venerdì 22 aprile 2016

KRIMINAL: DOLORE INFINITO! GIPI E I CONSIGLI SUL BENESSERE FISICO TRA LE AREE DEL FUMETTO BENGALESE!

La notizia dell'improvviso (per pochi, però) stop al progetto della nuova serie di Kriminal da parte di Mondadori Comics deve avere urtato molto la sensibilità di Gipi, al secolo Gian Alfonso Pacinotti, disegnatore pisano nato nel 1963. La sua biografia su Wikipedia lo descrive come fumettista, illustratore e regista. Non ha mai nascosto la sua appartenenza all'area politica della sinistra italiana, così come del resto molti suoi colleghi italiani. In questa intervista (link) lo dice con molta veemenza e aggiungiamo noi, non c'era nemmeno bisogno di certe precisazioni visto che uno degli editori con cui ha lavorato, la Coconino, non è certo famosa per pubblicare fumetti di destra. Il suo fondatore Igor Tuveri, meglio noto come Igort, è stato premiato al Comicon 2016 con il Micheluzzi per un'opera intitolata Quaderni Giapponesi da lui pubblicata con la sua Coconino/Fandango. Un fumettista di sinistra che non nasconde certo le sue idee, anche se, come accade a molti del suo schieramento politico, se glielo fai notare si arrabbiano. Poiché ritengono che il modello sociale che adorano sia anche l'unico che vale la pena sostenere, non accettano alternative. Loro non sono di sinistra bensì depositari della verità assoluta. Tutto il resto è, come spesso capita di leggere nelle discussioni sulla rete, meritevole del massimo disprezzo. Per fortuna, si tratta di una piccola minoranza della cultura italiana, che non è mai riuscita ad imporsi al di fuori del proprio ghetto. Ma è anche una minoranza chiassosa che in un periodo di massima ignoranza dei lettori o di quei pochi che leggono perché non tutti quelli che commentano i fumetti su FB leggono fumetti, riesce a circondarsi di un piccolo e ben serrato groppuscolo di fanboy. Gli autori di sinistra sono così. Hanno il loro profilo, si circondano dei loro fan e commentano il mondo dall'interno. Chi li segue con assiduità sa bene che ogni giorno troverà un post in cui intervenire. Post polemici, specie quando si tratta di attaccare la Chiesa o le Istituzioni liberali o sbeffeggiare qualche uomo politico, che nella loro contorta visione della realtà dovrebbe avviarsi all'esilio in Bangladesh (per gli ignoranti in geografia, si tratta di un Paese asiatico che confina con India e Birmania). Chi capita sui profili degli autori di sinistra si domanda: quando trovano il tempo per scrivere o disegnare se sono tutto il tempo incollati a FB a meditare sull'ultimo insulto da profferire nei confronti del povero Salvini? Forse la risposta più ovvia è che non hanno nulla da scrivere o disegnare. Il mercato italiano dei fumetti è in crisi e per un autore Facebook e in generale i social network costituiscono una vetrina che gli consente di far capire agli altri che loro esistono ancora, che non sono stati dimenticati. E che se qualche editore volesse investire soldini nella produzione di un buon fumetto loro sono lì disponibili a soddisfare i loro bisogni. Purché ne esca fuori qualcosa che sia ben migliore di Orfani. In Italia si ride ancora al ricordo di chi pensava di riempire il San Paolo di Napoli (che ha 80.000 spettatori) con le vendite mensili di questa collana (link). Qualora andasse male c'è sempre il Bangladesh che è pronto ad accogliere gli autori di sinistra italiani qualora volessero produrre storie con personaggi lesbici. A settembre del 2015 ha fatto molto scalpore la notizia dell'uscita proprio in Bangladesh del primo fumetto lesbico! Il titolo è Dhee (link) e tratta di una ragazza che scopre di essere attratta da altre donne. E qui sta il problema. Se gli organi sessuali, che per natura dovrebbero essere attivati a fini riproduttivi verso il sesso opposto, si azionano verso il sesso sbagliato, qualcosa non funziona. Il Bangladesh è un Paese in cui l'omosessualità è ancora un tabù e le persone appartenenti alla comunità degli LGBT si vedono costrette a nascondere il proprio orientamento per evitare di essere discriminate. Non molto diverso dall'Italia, ove esistono omosessuali nel mondo del fumetto, i quali però hanno timore di fare outing. Alcuni sono molto famosi e uno in particolare, di cui nessuno si sognerebbe di dire che è gay. Bisogna pur lavorare in fondo e fingere di essere di sinistra o sostenitore dei diritti degli omosex è un modo come un altro per tirare avanti. I fanboy degli autori impazziscono per queste tematiche e dimostrano nei loro commenti tutto l'appoggio possibile, salvo poi uscire per strada e insultare il primo frocio che incontrano. I nostri articoli suscitano la rabbia infinita del clan del fumetto che esiste in Italia. Circa 500 persone tra autori e addetti ai lavori contornati da circa 2000 lettori/idolatri. Gipi ha condiviso sul suo profilo FB un nostro pezzo sullo stop al progetto di Kriminal della Mondadori Comics. Prima di farlo ha disegnato un bersaglio sul nostro sito, scrivendo, testuali parole: Nessuno, dico nessuno, ha mai avuto più bisogno di un pompino di chi ha scritto questo articolo. Il pezzo è presente in questo link. Un pensiero delicato, intimo che il gran fumettista ha voluto dedicarci. Perché scomodare il sesso e quello orale per manifestare la propria contrapposizione allo stop al varo della serie di Kriminal??
 

