venerdì 20 maggio 2016

MEGA-INTERVISTA CON SAURO PENNACCHIOLI! DALLE ORIGINI AD OGGI! LA VITA DI UN GRANDISSIMO AUTORE!

Oggi abbiamo l'onore di ospitare sul nostro sito uno degli autori italiani che più di altri hanno lasciato una impronta decisiva sul fumetto in Italia. Si tratta di Sauro Pennacchioli! E' tra i creatori della smemoranda, ha scritto storie e collaborato con i maggiori editori italiani come la Disney, Sergio Bonelli Editore, Play Press e con editori esteri. Oggi è qui con noi per condividere pensieri e parole sul mondo del fumetto e oltre. Sauro è anche un profondo conoscitore del settore e sul suo blog spesso arricchisce il nostro patrimonio di conoscenze toccando questioni e svelando aspetti del mondo del fumetto nazionale ed internazionale che pochi conoscono o hanno il coraggio di approfondire. Cominciamo immediatamente chiedendo a Sauro di presentarsi ai nostri lettori.
 
Sauro Pennacchioli: Non ho lasciato alcuna impronta sul fumetto, come dici tu, anche perché sfoglio le pagine con le dita pulite. Quanto al presentarmi lo farò rispondendo alle tue argute domande.
 
Comix Archive: Fare lo scrittore è spesso un lavoro difficile, la concorrenza è spietata e solo i migliori riescono a lasciare una impronta. Come hai iniziato la tua carriera e quando hai deciso che la scrittura sarebbe stata parte fondamentale della tua vita professionale?
 
Sauro Pennacchioli: E dagli con ‘sta impronta! Volevo fare lo sceneggiatore sin da quando avevo 8-9 anni. Disegnare, invece, non mi ha mai interessato. Lo lasciavo fare a mio fratello minore, Gabriele. Mi è sempre parso un mestiere poco aristocratico.
 

Comix Archive: Quando e come sei stato coinvolto nel progetto di creazione dell'agenda Smemoranda, che ancora oggi riscuote un grandissimo successo?
 
Sauro Pennacchioli: Giuseppe Liverani, già braccio destro di Mario Capanna nel ’68, mi propose di fare un’agenda completamente nuova rispetto a quelle che già si facevano nell’ambito della contestazione, tutte ultrapoliticizzate. Radunò dei diversi giovani di Democrazia Proletaria, il maggiore gruppo dell’estrema sinistra di quel periodo. Quando si trattò di fare il lavoro redazionale scomparvero tutti. Smemoranda si chiama così in opposizione a Memoranda, l’agenda dei bancari dell’epoca. Ma inizialmente non c’era un titolo preciso: alla tizia che faceva la grafica, che poi è diventata famosa anche se non ne ricordo il nome, girai l’ipotesi frivola di Melagenda. Lei disegnò il famoso logo della mela che rimase anche quando l’agenda assunse il nome definitivo di Smemoranda. Ebbe subito un successo clamoroso, non ci guadagnai una lira.
 
Comix Archive: Nel 1979 hai fondato la fanzine Birba che piratava autori americani. All'epoca non c'era internet e la comunicazione scontava le difficoltà di un sistema che affidava alla carta la veicolazione del pensiero. Quelli che allora erano fanzinari oggi sono noti autori e addetti ai lavori. Sulla Guida al Fumetto di Gianni Bono Birba viene descritta come un numero unico di 64 pagine al prezzo di 500 lire che in bianco e nero presentava materiale di autori underground americani, francesi e italiani come Bodé, Robert Crumb, Jeff Jones, Corben, Sauro e Gabriele Pennacchioli, Wally Wood, Neal Adams, Gotlib e altri?
 
Sauro Pennacchioli: Minchia, speravo non lo sapesse nessuno! Dovrò ucciderti per ottenere il tuo silenzio e per quel che so, non saranno molti nell’editoria fumettistica a compiangerti. Sì, distribuii la fanzine nelle librerie milanesi e andò subito esaurita, ma non avevo una struttura per continuare a produrla, facevo tutto da solo. Una volta la stavo vendendo ai partecipanti di una manifestazione in piazza Duomo e Lucchesi, il questore di Milano, mi brancò perché in copertina avevo messo il simbolo delle Brigate Rosse, ma quando ha visto che dentro c’erano solo fighe e fumetti, mi lasciò salutandomi con gentilezza. Birba, dal nome del gatto di Gargamella, è stato il mio tributo al fumetto underground, che ho sempre amato.
 
