caso vi è da parte dell'autore una ferma condanna verso queste depravazioni. Ciò che rende Ruju diverso da tutti gli altri. A pagina 11 un'altra condanna di Ruju: un generale che ricorda a tutti gli effetti un tipico militare del regime comunista criminale di Kim in Corea del Nord. Mentre Dylan assiste costretto a nuovi macabri filmati, la mente corre agli eventi che lo hanno condotto in quella assurda situazione. Una sera bussa alla sua porta una donna chiamata Vanessa Wilson. E' una famosa attrice di film horror in fase calante. Dylan le aveva scritto una lettera anni prima testimoniandole tutto il suo apprezzamento come fan. Nella pagine di dialogo tra i due si coglie la grandezza di Ruju scrittore. Una eleganza di stile che non possiede nemmeno Mauro Boselli. Balloon densi di testo che mettono a nudo l'anima di entrambi. La mattina dopo una notte di amore con l'attrice Dylan si ritrova solo. Un biglietto di Vanessa con l'invito per un evento e un biglietto aereo per la California. Dylan non può resistere e dopo un paio di notti insonni decide di volare a Los Angeles. Deve trovare Vanessa. Il suo quinto senso e mezzo non proprio efficace come quello di Daryl Dark, ma sempre efficace, gli fa presagire il peggio. Appena arrivato nella città bruciata dal sole dell'ovest, Dylan trova alloggio in una pensione gestita da Bella Buster, che si innamorerà di lui. Nessuno gli sa indicare cosa sia l'Emperor, il misterioso sito ove si terrà l'evento al quale è stato invitato. Perfino l'ex-produttore di Vanessa non gli è molto utile, ma Dylan intuisce che potrebbe nascondere qualcosa. Tutti quelli che hanno conosciuto Vanessa non sanno offrirgli elementi validi per la sua ricerca, tranne che per il suo ex-autista. Un uomo di colore che gli rivela che Emperor è un cinema abbandonato dove l'anno precedente l'aveva accompagnata. Dylan Dog non perde tempo e si reca subito in loco per investigare. Dopo essere stato colpito alla testa si risveglia nel magazzino del cinema davanti a Gunn, l'ex-produttore di Vanessa che gli rivela i particolari della macabra notte dei bloody awards, awards sanguinari in cui giovani donne vengono torturate e uccise davanti alla macchina da presa. Ideatore dello show è il critico Maximilian Reinardt, noto per stroncare tutto ciò che non gli piace. Che Ruju abbia voluto farci omaggio di un chiaro riferimento come il suo collega Simeoni nel numero 354? Le scene di violenza e omicidio sono vere. Dylan viene costretto ad assistere impotente a veri e proprio omicidi. A finanziare lo show di questo maniaco sono ricchi esponenti del mondo della finanza e dell'economia, non dissimili da quelli delle lobby e che spesso danno vita a riti satanici nelle logge a riparo da occhi indiscreti. Ruju descrive tutto questo concentrando l'attenzione su Reinardt e la sua pazzia. L'orrore si impadronisce di lui quando è il turno di Vanessa recitare in quello che si appalesa come il suo ultimo film. Come accaduto alle altre donne viene brutalizzata con gli strumenti più abietti e infine decapitata con un macete. Dylan è sconvolto da tanta brutalità. Il tempestivo intervento di Gunn, che per vendicarsi di Reinardt ha piazzato microcariche in tutto il cinema, gli permette di liberarsi e fuggire. Appena giunti in strada l'ex-produttore viene investito e ucciso da una vettura condotta da due tipi strani. Tutto finito? No, perché Ruju riserva il colpo di scena nelle ultime pagine. Vanessa è viva! La donna nella pellicola era una controfigura. Dylan l'aveva capito da una ferita che la donna aveva quando era venuta a trovarlo a Londra e che nelle immagini non si vedeva. I motivi che hanno spinto la donna contro Reinardt sono evincibili, ma sapeva che Gunn lo odiava perché con le sue recensioni aveva stroncato tutti i suoi film. Facendolo assistere alla sua fine gli avrebbe fornito la spinta decisiva. Il suo peggior nemico della critica è stato eliminato ma Dylan gli fa capire che questo non gli porterà benefici. Nessuno la ricorderà. Nemmeno lui. La storia si chiude con alcune considerazioni che ci sembra opportuno fare. Da un punto di vista narrativo, Ruju miscela gli elementi in modo perfetto. I suoi testi sono di spessore e la trama è convincente. Dylan è vivo e guadagna quello spessore che gli altri autori, a causa della loro inesperienza, non hanno saputo donargli. La storia esprime, secondo noi, una condanna del mondo dell'occulto e delle logge, che invece in altre storie sono state esaltate. L'unico neo è la copertina di Stano, che continua a cavalcare il tema del sacrificio rituale. Dylan Dog deve proseguire lungo questa direzione se vuole crescere. Non ci sono alternative. Ruju ha potuto mettere in campo la sua esperienza di scrittore navigato, che altri suoi colleghi dylaniati non hanno. Perché allora Sclavi non ha voluto lui come curatore nel 2013? L'impegno profuso in questa storia dimostra al contrario che Ruju aveva ed ha tutte le carte in regola per assumere la guida del mondo dylaniato. L'aspetto più deficitario dell'attuale rilancio di Dylan Dog è questo: hanno puntato su autori che non avevano esperienza ai massimi livelli. E lo si nota anche da come comunicano su Facebook. Quanti lettori hanno mollato Dylan Dog perché infastiditi dal modo di fare e di porsi di Recchioni in rete? Quello che stupisce è che la Bonelli abbia accettato tutto senza scomporsi. Gunnar Andersen.

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