C'erano molti modi per esprimere un giudizio critico sul nostro pezzo, ma il riferimento al sesso orale ha prodotto l'effetto desiderato dall'autore. Un bersaglio disegnato sul nostro sito che ha prodotto un effetto collaterale che forse non sarà piaciuto ai nostri detrattori: la pubblicità! Ebbene, il nostro sito ha avuto in questa giornata 5.855 visualizzazioni! Non possiamo quindi che ringraziare Gipi di averci fatto dono di una parte del suo seguito. Ci ha deluso però constatare che questo dato, pur ampio, è inferiore ai 18.461 fan che sono dichiarati sul suo profilo pubblico. In una giornata siamo riusciti a catturare l'attenzione di circa un quarto del suo popoloso feudo. Ci aspettavamo molto di più. Il 3 settembre 2014 il nostro articolo sulla presunta bisessualità di John Ghost, il nuovo nemico di Dylan Dog, che dopo la sua unica apparizione sul numero 341 è scomparso, ebbe 11.751 visualizzazioni. Tutto merito del fatto che il pezzo venne condiviso sul profilo FB del curatore di Dylan Dog, che da quel momento si è ben guardato dal menzionarci più. La cosa strana è che Gipi ha 18.000 fan mentre il curatore di Dylan Dog ne ha circa 15.000. E allora come si spiega? Forse questo è dovuto alle parole scelte dal fumettista per fare satira sul nostro pezzo. Quello che ci domandiamo è perché, secondo l'ottica di Gipi, il sesso orale dovrebbe migliorare la vita delle persone? Gipi ha affermato questo per esperienze personali o per sentito dire? Un dilemma simile a quello che attanaglia gli astronomi che non riescono a spiegare il mistero della gran zona oscura. Altra delusione è arrivata dal numero dei commenti. Pensavamo che dopo avere disegnato un bersaglio così grosso sul nostro portale sarebbero accorsi in migliaia ad insultarci, invece nemmeno 80 commenti! A questo punto, l'unica spiegazione possibile è che chi non ha commentato è perché, essendo d'accordo su quello che abbiamo scritto, ha preferito tacere per non inimicarsi il clan. In questi 80 commenti troviamo varia umanità. Dalla più simpatica alla più disperata. Molti, ad esempio, hanno affermato di non essere riusciti a leggere per intero il nostro pezzo perché era troppo lungo! Il nostro articolo era formato da due paragrafi di 25 righe l'uno! Ma per i fan di Gipipi era troppo lungo! Mah! Stendiamo un velo pietoso e andiamo avanti. Altri ironizzano sul fatto che nel nostro articolo erano contenuti riferimenti al fatto che molti autori e addetti ai lavori in Italia sono di sinistra o comunisti. E' forse un'offesa essere additati di sinistra? O comunisti? Per chi ci crede no. E allora se si sono arrabbiati qualcosa è scattato dentro di loro. Come abbiamo spiegato di sopra, se ad uno di sinistra viene fatto notare di essere tale suona come un insulto, non perché essi non sono di sinistra, ma perché collocandoli in un'area politica molto precisa e circoscritta essi ne risultano ridimensionati da un punto di vista morale ed etico. Nella loro visione essi si credono sopra le opinioni, depositari della verità. Se gli fai notare che sono di sinistra, li fai scendere dal loro piedistallo immaginario e li poni sullo stesso livello delle altre opinioni. Il che per loro equivale ad una sofferenza indicibile. Gli altri espellono una selva di insulti di vario tipo, che tradisce umili origini in alcuni e pesanti conflitti interiori in altri. Nessuno però si sofferma a confutare il contenuto del nostro pezzo. Non ne avevano i mezzi o non ne avevano compreso il contenuto? Visto che molti non hanno nemmeno finito di leggere il pezzo, ma ciò nonostante hanno rovesciato la parte peggiore della loro tormentata anima, forse è più vera la prima opzione. Nessuno si è soffermato sui motivi della chiusura di Kriminal, forse perché nessuno di loro ha mai letto Kriminal o ne ha mai sentito parlare. Per queste persone era più importante intervenire in una discussione del loro idolo e sostenerlo in un conflitto nel quale non esce certo maggiorato. Ma semmai diminuito poiché quelli che lui pensava sarebbero intervenuti per sostenere il suo punto di vista si sono abbandonati in una manifestazione che lo stesso Gipi, di animo sensibile e pacato (come poi dimostra il riferimento al sesso orale come espressione di benessere fisico) non avrebbe mai tollerato. Alla fine poi ha concesso un Like alla risposta sulla nostra pagina Facebook. Una sportività che deve avere disperso gli aspri commentatori, disorientandoli. E infatti, poco a poco, le nubi si diradano e torna la civiltà. Gli insulti spariscono. Gli offensori sono colpiti dalla luce della ragione, che nonostante tutto riesce a farsi strada tra i crateri della loro mente. Una speranza per il futuro in un panorama desolato da ignoranza, che riflette un problema sentito da tutti gli editori: la mancanza di lettori. Perchè se davvero vi fosse un mercato florido in cui la gente i fumetti li compra, non ci sarebbe il tempo da sprecare in intere giornate su Facebook a non fare un cazzo. Werner von Hauser.

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