venerdì 17 giugno 2016

ANATOMIA POLITICA DI ROBERTO RECCHIONI: E' DI DESTRA O DI SINISTRA? LE RECENTI POLEMICHE CON IL M5S!!

Da quando è diventato il curatore di Dylan Dog, Roberto Recchioni è stato al centro di molte polemiche che, visti i deludenti risultati delle vendite della collana dell'Indagatore dell'Incubo, non avranno fatto gridare di gioia di dirigenti della Bonelli, che a lui si sono affidati per tentare l'impossibile salvataggio di una testata avviata al declino. Dylan Dog vendeva 120.000 copie nel 2013. Oggi, dopo tre anni della sua gestione, Dylan vende 95.000 copie. Dunque, 25.000 lettori persi in un triennio caratterizzato da litigi continui con i fan, polemiche e contrasti che hanno sì acceso clamore su Dylan Dog, ma non lo hanno aiutato ad uscire dalle secche di qualità in cui era finito nella gestione Gualdoni. Uno dei temi più accesi delle discussioni ha avuto ad oggetto l'orientamento politico del curatore. Insomma, R. Recchioni è di destra o di sinistra? O magari non è di destra e nemmeno di sinistra? Non bisogna essere schierati per forza per l'uno o l'altro campo. In una intervista del 12 marzo 2009 dichiarò di essere un fascista zen! Ecco il link.
 

Cos'è un fascista zen? Mah! In questo pezzo che vedete nello screenshot ricavato dal sito che trovate al link suindicato, Roberto Recchioni si definisce proprio così. Un fascista zen, una definizione di John Milius, regista di destra di famose pellicole. Poi precisa che non è di sinistra, sottolineando la distinzione tra la sinistra precedente alla caduta del muro di Berlino e la sinistra successiva, quella che in Italia si riciclò come PDS in cui tanti comunisti come D'Alema e Napolitano iniziarono curiosamente a definirsi democratici! Poi afferma che lui non si identifica con la destra in doppio petto! Ma cosa c'entra il fascismo con la destra? Il fascismo nacque come derivazione del socialismo. Lo stesso Mussolini era ed è sempre rimasto socialista. Una volta acclarato che il fascismo non ha nulla a che vedere con la destra, Recchioni continua sostenendo che lui è un libertario con una certa predilezione per Gianfranco Fini, che poi sarebbe passato alla storia come il traditore della destra italiana. E infatti è sotto l'ombrello di Fini che un giovane Recchioni nel 1994 iniziò la sua carriera come fumettista realizzando fumetti per l'allora nascente Alleanza Nazionale, come vedete qui sotto nello screenshot. Il link è questo.
 

Dunque, Recchioni è di destra estrema? Alla guida di Dylan Dog la Bonelli ha incautamente collocato un fascista zen, che ritiene Gianfranco Fini una persona che ha il coraggio del dubbio e non da vecchie risposte ideologiche? In quel momento, Recchioni stava realizzando le tavole di Fiammetto e Fiammetta. Chari i riferimenti al simbolo del vecchio MSI, la Fiamma Tricolore. Ma torniamo al pezzo di cui sopra in cui Recchioni si definisce un fascista zen.
 

Parla in termini positivi di un centro sociale di destra nel quartiere ove è vissuto definendolo come un posto produttivo e afferma che se fosse nato in quel quartiere avrebbe manifestato predilezione per la destra sociale! Da questi elementi che abbiamo raccolto sarebbe difficile pensare che Roberto Recchioni sia di sinistra. Il giorno dopo in cui ha rilasciato questo intervista, cioè il 13 marzo 2009, scrive un pezzo sul suo blog ritenendo di essere stato frainteso.
 

In queste prime parole inizia a prendere le distanze dalle affermazioni di fascista zen con frecciatine ironiche al Secolo d'Italia.
 

Recchioni non smentisce la sua qualificazione come fascista zen, ma lamenta il fatto che le sue parole siano state estrapolate dal contesto, in particolare quelle in cui ha lodato i centri sociali di destra! Definisce amatoriale il giornalista Alfatti Appetiti che lo aveva intervistato e promette che per il futuro sarà più scaltro. Ma perché Roberto Recchioni ci ha tenuto a sottolineare che lui non è di destra? A ben vedere, non lo ha fatto ma solo accennato. Né si né no. Un ni, che da un lato non lo sposta a sinistra e dall'altro non lo smuove dalla posizione ideologica di destra in cui lui stesso si è inserito con le prime dichiarazioni. Come scrittore e fumettista, Recchioni sa bene che qualificarsi non di sinistra è una cosa pericolosa. Se sei di destra, difficilmente farai strada visto che la maggior parte dei soldi investiti nella cultura provengono dall'area della sinistra. Se invece ti professi di sinistra hai la strada spianata. Poi interviene nei commenti al suo articolo sul blog e scrive quello che leggete sotto:
 