Comix Archve: Poi sei passato alla Editoriale Eura e hai realizzato avventure per i settimanali Skorpio e Lanciostory. Ci puoi raccontare come è nata quella collaborazione e come si è conclusa? Quali sono stati i momenti che oggi ricordi con maggiore attenzione di quegli anni?
 
Sauro Pennacchioli: I ricordi dell’Eura sono decisamente flebili, dato che per loro ho scritto solo un paio di storie.
 
Comix Archive: Nel 1983 hai iniziato a collaborare per la Bonelli, scrivendo storie di Martin Mysteré su input di Alfredo Castelli e soprattutto Zona X. Cosa puoi dirci di quegli anni? Come si è evoluto il tuo rapporto con l'editore milanese? Come accoglieva il pubblico il tuo lavoro allora?
 
Sauro Pennacchioli: All’epoca non c’era internet, con tutti gli opinionisti che comporta quindi sa il cazzo come mi aveva accolto il pubblico. Un critico ha scritto che una mia storia di Zona X era una merda e per ragazzini: la prima osservazione è giusta, anche perché il serioso Jesus Blasco era l’ultimo disegnatore adatto per illustrare una vicenda semicomica. La seconda osservazione è invece rivelatrice di una tendenza che purtroppo si è affermata, quella di volere solo fumetti che piacciono ai fanzinari e non al grosso pubblico. Infatti, anche a causa dei fumetti tristi e tetri di oggi, il grosso pubblico è scomparso. E dire che quando proposi a Castelli di lanciare quella che sarebbe poi diventata Zona X chiesi di chiamarla Storie Fantastiche e di presentare al suo interno fumetti naif. Riguardo al rapporto con l’editore, Sergio Bonelli mi ripeteva che avevo parlato male di lui… ma dove e quando?
 
Comix Archive: L'anno dopo hai iniziato collaborazioni con Topolino, la Mondadori e la Garden Editoriale di Andrea Corno. Come è andata quella esperienza?
 
Sauro Pennacchioli: Io non avrei mai immaginato di scrivere storie per Topolino eccetera, pensavo di realizzare fumetti impegnati per Linus, come un po’ tutti quelli della mia generazione. Mi ci sono trovato per caso, come a scrivere fotoromanzi per un settimanale francese e roba simile. Non ho scritto tantissime di storie del Sorcio, ma decisamente più di quelle che mi accredita internet, dato che molte sono indicate come Staff di If, l’agenzia di Gianni Bono. La prima è stata “Mississippi Pippo”, personaggio che mi hanno poi clonato con Indiana Pipps. Una volta ho scritto una storia di Zio Paperone eroinomane, intitolata “Zio Paperone e la velocitina”. Il concetto della droga era chiarissimo, anche al caporedattore che mi aveva approvato il soggetto. Per la Garden ho scritto e curato l’albo del paninaro Cucador, grazie al quale per strada alcune ragazzine mi hanno chiesto l’autografo. Erano troppo giovani, se no gli chiedevo anch’io una cosa. Se uno va sul mio blog, non a caso chiamato “Sauro piace alle ragazze”, può leggersi miei fumetti interi o parziali di Martin Mystère, Zona X, Cucador e altri.
 
Comix Archive: Nel 1988 sei approdato alla Play Press per la quale hai creato il personaggio di Ronny Balboa, che è andato avanti per 81 numeri fino al 1994. Cosa puoi raccontarci di quella esperienza? Come era lavorare con Alessandro Ferri, il boss della casa editrice romana? Quali erano i tuoi rapporti con gli altri collaboratori?
 
Sauro Pennacchioli: All’epoca il boss era il padre di Alessandro, Mario Ferri, che una volta al mese veniva a Milano e mi portava a cena in un ristorante dietro piazza San Babila.

Comix Archive: Quali erano i tuoi rapporti con gli altri collaboratori? Come venne accolto Ronny Balboa e soprattutto quanto arrivò a vendere? Quali furono le ragioni della sua cancellazione con il numero 81?

Sauro Pennacchioli: Potrei ricordare male, ma non mi sembra che all’epoca ci fossero altri bonellidi in giro. Il vecchio Ronny ha aperto la strada a cani e porci. Non avevo rapporti con i disegnatori. Conoscevo Alberto Giolitti che li seguiva, ma per questioni personali. Ho scritto una ventina di episodi e poi sono andato a curare Intrepido. Non so di preciso quanto vendesse Ronny, penso 30 mila copie. L’editore continuava a dirmi che era molto contento delle vendite. Quando ha chiuso erano ormai anni che non lo seguivo, quindi non ne so niente. Un intero episodio di Ronny lo si può leggere nel mio blog, nel post intitolato “L’anti-Bonelli”. Se poi la Bonelli volesse diversificare l’offerta per catturare altri pubblici, il mio stile “alla Kriminal” usato per Balboa potrebbe essere un’allettante novità. Visto che alla Bonelli tengono sicuramente molto a me, da essere disposti a pagarmi moltissimo, colgano al volo questa incredibile occasione.
 
Comix Archive: Alla Play Press hai svolto anche il lavoro di supervisore per le collane di personaggi della Marvel e della DC che l'editore romano aveva preso seguendo l'esempio di un altro editore, la Star Comics con cui il fumetto supereroico americano è in qualche modo risorto nel nostro Paese? Su quali serie della Play Press hai lavorato? Qual era la loro tiratura e quanto vendevano? Com'era il vostro rapporto con gli altri licenziatari italiani Star e Comic Art?

Sauro Pennacchioli: No, non ho curato quelle testate. Mi limitavo a fare da consulente a Mario Ferri e qualche volta lo accompagnavo a Vittuone, non lontano da Milano, per parlare con l’agente della Marvel, Mari della Dic 2. Ma Ferri poi cambiava idea perché ascoltava tutti. Ben poco di quello che gli ho proposto ha poi fatto: Wolverine glielo ho detto io, Dp7, o come si chiamava, no di certo. L’agente della Marvel cercava sempre nuovi editori a cui cedere i diritti: era persino riuscito a vendere la versione a fumetti del giocattolo Rom alla Comic Art di Rinaldo Traini. Ferri mi aveva chiesto se fossi disposto a organizzare una redazione a Milano, ma la cosa non mi attirava. Allora gli ho fatto il nome di alcune persone che avrebbero potuto fare da supervisori, gente che non conoscevo personalmente. Io puntavo ai manga, che all’epoca erano inediti, perché il meglio della Marvel ce l’aveva la Star e la Dc Comics era ancora opzionata dalla Rizzoli. Avevo cercato di convincere Gianni Bono a pubblicare Ken il Guerriero con me, lui non accettò e allora rinunciai all’idea di diventare un editore al 50%. Regalai il progetto di Ken a Mario Ferri, il quale ne parlò con Luigi Berardi, che ne frattempo era diventato curatore dei suoi albi americani. Alla fine Berardi gli soffiò Ken il Guerriero pubblicandolo nella casa editrice fondata apposta, la Granata Press.
 
Comix Archive: Nel 1994 la Marvel Comics decise di pubblicare in prima persona i fumetti Marvel in Italia creando una succursale italiana con sede a Bologna e ponendo Marco Marcello Lupoi al suo vertice. Come venne accolta in casa Play Press la notizia della nascita di Marvel Comics Italia? Immaginiamo che la perdita dei diritti di serie di sicuro successo come Thor ed altre non fece la gioia di Alessandro Ferri, è corretto?

Sauro Pennacchioli: All'epoca non avevo più a che fare con la Play, che comunque era rimasta con tutte le testata DC in mano. Ricordo che a rappresentare la DC c'era una bella signora che ogni tanto veniva dall'America, con lei si concordò l'acquisto dei diritti alla scadenza del contrato con la Rizzoli, che avvenne anni dopo la mia collaborazione.
 
Comix Archive: Nel 1991 sei stato posto alla guida dell'Intrepido dopo avere proposto il progetto di una collana di fumetti a quelli della Universo, dove hanno esordito tanti autori famosi come Enoch e De Nardo. Cosa ricordi di quella esperienza?
 
Sauro Pennacchioli: Io avevo proposto alla Universo una testata dal nome Alcatraz, loro mi fecero realizzare alcuni fumetti per questa pubblicazione, ma poi li girarono su Intrepido, che era sceso sotto le 20 mila copie rischiando la chiusura per le grosse perdite economiche. Quando una testata arriva a vendere così poco dopo avere diffuso 700 mila copie alla settimana, bisognerebbe chiuderla e basta, invece la fecero durare ancora sette anni. All’Intrepido feci collaborare molti degli autori di punta di oggi, non li elenco perché sono veramente tanti.
 