Insomma, Recchioni è di destra o di sinistra? Si lamenta del fatto che è stato presentato come una persona in linea con i lettori del quotidiano di destra, quindi in maniera diversa da quello che lui ritiene di essere. Ma prima non aveva affermato di essere un fascista zen? Poi, smentisce ancora se stesso sostenendo che c'è o ci sarebbe differenza tra la destra italiana e quella americana! Un triplo salto mortale ideologico per dire che non è fascista, ma al tempo stesso non è di sinistra. Recchioni ha affermato che è stato ingenuo nella intervista e che forse il giornalista ha messo a nudo un suo lato che egli avrebbe voluto celare, cioè la sua simpatia per l'estrema destra. Se sei di destra è meglio che te lo tieni per te se vuoi fare strada nel campo del fumetto. Leggendo le sue parole, ci ha dato l'impressione di una persona che abbia simpatia per l'ideologia di estrema destra, ma che messo alle strette dalla sua platea che lo considerava di sinistra, abbia cercato di smentire questa conclusione, senza però presentarsi come uno di sinistra. Un cane sciolto, non vincolato dal punto di vista ideologico, perché se il vento cambia non bisogna risultare compromessi in modo eccessivo con una precisa corrente politica. I marchi ideologici sono pericolosi nel mondo della cultura. Prendiamo Bruno Vespa. Riciclandosi di continuo è riuscito a rimanere in tv nonostante i cambi di governo e delle lobby a sostegno del potere. Ma Vespa non è di sinistra e nemmeno di destra, anche se è più facile collocarlo a destra che a sinistra. Dall'insieme delle parole raccolte in questi screenshot, in cui Recchioni parla della sua ideologia politica, è più facile collocarlo sul piano della destra sociale tanto cara alla prima anima del vecchio MSI, piuttosto che alla sinistra-marxista-leninista a cui appartiene Sclavi. Insomma, la cosa deluderà molti lettori di sinistra, ma lui non è comunista. Lo ha dichiarato qui sotto:


Quindi, Recchioni non è comunista e non lo è mai stato. Forse si riferisce al fatto che poiché le storie di Dylan Dog presentano contenuti comunisti, lui ci tiene a chiarire che non è comunista né marxista o leninista. Una dichiarazione furba perché se il vento dovesse cambiare è meglio non avere sulla schiena marchi politici precisi. Meglio mantenere sfumati i confini della ideologia politica. Negli ultimi giorni, Recchioni si è dimostrato molto nervoso. Forse perché si avvicina il momento della fine del suo ciclo come curatore di Dylan Dog e sente il bisogno di scrollarsi di dosso quel timbro di comunista che molti lettori dylaniati nel corpo e nella mente gli hanno affibbiato. Inoltre, ci tiene a non essere ricordato come colui che contribuì al crollo delle vendite di Dylan Dog, come dimostrano le sue recenti dichiarazioni contro Toninelli, Rinaldi, Bottero e Pennacchioli quando sono usciti i dati di vendita ufficiosi di Dylan Dog. Un bilancio triste: 25.000 lettori persi forse a causa delle sue continue e polemiche prese di posizione sui social e per storie che si è trovato nelle mani già scritte da altri e che ha potuto modificare poco. Inoltre, sente la pressione del M5S, un movimento che è vincente sul terreno a lui più caro, quei social da cui rischia di essere travolto. Durante la campagna elettorale di Roma, ad esempio, ha contrastato molto la bella candidata Virginia Raggi, beccandosi l'offensiva grillina, che hanno segnalato a ripetizione il suo profilo su Facebook provocandone la momentanea sospensione. Recchioni è stato costretto ad aprirsi un secondo profilo ed ad avviare una strenua difesa nei confronti del social di Zuckerberg, guadagnandosi la spunta di personaggio pubblico. Cosa che non lo mette al sicuro qualora pubblicasse qualche contenuto non rispettoso del regolamento di FB. E come vediamo nel post qui sotto, continua ad attaccare i grillini.


Un post che mette in evidenza ancora quella che, secondo noi, è la sua vera ideologia, quella destra sociale del primo MSI di Almirante. Il suo recente attacco ai grillini può essere letto come il peso di chi sente come il partito di Grillo sia sostenuto dalle lobby che si sono stancate di Renzi e del PD, dopo avere sostenuto Berlusconi. Poiché il vento in Italia sta per cambiare e il rischio di avere un governo presieduto da Luigi Di Maio si fa sempre più forte, Recchioni vuole liberarsi di quel vestito comunista che la gestione di Dylan Dog gli ha cucito addosso. Quale sarà il prossimo vestito che indosserà? Quello di grillino? Per ora deve fare attenzione perché gli attacchi al M5S possono costargli caro qualora si concretizzasse un sistema di potere in Italia a sostegno dei grillini!


In questo post, emerge ancora il suo disperato tentativo di non essere marchiato politicamente in modo preciso. Non comunista, ma nemmeno di destra, né nazionalista, né cattolico, né populista. Ma il fatto di essere stato curatore di una testata a fumetti di sinistra come Dylan Dog peserà negli anni a venire. Al di là dell'aspetto politico, sono le storie inconsistenti di Dylan Dog che dimostrano il suo flop come fumettista. Nel corso della sua carriera ha lavorato sulla serie di John Doe per la Eura/Aurea, oggi chiusa ed è salito al centro dell'attenzione nel 2013 quando ha assunto la cura di Dylan Dog, di cui ha scritto appena tre storie. Tre storie in tre anni sono pochine a fronte di una presenza continua e massiccia su Facebook. Se uno vuole sapere cosa pensa o stia facendo Recchioni, non deve fare altro che collegarsi al noto social network. Recchioni è sempre lì, imperituro, su Facebook con i suoi 4-5 post di media al giorno a diffondere il suo pensiero che dal punto di vista politico non è preciso, ma forse è questo ciò che vuole. I timbri politici sono scomodi nella cultura. Marshall Mathers.

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