Comix Archive: Intorno al 1995 Alfredo Castelli e Tiziano Sclavi ti promisero che saresti stato assunto come interno alla Bonelli Editore. Ma poi non se ne fece più nulla. Cosa è successo davvero? Cosa ha impedito il tuo ingresso stabile nelle file dell'editore milanese di Tex e Dylan Dog?
 
Sauro Pennacchioli: Castelli voleva farmi curare Zona X e mi disse che ne avrebbe parlato a Sclavi. Lo appresi da una sua telefonata, poi non mi sono informato.
 
Comix Archive: Ad un certo punto, fosti chiamato alla Rizzoli-RCS come consulente per decidere il destino delle riviste Linus e il Corriere dei Piccoli. Cosa ci puoi dire di quella esperienza? E come si concluse? Quali furono i tuoi consigli su quelle storiche testate che stavano accusando molte difficoltà?
 
Sauro Pennacchioli: Purtroppo, dalla documentazione che mi fecero esaminare, si capiva che non c'era la possibilità, per un grande editore, di riportarle in attivo. Meglio cederle a piccoli editori con minori spese di gestione. Certo, sarebbe stato preferibile che la Rizzoli avesse pubblicato delle nuove testate a fumetti in linea con i tempi, ma in quel periodo la casa editrice era in crisi per alcune scelte sbagliate e non aveva voglia di pensare ai fumetti.
 
Comix Archive: Nel 2000 hai deciso di mollare il settore dei fumetti per sempre. Cosa ti ha spinto in questa direzione? Se potessi tornare indietro rifaresti la stessa scelta oppure no? E se oggi ti fosse concessa la possibilità di tornare, cosa faresti per migliorare un settore che si trova in crisi profonda?
 
Sauro Pennacchioli: Ho lasciato il fumetto prima del 2000, salvo per qualche piccola collaborazione. Ho fatto altre cose, come scrivere e curare un centinaio di cartonati per ragazzi della De Agostini eccetera. Poi mi hanno fatto delle offerte in campo giornalistico, per creare nuove testate e curare il restyling di quelle vecchie. Insomma, ho avuto altre occasioni. Il fumetto attuale non mi piace perché è monotematico: il genere unico è l’angoscia. Punterei sui fumetti brillanti, come dicevo prima. Grazie alla diversificazione, si allargherebbe il mercato. Magari questi fumetti non li leggerebbero i fanzinari delle fiere fumettistiche, ma il pubblico generico, quello che si è allontanato.

Comix Archive: Tuo fratello Gabriele è un valente disegnatore. Ha realizzato storie di Dylan Dog che non sono mai state pubblicate. Cosa è successo? Perché furono bocciate? In considerazione della mediocrità nella quale oggi il personaggio è sprofondato, ritieni che quelle avventure potrebbero far tornare il sorriso ai depressi lettori dylaniati? Gabriele ha lavorato anche per quelli della Astorina su Diabolik. Come è andata poi?

Sauro Pennacchioli: Mio fratello ha iniziato a 17 anni con Diabolik (non accreditato) e poi è passato a Dylan Dog. Due suoi episodi (o uno?) che ha realizzato su testi di Chiaverotti non sono stati pubblicai perché giudicati troppo violenti, in un momento in cui i fumetti splatter avevano provocato alcune interrogazioni parlamentari. Infine Gabriele si è rotto le palle del fumetto e ora è uno dei capi animatori della Dreamworks, vive a Los Angeles e fa la bella vita.

Comix Archive: Negli anni in cui hai collaborato con la Bonelli hai avuto la possibilità di stringere rapporti con molti altri autori. Quali sono quelli con i quali ti sei relazionato in termini più soddisfacenti? Cosa ci sai dire, ad esempio, di Luca Enoch, Alfredo Castelli, Tiziano Sclavi e tanti altri ancora?

Sauro Pennacchioli: Luca Enoch l’ho lanciato sull’Intrepido, all’epoca non lavorava ancora per la Sergio Bonelli. È un tipo flemmatico che sembra disegnato da Giardino, anche quando lo provocavo rimaneva serafico. Alfredo Castelli è un compagnone, per alcuni anni l’ho visto ogni settimana: se si buttasse sul fumetto brillante sarebbe molto più famoso di quello che è. Tiziano Sclavi l’ho visto solo una volta e poi l’ho sentito al telefono. Simpatico, grandissimo sceneggiatore di Altai e Jonhson e dei primi Dylan Dog, ma uno dei peggiori editor del mondo sin dai tempi di Mister No. All’epoca conobbi soprattutto autori appena entrati alla Bonelli, come Corrado Roi e Claudio Chiaverotti.

Comix Archive: Cosa ti ha spinto ad aprire un blog con cui ci rendi partecipi di tante chicche e considerazioni sul mondo del fumetto, toccando temi che molti per vari motivi non approfondirebbero mai? Com'è stata la risposta del pubblico ai tuoi meravigliosi pezzi?

Sauro Pennacchioli: Sì, ho voluto far partecipe il mondo delle mie idee sul fumetto, ma con scarso successo dato che nulla è cambiato. Invece numericamente il risultato credo sia buono: sono arrivato a una media superiore alle mille visualizzazioni al giorno ma non so quanto facciano altri blog. Mi pare comunque che tu sia troppo generoso, in realtà scrivo quei pezzi in fretta e furia.

Comix Archive: Un tuo recente pezzo su Zagor ha acceso un vibrante dibattito tra gli appassionati che si sono divisi sulla tua tesi: è stato Gallieno Ferri a creare Zagor? Cosa ci puoi dire in proposito? Ci sono aspetti della questione che non hai trattato nel tuo articolo pubblicato sul tuo blog? Per di più, sei stato molto contestato dagli utenti del gruppo Facebook di Zagor che si è concluso con il tuo ban. Cosa ci puoi dire in proposito?

Sauro Pennacchioli: Non sono stato bannato dal gruppo FB su Zagor, ma dal loro capo. Che ti devo dire? Non siamo di fronte a un grande intellettuale. Secondo me Zagor, per i motivi che ho spiegato nel post, l’ha ideato Ferri, ma sono state le sceneggiature di Sergio Bonelli a trasformarlo nel successo che conosciamo.

Comix Archive: Nell'articolo su Ronny Balboa hai affermato di avere avuto un contrasto con Roberto Recchioni, curatore di Dylan Dog. Cosa è successo? Cosa ha scatenato la dura reazione del fumettista romano? Forse il fatto che Ronny Balboa è uscito in un periodo in cui il concetto di bonellide non esisteva?

Sauro Pennacchioli: Recchioni, che non conosco personalmente, è intervenuto su Facebook dicendo che sono in mala fede perché non ho detto che Lazarus Ledd aveva più successo di Balboa. Il che è semplicemente impossibile perché, quando ho scritto la mia ventina di episodi di Ronny, Lazarus Ledd manco era uscito! Semmai gli ho aperto la strada.

Comix Archive: Qual era il rapporto di Sergio Bonelli con i distributori? In alcuni tuoi articoli hai fatto capire che il mitico Sergio poneva una sorta di aut aut ai distributori cercando di privilegiare i suoi prodotti a scapito di quelli degli altri. È vero o si tratta di una leggenda metropolitana?

Sauro Pennacchioli: Nel mondo dell’editoria erano cose all’ordine del giorno, ma da tempo non è più così.

Comix Archive: Per concludere questo straordinario momento che hai condiviso insieme a noi, possiamo chiederti quali sono i tuoi attuali progetti? Di cosa ti stai occupando? Per salutarti, caro Sauro, il nostro personale e più sentito augurio per nuovi successi. Grazie infinite.

Sauro Pennacchioli: Scrivo per alcune testate giornalistiche con diversi pseudonimi (mi sono firmato con il mio nome vero solo poco prima di fare l’esame di Stato da giornalista pensando erroneamente che fosse obbligatorio), ma soprattutto scrivo continue relazioni sulla situazione del mercato editoriale, anche dal punto di vista pubblicitario. Nei prossimi giorni dovrei sistemare quattro libri che usciranno allegati a un quotidiano nazionale, ma forse subiranno un rinvio. Visto il giornale trovato dal mio agente, la metà dei miei amici FB mi bannerà, dopo che mi avrà bannato l’altra metà per averti concesso questa intervista.

2 commenti:

  1. Salve, chiedo l'autorizzazione a utilizzare la foto dell'autore (rimpicciolita) per il mio sito dedicato a Braccio di Ferro, per il quale Pennacchioli ha scritto alcune storie.

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    1. Salve, gas75. L'autorizzazione la devi chiedere direttamente a Sauro Pennacchioli (noi, infatti, a suo tempo l'abbiamo chiesta a lui). Prova a contattarlo sul suo profilo Facebook. Altrimenti, se hai difficoltà, scrivici al nostro indirizzo comixarchive@libero.it e vedremo di metterti in contatto con lui. Ciao.

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